Chi voterai alle Politiche 2013? (Perchè manovrare un sondaggio?)


sondaggio

Come truccare un sondaggio in poche mosse. Ieri ne ho aperti tre, relativi alle intenzioni di voto per il 2013. Ieri sera si contavano circa 150 voti, il Centrosinistra era in testa con il 53%.

Questa sera mi ritrovo ben 410 voti e la coalizione Montiana oltre il 50%. Le statistiche  dicono che oggi, tra le ore 14 e le ore 15 sono arrivati miracolosamente ben 273 voti (più del 60% del totale dei voti espressi sino alle 19.00, ovvero 411).

Il taroccamento è abbastanza evidente, visto anche che l’articolo in questione ha meno di 100 visioni per oggi e gli altri due sondaggi (sulle coalizioni e sul prossimo Capo dello Stato) sono stati ignorati dalla ‘massa’ accorsa per votare.

Quesito annullato e nuovo sondaggio aperto. Una piccola riflessione. Che senso ha truccare un sondaggio di un piccolo blog?

Qui di seguito il nuovo Poll, votate! (senza imbrogliare, grazie)

Poll: Chi voterai alle Politiche 2013?

Risultati:

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Monti vara la lista unica al Senato


Come anticipato il 17 novembre è nata la Democrazia Montiana. Ieri è arrivata la benedizione dei Vescovi, oggi Monti in conferenza stampa annuncia la lista unica al Senato denominata ‘Agenda Monti’. Alla Camera i centristi andranno con i loro simboli, forse vi sarà una lista civica montiana.

Rinasce la balena bianca, stavolta con spruzzi di liberismo qua e la.

 

L’Era Monti, una rubrica per seguire il ‘cambiamento’


Prima la fase ‘salva-Italia’ con la manovra lacrime e sangue e la Riforma severissima sulle pensioni. Poi la fase ‘cresci-Italia’ con le liberalizzazioni. Ora è la volta del decreto ‘semplifica-Italia’ che dovrebbe, a sentire il Governo, facilitare la vita dei cittadini ed aiutare la crescita. A breve si aprirà il capitolo ‘Riforma del Lavoro’.

In poco meno di tre mesi l’ex Commissario europeo potrebbe davvero fare ciò che è stato impossibile nei venti anni di governo della Seconda Repubblica. Le due coalizioni succedutesi dal 1994 in poi, a causa dei veti e controveti dei singoli partiti, non hanno potuto fare granchè. Il Centrosinistra ha pensato a risanare il paese, il Centrodestra invece si è occupato di aiutare le categorie ‘amiche’, cercando allo stesso tempo di fare gli interessi di Berlusconi. Per il resto, poco da segnalare.

L’ampia maggioranza di cui dispone Monti, permette invece di guardare oltre gli steccati ideologici, attuando provvedimenti che altrimenti avrebbero avuto grandi difficoltà di realizzazione. (Non è detto  comunque che per i cittadini vi siano davvero benefici da tali riforme)

Quanto durerà? E’ impossibile da sapere. Sicuramente la presenza di Mario Monti e del suo esecutivo sta ‘sparigliando’ i giochi, mettendo in crisi le alleanze politiche ‘classiche’. Vacilla l’intesa Lega-Pdl, critica anche la situazione tra Pd, Idv e Sel.

Chi ci guadagna? Il Centro, il terzo polo di Casini che appoggia senza remore le azioni del nuovo Governo.

Cosa potrà accadere a breve? Tutto dipende dalla durata dell’esecutivo. Piu Monti rimarrà al potere, maggiori saranno le possibilità che le coalizioni di oggi si scompongano definitivamente. In questi giorni cominciano ad intraverdersi le prime ‘crepe’ nel Pdl, l’insoddisfazione di La Russa ed altri ‘ex An’ verso il governo, l’appoggio sempre piu marcato al Premier da parte di Scajola, Pisanu, Frattini ed altri membri del Popolo delle Libertà. I consensi ottenuti in casa Pd per le bozze di riforma del Welfare, sponda Veltroni ed ex popolari. Attorno a Monti si sta formando un’area di sostegno trasversale, che vede assieme settori del Pdl e del Partito Democratico passando per il Terzo Polo. Questa la futura ‘maggioranza’ con cui il Premier potrebbe candidarsi alle prossime elezioni?

In caso di ampio successo per i provvedimenti presi durante la durata dell’esecutivo, l’attuale Presidente del Consiglio potrebbe davvero godere di un consenso tale da far ottenere un discreto successo ad un eventuale ‘nuovo polo’ trasversale. Al Centrosinistra ed al centrodestra, o meglio a ciò che ne resterebbe, il compito di trattare, nel dopo elezioni, per la formazione di un nuovo esecutivo. Ed allora per Monti si aprirebbero due possibilità. Un nuovo incarico da Premier per una coalizione con Pd o Pdl, oppure l’elezione al Quirinale come ‘padre della patria’. Casini, intanto scalderebbe i motori verso Palazzo Chigi o comunque verso incarichi prestigiosi. Una destabilizzazione del panorama partitico farebbe  quindi tramontare quasi del tutto la possibilità di una vittoria ‘progressista’ ed aprirebbe scenari ‘centristi’ non proprio esaltanti.

Una cosa è certa, in tutte le ipotesi appena descritte non viene calcolato il ‘fattore B’. Silvio Berlusconi. Dato da molti per ‘defunto’ politicamente, a mio avviso  rimane la variabile imprevedibile tale da condizionare ogni futuro scenario. Il Caimano e la sua ‘roba’ (ovvero l’impero economico ed i guai giudiziari) sono e saranno sempre al centro del panorama politico italiano. Per anni abbiamo ‘temuto’ una sua ascesa alla Presidenza della Repubblica. Se, per ora, il pericolo sembra scampato, Berlusconi non si farà da parte. Quando il Cavaliere ‘fiuterà’ guai, staccherà la spina a Monti. L’unica speranza è che lo faccia troppo tardi, quando non avrà piu quel potere che tuttora possiede.

Tramite questa rubrica cercheremo di seguire l’evolversi della situazione. Il futuro ‘politico’ appare quanto mai grigio. Grigio ‘loden’…

La Battaglia Finale: Il CentroSinistra, una Armata Brancaleone che Bersani sta cercando di ricomporre


In questa “Puntata” si parla del Centrosinistra. Al momento non esiste una vera e propria coalizione. Dal collasso del governo Prodi, avvenuto oramai tre anni fa, le forze Riformiste e quelle Antagoniste hanno seguito strade diverse. Il risultato è stato comunque il medesimo, indebolimento collettivo delle forze progressiste.

La storia politica degli ultimi tre anni può essere riassunta cosi:

Nel  2008 Veltroni si allea con Di Pietro per risucchiare voti alla Sinistra di Bertinotti e soci. Il PD in parte ci riesce ed ottiene il 33% causando l’estromissione dal Parlamento della Sinistra Arcobaleno. Il segretario democratico aveva però fatto i conti senza l’oste, cioè il suo alleato Di Pietro che non appena in Parlamento utilizza la debolezza del PD per dettare l’agenda politica delle opposizioni.

Il piano dell’ex Pm riesce ed i consensi della Idv aumentano a scapito del Pd che capitola nelle elezioni regionali in Sardegna provocando le dimissioni di Veltroni. Franceschini, vicesegretario, prende la reggenza del partito affrontando le Europee, che vedono un calo di circa il 7% e cedendo lo scettro del comando a Pierluigi Bersani nell’ottobre 2009. Bersani porta il Pd ad un risultato deludente nelle regionali 2010, che vedono tornare al Centrodestra Lazio, Piemonte e Campania.

Nel frattempo l’area centrista dei Democratici perde pezzi. Rutelli ed altri lasciano e fondano l’Alleanza per l’Italia. Binetti passa all’Udc. Calearo, voluto fortemente da Veltroni, sembra in procinto di aderire al Pdl.

Intanto la Sinistra antagonista fa i conti con la disfatta. Rifondazione va a congresso con Vendola il pole position per la segreteria. L’ex ministro Ferrero però, grazie ad una alleanza con tutte le correnti antivendoliane, riesce a mettere in minoranza il governatore pugliese e viene eletto segretario del Prc. Vendola abbandona il partito fondando “Rifondazione per la Sinistra”, movimento che poi confuirà assieme a Sinistra Democratica ed ai Verdi in “Sinistra Ecologia e Libertà“. Rifondazione invece prosegue la linea isolazionista alleandosi con il Pdci fondando la Federazione della Sinistra.

Ad oggi il fronte progressista è quindi costituito da quattro partiti. Pd, Idv, SEL e Federazione della Sinistra. Da qualche parte giacciono i Verdi, una parte dei quali è entrata nel movimento di Vendola ed un’altra, capitanata dal kamikaze Bonelli, ancora prova a “farcela da sola”. I Radicali infine, eletti nelle liste democratiche, strizzano l’occhio a Berlusconi.

Alleanze

Questi i partiti. Il grosso problema però sono le alleanze. Se nel passato il CentroSinistra aveva quasi sempre trovato un modo per far convivere le proprie anime, oggi le cose sono diverse. La variabile impazziata si chiama Udc. Il partito di Casini, ancora isolato dal Centrodestra, fa gola a molti nel Pd. D’Alema in primis. L’alleanza con i centristi è stata sperimentata nelle passate amministrative, con alterne fortune. La convergenza con l’Udc è promossa anche dall’area centrista del Partito, capitanata da Veltroni.

In mezzo sta il segretario Bersani, il quale vorrebbe ricostruire un “Nuovo Ulivo” assieme a Di Pietro e Vendola per poi stipulare una “alleanza tecnica” con l’Udc in chiave antiberlusconi. Casini non è d’accordo e vuole una scelta tra Udc e Sinistra e Libertà.Vendola dal canto suo sarebbe favorevole ad imbarcare anche i centristi. Di Pietro naturalmente poco “ci azzecca” con Casini e soci.

Poca chiarezza come potrete capire. I Comunisti di Ferrero e Diliberto, che propongo un accordo antiberlusconi di tutte le opposizioni, stanno a guardare, ben sapendo che “cacciando” Vendola nel 2008, hanno perduto ogni attrattiva verso il loro storico elettorato, schiacciati anche dalla presenza ingombrante del movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, il quale ha già detto che si presenterà da solo.

Strategie

Quale strategia viene tenuta in questa fase di crisi politica del Centrodestra? Si parte dal “Governo tecnico” o di “transizione”. L’imperativo è mettere mano alla legge elettorale per scardinare il potere berlusconiano. Con un proporzionale puro, che fa gola ai piccoli partiti ed all’Udc, Berlusconi non sarebbe piu in grado di vincere da solo o con la sola Lega. I numeri in parlamento potrebbero essere raggiunti solo tramite accordi post-voto. Con l’Udc, con Fini o con il Pd. Fine della Repubblica Bipolarista. Fine di Berlusconi, forse.

I numeri per un governo tecnico però ancora non ci sono e B. farà del tutto per impedire un tale scenario. E quando dico tutto, intendo “Tutto”.

Non tutti però, nel Partito Democratico, sono per il proporzionale. I veltroniani, tanto per fare un dispetto ai bersaniani, continuano a propendere per il maggioritario anche se sanno bene che in questo parlamento non vi sono numeri per una riforma di quel genere. L’Idv poi è favorevole solo ad un governo di tre mesi, non vuole inciuci ribaltonisti con Fini e Casini.

Per non farsi mancare nulla i Democratici hanno anche perso le primarie di Milano con il candidato Vendoliano Pisapia che ha prevalso su quello del PD Boeri. E già una parte del partito di Bersani minaccia di appoggiare Albertini e di non votare per il candidato uscito dalle primarie di coalizione. I sondaggi poi sono impietosi ed inchiodano il PD al 23%, con Vendola in forte ascesa. La mancanza di chiarezza su idee e alleanze sta danneggiando il Partito che perde voti al centro in favore di Casini e Rutelli ed a Sinistra verso Vendola. Si sta tornando a quel 21% preso dal solo Pds nel 1996. Fare una fusione con i Dc, snaturare il proprio Dna per ritrovarsi poi con le stesse percentuali di 15 anni fa non è il massimo.

Nel momento in cui B. è debolissimo, l’opposizione appare quindi ancora piu in bambola. Chi per mancanza di identità, chi per voglia di distinguersi e di mettere in difficoltà l’alleato. Difficile capire come evolverà la situazione, molto dipenderà da cosa farà la Destra.

 

Elezioni anticipate, Berlusconi nella tenaglia Lega-Tremonti mentre Franceschini “studia” da Premier


Questa sera, con il vertice tra Pdl e Lega, si può dire conclusa la “tempesta d’agosto” che ha sconvolto la maggioranza di governo. In questa estate afosa abbiamo assistito allo scioglimento della coalizione di centrodestra, dalle accuse di Fini alla “cacciata” operata dal Cavaliere, al nuovo gruppo Futuro e Libertà, alle minacce di elezioni anticipate, alle sparate su governi ampliati sino alla sfuriata tra Bossi e Casini su un possibile ritorno dell’Udc nella maggioranza. Per ora tutto rimane congelato. Il Governo Berlusconi si presenterà alle Camere in settembre e chiederà la fiducia su 5 punti tratti dal programma. La maggioranza, finiani compresi, approverà. Dopodichè le tensioni continueranno, le fibrillazioni andranno avanti sino a quando un minimo incidente non farà implodere la coalizione. D’altronde non è pensabile che Fini e Berlusconi tornino indietro, non è plausibile una ricomposizione. E’ solo questione di tempo.

Il tempo infatti è utile a tutti “gli attori” in gioco per preparare le proprie strategie in vista di possibili elezioni anticipate. Se appare improbabile il voto in novembre, salvo eventuali quanto non escludibili capitolazioni improvvise e violente,  sembra molto piu naturale che la consultazione elettorale possa tenersi in primavera.

Partiamo quindi dal Centrodestra. Berlusconi proprio in questi giorni sta giocando la sua partita a scacchi con gli alleati. Escludendo una possibile alleanza con i finiani, il Cavaliere accarezza l’idea di un nuovo patto con i centristi. L’idea però non piace alla Lega. Casini non accetterebbe mai un Federalismo “ammazza-sud” ne la coalizione potrebbe continuare con leggi paraxenofobe come quelle dei presidi-spia o delle ronde, provvedimenti che invece stanno facendo la fortuna della Lega, in crescita in tutto il Nord ed anche nel Centro.

Proprio nel vertice di oggi il Carroccio ha stoppato la possibile entrata dell’Udc nel governo. Da indiscrezioni di stampa anche nel Pdl vi sarebbero delle voci dissonanti su un accordo con Casini. Tremonti non sembrerebbe intenzionato ad allentare i cordoni della “borsa” per fare contenti i centristi, i quali insistono su provvedimenti in grado di aiutare le famiglie.

I maligni però, dietro le posizioni del ministro dell’Economia, vedono una precisa strategia politica. Non fare entrare l’Udc per far favorire il logoramento del Governo cosi da arrivare ad elezioni anticipate per potersi poi proporre, nel caso in cui l’alleanza Pdl-Lega non raggiunga la maggioranza in tutte e due le camere, come “pontiere” di un ampliamento ai Centristi, a magari anche ai finiani. Un Tremonti Premier significherebbe quindi la fine politica di Berlusconi. Il Cavaliere lo sà e sicuramente starà studiando le opportune contromosse.

Sul fronte del Centrosinistra qualcosa si muove. Franceschini alcuni giorni fa, smarcandosi dalla teoria veltroniana della “vocazione maggioritaria”, ha lanciato la Alleanza Costituzionale, rivolta a tutta la Sinistra ed all’Udc, per battere Berlusconi. Ieri Veltroni ha scritto una lettera al Corriere sbugiardando la tesi di alleanze larghe e schierandosi quindi contro la proposta del capogruppo Pd alla Camera. Come mai Franceschini, di cui Veltroni è grande elettore, prende le distanze dalla linea dell’ex sindaco di Roma?. C’è chi vocifera di un Franceschini candidato Premier di una alleanza di Centro-Sinistra, nel caso si vada ad elezioni a breve. Il riposizionamento di linea da parte dell’ex segretario Pd, ora convergente con le proposte di Bersani, potrebbe acclarare tale ipotesi.

Concludendo, a Sinistra sta per tornare una sorta di Ulivo allargato che va da Vendola a Di Pietro passando per Radicali, Pd, Socialisti e forse anche Rifondazione. Il sogno di Bersani è raggiungere un accordo con Casini ma ciò non accadrà. D’altro canto il terzo polo centrista, che potrebbe essere costituito da Casini, Fini, Rutelli e Lombardo, farebbe fatica a trovare una quadra sul programma. Troppo liberale il Presidente della Camera, troppo cattolico il leader Udc.

A Destra invece Berlusconi deve guardarsi dalla tenaglia Lega-Tremonti, che spingono per andare ad elezioni cosi da poter aumentare i consensi a scapito del Pdl, i primi, e magari proporsi come nuovo Leader in caso di mancata maggioranza, il secondo.

Chioso ricordando quanto B. sia diverso da tutti gli altri leader democratici del Mondo. Ogni leader potrebbe essere messo in minoranza o comunque “fatto fuori” politicamente nel caso maturino situazioni favorevoli. Con B. è impossibile, in quanto non è solo il leader, è l’azionista di maggioranza, il padre padrone impegnato NON SOLO a dettare la linea politica ma a FARE I SUOI INTERESSI PER IL SUO IMPERO societario.

Proprio per questo B. non si toglierà mai di mezzo. In ballo non c’è solo la sua carriera politica, ci sono le sue aziende che nessun’altro se non lui stesso puo tutelare. Molti analisti politici continuano a trascurare questo “Piccolissimo” particolare. Se ne accorgeranno mai?

Accordo Pd-Udc e Federazione Comunista


Cominciano a delinearsi le alleanze future? Casini strizza l’occhio al PD, la sinistra comunisti si federa per cercare di contare di piu. Due riflessioni.

Sull’UDC. Nel Lazio sembra oramai certo lo spostamento al centro della coalizione di centrosinistra in vista delle prossime regionali. Marrazzo sarà quasi sicuramente sostenuto da Pd, Idv, Sininstra e Libertà ed UDC, mentre i Comunisti presentaranno un loro candidato. D’altronde sono oramai vari mesi che Rifondazione  e Pdci sono fuori dalla giunta regionale. A livello nazionale però vedo molto difficile una collaborazione tra Democratici e Centristi, almeno sino a quando nell’Udc vi saranno persone come Cuffaro e Volontè.

Sui Comunisti. La nuova federazione a tre nata da Rifondazione, Pdci e Socialismo 2000 di Cesare Salvi è una buona notizia. L’aggregazione a Sinistra, tra partiti affini, è una buona cosa. Quel che penso è che una delle prime vittime sarà Ferrero, il quale rischia di veder nascere una nuova maggioranza interna tra exvendoliani-dilibertiani-salviani, favorevoli ad un dialogo con il PD e contrari ad una chiusura a priori, linea oggi predominante.

Vedremo come andrà…

 

(IRIS) – ROMA, 19 LUG – “Diciamo così: se il futuro ci ponesse davanti a condizioni impreviste, eccezionali, e si pensasse, come in Germania, di mettere in piedi una Grande coalizione per fare cose limitate nel tempo, per affrontare l’emergenza e per tornare poi a essere alternativi una volta recuperata la normalità, beh, il discorso cambia…” Pierferdinado Casini, in un’intervista alla ‘Stampa’, apre alla possibilità di creare un governo con il Pd. Il leader dell’Udc analizza anche le tappe dell’Unione: “Prodi non ha fallito perché è uno stupido, anzi. Ha fallito perché il progetto non stava in piedi allora, e non starebbe in piedi adesso un governo che somma l’estrema sinistra e l’Udc, magari passando per Di Pietro

I.R., 18 luglio 2009, 18:49
E’ nata oggi a Roma la Federazione della Sinistra promossa da Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani e Socialismo 2000. Con gli interventi di Oliviero Diliberto e Paolo Ferrero si è infatti concluso il processo che ha portato all’ultimo tentativo di aggregazione a livello nazionale del nuovo soggetto. Il processo costituente locale partirà a settembre attraverso assemblee sui territori, sul modello di quella che si è svolta oggi a Roma. L’approdo finale sarà un appuntamento a fine ottobre che segnerà la nascita definitiva della Federazione

Dopo PD e PDL, nasce il PDN?


“Dobbiamo essere protagonisti di un partito nuovo e non dobbiamo consegnare le nostre idee o valori ad una padrone. Noi siamo dell’idea che un partito si forma assieme e non si crea per concessione divina di qualcuno ma per volontà della gente. Ecco perché abbiamo fatto una grande battaglia per le preferenze. Ecco perché le vogliamo introdurre anche al Parlamento italiano. Vogliamo evitare la morsa bipartitica che soffoca gli italiani e la democrazia”.

Cosi esordisce Pierferdinando Casini nel presentare la Costituente di Centro che si è aperta oggi a Roma e che porterà al Partito della Nazione (PDN). L’ex Presidente della Camera spera in un travaso di voti da PD e PDL. In attesa dell’arrivo dei voti si guarda ai “politici”. Se da destra sembra improbabile l’arrivo di dirigenti, dal PD pare certa la transumanza  di qualche “pezzo grosso”, Rutelli in primis.

Da polisblog.it Si apre oggi all’Auditorium di Roma la manifestazione di due giorni “Vento di centro”, primo passo per la costituzione del nuovo Partito della Nazione.

Non è solo la risposta mediatica (in sedicesimo) al mega show della settimana scorsa che ha portato alla nascita del Pdl.

E’ soprattutto un atto politico nazionale per porre la prima pietra di quella nuova formazione di centro che entro l’anno prenderà vita nel nome (forse) di Partito della Nazione.

Non è l’allargamento dell’Udc, bensì il suo superamento per avviare un progetto politico alternativo al bipolarismo made in Italy e al suo sbocco bipartitico.

La realtà dimostra che c’è oggi in Italia uno spazio per il ritorno di una grande forza moderata: oltre la … Democrazia cristiana ma anche e soprattutto oltre il partito moderato-padronale-di-destra di Berlusconi.

Insomma, sono i fatti degli ultimi 15 anni (comprese le ultime elezioni politiche e i segnali delle ultime amministrative in Abruzzo e Sardegna, nonché i sondaggi per l’Election day di giugno) a dimostrare che il tentativo di fare davvero le grandi riforme con questo sistema bipolare è fallito e che è fallito anche il tentativo (del Pdl e del Pd) di “eliminare” il cosiddetto centro moderato “autonomo” (né col Pdl e né col Pd) incentrato nell’Udc ma ben più ramificato nel paese reale.

In altre parole, gli italiani vogliono la “semplificazione” del sistema politico e la “potatura” dei partiti ma restano scettici sul bipolarismo secco, temendo derive bipartitiche con possibili conseguenze istituzionali di tipo “presidenzialistico” che imbavaglierebbero l’articolazione costituzionale democratica italiana esponendo il paese, come scrive Stefano folli: “alle suggestioni di un modello plebiscitario, insofferente alle regole e propenso a considerare la legislatura una sorta di campagna elettorale permanente”.