25 aprile: “questo è il fiore” della Resistenza


25 aprile 1945 – 25 aprile 2020. La Liberazione, 75 anni dopo, ai tempi del Coronavirus.

Le celebrazioni avranno luogo, in sicurezza, senza cortei o manifestazioni. Per la prima volta da quando l’Italia è tornata una democrazia. L’emergenza nazionale, dovuta alla pandemia, ha provocato anche questo cambiamento.

Bella Ciao, interpretata da Tosca

La data della Festa è stata scelta convenzionalmente perché “proprio il 25 aprile furono liberate le città di Torino e Milano. Entro il 1 maggio anche tutto il resto dell’Italia settentrionale subì il medesimo destino: il 21 aprile a Bologna, il 26 aprile a Genova e il 28 aprile a Venezia”.

In realtà la Festa della Liberazione è il simbolo della fine del Ventennio fascista, la fine della dittatura, la fine di cinque anni di guerra.

Ho deciso di ricordare l’avvenimento riportando un racconto della ‘Battaglia di Porta San Paolo”. Tra il 9 ed il 10 settembre del 1943, la zona sud di Roma è teatro di uno degli episodi più drammatici ed eroici della Resistenza: l’estremo, disperato tentativo da parte dei militari e dei civili italiani di opporsi all’occupazione tedesca della capitale avviata subito dopo l’annuncio dell’armistizio.

La battaglia di Porta San Paolo, 10 settembre 1943:

L’operaio diciottenne Maurizio Cecati è colpito a morte mentre incita i suoi compagni alla lotta; il fruttivendolo Mario Ricciotti, viene ucciso dove era accorso finito il lavoro ai mercati generali; mentre una scheggia condanna Raffaele Persichetti, professore di storia dell’arte al liceo classico «Visconti», prima medaglia d’oro della Resistenza. E’ la mattina del 10 settembre del 1943 e questi sono solo alcuni dei civili romani che muoiono durante uno degli episodi più drammatici ed eroici della Resistenza italiana: la battaglia di Porta San Paolo.

Il re Vittorio Emanuele III e il presidente Badoglio hanno già abbandonato la città, lasciando anche l’esercito allo sbando. Roma non è sola, i cittadini e i militari decidono insieme di difenderne la libertà. Così giovani, vecchi e molte donne si ritrovano a combattere fianco a fianco con i superstiti dei “Granatieri di Sardegna”, i Lancieri del battaglione “Genova Cavalleria” e alcuni reparti della divisione “Sassari”. La gente arriva nelle strade dell’Aventino spontaneamente e si lascia istruire dai rappresentanti dei partiti antifascisti. Nonostante la schiacciante superiorità numerica e d’armamento delle truppe tedesche comandate dal maresciallo Kesselring, il fronte così improvvisato riesce ad attestarsi lungo le mura di Porta San Paolo, innalzando barricate e facendosi scudo con le vetture dei tram rovesciate.
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Nelle vie intorno alla Piramide Cestia combattono anche Luigi Longo, Ugo La Malfa, Sandro Pertini e Bruno Buozzi. Nel primo pomeriggio la resistenza è travolta dai mezzi corazzati tedeschi e il capo di stato maggiore della Divisione «Centauro», Leandro Giaccone, firma la resa. La battaglia di Porta San Paolo è considerata il vero e proprio esordio della Resistenza italiana. Protagonisti sono i romani, che, nonostante la paura, scelgono la solidarietà antinazista contro l’indifferenza.

Caduti per la difesa di Roma del 9/10 settembre 1943
414 militari italiani, 156 civili ( 27 donne)

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.
Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità della nazione, andate là, o giovani, col pensiero, perché là è nata la nostra costituzione.
(Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Milano, 26 gennaio 1955)

Al Grillo ‘secessionista’ rispondo con Piero Calamandrei


costituzione

E se domani, alla fine di questa storia, iniziata nel 1861, funestata dalla partecipazione a due guerre mondiali e a guerre coloniali di ogni tipo, dalla Libia all’Etiopia. Una storia brutale, la cui memoria non ci porta a gonfiare il petto, ma ad abbassare la testa. Percorsa da atti terroristici inauditi per una democrazia assistiti premurosamente dai servizi deviati(?) dello Stato. Quale Stato? La parola “Stato” di fronte alla quale ci si alzava in piedi e si salutava la bandiera è diventata un ignobile raccoglitore di interessi privati gestito dalle maitresse dei partiti
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Per far funzionare l’Italia è necessario decentralizzare poteri e funzioni a livello di macroregioni, recuperando l’identità di Stati millenari, come la Repubblica di Venezia o il Regno delle due Sicilie. E se domani fosse troppo tardi? Se ci fosse un referendum per l’annessione della Lombardia alla Svizzera, dell’autonomia della Sardegna o del congiungimento della Valle d’Aosta e dell’Alto Adige alla Francia e all’Austria? Ci sarebbe un plebiscito per andarsene. E se domani…

Questo l’inizio e  la conclusione di un post polemico di Beppe Grillo. Analizzando brevemente i numerosi fallimenti dell’Italia unita, facendo leva sul consueto populismo che lo contraddistingue (sono tutti ladri, fa tutto schifo, lo Stato non esiste e se lo è diventa un usurpatore) conclude con un bell‘inno alla secessione, alle macroregioni care ai leghisti.

Come rispondere a cotanta ipocrisia? Ho riflettuto un giorno intero, poi ho avuto l’ispirazione. Rispondo con un nome. Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Costituzione. E con un discorso, quello da lui fatto agli studenti di un liceo milanese il 26 gennaio 1955. Poco prima della sua morte.

Le critiche di Grillo, in parte hanno un fondo di verità, ovvero che l’Italia, sia quella monarchica che quella repubblicana, abbia deluso le aspettative dei propri cittadini. Ed anche di chi ha lottato per l’Indipendenza prima e per la Liberazione poi. E’ un fatto, non una opinione. Non c’era bisogno di Grillo.

Poi c’è la nostra Costituzione. Tanto bistrattata, sempre criticata, continuamente ‘attaccata’. Eppure in quella Carta c’è tanto di buono. Seppure molto di non applicato. E’ che vi voglio portare. Con le parole di Calamandrei. Anche lui conscio dei limiti della politica.

“L’articolo 34 dice: “i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.” E se non hanno mezzi! Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo, che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo; non impegnativo per noi che siamo al desinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
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E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere!
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Però vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità; per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, indifferentismo, che è, non qui per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghi strati, in larghe categorie di giovani, un po’ una malattia dei giovani.

Come avete letto anche Calamandrei, ben sessantanni fa, era consapevole dei limiti della Carta. Gli intenti sono buoni ma vanno applicati. Con la secessione, come dice il Grillo leghista del blog? NO, CON L’IMPEGNO E LA VOLONTA’ DI PORTARE AVANTI UNA POLITICA DI VALORI, COMPETENZE E VOGLIA DI FARE.

Perchè la nostra Carta è la nostra Storia. Non fatta di soli eventi brutti ma anche di lotte profonde, di battaglie per la libertà, per la affermazione della indipendenza di una Nazione Italiana che nessuno, nè la decadenza politica e gli scandali nè tantomeno Grillo o Salvini potrà MAI METTERE IN DISCUSSIONE.

Per l’Unità d’Italia sono morte migliaia di persone, per la Liberazione dal giogo nazi-fascista ne sono perite altrettante. E tutti quei sacrifici sono ‘scritti’ nella nostra BELLISSIMA Costituzione. Conclude Calamandrei:

In questa Costituzione di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli.
E a sapere intendere dietro questi articoli, ci si sentono delle voci lontane.
Quando io leggo: nell’articolo 2 “L’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà, politica, economica e sociale” o quando leggo nell’articolo 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli”, “la patria italiana in mezzo alle altre patrie” ma questo è Mazzini! Questa è la voce di Mazzini.
O quando io leggo nell’articolo 8: “Tutte le confessioni religiose, sono ugualmente libere davanti alla legge” ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’articolo 5 ”La Repubblica, una ed indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali” ma questo è Cattaneo!
O quando nell’articolo 52 io leggo, a proposito delle forze armate “L’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”, l’esercito di popolo, e questo è Garibaldi!
O quando leggo all’articolo 27 “Non è ammessa la pena di morte” ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria!! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta

Da qui una riflessione finale. Se il Paese non ‘funziona’ cercare alibi esclusivamente nel mondo della politica (accusando tutti e paventando divisioni) è profondamente ipocrita. La Costituzione non viene rispettata dalla classe dirigente è vero. Ma noi? Cosa possiamo dire di noi?

Quanti italiani affittano le loro case ‘in nero’?

Quanti esercenti non rilasciano lo scontrino fiscale?

Quanti cittadini hanno ottenuto i loro posti di lavoro tramite raccomandazioni politiche o meno?

Quanti hanno costruito le loro case in modo abusivo?

Quanti non pagano le tasse (canone o bollo auto che siano?)

Quanti hanno richiesto favori a questo o quello pur di raggiungere un obiettivo, anche a costo di calpestare chi avrebbe avuto effettivo diritto?

Tutti, o almeno la stragrande maggioranza di noi, siamo COLPEVOLI di ciò che l’Italia è oggi. Quindi diamo le giuste responsabilità prima di scandalizzarci delle inchieste politico-economiche.  La classe politica è il nostro specchio riflesso. Dobbiamo rimboccarci le maniche, a costo di sacrifici, evitare le scorciatoie (a volte quasi inevitabili e attraenti) per rispettare le regole. Solo allora potremo pretendere dai politici comportamenti integerrimi.

Si inizi a fare politica vera quindi, anche andandosi a cercare consensi nelle Camere, quelle deputate a cambiare il Paese attraverso le leggi. Si eviti di scrivere baggianate secessioniste utili solo a solleticare gli istinti fascio-leghisti di chi sull’Italia SPECULA senza mai voler cambiare davvero le cose.

Ricordando l’Unità d’Italia con Piero Calamandrei


http://www.beppegrillo.it/2014/03/e_se_domani.html