#Smartphone: dal boom degli ultimi dieci anni alle ipotesi sul futuro


L’approfondimento di oggi è dedicato al mondo degli smartphone ed a come, nel medio periodo, sia cambiato totalmente il mercato relativo alla vendita dei dispositivi mobili. Dieci anni che hanno modificato radicalmente il settore.

L’anno cruciale è stato il 2008, un anno rivoluzionario per la telefonia: iPhone ed Android, ‘lanciando’ gli smartphone,  tolsero le tastiere dai telefonini e diedero inizio al mondo delle App, che hanno generato un mercato miliardario in pochissimi anni e che hanno mandato in pensione colossi della telefonia del calibro di NOKIA, BlackBerry e Motorola.

Nel grafico qui sotto potete vedere come dal 2008 in poi vi sia stato un vero e proprio boom della vendita di dispositivi mobili ( da 100 milioni di unità del 2007 al miliardo e mezzo odierno) ed è interessante osservare la crescita esponenziale di brand come Apple e Samsung ed il conseguente crollo di NOKIA. Dal 2010 si osserva poi lo sviluppo crescente di Huawei.

Analizzando le vendite del terzo trimestre 2018 possiamo vedere come le compagnie Cinesi siano le vere e proprie dominatrici del mercato:

Se la coreana Samsung guida ancora il mercato con una quota del 19% e gli americani di Apple mantengono il terzo posto al 12%, la Cina con Huawei, Xiaomi, Oppo, Vivo e Lenovo, arriva al 43%! 

Il mercato in Europa è un leggermente diverso, con Samsung ed Apple al 50% contro i cinesi attorno al 30%:

In Italia è la Cina a farla da padrone, con Huawei leader delle vendite (aprile 2018) rispetto alle coreane Samsung ed LG, agli americani di Apple ed alla francese Wiko:

Negli Stati Uniti invece Apple e Samsung sono i padroni assoluti con il 72% (36% a testa, dati di giugno 2018):

Dando uno sguardo al mercato relativo ai sistemi operativi è impressionante vedere come in pochi anni Android ed Apple (iOS) abbiano ‘divorato’ tutti gli altri operatori (Windows e BlackBerry in testa)

Confronto tra le vendite del 2010 e del 2017

Negli ultimi anni le vendite di smartphone stanno rallentando, anche a causa dell’aumento dei prezzi e dell’aumento della vita media dei dispositivi ma c’è da dire che si sono aperti nuovi mercati e quindi Samsung non dormirà sogni tranquilli nel prossimo futuro, soprattutto a causa del boom delle cinesi Huawei, Xiaomi e Oppo:

Anche se le vendite di smartphone stanno rallentando per la maggior parte dei produttori di cellulari, Huawei ha visto la domanda crescere del 43%  (come si può vedere nella tabella che pubblichiamo). Huawei rimane il marchio di smartphone numero uno nella Grande Cina e tra i primi tre nella maggior parte dei mercati europei. “Il divario tra Samsung e Huawei continua a ridursi, in quanto Huawei si espande aggressivamente investendo in brand e distribuzione nei mercati emergenti del Medio Oriente, Asia/Pacifico e Africa”, ha affermato Gupta. “Huawei sta, per esempio, posizionando i suoi smartphone della serie Honor a prezzi accessibili per guidare il passaggio dai telefoni cellulari agli smartphone in quei mercati“. (Cellulare Magazine)

«Le future opportunità di crescita per Huawei risiederanno nella conquista di maggiori quote di mercato nei paesi Apac emergenti e negli Stati Uniti», ha affermato ancora Gupta. «Il più grande mercato di Xiaomi al di fuori della Cina è l’India, dove è presumibile che si continuerà a vedere crescita elevata. L’aumento delle vendite in Indonesia e in altri mercati emergenti della zona Apac dovrebbe posizionare Xiaomi come un marchio forte a livello globale». (Dagospia)

Il calo delle vendite dei nuovi dispositivi è anche frutto della notevole crescita del mercato relativo agli smartphone ‘ricondizionati’: 

Quella dei ricondizionati è la fetta di mercato che sta crescendo più in fretta nel mondo smartphone, conta circa il 10% dei nuovi telefoni venduti secondo i numeri di Counterpoint Technology. (IlSole24Ore)

Senza contare che nella fascia più ‘bassa’ del mercato si stanno sviluppando i feature phone, telefoni che possono fare tante cose ma non sono veri e propri smartphone:

In molti, a Barcellona, hanno ascoltato con sorpresa annunciare da Florian Seiche, ceo di Hdm Global, il marchio finlandese che ha ottenuto le licenze per vendere telefoni con marchio Nokia «oggi siamo i numeri uno nei feature phone». Vuol dire che l’ex leader Nokia oggi per far parlare di sé deve puntare sull’operazione nostalgia di rimettere sul mercato modelli celebri, come il 3310 e l’8810, riaggiornandoli. E andando a favorire la sua presenza sulla fascia più “povera” del mercato. (IlSole24Ore)

Il futuro degli smartphone, ad oggi, sembra essere quello delle nuove tecnologie come il 5G e delle nuove tipologie di dispositivi, come i pieghevoli:

“Mentre il 2019 segnerà un anno importante per ulteriori attività di ricerca e sviluppo e per i test sul 5G, è improbabile che il 5G arrivi con volumi significativi prima del 2020“, ha affermato Roberta Cozza, research director di Gartner. “Prevediamo che le vendite di telefoni cellulari 5G raggiungeranno 65 milioni di unità nel 2020“.

Inoltre, diversi fornitori, come Samsung, Huawei e LG, dovrebbero lanciare nuovi smartphone pieghevoli nel 2019. “Questi dispositivi saranno inizialmente costosi e dovranno cedere a qualche compromesso sul fronte dell’usabilità”, continua Cozza. “Ci vorrà del tempo perché i vendor costruiscano un forte ecosistema di software e gli sviluppatori generino esperienze utente attraenti e innovative“. (Cellulare Magazine)

Spero l’articolo vi abbia interessato, appuntamento al prossimo approfondimento!

Fonti:
Telefonino.net
Mobileworld.it
Infodata de IlSole24Ore.it
IlSole24Ore
Cellulare Magazine
Dagospia
Corriere.it
Macitynet.it

Venti di crisi tra Stati Uniti e Nord Corea


La Nord Corea potrebbe effettuare test nucleari nel weekend. Gli Stati Uniti hanno intenzione di attaccare siti militari nord coreani prima dei test. La Corea minaccia di rispondere alla aggressione americana contro attaccando. La Russia esprime preoccupazione. La Cina afferma che una guerra tra i due Paesi non avrà vincitori ed intanto cancella i voli da Pechino verso la capitale coreana.

Io non so se Trump sia più sprovveduto che folle, so che l’escalation della crisi è preoccupante. Sembra di essere nel 1962 con Kennedy e Kruscev ad un passo dalla guerra per Cuba. All’epoca Giovanni XXIII ebbe un ruolo di primo piano per disinnescare l’emergenza. Confidiamo in qualche telefonata di Papa Francesco. Certo, all’altro capo del telefono ci sono Donald Trump e Kim Jong Un…

Aggiornamento al 15 aprile:

Al momento la Festa nazionale coreana si è svolta senza incidenti ‘nucleari’. Buon segno. Ma il week end non è ancora terminato…

Maggiori informazioni qui:

Dobbiamo preoccuparci della Corea del Nord?

 

Il 2016 tra crisi internazionali, emergenze ed elezioni (USA in primis)


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Nel 2016 vi saranno molti appuntamenti importanti. Iniziando dalla politica.

Europa e resto del Mondo

La Spagna rappresenta una incognita. Germania ed Unione europea spingono per una grande coalizione PP-PSOE. Gli spagnoli però non sono abituati a tale scenario e non è detto che alla fine prevalgano altre scelte. Un governo di minoranza (popolare o di coalizione centro-destra) o un governo di Sinistra (con socialisti e progressisti sostenuti da Podemos). Il ricorso a nuove elezioni entro l’anno sembra non così scontato.

Dodici mesi di consultazioni. Elezioni presidenziali in Portogallo nel mese di gennaio. A Febbraio si darà il via alle primarie presidenziali negli Stati Uniti. Se la candidatura di Clinton appare solida, sul fronte repubblicano non è ancora chiaro chi potrà realmente prevalere tra il populismo di Trump e gli altri candidati. Sempre a febbraio elezioni parlamentari in Iran. Ad aprile tocca all’Irlanda. A giugno le presidenziali in Islanda. Poi due appuntamenti importanti. Le elezioni della Duma russa daranno il quadro della forza di Putin. A novembre infine la sfida delle sfide, le Presidenziali negli Stati Uniti decideranno il Comandante in Capo per i prossimi 4 anni. Duello Trump-Clinton?

In Europa il fronte anti-sistema sarà messo alla prova. Dal Governo Tsipras (di Sinistra) a quelli di Polonia ed Ungheria (di destra),a chi potrà far pesare i propri voti (Podemos). Gli altri (Le Pen, Salvini, Grillo, Farage) staranno a guardare. Il loro consenso sarà pari all’aumento delle emergenze (finanziaria, migratoria, sul terrorismo). E nel 2017 si vota in Francia.  Anche Angela Merkel potrebbe vivere periodi di tensioni interne, soprattutto in merito al tema immigrazione.

Il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, a 'Porta a Porta', il 21 gennaio 2014 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Italia

Anche l’Italia avrà due appuntamenti elettorali importanti. Le comunali in primavera, con al voto città importanti come Roma, Napoli, Milano e Torino. E poi il referendum confermativo sulla Riforma Costituzionale voluta dal governo. Due banchi di prova importanti per Renzi. Se sul quesito referendario è scontato un ampio successo, le sfide locali potrebbero riservare sorprese, soprattutto sul fronte 5 Stelle. Molti guardano a Roma. Milano sarà probabilmente appannaggio di Sala (qualora prevalga nelle primarie). Napoli altra incognita. A Torino Fassino cerca il bis. Qualora il movimento candiderà personaggi credibili, potrebbe anche averla vinta in almeno un capoluogo.

Renzi, oramai etichettato da molti come ‘neoberlusconiano’ per le politiche liberalconservatrici attuate su Lavoro (Jobs Act), Scuola e Fisco (no tasse sulla prima casa per tutti) dovrebbe aggiustare il tiro ‘coprendosi’ a Sinistra. Sarà forse l’anno delle Unione Civili, dello Ius soli e dell’inasprimento dei provvedimenti contro i reati. Chissà se questo gioverà alla sua popolarità. Una cosa è certa. Il 2016 inizia nel segno del Premier, per mancanza di avversari. Forza Italia è in disfacimento, con Verdini che recluta parlamentari ogni giorno. Berlusconi non sembra poter fare nulla per arrestare la caduta ed insegue il nuovo leader del Centrodestra ovvero Matteo Salvini. Il populismo leghista paga ancora ed i temi nazionali ed internazionali (immigrazione, sicurezza, pericolo attentati) saranno determinanti per accrescerne ulteriormente il consenso. I 5 Stelle sono ancora in fase di ‘maturazione politica’ e le amministrative potrebbero far fare loro un importante salto di qualità o arrestarne il consenso. Il resto è nulla. A Sinistra del PD c’è il vuoto. Sel, ora Sinistra Italiana assieme ad ex PD, non sembra impensierire Renzi, così come Possibile di Civati. Anche il Centro è annichilito dal decisionismo renziano. Le scelte ‘progressiste’ sui diritti civili potrebbero però consegnare qualche elettore in più ad Alfano e soci.

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Fronti caldi nel Mondo

Infine l’instabilità sui fronti caldi del Pianeta. Dalla Siria all’Iraq passando per la Libia, lo Yemen (senza dimenticare l’Egitto). L’ISIS nel 2015, aldilà degli attentati organizzati nel Mondo, ha perso terreno in Siria ed Iraq. Curdi e coalizione internazionale hanno recuperato terreno. C’è da capire come si muoverà Al Baghdadi per conquistare consenso e finanziamenti e se il fronte anti-ISIS riuscirà a trovare un accordo duraturo tra i vari attori in gioco (ribelli, Assad, Curdi, Stati Uniti, Russia, Europa, Turchia etc).

In Europa si temono attentati in Italia, Germania e Gran Bretagna. Il Giubileo potrebbe essere una ghiotta occasione anche se la risposta occidentale sarebbe poi inevitabile ed il tutto potrebbe assumere i contorni di una Guerra Santa tra religioni, cosa che l’ISIS non credo abbia intenzione di intraprendere (dichiarazioni di facciata a parte). Bisogna però considerare anche le schegge impazzite del terrorismo, non controllabili.

Cina e Stati Uniti rischiano di scontrarsi ‘economicamente’ nel fronte asiatico. Le manovre cinesi negli arcipelaghi Spratly e Paracel (ricchi di petrolio, gas e snodo commerciale) indispettiscono Washington che cerca alleanze nei paesi vicini (Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia).

Sul fronte russo, se ancora ci sono tensioni per l’Ucraina e si dialoga in chiave ‘soluzione in mediorente’, nuove fonti di scontro sono in Europa. Il Montenegro aderirà alla Nato e Putin è fermamente contrario. Si profilano tensioni e piccole ripicche. Senza trascurare gli scontri con la Turchia, destinate ad inasprirsi.

In Venezuela, dopo la sconfitta di Maduro nelle elezioni parlamentari, la situazione potrebbe precipitare. Anche il Brasile non se la passa bene, con un procedimento di impeachment per la Presidente.

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Crisi umanitarie

Le crisi umanitarie non saranno assenti. Da quelle dei migranti in fuga dalle guerre (dipenderà dalla evoluzione in Libia, Siria, Iraq, Yemen, Sudan, Africa sub-sahariana) ad una possibile nuova emergenza in Nepal, devastato dal recente terremoto. Vi sono poi le emergenze umanitarie ‘dimenticate’ dai media. (El Salvador, Honduras e Guatemala su tutte, secondo Reuters) e quelle pronte ad esplodere (Congo e Burundi) o a riesplodere (Ucraina)

Accordi internazionali (e crisi finanziarie)

Alcuni accordi importanti stipulati nel 2015 (dal TTIP/TTP al nucleare iraniano, fino ad arrivare all’accordo sul clima) potrebbero avere sviluppi nell’anno appena iniziato o essere clamorosamente smentiti dai fatti o superati dagli eventi. Il prezzo del petrolio continuerà a scendere? Altre crisi finanziarie saranno destinate ad esplodere in Europa o nel resto del Pianeta?

Sport e Società

Il 2016 sarà anche un anno di Sport. A giugno gli Europei in Francia, ad agosto le Olimpiadi in Brasile. Ed a maggio si chiude la Serie A. Sarà una sfida a tre tra Inter, Juve e Napoli?

Per finire gli eventi nostrani. Facile prevedere nuovi scandali, arresti più o meno eccellenti. Inchieste più o meno clamorose. (Pensate a grandi eventi ed aspettatevi grandi casini, Giubileo in primis?). Solita cronaca nera e pollaio nei talk politici. E l’Oscar, Sanremo, Masterchef, Amici, X Factor? Chi vincerà le sfide più attese della Tv e del Cinema? Infine i lutti eccellenti. Chi ci lascerà nel 2016? Tra musicisti, attori, scrittori, economisti e politici la lista sarà composita. Nessuna previsione quest’anno però.

Pezzo lungo il mio, tante parole ma in realtà l’anno è tutto da scrivere (e da vivere). Ed il primo capitolo è già iniziato!

 

2015, ‘previsioni’ sparse sul nuovo anno


Cattura

Ed ecco le solite ‘previsioni’ sull’anno appena iniziato. Chissà quali saranno quelle giuste e quali no. A fine 2015 tireremo un bilancio.

Italia.

Si sceglierà il Capo dello Stato. Renzi non vorrà una figura capace di fargli ombra. Punto su Padoan anche se la minoranza PD e quella di FI potrebbero allearsi per fare lo sgambetto al Premier e come ai tempi della DC negli anni 50-70 Renzi potrebbe trovarsi un Capo dello Stato diverso da quello desiderato. Con conseguenze anche per il suo governo e per la legge elettorale in fase di approvazione. Berlusconi, seppur indebolito, potrebbe cavarsela. Possibile grazia presidenziale da parte di Napolitano, prima delle dimissioni. Grillo in parte cederà consensi. La Lega ne trarrà beneficio. Salvini rischia di aprire un’Opa sul Centrodestra. Difficoltà per Ignazio Marino a Roma, potrebbe non arrivare a fine anno, suo malgrado.

Europa:

A fine gennaio si terranno le elezioni politiche in Grecia. Al momento Syriza di Alexis Tsipras è in vantaggio. La paura di una ‘vendetta’ dell’Ue potrebbe causare un recupero in extremis del Centrodestra. Probabilmente però la vittoria andrà al leader di Sinistra che, senza maggioranza assoluta, dovrà cercare un accordo con altri partiti. Riuscirà Tsipras ad evitare nuove elezioni? Dipenderà dalla dimensione della sua vittoria. Credo alla fine prevarrà una alleanza Syriza-PASOK-altri di sinistra con annessa richiesta alla UE di rivedere gli accordi per il risanamento. Per i mercati europei si prevedono altalene notevoli. A maggio si terranno le elezioni in Gran Bretagna. I Laburisti di Miliband dovrebbero farcela su Cameron, alla cui destra ci sono i populisti di Ukip che erodono voti. E se prevalesse proprio Farage?

A dicembre infine le elezioni in Spagna. Anche qui c’è un terzo incomodo nella tradizionale sfida tra destra e sinistra. Si tratta di Podemos, una sorta di ‘grillini’ più credibili e ragionevoli. Potrebbero seriamente vincere la sfida contro PP e PSOE e soprattutto nessuna delle forze politiche vincitrici avrà una maggioranza assoluta e quindi dovrà ricorrere ad accordi per poter far approvare i propri provvedimenti. Credo in un governo di minoranza PSOE sostenuto in Parlamento da Podemos. E pure qui per i mercati sarà un periodo difficile.

Mondo

La Russia non se la passa molto bene, la debolezza del rublo, le proteste per il regime autoritario del Presidente, i possibili focolai estremisti in Cecenia. Putin avrà di che occuparsi. La crisi economica potrebbe colpire anche la Cina, con conseguenze nel mondo intero. Altre zone a rischio sono la Nigeria, dove si terranno elezioni politiche. La Turchia, anch’essa in periodo elettorale. Il Venezuela, stretto da una crisi che dura da molti mesi e che potrebbe sfociare in proteste represse nel sangue. Poi c’è la Libia, dilaniata dallo scontro tra parlamento appoggiato dall’Egitto ed i miliziani sostenuti dalla Turchia. Lo Stato Islamico nato in Iraq e Siria continuerà a far parlare di se, con nuovi rapimenti, esecuzioni e soprattutto attentati in giro per il mondo. Infine l’Argentina, che torna al voto a fine anno, tra le proteste di chi non vorrebbe ancora Kirchner al governo.

Società

E poi ancora sarà l’anno dell’EXPO, dei mondiali di nuoto, del lancio del film Cinquanta sfumature di grigio. Nuovi scandali tutti italiani si affacceranno su tg e giornali, assieme ai casi di cronaca nera, da quelli nati a fine 2014 a quelli tutti nuovi e da scoprire sui vari programmi pomeridiani o crime in prima serata.

Per i lutti eccellenti, dovessi fare un nome direi Ciampi.

I cinque sintomi della ‘crisi’ cinese


Su Il Post è stato pubblicato un articolo interessante sulla ‘crisi’ della Cina. A quanto pare anche i cinesi stanno attraversando un periodo difficile, l’articolo evidenza i ‘cinque’ segnali della crisi.

Secondo il governo cinese, il PIL nel 2012 crescera del 7,5 per cento, una cifra per la quale tutti gli stati europei metterebbero la firma, ma poco incoraggiante per un paese come la Cina abituato a una crescita molto più sostenuta. Se confermato a fine anno, si tratterebbe del tasso di crescita più basso dal 1990, anno in cui il paese rimase isolato dopo la dura repressione di piazza Tiananmen. Gli indizi di un progressivo cedimento dell’economia cinese sono numerosi e di vario tipo: su Foreign Policy, Trefor Moss ne ha messi insieme cinque, che vi raccontiamo per immagini, dando un’idea di che cosa potrebbe accadere all’economia cinese nei prossimi mesi.

1. Auto

Tra il 2008 e il 2009 il governo cinese ha messo in piedi un piano da 586 miliardi di dollari per stimolare l’economia. Il sistema servì per far superare al paese il momento più grave della crisi internazionale, consentendo alle amministrazioni locali di ottenere in prestito nuovi fondi, che ora devono essere restituiti. Le amministrazioni cittadine dovranno ridimensionare le loro spese, rinunciando per esempio alle auto di servizio e di rappresentanza acquistate qualche anno fa. La città di Wenzhou, che si trova nella parte sud-orientale della provincia dello Zhejiang (a oriente, sulla costa), venderà all’asta l’80 per cento dei propri 1300 veicoli. Analoghe vendite saranno organizzate dalle altre amministrazioni locali intenzionate a risparmiare qualche soldo. Poi potrebbe toccare agli edifici pubblici dove hanno sede uffici e altre organizzazioni locali e statali.

2. Conflitti sociali

Da tempo alcuni funzionari del governo segnalano che un sensibile rallentamento dell’economia potrebbe portare a una forte instabilità sociale. I problemi ci sono già, ma fino a ora sono stati tenuti sotto controllo anche grazie al miglioramento generale delle condizioni di vita delle persone. In assenza di questo meccanismo, si potrebbero verificare tensioni sociali specialmente nei grandi distretti industriali, in cui potrebbero diventare a rischio decine di migliaia di posti di lavoro. Le esportazioni sono diminuite, perché i paesi occidentali in crisi consumano di meno, e molte fabbriche cinesi sono passate da tre turni giornalieri a uno, riducendo la produzione e il numero di impiegati.

3. Meno ricchi

Le vendite dei beni di lusso, che negli ultimi anni andavano molto bene, sono iniziate a diminuire a partire da quest’anno. Questo non significa che i cinesi ricchi hanno smesso di spendere: hanno semplicemente smesso di spendere denaro in Cina. Investono all’estero e, secondo un’analisi di fine 2011, circa la metà dei milionari cinesi vorrebbero tagliare fuori il paese dal loro giro di affari e stabilirsi all’estero. Negli ultimi dodici anni, le autorità cinesi hanno identificato circa 19mila funzionari del paese mentre cercavano di raggiungere l’estero, portandosi via denaro ottenuto illecitamente.

4. Energia

Il consumo di energia elettrica di solito in estate aumenta, quando vengono utilizzati di più i sistemi di raffreddamento come i condizionatori. Eppure i consumi di elettricità in Cina non stanno aumentando. Nei porti cinesi, spiega Foreign Policy, ci sono enormi quantità di carbone inutilizzato perché c’è meno richiesta da parte delle centrali elettriche. Il fenomeno è anche dovuto alla minore produzione industriale, che comporta consumi più ridotti. In pochi mesi, il prezzo nazionale del carbone è sceso del 10 per cento e potrebbero esserci conseguenze anche per le altre economie del mondo.

5. Maiali

La Cina è uno dei più grandi consumatori di carne e la costante domanda ha favorito, nel tempo, un aumento dei prezzi delle carni bovine e suine. Secondo le stime governative, nel 2007 il paese consumava mediamente l’equivalente di 1,7 milioni di maiali al giorno. Lo scorso anno, uno studio dell’Istituto nazionale di statistica cinese ha calcolato che il prezzo della carne suina è aumentato del 57 per cento su base annua. Ma negli ultimi quattro mesi, la domanda per questo tipo di alimento è diminuita notevolmente portando a una sovrapproduzione, che a causa dei costi del mangime non ha reso più redditizio allevare maiali. Il governo è dovuto intervenire acquistando carne di maiale per stabilizzare i prezzi. Parallelamente è aumentato a dismisura il prezzo delle uova e, in seguito a diversi scandali legati alla produzione alimentare, c’è una crescente quota della popolazione che torna a coltivarsi da sola frutta e verdura per non correre rischi.

Dossier: l’Africa ‘affamata’ vende le sue terre per dare cibo alla Cina


Negli ultimi mesi si è parlato molto dell’emergenza nutrizione nel Corno d’Africa:

l’emergenza fame per centinaia di migliaia di bambini tra 12 milioni di persone senza cibo né acqua in Somalia, Etiopia, Gibuti, Kenya.

La crisi frattanto dilaga nell’intero Corno d’ Africa, verso il Kenya e l’Etiopia dove almeno 135mila cittadini somali si sono già riversati tra gennaio e luglio alla ricerca di cibo, e 3mila ogni giorno vi stanno ora migrando. Oltre 11 milioni di esseri umani rischiano di morire per fame, altri la denutrizione e il degrado.

Eppure, grazie alla trasmissione tv di Romano Prodi, ‘Il Mondo che verrà‘, ho appreso una notizia che ha dell’incredibile. L’Africa, dove una buona parte degli abitanti fatica ad avere un tozzo di pane ogni giorno, VENDE le sue terre ad altri paesi. Cina, India e paesi Arabi in testa acquistano (o affittano) ogni anno svariati etteri di terreni africani e sudamericani per coltivarli e produrre cibo per la propria gente:

È legittimo ormai chiedersi se ci troviamo di fronte all’inizio di un nuovo imperialismo agricolo. Questa domanda, non retorica, del New York Times fa riferimento a dati che confermano la progressiva e veloce colonizzazione di terreni agricoli in diversi Paesi dell’America Latina, dell’Asia e soprattutto dell’Africa. Siamo ormai alle soglie di una vera e propria “corsa alla terra”, considerata un bene prezioso per poter fare fronte ai previsti cali di produttività dovuti al cambiamento climatici. I Paesi ricchi ma privi di risorse naturali, in Medio Oriente, Asia e altre zone del mondo, cercano di avviare la produzione di generi alimentari dove i campi sono abbondanti e a buon mercato

Ed ecco che arriva la corsa all’acquisto. Cina in testa:

La corsa alle terre sta velocemente cambiando la faccia di intere regioni e l’elenco dei Paesi e dei gruppi che si affacciano su questo nuovo mercato aumenta. Oltre ai coreani, che controllano 1,6 milioni di ettari, si distinguono il Giappone con 922.000 ettari, gli Emirati Arabi con 1,61 milioni di ettari, l’India con 1,64 milioni e la Cina con 3,4 milioni di ettari distribuiti tra Europa, Asia, America e soprattutto Africa. Soltanto in Repubblica Democratica del Congo i gruppi cinesi si sono appropriati di ben 2,8 milioni di ettari di terreni produttivi. Nella geografia delle terre agricole non bisogna sottovalutare i gruppi privati, come la coreana Daewoo, che controlla 13.000 kmq in Madagascar.

Accade anche questo:

I Paesi del Golfo, Arabia Saudita, Bahrain, Oman, Qatar (che controllano il 45% del petrolio mondiale), constatavano di non essere più a lungo in grado di dipendere da mercati regionali e globali per procurare alimenti alle loro popolazioni. Perciò si sono affrettati ad accaparrarsi terre in Africa e sono i pionieri di questo agri-colonialismo per assicurare risorse alimentari alle loro popolazioni. Le implicazioni geopolitiche di ciò hanno avuto l’effetto che il cibo è probabilmente diventato l’ambita materia prima, al pari del petrolio, in un prossimo futuro.

Il Bangladesh si compra una parte di Uganda e Gambia:

Nella lotta alla scarsità dei prodotti alimentari di base, il Bangladesh ha intrapreso la strada dell’affitto delle terre africane. Come già fatto dalla Cina e dall’India, il governo di Dacca ha dato il pieno appoggio al piano che porterà due importanti aziende nazionali a produrre riso, grano e cotone nei terreni coltivabili inutilizzati in Africa. I Paesi che hanno firmato l’accordo con le compagnie del Bangladesh sono l’Uganda, il Gambia e la Tanzania. Gli ettari di terreno che verranno concessi sono circa 50mila e consentiranno un incremento della produzione tra il 60 e l’80 per cento.

Questa sorta di neocolonialismo non è molto pubblicizzata, non se ne parla molto. Che senso ha indignarsi per la situzione tragica del Corno d’Africa senza poi condannare le pratiche vergognose che le potenze emergenti stanno attuando proprio in un un continente già in ginocchio.

Birmania e Cina, tragedie “diverse”


Il comportamento della giunta Birmana è vergognoso, non si accettano aiuti internazionali per paura che il mondo “entri” nel paese. Si dovrebbe pensare davvero a far qualcosa contro un regime cosi repressivo, insensibile anche a tragedie apocalittiche come queste. Intanto in Cina, a causa del terremoto, si temono cedimenti delle dighe e dei bacini artificiali creati violentando la natura per assoggettarla ad interessi economici. Ma almeno lì, il regime cinese, complice forse la vigilia delle olimpiadi e la “parvenza di libertà” obbligata, sembra essersi aperto ad aiuti ed interventi esterni.

Ciclone in Birmania, un’ecatombe
78 mila morti, 56 mila dispersi

Continuano gli appelli delle organizzazioni umanitarie
Kouchner: “Fermare gli interventi è un crimine contro l’umanità”

RANGOON – I numeri sono quelli dell’ecatombe. Il nuovo bilancio delle vittime del ciclone Nargis, che lo scorso 3 maggio ha spazzato la Birmania meridionale, è di 77.738 morti. I dati sono forniti dal governo. I dispersi ammontano a 55.917. Un totale di 133.655 persone. Intanto, piogge torrenziali continuano ad abbattersi sul delta dell’Irrawaddy, teatro della tragedia, e la gente continua a a morire per le malattie, gli stenti e anche per il freddo.

Via libera a visita dei diplomatici. Il nuovo bilancio è il primo, fornito dalla televisione di Stato, a dare del disastro una dimensione più in linea con le stime delle organizzazioni internazionali che fanno salire il totale tra morti e dispersi a 200 mila persone, e i senzatetto a forse due milioni e mezzo.

Le richieste di aiuto

. La Croce Rossa ha chiesto 32,7 milioni di euro alla comunità internazionale per aiuti urgenti alla Birmania e anche l’Onu vuole raccogliere fondi, ma aspetta la riunione ministeriale di lunedì dell’Asean (di cui fa parte la Birmania) a Singapore, per stabilire dove e quando indire una “conferenza per raccogliere fondi”. E’ attraverso la mediazione asiatica che la comunità internazionale cercherà di convincere la giunta militare birmana, per evitare che alla catastrofe naturale segua una catastrofe umanitaria dal bilancio prevedibilmente pesantissimo.

Kouchner: “Un crimine contro l’umanità”. Il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, considera il rifiuto, da parte della giunta militare birmana di accogliere operatori umanitari stranieri, come un “inaccettabile crimine contro l’umanità”. Kouchner ha ribadito che le Nazioni Unite dovrebbero riconoscere in tale situazione la “responsabilità di proteggere” da parte della comunità internazionale, un concetto che risponde al “diritto di ingerenza umanitaria”.  fonte

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Gli argini del bacino formatosi in seguito al sisma non hanno retto l’aumento di acqua
La gente cerca la salvezza in collina, ma molti feriti non sono in grado di muoversi

Terremoto in Cina, lago straripa
migliaia in fuga da Beichuan

Miracolo nel villaggio di Taoguan: turista tedesco estratto vivo dalle macerie dopo 5 giorni.

PECHINO – Il lago formatosi vicino a Beichuan, nella zona della Cina occidentale colpita nei giorni scorsi dal terremoto che stando all’ultimo bilancio ufficiale ha provocato quasi 29 mila vittime, è straripato e migliaia di persone sono in fuga. Lo riferisce un fotografo della Reuters, secondo il quale un annuncio pubblico ha consigliato alla gente di fuggire verso le alture vicine.

Le autorità cinesi avevano in particolare segnalato che le acque del bacino apparivano sul punto di rompere da un momento all’altro gli argini, lesionati dalle onde telluriche, dopo essere salite rapidamente di livello. Una frana provocata dal terremoto aveva bloccato infatti il fiume Bai He provocando la formazione di un lago a monte dell’abitato.
continua qui:

http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/esteri/cina-terremoto/salvato-tedesco/salvato-tedesco.html

 

Terremoto in Cina: migliaia di morti


Cina, è una catastrofe
“In Sichuan oltre 8000 morti”

AGGIORNAMENTO ORE 18.30 Il terremoto di 7,8 gradi Richter ha colpito il sud-ovest, il bilancio delle vittime fornito dall’agenzia ufficiale Xinhua. In centinaia sepolti tra le macerie di un sito chimico, colpite scuole e ospedali. Crollato l’80% degli edifici della contea di Beichuan

 
 
 
 
Tremano Pechino e Shanghai
Scossa avvertita fino a Bangkok
In centinaia sotto le macerie
PECHINO
È salito ad almeno 107 il numero complessivo dei morti accertati in Cina, a causa del terremoto di 7,8 gradi sulla scala aperta Richter che in giornata ha investito la provincia sud-occidentale del Sichuan: lo ha annunciato l’agenzia di stampa ufficiale “Xinhua”. Dieci persone hanno perso la vita anche in un’altra provincia cinese che si estende più a nord rispetto al sito dell’epicentro, quella del Gansu; quattordici i feriti di cui si ha finora notizia.
L’epicentro del terremoto è stato individuato nella contea di Wenchuan, circa 100 chilometri a nordovest della capitale della provincia, Chengdu. La contea fa parte della prefettura autonoma di Aba, che ha una forte componente di popolazione etnicamente tibetana. Non si ha al momento notizia di vittime. Un bilancio dei danni ancora non è stato fornito.

Il presidente Hu Jintao ha ordinato di portare immediatamente soccorso alle vittime e reparti dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese sono stati inviati sul posto per aiutare nei soccorsi e nella ricostruzione. Il premier Wen Jiabao si sta recando sul luogo. La scossa è stata avvertita a migliaia di chilometri di distanza in un’area che va da Pechino – a circa duemila chilometri da Chengdu – alla capitale della Thailandia, Bangkok e a quella di Taiwan, Taipei. A Chengdu, a Pechino e in altre città cinesi migliaia di persone sono uscite nelle strade. Una testimone ha riferito all’ANSA che ha Chengdu non ci sono stati crolli ma alcuni edifici mostrano delle crepe. L’ aeroporto della città è stato chiuso.

Un impiegato della Nokia, che lavora negli uffici della compagnia in un grattacielo nel centro di Pechino, ha affermato di aver sentito il pavimento tremare per «due o tre minuti» prima di darsi alla fuga con i suoi colleghi. Secondo testimonianze che devono essere confermate la diga delle Tre Gole sul fiume Yangtze e la raffineria di Lanzhou, entrambe non lontane dall’epicentro del sisma, sono rimaste intatte.