#Usa2016, non solo Clinton-Trump: elezioni di Congresso, Governatori, Referendum locali


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Tra poco sapremo. Clinton o Trump ma soprattutto non solo Clinton e Trump. Nell’Election Day americano si vota infatti anche per rinnovare la Camera dei Rappresentanti, un terzo del Senato e per eleggere alcuni Governatori degli Stati. C’è anche da aggiungere che il prossimo Senato dovrà eleggere un giudice della Corte Suprema facendo pendere inevitabilmente la bilancia in un senso o nell’altro, al momento in Corte siedono quattro giudici progressisti e quattro conservatori. Ad oggi il Senato è a maggioranza GOP 54 a 46. La Camera anche, 246 GOP e 188 Dem. Elezione anche per 12 governatori su 50.

fonte: Il Post

Cosa c’è in ballo l’8 novembre
Il Congresso degli Stati Uniti è diviso in due rami. La Camera dei Rappresentanti, la camera bassa, è composta da 435 deputati il cui mandato dura due anni: l’8 novembre del 2016 quindi saranno rinnovati tutti i seggi. Ogni deputato rappresenta un collegio, cioè viene eletto dagli elettori di un pezzetto di territorio americano sulla base della loro popolazione: per questo gli stati più popolosi hanno più deputati. Il Senato, la camera alta, è composto da 100 senatori: due per stato, a prescindere dalle dimensioni e dalla popolazione. Il mandato dei senatori dura sei anni, ogni due si rinnovano un terzo dei seggi; quest’anno sono in ballo 34 seggi.

Elezione dei Governatori:

fonte: http://www.agi.it/estero/usa-2016/2016/11/07/news/si_vota_anche_per_12_governatori_su_50-1232892/

I cittadini americani che si recheranno alle urne voteranno anche per 12 governatori su 50, di cui 4 repubblicani e 8 democratici.

REPUBBLICANI RICONFERMATI SICURI

  • North Dakota: Jack Dalrymple non si ripresenta. Sfidanti il democratico Marvin Nelson e il Gop Doug Burgum
  •  Utah: Gary Herbert. Sfidante Mike Weinhotlz

REPUBBLICANI IN VANTAGGIO DEMOCRATICI

  • North Carolina: Pat McCrory. Sfidante Roy Cooper (+2,2%)
  • Indiana: Mike Pence (non si ripresenta perché candidato vicepresidente con Donald Trump). Sfidanti John Cregg per i democratici (+3,3%) e Eric Holcomb per il Gop

DEMOCRATICI RICONFERMATI SICURI

  • Delaware: Jack Martel. Ha esaurito mandati. Sfidanti il democratico John Carney ed il Gop Colin Bonini
  • Montana: Steve Bullock. Sfidante Greg Gianforte – Oregon: Kate Brown. Sfidante Bud Pierce
  • Washington: Jay Inslee. Sfidante il repubblicano Bill Bryant

DEMOCRATICI IN VANTAGGIO REPUBBLICANI

  • Missouri: Jay Nixon. Ha esaurito i mandati. Sfidanti il repubblicano Eric Gretiens (+0,5) ed il democratico Chris Koster
  • New Hampshire: Maggie Hassan non si ricandida perché corre per il Senato. Sfidanti Chris Sununu repubblicano(+4,3%) e Colin Van Ostern democratico
  • West Virginia: Earl Ray Tomblin. Ha esaurito mandati.Sfidanti il repubblicano Bill Cole ed il democratico Jim Justice

DEMOCRATICI CONTESI

  • Vermont: Peter Shumlin, non si ricandida. Sfidanti la democratica Sue Minter e il repubblicano Phil Scott

Congresso PD, verso il trionfo di Renzi


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Il Partito Democratico si avvia verso l’indizione del Congresso. Il 20 settembre si saprà la data ufficiale, con annesse (eventuali) primarie. Probabilmente entro novembre si saprà il nome del nuovo segretario, salvo crisi di governo improvvise che facciano andare ad elezioni prima del nuovo anno.

Mai come ora non sembrano esserci sfidanti ma un solo ed unico vincitore. Matteo Renzi. E’ passato meno di un anno dalla sconfitta subìta ad opera di Bersani ed ora il sindaco di Firenze si ritrova in pole position per la guida del partito.

Bersani, eletto con più del 60% dei consensi, ha dilapidato tutta la fiducia riposta impostando una campagna elettorale in tono minore incentrata sull’inseguimento alle posizioni di Monti e quindi condannata alla marginalità. Il post elezioni è stato ancora peggiore, se possibile. L’ex segretario non ha fatto passi indietro, pur non avendo alcuna opportunità di ottenere la premiership vista la mancata maggioranza, ed ha perso settimane preziose in attesa della elezione del nuovo Capo dello Stato. La serie di errori ha avuto il suo culmine proprio in quella occasione. Il non aver fatto un nome per giorni, aver raggiunto un accordo con il PDL dopo mesi in cui si era detto che non vi sarebbe stata mai una collaborazione con il centrodestra, aver in seguito ‘lanciato’ Prodi senza alcun paracadute e senza avere il controllo del partito. In poche settimane Bersani ha visto crollare ogni credibilità e messo in luce tutti i limiti della sua leadership.

Ed eccoci quindi all’epilogo congressuale. Oltre all’unico probabile vincitore saranno della partita anche altri candidati. L’area bersaniana e quella dalemiana appoggiano Gianni Cuperlo, ex pupillo di D’Alema. Orfini e Fassina hanno già espresso il loro ‘endorsement’. Anche la CGIL sembra esprimergli simpatie. Non si è ancora invece sbilanciato il reggente Epifani.

L’area dem di Franceschini rompe il patto con i bersaniani e si schiera con Renzi. Con lui anche Fioroni e Veltroni. Tutta gente che il sindaco aveva attaccato e per la quale esigeva una rottamazione. Ora invece tace, incassando il loro sostegno senza troppi problemi.

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infine, oltre all’eurodeputato Gianni Pittella,  grande interesse è destato da Pippo Civati. L’ex rottamatore, da tempo in rotta con Renzi, si presenta come “vendicatore di Prodi e Rodotà e dialogante con i 5 Stelle” . A mio giudizio Civati rappresenta l’unica alternativa credibile a chi rifiuta sia il populismo renziano che il grigiore dell’apparato espresso da Cuperlo.  Purtroppo però non ha ‘correnti’ che lo sostengano ne grandi nomi da ‘spendere’.

Torando al principale candidato, ultimamente, per accattivarsi le simpatie a Sinistra, il Sindaco si è spostato su linee economiche meno liberali ma c’è da precisare che il suo consigliere economico è Yoram Gutgeld,  anche lui fautore del Contratto Unico.

Sondaggi danno Renzi vicino all’80% dei consensi. Vedremo come finirà.

Usa 2008, l’ora della verità: Risultati in diretta


Ci siamo, Obama e McCain stanno per concludere il viaggio elettorale che porterà solo uno di loro alla Casa Bianca. Qui di seguito una tabella riassuntiva sulla situazione negli “stati chiave”, i cosiddetti “toss Up”, in bilico. Dai risultati di questi territori scaturirà il vincitore della sfida.

Gli orari dei primi risultati, calcolando 6 ore di differenza tra l’Italia e gli Stati Uniti, si avranno attorno all’1 di notte ore italiana , con gli exit degli Stati della costa atlantica e via via spostandosi negli stati dell’ovest sino alla costa del pacifico attorno alle 5 di mattina. Nella tabella qui di seguito sono riportati gli orari in dettaglio

Candido seguirà le Elezioni americane sino alla mezzanotte. Ogni mezz’ora circa saranno postati dei commenti e degli aggiornamenti.

20.30: Il sicuro Sconfitto,Bush

Nel 2000 il Presidente uscente Bill Clinton faceva campagna elettorale per il candidato Democratico Al Gore, quest’anno McCain ha fatto di tutto pur di non essere accostato a Bush. Non lo ha voluto alla Convention Repubblicana, lo ha criticato piu volte per le scelte prese. George W. Bush, il presidente “di guerra”, esce di scena nel peggior modo possibile, da sconfitto, da reietto. Con l’indice di popolarità piu bassa della storia il Commander in Chief venuto dal Texas, quello che ha avviato due guerre quasi perse, quello che ha consentito la crescita esponenziale della “finanza facile” sfociatacon il crollo economico di questi ultimi mesi, termina il suo mandato nella totale indifferenza. Ha addirittura votato per posta disertando i seggi, pur di non danneggiare McCain con la sua presenza in video nella giornata di oggi.  Una fine triste ed amara per un uomo mediocre, sconfitto da Gore nel voto popolare ma arrivato alla Casa Bianca solo grazie alla Corte Suprema che gli assegnò i famosi “voti elettorali” della Florida. Un Presidente “per sbaglio” che ha cambiato, in peggio, tutto il mondo. A non rivederci George.

21.00 : L’Ultima elezione “condizionata” dalla TV, il futuro è del WEB

Un articolo interessante trovato sul corriere ci spiega come stiano cambiando le “fonti del sapere” Di seguito l’articolo .
Sarà, probabilmente, l’ultima campagna elettorale americana dominata dalla televisione. Già in queste elezioni il web è stato più rilevante rispetto ai quotidiani nella formazione dell’opinione pubblica.

Secondo una rilevazione del Pew Research Center, molti più americani hanno navigato su internet alla ricerca di informazioni sui candidati di quanto non abbiano fatto nel 2004. Nonostante la televisione sia ancora la fonte dominante per le informazioni elettorali, la percentuale di coloro che si sono rivolti a internet per formarsi una opinione è triplicata rispetto all’ottobre 2004 (da 10% al 33%).

Se internet ha già superato i quotidiani come fonte principale rispetto alla campagna elettorale, alcuni dati fanno presagire che già dalle prossime elezioni il sorpasso potrebbe consumarsi anche nei confronti della televisione. Secondo la ricerca, infatti, nella fascia di età tra i 18 e i 29 anni gli elettori che hanno scelto internet sono il 49% rispetto al 61% che si è dedicato alla televisione e il 17% dei giornali.

Nella fascia immediatamente successiva (30-49 anni), le percentuali sono 70% televisione, 37% internet, 23% quotidiani. Negli over 45 invece televisione e quotidiani fanno la parte del leone (82% e 45%) mentre internet è presente solo con un 12%. La proiezione di queste dati sembra indicare una tendenza: tra quattro anni il web potrebbe essere il media più rilevante nella formazione dell’opinione pubblica americana.
Pubblicato il 04.11.08 13: 51
http://mediablog.corriere.it/

21.30: Prima cittadina a dare i risultati, dopo 40 anni in testa il candidato Democratico

Nel primo appuntamento con le urne, i residenti di due minuscole cittadine del New Hampshire hanno simbolicamente dato il via alle consultazioni: votando a mezzanotte esatta (peculiarita’ ormai storica per i 75 abitanti) gli elettori di Dixville Notch hanno votato 15-6 a favore di Barack Obama che continua a primeggiare nei sondaggi nazionali. Un voto, questo, che assume una valenza tutta particolare perché la piccola città ha sempre votato il partito repubblicano dal 1968.

21.40: Anche lo stratega di Bush si arrende, vincerà Obama

Si arrende lo stratega delle due campagne elettorali di George W. Bush: secondo Karl Rove, Obama vincerà le presidenziali Usa con 338 grandi elettori (la quota necessaria per l’elezione è di 270) contro i 220 del candidato repubblicano. Il sito di Rove prevede che il candidato democratico alla Casa Bianca si assicurerà la Virginia, l’Ohio, il Colorado e il Nevada, stati tradizionalmente repubblicani, e la sua vittoria sarà schiacciante. McCain limiterà i danni in Indiana, Missouri, North Carolina e Arizona ma nelle roccaforti repubblicane in bilico il suo vantaggio sarà lieve. il sito dello stratega prevede addirittura una vittoria di 10 punti di Obama in Pensylvania.

22.00: Speciali di RaiUno, Canale 5, Rai Tre, la 7 e SkyTg24

Le elezioni americane sconvolgono i palinsesti della tv italiana. Su RaiUno uno speciale “Porta Porta” accompagnerà i telespettatori dalle 23.20 sino alle 6.00 di domani mattina. Rai Tre seguirà una parte delle elezioni tramite la trasmissione “Linea notte”. Lo speciale di Canale 5 è affidato a Matrix mentre La 7 darà via ad una no-stop notturna. SkyTg24 mette in campo “America 2008”, la trasmissione di Emilio Carelli, ospite Beppe Severgnini.

Anche RedTv e YouDem, le due tv del Partito Democratico, terranno compagnia agli spettatori tramite una diretta continua. Al momento su Red sono ospiti Minniti e Vernetti mentre YouDem sta mandando in onda alcuni contributi dagli Stati Uniti, compresi alcuni Spot di Obama. 

22.30: Lunghe code in Ohio e Virginia, stati chiave

Affluenza alle urne da record in Ohio e in Virginia, due stati entrambi solidamente repubblicani che potrebbero essere decisivi nella sfida tra John McCain e Barack Obama. Le autorità di Columbus prevedono che circa l’80% degli elettori registrati si recherà ai seggi. Affluenza “fenomenale” anche in Virginia, che dal 1964 non vota per un candidato democratico alla Casa Bianca. Alle 10 di questa mattina, circa il 40% degli elettori registrati aveva già votato, hanno riferito le autorità elettorali dello stato, secondo cui in molti seggi, ancora prima dell’apertura, c’erano già centinaia di persone in fila.

22:40 Affluenza Record, si prevedono ritardi nella diffusione dei risultati

Sembra proprio che verranno battuti tutti i record. Potrebbe essere superata l’affluenza del 1968 (vittoria di Nixon) e del 1960 (vittoria Kennedy). Forse anche il record del 1908 potrebbe cadere.

22.40: Problemi di voto in Ohio, Virginia e New Jersey

Va in tilt la macchina elettorale americana in Virginia. Nel seggio di Galax North le macchine del voto, attivate alle 6 di mattina, si sono rotte quasi subito costringendo gli elettori a ritornare al voto sulla scheda di carta. Inoltre solo tre seggi nello Stato su 2349 totali hanno aperto nei tempi previsti, per tutti gli altri è stato un susseguirsi di imprevisti tecnici e di macchine andate in panne per via di “errori umani” come riportato da alcuni giornali locali.
In alcuni seggi del New Jersey si è dovuto ricorrere alle schede cartacee a causa di guasti alle macchine per il voto elettronico. Un altro tipo di disguido – come il blocco della carta su cui vengono registrati i voti – si è verificato in alcuni seggi dell’Ohio.

23.00: Prima previsione di Candido, Obama in vantaggio, 5 stati “in bilico”

Come vedete nella cartina qui sotto la previsione di Candido non assegna la Presidenza ad Obama, il candidato democratico risulta in vantaggio ma non raggiunge i 270 voti elettorali necessari per essere eletto.

Questo perche i 5 stati in bilico (Ohio, Pennsylvania, Florida, Virginia e North Carolina), che non ho assegnato a nessuno dei due, potrebbero decidere il prossimo inquilino della Casa Bianca. La Pennsylvania sembra essere in mano ad Obama ma non è detto che qui possa passare McCain. Una cosa è certa a Barack Obama basta conquistara UNO solo di questi stati per superare quota 270 e diventare il 44esimo Presidente degli Stati Uniti

23.10: In Kenya già si festeggia

Il Kenya sta già festeggiando, ma anche in molti pregano, affollando le chiese: nessuno dubita della vittoria nelle presidenziali americane del quasi concittadino Barack Obama, il cui padre nacque qui, in un piccolissimo villaggio del nord ovest.

23.30: Effetto Bradley e possibili scontri nelle città?

L’effetto Bradley (elettori che dichiarano di votare per un candidato di colore per poi astenersi o votare addirittura l’altro candidato, purche bianco) potrebbe essere l’unica speranza per McCain. Da tempo nessun candidato si presentava alla vigilia del voto con un vantaggio come quello raccimolato da Obama. Dai 6 ai 7 punti. Solo il fattore razziale potrebbe rivoltare la frittata in favore del vecchio senatore repubblicano. A proposito di questo, in alcuni stati come l’Iowa si prevedono scontri e disordini sia in caso di una sconfitta dell’afroamericano sia in caso di una sua vittoria.

23.40: Primi dati utili tra mezzanotte e l’una, ora italiana.

L’Indiana, stato tendenzialmente repubblicano (Bush vinse con +20% di vantaggio) darà il risultato attorno alla mezzanotte. La Virginia, altro stato repubblicano dove i sondaggi danno Obama avanti di 4 punti, forrnirà i dati attorno all’una. Se tutti e due gli stati andranno al candidato democratico, McCain sarà sicuramente sconfitto.

00.00: primi exit, Virginia ad Obama, Ohio e Indiana a McCain

Cosi Fox, rete tv conservatrice. Se corrisponde a verità la battaglia per la Casa Bianca è ancora aperta.

00.00: Drudge Report: Exit poll Senato, 58 seggi ai democratici

I democratici potrebbero arrivare a quota 58 senatori. Secondo un’indiscrezione rivelata dal sito Drudgereport, sulla base di primi exit poll in suo possesso, il partito democratico guadagnerebbe 7 seggi al Senato passando dagli attuali 51 seggi a 58, ma non riuscirebbe ad ottenere i 60 senatori necessari per avere una maggioranza “blindata” in Senato

00.20 : Primi Exit, Kentuky a McCain (come da programma)

00.30: voti reali Indiana, Obama al 55%

le prime proiezioni reali dei voti, sembrano premiare Barack Obama. L’Indiana, stato solido per i repubblicani sino a ieri, sembra cambiare colore. Se cosi fosse per l’afroamericano si spalancano le porte della Casa Bianca

01.00: Exit CNN, ad Obama andrebbero Indiana e Virginia

Se cosi fosse McCain ha perso. Ma si attendono i dati ufficiali

08.00: Dopo aver conquistato Florida, Ohio e Pennsylvania, Barack Obama diventa ufficialmente il 44esimo Presidente degli STATI UNITI!

Usa 2008, meno due: Obama allunga, si prevede affluenza record


Barack Obama appare sempre piu vicino alla conquista della Casa Bianca, il sondaggio quotidiano di Zogby passa da +5 a +6.  I media americani prevedono una grande affluenza, superiore a quella del 1960. Oggi ci occupiamo dell’elettorato e dei programmi dei due principali sfidanti. Domani vedremo anche “gli altri” candidati, perche McCain ed Obama non sono gli unici.

Come votano gli americani:

I giovani votano meno

Secondo uno studio di Luciano Fasano , della Università degli Studi di Milano (che trovate qui), alle Elezioni 2004 la % di votanti è stata piu alta tra gli adulti (sopra i 30 anni con piu del 70% dei votanti) rispetto ai giovani (dei nati dal 1975 solo il 54% si è recato alle urne)

Gli under-30 e le donne preferiscono i Democratici

Nel 2004 il rapporto Kerry-Bush, per i votanti al di sotto dei 30 anni, fu di 56 a 42 contro una media nazionale di 51 a 48. Anche il voto femminile è stato pro-dems con un 54% per Kerry contro un 45 per Bush.

I piu colti votano Repubblicano, i piu poveri Democratico

Sempre analizzando le tabelle del 2004 si evince che tra i laureati è prevalso di 1 punto Bush, mentre tra Diplomati superiori e medi ha vinto Kerry. Al contrario, dal punto di vista economico, i cittadini con un reddito sino a 49.999$ han votato in maggioranza per il democratico, mentre i “ricchi” han preferito (direi logicamente) l’allora presidente uscente.

Bianchi, afroamericani e latinos.

Nel 2004 la loro %, a livello di elettorato era rispettivamente del 77, 11 e 9%. Bush ottenne il consenso del 57% dei bianchi,  dell’11% degli afroamericani e del 42% dei latinos. Al contrario Kerry ottenne rispettivamente il 42, l’89 ed il 55%. La Florida, stato chiave per le elezioni 2008 ha una alta % di latinos, in parte esuli cubani e quindi pro-repubblicani, ed al momento i sondaggi la segnalano come “toss up”.

Protestanti, Cattolici, Ebrei, Atei

Le elezioni del 2004 video Bush prevalere tra i Cristiani (58% per i protestanti, 51 tra i cattolici) mentre Kerry vinse tra gli ebrei (76%) e gli atei (68%).  La % nazionale, dal punto di vista confessionale è la seguente: 53% Protestanti, 27%  Cattolici, 3% Ebrei, 10% Atei.

La cosiddetta “L” Repubblicana, valori e tendenze del territorio

In genere la parte Nord-est degli Stati Uniti è quella piu liberale con idee progressiste, assieme ad alcuni stati del nord della costa atlantica. Il Mid-West ed il Sud sono stati conservatori, portatori di valori piu tradizionali (possiamo notare come gli Stati del MidWest e del Sud formino una “elle” sulla mappa degli USA”, da qui la “L” Repubblicana).

Originariamente gli stati a tendenza “Dems” erano quelli agricoli del Sud e del Centro-Ovest (MidWest appunto) mentre i Repubblicani erano piu forti negli stati piu industrializzati del Nord est. Negli anni ’60 c’è stata una inversione delle parti.

Nelle elezioni del 2004, se nel Nord-Est e nell’Ovest (rispettivamente 22% e 22 % dell’elettorato totale) ha prevalso ampiamente Kerry (58 a 41 nell’uno e 53 a 45 nell’altro) nel sud (31%) ha stravinto Bush (54 a 44) mentre nel Midwest (25%) c’è stato un sostanziale pareggio (50 a 49 per il democratico).

L’effetto Obama sul voto

Negli ultimi anni la % di votanti tra bianchi e neri è stata piu o meno simile. In questo caso però si prevede una affluenza altissima dei cittadini neri. Visto che la maggioranza dell’elettorato di colore vive nel Sud e nel Midwest, tendenzialmente a prevalenza repubblicana, questo potrebbe essere un fattore importante per una vittoria finale di Barack Obama.

Anche i giovani, tendenzialmente di simpatia democratica, sembrano intenzionati a recarsi in massa alle urne. Insomma, effetto Bradley a parte, Obama potrebbe davvero catalizzare i voti di chi, solitamente, diserta le urne.

 

I Programmi

Obama

Il primo punto del piano dà sconti fiscali alle aziende che assumono; seguono stimoli ai consumi; una moratoria di tre mesi sui pignoramenti; un’operazione straordinaria, di Fed e Tesoro, per la concessione di crediti agli Stati e ai Comuni in difficoltà. Il senatore ha anche ribadito che il Tesoro «deve tenere aperte tutte le opzioni» per l’industria dell’auto in crisi. Il piano costerebbe 60 miliardi di dollari nei prossimi due anni, che si aggiungerebbero ai 115 miliardi di misure di rilancio dell’economia delineate l’estate scorsa.

 Il secondo pilastro mira a sostenere i consumi. «I risparmi di una vita stanno scomparendo e le famiglie hanno bisogno di un po’ di soldi in portafoglio per affrontare spese come l’acquisto del pc a un figlio. Un po’ di cash per superare i tempi duri». Ai lavoratori, secondo il senatore, dovrebbe essere permesso di prelevare fino al 15% e non oltre 10mila dollari dai propri fondi pensione, senza alcuna penalità. Dovrebbero inoltre essere esentasse gli assegni di disoccupazione. Infine, per salvare le case dai pignoramenti Obama propone di imporre alle banche aiutate dal bailout una moratoria di 90 giorni durante i quali dovranno permettere ai debitori in buona fede di ristrutturare i propri mutui. Obama ha fatto anche appello al Tesoro perché rimetta in moto il mercato dei crediti individuali.

McCain

Il piano economico da 52 miliardi di dollari illustrato  dal candidato repubblicano ai sostenitori raccolti a Blue Bell, sobborgo di Philadelphia, prevede ulteriori riduzioni delle tasse rispetto al programma elettorale e si aggiunge al pacchetto di 300 miliardi lanciato pochi giorni fa da McCain a favore delle famiglie strozzate dai subprime.
Dagli sconti fiscali sui risparmi accumulati nei fondi pensione a quelli sui capital gain. Meno imposte, più soldi in tasca

Ai “piccoli” il senatore repubblicano ha promesso di raddoppiare, a 7mila dollari, le deduzioni per i figli a carico. Ha poi messo in fila misure per alleviare gli effetti dell’Orso che scuote le Borse: aumento delle deduzioni fiscali, da 3mila a 5mila dollari, per le perdite di capitale; sospensione dell’obbligo per i lavoratori di liquidare i propri fondi pensione a 70 anni e mezzo.

(la parte relativa ai programmi è tratta dal sito del “Il Sole 24 Ore)