Usa2016, Hillary ancora in testa ma Trump è davanti negli Stati ‘chiave’


Hillary Clinton and Donald Trump are tightening their grips on the Democratic and Republican presidential nominations.
Hillary Clinton and Donald Trump are tightening their grips on the Democratic and Republican presidential nominations.

Nate Silver, su FiveThirtyEight, pubblica periodicamente analisi statistiche sulle elezioni USA. E’ una voce affidabile per capire come ‘stanno le cose’ in America. Hillary è ancora in testa, con un margine inferiore rispetto ad alcune settimane fa. Trump è davanti, seppur di poco, in stati chiave come Ohio, North Carolina e Florida. Il risultato dell’8 novembre non è affatto scontato

presidenziali

MegaTuesday: vincono Clinton e Trump, Rubio si ritira


rubio-trump-clinton

Il MegaTuesday si è concluso con una gran vittoria di Hillary Clinton che, salvo sorprese, diventerà la prossima candidata democratica alla Casa Bianca. E’ andata molto bene anche per Donald Trump, che ha vinto in molti Stati, ha battuto Rubio in Florida, causandone il ritiro ma è stato battuto da Kasich in Ohio. Quest’ultimo rimane in corsa, assieme a Ted Cruz, per strappare la nomination repubblicana al tycoon. La Convenction Gop, a questo punto, rischia di avere toni drammatici.

Qui di seguito il riassunto di vittorie e delegati (da Il Post):

Schermata-2016-03-16-alle-06.20.54

Trump infatti ha vinto in FloridaIllinois e North Carolina, ma in Ohio ha vinto il governatore moderato John Kasich, in un altro risultato significativo della serata: Kasich ha ottenuto nel suo stato la sua prima vittoria in queste primarie, evitando così che Trump potesse ottenere ancora più delegati e rendendo piuttosto impervia la sua strada per arrivare alla maggioranza assoluta.

Schermata-2016-03-16-alle-06.21.06

Tra i Democratici, Hillary Clinton è andata benissimo e molto meglio delle attese. Clinton ha vinto in Florida, in North Carolina, in Illinois e in Ohio, ed è davanti di poco anche Missouri

Usa2016: test importante per Rubio, Kasich e Sanders


prim-2.jpg

Stanotte si vota in Florida, Missouri, Illinois, North Carolina e Ohio. Un piccolo ‘SuperTuesday’ stasera. Ultima spiaggia per Rubio e Kasich per rimanere in corsa tra i Repubblicani. Lotta serrata invece nei Democratici tra Sanders e Clinton, con il primo partito decisamente in svantaggio e, come accaduto in altri Stati, dato in forte recupero.

Il Post

Oggi infatti si vota in Florida, Missouri, Illinois, North Carolina e Ohio: il Partito Democratico assegna 691 delegati (con metodo proporzionale) e il Partito Repubblicano invece 358 (quasi ovunque con metodo maggioritario: chi vince prende tutti i delegati dello stato)

Per quanto riguarda i Repubblicani, questa elezione è per almeno un paio di candidati una questione da dentro-o-fuori: l’Ohio infatti è lo stato di casa del governatore John Kasich, mentre la Florida è lo stato di casa del senatore Marco Rubio. Qualora dovessero vincere, i due rilancerebbero le loro possibilità per la vittoria finale e soprattutto riaprirebbero una partita che oggi vede l’imprenditore Donald Trump in netto vantaggio. Qualora dovessero perdere, invece, probabilmente si ritirerebbero – lasciando a quel punto in corsa con Donald Trump il solo senatore texano Ted Cruz (un politico più istituzionale e canonico di Trump, ma con idee se possibile ancora più estremiste delle sue)

Cosa dicono i sondaggi
Tra i Repubblicani, i sondaggi danno Donald Trump in grande vantaggio in Florida, in Illinois e in North Carolina, mentre John Kasich sarebbe avanti di poco in Ohio e Ted Cruz avrebbe qualche possibilità in più degli altri in Missouri. Tra i Democratici, i sondaggi vedono Clinton avanti di pochissimo in Illinois, Ohio e Missouri, e di molto in North Carolina e Florida.

Da Repubblica.it

Ma le debolezze di Rubio sono più sostanziali. Com’è possibile che questo senatore della Florida sia staccato pesantemente da Trump nei sondaggi fatti tra gli stessi elettori repubblicani che lo hanno mandato a Washington? Una spiegazione chiara l’ha data Trump, sbattendogliela in faccia più volte nei dibattiti televisivi: “Sei un assenteista cronico, al Senato non ti sei fatto vedere quasi mai, hai rubato lo stipendio”. Pura verità.

Little Marco è uno dei senatori meno produttivi in fatto di presenze in aula, partecipazione alle votazioni, disegni di legge presentati. Un novellino presuntuoso, che invece di concentrarsi nel mestiere del legislatore stava già dedicandosi ai sogni presidenziali. E questo spiega perché il “vantaggio di casa” sia quasi impercettibile nel caso di Rubio in Florida.

#Usa2016: Sanders e Trump vincono in Michigan, Clinton sempre più debole


Democratic presidential candidate, Sen. Bernie Sanders, I-Vt., waves to his supporters at a campaign rally Tuesday, March 8, 2016, in Miami. (AP Photo/Alan Diaz)
Democratic presidential candidate, Sen. Bernie Sanders, I-Vt., waves to his supporters at a campaign rally Tuesday, March 8, 2016, in Miami. (AP Photo/Alan Diaz)

Sanders prevale su Clinton in Michigan, a sorpresa. Trump continua a sfruttare la divisione del fronte repubblicano per vincere, seppur sempre di misura. A lui Michigan, Mississippi e Hawaii, Idaho a Cruz. Al netto di tutto, la candidatura di Hillary ‪#‎Clinton‬ si dimostra quindi molto debole. Ovviamente sarà lei la candidata democratica alla Casa Bianca. Mi chiedo però se sarà in grado di battere Donald ‪#‎Trump‬(o chi per lui) nella sfida finale. La paura di una vittoria di Trump ha fatto decidere Bloomberg di non scendere in campo. In predicato di farlo, l’ex sindaco di New York, tramite alcuni sondaggi fatti per l’occasione, ha preso coscienza che una sua candidatura avrebbe indebolito Clinton favorendo proprio il tycoon . La paura cresce tra Repubblicani, Democratici ed opinione pubblica. Trump ha sempre più chance di essere il candidato GOP e concrete possibilità di giurare il 20 gennaio prossimo come prossimo Presidente degli Stati Uniti d’America.

dem-del

Il Post:

http://www.ilpost.it/2016/03/09/primarie-usa-michigan-mississippi-sanders-trump-clinton/

Cosa è successo tra i Democratici
Lo stato più importante e popoloso in cui votavano i Democratici era il Michigan, e Hillary Clinton era data per certa della vittoria: i sondaggi le davano in media 20 punti di vantaggio e Nate Silver, famoso e affidabile giornalista e statistico americano, aveva scritto che secondo il suo algoritmo Clinton aveva oltre il 99 per cento di possibilità di vincere. Invece ha vinto Bernie Sanders con il 50 per cento dei voti, contro il 48,1 per cento di Hillary Clinton (e i giornali usanoespressioni come “stunning upset”, “rovesciamento sbalorditivo”). Il metodo proporzionale di collegio con cui sono assegnati i delegati, però, secondo Politicoattribuirà a Clinton 68 delegati, contro i 65 di Sanders.

In Mississippi invece i pronostici sono stati rispettati: Clinton ha stravinto, come ha fatto fin qui negli stati del sud. Clinton ha ottenuto l’82,6 per cento dei voti, che si tradurranno in 32 delegati, contro il 16,5 per cento di Sanders, che gli varranno 5 delegati. Sul fronte dei delegati, quindi, con le primarie di stanotte Clinton ha allargato il suo vantaggio

rep-del

 

Cosa è successo tra i Repubblicani
I risultati delle primarie dei Repubblicani sono più semplici da leggere: è andato di nuovo molto bene Donald Trump, da settimane indiscutibilmente favorito per la vittoria della nomination. Trump ha vinto le importanti primarie del Michigan con il 36,5 per cento dei voti, seguito da Ted Cruz con il 24,9 per cento, John Kasich con il 24,3 per cento e Marco Rubio con il 9,3 per cento.

Nelle altre primarie della serata, Donald Trump ha vinto anche in Mississippi con il 47,3 per cento dei voti, seguito da Ted Cruz con il 36,3 per cento, John Kasich con l’8,8 per cento e Marco Rubio con il 5,1 per cento. In Idaho ha vinto Cruz con il 44,9 per cento, seguito da Trump con il 28 per cento, Rubio con il 16,5 e Kasich con il 7,4 per cento. Alle Hawaii lo scrutinio è ancora in corso, Trump al momento è in vantaggio.

 

Clinton e Trump in testa, ma il GOP pensa a Romney


Super Tuesday
Sostenitori di Hillary Clinton durante lo spoglio dei risultati elettorali a Miami, Florida 1 marzo 2016 ( RHONA WISE/AFP/Getty Images)

Clinton e Trump vittoriosi, nelle rispettive aree politiche. Sanders non crolla ma ovviamente non potrà competere realmente alla nomination Democratica. Sul fronte GOP invece cresce la paura. Chi sbeffeggiava Trump ha dovuto ricredersi, la sua candidatura appare ora molto forte.

Il post.it

Tra i Democratici, su 11 stati, Clinton ha vinto in 7 e Sanders in 4. Nel dettaglio, Hillary Clinton ha vinto in Virginia (che assegna 95 delegati), in Georgia (102 delegati), in Alabama (53 delegati), in Arkansas (32 delegati), in Texas (222 delegati), in Massachusetts (91 delegati) e in Tennessee (67 delegati), nella gran parte dei casi con un gran distacco; Bernie Sanders ha vinto largamente come previsto in Vermont, lo stato di cui è senatore (16 delegati), e poi in Oklahoma (38 delegati), in Colorado (66 delegati) e in Minnesota (77 delegati). Il numero dei delegati assegnati da ogni stato è deciso dal partito sulla base della rappresentatività e del peso di quello stato per il partito stesso; i delegati sono stati assegnati col metodo proporzionale.

Tra i Repubblicani, su 11 stati, Trump ha vinto in 7, Ted Cruz in 3 e Marco Rubio in uno. Nel dettaglio, Donald Trump ha vinto in Georgia (76 delegati), Alabama (47 delegati), Arkansas (37 delegati), Virginia (46 delegati), Tennessee (58 delegati), Vermont (16 delegati) e Massachusetts (39 delegati). Ted Cruz ha vinto nel suo stato, il Texas (155 delegati), e poi in Alaska (25 delegati) e in Oklahoma (40 delegati). Marco Rubio ha vinto in Minnesota (38 delegati). Anche per i Repubblicani i delegati sono stati assegnati col metodo proporzionale.

cruz-al

Sono caduti Bush, Christie ed ora Carson. Ritirati. Sembra che il partito, che osteggia il magnate, possa schierare l’ex avversario di Obama nel 2012, Mitt Romney.

Ansa.it
La matematica dice che la partita non è ancora chiusa, né a destra né a sinistra. Ma il Super Tuesday consegna un quadro chiarissimo: la corsa per la Casa Bianca è sempre più una corsa a due. Donald Trump da una parte, Hillary Clinton dall’altra. Se le primarie del 15 marzo in stati-chiave come la Florida e l’Ohio finiranno a loro favore, come promettono i sondaggi, i giochi saranno probabilmente fatti.
Per i loro avversari, nel supermartedì in cui si votava in 12 stati, non c’è stato molto da fare. I due frontrunner hanno conquistato 7 stati ciascuno, e incrementato in maniera consistente il numero di delegati, quelli che poi li voteranno nelle convention repubblicana e democratica di fine luglio. Sui due fronti gli unici che tentano disperatamente di resistere sono Ted Cruz e Bernie Sanders. Il senatore ultraconservatore ed ex beniamino dei Tea Party anti-tasse è riuscito a strappare altri due stati oltre al suo Texas, accreditandosi almeno per una notte come il vero anti-Trump.
Complice la debacle di Marco Rubio, che getta l’establishment repubblicano nello sconforto piu’ totale. Tanto che il partito potrebbe giocare la carta della disperazione: la discesa in campo di Mitt Romney. Sara’ il tempo a dire se si tratti di fantapolitica o meno.
Intanto l’ex candidato che nel 2012 fu sconfitto da Barack Obama scendera’ nelle prossime ore in campagna elettorale con un intervento all’universita’ dello Utah. Intervento che – assicurano i ben informati – avra’ un unico obiettivo: screditare il tycoon newyorchese, metterlo il piu’ possibile in cattiva luce. Una missione che Rubio ha fallito.

#Usa2016: #SuperTuesday, Clinton e Trump possono prendersi le nomination!


political-party-buttons

13 stati al voto, dopo il successo in South Carolina Clinton è nettamente avanti su Sanders e può definitivamente accreditarsi come candidata alla nomination finale. Sul fronte Repubblicano Trump, anche grazie alla vittoria in Nevada, è in vantaggio sugli altri ma se stanotte non otterrà un buon risultato, tutto potrebbe cambiare. C’è chi sussurra poi che in caso di successo per Hillary e Trump, potrebbe scendere in campo un terzo incomodo. Bloomberg, il magnate ex sindaco di New York. Candidatura indipendente la sua capace di sottrarre voti centristi alla Clinton ed indirizzare i repubblicani moderati, ovvero la maggioranza, verso di lui. Stanotte vedremo cosa accadrà. Qui di seguito alcune dritte scritte da Il Post:

102910904-Untitled-1

Clinton avanti:

Nei sondaggi ha un vantaggio superiore o pari al venti per cento in sette stati: Georgia, Texas, Virginia, Colorado, Tennessee, Alabama, Arkansas e Minnesota (in molti casi sono comunque sondaggi approssimativi o poco recenti, e quindi poco affidabili). Sanders è messo meglio in Massachusetts, dove è più o meno dato alla pari con Clinton, e in Vermont, stato di cui è senatore e dove ha un vantaggio enorme.

Cosa succede:

Oggi, in tredici stati degli Stati Uniti si tengono le primarie per le elezioni presidenziali del prossimo novembre, in quello che è chiamato tradizionalmente “Super Tuesday”: il giorno delle primarie in cui si vota in più stati contemporaneamente. Il “Super Tuesday” è uno dei giorni più importanti di tutta la campagna per le presidenziali statunitensi: per i Democratici nelle elezioni di oggi verranno assegnati in tutto 865 su circa 4000 delegati per la convention che deciderà il candidato presidente, mentre per i Repubblicani ne verranno assegnati 640 su 2472. Qualche candidato, dopo il voto di oggi potrebbe di fatto assicurarsi la nomination finale, oppure potrebbe rimanere definitivamente escluso dai giochi. Se questo non succederà, è molto probabile che gli equilibri – soprattutto tra i molti candidati repubblicani – cambieranno parecchio. Tra i democratici sono ancora in corsa Hillary Clinton e Bernie Sanders, mentre tra i repubblicani i candidati principali sono Donald Trump, Marco Rubio e Ted Cruz.

Dove si vota:

I Democratici votano in Alabama (53 delegati, primarie), Arkansas (32 delegati, primarie), Colorado (66 delegati, caucus), Georgia (102 delegati, primarie), Massachusetts (91 delegati, primarie), Minnesota (77 delegati, caucus),Oklahoma(38 delegati, primarie), Tennessee (67 delegati, primarie), Texas (222 delegati, primarie), Vermont (16 delegati, primarie) e Virginia (95 delegati, primarie). Oltre a questi 11 stati, votano anche nelle Samoa americane, un minuscolo arcipelago nel Pacifico più vicino all’Australia che agli Stati Uniti, dove si tengono dei caucus che assegnano 6 delegati: la cosa strana è che le Samoa americane non parteciperanno a novembre alle elezioni presidenziali. I Repubblicani invece votano in Alabama (47 delegati, primarie), Alaska (25 delegati, caucus), Arkansas (37 delegati, primarie), Colorado (37 delegati, caucus), Georgia(76 delegati, primarie), Massachusetts (39 delegati, primarie), Minnesota (38 delegati, caucus),Oklahoma (40 delegati, primarie),Tennessee (58 delegati, primarie), Texas (155 delegati, primarie), Vermont (16 delegati, primarie), Virginia (46 delegati, primarie) e Wyoming (26 delegati, caucus).

http://www.ilpost.it/2016/03/01/guida-al-super-tuesday/

#Usa2016, al via le primarie: sarà una sfida Clinton-Trump (o Cruz)?


Journalists speak back stage ahead of the Democratic presidential debate at the Wynn Hotel in Las Vegas, Nevada on October 13, 2015, hours before the first Democratic Presidential Debate. After ignoring her chief rival for months, White House heavyweight contender Hillary Clinton steps into the ring Tuesday to confront independent Senator Bernie Sanders in their first Democratic debate of the 2016 primary cycle. Clinton will take center stage in Las Vegas joined by Sanders and three other hopefuls, and while there is unlikely to be a dramatic clash of personalities as seen in the first two Republican debates, the spotlight is likely to be on the top two candidates. The other three challengers -- former Maryland governor Martin O'Malley, ex-senator Jim Webb and former Rhode Island governor Lincoln Chafee -- will try to generate breakout moments to show they are electable alternatives to Clinton. AFP PHOTO / FREDERIC J. BROWN        (Photo credit should read FREDERIC J. BROWN/AFP/Getty Images)

Tra due settimane, negli Stati Uniti, prenderanno il via le elezioni primarie. Dalle consultazioni popolari usciranno i due candidati principali alla Casa Bianca nelle elezioni di novembre. Clinton sembra in vantaggio netto nel fronte democratico. Il liberal Sanders non appare in grado di insidiare l’ex first lady. Troppo ‘di sinistra’ per una elezione che alla fine si vince al ‘centro’. Anche se Sanders parte quasi in pole, in buona posizione per i caucus di Iowa ed in leggero vantaggio per le primarie del New Hampshire.

Più complicato il versante Repubblicano. Il GOP è diviso. I candidati sono una decina ma quelli con più chance sembrano essere quattro. Jeb Bush, il terzo della ‘dinastia’ (figlio e fratello dei due Presidenti Bush) appariva qualche mese fa come il predestinato alla investitura finale. Ed invece adesso annaspa. Poco consenso. Poi c’è il populista, demagogo ed estremista Donald Trump. Sessista, razzista, islamofobo eppure con sostegni in crescita. Parte davanti a tutti, seppure sino a qualche settimana fa si dicesse che la sua candidatura si sarebbe sgonfiata a ridosso delle primarie. Così non è stato. In realtà gli esperti sono convinti che alla fine non prevarrà e ripiegano su altri due candidati. Marco Rubio e soprattutto Ted Cruz. Due senatori (il primo della Florida, il secondo del Texas), due figli di immigrati.  Rubio è figlio di cittadini cubani, emigrati negli Stati uniti durante gli anni Cinquanta, prima dell’avvento di Fidel Castro.  Cruz di un immigrato cubano e di un’americana di origini italiane.

clinton-trump-schlonged

Nelle prossime settimane capiremo il peso di ognuno di loro ed eventuali ritiri di altri candidati favoriranno uno piuttosto che l’altro. Si inizia il 1° febbraio in Iowa, poi il 9 con il New Hampshire, il 20 con i caucus dem in Nevada e soprattutto le primarie Gop in South Carolina. Infine il 1° marzo, con il Super Tuesday (in cui votano molti Stati) dovrebbero decidersi i giochi, almeno per i democratici.

A luglio si terranno le Convenzioni dei due partiti. Si sapranno i nomi dei vicepresidenti e si avvierà alla fine il processo che, il primo martedì di novembre, eleggerà il successore di Barack Obama, il prossimo 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. E noi saremo qui a seguire tutto. Con voi.

La differenza tra Caucus e Primarie:

il caucus e le primarie propriamente dette. Il primo è un particolare format che tende a favorire un candidato con un seguito politico organizzato; questo soprattutto a causa di un voto determinato dai rappresentanti locali dei partiti e che avviene solitamente senza sotterfugi (si tiene in genere per alzata di mano). Ai caucus vi possono partecipare solo individui dotati della tessera del partito; è un metodo adottato da Alaska, Colorado, Hawaii, Kansas, Maine, Minnesota, Nevada, North Dakota, Wyoming e Iowa. Tutti gli altri stati, invece, privilegiano le urne con voto segreto, cui prendono parte – a seconda della scelta dei singoli stati – o membri del partito, cui i cittadini possono iscriversi anche il giorno stesso del voto, o tutti gli americani intenzionati ad esprimere la propria preferenza. (fonte)

Chi si elegge con le primarie

Per conquistare la nomination democratica è necessario vincere 2242 delegati sui 4383 complessivi , suddivisi tra delegati e super delegati, che sono i dirigenti di partito ed eletti nelle istituzioni membri di diritto della Convention. Il candidato repubblicano alle presidenziali dovrà invece conquistare almeno 1237 dei 2472 delegati in palio nelle oltre 50 elezioni (primarie) che si svolgeranno da inizio febbraio fino a metà di giugno (fonte)

I candidati principali

DEMOCRATICI

  1. Bernie Sanders, senatore del Vermont dal 2007
  2. Martin O’Malley, governatore del Maryland dal 2007 al 2015
  3. Hillary Clinton, Segretario di Stato dal 2009 al 2013
  1. Jeb Bush, governatore della Florida dal 1999 al 200
  2. Donald Trump, proprietario e presidente del consiglio d’amministrazione della Trump Organization
  3. Marco Rubio, senatore dalla Florida dal 2011
  4. Ted Cruz, senatore dal Texas dal 2013

Jeb Bush

Donald Trump

Marco Rubio

Ted Cruz

PRIMARIE , IL CALENDARIO INIZIALE (Internazionale.it)

1 febbraio
La prima sfida del 2016 riguarderà i caucus (primarie dei partiti) dell’Iowa. Secondo un vecchio adagio, sono solo tre i biglietti di partenza dall’Iowa, il che significa che solo i tre candidati che ottengono più voti nei caucus di ciascun partito avranno la possibilità di ottenere la candidatura alle presidenziali. Ma quest’anno potrebbe andare diversamente: i candidati democratici sono solo tre, ma i repubblicani ancora in corsa sono una decina. Anche se l’Iowa potrebbe segnare la fine delle speranze per i candidati in difficoltà come il democratico Martin O’Malley e i repubblicani Mick Huckabee e Rick Santorum. Questi candidati si giocano il tutto per tutto nel cosiddetto stato dell’occhio di falco, nella speranza di una clamorosa resurrezione.

9 febbraio
Appena nove giorni dopo, le primarie del New Hampshire, le prime in tutto il territorio nazionale, saranno un indicatore fondamentale per capire quanto durerà la competizione tra i diversi candidati all’interno di ciascun partito. Per i democratici, una vittoria del senatore del Vermont Bernie Sanders su Hillary Clinton potrebbe allungare i tempi della campagna elettorale. Una vittoria dell’ex segretaria di stato nel cosiddetto stato del granito potrebbe invece far concludere più rapidamente le primarie democratiche. Nel campo repubblicano, una vittoria dell’imprenditore Donald Trump potrebbe sancire l’inizio di primarie particolarmente caotiche.

20 febbraio
Sono due le competizioni elettorali che si tengono in questa giornata. Il Partito repubblicano organizza le primarie in South Carolina, le prime che si terranno nel sud del paese, mentre in Nevada si terranno i caucus del Partito democratico. Il voto in South Carolina, uno stato da sempre caratterizzato da un clima politico molto acceso, sarà particolarmente interessante: candidati di spicco come Ted Cruz, Marco Rubio e Donald Trump si sfideranno in uno stato meridionale dove vivono molti reduci di guerra, elettori generalmente molto importanti per il Partito repubblicano. Dal canto suo, il Nevada rappresenta un’importante banco di prova per verificare le capacità di Bernie Sanders di conquistare consenso fuori dall’Iowa e dal New Hampshire.

1 marzo
Le primarie cosiddette Sec, chiamate anche “super martedì”, prendono il nome dalla Southeastern Conference, un girone del campionato universitario di football. Prevedono che si tengano le primarie in sei stati del sud e anche in altri stati del nord, tra cui il Massachusetts e il Minnesota. È da molto tempo che candidati come Ted Cruz e Donald Trump fanno campagna elettorale negli stati del sud, perché una prestazione convincente durante il “super martedì” potrebbe proiettare uno dei candidati verso la vittoria alle primarie.