Perché ha vinto Donald Trump?


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Hillary Clinton ha vinto il voto popolare ma Donald Trump ha vinto gli Stati chiave ed ha ottenuto la Presidenza. Delle ragioni di una sconfitta non annunciata si sta discutendo molto in queste ore. Personalmente credo la ragione principale sia aver perso alcuni Stati tradizionalmente Democratici come Wisconsin, Pennsylvanya e Michigan.

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Perchè? Per via della crisi economica che ha messo sotto scacco la middle-class e che ha spinto molti a dare fiducia al ‘nuovo’ piuttosto che votare per una rappresentante del sistema che ha tolto loro lavoro e prospettive per il futuro. Gli Usa si scoprono più europei di quello che pensavano. E pensavamo.

Perché ha perso Hillary Clinton? Leggete qui:

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-11-10/perche-hillary-ha-fallito-082845.shtml?uuid=ADUtvasB

Infine qualche parola per Donald Trump. Non è un mostro. Alcuni osservatori affiancano la sua figura a quella di Richard Nixon. Smantellerà le riforme di Obama, soprattutto quelle a tutela dei più deboli e riguardanti i diritti civili. Se il Congresso permetterà, cercherà anche di dare una spinta protezionista. In ambito internazionale potrebbe fare meglio di quel che si crede. La vera incognita arriverà dalle gravi crisi nazionali e non. Cosa farà in caso di attentati sul suolo americano ad esempio?

Avremo quattro anni per capirlo.

 

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Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti


Republican presidential candidate Donald Trump speaks to supporters as he takes the stage for a campaign event in Dallas, Monday, Sept. 14, 2015. (AP Photo/LM Otero)
Republican presidential candidate Donald Trump speaks to supporters as he takes the stage for a campaign event in Dallas, Monday, Sept. 14, 2015. (AP Photo/LM Otero)

Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. Ciò che molti temevano è accaduto. Il tycoon ha vinto, contro tutti i pronostici. Cosa accadrà ora? Russia e Stati Uniti andranno d’accordo? La borsa crollerà? In realtà forse Trump non sarà il Male assoluto come molti temono.  Dramma Clinton, sconfitta sul finale ed oramai fuori dai giochi. Triste tramonto per una delle donne più potenti degli Usa.

#Usa2016, non solo Clinton-Trump: elezioni di Congresso, Governatori, Referendum locali


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Tra poco sapremo. Clinton o Trump ma soprattutto non solo Clinton e Trump. Nell’Election Day americano si vota infatti anche per rinnovare la Camera dei Rappresentanti, un terzo del Senato e per eleggere alcuni Governatori degli Stati. C’è anche da aggiungere che il prossimo Senato dovrà eleggere un giudice della Corte Suprema facendo pendere inevitabilmente la bilancia in un senso o nell’altro, al momento in Corte siedono quattro giudici progressisti e quattro conservatori. Ad oggi il Senato è a maggioranza GOP 54 a 46. La Camera anche, 246 GOP e 188 Dem. Elezione anche per 12 governatori su 50.

fonte: Il Post

Cosa c’è in ballo l’8 novembre
Il Congresso degli Stati Uniti è diviso in due rami. La Camera dei Rappresentanti, la camera bassa, è composta da 435 deputati il cui mandato dura due anni: l’8 novembre del 2016 quindi saranno rinnovati tutti i seggi. Ogni deputato rappresenta un collegio, cioè viene eletto dagli elettori di un pezzetto di territorio americano sulla base della loro popolazione: per questo gli stati più popolosi hanno più deputati. Il Senato, la camera alta, è composto da 100 senatori: due per stato, a prescindere dalle dimensioni e dalla popolazione. Il mandato dei senatori dura sei anni, ogni due si rinnovano un terzo dei seggi; quest’anno sono in ballo 34 seggi.

Elezione dei Governatori:

fonte: http://www.agi.it/estero/usa-2016/2016/11/07/news/si_vota_anche_per_12_governatori_su_50-1232892/

I cittadini americani che si recheranno alle urne voteranno anche per 12 governatori su 50, di cui 4 repubblicani e 8 democratici.

REPUBBLICANI RICONFERMATI SICURI

  • North Dakota: Jack Dalrymple non si ripresenta. Sfidanti il democratico Marvin Nelson e il Gop Doug Burgum
  •  Utah: Gary Herbert. Sfidante Mike Weinhotlz

REPUBBLICANI IN VANTAGGIO DEMOCRATICI

  • North Carolina: Pat McCrory. Sfidante Roy Cooper (+2,2%)
  • Indiana: Mike Pence (non si ripresenta perché candidato vicepresidente con Donald Trump). Sfidanti John Cregg per i democratici (+3,3%) e Eric Holcomb per il Gop

DEMOCRATICI RICONFERMATI SICURI

  • Delaware: Jack Martel. Ha esaurito mandati. Sfidanti il democratico John Carney ed il Gop Colin Bonini
  • Montana: Steve Bullock. Sfidante Greg Gianforte – Oregon: Kate Brown. Sfidante Bud Pierce
  • Washington: Jay Inslee. Sfidante il repubblicano Bill Bryant

DEMOCRATICI IN VANTAGGIO REPUBBLICANI

  • Missouri: Jay Nixon. Ha esaurito i mandati. Sfidanti il repubblicano Eric Gretiens (+0,5) ed il democratico Chris Koster
  • New Hampshire: Maggie Hassan non si ricandida perché corre per il Senato. Sfidanti Chris Sununu repubblicano(+4,3%) e Colin Van Ostern democratico
  • West Virginia: Earl Ray Tomblin. Ha esaurito mandati.Sfidanti il repubblicano Bill Cole ed il democratico Jim Justice

DEMOCRATICI CONTESI

  • Vermont: Peter Shumlin, non si ricandida. Sfidanti la democratica Sue Minter e il repubblicano Phil Scott

Presidenziali 2016: stasera la diretta, chi c’era prima di Obama


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Ci siamo, stanotte sapremo chi guiderà gli Stati Uniti nei prossimi quattro anni. In tarda serata inizieranno gli speciali ed arriveranno notizie dalle varie zone degli Usa.

I dati dagli Stati, ora per ora:

LA SEQUENZA ORARIA
La danza dei risultati inizierà alla mezzanotte italiana (le 18 sulla costa est degli Stati Uniti) quando chiuderanno le prime urne in Indiana e Kentucky. Entrambi questi stati sono dati per sicuri per Trump, e non dovrebbero esserci sorprese. Certo, se Clinton conquistasse subito una di queste roccaforti repubblicane, sarebbe indicativo del fatto che probabilmente si va verso un trionfo democratico, ma è molto difficile.

Più ‘divertente’ la scadenza dell’una del mattino, quando sarà il turno di FloridaGeorgia (storicamente repubblicano) e Virginia, tre Stati in bilico, oltre a South Carolina e Vermont che dovrebbero essere sicuri rispettivamente per Trump e Clinton.

Allo scoccare della mezz’ora, e quindi all’una e trenta, North Carolina, Ohio e West Virginia. Dai primi due si potranno avere nuove indicazioni sulla piega che sta prendendo il voto.

Alle due chiuderanno le urne in moltissimi Stati, molti di sicura fedeltà per uno dei due candidati, ma anche MichiganNew HampshirePennsylvania. In caso di vittoria a valanga in tutti gli Stati chiave da parte di uno dei candidati, a quest’ora qualcuno potrebbe iniziare già a sorridere se non a festeggiare.

Naturalmente tra un’ora e l’altra il mondo non si fermerà, visto che uno Stato tossup può diventare leaning o uno leaning può tornare tossup man mano che lo spoglio va avanti. O ancora: se i dati reali convincessero i network, l’assegnazione di uno Stato chiave può avvenire in qualunque momento.

Alle 2.30 chiuderanno le urne in Arkansas, che dal 1980 è sempre stato repubblicano con due significative eccezioni: 1992 e 1996 con Bill Clinton che qui fu Governatore. Ma questa è solo una suggestione, l’Arkansas non sembra essere a rischio per Trump.

Ore 3. Tocca a un’altra manciata di Stati, tra cui i più significativi sono Minnesota, Arizona, Colorado, New Mexico e il Texas, oltre al sicuro ‘blu democratico’ di New York.

Un’ora dopo altri due swing State daranno i primi risultati: Iowa e Nevada. Alle 5 del mattino chiuderanno i seggi sulla West Coast, ma lì non ci si aspettano sorprese e i democratici dovrebbero fare l’en plein. E i giochi a questo punto dovrebbero essere fatti, a meno di testa a testa all’ultimo grande elettore. Se così fosse, nessuno guarderebbe agli scontati risultati di Hawaii (dem) e Alaska (Gop) e tutti ascolterebbero i discorsi di concessione e di trionfo dei due candidati. Ma molte cose possono succedere prima di quel momento. E noi ci saremmo tutta la notte.

In attesa di conoscere chi sarà il prossimo Presidente ecco la lista dei predecessori:

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Presidenziali 2016: i numeri, grandi elettori e Stati in ‘bilico’


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Come si vota alle Elezioni Presidenziali negli Stati Uniti? Una guida tratta dallo speciale di Repubblica.it

ELECTION DAY
L’election day cade, come di consuetudine, il martedì successivo al primo lunedì di novembre. Quest’anno, come detto, è l’8 novembre. Formalmente quel giorno non si eleggerà il nuovo Presidente, bensì si sceglieranno i membri dell’Electoral College (chiamati Grandi Elettori), un’assemblea di 538 membri che in seguito –  il lunedì dopo il secondo martedì di dicembre – nomineranno il Presidente.

Ma di fatto già l’8 novembre la scelta sarà fatta: i Grandi Elettori raramente si sono discostati dalle indicazioni degli elettori, e quindi – a meno di sorprese che avrebbero quasi il valore di un colpo di Stato – i risultati dell’Election Day sono da considerare definitivi.

Non tutti gli americani voteranno quel martedì: esiste infatti la possibilità di esprimere la propria preferenza con l’early voting o voto anticipato. Gli elettori partecipano all’election day o per corrispondenza o di persona in “seggi anticipati”, come ha fatto ad esempio Barack Obama. L’obiettivo è quello di aumentare l’affluenza generale alle urne e alleviare la congestione nei seggi.

COME VENGONO SCELTI I GRANDI ELETTORI
L’Electoral College come detto è composto da 538 Grandi Elettori. Ogni singolo Stato eleggerà un numero di grandi elettori pari al numero di senatori e di deputati a cui quello Stato ha diritto. Ogni Stato ha diritto a due senatori, mentre i deputati sono assegnati proporzionalmente alla popolazione. Il District of Columbia (l’area della capitale Washington) ha diritto a tre Grandi Elettori.

Per essere presidenti bisogna ottenere almeno la metà più uno dei grandi elettori, ovvero almeno 270 grandi elettori. Quello è il numero magico a cui guardare la notte elettorale.

In caso di parità tra i due candidati, 269 grandi elettori ciascuno, la decisione sarebbe demandata alla Camera dei rappresentanti che sceglierà il presidente.

fonte: http://www.repubblica.it/speciali/esteri/presidenziali-usa2016/2016/10/25/news/swing_states_tossup_call_chiamata_grandi_elettori_guida-150231643/

Ed allora proviamo a capire quali sono gli Stati ‘sicuri’, quali quelli ‘leaning’ (in tendenza) e quali gli Swing States, ovvero gli Stati in bilico che probabilmente decideranno le sorti della sfida

Gli Stati Sicuri:

Trump: 16 Stati sicuri e 115 grandi elettori (sui 270 necessari)
Wyoming, West Virginia, Oklahoma, Idaho, Arkansas, Alabama, Louisiana, Kentucky, Tennessee, South Dakota e North Dakota, Montana, Mississippi, Kansas, Indiana, Alaska.


Clinton: 15 Stati sicuri e 192 grandi elettori (sui 270 necessari)
Vermont, Maryland, Hawaii, Massachusetts, California, New York, Rhode Island, Illinois, Delaware, Connecticut, Washington, New Jersey, Oregon, New Mexico e il District of Columbia.

Gli Stati ‘in tendenza’, dove c’è un candidato davanti ma non in modo definitivo:

Trump: Texas, Utah, Nebraska, Georgia, che porterebbero il suo bottino a 179 grandi elettori
Clinton: Pennsylvania, Michigan, Wisconsin, Colorado, Virginia, New Mexico, che porterebbero il totale a quota 265, cioè cinque soli delegati al di sotto della maggioranza assoluta

swing

Gli Swing States:

‘ballano’ 89 grandi elettori negli Stati in bilic. Maine e NH sono leggermente favorevoli a Clinton, Trump sembra essere in vantaggio in Florida, l’Ohio ancora decisivo?

Maine 2-Iawa 4- Nevada 6 – New Hampshire 4 – Arizona 11 -North Carolina 15 – Ohio 18 – Florida 29

Da tenere sotto osservazione:

da Repubblica.it

florida ohio penn texas

Presidenziali 2016: sarà Trump o Clinton?


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I sondaggi danno Clinton avanti di qualche punto e con molte chance di conquistare i 270 elettori necessari per diventare Presidente. Trump prosegue negli attacchi diretti concludendo una campagna presidenziale mai vista prima, fatta di colpi bassi, parole grosse e scontri tra i contendenti. Alcuni dicono che una vittoria ‘risicata’ di Hillary potrebbe trascinare il Paese in un muro contro muro capace di avvelenare i prossimi mesi sin oltre l’insediamento di gennaio. Ricorsi, recriminazioni, accuse di brogli, il tycoon potrebbe non risparmiare nulla alla ex first lady. D’altro canto gli elettori americani potrebbero comportarsi come quelli italiani, ovvero non dichiarare sinceramente il proprio voto mandando in tilt i sondaggi e stravolgendo le previsioni della vigilia, facendo vincere proprio Donald Trump.

Hillary l’interventista in grado di trascinare gli Usa in nuovi conflitti in Siria, Libia o chissà dove, dando vita ad una nuova guerra fredda con la Russia oppure Donald l’amico di Putin, isolazionista, protezionista e campione di gaffe?

Uno scenario post vittoria di Trump:

(Da La Stampa
http://www.lastampa.it/2016/11/06/esteri/speciali/presidenziali-usa-2016/presindenziali-usa-i-timori-del-fmi-su-trump-a-rimetterci-di-pi-sar-leuropa-ZUl0sw0bKFJUpwOAMZVSIM/pagina.html)

Nel caso di vittoria di Donald Trump alle elezioni americane, ad essere più penalizzata sarebbe l’Europa. E’ questo il dato che emerge con forza dalle «stanze silenziose» del Fondo monetario internazionale. L’istituzione di Washington, ben in teso, vigila sull’andamento della campagna con il solo ruolo di spettatore, ma gli ultimi sviluppi sull’«email gate», se non altro, impongono ai delegati internazionali del Fmi riflessioni e qualche calcolo ufficioso. «A rimetterci di più sarà l’Europa, l’effetto Brexit non è nulla a confronto di quello che potrebbe essere l’effetto Trump», ci spiegano fonti di Washington. Il rischio è di essere trascinati in situazioni avventati e accordi sottobanco per evitare le imposizioni doganali che Trump promette di introdurre. «Negli Usa invece il rischio è un aumento dei prezzi sino al 30%, a meno che Trump non si ricreda sulle sue politiche anti-trade», spiegano le fonti sulla base del fatto che in America c’è una quantità enorme di merci e prodotti «made in China».

Pertanto le politiche anti-Pechino di del candidato repubblicano imporrebbero la loro sostituzione con prodotti «made in Usa» per realizzare i quali occorre spendere di più a partire dalla manodopera. E in caso di «dumping» da parte del governo questo andrebbe a pesare in ultima istanza sul debito pubblico a stelle e strisce già piuttosto elevato. A giovarne, ma solo politicamente, sarebbe la Cina: «Pechino sarebbe contenta di vedere l’immagine degli Usa sminuita»

Il sito di Nate Silver, 538, che somma le medie dei sondaggi recenti, riporta questi risultati:

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Presidenziali Usa: Trump recupera su Clinton


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Gli ultimi sondaggi danno un recupero sostanzioso di Donald Trump. Il nuovo ‘caso emailgate’ che coinvolge Clinton, l’assottigliarsi degli indecisi che sembrano propendere per il tycoon, la candidatura non del tutto convincente della ex segretario di Stato, il rischio astensione degli afroamericani. Svariate sono le cause del recupero di Trump. La Florida sembra tornata contendibile, il North Carolina vira al rosso GOP. Ed ecco che Hillary vede in pericolo l’elezione alla Casa Bianca.

Il sito di Nate Silver, 538, da ancora certa l’elezione della ex fist lady. Ridotto però il margine nel voto popolare e nei grandi elettori. Solo un paio di settimane fa Clinton viaggiava sopra i 310 delegati, ora è scesa sotto i 300.

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Duello Tv Trump-Clinton, primo round alla democratica


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Tutti gli osservatori sembrano concordi. Il primo dibattito è stato vinto da Hillary #Clinton. Si dovrà capire quanto e se sposterà qualcosa in termini di voti. L’ex first lady è poco simpatica ai giovani e questo è un dato preoccupante per lei e buono per #Trump. Concludo con una bella battuta di Clinton fatta durante il duello: “non sempre quello che funziona per il business funziona per la cosa pubblica”.

NEW YORK – Hillary ha vinto, ma non è un trionfo, e i duelli tv raramente sono decisivi. Esce il primo sondaggio dopo la storica serata in cui quasi 100 milioni di americani hanno guardato il dibattito fra Donald Trump e Hillary Clinton.

Si conferma il verdetto dei media, degli esperti, e degli instant poll fatti nella tarda serata di lunedì dalla Cnn. Hillary ne esce con tre punti di vantaggio su Trump, il beneficio netto di quello scontro televisivo sembra reale. Ma non immenso. Lo stesso sondaggio, effettuato da Politico.com e Morning Consult dava la Clinton davanti di un punto. Quindi l’effetto netto della serata alla Hofstra University sarebbe un rimbalzo positivo di due punti percentuali, buono ma non clamoroso. (Repubblica.it)