Al via in #Iowa le #primarie democratiche, chi sfiderà #Trump?


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Pronti, via. Domani, negli Stati Uniti, hanno inizio le elezioni “primarie” del Partito Democratico, consultazioni che serviranno per arrivare alla nomina del candidato chiamato a sfidare Donald Trump alle Presidenziali di novembre. Non sono elezioni dirette, ogni Stato eleggerà un numero di delegati, i quali porteranno poi il proprio voto alla Convention finale.

Si parte dall’Iowa, un piccolo stato di poco più di 3 milioni di abitanti, circa l’1% della popolazione americana. Costituito per l’85% da bianchi, in Iowa non si svolgono delle vere e proprie elezioni primarie in cui si vota su delle schede elettorali. Si celebrano invece i caucus. Cosa sono?

Negli Stati che votano con i caucus non bisogna recarsi al seggio. Gli elettori devono invece arrivare tutti a un orario preciso, riunirsi in un’assemblea e dichiarare pubblicamente la propria preferenza. In Iowa, ad esempio, i candidati che a questa prima selezione non raggiungono il 15% dei voti dei presenti nel seggio vengono eliminati. La fase successiva è un di dibattito unito a una specie di mercanteggiamento. I sostenitori di ogni candidato cercano di convincere quelli degli avversari – sia eliminati sia ancora in gara – a passare dalla loro parte e lo fanno mescolando agli argomenti politici la loro abilità dialettica, un po’ di pressione sociale e qualche metodo più “furbo”. Alla fine di questo processo ci si conta di nuovo e il risultato finale sono i voti ufficiali del seggio. Alla fine si sommano i voti di tutte le sezioni si ha il risultato dei caucus.

Chi sono i candidati più forti al momento?

Secondo i principali istituti demoscopici sono in quattro: Bernie Sanders, Joe Biden, Elizabeth Warren e Pete Buttigieg con i primi due in pole rispetto agli altri. E poi c’è l’ex Sindaco di New York e miliardario Michael Bloomberg

il quale è entrato in corsa in ritardo e non parteciperà alle votazioni prima del “super Tuesday”, ossia la giornata che vedrà esprimersi ben 14 Stati (tra cui California e Texas) e gli elettori democratici all’estero.

Vincere in Iowa è un fattore simbolico. Porta ‘fortuna’ per la candidatura finale alla convention Dem

Sette su dieci candidati democratici che dal 1972 a oggi hanno vinto i caucus dell’Iowa, hanno poi ottenuto la nomination su scala nazionale (ma solo due di essi sono stati poi eletti presidenti: Barack Obama nel 2008 e Jimmy Carter nel 1976)

Cosa dicono i sondaggi per i caucus in Iowa.

Sanders è in testa, Biden segue a ruota. Mentre a livello nazionale le posizioni sono inverite. L’ex Presidente, rappresentante dell’area ‘centrista’ dei Dem conduce sul senatore ‘liberal’. Intanto Elisabeth Warren ha ricevuto l’appoggio ‘importante’ del New York Times, evento che potrebbe portare voti alla senatrice ‘liberal’.

Due curiosità. Oltre a quelle democratiche, si celebrano allo stesso tempo anche le primarie repubblicane solo che queste ultime rappresentano una vera e propria formalità, non essendoci candidati ‘forti’ in grado di sfidare Trump nella leadership finale.

Infine c’è da sottolineare che i sondaggi non danno, come accade spesso anche da noi in Italia, alcuna sicurezza ed i risultati potrebbero stravolgere completamente le analisi della vigilia relegando al ruolo di gregari i candidati oggi visti come front-runner e viceversa. Solo ad urne chiuse, verso le 5 di mattino del 3 febbraio, avremo chiaro cosa è accaduto e chi, tra i Dem, apparirà lanciato verso la candidatura. Anche perché nei giorni successivi si svolgeranno altre primarie, sino ad arrivare al Super Tuesday.

Qui di seguito il calendario delle primarie, buona lettura ed a presto!

Fonti:

#Usa2016: #SuperTuesday, Clinton e Trump possono prendersi le nomination!


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13 stati al voto, dopo il successo in South Carolina Clinton è nettamente avanti su Sanders e può definitivamente accreditarsi come candidata alla nomination finale. Sul fronte Repubblicano Trump, anche grazie alla vittoria in Nevada, è in vantaggio sugli altri ma se stanotte non otterrà un buon risultato, tutto potrebbe cambiare. C’è chi sussurra poi che in caso di successo per Hillary e Trump, potrebbe scendere in campo un terzo incomodo. Bloomberg, il magnate ex sindaco di New York. Candidatura indipendente la sua capace di sottrarre voti centristi alla Clinton ed indirizzare i repubblicani moderati, ovvero la maggioranza, verso di lui. Stanotte vedremo cosa accadrà. Qui di seguito alcune dritte scritte da Il Post:

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Clinton avanti:

Nei sondaggi ha un vantaggio superiore o pari al venti per cento in sette stati: Georgia, Texas, Virginia, Colorado, Tennessee, Alabama, Arkansas e Minnesota (in molti casi sono comunque sondaggi approssimativi o poco recenti, e quindi poco affidabili). Sanders è messo meglio in Massachusetts, dove è più o meno dato alla pari con Clinton, e in Vermont, stato di cui è senatore e dove ha un vantaggio enorme.

Cosa succede:

Oggi, in tredici stati degli Stati Uniti si tengono le primarie per le elezioni presidenziali del prossimo novembre, in quello che è chiamato tradizionalmente “Super Tuesday”: il giorno delle primarie in cui si vota in più stati contemporaneamente. Il “Super Tuesday” è uno dei giorni più importanti di tutta la campagna per le presidenziali statunitensi: per i Democratici nelle elezioni di oggi verranno assegnati in tutto 865 su circa 4000 delegati per la convention che deciderà il candidato presidente, mentre per i Repubblicani ne verranno assegnati 640 su 2472. Qualche candidato, dopo il voto di oggi potrebbe di fatto assicurarsi la nomination finale, oppure potrebbe rimanere definitivamente escluso dai giochi. Se questo non succederà, è molto probabile che gli equilibri – soprattutto tra i molti candidati repubblicani – cambieranno parecchio. Tra i democratici sono ancora in corsa Hillary Clinton e Bernie Sanders, mentre tra i repubblicani i candidati principali sono Donald Trump, Marco Rubio e Ted Cruz.

Dove si vota:

I Democratici votano in Alabama (53 delegati, primarie), Arkansas (32 delegati, primarie), Colorado (66 delegati, caucus), Georgia (102 delegati, primarie), Massachusetts (91 delegati, primarie), Minnesota (77 delegati, caucus),Oklahoma(38 delegati, primarie), Tennessee (67 delegati, primarie), Texas (222 delegati, primarie), Vermont (16 delegati, primarie) e Virginia (95 delegati, primarie). Oltre a questi 11 stati, votano anche nelle Samoa americane, un minuscolo arcipelago nel Pacifico più vicino all’Australia che agli Stati Uniti, dove si tengono dei caucus che assegnano 6 delegati: la cosa strana è che le Samoa americane non parteciperanno a novembre alle elezioni presidenziali. I Repubblicani invece votano in Alabama (47 delegati, primarie), Alaska (25 delegati, caucus), Arkansas (37 delegati, primarie), Colorado (37 delegati, caucus), Georgia(76 delegati, primarie), Massachusetts (39 delegati, primarie), Minnesota (38 delegati, caucus),Oklahoma (40 delegati, primarie),Tennessee (58 delegati, primarie), Texas (155 delegati, primarie), Vermont (16 delegati, primarie), Virginia (46 delegati, primarie) e Wyoming (26 delegati, caucus).

http://www.ilpost.it/2016/03/01/guida-al-super-tuesday/

#Iowa, partono le primarie americane


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Da stanotte, con i caucus in Iowa, parte la sfida presidenziale. Favoriti Clinton e Trump, possibili sorprese Sanders e Cruz. Ma nel GOP c’è chi scommette ancora su Jeb Bush, Rubio e Kasich. Vi invito a leggere lo speciale del Il Post, riportato qui sotto. Per capire meglio di cosa si sta parlando.

Il Post – 

Iniziano le primarie americane

Il percorso che porterà il 20 gennaio 2017 all’insediamento di un nuovo presidente degli Stati Uniti – e prima, l’8 novembre del 2016, alla sua elezione – è cominciato ufficialmente: il primo febbraio, infatti, iniziano le primarie del Partito Democratico e del Partito Repubblicano. Si comincia dall’Iowa, com’è tradizione, e benché l’intero processo di selezione dei candidati si definisca tradizionalmente “primarie”, quelle dell’Iowa non sono vere primarie ma caucus. Le primarie vanno avanti formalmente fino a giugno, ma di norma tra febbraio e marzo diventa evidente quale sia il candidato più forte e destinato a vincere: in entrambi i partiti, però, la situazione è oggi molto incerta. Il voto in Iowa sarà quindi il primo momento in cui mesi di comizi, proposte, polemiche, sondaggi contraddittori e confronti televisivi si tradurranno finalmente in qualcosa di concreto, e capiremo un po’ di più cosa potrà succedere l’8 novembre.

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Perché si comincia dall’Iowa
L’Iowa è uno stato americano del Midwest, piuttosto piccolo e poco popolato: è poco più grande della Grecia, in termini di superficie, ma ha meno di un terzo degli abitanti della Grecia. La sua città più grande, la capitale Des Moines, conta circa 200.000 abitanti e in questo periodo dell’anno è coperta di neve. Anche dal punto di vista politico l’Iowa formalmente non conta granché: alle elezioni presidenziali assegna solo 6 “grandi elettori” su 538. E allora perché si comincia da lì?

La risposta è piuttosto banale: perché negli ultimi cinquant’anni si è sempre fatto così. Ma è una tradizione a cui nel tempo sono state trovate delle motivazioni razionali. Cominciare a votare in uno stato piccolo, infatti, permette a tutti i candidati di avere una chance, anche a quelli con meno risorse: per un candidato con meno soldi e volontari è più facile vincere in Iowa che in Texas o in California; e dall’altra parte una vittoria in Iowa può permettere a un candidato con poche risorse di trovare quella spinta economica, mediatica e di consensi – il cosiddetto “momentum”, nel gergo della politica americana – necessaria per vincere anche altrove.

Inoltre lo stato in cui si vota subito dopo l’Iowa è il New Hampshire, dove le primarie arrivano il 9 febbraio: Iowa e New Hampshire insieme sono abbastanza politicamente variegati da essere un interessante punto di partenza; i partiti – e quindi i loro strateghi, consulenti, funzionari – li conoscono molto bene e sanno ormai come muoversi da quelle parti, mentre cambiare calendario presenterebbe per loro molti rischi e incertezze.

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La situazione tra i Democratici
I principali candidati sono due: Hillary Clinton, ex first lady, ex senatrice ed ex segretario di Stato, e Bernie Sanders, senatore del Vermont. Clinton conserva da mesi un solido vantaggio nei sondaggi nazionali, ma in Iowa la situazione è ben più equilibrata: negli ultimi tre mesi Sanders ha recuperato oltre 20 punti percentuali completando una sorprendente rimonta nei primi giorni di gennaio. Oggi Sanders e Clinton sono separati da pochissimi punti percentuali, praticamente dentro il margine di errore. L’ultimo sondaggio del Des Moines Register, il principale giornale dell’Iowa, considerato molto affidabile, vede Clinton avanti di tre punti percentuali.

Clinton rimane la favorita per la vittoria finale della nomination tra i Democratici, ma l’exploit di Sanders – che ha 74 anni e posizioni molto di sinistra, si definisce “socialista” e raduna grandi folle a ogni suo comizio – ha fatto venir fuori i limiti di una candidata vista ancora troppo come espressione dell’establishment, considerata troppo moderata sull’economia, criticata per i suoi rapporti con Wall Street e che fatica a suscitare l’entusiasmo degli elettori, soprattutto tra i più giovani.

La situazione tra i Repubblicani

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Anche tra i Repubblicani non sono mancate le sorprese. L’ex governatore della Florida Jeb Bush, dato per favorito sei mesi fa, non è mai riuscito a ottenere grandi consensi tra gli elettori a giudicare dai sondaggi; ed è emersa invece in modo sorprendentemente durevole la candidatura di Donald Trump, ricco imprenditore del settore immobiliare e dei casinò, con toni e posizioni particolarmente estremiste sull’immigrazione e sulla sicurezza nazionale: negli scorsi mesi Trump ha proposto, tra le altre cose, di vietare l’ingresso nel paese a tutte le persone di religione musulmana – anche se cittadine americane – e di costruire un muro al confine col Messico per non far più passare immigrati.

A giudicare dai sondaggi, i candidati Repubblicani che possono vincere in Iowa sono due: oltre a Donald Trump, l’altro che sembra messo bene è il senatore del Texas Ted Cruz, figlio di immigrati cubani e noto per la sua retorica abrasiva anti-establishment (è detestato anche da molti Repubblicani) e per avere la posizione più di destra possibile praticamente su qualsiasi tema. Cruz ha rimontato molti punti a Trump nei sondaggi sull’Iowa e oggi Trump conserva un vantaggio significativo ma limitato.

La situazione tra i Repubblicani resterà comunque incerta a prescindere dal risultato dell’Iowa, perché diversi analisti e giornalisti sostengono da mesi che né Trump né Cruz potrebbero davvero vincere le elezioni presidenziali di novembre: storicamente gli elettori a un certo punto rivolgono le loro attenzioni verso candidati più “moderati” ed eleggibili, e quando non lo fanno i candidati estremisti a novembre prendono delle gran scoppole (successe per esempio a Barry Goldwater, candidato Repubblicano alle presidenziali del 1964, sconfitto duramente dal presidente Lyndon Johnson). I candidati considerati più “eleggibili” tra i Repubblicani sono, oltre a Jeb Bush, il senatore della Florida Marco Rubio, il governatore del New Jersey Chris Christie e il governatore dell’Ohio John Kasich: in Iowa lotteranno per arrivare terzi, e poi cercheranno di arrivare il più in alto possibile nelle successive primarie in New Hampshire.

Cosa succede dopo
L’Iowa è appunto soltanto l’inizio. Le primarie proseguono poi il 9 febbraio in New Hampshire, il 20 in Nevada, il 27 in South Carolina. Il primo marzo, poi, c’è il cosiddetto Super-Tuesday: si vota in dieci stati – quattordici per i Repubblicani – nello stesso giorno. A quel punto dovremmo avere le idee più chiare su chi saranno i candidati che l’8 novembre si contenderanno la presidenza degli Stati Uniti d’America.

#Usa2016, al via le primarie: sarà una sfida Clinton-Trump (o Cruz)?


Journalists speak back stage ahead of the Democratic presidential debate at the Wynn Hotel in Las Vegas, Nevada on October 13, 2015, hours before the first Democratic Presidential Debate. After ignoring her chief rival for months, White House heavyweight contender Hillary Clinton steps into the ring Tuesday to confront independent Senator Bernie Sanders in their first Democratic debate of the 2016 primary cycle. Clinton will take center stage in Las Vegas joined by Sanders and three other hopefuls, and while there is unlikely to be a dramatic clash of personalities as seen in the first two Republican debates, the spotlight is likely to be on the top two candidates. The other three challengers -- former Maryland governor Martin O'Malley, ex-senator Jim Webb and former Rhode Island governor Lincoln Chafee -- will try to generate breakout moments to show they are electable alternatives to Clinton. AFP PHOTO / FREDERIC J. BROWN        (Photo credit should read FREDERIC J. BROWN/AFP/Getty Images)

Tra due settimane, negli Stati Uniti, prenderanno il via le elezioni primarie. Dalle consultazioni popolari usciranno i due candidati principali alla Casa Bianca nelle elezioni di novembre. Clinton sembra in vantaggio netto nel fronte democratico. Il liberal Sanders non appare in grado di insidiare l’ex first lady. Troppo ‘di sinistra’ per una elezione che alla fine si vince al ‘centro’. Anche se Sanders parte quasi in pole, in buona posizione per i caucus di Iowa ed in leggero vantaggio per le primarie del New Hampshire.

Più complicato il versante Repubblicano. Il GOP è diviso. I candidati sono una decina ma quelli con più chance sembrano essere quattro. Jeb Bush, il terzo della ‘dinastia’ (figlio e fratello dei due Presidenti Bush) appariva qualche mese fa come il predestinato alla investitura finale. Ed invece adesso annaspa. Poco consenso. Poi c’è il populista, demagogo ed estremista Donald Trump. Sessista, razzista, islamofobo eppure con sostegni in crescita. Parte davanti a tutti, seppure sino a qualche settimana fa si dicesse che la sua candidatura si sarebbe sgonfiata a ridosso delle primarie. Così non è stato. In realtà gli esperti sono convinti che alla fine non prevarrà e ripiegano su altri due candidati. Marco Rubio e soprattutto Ted Cruz. Due senatori (il primo della Florida, il secondo del Texas), due figli di immigrati.  Rubio è figlio di cittadini cubani, emigrati negli Stati uniti durante gli anni Cinquanta, prima dell’avvento di Fidel Castro.  Cruz di un immigrato cubano e di un’americana di origini italiane.

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Nelle prossime settimane capiremo il peso di ognuno di loro ed eventuali ritiri di altri candidati favoriranno uno piuttosto che l’altro. Si inizia il 1° febbraio in Iowa, poi il 9 con il New Hampshire, il 20 con i caucus dem in Nevada e soprattutto le primarie Gop in South Carolina. Infine il 1° marzo, con il Super Tuesday (in cui votano molti Stati) dovrebbero decidersi i giochi, almeno per i democratici.

A luglio si terranno le Convenzioni dei due partiti. Si sapranno i nomi dei vicepresidenti e si avvierà alla fine il processo che, il primo martedì di novembre, eleggerà il successore di Barack Obama, il prossimo 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. E noi saremo qui a seguire tutto. Con voi.

La differenza tra Caucus e Primarie:

il caucus e le primarie propriamente dette. Il primo è un particolare format che tende a favorire un candidato con un seguito politico organizzato; questo soprattutto a causa di un voto determinato dai rappresentanti locali dei partiti e che avviene solitamente senza sotterfugi (si tiene in genere per alzata di mano). Ai caucus vi possono partecipare solo individui dotati della tessera del partito; è un metodo adottato da Alaska, Colorado, Hawaii, Kansas, Maine, Minnesota, Nevada, North Dakota, Wyoming e Iowa. Tutti gli altri stati, invece, privilegiano le urne con voto segreto, cui prendono parte – a seconda della scelta dei singoli stati – o membri del partito, cui i cittadini possono iscriversi anche il giorno stesso del voto, o tutti gli americani intenzionati ad esprimere la propria preferenza. (fonte)

Chi si elegge con le primarie

Per conquistare la nomination democratica è necessario vincere 2242 delegati sui 4383 complessivi , suddivisi tra delegati e super delegati, che sono i dirigenti di partito ed eletti nelle istituzioni membri di diritto della Convention. Il candidato repubblicano alle presidenziali dovrà invece conquistare almeno 1237 dei 2472 delegati in palio nelle oltre 50 elezioni (primarie) che si svolgeranno da inizio febbraio fino a metà di giugno (fonte)

I candidati principali

DEMOCRATICI

  1. Bernie Sanders, senatore del Vermont dal 2007
  2. Martin O’Malley, governatore del Maryland dal 2007 al 2015
  3. Hillary Clinton, Segretario di Stato dal 2009 al 2013
  1. Jeb Bush, governatore della Florida dal 1999 al 200
  2. Donald Trump, proprietario e presidente del consiglio d’amministrazione della Trump Organization
  3. Marco Rubio, senatore dalla Florida dal 2011
  4. Ted Cruz, senatore dal Texas dal 2013

Jeb Bush

Donald Trump

Marco Rubio

Ted Cruz

PRIMARIE , IL CALENDARIO INIZIALE (Internazionale.it)

1 febbraio
La prima sfida del 2016 riguarderà i caucus (primarie dei partiti) dell’Iowa. Secondo un vecchio adagio, sono solo tre i biglietti di partenza dall’Iowa, il che significa che solo i tre candidati che ottengono più voti nei caucus di ciascun partito avranno la possibilità di ottenere la candidatura alle presidenziali. Ma quest’anno potrebbe andare diversamente: i candidati democratici sono solo tre, ma i repubblicani ancora in corsa sono una decina. Anche se l’Iowa potrebbe segnare la fine delle speranze per i candidati in difficoltà come il democratico Martin O’Malley e i repubblicani Mick Huckabee e Rick Santorum. Questi candidati si giocano il tutto per tutto nel cosiddetto stato dell’occhio di falco, nella speranza di una clamorosa resurrezione.

9 febbraio
Appena nove giorni dopo, le primarie del New Hampshire, le prime in tutto il territorio nazionale, saranno un indicatore fondamentale per capire quanto durerà la competizione tra i diversi candidati all’interno di ciascun partito. Per i democratici, una vittoria del senatore del Vermont Bernie Sanders su Hillary Clinton potrebbe allungare i tempi della campagna elettorale. Una vittoria dell’ex segretaria di stato nel cosiddetto stato del granito potrebbe invece far concludere più rapidamente le primarie democratiche. Nel campo repubblicano, una vittoria dell’imprenditore Donald Trump potrebbe sancire l’inizio di primarie particolarmente caotiche.

20 febbraio
Sono due le competizioni elettorali che si tengono in questa giornata. Il Partito repubblicano organizza le primarie in South Carolina, le prime che si terranno nel sud del paese, mentre in Nevada si terranno i caucus del Partito democratico. Il voto in South Carolina, uno stato da sempre caratterizzato da un clima politico molto acceso, sarà particolarmente interessante: candidati di spicco come Ted Cruz, Marco Rubio e Donald Trump si sfideranno in uno stato meridionale dove vivono molti reduci di guerra, elettori generalmente molto importanti per il Partito repubblicano. Dal canto suo, il Nevada rappresenta un’importante banco di prova per verificare le capacità di Bernie Sanders di conquistare consenso fuori dall’Iowa e dal New Hampshire.

1 marzo
Le primarie cosiddette Sec, chiamate anche “super martedì”, prendono il nome dalla Southeastern Conference, un girone del campionato universitario di football. Prevedono che si tengano le primarie in sei stati del sud e anche in altri stati del nord, tra cui il Massachusetts e il Minnesota. È da molto tempo che candidati come Ted Cruz e Donald Trump fanno campagna elettorale negli stati del sud, perché una prestazione convincente durante il “super martedì” potrebbe proiettare uno dei candidati verso la vittoria alle primarie.

Caucus Iowa: Romney vince di misura, sorpresa Santorum


Nell’immagine, da sinistra, Romney, Paul e Santorum

I risultati dei caucus in Iowa:

Mitt Romney e Rick Santorum quasi pari con il primo che vince per soli 8 voti. Terzo Ron Paul con il 21%,  Newt Gingrich si ferma intorno al 13%, Rick Perry arriva appena al 10, Michelle Bachmann è lontanissima, con il 5%. La Beachmann ha poi annunciato il ritiro.

Una breve analisi de Il Post relativa ai primi tre candidati:

Gli sfidanti di Romney
Che il favorito per la vittoria finale fosse Mitt Romney era noto, per profilo politico, consenso popolare, forza economica e organizzativa. E sappiamo anche che Romney non era obbligato a vincere in Iowa, per la strategia che si è dato, quanto in New Hampshire. Oggi abbiamo anche la conferma di un’altra cosa nota, riguardo Romney, cioè della sua difficoltà a sfondare nell’elettorato più conservatore. Non è detto che sia una cosa negativa, vista la necessità per Romney di attrarre anche indipendenti e democratici delusi, se vorrà battere Obama, ma potrebbe rendere difficoltosa la conquista della nomination. Oggi sappiamo con chi Romney dovrà vedersela: con Rick Santorum, con Ron Paul e – un po’ meno – con Newt Gingrich.

Le speranze di Santorum
Chiunque abbia seguito un minimo Rick Santorum negli ultimi anni probabilmente non si sarebbe mai aspettato di vederlo seriamente in corsa per la nomination. Santorum è un estremista religioso, noto più per le sue sparate contro gli omosessuali che per le sue proposte politiche. A un certo punto i sondaggi lo davano all’ultimo posto, in Iowa. In attesa di capire meglio come si sia distribuito demograficamente il voto, di certo sappiamo che l’elettorato locale gli era favorevole (nel 2008 premiò Huckabee, altro candidato molto religioso e molto conservatore) e che aver battuto nell’ultimo mese tutte le 99 contee dello Stato di certo gli ha dato una mano. Santorum ha intercettato il consenso che nei mesi avevano conquistato e perso Bachmann, Perry, Cain e Gingrich, trovandosi nel posto giusto al momento giusto. Il problema di Santorum è che essendosi concentrato sull’Iowa oggi si trova privo o quasi di strutture e risorse organizzative negli altri Stati, a cominciare dal New Hampshire. Per competere con Romney ha bisogno di trarre il massimo dal buon risultato di stanotte, soprattutto dal punto di vista economico, e cominciare a spendere.

Ron Paul ha già finito?
Viceversa, nel caso di Ron Paul il risultato dell’Iowa potrebbe decretare l’inizio della fine. Già da qualche giorno i sondaggi avevano visto la progressiva erosione dei suoi consensi.

I prossimi appuntamenti: il 10 gennaio in New Hampshire (primarie), il 21 in South Carolina (primarie), il 31 il primo grosso appuntamento in Florida (primarie), il 4 febbraio in Nevada (caucus).

Per gli amanti della statistica e della storia, quattro anni fa in Iowa vinsero Obama per il Dems e Huckabee per il Gop, Romney arrivò secondo. Uno dei primi articoli del Blog, datato 4 gennaio 2008 :

Obama ha ottenuto un risultato strepitoso conquistando il 37,6 per cento dei consensi degli elettori che si sono reacati ai caucus, mentre Edwards e Clinton sono finiti quasi alla pari (29,8 a 29,5).

Nella sfida tra i candidati del partito di Bush ha prevalso nettamente l’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee che con il 34 per cento ha staccato il mormone Mitt Romney (25 per cento) e umiliato l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, finito soltanto sesto con un misero 4 per cento.