Bersani non rinuncia e chiede a Napolitano di riconsultare i partiti


La non rinuncia di Bersani, secondo me, può avere la seguente motivazione: rinunciando all’incarico, si sarebbe data mano libera a Napolitano per nominare un Saccomanni o simile, un governo tecnico che avrebbe avuto da subito l’appoggio di Pdl e Monti e che quindi avrebbe ‘messo al muro’ il PD, quasi costringendolo ad appoggiarlo.
La non rinuncia di Bersani potrebbe significare “la linea è la nostra, gli otto punti ed un governo senza il Pdl, vedi tu (Napolitano) se riesci a trovare un nome per il Premier che possa avere i numeri al Senato”. Un modo per ‘legare le mani’ al Presidente della Repubblica e costringerlo a portare avanti la linea di un governo di cambiamento (magari Civico) senza i voti di Berlusconi.

L’ultimo anno e mezzo di Napolitano è stato pessimo. Prima la scelta di Monti per il governo tecnico, scelta che si è rivelata sbagliata sotto molti punti di vista, da quello della linea politico-economica a quello puramente strategico (con la discesa in campo del Premier). Poi la caparbietà di volere un governo Pd-Pdl, scelta che regalerà milioni di voti a Beppe Grillo.

Vediamo quanti danni farà negli ultimi 15 giorni di mandato.

Gli 8 punti di Bersani a cui Grillo dirà di NO


I video della direzione del PD

Gli otto punti di Bersani che verranno respinti da Grillo:

1. Fuori dalla gabbia dell’austerità. Il Governo italiano si fa protagonista attivo di una correzione delle politiche europee di stabilità. Una correzione irrinunciabile dato che dopo 5 anni di austerità e di svalutazione del lavoro i debiti pubblici aumentano ovunque nell’eurozona. Si tratta di conciliare la disciplina di bilancio con investimenti pubblici produttivi e di ottenere maggiore elasticità negli obiettivi di medio termine della finanza pubblica. L’avvitamento fra austerità e recessione mette a rischio la democrazia rappresentativa e le leve della governabilità. L’aggiustamento di debito e deficit sono obiettivi di medio termine. L’immediata emergenza sta nell’economia reale e nell’occupazione.

2. Misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro
– Pagamenti della Pubblica Amministrazione alle imprese con emissione di titoli del tesoro dedicati e potenziamento a trecentosessanta gradi degli strumenti di Cassa Depositi e Prestiti per la finanza d’impresa.
– Allentamento del Patto di stabilità degli Enti locali per rafforzare gli sportelli sociali e per un piano di piccole opere a cominciare da scuole e strutture sanitarie.
– Programma per la banda larga e lo sviluppi dell’ICT.
– Riduzione del costo del lavoro stabile per eliminare i vantaggi di costo del lavoro precario e superamento degli automatismi della legge Fornero.
– Salario o compenso minimo per chi non ha copertura contrattuale.
– Avvio della universalizzazione delle indennità di disoccupazione e introduzione di un reddito minimo d’inserimento.
– Salvaguardia esodati.
– Avvio della spending review con il sistema delle autonomie e definizione di piani di riorganizzazione di ogni Pubblica Amministrazione.
– Riduzione e redistribuzione dell’IMU secondo le proposte già avanzate dal PD.
– Misure per la tracciabilità e la fedeltà fiscale, blocco dei condoni e rivisitazione delle procedure di Equitalia.
Ciascun intervento sugli investimenti e il lavoro sarà rafforzato al Sud, anche in coordinamento con i fondi comunitari.

3. Riforma della politica e della vita pubblica
– Norme costituzionali per il dimezzamento dei Parlamentari e per la cancellazione in Costituzione delle Province.
– Revisione degli emolumenti di Parlamentari e Consiglieri Regionali con riferimento al trattamento economico dei Sindaci.
– Norme per il disboscamento di società pubbliche e miste pubblico-private.
– Riduzione costi della burocrazia con revisione dei compensi per doppie funzioni e incarichi professionali.
– Legge sui Partiti con riferimento alla democrazia interna, ai codici etici, all’accesso alle candidature e al finanziamento.
– Legge elettorale con riproposizione della proposta PD sul doppio turno di collegio.

4. Voltare pagina sulla giustizia e sull’equità
– Legge sulla corruzione, sulla revisione della prescrizione, sul reato di autoriciclaggio.
– Norme efficaci sul falso in bilancio, sul voto di scambio e sul voto di scambio mafioso.
– Nuove norme sulle frodi fiscali.

5. Legge sui conflitti di interesse, sull’incandidabilità, l’ineleggibilità e sui doppi incarichi.
Le norme sui conflitti di interesse si propongono sulla falsariga del progetto approvato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera nella XV Legislatura che fa largamente riferimento alla proposta Elia-Onida-Cheli-Bassanini.

6. Economia verde e sviluppo sostenibile
– Estensione del 55% per le ristrutturazioni edilizie a fini di efficienza energetica.
– Programma pubblico-privato per la riqualificazione del costruito e norme a favore del recupero delle aree dismesse e degradate e contro il consumo del suolo.
– Piano bonifiche.
– Piano per lo sviluppo delle smart grid.
– Rivisitazione e ottimizzazione del ciclo rifiuti (da costo a risorsa economica). Conferenza nazionale in autunno.

7. Prime norme sui diritti
– Norme sull’acquisto della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri e per minori nati in Italia.
– Norme sulle unioni civili di coppie omosessuali secondo i principi della legge tedesca che fa discendere effetti analoghi a quelli discendenti dal matrimonio e regola in modo specifico le responsabilità genitoriali.
– Legge sul femminicidio.

8. Istruzione e ricerca
– Contrasto all’abbandono scolastico e potenziamento del diritto allo studio con risorse nazionali e comunitarie.
– Adeguamento e messa in sicurezza delle strutture scolastiche nel programma per le piccole opere.
– Organico funzionale stabile, piano per esaurimento graduatorie dei precari della scuola e reclutamento deiricercatori.

Il CentroSinistra non ha mai avuto un maggioranza stabile, avrebbe potuto averla questa volta ma gli italiani hanno deciso di premiare Grillo. Il risultato è che Grillo dirà di No a Bersani e cosi torneranno in auge i Veltroni/D’Alema/Fioroni.

La ggggente non ha capito che, con tutti i limiti comunicativi che aveva, Bersani era uno dei pochi nel PD ad avere una impronta di Sinistra e scollegata ai burocrati che avevano gestito il PCI-PDS-DS-PD. E’ stato un buon amministratore ed un buon Ministro e con Vendola avrebbe potuto proporre cose interessanti. Ma la ggggente non si è fidata ed ha preferito affidarsi ai pifferai magici.

Fermo restando che a mio avviso il Segretario PD non dovrebbe proporsi come Premier credo a Grillo non convenga dire si a Bersani, perche poi dovrebbe governare davvero e non potrebbe piu strillare come è abituato a fare da tre anni. Gli conviene che PD e PDL si alleino cosicchè potrà aumentare consenso.

A Grillo, dell’Italia, non gliene frega nulla.

Bersani, l’ultimo argine al Governissimo…


Condivido il 99% di ciò che è scritto nell’articolo:

Pierluigi Bersani ha commesso molti e grandissimi errori. Solo per citare i più gravi: si è fatto imporre da Napolitano il governo Monti e il rinvio di elezioni vinte in partenza, ha affossato un compiuto centrosinistra, la cosiddetta foto di Vasto, di nuovo per far contento il reuccio del Quirinale e la fallimentare destra del suo partito, ha impostato la campagna elettorale con l’unico argomento che gli garantiva sconfitta certa, l’idea balzana di allearsi con Monti in ogni caso.

Detto questo, resta il fatto che fra tutti i segretari del non-partito che hanno accumulato disastri negli ultimi anni, pardon decenni, è il solo che abbia compiutamente difeso l’idea di un partito moderato ma riformista e il solo che abbia posto un freno agli umori blairian-liberisti che avevano invasato tutti gli altri dirigenti prima dei Ds e poi del Pd.

Oggi Bersani è la sola e ultima linea di resistenza a fronte della iattura che incombe, quella del governissimo. Per ora punta i piedi e insiste nel contemplare due sole alternative: un governo di centrosinistra col lasciapassare, sia pur strettamente condizionato, di Grillo o il ritorno al voto.

Qualunque sia il giudizio sulla sua segreteria e sulla sua campagna elettorale bisogna sperare che ce la faccia. L’alternativa sarebbe un governo insieme di malfattori, quelli riuniti sotto le bandiere del simpaticissimo ma pur sempre gaglioffo giovanotto d’Arcore, e di banchieri. Berlusconi ci metterebbe un secondo a dimenticare l’antieuropeismo della campagna elettorale per tornare obbediente come è stato fino alla cacciata da palazzo Chigi del 2011. In cambio chiederebbe solo tutte le garanzie e le salvaguardie personali del caso. L’uomo, si sa, è fatto così.

I piddini, in compenso, dovrebbero sobbarcarsi il ruolo di guardiani di quella che viene abitualmente chiamata responsabilità e che in volgare si traduce: obbedienza ai diktat europei, o tedeschi che è più preciso.

Il segretario piddino deve vedersela in queste ore con forze soverchianti. Metà del suo partito, volpi del tavoliere, missionari in Africa mancati, signore attaccate al posto e al potere con un bostik ancora più resistente di quello adoperato dai colleghi maschi. Tutta la stampa, con le sole eccezioni del Fatto e del manifesto. Re Giorgetto, che vede la possibilità di fare un ultimo danno e non vorrà certo perdere l’occasione. I tedeschi, che una qualche voce in capitolo italiano ce l’hanno, tant’è che ormai non passa talk show senza il suo bravo teutone in divisa da gauleiter a sbraitare ordini.

Ha per unici alleati Nichi Vendola e la stragrande maggioranza degli elettori conclamati o potenziali di sinistra: non solo quelli che hanno votato Pd o Sel o Rc ma anche molti astenuti per disgusto e grillini.

Se Bersani non ce la farà, se si arrenderà alle pressioni di cui sopra come ha già fatto troppe volte, per lui sarà finita ma anche per noi ci sarà poco da stare allegri. Certo, alla fine della storia il Pd sarà un ricordo e Grillo, probabilmente, presidente del consiglio. Ma prima toccherà passare per un calvario.. Che rischia di non essere nemmeno brevissimo.

Berlusconi e Grillo vincitori, sconfitta la linea Bersani


Riflessioni post-voto:

I vincitori delle elezioni sono due. Il primo è Silvio Berlusconi che, con il 30% dei voti, ottiene una buona affermazione risultando determinante al Senato per formare una maggioranza di governo. Per Mediaset ed i Processi del Cav tutto andrà nel verso giusto. Nulla di imprevedibile, a dicembre lo scrivevamo:

Eppure uno zoccolo duro c’è. Tra dipendenti delle sue aziende, collaboratori, miracolati ,servitori ed ammiratori viscerali almeno il 15% dell’Italia è con Lui. Se saprà giocare bene le sue carte, unendo tutto il possibile, potrebbe arrivare anche ad avere dietro di se una coalizione dal 30%. Dio (o la Natura) ce ne scampi e liberi.

Il secondo vincitore è Beppe Grillo. Il Movimento 5 Stelle è il primo partito alla Camera ed ottiene una ottima performance al Senato dove sarà determinante. In tutta Italia i grillini sono vincono in molte regioni surclassando il CentroSinistra.

Bersani è il vero unico grande sconfitto. Il PD cede lo scettro ai grillini, ottiene per un soffio la maggioranza alla Camera e perde in molte regioni al Senato. Pur avendo sempre appoggiato Bersani, più volte avevamo espresso dubbi sulla campagna elettorale dimessa portata avanti dal CentroSinistra. La continua ricerca di convergenze con Monti, altro sconfitto dalle urne, non era gradita a molti ed alla lunga ha penalizzato i progressisti.  Vendola non brilla e si mantiene sul 3%.

Gianfranco Fini esce dal Parlamento dopo svariati decenni. Casini si lecca le ferite consolandosi con un seggio al Senato. Di Pietro rimane fuori da Montecitorio e con lui i comunisti di Ferrero e Diliberto.

Questo lo scenario politico che abbiamo di fronte. A questo punto la classe dirigente democratica dovrebbe trarre le conclusioni. Bersani dovrebbe fare un passo indietro rinunciando a formare un governo ed anticipando il Congresso del PD per cedere la segreteria politica. La sua strategia non ha funzionato purtroppo. La Sinistra Democratica è stata sconfitta, la palla ora passerà probabilmente a Renzi che sposterà al ‘centro’ il partito.

Dal punto di vista del Governo, il PD dovrebbe (e dico dovrebbe) evitare esecutivi bipartisan con montiani e berlusconiani. Dovrebbe presentarsi al Senato con un programma di 6 mesi che preveda una riforma elettorale ed il taglio di parlamentari e sprechi della politica per andare al voto a settembre, dopo le elezioni del Capo dello Stato. Lo dovrà fare cercando una convergenza con le altre forze presenti, grillini compresi, ad iniziare dal dialogo per l’elezione del Presidente della Repubblica. E’ l’unica ipotesi ragionevole per dare una chance al CentroSinistra nel prossimo futuro.

In realtà non andrà così. Il PD sosterrà un governo (Passera?) con parti del Pdl e Monti, cosi facendo porrà fine alla alleanza con Vendola e regalerà l’elettorato di Sinistra a Beppe Grillo. Non hanno coraggio, non lo hanno mai avuto e difficilmente lo tireranno fuori ora.

Buona fortuna a tutti, ne avremo bisogno.

ELEZIONI: Bersani di un soffio alla Camera, Grillo Boom, Senato ingovernabile


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I risultati:

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16.10 come volevasi dimostrare. Prime proiezioni Ipr danno Pdl in testa in Sicilia Campania ed addirittura in Piemonte. Sky parla di soli 158 senatori per il centrosinistra, mentre prima ne dava 163. Il fattore vergogna colpisce ancora?

16.00 non c’è molto da credere a questi dati, sara’ stato calcolato il fattore vergogna che spinge i berlusconiani e negare di aver votato il Cav? Negli anni scorsi i dati per la destra erano sempre sottostimati. Attendiamo.

15.10 Istituto Piepoli ISTANT POLL per la Rai: Pd e Sel fra il 35 e il 37%, Pdl e Lega fra il 29 e il 31%, il Movimento 5 Stelle fra il 19 e il 21%, la Lista Monti fra l’8 e il 10, Rivoluzione Civile fra il 2 e il 3%.

15.00 ISTANT POLL Tecné: CSX 34,5 % CDX 29% M5S 19% Scelta Civica 9,5% Rivoluzione Civile 3,5% . Camera Maggioranza (316 deputati) Csx 340, Scelta Civica Monti 46 Cdx 140 deputati M5s 91. SENATO: Csx 169 (158 maggioranza senato). Lombardia: in vantaggio minimo Csx 37,01 contro il 37 del Cdx.

Siti stranieri ed agenzie di scommesse ‘puntano’ su Bersani


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Mentre i ‘sondaggi clandestini’ fatti da alcuni siti italiani rilanciano Berlusconi ed il CentroDestra, le agenzie di scommesse e la stampa estera sembrano pensarla diversamente. I siti di scommesse abbassano le quote per il CentroSinistra, segno che lo considerano probabile vincitore:

Poco più di un mese fa i bookmaker britannici pagavano 1,29 volte la posta la nomina a premier di Pier Luigi Bersani. Ora, a meno di una settimana dal voto, la quota relativa al segretario Pd risulta sensibilmente più bassa. Sono sei le società di scommesse tra le più note ad accettare oggi puntate sul prossimo presidente del Consiglio italiano. E il successo del candidato del centrosinistra oscilla da quota 1,12 a 1,22.

BERLUSCONI A 7,00/8,00 – Scommettendo dunque un euro sulla salita a Palazzo Chigi di Bersani, in caso di vincita, è possibile incassare solo 1,12 euro, se si punta con PaddyPower o WilliamHill, 1,14 se si gioca con StanJames, 1,20 con BetVicotr e Ladbrokes, 1,22 con Betfair. Alle spalle del leader Pd compare Silvio Berlusconi. Il candidato del centrodestra oscilla tra quota 7,00 e 8,00. Ma Betfair, fuori dal coro, paga la vittoria del Cavaliere 24 volte la posta. BetVictor e Ladbrokes.

MONTI A 9,00/11,00 – Appare leggermente arrestrato rispetto a Berlusconi il premier uscente Mario Monti. Il Professore viene segnalato a 9,00 da Ladbrokes, a 11,00 da BetVictor, PaddyPower, StanJames e WilliamHill. Betfair lo indica a 18,60. Per i bookmaker sono pochissime le chance di successo di Beppe Grillo. La nomina a premier del leader del Movimento 5 Stelle non viene pagata mai meno di 19 volte la posta.

In Svizzera intanto si pubblicano i sondaggi degli istituti italiani, sembra essere probabile una vittoria alla Camera dei Deputati per Bersani. Sul Senato ancora tutto in bilico:

«Grillo sta salendo, ma non salirà al di là di quanto fatto da Berlusconi nel 1994 (21%, ndr), il livello massimo è il 20%», ci spiega Nicola Piepoli, presidente dell’omonimo istituto. Anche per Antonio Valente, politologo e Ceo di Lorien, il Movimento 5 Stelle rappresenterà una grossa sorpresa in queste elezioni. «Si tratta di nuova politica – sottolinea – non di antipolitica». Pure in casa Swg si delinea la medesima situazione, benché il risultato sia difficile da quantificare, «perché l’esposizione di questi giorni di Grillo potrebbe portare a sovrastimarlo», spiega Maurizio Pessato.

Secondo Piepoli è la sinistra che salirà al governo, «la tendenza è quella di una vittoria piuttosto netta del Pd, sia alla Camera che al Senato». Antonio Valente, invece, dà un vantaggio netto al centrosinistra alla Camera, ma rimane più cauto per quanto riguarda il Senato: «saranno Lombardia, Sicilia, Campania e Veneto, regioni in bilico, a decidere la partita». Pessato, poi, stima un vantaggio attorno ai cinque punti alla Camera, e poco più ampio al Senato, «per il meccanismo del voto utile e perché l’elettorato più anziano (per il Senato votano gli over 25) tende a votare i partiti tradizionali, Pd e Pdl». Popolo della Libertà che ha però perso qualche colpo nell’ultima settimana, Pessato è risoluto «non c’è possibilità alcuna che il centrodestra possa pensare di raggiungere il centrosinistra alla Camera». Tanto più che nessuno vede più il partito di Berlusconi raggiungere il 20%.

Sondaggi segreti: c’è il sorpasso?


Ecco qui i dati ‘segreti’:

Lo avevamo anticipato ieri sera sulla nostra pagina Facebook (a proposito, iscrivetevi per restare sempre aggiornati!): le indiscrezioni di stamattina sono clamorose, e ci raccontano uno scenario in cui non solo gli equilibri del Senato pontificio, ma anche l’esito della votazione del Conclave nazionale finora ritenuto saldamente nelle mani del fronte progressista, sembrano appesi a un filo.

(Per chi invece non fosse interessato alle notizie dalle ovattate stanze vaticane ma preferisse le imminenti elezioni politiche, che qui chiaramente non trattiamo, consigliamo invece il nuovissimo Seggiometro e la fantastica mappa elettorale interattiva di YouTrend).

I conteggi di madre Gilda Sleri, superiora delle Suore marcelline di Milano e soprattutto vaticanista di fiducia dell’inaffondabile cardinale di Monza e Brianza, registrano infatti una corsa all’ultimo voto tra le truppe dei due schieramenti principali e grossi rimescolamenti di consenso tra le altre forze. Ma andiamo con ordine.

Il gioviale cardinale di Piacenza non riesce ad andare oltre i 33,5 cardinali (i porporati, come è noto, non sono immuni ai decimali) ed è tallonato dal suo più temibile avversario, il prelato pelato di Monza e Brianza, che sarebbe arrivato a raggranellare, secondo le ultime misurazioni, ben 32 voti nel segreto della Cappella Sistina. Un distacco di appena un cardinale abbondante, all’interno del margine d’errore.

Come spiegare questo riavvicinamento che lascia con il fiato sospeso tutti i partecipanti al Conclave e getta nell’incertezza i porporati riuniti nella Cappella sistina? Forse il merito è dell’ingegnosa proposta-shock, che il cardinale brianzolo ha tirato fuori dallo zuccotto con tanto di missiva episcopale inviata a tutti i cardinali-elettori, di rimborsare le decime versate lo scorso anno per imposizione dell’austero cardinale milanese?

Non meno importanti sono le novità sulle quotazioni degli altri candidati, anch’esse rilevate dall’esperta Gilda Sleri nella giornata di lunedì: il simpatico camerlengo di Genova, in grado di riempire i sagrati di alcune delle principali cattedrali della Penisola, è in forte ascesa e sarebbe giunto addirittura a 19 voti, staccando – e quasi doppiando! – un contendente che giorno dopo giorno appare sempre più appannato: il serio e rigoroso cardinale di Milano, forse apprezzato più nelle assemblee liturgiche internazionali (del resto è stato a lungo nunzio apostolico a Bruxelles) che non nell’italianissima Cappella sistina, è infatti ad appena 10,6 porporati, e rischia seriamente di scendere sotto la soglia che implicherebbe il definitivo «extra omnes» dalla Camera papale per i suoi maggiori alleati (tanto il devotissimo vescovo di Bologna quanto l’asciutto omologo di Montecarlo).

E che dire del temuto grand’inquisitore del Sant’Uffizio di Palermo – già fulmineo delegato pontificio in Centro America –, che balla proprio sul crinale dei 4 voti (indispensabili per non essere esclusi dal prossimo Concistoro)? Secondo questa rilevazione, le prospettive sono tutt’altro che rosee: i cardinali di cui è accreditato sono infatti appena 3,2.