#ElectionDay, vincitori e vinti


Doveva essere un 7-0, come aveva pronosticato Matteo Salvini qualche giorno fa. E’ finita 3-3, un pareggio che ha il sapore di vittoria per Zingaretti e Conte e di parziale “sconfitta” per la Lega ed il centrodestra.

Numericamente il centrodestra strappa le Marche alla Sinistra, dopo decenni di amministrazione “rossa”. Nei fatti però il PD non crolla, tiene la Toscana e quasi sorprendentemente anche la Puglia, data quasi per persa sino a pochi giorni fa. I 5 Stelle, evaporati nelle amministrative, si consolano con il successo del SI al Referendum sul taglio dei parlamentari.

Qui di seguito alcune considerazioni in “pillole”:

Zinga ed il fattore C. La fortuna del segretario Dem continua a colpire. Le vittorie in Toscana, Campania e Puglia rafforzano la sua posizione, sia nel partito che nel governo. Ora Zingaretti potrà spingere sui temi cari al PD, il MES ed i decreti sicurezza, sui quali i 5 Stelle e Conte nicchiano da troppo tempo.

Salvini, tra Zaia e Meloni. Salvini non esce del tutto sconfitto, la Lega però perde consensi rispetto alle tornate precedenti, in favore di Fratelli d’Italia, il cui candidato vince nelle Marche. Anche in Veneto la Lega esce appannata, con la lista Zaia oltre il 40%. Il Presidente Veneto non intende infastidire il leader leghista. Giorgia Meloni guadagna consensi ma non convince in Puglia. Il Centrodestra resta la prima coalizione italiana. Sono dati da tenere conto per il futuro.

Di Maio, tra Referendum e Stati Generali. L’ex leader pentastellato si intesta il merito del risultato del referendum ma critica la gestione delle alleanze nelle regionali. Presto, agli Stati Generali del Movimento, si capirà la sua strategia per continuare ad egemonizzare la leadership dei 5 Stelle.

Renzi. ItaliaViva non ne esce bene. Campania a parte, risulta residuale. Perché residuale è il fronte liberale nel Governo. E questo potrebbe anche portare future frizioni tra l’ex Premier e gli altri componenti della maggioranza.

Conte. Il Premier esce rafforzato dal voto, che non penalizza la maggioranza giallorossa. D’altro canto troverà uno Zingaretti più agguerrito, un Movimento in piena fase di rinnovamento nella leadership ed un Renzi indebolito dal voto e quindi ancora più determinato nel piantare qualche bandierina “liberale”. Ingredienti per una vita agitata. Sullo sfondo la nuova emergenza Covid, il dramma della crisi economica e le strategie per il Recovery fund.

#Regionali e #Referendum, si vota: i dati da tenere d’occhio


Oggi e domani in l’Italia si vota per le Regionali (Valle d’Aosta, Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia, qui come si vota) le Comunali (tra le città, Aosta, Mantova, Bolzano, Trento, Venezia, Fermo, Macerata, Lecco, Arezzo, Chieti, Matera, Reggio Calabria, Nuoro, Agrigento, Enna) e per il Referendum sul taglio dei parlamentari (qui per cosa si vota). Vi invito a tenere sotto occhio alcuni risultati in particolare:

  • Lista Zaia e Lega. La riconferma di Zaia in Veneto è scontata ovviamente ma a questo punto è interessante capire con quanto consenso vincerà. E soprattutto la lista del Presidente avrà più voti della Lega? Un crollo del partito di Salvini in favore della lista civica di Zaia potrebbe accentuare il dualismo tra i due e favorire l’inizio della parabola discendente dell’ex vicepremier.
  • Meloni vs Salvini. Fratelli d’Italia guida la coalizione di centrodestra nelle Marche ed in Puglia. Eventuali successi ampi dei due Presidenti, con annesso risultato notevole di FDI, potrebbero complicare la ‘convivenza’ serena tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini, con la prima ad insidiare la leadership del secondo.
  • Toscana e Zingaretti, destini incrociati. Se cade la Toscana, inizierà il processo interno al segretario PD. Bonaccini, che ha già più volte “esternato” in dissonanza dalla leadership dem, potrebbe davvero candidarsi alla segreteria.
  • Il Centro di Renzi, Calenda e Berlusconi. Per comprendere le ambizioni future di Matteo Renzi, Carlo Calenda e Silvio Berlusconi, andranno analizzati anche i risultati dei partiti ‘centristi’, da Italia Viva, in Toscana soprattutto, a Forza Italia. Anche in vista di una legge elettorale proporzionale, il cui livello di sbarramento (3-5%) potrebbe decretare la sopravvivenza o la scomparsa del centro liberale nel prossimo parlamento.
  • Il voto disgiunto. Sarà interessante capire, nelle regioni in bilico, quanto “soccorso” stellato arriverà ai Presidenti dem. Toscana, Puglia e Marche sotto la lente di ingrandimento.
  • Affluenza ed effetto Covid. Altri dati interessanti arriveranno dai risultati del referendum, le proporzioni tra Si e No nelle regioni in cui non vi sono le amministrative rispetto al risultato nelle zone in cui si vota anche per le elezioni locali. Il totale di affluenza e soprattutto di “chi” si recherà ai seggi, in relazione al pericolo derivante dalla emergenza Covid, potrebbe anche favorire questo o quello schieramento, sia nelle elezioni locali che nella consultazione referendaria.
  • Proporzioni vittoria del Si o del No. I 5 stelle scommettono su una ampia vittoria del taglio dei parlamentari. I rumors danno il No in recupero nelle ultime settimane. Di Maio sogna di tornare alla guida del Movimento ma una sconfitta del Si o una vittoria risicata potrebbe mettere la parola fine ad ogni ambizione. Una sconfitta al referendum metterebbe in crisi anche la segreteria Zingaretti, ovviamente. Una bocciatura del quesito avrebbe anche ripercussioni sul governo Conte. Per ridisegnare le regole post-taglio, sarebbe necessario almeno un anno di tempo, tra regolamenti e legge elettorale. In caso di bocciatura della riforma, sarebbe tutto pronto per le elezioni. Anche se il “piatto Recovery fund” è ghiotto e potrebbe far da collante nella maggioranza.

Infine un giochino sui possibili scenari post-voto:

  • 1.Regionali con cdx a valanga, referendum con vittoria del Si. Il governo scricchiola, problemi interni e Mes provocano la crisi subito dopo la finanziaria. Nuovo governo giallorosso con Conte fuori che si ritaglia un ruolo di leadership di un movimento tra PD e 5 stelle.
  • 2. Regionali con vittoria cdx ma il No prevale al referendum. I 5 stelle implodono, in pochi mesi cade il governo e si vota in primavera 2021, vittoria netta di Salvini e Meloni.
  • 3. Pareggio alle regionali e vittoria del Si. Il governo va avanti e si trova in accordo sul Mes. Nuova legge elettorale, elezione di Draghi nel 2022 al Quirinale e poi elezioni con cdx e giallorossi praticamente alla pari ed il centro liberale di Berlusconi, Renzi e Calenda a fare da ago della bilancia nel futuro parlamento snello.
  • 4. 4-2 per il cdx alle regionali, Referendum Si. Lista Zaia doppia la Lega in Veneto, boom Fdi, leadership Salvini in discussione e Meloni guida il cdx alle elezioni politiche. Conte prova la scalata al Quirinale.

Per quanto riguarda il sottoscritto, pur sapendo che il No al referendum mette a serio rischio la sopravvivenza del governo giallorosso, per il quale non ho entusiasmo ma nel quale ho ancora speranze, ho votato secondo coscienza.

In 23 anni di diritto di voto, ho saltato solo il ballottaggio per le provinciali del 1998, per cause di forza maggiore. Nel 2006, pur con una forte insolazione, che in serata mi costrinse ad andare al pronto soccorso, mi recai comunque al seggio.Votare è un diritto ma anche un dovere.

Andate e fate il vostro dovere.

#ElezioniEuropee2019, considerazioni e guida al voto


Domani l’Italia va al voto per eleggere i deputati europei. 73 seggi in ballo. Il tema è ‘sovranismo vs europeismo’. In molti si attendono una valanga di voti per il fronte sovranista ed una consacrazione di Matteo Salvini come suo leader. In realtà Popolari e Socialisti reggeranno e governeranno assieme ai Liberali. Tra i Popolari però c’è chi guarda ad una alleanza proprio con i sovranisti al posto dei socialisti. Su tutto è piombata la Brexit, con il Regno Unito che avrebbe dovuto già essere uscito dall’UE e che invece partecipa alle elezioni consegnando probabilmente (e di nuovo) la vittoria a Nigel Farage, non più con l’UKIP ma con il Brexit Party. Sarà interessante verificare se a Marine Le Pen riuscirà il sorpasso sul Presidente Macron, se in Spagna e Portogallo la Sinistra batterà un colpo, se la CDU in Germania reggerà o collasserà, come voteranno i Paesi dell’Est, dall’Ungheria di Orban alla Polonia del PiS.

Da queste elezioni nell’Unione dipende anche il futuro del governo italiano. Siamo in campagna elettorale da più di un anno in effetti. Qui di seguito un po’ di considerazioni sulla tornata elettorale italiana.

Il Vincitore scontato

E’ Matteo Salvini ovviamente. Un anno fa la sua Lega ottenne il 17%, oggi veleggia sopra il 30 ed è quindi il sicuro vincitore di queste consultazioni. L’unica incognita è nella portata della vittoria. Sopra il 31-33% si tratterebbe di un vero trionfo che, qualora il duo Salvini-Meloni superasse il 38%, porterebbe probabilmente alla crisi di governo ed a nuove elezioni a fine estate-inizio autunno, prima della finanziaria “lacrime e sangue” che tutti già prevedono. Una affermazione attorno al 27-29% costituirebbe pur sempre un gran risultato qualora i 5 stelle restassero sotto di almeno 2-3 punti. A questo punto il governo potrebbe resistere per qualche altro mese e per Salvini le cose potrebbero mettersi male con l’arrivo della legge di bilancio.

L’asticella di sopravvivenza di Di Maio

Il Movimento 5 stelle viene da un risultato clamoroso alle politiche 2018, impossibile da ripetere ad oggi. Per Di Maio l’asticella di sopravvivenza più che legata ad una percentuale è legata ad un fatto ovvero non essere superato dal PD di Zingaretti. Qualora i 5 stelle finissero terzi, inizierebbe il processo al leader e le divisioni interne, il progressismo di Fico, il movimentismo di Di Battista, il ruolo istituzionale di Conte, potrebbe causare uno smottamento impossibile da fermare. Smottamento verificabile anche in caso di risultato sotto il 20-21%, il quale rappresenterebbe la peggior affermazione del Movimento dalla sua esistenza.

L’incognita PD, tra il nuovo corso di Zingaretti ed il fantasma di Renzi

Veniamo al Partito Democratico. Nicola Zingaretti è segretario da due mesi e mezzo ma il partito, soprattutto in Parlamento, ancora non è propriamente ‘sotto controllo’, la pattuglia ‘renziana’ è ben presente ed il governatore del Lazio è in piena fase di ricerca della legittimazione. Un buon risultato alle elezioni, ad esempio tra il 22 ed il 24%, e magari la vittoria in Piemonte con Chiamparino, potrebbe favorire il consolidamento della leadership. Soprattutto in caso di sorpasso sui 5 stelle. Raggiungere il 20% appare come il minimo per poter ‘cantare vittoria’. Qualora il PD andasse sotto le percentuali del 2018 inizierebbe il processo al segretario e per Renzi sarebbe più facile tentare un clamoroso ritorno. Da osservare anche le mosse del sicuro eurodeputato Calenda. Il duo potrebbe ritrovarsi presto in una nuova formazione politica, frutto del possibile collasso di +Europa.

Meloni Vs Berlusconi

Forza Italia e Fratelli d’Italia si danno battaglia per la leadership del ‘fù centrodestra’. Berlusconi compare in ogni trasmissione per dare l’idea di un partito solido ma Forza Italia è in via di dissoluzione. Dal governatore Toti ad altri, in molti guardano alla Lega di Salvini e l’europeismo di Tajani e fedelissimi berlusconiani non sembra dare grandi risultati. Molto tonico invece il partito di Giorgia Meloni, i sondaggi davano in crescita FDI e c’è chi ipotizza un sorpasso sugli azzurri. Ciò significherebbe un nuovo centro destra targato Salvini-Meloni ed il disfacimento di Forza Italia.

La Sinistra ed il miraggio del 4%

Un 4% per sopravvivere. E’ questo il miraggio a cui si attacca l’ennesimo cartello elettorale che raccoglie varie sigle della galassia ‘a sinistra del Pd’. ‘Dal 2008 della Sinistra Arcobaleno al 2014 de L’Altra Europa con Tsipras, passando per Liberi ed Uguali e chi più ne ha più ne metta. Cartelli elettorali nati solo per superare lo sbarramento elettorale e portare in Parlamento la voce di chi continua a difendere le proprie posizioni senza fare mai un passo indietro favorendo il ricambio generazionale e sopratutto progettuale. Peccato per alcuni candidati europei di valore.

+ Europa ed Europa Verde

Il partito della Bonino, ormai diventato un soggetto liberale è alle ultime battute finali. Il mancato superamento del quorum potrebbe rappresentarne la fine. L’unione con il movimento del sindaco di Parma, Pizzarotti, potrebbe aiutare ad arrivare al 4%. Molto peggio è messa Europa Verde, il cartello elettorale nato dalla collaborazione tra Verdi e Possibile. Microformazioni senza alcuna speranza.

Da verificare poi i risultati di Casapound, in continua ascesa in alcune zone del Paese; Il Popolo della Famiglia, a cui si vocifera saranno dirottati alcuni voti cattolici in uscita dalla Lega; Il Partito Comunista di Rizzo, soggetto anacronistico ma il cui simbolo potrebbe ancora stregare qualcuno.

Augurando un buon voto a tutti voi, vi lascio due link:

Come si vota:

https://www.tpi.it/2019/05/25/elezioni-europee-2019-come-si-vota/

Test, chi votare alle Europee?

I test per capire chi votare alle europee

Verso un governo 5 Stelle – Lega?


Tanto tuonò che piovve. La mossa della disperazione di Mattarella, ovvero varare un governo del Presidente per gestire il 2018 oppure per andare al voto entro qualche settimana senza Gentiloni a Palazzo Chigi, ha avuto il suo effetto. Far nascere la possibilità di un governo Di Maio-Salvini. Con il placet di Berlusconi, la Lega ha potuto iniziare un dialogo stretto con i grillini ed il patto per l’esecutivo sembra essere vicino. Ieri poi per Berlusconi c’è stato il colpo di teatro, ovvero la cancellazione della incandidabilità. Il Cavaliere torna a pieno titolo nell’agone politico e già qualcuno parla di dimissioni di un parlamentare forzista per consentire la sua elezione ed il contemporaneo ritorno in Parlamento.

Il nuovo scenario ha reso euforico il leader di Forza Italia, che guarda con rinnovato ottimismo al futuro e crede di poter far ‘schiantare’ l’alleato Salvini ed il rivale Di Maio. Il governo nascente, già redarguito da Mattarella, potrebbe durare poco. Questo si augura Berlusconi. E questo si augura anche Renzi. I due grandi sconfitti del 4 marzo confidano nel fallimento dell’alleanza grillin-leghista per potersi riproporre agli elettori come ‘usato sicuro’. Ben presto sapremo chi avrà ragione.

#Elezioni2018: aggiornamenti live sul voto


Da questa mattina alle ore 7 si sono aperti i seggi per il rinnovo del Parlamento italiano e per le elezioni regionali in Lazio e Lombardia. I seggi chiuderanno alle ore 23, da quel momento saranno diffusi gli exit-poll sui risultati e durante la notte vi saranno i primi dati ufficiali.

Alcune riflessioni sulla modalità di votazione:

Il bollino antifrode, allegato alla scheda elettorale per evitare il voto di scambio, rischia di creare caos durante le operazioni di voto. Già da prima mattina si avvertono lunghe file ai seggi, in più zone del Paese. C’è da capire quanto influirà sulla affluenza finale e quanti problemi vi saranno durante le fasce orarie a più ampia affluenza.

++DIRETTA++:

 

  • 19:20  alle 19 (comuni 2.123 su 7.958): 57,7% (al referendum 2016: era 57,2%) sempre più probabile affluenza finale attorno al 68-69%
  • 17.05 le prime analisi sui dati della affluenza dovrebbero far sorridere i 5 stelle e far rabbrividire il PD. “Alle 12, rispetto al Referendum 2016, l’affluenza è salita nel Sud, dove ci si aspetta un buon dato del M5S, e scesa in Emilia-Romagna, tradizionale roccaforte del centrosinistra (youtrend)”
  • 17.02 curiosità, Di Battista sbaglia seggio di voto, dopo il cambio di residenza.
  • 17.00 Protesta ‘Femen’ durante il voto di Silvio Berlusconi28870155_10213922034177424_5968821956859783528_n
  • 14.00 affluenza ore 12 attorno al 19%. Nel 2013 era al 14,9% ma si votava in due giorni,nel referendum 2016 era 20,1, alla fine votò il 68,5. A questo punto possiamo ipotizzare che l’affluenza fnale sarà attorno al 66-69%
  • #Elezioni2018 i risultati del 2013 davano il csx al 29,5, il cdx al 29.2 ed i 5 stelle al 25.5% (Camera). Ad oggi il csx, secondo i sondaggi, perde 2-3 punti, i 5 stelle ne guadagnano 2-3 mentre il cdx è avanti di 7-8 punti.
  • #Elezioni2018 scenari: il più probabile al momento è la vittoria del centrodestra. Qualora ottenga la maggioranza per governare, chi pensate sarà il Premier? E soprattutto la Lega arriverà prima di Forza Italia?
  • #Elezioni2018 i nomi più quotati per la carica di premier sono Tajani, in caso di maggioranza assoluta di centodestra o Gentiloni, se sarà necessario dar vita ad una nuova coalizione. Altri nomi quotati sono quelli di Minniti, Calenda e Maroni.
  • #Elezioni2018 Ancora non sono stati diffusi dati ufficiali ma si teme una bassa affluenza (attorno al 55-60%). Chi potrà essere avvantaggiato da una bassa affluenza?
  • #Elezioni2018, mie previsioni. Lega e M5S sottostimati dai sondaggi. LeU tra il 3 ed il 5%
  • ELEZIONI

#Elezioni2018: tre settimane al voto, ultimi sondaggi ed analisi della situazione


15 febbraio. 20 giorni al voto del 4 marzo, è arrivato il momento di fare il punto della situazione politica. Sondaggi alla mano, il Centrodestra si avvia a vincere nettamente le elezioni politiche. Non è ancora chiaro quanto nettamente. Si parla di 8-10 punti di vantaggio su Centrosinistra e M5Stelle ma il nodo è il numero di seggi totali che Berlusconi, Salvini e Meloni riusciranno a conquistare. Si parla di 290 alla Camera e 150 al Senato, al momento. Non bastano per creare una maggioranza.

Il Partito Democratico continua a cedere punti, in parte compensato dalla crescente fiducia in +Europa di Emma Bonino. Stabili i 5 stelle, su cui pesa però il recente scandalo di ‘rimborsopoli’. Molte le variabili, cerchiamo di analizzarne alcune.

  1. L’affidabilità dei sondaggi.
    In passato le indagini demoscopiche hanno dimostrato tutta la loro fragilità, soprattutto in terra italica. Lo dimostrano le previsioni delle elezioni 2013 e quelle delle Europee 2014, clamorosamente mancate da praticamente tutti gli istituti di sondaggi. Ed oggi, soprattutto con una legge nuova e complicata come il Rosatellum, tutte le analisi fatte lasciano comunque dei dubbi.
  2. Lo scandalo rimborsopoli 5Stelle
    Quel che sta accadendo nel Movimento 5 stelle, con alcuni parlamentari cacciati per via di rimborsi mancati o irregolarità, potrebbe rosicchiare consenso in queste ultime tre settimane di campagna elettorale. Per altro poi probabilmente avremo una decina di parlamentari eletti ma senza gruppo politico, essendo già stati mandati via dai 5 stelle ed impossibilitati alle dimissioni dalla candidatura. Cosa faranno? Correranno in soccorso di maggioranze risicate?
  3. La tenuta del Centrodestra
    Berlusconi e Salvini tecnicamente sono alleati ma praticamente fanno campagne elettorali separate, divergono su molti argomenti e non è chiaro quanto una eventuale maggioranza di centrodestra possa tenere, anche rispetto alle pressioni della UE che già hanno mietuto vittime eccellenti in Spagna e Germania, (il segretario PSOE cacciato per far avere la fiducia al governo del PP Rayoj, la SPD quasi ‘costretta’ a riproporsi come junior partner della Grosse Koalition con la CDU di Merkel). Berlusconi forse bluffa facendo circolare voci che lo vedono pronto ad un governo di larghe intese benedetto dall’Europa. Vedremo il 5 marzo. Una cosa è certa, se Lega e Fratelli d’Italia puntano ad intercettare il dissenso verso Ue e la paura dei migranti, del terrorismo, Berlusconi vuole ritagliarsi un ruolo per poter salvare se stesso e le sue aziende. Non importa chi sarà al governo, basta che non sia contro di lui.
  4. L’ampiezza della sconfitta PD
    Anche questa variabile è importante per capire cosa accadrà dopo il 4 marzo. I dem, secondo i sondaggi, continuano la discesa, oggi attorno al 22% ma anche oltre, quasi vicino alla soglia psicologica del 20%. Renzi ha scommesso molto sulle liste ‘satellite’ di Bonino, Prodiani e Alfaniani per ottenere qualche seggio in più (le liste apparentate che prendono più dell’1% e meno del 3% non ottengono seggi ma girano i propri voti al Partito che supera la soglia, ovvero il PD). Se Bonino, come sembra, arriverà al 3% e le altre due liste saranno sotto l’1%, i Dem potrebbero perdere tra i 15 ed i 20 seggi. L’esito finale del voto dirà anche cosa ne sarà del Partito stesso. In caso di sconfitta netta, Renzi potrebbe finire sotto processo dai dirigenti dem. Renzi ha militarizzato i gruppi parlamentari futuri e questo fa pensare che non abbia alcuna intenzione di lasciare. Semmai potrebbe uscire dal PD fondando una nuova formazione à la En Marche del presidente francese Macron. Oppure tale operazione potrebbe non riuscire ed allora potrebbe tornare in auge l’ipotesi suggestiva di Nicola Zingaretti come federatore di un nuovo centro-sinistra ampio, includendo anche Leu. E se invece il PD avesse un buon risultato? Renzi è stato sottostimato nel 2014. Chissà…
  5. I partiti minori
    LeU continua a perdere consensi, partito al 7% ora viaggia attorno al 5-6 ma da sempre le liste progressiste vengono sovrastimate e la notte del 4 marzo potrebbe esserci un magro bottino per la lista Grasso. Interessante invece il consenso a Potere al Popolo, listino di Sinistra comunista dove sono confluiti Rifondazione ed altri movimenti antagonisti. 1-2%, in crescita. Anche dall’altra parte della barricata, nella destra estrema, c’è chi pensa che Casapound potrebbe avere un exploit superando il 2%. Determinanti saranno anche i centristi, a destra e sinistra. A destra Noi per l’Italia avranno buon gioco a formare un governo di larghe intese o accomodarsi nella maggioranza di centrodestra, magari in compagnia di Lorenzin, Casini e soci, eletti nelle file PD. E poi c’è Emma Bonino, quanto strapperà al PD?

Insomma può accadere ancora di tutto. Da domani niente sondaggi pubblici. Inizieranno le corse clandestine. Appuntamento al prossimo numero!

#Elezioni2018, -50 giorni: liti nel centrodestra ed in LeU, Pd giù nei sondaggi, Calenda boom


Mancano 50 giorni alle elezioni politiche ed ancora non tutto è chiaro per gli elettori. Il Centrodestra litiga sul programma, il PD non indica il candidato Premier ma, parola di Renzi, ‘basta che sia del Pd’. Di Maio va avanti per la sua strada solitaria ammettendo che in caso di non raggiungimento della maggioranza assoluta, si renderà disponibile ad accordi con chi voglia rispettare il programma dei 5 stelle.

Accordi post voto. E’ proprio su questo argomento che in tanti, soprattutto tra gli onorevoli, si interrogano. Ad oggi il Centrodestra è molto avanti nei sondaggi ed è vicino ai ‘magic number’ di 316 deputati e 160 senatori. La sensazione è che si stia però raschiando il fondo del barile e che Berlusconi, Salvini e Meloni potrebbero non farcela a raggiungere la maggioranza assoluta nei due rami del parlamento. Cosa fare allora?

E’ qui che gli scenari si moltiplicano. Molto dipenderà da quanti parlamentari avranno le singole forze politiche. La sensazione è che il centrodestra sia solo una coalizione ‘elettorale’ e non di governo e che il Cavaliere si affrancherà presto da Lega e Fratelli d’Italia per dare vita ad un governo di larghe intese con PD, centristi ed i ‘maroniani’ presenti nel Carroccio. Salvini ha mal digerito la rinuncia alla ricandidatura del Presidente della Lombardia e guarda con sospetto alla amicizia tra Maroni stesso e Berlusconi. Per questo eviterà di avere troppi maroniani nei listini elettorali.

Il varo di un governo Forza Italia- PD dipende molto dalla tenuta di quest’ultimo. I nuovi sondaggi danno i Dem in caduta libera e vicini alla soglia psicologica del 20%. Se il PD renziano capitolasse, potrebbe verificarsi ciò che il Cav teme di più. Una convergenza Pd post renziano, Sinistra di Liberi ed Uguali e Movimento 5 Stelle. Se infatti il partito di Di Maio avesse una buona performance, tutto potrebbe accadere. Ed un governo pentastellato è l’incubo per Berlusconi. 

Ultima notazione, la fine dell’effetto ‘novità’ per Grasso e l’inizio dei dissidi interni a LeU sulle alleanze regionali. No all’appoggio di Gori in Lombardia, trattative per Zingaretti nel Lazio e c’è chi, nel nuovo listone, non vede di buon occhio l’appoggio a quest’ultimo. Divergenze anche sulle alleanze post-voto. Boldrini contraria ad accordi con i 5 Stelle, Grasso possibilista.

Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per indispettire ancora di più gli elettori, già sfiduciati da una politica sempre più lontana dai problemi quotidiani e con un sistema elettorale che non garantisce, salvo sorprese, maggioranze stabili.

Nomi sui possibili premier? Tajani in caso di vittoria del centrodestra, alcuni mettono in lista anche Bobo Maroni. Gentiloni potrebbe rimanere in caso di governo a trazione Pd-FI ma una nuova stella sta nascendo, è il ministro (ex attore nel Libro Cuore) Carlo Calenda. Ha rifiutato una candidatura nel PD per avere le mani libere e poter essere garanzia di autonomia da Renzi. Chissà…

#Elezioni2018: Pisapia, Alfano, Grasso, tutte le novità politiche dell’ultimo mese


Seconda puntata.

Ci eravamo lasciati un mese fa con nuvole nere sul PD e pieno sole per il centrodestra con incertezza su ciò che c’è a sinistra dei dem. A distanza di quattro settimane qualcosa è cambiato. In peggio, per Matteo Renzi ed il Partito Democratico.

Giuliano Pisapia ha gettato la spugna, l’ex sindaco di Milano voleva davvero (incredibile ma vero!) ricostruire un centrosinistra unito e quando ha capito (finalmente) che ciò non era possibile, ha deciso di abbandonare. Il suo Campo Progressista si scioglie, alcuni andranno nel PD ed altri con ex dem ora in Articolo1-Mdp. Il PD ‘perde’ anche un altro alleato. Angelino Alfano, pluriministro durante i governi Berlusconi-Monti-Letta-Renzi-Gentiloni, ha deciso di non ricandidarsi alle prossime elezioni.

In un colpo Renzi perde quindi i due ‘perni’ su cui avrebbe dovuto costruire una coalizione per provare a vincere le elezioni. Senza Alfano e Pisapia ,al centro ora restano Casini e gli altri centristi alfaniani ed a Sinistra i verdi, i socialisti, qualcuno di Campo Progressista e poi la lista +Europa di Emma Bonino. Centristi, lista progressista e partitino liberaleuropeista, ecco le tre piccole fragili assi portanti della coalizione che dovrà essere creata attorno al PD. Movimenti creati ad arte per raccimolare 4-5 punti % complessivi da portare in dote ai Dem. Il problema però sono proprio i Dem e la loro debolezza. Gli ultimi sondaggi infatti danno il PD al 23-24%, sempre più in basso. Quota 30% sembra quindi sempre più lontana per la coalizione di centro-sinistra.

Chi se la passa sempre meglio è invece il CentroDestra. Berlusconi, Salvini e Meloni, litigi a parte, sono decisi a fare squadra ed i sondaggi premiano tale ipotesi. Tra il 35 ed il 38% al momento. E Berlusconi ancora non ha iniziato il martellamento mediatico condito di promesse illusorie. Salvini e Meloni intanto continuano a beneficiare del clima anti-migranti che colpisce sempre più l’opinione pubblica italiana. Non è tutto rosa e fiori tra i due populisti destrorsi ovviamente. La lega ha imbarcato i sovranisti Alemanno e Storace, invisi a Meloni ed ai suoi. Bossi potrebbe lasciare il Carroccio per Forza Italia. Berlusconi poi si appresa a ricandidare tanti ‘impresentabili’ agli occhi di Lega e FDI ma il centrodestra, oramai abbiamo imparato, sa mettere da parte le divergenze per l’obiettivo comune della vittoria finale. Poi si vedrà. Il 38% accreditato dai sondaggi potrebbe far sperare addirittura una maggioranza assoluta in Parlamento. Difficile sarà poi governare, con le istituzioni europee contrarie, le speculazioni finanziarie e le forti divisioni interne alla coalizione. Ma questa è un’altra storia…

Novità a Sinistra del PD. Come anticipato un mese fa Pietro Grasso è ‘sceso in campo’ e sarà lui a guidare la Lista di Sinistra ‘Liberi ed Uguali’ formata da gli ex dem di MDP, Sinistra Italiana e Possibile. Un percorso nuovo ma che presenta alcune perplessità. Più che la nascita di nuovo movimento sembra di assistere all’ennesimo listino per superare lo sbarramento del 3% e consentire ad una classe dirigente fallimentare di poter continuare, seppur in fase ridotta, ad esistere ed auto alimentarsi. Vedremo con il tempo se LeU sarà davvero qualcosa di nuovo o sarà la nuova lista Tsipras o Arcobaleno. 

Infine i 5 stelle. Immobili. Di Maio candidato premier, Grillo sempre più defilato e null’altro da segnalare. Tranne l’accusa fatta dall’ex VicePresidente Biden di aver goduto di finanziamenti della Russia di Putin in chiave anti-occidentale. Barzellette, secondo me. Per il resto non sembrano avere alcuna chance per la vittoria finale, non avendo coalizioni da poter sfruttare per ottenere seggi maggioritari.

In tutto questo c’è un uomo al comando, Paolo Gentiloni. Arrivato a Palazzo Chigi proprio un anno fa, sembra essere l’unico a poter sperare di restare in sella nei prossimi mesi. Perché se a marzo 2018 non esce una maggioranza chiara, ci saranno mesi di trattative (probabilmente fallimentari) e lui sarà costretto a rimanere Premier chissà per quanto…

Appuntamento alle prossime settimane per future novità.