#ElezioniEuropee2019, considerazioni e guida al voto


Domani l’Italia va al voto per eleggere i deputati europei. 73 seggi in ballo. Il tema è ‘sovranismo vs europeismo’. In molti si attendono una valanga di voti per il fronte sovranista ed una consacrazione di Matteo Salvini come suo leader. In realtà Popolari e Socialisti reggeranno e governeranno assieme ai Liberali. Tra i Popolari però c’è chi guarda ad una alleanza proprio con i sovranisti al posto dei socialisti. Su tutto è piombata la Brexit, con il Regno Unito che avrebbe dovuto già essere uscito dall’UE e che invece partecipa alle elezioni consegnando probabilmente (e di nuovo) la vittoria a Nigel Farage, non più con l’UKIP ma con il Brexit Party. Sarà interessante verificare se a Marine Le Pen riuscirà il sorpasso sul Presidente Macron, se in Spagna e Portogallo la Sinistra batterà un colpo, se la CDU in Germania reggerà o collasserà, come voteranno i Paesi dell’Est, dall’Ungheria di Orban alla Polonia del PiS.

Da queste elezioni nell’Unione dipende anche il futuro del governo italiano. Siamo in campagna elettorale da più di un anno in effetti. Qui di seguito un po’ di considerazioni sulla tornata elettorale italiana.

Il Vincitore scontato

E’ Matteo Salvini ovviamente. Un anno fa la sua Lega ottenne il 17%, oggi veleggia sopra il 30 ed è quindi il sicuro vincitore di queste consultazioni. L’unica incognita è nella portata della vittoria. Sopra il 31-33% si tratterebbe di un vero trionfo che, qualora il duo Salvini-Meloni superasse il 38%, porterebbe probabilmente alla crisi di governo ed a nuove elezioni a fine estate-inizio autunno, prima della finanziaria “lacrime e sangue” che tutti già prevedono. Una affermazione attorno al 27-29% costituirebbe pur sempre un gran risultato qualora i 5 stelle restassero sotto di almeno 2-3 punti. A questo punto il governo potrebbe resistere per qualche altro mese e per Salvini le cose potrebbero mettersi male con l’arrivo della legge di bilancio.

L’asticella di sopravvivenza di Di Maio

Il Movimento 5 stelle viene da un risultato clamoroso alle politiche 2018, impossibile da ripetere ad oggi. Per Di Maio l’asticella di sopravvivenza più che legata ad una percentuale è legata ad un fatto ovvero non essere superato dal PD di Zingaretti. Qualora i 5 stelle finissero terzi, inizierebbe il processo al leader e le divisioni interne, il progressismo di Fico, il movimentismo di Di Battista, il ruolo istituzionale di Conte, potrebbe causare uno smottamento impossibile da fermare. Smottamento verificabile anche in caso di risultato sotto il 20-21%, il quale rappresenterebbe la peggior affermazione del Movimento dalla sua esistenza.

L’incognita PD, tra il nuovo corso di Zingaretti ed il fantasma di Renzi

Veniamo al Partito Democratico. Nicola Zingaretti è segretario da due mesi e mezzo ma il partito, soprattutto in Parlamento, ancora non è propriamente ‘sotto controllo’, la pattuglia ‘renziana’ è ben presente ed il governatore del Lazio è in piena fase di ricerca della legittimazione. Un buon risultato alle elezioni, ad esempio tra il 22 ed il 24%, e magari la vittoria in Piemonte con Chiamparino, potrebbe favorire il consolidamento della leadership. Soprattutto in caso di sorpasso sui 5 stelle. Raggiungere il 20% appare come il minimo per poter ‘cantare vittoria’. Qualora il PD andasse sotto le percentuali del 2018 inizierebbe il processo al segretario e per Renzi sarebbe più facile tentare un clamoroso ritorno. Da osservare anche le mosse del sicuro eurodeputato Calenda. Il duo potrebbe ritrovarsi presto in una nuova formazione politica, frutto del possibile collasso di +Europa.

Meloni Vs Berlusconi

Forza Italia e Fratelli d’Italia si danno battaglia per la leadership del ‘fù centrodestra’. Berlusconi compare in ogni trasmissione per dare l’idea di un partito solido ma Forza Italia è in via di dissoluzione. Dal governatore Toti ad altri, in molti guardano alla Lega di Salvini e l’europeismo di Tajani e fedelissimi berlusconiani non sembra dare grandi risultati. Molto tonico invece il partito di Giorgia Meloni, i sondaggi davano in crescita FDI e c’è chi ipotizza un sorpasso sugli azzurri. Ciò significherebbe un nuovo centro destra targato Salvini-Meloni ed il disfacimento di Forza Italia.

La Sinistra ed il miraggio del 4%

Un 4% per sopravvivere. E’ questo il miraggio a cui si attacca l’ennesimo cartello elettorale che raccoglie varie sigle della galassia ‘a sinistra del Pd’. ‘Dal 2008 della Sinistra Arcobaleno al 2014 de L’Altra Europa con Tsipras, passando per Liberi ed Uguali e chi più ne ha più ne metta. Cartelli elettorali nati solo per superare lo sbarramento elettorale e portare in Parlamento la voce di chi continua a difendere le proprie posizioni senza fare mai un passo indietro favorendo il ricambio generazionale e sopratutto progettuale. Peccato per alcuni candidati europei di valore.

+ Europa ed Europa Verde

Il partito della Bonino, ormai diventato un soggetto liberale è alle ultime battute finali. Il mancato superamento del quorum potrebbe rappresentarne la fine. L’unione con il movimento del sindaco di Parma, Pizzarotti, potrebbe aiutare ad arrivare al 4%. Molto peggio è messa Europa Verde, il cartello elettorale nato dalla collaborazione tra Verdi e Possibile. Microformazioni senza alcuna speranza.

Da verificare poi i risultati di Casapound, in continua ascesa in alcune zone del Paese; Il Popolo della Famiglia, a cui si vocifera saranno dirottati alcuni voti cattolici in uscita dalla Lega; Il Partito Comunista di Rizzo, soggetto anacronistico ma il cui simbolo potrebbe ancora stregare qualcuno.

Augurando un buon voto a tutti voi, vi lascio due link:

Come si vota:

https://www.tpi.it/2019/05/25/elezioni-europee-2019-come-si-vota/

Test, chi votare alle Europee?

I test per capire chi votare alle europee

#Elezioni2018: tre settimane al voto, ultimi sondaggi ed analisi della situazione


15 febbraio. 20 giorni al voto del 4 marzo, è arrivato il momento di fare il punto della situazione politica. Sondaggi alla mano, il Centrodestra si avvia a vincere nettamente le elezioni politiche. Non è ancora chiaro quanto nettamente. Si parla di 8-10 punti di vantaggio su Centrosinistra e M5Stelle ma il nodo è il numero di seggi totali che Berlusconi, Salvini e Meloni riusciranno a conquistare. Si parla di 290 alla Camera e 150 al Senato, al momento. Non bastano per creare una maggioranza.

Il Partito Democratico continua a cedere punti, in parte compensato dalla crescente fiducia in +Europa di Emma Bonino. Stabili i 5 stelle, su cui pesa però il recente scandalo di ‘rimborsopoli’. Molte le variabili, cerchiamo di analizzarne alcune.

  1. L’affidabilità dei sondaggi.
    In passato le indagini demoscopiche hanno dimostrato tutta la loro fragilità, soprattutto in terra italica. Lo dimostrano le previsioni delle elezioni 2013 e quelle delle Europee 2014, clamorosamente mancate da praticamente tutti gli istituti di sondaggi. Ed oggi, soprattutto con una legge nuova e complicata come il Rosatellum, tutte le analisi fatte lasciano comunque dei dubbi.
  2. Lo scandalo rimborsopoli 5Stelle
    Quel che sta accadendo nel Movimento 5 stelle, con alcuni parlamentari cacciati per via di rimborsi mancati o irregolarità, potrebbe rosicchiare consenso in queste ultime tre settimane di campagna elettorale. Per altro poi probabilmente avremo una decina di parlamentari eletti ma senza gruppo politico, essendo già stati mandati via dai 5 stelle ed impossibilitati alle dimissioni dalla candidatura. Cosa faranno? Correranno in soccorso di maggioranze risicate?
  3. La tenuta del Centrodestra
    Berlusconi e Salvini tecnicamente sono alleati ma praticamente fanno campagne elettorali separate, divergono su molti argomenti e non è chiaro quanto una eventuale maggioranza di centrodestra possa tenere, anche rispetto alle pressioni della UE che già hanno mietuto vittime eccellenti in Spagna e Germania, (il segretario PSOE cacciato per far avere la fiducia al governo del PP Rayoj, la SPD quasi ‘costretta’ a riproporsi come junior partner della Grosse Koalition con la CDU di Merkel). Berlusconi forse bluffa facendo circolare voci che lo vedono pronto ad un governo di larghe intese benedetto dall’Europa. Vedremo il 5 marzo. Una cosa è certa, se Lega e Fratelli d’Italia puntano ad intercettare il dissenso verso Ue e la paura dei migranti, del terrorismo, Berlusconi vuole ritagliarsi un ruolo per poter salvare se stesso e le sue aziende. Non importa chi sarà al governo, basta che non sia contro di lui.
  4. L’ampiezza della sconfitta PD
    Anche questa variabile è importante per capire cosa accadrà dopo il 4 marzo. I dem, secondo i sondaggi, continuano la discesa, oggi attorno al 22% ma anche oltre, quasi vicino alla soglia psicologica del 20%. Renzi ha scommesso molto sulle liste ‘satellite’ di Bonino, Prodiani e Alfaniani per ottenere qualche seggio in più (le liste apparentate che prendono più dell’1% e meno del 3% non ottengono seggi ma girano i propri voti al Partito che supera la soglia, ovvero il PD). Se Bonino, come sembra, arriverà al 3% e le altre due liste saranno sotto l’1%, i Dem potrebbero perdere tra i 15 ed i 20 seggi. L’esito finale del voto dirà anche cosa ne sarà del Partito stesso. In caso di sconfitta netta, Renzi potrebbe finire sotto processo dai dirigenti dem. Renzi ha militarizzato i gruppi parlamentari futuri e questo fa pensare che non abbia alcuna intenzione di lasciare. Semmai potrebbe uscire dal PD fondando una nuova formazione à la En Marche del presidente francese Macron. Oppure tale operazione potrebbe non riuscire ed allora potrebbe tornare in auge l’ipotesi suggestiva di Nicola Zingaretti come federatore di un nuovo centro-sinistra ampio, includendo anche Leu. E se invece il PD avesse un buon risultato? Renzi è stato sottostimato nel 2014. Chissà…
  5. I partiti minori
    LeU continua a perdere consensi, partito al 7% ora viaggia attorno al 5-6 ma da sempre le liste progressiste vengono sovrastimate e la notte del 4 marzo potrebbe esserci un magro bottino per la lista Grasso. Interessante invece il consenso a Potere al Popolo, listino di Sinistra comunista dove sono confluiti Rifondazione ed altri movimenti antagonisti. 1-2%, in crescita. Anche dall’altra parte della barricata, nella destra estrema, c’è chi pensa che Casapound potrebbe avere un exploit superando il 2%. Determinanti saranno anche i centristi, a destra e sinistra. A destra Noi per l’Italia avranno buon gioco a formare un governo di larghe intese o accomodarsi nella maggioranza di centrodestra, magari in compagnia di Lorenzin, Casini e soci, eletti nelle file PD. E poi c’è Emma Bonino, quanto strapperà al PD?

Insomma può accadere ancora di tutto. Da domani niente sondaggi pubblici. Inizieranno le corse clandestine. Appuntamento al prossimo numero!

#Elezioni2018, -50 giorni: liti nel centrodestra ed in LeU, Pd giù nei sondaggi, Calenda boom


Mancano 50 giorni alle elezioni politiche ed ancora non tutto è chiaro per gli elettori. Il Centrodestra litiga sul programma, il PD non indica il candidato Premier ma, parola di Renzi, ‘basta che sia del Pd’. Di Maio va avanti per la sua strada solitaria ammettendo che in caso di non raggiungimento della maggioranza assoluta, si renderà disponibile ad accordi con chi voglia rispettare il programma dei 5 stelle.

Accordi post voto. E’ proprio su questo argomento che in tanti, soprattutto tra gli onorevoli, si interrogano. Ad oggi il Centrodestra è molto avanti nei sondaggi ed è vicino ai ‘magic number’ di 316 deputati e 160 senatori. La sensazione è che si stia però raschiando il fondo del barile e che Berlusconi, Salvini e Meloni potrebbero non farcela a raggiungere la maggioranza assoluta nei due rami del parlamento. Cosa fare allora?

E’ qui che gli scenari si moltiplicano. Molto dipenderà da quanti parlamentari avranno le singole forze politiche. La sensazione è che il centrodestra sia solo una coalizione ‘elettorale’ e non di governo e che il Cavaliere si affrancherà presto da Lega e Fratelli d’Italia per dare vita ad un governo di larghe intese con PD, centristi ed i ‘maroniani’ presenti nel Carroccio. Salvini ha mal digerito la rinuncia alla ricandidatura del Presidente della Lombardia e guarda con sospetto alla amicizia tra Maroni stesso e Berlusconi. Per questo eviterà di avere troppi maroniani nei listini elettorali.

Il varo di un governo Forza Italia- PD dipende molto dalla tenuta di quest’ultimo. I nuovi sondaggi danno i Dem in caduta libera e vicini alla soglia psicologica del 20%. Se il PD renziano capitolasse, potrebbe verificarsi ciò che il Cav teme di più. Una convergenza Pd post renziano, Sinistra di Liberi ed Uguali e Movimento 5 Stelle. Se infatti il partito di Di Maio avesse una buona performance, tutto potrebbe accadere. Ed un governo pentastellato è l’incubo per Berlusconi. 

Ultima notazione, la fine dell’effetto ‘novità’ per Grasso e l’inizio dei dissidi interni a LeU sulle alleanze regionali. No all’appoggio di Gori in Lombardia, trattative per Zingaretti nel Lazio e c’è chi, nel nuovo listone, non vede di buon occhio l’appoggio a quest’ultimo. Divergenze anche sulle alleanze post-voto. Boldrini contraria ad accordi con i 5 Stelle, Grasso possibilista.

Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per indispettire ancora di più gli elettori, già sfiduciati da una politica sempre più lontana dai problemi quotidiani e con un sistema elettorale che non garantisce, salvo sorprese, maggioranze stabili.

Nomi sui possibili premier? Tajani in caso di vittoria del centrodestra, alcuni mettono in lista anche Bobo Maroni. Gentiloni potrebbe rimanere in caso di governo a trazione Pd-FI ma una nuova stella sta nascendo, è il ministro (ex attore nel Libro Cuore) Carlo Calenda. Ha rifiutato una candidatura nel PD per avere le mani libere e poter essere garanzia di autonomia da Renzi. Chissà…