An si scioglie nel PDL, percorso obbligato


Ieri ed oggi a Roma si è svolto il terzo ed ultimo congresso di Alleanza Nazionale. L’assise ha sancito lo scioglimento del partito e la confluenza nel Partito delle Libertà, cioè una Forza Italia piu “grande”.

Fini, chiudendo il congresso ha detto “No alle correnti. Ma niente culto della personalità”. Nulla di meno veritiero, come sa bene lo stesso Fini. Il PDL è e sarà sempre, sino a che Dio o la Natura vorranno, Silvio Berlusconi. In verità Fini non poteva fare altro che questo, sciogliere il suo partito nella “forza italia allargata” perche oramai i suoi elettori sono diventati berlusconiani. Vi immaginate una AN fuori dal PDL? Avrebbe avuto percentuali risibili visto purtroppo l’ampio consenso di cui gode ancora Berlusconi. E pensare che solo tre anni fa il premier era inviso ai piu. Da tutti i sondaggi emergeva forte la candidatura di Fini come nuovo leader del Centrodestra. Poi vennero le elezioni 2006 e Silvio, pur perdendo, cadde in piedi e soffocò nella culla le ambizioni dell’ex delfino di Almirante. Un anno dopo, verso la fine del 2007, poco prima della “svolta del predellino” (momento in cui Berlusconi lanciò il PDL) tra Forza Italia ed An volavano gli stracci. Accuse reciproche, fischi, scontri politici. E sei mesi dopo eccoli li, Fini e Berlusconi, assieme nel neonato PDL, volato al 37% dei consensi alle elezioni 2008, a parlare di “unità”, concordia, nuovo inizio. Inizio obbligato aggiungerei, visto che il popolo aveva scelto Berlusconi anche grazie al poco coraggio di Fini.

 A 14 anni da “Fiuggi”, Congresso fondativo di An in cui la destra italiana abbandonava (in molti casi solo a parole) le nostalgie fasciste per guardare al futuro, Gianfranco Fini rimane sempre il “secondo”, il “Principe Carlo” alla corte di Re Silvio. Oramai non penso creda neanche lui ad una possibile successione.

Il sistema politico italiano quindi si semplifica. Se due anni fa avevamo Ds, Margherita, Forza Italia ed An, da domani avremo solo PD e PDL a rappresentare circa il 70% dell’elettorato italiano. Due processi politici han portato quattro partiti a ridursi a due. Le similitudini finisco qui, semplicemente perche An non entra “con pari dignità storico-politica” nel PDL. DS e DL infatti venivano da due storie importanti e fondamentali per questa Repubblica e cioè dal PCI e dalla DC, l’uno grande forza di opposizione, l’altra principale forza di governo per cinquantanni, che avevano contribuito alla rinascita delle libertà di questo paese ed avevano scritto assieme la Carta Costituzionale su cui si basa il sistema democratico italiano.

 An invece discende dalla destra fascista, una forza politica che per molti anni si è considerata “estranea” al nuovo ordine democratico italiano. Non ha mai avuto un gran pedigree, diciamo cosi. Era la “pecora nera” del sistema politico italiano, rimasta nel “ghetto” delle opposizioni sino all’avvento di Silvio Berlusconi, il grande “sdoganatore”, l’uomo che ha consentito a La Russa di essere ministro della Difesa, a Fini di guidare la diplomazia italiana prima e di diventare la terza carica dello stato oggi. Solo grazie a Berlusconi ed alle sue coalizioni Gianni Alemanno ora siede in Campidoglio.

An quindi non entra nel PDL con pari dignità dicevamo, porta solo a compimento un percorso di “annullamento” nel partito di Berlusconi, colui che ha permesso ad una generazione politica cresciuta nell’oblio di poter oggi partecipare al “banchetto di governo”. Il leader è uno solo quindi e porta la bandana.

Però.. c’è un però. All’interno del PDL infatti non ci saranno sempre voci concordanti, ci saranno voci dissonanti, che nasceranno inevitabilmente per “distinguersi” dalla massa. Per far capire ai propri elettori, aennini, che nel mare di Berlusconia c’è ancora qualcosa di An. Lo sta gia facendo da qualche tempo Fini, criticando piu volte il governo. Lo faranno altri in futuro. Uno su tutti, Gianni Alemanno.

Il sindaco di Roma, secondo me, riserverà in futuro sgradevoli sorprese a Silvio. La capitale, in questi ultimi anni, si è dimostrata un ottimo trampolino di lancio per la leadership nazionale di Rutelli e Veltroni. Certo, poi sono stati battuti nelle competizioni elettorali ma sono stati pur sempre dei leader di partito e dei candidati Premier, grazie alla notorietà conferita loro dalla guida della Capitale. Alemanno appare al momento l’unico leader in grado di “succedere” a Silvio. Ha avuto spesso il coraggio che è mancato a Fini, sia durante la sua esperienza di ministro nel periodo 2001-2006, sia nei momenti successivi. Sarà lui il “Principe William” della destra italiana?