Un po’ di cose sulle elezioni americane


Il primo problema di Obama

Il primo gennaio scatteranno automaticamente tagli mostruosi alla spesa pubblica – il cosiddetto “fiscal cliff” – e quindi bisogna trovare un accordo con i repubblicani al Congresso

I referendum negli Stati Uniti

Il Maine e il Maryland hanno approvato referendum che legalizzano i matrimoni gay, diventando i primi stati ad approvare la proposta attraverso una consultazione popolare. In altri sei stati più il District of Columbia il matrimonio tra persone dello stesso sesso è già stato legalizzato, ma solo in seguito a sentenze dei tribunali o a decisioni legislative. In oltre 30 occasioni – anche nello stesso Maine, nel 2009 – proposte simili sono state bocciate da referendum popolari. Il presidente Obama si era espresso nei mesi scorsi a favore delle nozze gay che, a suo avviso, dovrebbero essere legalizzate ma per decisione dei singoli stati. Gli altri tre stati chiamati ad esprimersi sulla questione sono stati la Florida, il Minnesota e lo stato di Washington, dove non ci sono ancora dati definitivi. Il resto qui.

Usa, parte il totoministri dell’Obama-2
Kerry agli Esteri, Lew o Bowles al Tesoro

Da gennaio il rimpasto nel governo americano. Di sicuro dovranno essere rimpiazzati la Clinton e Geithner, due ruoli chiave per le sfide internazionali del secondo mandato. In bilico anche Difesa, Giustizia e il portavoce

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Romney rischia la Casa Bianca per aver insultato gli elettori avversari: e Berlusconi allora?


Mitt Romney, il candidato Repubblicano per la Casa Bianca, è inciampato in una gaffe pesante. ‘Beccato’ a parlar male del 50% della popolazione che non lo vota:

Repubblica.it
NEW YORK – Mitt Romney pensa che metà degli americani “credono di essere delle vittime” e “dipendono dal governo per sopravvivere”. Tanto vale dunque non curarsi di questo 47 per cento degli elettori che “pensano di aver diritto all’assistenza sanitaria, al cibo, alla casa” e che naturalmente sono destinati a votare per Barack Obama. Il giudizio sprezzante che il candidato repubblicano dà di metà del paese è stato rivelato da un giornalista della rivista Mother Jones che si è intrufolato in una raccolta fondi. E il video realizzato dal magazine – da sempre impegnato a sinistra: anche alla sinistra di Obama – sta creando negli Usa un tale scompiglio che più di un commentatore – in testa un analista di Bloomberg – ha sentenziato che “con queste dichiarazioni Romney ha praticamente perso le elezioni”.

“Si tratta di gente che non ha neppure da pagare la tassa sul reddito” dice sprezzante Mitt dei concittadini a cui tra 50 giorni chiederà di votarlo in uno dei passaggi più incriminati del video “e il nostro messaggio sulle tasse da abbassare non ha nessuna possibilità di fare presa su di loro”. Alienarsi metà degli americani, e soprattutto dei più poveri, non spaventa però il candidato miliardario che, fra l’altro, ha rivelato solo gli ultimi suoi anni di denunce fiscali, svelando guadagni per oltre 45 milioni di dollari. “Non spetta a me preoccuparmi di questa gente”, afferma candidamente l’ex governatore del Massachusetts. Tant’è. Il giudizio sui poveretti che sono costretti a campare con gli aiuti dello stato è definitivo: “Non riuscirò mai a convincerli che devono prendersi personalmente cura di se stessi e delle loro vite”.

Per queste dichiarazioni Romney rischia di giocarsi la Presidenza. Ed allora cosa dovremmo dire noi? Berlusconi, anni fa, diede del ‘coglione’ a chi votata CentroSinistra! E lo fece in pubblico, non in una cena privata!

Primarie Usa, oggi il Super Tuesday: Romney cerca conferme, Santorum permettendo


Oggi negli Stati Uniti cade il Super Tuesday, il giorno in cui, ogni quattro anni, si celebrano le elezioni primarie in una quantità notevole di stati. In genere dopo il Supermartedì, anche se non ufficialmente, si delineano i due principali candidati alla Casa Bianca. Quest’anno, con Obama già certo come candidato democratico, c’è da scegliere lo sfindante repubblicano. Romney arriva in pole, dietro Santorum e Gingrich.

Dove si vota:

Oltre ad Ohio e Georgia, martedì si voterà in Alaska, Idaho, Massachusetts, North Dakota, Oklahoma, Tennessee, Vermont e Virginia, più il Wyoming dove però si eleggono solo 5 dei 26 delegati.

La situazione di candidati e delegati ad oggi:

I candidati repubblicani finora si sono misurati in 12 stati. Mitt Romney ha vinto in New Hampshire, Florida, Nevada, Maine, Arizona, Michigan, Wyoming e Washington, ottenendo a oggi 136 delegati certi (178 stimati aggiungendo quelli non vincolati). Rick Santorum ha vinto in Iowa, Colorado, Minnesota e Missouri, ottenendo 19 delegati certi (75 stimati). Newt Gingrich ha vinto solo in South Carolina, ottenendo fin qui 32 delegati (49 stimati). Ron Paul non ha vinto da nessuna parte e oggi ha 9 delegati (51 stimati). Il conteggio dei delegati non è semplicissimo: in alcuni stati si assegnano in modo proporzionale e in altri in modo maggioritario, alcuni sono vincolati a sostenere un candidato e altri no. Per ottenere la nomination servono 1144 delegati. Due cose sono evidenti, quindi: Romney è in grande vantaggio su tutti gli altri candidati, e non gli basterà vincere ovunque oggi per avere la certezza della nomination. Una sua significativa affermazione potrebbe dargli però un grande vantaggio politico, schiacciando la gara su di sé e rendendo inoffensivi i suoi avversari, già più deboli di lui sul fronte logistico ed economico.

Pronostici:

Nello Stato considerato decisivo – anche nel voto presidenziale – l’Ohio, Romney e Santorum sono dati dai sondaggi in sostanziale parità….

Mentre in Georgia, lo Stato che nel supermartredì assegna più delegati (76), il favorito dovrebbe essere l’ex speaker della Camera Newt Gingrich, che però – visti gli ultimi deludenti risultati – sembra oramai fuori gioco

Primarie Usa: Newt Gingrich vince in South Carolina


Newt Gingrich ha vinto le primarie repubblicane in South Carolina. Ora per Mitt Romney la strada verso la nomination per la Casa Bianca si fa piu difficile:

Il Post. Quando lo spoglio è arrivato all’88 per cento dei collegi, Gingrich è avanti con il 40,4 per cento dei voti, seguono Mitt Romney con il 27 per cento, Rick Santorum con il 17,4 per cento, Ron Paul con 13,4 per cento. Il grande distacco tra Gingrich e gli altri candidati potrebbe permettergli di conquistare tutti i 25 delegati in palio.

Romney:
«Non possiamo battere Obama con un candidato che si unisce ai suoi attacchi contro la ricchezza e la libertà d’impresa. Noi siamo il partito che celebra il successo»

Obama è Presidente, il giuramento


Ore 18.06, Barack Obama è ufficialmente il nuovo Presidente degli Stati Uniti D’America!

Yes, We Can

 

La squadra di Obama


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Oggi Obama giurerà come 44esimo Presidente. E’ quindi il momento di capire quale sarà la sua squadra di governo. Molti clintoniani (Hillary, Emanuel, Panetta alla direzione della CIA) un repubblicano (Gates) e tanti volti nuovi sono le principali novità della Amministrazione Obama, che si insedierà tra pochi giorni. E si perche i Ministri, che negli Usa sono chiamati “Segretari” , devono essere “approvati” dal Congresso. Hillary ha già passato la prova mentre per esempio il ministro del tesoro Geithner trova delle difficoltà a causa di uno scandalo scoppiato qualche giorno fa. Ma vediamo i membri principali dello staff: 

 

Joe Biden (67 anni)

VicePresidente

In realtà il ruolo del VP si è col tempo radicato e allargato: il Vice può essere un importante consigliere del Presidente, o vedersi deputate intere parti dell’agenda politica. In questo caso, insomma, il suo ruolo dipende dal rapporto che egli ha col “capo”, e quanto quest’ultimo intende considerarlo e valorizzarlo.

Al Gore, ad esempio, era un importante consigliere di Clinton sulla politica estera e l’ambiente; mentre Dick Cheney viene considerato uno dei Vice-Presidenti più centrali e interventisti della storia americana. Lo stesso Cheney, tra l’altro, dovette cambiare la sua residenza dal Texas al nativo Wyoming, perché costituzionalmente i due nomi del ticket non possono provenire dal medesimo Stato.

Il VP è anche Presidente del Senato, anche se lo presiede normalmente solo in caso di sedute particolarmente importanti (come l’elezione ufficiale di Obama). La sua partecipazione al voto, per consuetudine, avviene invece solo nel caso in cui il risultato si sia stabilita una situazione di pareggio 50-50. 

 Hillary Clinton(62 anni)

 Segretario di Stato

 (da polisblog.it) Il Segretario di Stato, all’interno del governo, è sostanzialmente equivalente al nostro Ministro degli Esteri. È considerato il membro di più alto livello del governo, e nella linea costituzionale di successione è per questo dopo il Vice-Presidente, lo Speaker della Camera e il Presidente Pro-tempore del Senato. Curiosamente, un Presidente dimissionario deve in primo luogo avvisare il Segretario di Stato: Nixon, ad esempio, si dimise con una lettera all’allora Segretario Henry Kissinger.

Al di là delle curiosità legali, è ovvio come il ruolo di portavoce della politica estera americana sia fondamentale e di grande peso internazionale. Il Segretario di Stato deve attuare le trattative più spinose, mettere la propria faccia alle posizioni meno popolari o far pesare la minaccia di una mossa militare statunitense.

Recentemente abbiamo visto Condoleezza Rice astenersi per ordine di Bush su un documento che lei stessa aveva contribuito a preparare; mentre tutti ricordiamo un patetico Colin Powell, armato di prove false e fialetta di finta antrace, intento a dimostrare l’esistenza della armi di distruzione di massa in Iraq.

La scelta di Barack Obama e del team che ha condotto la ricerca del candidato VP è caduta su Joe Biden, un Senatore del Delaware di lungo corso politico. Una scelta dettata dall’opportunità politica: esperienza, età, credibilità in politica estera, e – facciamo i politically incorrect – anche un nome assai più “popolare” di Barack Hussein.

Nel numero odierno cercheremo di raccontare alcune curiosità sul ruolo di essere “a un battito cardiaco” dalla Presidenza. Un ruolo spesso sminuito, ma con un’aneddotica interessante.

 

Rahm Emanuel(49 anni)

 Capo dello Staff Presidenziale

 Chi ha visto quel bignami romanzato di politica americana che è The West Wing sa quanto un CoS forte – in quel caso rappresentato dal personaggio di Leo McGarry – sia importante perché l’amministrazione funzioni correttamente e i lavori all’interno della Casa Bianca possano procedere il più fluidamente possibile.

Il CoS si occupa sostanzialmente di selezionare e supervisionare il personale, di gestire il tempo del Presidente (decidendo chi e cosa meriti tempo nell’Ufficio Ovale) e soprattutto di collaborare col Congresso e le varie lobby per far sì che l’agenda politica abbia un corso il più possibile fluido ed efficace. Ovviamente sta al Presidente dare più o meno rilevanza al suo CoS nella gestione della quotidianità politica.

Uno dei CoS più famosi è stato senza dubbio il brusco H.R. Haldeman, che si autodescrisse orgogliosamente come “Richard Nixon’s son of a bitch”. Rahm Emanuel ha senza dubbio ottime referenze per essere l’ “Obama’s son of a bitch”, come vedremo parlando – per strano che sembri – di Tony Blair, coltellate ai nemici e pesci inviati per posta.

Due aneddoti. Il primo riguarda Tony Blair. Durante il suo lavoro come consigliere di Bill Clinton, Emanuel si trovò a gestire la delicata fase dello scandalo Lewinsky. Blair e Clinton, nel pieno del polverone Sexgate, si trovarono ad apparire in un’occasione pubblica: un evento fondamentale per confermare la fiducia e la rispettabilità del profilo pubblico dell’allora Presidente. Rahm si rivolse a Blair con un consiglio amichevole quanto perentorio: “Questo è importante, non fare cazzate”.

Il secondo aneddoto riguarda i nemici. Dopo l’elezione di Clinton nel 1992, ad un pranzo per celebrare la vittoria, Emanuel cominciò a recitare una lista di chi aveva provato a sbarrare la strada al neo-Presidente, per ciascuno gridando “Morto!” e dando potenti coltellate al tavolo. In quella campagna Emanuel aveva raccolto fondi in grandi quantità, arrivando a rifiutare bruscamente offerte da lui ritenute troppo avare, al fine di farle aumentare

 

 

Janet Napolitano (51 anni)

Segretario alla Sicurezza-

 Nata in una famiglia di origine italiana, si laureò alla Santa Clara University per poi ottenere un master in giurisprudenza all’University of Virginia. Dopo aver completato il corso di studi cominciò la sua carriera politica all’interno del Partito Democratico.

Collaboratrice della docente universitaria Anita Hill nel 1991, nel 1993 Bill Clinton la nominò Attorney general del governo per l’Arizona mentre dal 1998 fu consigliere giuridico del governo statale. Nel 2002 si candidò come governatrice dello Stato e con il 46,2% sconfisse il candidato repubblicano Matt Salmon.

Napolitano è una donna molto popolare negli Stati Uniti e nel febbraio del 2006 la rivista Time la inserì nella lista dei cinque migliori governatori americani. Scontata la sua rielezione, che avvenne nel 2006 con il 62,6% dei consensi.

Alle primarie presidenziali democratiche del 2008 ha appoggiato la candidatura di Barack Obama, e venne considerata una possibile candidata vice-presidente del senatore dell’Illinois. Si è vociferato su una sua candidatura al Senato contro l’uscente John McCain, senatore dell’Arizona, ma il neo-eletto presidente l’ha scelta come responsabile del ministero per la Sicurezza interna.

E’ stata nominata ministro della Sicurezza Interna dal presidente Barak Obama il 1 Dicembre 2008.

 Timothy Geithner (48 anni)

Segretario al Tesoro-

 Ex capo della Federal Reserve Bank di New York, Timothy Geithner, è stato determinante nel fornire alcune risposte alla crisi economica recente.

Geithner parla regolarmente la necessità di importanti riforme nel sistema finanziario al fine di evitare ulteriori turbolenze.

Prima di entrare alla Federal Reserve di New York, Timothy Geithner ha lavorato per il Fondo monetario internazionale. E’ stati anche sottosegretario per gli affari internazionali, dal 1999 al 2001.

Robert Gates (65 anni)

Segretario alla Difesa

 Gates ricopre, sotto l’amministrazione di George W. Bush, il ruolo di ventiduesimo segretario alla Difesa, succedendo al dimissionario Donald Rumsfeld. Ha inoltre accettato di coprire lo stesso incarico nell’amministrazione guidata da Barack Obama. È stato direttore della CIA dal 6 novembre del 1991 al 20 gennaio del 1993, culmine di una carriera di 26 anni all’interno della struttura di spionaggio e in precedenza presso il National Security Council. È presidente della Texas A&M University, ed ha il ruolo di National President della National Eagle Scout Association. È padre di due figli.

 

James Jones (65 anni)

Consigliere per la Sicurezza Nazionale

 Il Generale James Jones è stato Comandante supremo delle forze USA e NATO in Europa. 

Jones è stato un critico di alcune scelte sulle strategie di guerra della amministrazione Bush, soprattutto in Afghanistan. Il generale in pensione è un veterano decorato del Vietnam ed è benvoluto sia dai Repubblicani che dai Democratici E’ stato un consulente di pace in Medio Oriente per l’amministrazione Bush.

Staff Casa Bianca

  • National Security Adviser: General James Jones
  • National Economic Council: Lawrence Summers
  • Chief of Staff: Rahm Emanuel
  • Senior adviser: David Axelrod
  • Senior adviser: Valerie Jarrett
  • Transition co-chair: John Podesta
  • Senior adviser: Pete Rouse
  • Press secretary: Robert Gibbs
  • White House counsel: Greg Craig
  • Assistant for legislative affairs: Phil Schiliro
  • VP chief of staff: Ron Klain

Governo:

  • Secretary of State: Hillary Clinton
  • Defence Secretary: Robert Gates
  • Treasury Secretary: Timothy Geithner
  • Health Secretary: Tom Daschle
  • Attorney General (Justice Secretary): Eric Holder
  • Homeland Security Secretary: Janet Napolitano
  • UN ambassador: Susan Rice
  • Energy Secretary: Steven Chu
  • EPA Administrator (Environment Secretary): Lisa Jackson
  • Housing Secretary: Shaun Donovan
  • Education Secretary: Arne Duncan
  • Interior Secretary: Ken Salazar
  • Agriculture Secretary: Tom Vilsack
  • CIA Director: Leon Panetta

Inauguration Day: meno 1


Meno 1. Domani Barack Hussein Obama giurerà come 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, sabato sono iniziate le celebrazioni ufficiali del “cambio della guardia”, Obama è arrivato in treno, come Lincoln. Ieri c’è stato il mega concero a Washington. Domani la cerimonia ufficiale, “l’Inaguration Day” e cioè il giuramento del nuovo Presidente. Di seguito un pò di news sulle celebrazioni (tratte da Repubblica.it):

Bush a cena dalla Rice poi telefona agli “amici”, compreso Berlusconi
Oggi il Luther King Day, dedicato allo “spirito di servizio” nella comunità

Obama, popolarità alle stelle
“Governo efficiente, ma fate la vostra parte”

L’Inauguration Day costerà 170 milioni di dollari, in gran parte offerti dagli sponsor
Tra gli invitati anche il pilota-eroe dell’aereo nell’Hudson

WASHINGTON – Ultime 24 ore per George W. Bush alla Casa Bianca, meno 24 ore per Barack Obama. Alla vigilia dell’Inauguration Day, la popolarità del nuovo presidente non è mai stata così alta: secondo il sondaggio Cnn reso noto oggi, Obama ha il sostegno dell’84% degli intervistato. Sei persone su dieci vedono la cerimonia di domani come una “celebrazione della democrazia” e, ancor più significativamente, per 9 afroamericani su 10 dicono che quel che sta per accadere è “la realizzazione di un sogno”.

Obama ed il vice presidente Joe Biden, insieme alle loro famiglie, hanno partecipato oggi ad una delle iniziative di volontariato tenute nella zona di Washington. Dopo il centro per i ragazzi senza tetto, Barack Obama è andato in una scuola superiore di Washington per incontrare studenti e genitori raccolti per un’altra iniziativa di volontariato. ”Faremo funzionare il governo – ha detto il presidente – faremo
in modo che vi ascolti, che si interessi a voi, che faccia in modo che la gente possa avere l’assistenza sanitaria, possa mandare i figli al college, pagare le bollette, conservare le proprie case”. Ma è necessario, ha ribadito, l’impegno di tutti per migliorare l’America,
”perché il governo può fare solo fino ad un certo punto”. Sempre in maniche di camicia, Obama è poi passato a salutare, fermandosi a scambiare anche qualche battuta, tutti i ragazzi, genitori ed insegnanti.

Ieri il Concerto in onore del nuovo Presidente:

Il  palco è stato eretto nello stesso luogo dove Martin Luther King pronunciò lo storico discorso “I Have a Dream”. Dopo aver reso omaggio al Memorial, presidente e vicepresidente, e rispettive consorti, hanno salutato le migliaia di persone presenti.

Il concerto è stato aperto da una versione di “The Rising” di Bruce Springsteen e dalle immagini dei discorsi storici di Franklin Delano Roosevelt e John Fitzgerald Kennedy. Ricchissimo il programma, con esibizioni di star del calibro di Beyoncè, U2, Bruce Springsteen, Stevie Wonder, e interventi di attori e attrici: da Tom Hanks a Jamie Foxx, che ha fatto un’imitazione del presidente eletto; da Denzel Washington a Laura Linney. Hbo ha comprato per 2,5 milioni di dollari i diritti per l’evento, ma negli Stati Uniti il concerto potrà essere seguito gratis sul sito dell’emittente televisiva.

L’ultima notte di George W. alla Casa Bianca

Dietro la retorica e le danze, nell’ultimo giorno che diventa il primo, la verità è il rito. Sta in quei furgoni bianchi e gialli con la scritta “Security Storage”, l’impresa di traslochi, parcheggiati nelle strade dietro il portico sud della Casa che cambia inquilino (mai padrone) per la 44esima volta. Nei 54 impiegati ancora in servizio e nel 250 soldati comandati al facchinaggio che vanno e vengono, ben contenti di portare scatoloni piuttosto che stare in Iraq. Hanno portato via dalla Casa Bianca finora mille metri cubi, il volume di un discreto appartamento, di carte e documenti, sotto lo sguardo occhiuto della vice direttrice degli Archivi Nazionali, che quattordici camion e due aerei della US Air Force hanno recapitato nella cristianissima Southern Methodist University di Dallas dove George Bush costruirà la propria biblioteca, accanto alla casa da 2,1 milioni di dollari acquistata per la pensione.

Dal mezzogiorno di domani, tutto quel materiale, e quello ancora da scoprire tra le email e i server, non apparterà legalmente più a Bush, ma alla nazione.  Queste sono le ore nelle quali l’uomo più potente del mondo assiste al proprio funerale civile a mezzogiorno e un minuto di domani, il momento fino al quale potrebbe ordinare il bombardamento atomico di Teheran o Mosca, e alle 12.02, neppure un caffè. Senza “rischi per la democrazia”, nelle certezza di una liturgia che tutti, da 209 anni quando fu aperta la Casa Bianca, rispettano anche se dentro di loro si divincolano.

Obama eletto “ufficialmente” come Presidente


Il giorno 8 gennaio Barack Obama è stato ufficialmente eletto come 44esimo Presidente degli Stati Uniti. Come sapete infatti negli USA non vi è una elezione diretta bensi la competizione si gioca sul raggiungimento dei 270 voti elettorali necessari per la vittoria. Obama ha totalizzato 365 voti elettorali contro i 173 di McCain. I voti elettorali però sono rappresentati dai Grandi Elettori che, dopo la proclamazione del 4 novembre, vengono appunto eletti solo per riunirsi e votare a loro volta l’elezione del Presidente.

Tre giorni fa quindi, alla presenza di Dick Cheney, Presidente del Senato uscente, i 365 grandi elettori hanno eletto ufficialmente Barack Hussein Obama alla Presidenza degli Stati Uniti d’America.

Ecco la notizia: http://www.c-span.org/Watch/watch.aspx?MediaId=HP-R-14052

A joint session of Congress certified the election of Barack Obama as President of the United States and Joseph Biden as Vice President. The electoral vote total was 365 electoral votes for Pres.-Elect Obama and Vice Pres.-Elect Biden and 173 electoral votes for Sen. John McCain (R-AZ) and Gov. Sarah Palin (R-AK). Vice President Dick Cheney announced the results.

Qui il video della Proclamazione:

Il video completo invece lo trovate qui:

http://www.c-span.org/Watch/watch.aspx?MediaId=HP-R-14052