1994-2014: Ventanni di finzione


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26 gennaio 1994. Dopo le piaghe d’Egitto, arrivò Lui.
Lo studio da dove trasmetteva era finto. Una scenografia messa in piedi in poco tempo.

Finzione. Questa parola rappresenta bene gli ultimi Ventanni.

Far finta di fare gli interessi di molti per fare poi esclusivamente quelli di Uno. E spesso le opposizioni hanno fatto finta di combatterlo, salvo sperare di liberarsene mai, per poter continuare ad avere un grosso alibi mascherando le proprie profonde contraddizioni e deficienze.

Ventanni di finzione. Dalla punta dei ‘capelli’ alle idee inesistenti, vaghe, piegate a questo o quell’interesse, a questo o quell’obiettivo.

Ed oggi, quando avremmo dovuto vederlo sconfitto, il principale partito del Paese decide di dargli un’ultima chance. E vedrete che Lui non se la lascerà scappare. Per continuare l’eterna finzione…

Crisi di Governo: cosa accade ora, tutte le ipotesi in campo


CRISI copia

Il PDL ha ritirato i propri ministri dal Governo. Di fatto è iniziata la crisi. Letta oggi sale da Napolitano e (salvo dimissioni immediate) domani o martedì si presenterà alle Camere per verificare l’esistenza di una maggioranza in suo sostegno. Berlusconi, come probabile, ritirerà la fiducia al governo ed il PDL passerà all’opposizione.

Cosa accade adesso. Le ipotesi sono più di una. Sullo sfondo le elezioni anticipate a novembre-dicembre. Vediamole una per una.

  • Ipotesi 1. Una volta verificata l’indisponibilità del PDL al sostegno, Letta si dimette e Napolitano lo reincarica per provare a mettere assieme una nuova maggioranza. Letta la ottiene grazie a fuoriusciti PDL oppure con il sostegno di ex grillini, Sel e pezzi del centrodestra.
  • Ipotesi 2. Dopo l’uscita dalla maggioranza del PDL, Letta non riesce ad avere i numeri per andare avanti e quindi si dimette. Dopo lunghe consultazioni Napolitano trova la quadra attorno ad un altro Premier, magari tecnico o della società civile. Si forma un nuovo esecutivo con il sostegno di PD, SEL, SC e pezzi di 5Stelle ed ex PDL.

In entrambi i casi ci sono diversi ‘governi’ possibili. Di scopo, per fare due tre cose e tornare alle urne. Di ‘piccole intese’, della durata di almeno un anno e mezzo. Di legislatura, con respiro più ampio. Più grande sarà la maggioranza, più lunga sarà la durata. I renziani puntano ad elezioni entro pochi mesi, tanto per dire.

  • Ipotesi 3. Il PDL, dopo aver fatto dimettere i propri ministri, ritira il sostegno al governo, provoca le dimissioni di Letta ma in seguito alla crisi si dichiara favorevole ad un nuovo esecutivo se non vi saranno ulteriori tasse e se si metterà mano alla giustizia. Sottinteso vi sarebbe un salvacondotto per Berlusconi, garantendo la sua agibilità politica. Napolitano, a mio giudizio, potrebbe essere favorevole, il PD, soprattutto la fronda renziana, molto meno.
  • Ipotesi 4. Letta si dimette, non si trovano altre maggioranze per andare avanti, anche con un altro Premier e Napolitano è costretto a sciogliere le Camere, elezioni fissate attorno a novembre-dicembre.

Dando per scontata una maggioranza alla Camera, dove il PD gode del premio di maggioranza, tutto si gioca a Palazzo Madama, ecco i numeri:

Immagine
A tali numeri vanno aggiunti i 4 senatori a vita nominati da Napolitano, maggioranza fissata a 161 quindi.

 

Ristoranti pieni….


Il premier dice che in Italia non c’è crisi:

I ristoranti sono pieni, gli aerei ..con fatica si riesce a prenotare dei posti…

Diciamo che non sempre i ‘ristoranti pieni’ sono sinonimo di un ‘futuro tranquillo’

video preso da Nomfup

Nel frattempo i media mondiali si ‘divertono’ a mettere in ridicolo il Premier (e purtroppo anche l’Italia) (Fonte NLQB)

The Guardian, Regno Unito, “Vertice sulla crisi? Per Berlusconi è un gigantesco wonga wonga party: il ghignante Primo Ministro italiano passerà alla storia per il grottesco pasticcio in cui ci siamo cacciati”.

Foreign Policy, Usa, “Berlusconi il Re della sfiducia: dice di essere l’unico a poter guidare l’Italia? Vero, nessuno può farlo così male”.


Lettera ‘anonima’ dei frondisti PDL a Berlusconi: ‘Dimettiti’


“Ci sentiamo in dovere  con la lealta’ e la sincerità che ti abbiamo sempre dimostrato, di rappresentarti il nostro critico convincimento sulla situazione politica dell’attuale maggioranza parlamentare che sostiene il tuo Governo. Dobbiamo oggettivamente registrare che l’esiguità dei numeri, in particolare alla Camera, non consente a questo Governo di poter affrontare neanche l’ordinario svolgimento dei lavori parlamentari, e tanto meno quindi, di dare quelle risposte, anche molto impegnative sul piano del consenso sociale, che la drammatica situazione economico finanziaria richiede.

Da parte nostra  la lealtà, il senso di disciplina e responsabilità che abbiamo finora dimostrato, sostenendo l’iniziative del governo anche quando i provvedimenti non erano in sintonia con i nostri principi e i nostri programmi, non potrà da oggi essere più garantita in assenza di una forte discontinuità politica e di governo» ( Firmato, i ‘frondisti’) “

Una lettera anonima. Siamo arrivati a questo. Alcuni parlamentari del PDL stanno scrivendo una lettera in cui chiedono le dimissioni di Berlusconi e la nascita di un governo allargato a parte dell’opposizione. Non è firmata, però. Non si conoscono i nomi. I sospettati (vedi Pisanu e Scajola) smentiscono.

Possibile che non vi sia neanche piu la serietà di mettere la faccia su una decisione cosi importante? Paura di rappresaglie da parte di Libero, il Giornale, il Tg1 o Panorama?

Che Paese…

Battaglia Finale: tre scenari per il dopo-Berlusconi (con o senza Berlusconi)


Esattamente un anno fa, l’8 ottobre 2010, inauguravo questa rubrica. Un anno, un secolo, per la politica. All’epoca il Governo godeva ancora di ampio credito, stava per consumarsi lo scontro tra finiani e berlusconiani. Il Premier parlava di una Italia in piena salute e fuori dalla crisi economica. Nel primo numero di La Battaglia Finale scrivevo:

Si sta quindi per celebrare la Battaglia Finale tra due mondi, quello di Berlusconi e Bossi e quello delle forze che credono nella libertà di stampa e nel rispetto dell’avversario. Chi vincerà? Quale sarà il ruolo di Beppe Grillo, quali le alleanze? Candido seguirà passo per passo l’evolversi della situazione. Sino all’epilogo, anche se sarà quello piu temuto.(l’elezione di Berlusconi al Quirinale)

Sono passati 12 mesi, questa è la situazione odierna del Paese:

Notizie da una Italia sull’orlo del baratro:

  • Scuola: Sciopero e manifestazioni In 90 città. Blitz all’alba davanti alla sede del governo per “svegliarlo” sulla scuola. “Le politiche del governo ci stanno distruggendo“. Il corteo cambia percorso, poi non si ferma, bloccando il traffico e i tram a Trastevere. Occupata per qualche minuto la stazione Ostiense. Sono gli istituti bancari l’obiettivo dichiarato del corteo studentesco che è partito da largo Cairoli a Milano. Un’intenzione che si è subito palesata con secchiate di vernice, uova e fumogeni scagliati contro la sede di Unicredit in piazza Cordusio.
  • DDL Sviluppo: Prima riunione per tracciare le linee guida del provvedimento. Il Pdl apre alla possibilità di una nuova sanatoria su evasione e abusivismo: “Ipotesi sul tappeto, non va escluso a priori”. Pd e Idv in trincea: “Eversione democratica”.
  • L’agenzia Fitch declassa il nostro Paese ad A+ con outlook negativo :”Alto livello del debito pubblico, basso livello di crescita”. Draghi : “Servono riforme strutturali”. L’allarme del Governatore di Bankitalia: “La crescita economica non può fare a meno dei giovani nè i giovani della crescita” e “la valorizzazione dei giovani è una condizione necessaria allo sviluppo di un’economia moderna”. “La bassa crescita dell’Italia degli ultimi anni è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte alle giovani generazioni
  • Napolitano: “Svolgo il mio mandato in condizioni difficili”. Il presidente della Repubblica in visita a Biella. Ricorda Giuseppe Pella e il suo governo dopo le elezioni “di rottura” del 1953. “Serve coesione, le contrapposizioni non portano a nulla”. E poi, da Aosta: “Guai a contrapporre una parte del Paese a un’altra”

In un clima come questo fervono le trame politiche. Berlusconi è sempre piu in bilico. Nel Pdl si sta formando una fronda interna, capitanata dai due ex ministri dell’Interno Beppe Pisanu e Claudio Scajola. Democristiani di lungo corso, i due esponenti Pdl stanno reclutando parlamentari per fare pressione sul Premier. Alcuni parlano di obbiettivo sfiducia, altri di profondo cambiamento dell’agenda politica dell’esecutivo. Anche lo scontro con Tremonti non sembra essere cessato del tutto. Sicuramente il Cavaliere sta già preparando il contrattacco, magari facendo pressioni su qualche parlamentare dell’opposizione, cosi come accaduto a dicembre con la prova di forza attuata da Fli e poi fallita miseramente per il tradimento di alcuni esponenti finiani ed altri ex idv, pd ed udc capitanati da Scilipoti.

Casini ed il terzo polo si muovono di concerto con i frondisti Pdl. Se Pisanu e Scajola riusciranno nel loro obiettivo gli scenari futuri sarebbero principalmente tre.

Il centrodestra si ricompatta, con un salvacondotto per Berlusconi.

Il Centrodestra potrebbe ricompattarsi riaccogliendo Udc e Fli, magari con un nuovo esecutivo Alfano. Le incognite sono molte, il rapporto con la Lega, l‘eclissi del Cavaliere disposto magari a farsi da parte cedendo la Premiership ma rimanendo come ‘eminenza grigia’ per tutelare i propri interessi economici e giudiziari. In uno scenario come questo il leader Udc potrebbe arrivare al Colle nel 2013 nominando poi Berlusconi senatore a vita, cosi da farlo rimanere nell’agone politico sino alla fine dei suoi (e nostri) giorni. Ma Casini è un democristiano e quindi il bluff potrebbe essere dietro l’angolo. Rischioso ma possibile.

Governo di transizione, con Berlusconi all’opposizione

Nel caso in cui, invece, l’obiettivo di Pisanu, Scajola e Casini fosse quello di liberarsi per sempre di Berlusconi, la mossa frondista sarebbe ancora piu difficile da realizzare. Anche perche, sfiduciato il governo, quale prospettiva potrebbe aprirsi? Il Pdl farebbe quadrato attorno al Premier. Terzo Polo, Pd, Idv e frondisti ex Pdl da soli non avrebbero la forza di varare un nuovo governo. L’unico altro interlocutore in quel caso risulterebbe essere la Lega. Bossi o Maroni sarebbe chiamati ad un nuovo ‘ribaltone’ nel nome di cosa? Legge elettorale? provvedimenti sociali? L’ipotesi sembra improbabile. Piu facile che, sfiduciato Berlusconi, il Pdl si sfaldi e nascano nuove fronde in uscita, come ad esempio quella di Formigoni, per ora rimasto ancora ‘coperto’ a livello strategico anche se piu volte intervenuto per manifestare l’insoddisfazione verso il lavoro fatto dall’esecutivo.

Non sono comunque chiari gli obiettivi che dovrebbe avere il nuovo governo post berlusconiano. Riformare la legge elettorale? Possibile, vanno registrate però le diverse ricette proposte dai vari partiti. I centristri vorrebbero un proporzionale puro per tornare ad essere l’ago della bilancia ‘ora e per sempre’. L’Idv preme per il ritorno al maggioritario, il Pd vorrebbe salvaguardare il bipolarismo, come pure la Lega. Riforme economiche? Probabile, senza varare provvedimenti impopolari però, perche altrimenti alle elezioni del 2013 Berlusconi risulterebbe nuovamente vincitore e chi ha partecipato al governo ribaltonista sarebbe spazzato via. Come poter fare riforme ‘digeribili’ alla popolazione senza fare i conti con Europa e Mercati?

La situazione è quindi molto complicata, di questo il Cavaliere è ben conscio e per questo ancora afferma spavaldo che ‘ non ci sono alternative al suo governo’.

Elezioni anticipate al 2012

Ed ecco quindi che l’unica alternativa potrebbero essere le elezioni anticipate. Con questa legge elettorale. Cosi facendo all’appuntamento elettorale vi sarebbero tre coalizioni, il Centrodestra Pdl-Lega, il CentroSinistra Pd-Idv-Sel ed il Terzo Polo. Vittoria quasi scontata di Bersani e soci alla Camera, nessuna maggioranza al Senato. Ed ecco che Casini ed amici tornerebbero in gioco. A quel punto l’unica ipotesi possibile sarebbe quella di un Governo di larghe intese con una buona fetta del CentroSinistra (Pd sicuro, Sel e Idv non scontato) allargata al Terzo Polo ed a chi, magari nel Pdl o nella Lega, voglia starci. E se poi Grillo arrivasse in Parlamento se ne vedrebbero delle belle…. Per il Cavaliere invece si prospetterebbe un ruolo di osservatore, messo nell’angolo ma pronto ad approffittarne al primo momento utile, come da me ipotizzato in un precedente articolo.

L’unica cosa certa, ad oggi e sottolineo ad oggi, è che l’incubo di un Berlusconi al Quirinale sembra allontanarsi. Sale invece l’ipotesi di Casini. Sia nel caso vi sia un nuovo Centrodestra allargato al terzo polo, sia nel caso di un nuovo parlamento senza maggioranza al Senato e con il CentroSinistra vincitore a Montecitorio. In quest’ultimo scenario Casini potrebbe salire al Colle come garanzia di un accordo CentroSinistra-Terzo Polo oppure potrebbe accomodarsi a Palazzo Chigi come Presidente del Consiglio, ed allora per il Quirinale tornerebbe in auge la candidatura di Romano Prodi.

Stay tuned….

Qui di seguito alcuni articoli che parlano delle posizioni dei vari partiti rispetto al prossimo futuro politico:

Pisanu e Scajola lavora ad un nuovo governo, con o senza Berlusconi:

Beppe Pisanu da giorni incontra scontenti, delusi, arrabbiati esponenti del Pdl che vanno a chiedergli cosa fare e come e quando. Ma soprattutto, non è un segreto che – in sintonia con Claudio Scajola che ha incontrato mercoledì sera al ristorante Il Cantuccio (davanti al Senato, tanto per non nascondersi) – stia tessendo la tela con i centristi di Casini, con Gianfranco Fini (al quale ha fatto visita anche per sottoporgli l’ idea di una sua lista, in caso di voto anticipato, dal nome possibile «Centro democratico cristiano»), con pezzi di Pd. Obiettivo? Un «governo di transizione», composto da un centrodestra allargato al Terzo polo o con tutti dentro, che sia «interlocutore naturale» di quel «soggetto per ora sociale e culturale» che si formerà a Todi dall’ incontro tra le associazioni cattoliche di diverse anime.
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C’ erano gli arrabbiati pronti a «rompere subito, ora», che ha dovuto frenare, e quelli cauti perché «senza un approdo certo, dove andiamo? Rischiamo di finire dritti al voto senza uno straccio di partito che ci candidi». Il giorno dopo la riunione fioccano le ipotesi su quello che sta per succedere: è pronto un documento che chiede un Berlusconi bis e un nuovo governo allargato ai centristi, e «ha almeno 25 firme», il che vorrebbe dire che la sfiducia è cosa fatta; no, forse ci si «limiterà» alla creazione di gruppi autonomi; no, probabilmente si farà un appello accorato perché si rilanci l’ economia con un decreto sviluppo sostanzioso e ricco; no, magari basterà un incontro con Berlusconi per trovare un nuovo assetto nel partito che soddisfi tutti.
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I suoi non ne sono così convinti: «Lui e Pisanu potrebbero davvero essere pronti a staccare la spina – dice un fedelissimo del premier -. Ma che convenienza avrebbero gli altri ad andar loro dietro?». Gli «altri», nei calcoli di via dell’ Umiltà, sarebbero «come scajoliani duri e puri una decina di deputati, sui quali stiamo lavorando…», perché «una cosa è portare la gente a cena, altra farla votare contro il governo. E noi non stiamo certo con le mani in mano in queste ore». È guerra di nervi, insomma. E di numeri. E c’ è chi vive come un incubo i prossimi passaggi: il ddl intercettazioni in caso di voto segreto o di fiducia, il Def, il decreto sviluppo: il governo potrebbe andare sotto per un incidente «in qualunque momento»,

Casini e Terzo Polo: elezioni con questa legge

A lle urne, e senza cambiare la legge elettorale: non è Silvio Berlusconi a dirlo, è Pier Ferdinando Casini ad auspicarlo. Perché il leader dell’Udc non crede fino in fondo alle manovre in corso nel centrodestra per spodestare il Cavaliere, teme piuttosto un pasticciaccio brutto sul sistema di voto, un «porcellissimum» con cui Pdl e Pd farebbero fuori il Terzo polo.
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eppe Pisanu e Claudio Scajola hanno dna democristiano come il suo, ma ciò non basta a rassicurarlo: «Avranno i numeri e la forza di staccarsi dal Pdl e di costituire gruppi parlamentari autonomi? E soprattutto saranno pronti a votare la sfiducia al governo? Perché questo dovranno fare, altrimenti il premier non si dimetterà per un incidente di percorso».
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I dubbi di Casini sono gli stessi di Francesco Rutelli e Gianfranco Fini, secondo cui «non accadrà purtroppo nulla». Mai dire mai in politica. Però è sempre meglio non farsi trovare impreparati. E il leader dell’Udc si sta muovendo come fosse già in campagna elettorale, punta sull’attuale sistema di voto, dopo che Silvio Berlusconi «non ha accettato la nostra proposta», togliere cioè il premio di maggioranza e introdurre le preferenze: «Se fosse stato intelligente…
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«Meglio soli», dunque. Anzi, meglio scegliersi la compagnia. E da tempo il capo dei centristi corteggia Emma Marcegaglia, nella speranza che – lasciata Confindustria – accetti di essere lei la leader del terzo polo alle urne.

Berlusconi pensa ad un nuovo partito: Siamo Italia

Silurati ‘Forza Silvio’, ‘Italià e il ‘Partito della gnocca’, è ‘Siamo Italia’ la ragione sociale che a quanto pare oggi stuzzica il premier Silvio Berlusconi e soprattutto la figlia Marina. ‘Si« in verde, ‘amò in rosso e ‘Italià in bianco. La linea del logo di Moretti è, allo stesso tempo, rivalutare il passato e guardare al futuro: infatti, in ‘Siamo Italia’ regnano il tricolore e quell’azzurro già tipico del Pdl, della vecchia An ma soprattutto di Forza Italia »i cui delusi ora potrebbero essere recuperati«, avanza l’imprenditore. Il pezzo forte del possibile nuovo simbolo del centrodestra berlusconiano è la sigla

Il Pd, per bocca di Veltroni, chiede un Governo di transizione:

Il Pd non vuole le elezioni anticipate. E non le vuole – o non dovrebbe volerle – per un mucchio di ragioni che Walter Veltroni, stavolta, elenca con un puntiglio e una pignoleria che ricordano assai poco le sue sperimentate capacità affabulatorie. Si comincia dalle elezioni e dal Pd perché, ad esser onesti, il Partito democratico è apparso visibilmente oscillante, sul punto: a seconda di questo o quel dirigente, un giorno è meglio andare a votare e quello dopo – invece – diventa preferibile un nuovo governo variamente definito (di transizione, di decantazione, tecnico, etc).
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Dice Veltroni: Il Pd – e non solo il Pd – ritiene che quel che occorre sia un governo di transizione che abbia in agenda tre cose: il varo degli interventi economico-sociali più urgenti per fronteggiare la crisi; l’avvio di almeno alcune delle riforme suggerite all’Italia dalla Bce e di quei provvedimenti strutturali richiamati proprio oggi da Mario Draghi; l’approvazione di una nuova legge elettorale. Già queste poche cose, da sole, raffredderebbero le tensioni che attraversano il Paese e ci ridarebbero prestigio all’estero».

Continuiamo ad affondare mentre il Premier non cede alle dimissioni


In pochi giorni le cose possono sempre peggiorare. E così è stato. Dopo l’estate turbolenta dal punto di vista finanziario, i tentennamenti del Governo nel redigere le manovre correttive, ecco l’inatteso declassamento di Standard & Poor’s. Intanto l’Italia appare su tutti i giornali d’Europa e del mondo non solo per la crisi economica ma anche per i comportamenti sconvenienti del Premier. Screditato a livello internazionale, il Governo viene sfiduciato ufficialmente anche da Confindustria.

Oggi, poi, sono arrivati i primi scricchiolii in Parlamento, con l’esecutivo battuto piu volte alla Camera. La settimana prossima le camere si pronunceranno sulla richiesta di arresto per Marco Milanese e successivamente saranno chiamate ad esprimersi in riguardo alle accuse rivolte al Ministro Romano.

Da piu parti si chiedono le dimissioni del Premier ed un ‘incidente’ parlamentare potrebbe essere dietro l’angolo. Lo stesso richiamo alla Padania fatto da Bossi nei giorni scorsi potrebbe nascondere la voglia di rottura della Lega Nord. D’altro canto il Senatur sa bene che senza il Pdl il potere leghista svanirà chissà per quanto tempo. E Berlusconi non può prescindere dai leghisti per sopravvivere politicamente salvando aziende e fedina penale. Il governo quindi, debolissimo politicamente, si regge solo sulla paura dei due leader e delle loro truppe.

In tutto questo fa ‘rumore’ il silenzio della gente. Nessuna indignazione, nessuna manifestazione spontanea, niente di niente. L’Italia cola a picco, il Paese viene oltraggiato dal comportamento del proprio Presidente del Consiglio, il Governo aumenta le tasse per i poveri salvando i ricchi eppure nessuno protesta.

Due domande credo siano appropriate. Il tempo che passa aiuterà il Premier a trovare una via di uscita alla situazione in cui si è messo? Gli Italiani avranno un sussulto di dignità di fronte ad una situazione tanto grave come quella che ci si presenta davanti?

 

 

Battaglia finale: Berlusconi ‘isolato e logorato’ riuscirà a sopravvivere?


Meno di quattro settimane fa, nell’ultimo numero della rubrica, parlavamo della nuova manovra aggiuntiva varata dal governo per tamponare il crollo di fiducia e le speculazioni dei mercati finanziari. Dal 13 agosto sono passati solo 27 giorni eppure sembra trascorso un secolo. In queste poche settimane la manovra è stata stravolta, cambiata per ben quattro volte, modificata radicalmente, poi corretta nuovamente, ogni giorno abbiamo assistito a variazioni sostanziali, mentre l’Europa, la Banca d’Italia e la Presidenza della Repubblica esprimevano forti timori per il comportamento del governo. D’altronde per mettere d’accordo Lega e Pdl c’è voluto del tempo. Alla fine ha vinto la linea Berlusconi, niente patrimoniale, riforma delle pensioni con equiparazione dell’età di uscita dal lavoro per uomini e donne, aumento di un punto dell’Iva che passa al 21% e provocherà una impennata dell’inflazione nonchè una contrazione dei consumi. Provvedimenti depressivi che però, conti alla mano, centrano gli obiettivi imposti dalla BCE. C’è voluta la pressione di Napolitano per costringere Berlusconi, Bossi e Tremonti a mettersi d’accordo.

La maggioranza comunque appare davvero logorata. La gestazione travagliata della manovra bis lo ha dimostrato. I Sindacati hanno protestato e la CGIL è scesa in piazza il 6 settembre. Marcegaglia ha attaccato proprio ieri l’esecutivo accusandolo di inefficacia.

Nel frattempo l’ombra dei processi si allunga sul Premier. La procura di Napoli ha deciso di convocare Berlusconi come ‘persona informata sui fatti‘ in riguardo al processo al faccendiere Tarantini. Il Cavaliere teme la trappola, questa volta, da semplice testimone, non potrà avvalersi della facoltà di non rispondere:

Senza l’assistenza di un legale, solo davanti all’emblematico e storico «nemico», il premier scorge la minaccia, la contestazione della ricostruzione dei fatti, l’accusa di falsa testimonianza, e il conseguente e clamoroso provvedimento. Se così fosse, il fantasma che lo insegue dal ’94 si farebbe carne. Se così fosse, per il Cavaliere sarebbe «un colpo di Stato» (Corriere della Sera)

Berlusconi ha davvero paura di passare da testimone ad accusato. E non sembra essere il solo. Per la prima volta, dopo tanti anni, anche tra i suoi c’è qualcuno che comincia a smarcarsi. Pisanu, tra i fondatori di Forza Italia ed ex ministro dell’Interno, ha chiesto al Premier di farsi da parte per varare un governo di Unità Nazionale. Uno dei suoi principali sponsor, Comunione e Liberazione, sembra averlo abbandonato puntando tutto su Formigoni. D’altronde la manovra varata dall’esecutivo ‘bastona’ le cooperative e quindi la base di CL.

Ultimamente anche Marchionne è sceso in campo appoggiando il suo ‘amico’ Montezemolo in una eventuale avventura politica. Il banchiere Profumo si è detto disponibile ad un suo impegno politico. Il trio dei boiardi potrebbe rappresentare la punta di diamante del terzo polo di Casini e Fini per accreditarsi l’interesse dei ‘poteri forti’ e quindi intercettare il bacino elettorale del PDL. Anche un editore moderato come Riffeser (proprietario di quotidiani come Il Giorno, La Nazione ed il Resto del Carlino) sembra stia pensando di appoggiare il Polo moderato.

Ed ecco che si torna a parlare di fine del berlusconismo. Io continuo a pensare che sino a quando uno come lui avrà il controllo di cinque televisioni su sette nonchè di un impero economico mediatico come quello Mediaset-Fininvest-Mondadori, ci sarà ben poco da fare. L’anomalia Berlusconi deriva dai suoi immensi interessi. Il suo Impero ( e la sua Libertà) saranno sempre al centro delle sue decisioni e ci sarà sempre uno zoccolo duro pronto a sostenerlo.

Chissà se sarà cambiato qualcosa tra un mese. Alla prossima per saperne di piu!

Casini e Berlusconi, prove di dialogo post-Bossi?


Berlusconi contro le frasi di Bossi “Si sbaglia, l’Italia ci sarà sempre”
(Silvio Berlusconi)

L’Udc invita il presidente del Consiglio a respingere il “ricatto” della Lega e a proporre in Parlamento misure serie ed equilibrate: se troverà questo coraggio troverà anche in Parlamento i voti necessari per approvare il decreto

Eccoli qui i democristiani della peggior specie. La proposta è chiara, ‘lascia Bossi e prendi noi‘ e Berlusconi, viste anche le frasi anti-senatur di stasera, potrebbe accarezzare l’idea.

Sono mesi che si parla della fine del berlusconismo e magari tra due anni troveremo il Pdl alleato al Terzo Polo con Berlusconi nuovamente Premier e Casini eletto al Quirinale. (votato anche dal PD) In quel caso ci rimetterebbe Montezemolo.

Sono curioso dei prossimi sviluppi, le tensioni nella maggioranza sono tante. La voglia di ‘avere le mani libere’ della Lega è forte, un ritorno all’opposizione stile ’96?

Il CentroSinistra, in un contesto come questo, reciterebbe sempre il solito ruolo di ‘attore non protagonista’, negli ultimi tempi ha maturato una certa esperienza…