Storia d’Italia: il Compromesso Storico


Riprendendo il racconto della Storia della Prima Repubblica, dopo i capitoli legati al Governo Tambroni ed alla nascita del Centro Sinistra organico, oggi ci occupiamo degli avvenimenti che portarono all’accordo di governo tra DC e PCI, riassunto con il titolo di Compromesso Storico e che portò al governo della ‘non sfiducia’ nato nel luglio del 1976.

I principali protagonisti di questo periodo furono Aldo Moro, democristiano ed Enrico Berlinguer, comunista.

Quadro sociale, economico e politico
Il 1976 era iniziato decisamente male, per l’Italia, sotto molti punti di vista. A livello sociale il Paese era sotto attacco di terroristi neri e rossi. Alla strategia della tensione, che coinvolgeva frange estremiste di destra resesi responsabili di vari attentati negli anni precedenti al fine di destabilizzare lo Stato ed evitare l’avanzamento delle Sinistre, si contrapponeva l’esplosione del fenomeno brigatista, organizzazione estremista di sinistra che propagandava la lotta armata rivoluzionaria per il comunismo ed attuava sequestri di personalità eccellenti e processi proletari.

Il quadro economico era negativo, aggravato dalla crisi petrolifera del 1973, seguita alla Guerra del Kippur, che aveva avuto come conseguenza l’aumento esponenziale del prezzo del petrolio. In Italia, per risparmiare benzina, si vararono provvedimenti di austerità come il divieto di circolazione alle automobili nelle domeniche invernali. A livello finanziario l‘inflazione viaggiava sopra il 17%.

La Stampa, 28 aprile 1976

La crisi della DC e del “CentroSinistra organico”
Il mondo politico vedeva la crisi della Democrazia Cristiana, sconfitta sul piano politico nel 1974 dal referendum confermativo sul divorzio e fiaccata da vari scandali politici, il più importante dei quali era il Lockheed, che vedeva coinvolti alcuni politici italiani nell’aver ricevuto tangenti per acquistare alcuni aerei da trasporto militari. Il Partito Comunista e le Sinistra in generale invece, venivano da un periodo di rafforzamento, con conquiste in ambito sociale, seguite alle proteste dell’Autunno caldo.

Il quarto governo Moro, in carica dal 1974 al 1976

In questo contesto nazionale, la legislatura iniziata nel 1972 aveva visto il susseguirsi di cinque governi in soli quattro anni. La coalizione del “CentroSinistra organico”, nata ad inizio anni ’60, era in crisi ed in molti, anche all’interno della Democrazia Cristiana, con il Presidente del Consiglio Aldo Moro tra i principali sponsor, pensavano che il governo avrebbe dovuto aprirsi all’unica grande forza politica ancora esclusa, il Partito Comunista del ‘dialogante’ Enrico Berlinguer, eletto segretario nel 1972.

Il dialogo tra democristiani e comunisti
Il dialogo tra DC e PCI non piaceva al junior partner nella coalizione di Centro-Sinistra, ovvero il PSI. A gennaio del 1976, i socialisti ritirarono la fiducia al governo di Aldo Moro che rassegnò le dimissioni. A febbraio si formò un nuovo esecutivo presieduto da Moro, con soli ministri democristiani e l’appoggio esterno degli altri partiti di centrosinistra. Gli scandali e la fragilità del governo ne provocarono la crisi poche settimane dopo. Lo scioglimento della legislatura fissò le elezioni nel giugno 1976.

Le elezioni politiche del 1976 vedevano in pole position il Partito Comunista. Guidati da Enrico Berlinguer, i comunisti governavano già svariate regioni (Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria, Toscana ed Umbria) e le grandi città (Roma, Napoli, Torino, Milano) assieme a socialisti ed altri partiti di Sinistra. Il fronte centrista invece era indebolito dal logoramento politico seguito alle crisi finanziarie, economiche e dagli scandali. In molti prefiguravano il ‘sorpasso’ comunista sulla DC.

Il sorpasso non avvenne ma il PCI ottenne il suo migliore risultato di sempre, il 34,4 per cento: 12,6 milioni di voti e 228 deputati. La DC rimase primo partito con  il 38,7 per cento e circa un milione e mezzo di voti in più. I democristiani recuperarono voti, rispetto agli anni precedenti ma li tolsero ai loro alleati, repubblicani e socialdemocratici.

Il PSI confermò il risultato delle elezioni precedenti ma perse voti rispetto alle regionali, fermandosi al 9,6%. Il tutto provocò un cambio al vertice del partito, il segretario De Martino fu sostituito con il leader di una corrente di minoranza, Bettino Craxi.

Il post elezioni vedeva il blocco centrista (DC-PRI-PSDI-PSI) con 299 seggi alla Camera, il fronte delle Sinistra (PCI-PSI-alleati) con 296 seggi. Con quei numeri ci si preparava ad una crisi lunga.

In uno scenario tanto cristallizzato, era possibile uno sbocco attraverso un dialogo tra democristiani e comunisti. E’ bene ricordare però che l’Italia faceva parte della NATO ed apparteneva al blocco occidentale, sotto l’influenza degli Stati Uniti e che non vedeva partiti comunisti nelle compagini di governo.

Gli Stati Uniti, da sempre critici verso il PCI, vedevano una apertura da parte del candidato democratico, poi diventato Presidente, Jimmy Carter che non considerava ‘una catastrofe’ l’entrata dei comunisti al governo.

Il mondo degli imprenditori, capeggiato da Gianni Agnelli, all’epoca proprietario della FIAT ed leader Confindustria, non era favorevole ad un accordo DC-PCI.

Berlinguer d’altronde, nei primi anni di segreteria, si era allontanato progressivamente dalla influenza sovietica e pur non interrompendo del tutto i rapporti con Mosca, professava la dottrina dell’eurocomunismo, ovvero l’alleanza dei partiti comunisti europei (italiani, francesi e spagnoli) per una ‘terza via’ tra marxismo e socialismo democratico che trovasse appunto una chiave nuova e democratica per il comunismo.

Berlinguer si era fatto anche promotore del Compromesso Storico, ovvero una proposta di collaborazione tra comunisti e democristiani, i due grandi partiti italiani dell’epoca. Tale proposta era ovviamente avversata dai socialisti, che temevano la marginalizzazione e l’impossibilità di una coalizione progressista di governo.

Nella fase preliminare della legislatura si giunse ad una novità importante. Per la prima volta dal 1948, alla Presidenza della Camera fu eletto un comunista, Pietro Ingrao. L’elezione nasceva da un accordo spartitorio delle cariche istituzionali tra PCI e DC, i due partiti più votati.

Pietro Ingrao - Wikipedia

Quanto al governo ci si accordò per un esecutivo composto da ministri democristiani ed appoggiato da tutto l’arco parlamentare eccetto il Movimento Sociale. Un appoggio inedito che si concretizzò nella ‘astensione’ dei comunisti e di altri partiti durante il voto di fiducia.

Benigno Zaccagnini, segretario democristiano vicino al premier uscente e Presidente del partito Aldo Moro, assieme agli altri capi di partito, scelsero come Presidente del Consiglio un esponente delle ‘destra dc’, Giulio Andreotti.

La nascita del terzo governo Andreotti, in carica dal 30 luglio 1976, fu caratterizzata dalle astensioni.

 La fiducia all’Andreotti III fu votata infatti da 258 deputati su 630, con 44 no e 328 astenuti; al Senato i “sì” furono 137 su 315, con 17 no e 161 astenuti. Oltre al PCI, non parteciparono al voto socialisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali: il governo partì avendo ottenuto più astensioni che voti favorevoli. Dato che al Senato l’astensione equivale a voto contrario, molti “astenuti” abbandonarono l’aula, ma non tutti in modo da non far mancare il numero legale.

Il Post

Fonti:

11 giugno 1984: Enrico Berlinguer


 

“La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico”

“Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia. “

“Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita”

(Enrico Berlinguer)

 Un mio video per commemorare la scomparsa di Berlinguer

 

16 Marzo 1978, Moro


Era un giovedì come tanti, quel 16 marzo 1978, mio papà era al lavoro come ogni giorno, in giro per Roma con il suo furgone, a fare consegne. Mia mamma era a casa, a riposo, perche da li a qualche mese mi avrebbe messo al mondo. Mentre, in quella mattina di marzo, la vita di tanti italiani stava iniziando nella solita routine quotidiana, in una via della capitale stava per accadere un avvenimento che, per certi aspetti, avrebbe cambiato la storia del nostro paese. Il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, usciva dalla sua abitazione per recarsi in Parlamento, dove avrebbe dovuto aver luogo la votazione di fiducia al Governo Andreotti.

Lasciamo per un attimo il Presidente Moro e torniamo indietro, dal punto di vista storico, per capire quanto fosse importante quel momento politico. La DC era stata travolta dallo scandalo Lockeed, un affare di vendita di alcuni aerei in cui si sospettava la corruzione di numerosi esponenti politici democristiani tra i quali un ministro, Luigi Gui, un ex presidente del Consiglio, Mariano Rumor ed addirittura l’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Al contempo l’economia italiana, dopo il boom degli anni 60, era travolta dalla crisi petrolifera e tutto il paese arrancava, da anni poi si susseguivano attentati terroristici, di matrice rossa e nera, che contribuivano a deteriorare il già fragile equilibrio sociale .

In un clima di questo tipo Aldo Moro, ex Presidente del Consiglio e fautore del primo CentroSinistra, realizzatosi quando una quindicina di anni prima il PSI aveva abbandonato l’opposizione e si era collocato nella compagine di Governo, pensò bene di avviare una collaborazione tra tutte le forze politiche maggioritarie del paese, una convergenza tra il mondo cattolico, comunista e socialista per cercare di risolvere i gravissimi problemi di quella giovane democrazia nata dalle ceneri del fascismo.

Il politico democristiano, con sapiente pazienza ed indubbia abilità, riuscì a tessere la tesa che avrebbe dovuto portare, quel 16 marzo, alla nascita di un Governo Andreotti, un monocolore democristiano  appoggiato da buona parte del parlamento, comunisti compresi. Era l’inizio di quel “compromesso storico” di cui il segretario del PCI Enrico Berlinguer, si era fatto portatore e che, nel tempo, avrebbe dovuto portare i comunisti ad un ruolo pieno nell’esecutivo per poi, in una fase successiva, consegnare all’Italia quel sistema di alternanza politica mai sperimentato in trenta anni di repubblica. Una  alternanza che avrebbe “spezzato” un sistema bloccato come quello italiano diviso tra una DC “costretta” ad un governo perpetuo, con annessa degenerazione clientelare, ed un PCI costretto ad una opposizione perenne, malgrado i notevoli passi avanti rispetto al primo dopoguerra. Il PCI infatti non era piu una succursale del PCUS, ma anzi, Berlinguer nel congresso di Mosca nel 1976 aveva chiaramente “rotto” i legami rivendicando la piena autonomia del suo partito nella politica italiana e condannando ogni intervento o pressione sovietica.

Insomma, i tempi per un radicale cambiamento nel panorama politico italiano, sembravano maturi. Il tempo, in quel giorno di fine inverno del 1978, era però scaduto per i cinque uomini che accompagnavano l’onorevole Moro durante il tragitto dal suo appartamento alle sedi parlamentari. In Via Fani, quella mattina di marzo, cinque vite vennero spezzate e con loro morì tutto il progetto politico di cambiamento italiano. Moro venne rapito dalle Brigate Rosse, tenuto prigioniero per settimane, i partiti politici si divisero su come dare “una risposta” a questo attentato allo stato. Il leader democristiano verrà poi ucciso dai suoi rapitori, il progetto del compromesso storico fallirà, arriveranno gli allegri anni 80, quelli delle spese pazze, della crescita del deficit, la corruzione imperante, la fine del PCI, Tangentopoli, Berlusconi, Prodi ed il resto è storia dei nostri giorni….

…una storia che avrebbe potuto essere molto diversa se quel 16 marzo…..

Danilo

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Prima Repubblica: Enrico Berlinguer


  Enrico Berlinguer, un Comunista Italiano.

Berlinguer fu segretario del PCI per 12 anni, dal 1972 all’11 giugno 1984, giorno della sua morte. La sua segreteria ha permesso al partito comunista di raggiungere il massimo della sua forza elettorale che, durante gli anni di piombo, si è concretizzata con un appoggio esterno ai governi democristiani. “Compromesso Storico”, Eurocomunismo” , “Questione Morale” , sono solo alcuni temi legati a Berlinguer.

Vi propongo due filmati, uno è tratto da una tribuna politica e relativo alla questione morale , l’altro invece è l’ultimo discorso pubblico pronunciato dal segretario del PCI, pochi istanti prima di essere colto da malore.