#Netflix #Amazon #Disney #Apple: la sfida dello streaming è iniziata!


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Il mondo dello streaming tv sta per cambiare. Il dominio di Netflix e di Amazon Prime Video è destinato a cadere e molte quote di mercato saranno inevitabilmente cedute ad altri operatori in entrata. Primi fra tutti Disney ed Apple. E se per Amazon, il settore streaming è strategico ma non determinante, per Netflix, azienda pioniera del servizio, rappresenta l’unica fonte di profitto ed è quindi quest’ultima che rischia di subire un grande ridimensionamento. Ma andiamo con ordine.

NETFLIX

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Già quest’anno la società di Los Gatos ha visto ridurre la crescita di abbonati. Complice forse il rialzo dei prezzi. Netflix resta comunque la piattaforma di streaming leader di mercato negli USA ed all’estero, con quasi 160 milioni di abbonati. Il gruppo guidato da Ted Sarandos continua a lanciare produzioni originali, proseguendo la sua sfida a Hollywood, come mostra «The Irishman», l’ ultimo film di Martin Scorsese, nelle sale per qualche giorno e disponibile poi solo sulla piattaforma dal 27 novembre.
Costo: 12,99$ al mese
Investimenti 2019: con 15 miliardi è l’azienda che investe di più ma che, per via del lancio delle altre piattaforme, dovrà privarsi di molti prodotti ora disponibili per gli abbonati. Alcuni esempi: NBCUniversal è pronta a spostare “The Office” sul suo servizio di streaming nel 2021. “Friends”, di proprietà di Warner Bros, di AT&T, lascerà Netflix per HBO Max il prossimo anno. E gli spettacoli di proprietà della Disney attualmente su Netflix, come “Grey’s Anatomy”, si sposteranno dalla piattaforma una volta scaduti i contratti.

AMAZON

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È una società molto più grande di Netflix e non ha il suo core-business nello streaming. E’ un colosso quasi Disney ed ha maggiore esperienza di Apple nei servizi di streaming a pagamento.
La società di Jeff Bezos ha un pubblico potenziale di 100 milioni di utenti, i proprietari di abbonamento per le spedizioni a domicilio.

Investimenti 2019: 6 miliardi, con progetti ambiziosi per il futuro, tra il 2020 e il 2021 dovrebbe lanciare una epica serie sul Signore degli Anelli, che sarà probabilmente la più costosa mai realizzata e che punta a essere la nuova Game of Thrones

APPLE

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Novembre 2019 resterà nella storia del mondo dello streaming per le i due grandi ingressi. Apple e Disney. L’azienda di Tim Cook, da inizio mese, ha lanciato la sua TV+, il servizio on demand che si presenta con nove nuove serie tv tra cui spicca «The morning show»,con Jennifer Aniston e Reese Witherspoon . Avviate anche diverse collaborazioni con icone di Hollywood come Steven Spielberg e la regina dei talk show Oprah Winfrey .

Platea: 900 milioni di utenti potenziali, ovvero i possessori di un iPhone
Costo: solo 4,99 $ al mese.
Investimento 2019: 6 miliardi, con la mission finale di usare lo show business per rafforzare le entrate da servizi, mentre le vendite dell’ iPhone calano: -14% annuo.

DISNEY

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L’azienda di Topolino ha aperto le danze il 12 novembre con nuovi contenuti come «The Mandalorian» e soprattutto l’enorme videoteca di film e telefilm che comprende i classici Disney, Pixar, i cinecomics della Marvel, Star Wars, National Geographic e Fox .
Costo: 6,99 dollari al mese,
Investimento 2019: 11 miliardi, con la sicurezza di restare in perdita almeno fino al 2024 ma l’obiettivo di ritagliarsi una importante fetta di mercato.

HBO, NBC, HULU

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E non finisce qui perché nella primavera 2020, come detto prima, arriveranno Hbo Max del gruppo Warner media posseduto dalla telecom At&t e Peacock di NbcUniversal, di proprietà di Comcast che scommetterà sulla gratuità assoluta ma con pubblicità. Senza contare Hulu, il servizio on demand disponibile solo in Stati Uniti e Giappone ma le cui produzioni sono diffuse in tutto il mondo. Una su tutte: The Handmaid’s Tale.

ED IN ITALIA?
(Netflix, #AmazonPrimeVideo, #Timvision, #NowTv -Sky, #Infinity-Mediaset, Eurosport Player e #Dazn) siamo ad 8 milioni di abbonati. Considerando anche i video free (Youtube, Railplay, Mediaset play etc) si arriva a 26 milioni di spettatori. Le Pay-tv sono al momento al 48% del mercato, lasciando alla tv free il restante 52. Ed all’interno delle pay, il 61% sarà presto appannaggio delle tv on demand. (Forbes)

NON C’E’ POSTO PER TUTTI
Insomma, un mercato ‘pompato’ a dismisura negli ultimi anni, basti pensare che nel 2019 vanno in onda quasi 500 serie di show televisivi prodotti in America, in streaming e sui canali tradizionali, più del doppio di dieci anni fa. Proprio perché pompato, si andrà incontro a cambiamenti radicali nei prossimi anni e probabilmente non tutti i servizi di streaming riusciranno a sopravvivere.

#Smartphone: dal boom degli ultimi dieci anni alle ipotesi sul futuro


L’approfondimento di oggi è dedicato al mondo degli smartphone ed a come, nel medio periodo, sia cambiato totalmente il mercato relativo alla vendita dei dispositivi mobili. Dieci anni che hanno modificato radicalmente il settore.

L’anno cruciale è stato il 2008, un anno rivoluzionario per la telefonia: iPhone ed Android, ‘lanciando’ gli smartphone,  tolsero le tastiere dai telefonini e diedero inizio al mondo delle App, che hanno generato un mercato miliardario in pochissimi anni e che hanno mandato in pensione colossi della telefonia del calibro di NOKIA, BlackBerry e Motorola.

Nel grafico qui sotto potete vedere come dal 2008 in poi vi sia stato un vero e proprio boom della vendita di dispositivi mobili ( da 100 milioni di unità del 2007 al miliardo e mezzo odierno) ed è interessante osservare la crescita esponenziale di brand come Apple e Samsung ed il conseguente crollo di NOKIA. Dal 2010 si osserva poi lo sviluppo crescente di Huawei.

Analizzando le vendite del terzo trimestre 2018 possiamo vedere come le compagnie Cinesi siano le vere e proprie dominatrici del mercato:

Se la coreana Samsung guida ancora il mercato con una quota del 19% e gli americani di Apple mantengono il terzo posto al 12%, la Cina con Huawei, Xiaomi, Oppo, Vivo e Lenovo, arriva al 43%! 

Il mercato in Europa è un leggermente diverso, con Samsung ed Apple al 50% contro i cinesi attorno al 30%:

In Italia è la Cina a farla da padrone, con Huawei leader delle vendite (aprile 2018) rispetto alle coreane Samsung ed LG, agli americani di Apple ed alla francese Wiko:

Negli Stati Uniti invece Apple e Samsung sono i padroni assoluti con il 72% (36% a testa, dati di giugno 2018):

Dando uno sguardo al mercato relativo ai sistemi operativi è impressionante vedere come in pochi anni Android ed Apple (iOS) abbiano ‘divorato’ tutti gli altri operatori (Windows e BlackBerry in testa)

Confronto tra le vendite del 2010 e del 2017

Negli ultimi anni le vendite di smartphone stanno rallentando, anche a causa dell’aumento dei prezzi e dell’aumento della vita media dei dispositivi ma c’è da dire che si sono aperti nuovi mercati e quindi Samsung non dormirà sogni tranquilli nel prossimo futuro, soprattutto a causa del boom delle cinesi Huawei, Xiaomi e Oppo:

Anche se le vendite di smartphone stanno rallentando per la maggior parte dei produttori di cellulari, Huawei ha visto la domanda crescere del 43%  (come si può vedere nella tabella che pubblichiamo). Huawei rimane il marchio di smartphone numero uno nella Grande Cina e tra i primi tre nella maggior parte dei mercati europei. “Il divario tra Samsung e Huawei continua a ridursi, in quanto Huawei si espande aggressivamente investendo in brand e distribuzione nei mercati emergenti del Medio Oriente, Asia/Pacifico e Africa”, ha affermato Gupta. “Huawei sta, per esempio, posizionando i suoi smartphone della serie Honor a prezzi accessibili per guidare il passaggio dai telefoni cellulari agli smartphone in quei mercati“. (Cellulare Magazine)

«Le future opportunità di crescita per Huawei risiederanno nella conquista di maggiori quote di mercato nei paesi Apac emergenti e negli Stati Uniti», ha affermato ancora Gupta. «Il più grande mercato di Xiaomi al di fuori della Cina è l’India, dove è presumibile che si continuerà a vedere crescita elevata. L’aumento delle vendite in Indonesia e in altri mercati emergenti della zona Apac dovrebbe posizionare Xiaomi come un marchio forte a livello globale». (Dagospia)

Il calo delle vendite dei nuovi dispositivi è anche frutto della notevole crescita del mercato relativo agli smartphone ‘ricondizionati’: 

Quella dei ricondizionati è la fetta di mercato che sta crescendo più in fretta nel mondo smartphone, conta circa il 10% dei nuovi telefoni venduti secondo i numeri di Counterpoint Technology. (IlSole24Ore)

Senza contare che nella fascia più ‘bassa’ del mercato si stanno sviluppando i feature phone, telefoni che possono fare tante cose ma non sono veri e propri smartphone:

In molti, a Barcellona, hanno ascoltato con sorpresa annunciare da Florian Seiche, ceo di Hdm Global, il marchio finlandese che ha ottenuto le licenze per vendere telefoni con marchio Nokia «oggi siamo i numeri uno nei feature phone». Vuol dire che l’ex leader Nokia oggi per far parlare di sé deve puntare sull’operazione nostalgia di rimettere sul mercato modelli celebri, come il 3310 e l’8810, riaggiornandoli. E andando a favorire la sua presenza sulla fascia più “povera” del mercato. (IlSole24Ore)

Il futuro degli smartphone, ad oggi, sembra essere quello delle nuove tecnologie come il 5G e delle nuove tipologie di dispositivi, come i pieghevoli:

“Mentre il 2019 segnerà un anno importante per ulteriori attività di ricerca e sviluppo e per i test sul 5G, è improbabile che il 5G arrivi con volumi significativi prima del 2020“, ha affermato Roberta Cozza, research director di Gartner. “Prevediamo che le vendite di telefoni cellulari 5G raggiungeranno 65 milioni di unità nel 2020“.

Inoltre, diversi fornitori, come Samsung, Huawei e LG, dovrebbero lanciare nuovi smartphone pieghevoli nel 2019. “Questi dispositivi saranno inizialmente costosi e dovranno cedere a qualche compromesso sul fronte dell’usabilità”, continua Cozza. “Ci vorrà del tempo perché i vendor costruiscano un forte ecosistema di software e gli sviluppatori generino esperienze utente attraenti e innovative“. (Cellulare Magazine)

Spero l’articolo vi abbia interessato, appuntamento al prossimo approfondimento!

Fonti:
Telefonino.net
Mobileworld.it
Infodata de IlSole24Ore.it
IlSole24Ore
Cellulare Magazine
Dagospia
Corriere.it
Macitynet.it

Eureka: Il Personal Computer


Il Personal Computer

Mac, Pc, Windows 7, Linux etc. Oggi è impossibile vivere senza Computer. Internet è entrato nella quotidianità. Gli smartphone hanno portato la tecnologia del Pc sul telefonino, cosi riusciamo ad essere sempre ‘online’, a comunicare ogni nostro spostamento. Eppure sino a quindici anni fa tutto ciò era impossibile. Prima della ‘commercializzazione’ di Internet i Computer avevano molte meno funzionalità eppure restavano egualmente fondamentali per semplificare il lavoro di tutti noi.

C’è stato un periodo in cui oltre all’assenza del ‘web’ non esistevano nemmeno le ‘macchine’. Un mondo senza Pc? Certo, basta fare un salto indietro nel tempo di quaranta-cinquanta anni. Su questa pagina potrete leggere una breve Storia del Personal Computer, l’oggetto tecnologico che ci ha cambiato la vita!

Il Personal Computer è una invenzione del ‘900 ma già in antichità l’uomo aveva cercato di sviluppare delle macchine che provvedessero ai calcoli matematici:

Basti pensare all’invenzione dell’abaco da parte dei cinesi, nel 2.600 a.C. Altre invenzioni di questo tipo si sono susseguite nel corso del tempo, possiamo citare il calcolatore meccanico di Leonardo da Vinci (1500) e il regolo calcolatore (1621).

Una nuova era si presento’ verso la fine del 1800 con l’invenzione attribuita a Charles Babbage, di una macchina matematica pesante quasi 3 tonnellate e in grado di prendere automaticamente decisioni in base ai risultati dei propri calcoli.

Ad inizio ‘900 viene inventato il  primo computer, alcune di queste macchine assunsero poi un ruolo importante durante la guerra:

L’inizio del 1900 vide la creazione del primo esempio di computer moderno basato sul rapido funzionamento del “tubo a vuoto”, mille volte più veloce rispetto ai marchingegni meccanici. Computer di questo genere sono stati utilizzati in ambito militare, soprattutto nella Seconda Guerra Mondiale, per decifrare codici crittografati o per calcolare traiettorie di missili. L’ENIAC (1943) è stato il primo computer tutto elettronico, era alto 3 metri, lungo 20 e pesante 30 tonnellate.

ENIAC, il primo Computer totalmente elettronico.

I primi apparecchi computerizzati erano immensi, occupavano delle stanze intere e consumavano molta energia, negli anni 50 però avvenì una scoperta tecnologica che rivoluzionò il settore e permise di iniziare a produrre Computer sempre piu piccoli:

I primi computer occupavano stanze intere ed erano un agglomerato di fili, led e luci il che significa che richiedevano gigantesche quantità di energia per poter funzionare. Il riscaldamento eccessivo dei Computer di una volta era tale da bruciare costantemente i suoi componenti. Era necessario quindi qualcosa che svolgesse simili funzioni ma con maggiore efficienza ed affidabilità.

La risposta a questa esigenza fu data dalla Texas Instruments (1954) grazie all’invenzione dei transistor su silicio. Questa scoperta rese possibile la creazione di computer sempre più piccoli e più potenti dotati di un’unità centrale o microprocessore che rimarrà il fulcro del computer moderno. I produttori di computer iniziarono ad aumentare la scala produttiva e a designare calcolatori utili alle aziende e al governo.

Tra gli anni 60 e 70 si fecero continui progressi sino alla creazione del vero e proprio Personal Computer, una macchina piccola e maneggevole, su cui poteva interagire un solo operatore. In primis fu la Olivetti:

Gia’ nel 1964 per altro la Olivetti eveva concluso un progetto ancora più rivoluzionario: un computer dalle dimensioni simili a quelle attuali (dim: 48x61x19 cm): Olivetti Programma 101. Presentata alla fiera di New York del 1965, riscosse un notevole interesse ed ebbe un buon successo di vendita grazie anche al suo costo relativamente limitato (3.200 dollari, contro i 25.000 di un PDP-8) e alla sua programmabilità senza l’intervento dei tecnici: in pochi anni ne furono venduti 44.000 esemplari in tutto il mondo, il 90% dei quali negli Stati Uniti. Le caratteristiche della macchina, potenzialmente rivoluzionarie, non vennero però percepite dai vertici aziendali Olivetti, orientati ancora alla promozione della propria tecnologia meccanica. Il brevetto su soluzioni tecniche adottate dal P101 fu violato dalla società statunitense Hewlett Packard con la sua HP9100; ammettendo il fatto, l’HP accettò nel 1967 di versare 900.000 dollari di royalties alla Olivetti. Dei circa 44.000 modelli venduti ne esistono soltanto 8 ancora funzionanti. Si trattò di fatto del primo vero e proprio personal computer.[3]

La società di Ivrea non portò avanti il progetto. Qualche anno dopo arrivarono lo Xerox Alto e l’Altair:

Il primo apparecchio somigliante ad un personal computer fu l’Altair 8800 realizzato nel 1975 da un’azienda denominata MITS. L’Altair includeva un processore Intel 8080 e 256 byte di memoria. Non esisteva tastiera, monitor, tantomeno mouse. Tutti i programmi venivano “lanciati” manualmente con degli interruttorini presenti sul fronte del calcolatore e i risultati venivano interpretati con delle luci rosse.

Una piccola rivoluzione nel settore fu data da Steve Jobs e dalla sua Apple. Il primo vero ‘personal computer’ fu ideato da lui e dal suo collega Steve Wozniak:

L’Apple II di Steve Jobs e Steve Wozniak, 1977

Pochi anni dopo, grazie al contributo di due studenti, venne progettato il primo pc dotato di schermo, tastiera e memoria su disco (Apple).

Nel 1977 nasce l’Apple II, il primo computer per il quale fu usata l’espressione personal computer ed il primo modello di successo di tale categoria prodotto su scala industriale.[4]

Steve Jobs e Steve Wozniak nel 1976 avevano già costruito nel loro garage l’Apple I, un computer che però poteva essere appetibile solo ad un pubblico di appassionati di elettronica. Jobs desiderava rendere l’informatica accessibile a tutti quindi, rielaborando il progetto dell’Apple I, misero tutta l’elettronica in una scatola di plastica beige comprensiva di tastiera, dando così forma al personal computer che utilizziamo ancora oggi.

L’Apple II aveva un design accattivante, costava solo 1.195 dollari (escluso il monitor), ed era adatto anche per i videogiochi. Entro la fine del decennio la Apple sarebbe divenuta una società con crescite da record. L’adozione di componentistica standard unita alla relativa semplicità della scheda logica di questo modello, permise la nascita di vari cloni da parte di società anche italiane.

Ed infine arrivò l’IBM con il PC che si diffuse di piu negli anni 80:

Il 12 agosto1981, IBM immette nel mercato il primo di una serie di personal computer che diventerà molto popolare: l’IBM 5150, meglio conosciuto come PC IBM.

L’esigenza ormai nata di possedere un Personal Computer, indusse IBM a svilupparne uno proprio. Fu così che nacque il primo PC IBM, la cui architettura divenne un punto di riferimento per gli sviluppatori di Hardware e Software. I PC successivi verranno chiamati proprio per l’egemonia IBM, “IBM compatibili”

Chi non ricorda poi il Commodore 64?

Il Commodore 64 è il computer più venduto al mondo, record che si trova anche nel Guinness dei primati. Nel 1986 furono venduti più di 10 milioni di esemplari in tutto il mondo. Fu commercializzato fino al 1993, quando le unità vendute furono appena 700 mila. In totale ne sono stati venduti nel mondo oltre 17 milioni di esemplari:[2] record che con tutta probabilità non verrà mai più superato (la natura degli attuali computer, assemblati diversamente a seconda delle esigenze dell’utente, rende praticamente impossibile ripetere un’impresa simile).

Nel 1984 si verificò la cosidetta ‘Seconda Rivoluzione’ del Computer. Il nome in questo caso è Mac, ovvero il Macintosh.

Macintosh

Nel 1984 la Apple produce il secondo passaggio evolutivo che porta agli attuali personal computer…..

Il Macintosh ottenne un successo di mercato senza precedenti, grazie al suo approccio amichevole (user-friendly) e alla facilità d’uso del suo sistema operativo, il Mac OS. L’interfaccia grafica (GUI) usava per la prima volta metafore facili da comprendere, quali il cestino, la scrivania, le finestre, gli appunti ecc. aprendo finalmente l’uso del computer anche a persone con limitate conoscenze informatiche.

In seguito al successo mondiale del Macintosh, molte di queste caratteristiche innovative furono mutuate dalla Microsoft nella creazione del proprio sistema operativo Windows, scatenando una battaglia anche legale durata oltre un decennio.

Mentre nel resto del mondo si svilupparono industrie di produzione di Personal Computer, il che contribuì all’abbassamento dei prezzi di questi nuovi macchinari, si creò anche il business dei microprocessori e dei sistemi operativi, il ‘motore’ ed il ‘cervello’ del PC. Nacquero Intel e Microsoft:

Al centro di questo business c’era e c’è ancora una ditta di semiconduttori: Intel. Fondata nel 1968 da Gordon Moore, famoso per la sua legge sull’evoluzione del numero di transistor integrati nei microprocessori, equipaggiava praticamente tutti i PC prodotti, fino a quando i cloni di AMD e Cyrix cominciarono ad insidiarne il mercato.

La Microsoft controllava il mondo dei sistemi operativi per la famiglia dei microprocessori Intel, diventando nel tempo la più potente software house del mondo. Il duopolio Microsoft e Intel ha suggerito la coniazione del termine WinTel dall’unione di Windows e Intel. Questo duopolio controllava il 90% del mercato informatico mondiale nella fascia ufficio e privato, mentre per i server e la grafica ad alto livello (tipo IRIX della SGI) i vari Unix hanno sempre avuto buona diffusione, così come per l’editoria e l’education la Apple e i Macintosh erano i preferiti.

Anni 80-90. Entrano in scena Windows e Linux:

Nel 1984 Microsoft iniziò ad annunciare l’arrivo di Windows, un’interfaccia grafica che avrebbe applicato al suo sistema operativo MS-DOS che era venduto con i PC IBM e compatibili dal 1981. Microsoft aveva creato l’interfaccia utente, all’inizio conosciuta col nome Interface Manager, seguendo i prototipi di interfaccia grafica della Xerox e seguì la strada intrapresa dalla Apple con il suo Macintosh.

L’oggi vede Microsoft impegnata nel lancio di nuovi sistemi operativi mentre Apple continua nello sviluppo del suo Mac, il quale utilizza il sistema operativo Mac OS. Il terzo millennio ha regalato nuove opportunità di manovra per lo sviluppo delle tecnologie computerizzate. L’invezione degli smartphone ha dato spazio poi a nuovi operatori nel mercato dei sistemi operativi, Android  ne è  un esempio. Google, Microsoft, Apple e le altre società di settore sembrano proiettate verso progetti sempre piu ambiziosi. Il vecchio PC è oramai un ricordo.

Fonti:

http://www.pcself.com/storiapc.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_del_computer

Siamo un po’ piu soli, senza Steve Jobs….


Stamani, dopo aver appreso la notizia della scomparsa di Steve Jobs, ho deciso di scrivere un breve articolo per il blog  tramite lo smartphone. Utilizzare un telefonino per aggiornare il blog, un’azione  non molto difficile da compiere, basta una App. Già, dietro quella parola, App, si cela uno dei tanti  ‘mondi‘ creati da Steve Jobs, la tecnologia lanciata proprio dall’informatico americano e che ha rivoluzionato l’universo dei cellulari, trasformati in Smartphone, piccoli computerini portatili che, tra le altre cose, possono fungere da telefono.

Quando ascoltiamo musica nell’iPod, leggiamo un libro sull’e-book o utilizziamo altri mezzi ad alta tecnologia e notevole diffusione, come iPhone, iPad, iMac, possiamo farlo solo grazie all’inventiva di Jobs e del suo team.

Sembra un romanzo la vita di quest’uomo. Nato a San Francisco, adottato in tenera età, autodidatta negli studi. Fondatore di una società, la Apple, che lo ha dapprima cacciato e poi richiamato dopo essere piombata nel buio piu nero senza la sua guida. Padre dei cartoni animati in 3d con Toy Story, Jobs ha voluto fare delle sue idee un mezzo di condivisione della conoscenza, dando la possibilità a tanti di noi di poter crescere, arricchendo il proprio sapere, divertendosi.

Quando si dice che un uomo puo cambiare il mondo. Steve Jobs lo ha fatto, per davvero, in poco piu di un decennio. Se mai fosse esistito un Premio Nobel per la Tecnologia, lui ne avrebbe fatto incetta.

Siamo tutti un po’ piu soli, ora, senza di lui. La Apple continuerà la propria attività, l’high tech si evolverà naturalmente ma alcune linee guida date da Jobs rappresenteranno i pilastri portanti su cui si fonderà il futuro della condivisione di tecnologia e conoscenza.

Il 12 giugno del 2005, discorso durante la consegna dei diplomi alla Stanford University di Palo Alto:

Negli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è no per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato. […] Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Morto Steve Jobs


E’ morto nella notte il creatore della Apple. Aveva 56 anni, era malato da tempo.

Il New York Times definisce Jobs “l’uomo che ha cambiato un’era nei personal computer e ha guidato una trasformazione culturale nel modo in cui musica, cinema e comunicazioni possono essere fruiti nell’era digitale”.