Dopo il crollo elettorale, nei 5 Stelle scatta la paranoia: “spie nel movimento”


spie5stelle

Annunci

Elezioni 2013: tre possibili scenari post-voto


ELEZIONI 2013nuovo copia

Le elezioni si avvicinano ed il parlamento che uscirà dalle consultazioni eleggerà anche il prossimo Presidente della Repubblica. Partendo dalla elezione del Capo dello Stato, mi sono divertito ad immaginare tre scenari possibili per il futuro dell’Italia. Sperando non se ne avveri neanche uno.

Il Presidente Fo

ROMA 15 maggio 2013. Con 501 voti Dario Fo è stato eletto nuovo Presidente della Repubblica. Il premio Nobel per la Letteratura è stato eletto al quarto scrutinio, con la maggioranza assoluta, votato dal Movimento 5 Stelle, da Rivoluzione Civile e da alcuni deputati di Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà.

Il nuovo Capo dello Stato avrà l’arduo compito di trovare il nome nuovo capace di coagulare attorno a se una maggioranza in grado di poter esprimere un esecutivo. La crisi di governo dura oramai da dicembre, con le dimissioni di Mario Monti e lo scioglimento del Parlamento da parte dell’allora Presidente Napolitano. Le elezioni di febbraio hanno visto il trionfo del Movimento di Beppe Grillo che ha conquistato la Camera dei Deputati ed ha ottenuto più di 125 seggi in Senato. La maggioranza inesistente a Palazzo Madama non ha ancora permesso, ad oggi, la formazione di un governo. Il Presidente Napolitano, prima delle dimissioni, ha effettuato diversi tentativi andati a vuoto. Stefano Rodotà ed Antonio Ingroia hanno dovuto rinunciare dopo essere stati incaricati mentre è ancora fresco il gran rifiuto di Beppe Grillo.

Gli indici economici sono in peggioramento, la borsa ha perso circa il 20% dall’inizio dell’anno ed i vertici europei esprimono preoccupazione per l’empasse venutasi a creare.

In un breve comunicato il nuovo Presidente della Repubblica ha ribadito la necessità di avere un esecutivo ‘nel più breve tempo possibile’ altrimenti, ha affermato Fo, ‘l’unico sbocco saranno nuove elezioni anticipate’ entro la fine di giugno.

Prodi si ritira

ROMA 15 maggio 2013. Romano Prodi ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dalla candidatura per la Presidenza della Repubblica. ‘Non sono più disponibile’ ha affermato l’ex Premier. Sulla decisione ha pesato l’ennesimo voto negativo per l’elezione del Capo dello Stato. Al quinto scrutinio, il secondo con maggioranza assoluta, il nome di Prodi ha ottenuto solo 486 voti sui 505 teoricamente a disposizione della risicata maggioranza del Governo Veltroni.

Le elezioni di febbraio avevano sancito la vittoria del CentroSinistra alla Camera. Al Senato invece la coalizione di Bersani aveva ottenuto solo 140 seggi. Da quel momento era iniziato un periodo di trattative che avevano poi portato ad un accordo Pd-Centristi per la nascita di un governo ‘a tempo’ della durata di un anno con lo scopo di riformare la legge elettorale e prendere alcune decisioni in campo economico per completare le riforme iniziate lo scorso anno dal Governo Monti.

Bersani, dimissioniario dalla segreteria democratica, aveva indicato Walter Veltroni come nome capace di unire Pd e Centristi. Vendola, smarcatosi dal progetto, aveva garantito la nascita del governo uscendo dall’aula di Palazzo Madama al momento del voto di fiducia.

La fallita elezione di Prodi al Quirinale segna la fine definitiva della alleanza tra Partito Democratico e Sinistra ecologia e Libertà. E’ chiaro come i ‘franchi tiratori’ siano arrivati dall’ala destra del Pd e da Udc e Fli. ‘Con questa decisione incredibile il PD ha posto fine alla alleanza politica con noi’ ha tuonato il Governatore della Puglia, primo sostenitore della candidatura del Professore.

Sulle sorti dell’elezione Presidenziale piomba l’incertezza. Sembra farsi largo l’ipotesi Casini ma buona parte del Pd, in primis i ‘turchi’ Fassina ed Orfini, meditano vendetta contro i complotti centristi. Il leader Udc potrebbe però trovare consensi nel campo del Pdl. I prossimi giorni saranno decisivi e c’è chi fa il nome di Monti come extrema ratio.

L’ennesimo colpo di scena del Cavaliere

ROMA 15 maggio 2013. Gianni Letta, il nome unico su cui convergeranno Lega e Pdl. Non vi sono altre ipotesi per il Centrodestra. Berlusconi ha deciso di andare al muro contro muro e non accetterà diktat da Casini o Monti. Il Caimano è il vero stratega delle manovre per il Quirinale ed è intenzionato ad andare avanti. Sulla carta il Centrodestra conta 345 deputati, 127 senatori ed alcuni delegati regionali che fanno salire il numero totale dei ‘grandi elettori’ a 499, qualcuno in meno della maggioranza necessaria per eleggere Gianni Letta nuovo Capo dello Stato dal quarto scrutinio, per il quale è necessaria una maggioranza assoluta e non quella qualificata dei 2/3 del corpo elettorale.

La strategia del Cavaliere è chiarissima. Eleggere Letta al Quirinale per avere un suo uomo nella poltrona più importante del Paese, quella che gli consentirà di nominare anche i giudici della Corte Costituzionale e che quindi potrà facilitare le riforme prodotte dal neonato governo conservatore.

Casini, Fini e Monti , seppur membri dell’esecutivo Alfano, si sono detti indisponibili nel sostenere Letta ed anzi minacciano di ritirare il loro appoggio in Senato. Casini, dal Ministero degli Esteri, ostenta tranquillità ma alcune voci di corridoio lo vedono furioso verso il Cavaliere. L’ennesimo colpo di coda del ‘Caimano’ ha messo sotto scacco i centristi. ‘O votate Letta oppure crolla tutto’ ha fatto sapere Berlusconi agli alleati di governo. Dal massimo scranno della Presidenza del Senato, il Presidente Pdl, ha manipolato la sua coalizione per costringerla a votare la ‘garanzia finale’ su inchieste ed aziende. L’ascesa dell’ex sottosegretario alla Presidenza del consiglio per Berlusconi equivarrà alla impunità permamente per i prossimi sette anni. Anche nel caso in cui, quindi, tra qualche mese si torni alle urne. L’ex Premier è fermo nella sua intenzione ‘Letta sarà l’unico candidato che avrà i voti del Centrodestra, o lui o non sarà eletto nessun’altro al Quirinale’.

La minaccia è chiara, il Cavaliere è pronto ad aprire una crisi istituzionale senza precedenti, in grado di mettere in ginocchio il nostro Paese, facendolo piombare in una crisi di credibilità insostenibile. Il tutto per difendere i suoi interessi, come da copione. Casini e Monti sanno bene che nulla lo fermerà e prima o poi cederanno all’ennesimo ricatto, per evitare il collasso dell’Italia.

Quando Beppe Grillo insultò Rita Levi Montalcini


AF3B603449B15C2590B5A1C0A51562

Il cordoglio per la scomparsa della ‘signora della scienza’ è pressochè unanime. Personaggio unico, forte, determinata, Rita Levi Montalcini, durante la sua lunga vita, non ha collezionato solo attestati di stima. Ad esempio Beppe Grillo, anni fà, la insultò pesantemente. Fece anche delle insinuazioni sul Nobel da lei ricevuto.

Per non dimenticare chi è Beppe Grillo:

Beppe Grillo invece chiamò “vecchia puttana” Rita Levi Montalcini nel 2001 durante uno spettacolo a Fossano nel cuneese. Come racconta Gianmarco Chiocci sul Giornale:

Non contento insinuò anche che la scienziata torinese avesse ottenuto il Nobel grazie a una ditta farmaceutica amica che materialmente le aveva comprato il premio. L’azienda tirata in ballo dal comico genovese era la Fida, della quale la Levi Montalcini era stata testimonial per il lancio di un prodotto farmaceutico (il Croniassial) dagli effetti neurotossici.

All’epoca, il comico:

patteggiò davanti al giudice Luca Solerio, la multa di 4mila euro. Grillo pagò ma poi fece ricorso in Cassazione per quanto concerne la liquidazione e le spese legali che il pubblico ministero di Cuneo – Guido Bissoni – aveva fissato in seimila e 100 euro. Le spese sostenute dalla parte civile nel giudizio di primo grado, da porre a carico dell’imputato Grillo, furono quindi calcolate «in complessivi 4mila e 400 euro più Iva». Dare della «vecchia putt..» alla Levi Moltalcini è costato al Masaniello ligure oltre 8mila e 400 euro. I legali della senatrice preannunciarono anche la richiesta, davanti al tribunale civile, di 500 mila euro quale risarcimento dei danni subiti.

Di questa richiesta non si sa nulla.

RockEconomy, torna il telepredicatore Celentano (e magari pure Grillo)?


Questa sera Celentano (e le sue prediche) tornano in Tv. Contro tutto e contro tutti, il qualunquismo fatta persona. Che ci sia spazio anche per un intervento di Beppe Grillo?

L’ultima pazzia di Grillo ‘Referendum sull’Euro, senza quorum’


Ritorna sulla scena e spara l’ennesima boiata:

«Io non ho mai detto che voglio uscire dall’euro. Ho detto che voglio un referendum senza quorum per far decidere i cittadini sull’euro». Così Beppe Grillo a Parma durante la manifestazione contro l’inceneritore. «I sostenitori del Movimento 5 Stelle non vogliono cambiare la classe politica, ma fare una rivoluzione di civiltà, di cultura e di pensiero».

Immaginiamo cosa potrebbe accadere. Si fa un Referendum sull’Euro, vota solo il 5% della gente e vince il No alla moneta unica. Il cinque per cento della gente decide per il restano novantacinque. Inimmaginabile. Qualcuno dirà ‘è il popolo che decide, chi non va a votare non ha diritto di lamentarsi’. Io aggiungo che il Popolo non ha sempre ragione, è il popolo che ha eletto Adolf Hitler, che ha dato massimo potere a Benito Mussolini, tanto per fare due esempi. Serve un ‘filtro’, cioè la Politica, quella con la P maiuscola. Un Referendum non può non avere un quorum. Nessuno chiede il 50% ma almeno il 40-45% è necessario, per far si che una legge diventi o resti tale grazie ad una maggioranza ampia. Una piccola minoranza non puo e non deve decidere per tutti, anche se gli altri decidono di non decidere (astenendosi).

 

Grillo: “Istigano perché qualcuno mi elimini”, da che pulpito….


Il rito quotidiano dell’Odio da parte di aizzatori di professione nei miei confronti, nei confronti degli appartenenti al MoVimento 5 Stelle e dei miei collaboratori sta diventando fragoroso, insopportabile, indecente. Lo scopo è quello, chiaro, di creare dei mostri da abbattere per mantenere lo status quo. Non discutono mai nel merito (ad esempio del Programma del M5S), insultano, fomentano con l’obiettivo di isolare, infamare, distruggere. E dopo? Cosa verrà dopo? Dal tiro al bersaglio metaforico, si passerà a quello reale? L’informazione sta sconfinando in molti casi in istigazione a delinquere come avvenne negli anni di piombo. Li diffami, li isoli e poi qualcuno li elimina. Ci vediamo in Parlamento. Sarà un piacere. (Beppe Grillo, dal suo blog)

Grillo si lamenta degli aizzatori di professione? Di quelli che non discutono nel merito ma che fomentano con il solo obiettivo di infamare e distruggere? E chi era quello che organizzava i Vaffanculo Day per mandare a quel paese la classe politica, senza  fare distinzioni, senza precisare le responsabilità?

Non mi si venga a dire che i V-Day avevano dei punti qualificati di ‘richieste’ perche, da parte di Grillo, mai c’è stata voglia di collaborare con la classe politica, c’è solo stato tanto populismo, becero e purtroppo decisamente efficace in un paese, l’Italia, abituato ad affidarsi ai populisti, siano essi in camicia nera, unti dal Signore oppure imbonitori che tra una risata e l’altra diffondono qualche buona idea e tanta forza distruttrice.

Diverso è il discorso per chi, nel Movimento5Stelle, si impegna ogni giorno per portare avanti le proprie idee. Quelle persone, come tutti i cittadini ‘attivi’ nella politica, vanno rispettate e giudicate per ciò che fanno.

L’attacco di Grillo a Benigni


Niente da fare, chi lo critica, anche in modo satirico, non ha scampo. Beppe Grillo, proprio come Silvio Berlusconi, non accetta nè il confronto nè tantomeno il dissenso. L’ultima riguarda una persona del suo stesso settore, ovvero il mondo dello spettacolo, Roberto Benigni.

Benigni giorni fa, ospite della festa del PD, ha scherzato come suo solito prendendo in giro a destra e manca. Non è mancata una battuta su Beppe Grillo, qui sotto potete vedere il filmato:

La replica del leader 5Stelle non si è fatta attendere. Nessuna battuta, solo un accenno polemico sul cachet del Premio Oscar:

“E gli artisti invitati sul palco lo fanno per solidarietà verso il pdmenoelle o a fronte di un ricco cachet? E questo cachet a quanto ammonta? Domande perdute nel vento, blowing in the wind..”.

Ora i sostenitori di Grillo arriveranno qui ed avranno sicuramente modo di difendere ancora una volta il loro leader. Facciano pure. Il pensiero di BerluscGrillo oramai è chiaro ‘chi non è con me, è contro di me’, cosi come sono chiare le difese d’ufficio dei suoi ‘adepti’.

 

 

Grillo ‘difende’ Ahmadinejad


Ok, Beppe Grillo ha perso la testa:

L’economia in Iran va bene, le persone lavorano. È come il Sudamerica: prima si stava molto peggio. Ho un cugino che costruisce autostrade in Iran. E mi dice che non sono per nulla preoccupati … Ahmadinejad vuole cancellare Israele dalle mappe? Non penso lo voglia davvero, lo dice e basta. Del resto anche quando uscivano i discorsi di Bin Laden, mio suocero iraniano m’ha spiegato che le traduzioni non erano esatte.