#Referendum, oggi si decide il futuro della Costituzione (e di Renzi)


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Stasera si decide. Gli italiani dovrebbero scegliere se approvare o meno la riforma voluta dal Governo e dal Parlamento. In realtà la consultazione ha assunto il valore di un Referendum pro o contro Renzi. Il Premier stesso ha cercato questo epilogo, almeno inizialmente, quando era sicuro di vincere. Poi ha cambiato strategia sino a tornare, nel finale, a drammatizzare lo scontro.

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il Referendum ha avuto anche il merito, o il demerito, di far tornare in auge personaggi ‘dimenticati’ dai media, come D’Alema e Bersani. Ha coalizzato tutte le opposizioni populiste, dalla lega di Salvini a Fratelli d’Italia di Meloni, da Forza Italia al Movimento 5 Stelle. Infine ha dato voce anche alla Sinistra minoritaria, quella ridotta al lumicino negli ultimi anni, frammentata e divisa da rivalità ed alla ricerca principamente di singole rivalse piuttosto che impegnata a trovare un percorso unitario e soprattutto credibile. Tutti uniti da un unico nemico. Renzi.

Dalle 23 di oggi sapremo chi “vincerà”. Gli scenari sono vari, provo a fare delle ipotesi:

VINCE IL SI

Renzi ed il governo sono rafforzati. Davanti a se il Premier ha due opzioni. Continuare la legislatura sino all’epilogo naturale, febbraio 2018, provando a correggere l’Italicum come promesso oppure andare al voto nel 2017 per capitalizzare la vittoria. Molto dipenderà, in questo caso, dall’ampiezza del SI (come risultato e come affluenza al voto). Più alto sarà il consenso alla Riforma, più alte saranno le possibilità di ricorso alle urne anticipatamente. Possibili dimissioni post finanziaria per dare vita ad un governo ancor più renzi-centrico.

VINCE IL NO

Renzi si dimette, molto probabile. Anche qui le opzioni sono diverse. Con la bocciatura della riforma, la Camera verrebbe eletta con l’Italicum, con maggioranza a chi vince il ballottaggio mentre il Senato avrebbe il ‘Consultellum’ ovvero il proporzionale. Questo renderebbe impossibile avere una maggioranza certa in tutte e due i rami del Parlamento, obbligando Mattarella a cercare di varare un governo di ‘scopo’ per approvare la ‘finanziaria’ e varare una legge elettorale armonica per le due camere.

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Chi potrebbe essere il Premier di un governo del genere? La prima opzione è Renzi stesso. Un bis della durata di qualche mese o poco più. La durata però potrebbe arrivare anche a fine legislatura, mancando solo 14 mesi alla scadenza. Anche qui molto dipenderà dalle proporzioni della vittoria del NO. Una vittoria ‘risicata’ con bassa affluenza potrebbe dare maggiore spazio a Renzi. Sia per far sopravvivere questo stesso governo, magari dopo un passaggio in parlamento con nuova fiducia. Sia per un Renzi bis o Renzi II, allargato all’ALA di Verdini o ad altri singoli parlamentari, che usasse il tempo rimasto per correggere l’Italicum e fare provvedimenti ‘pre-elettorali’, un po’ come anticipato nelle ultime settimane.

In caso di affermazione netta del NO allora Renzi potrebbe decidere di ribaltare il tavolo. Dimissioni ed indicazione di andare a votare immediatamente, ad inizio 2017, con questa legge elettorale o al massimo con una correzione per il Senato, essendo però indisponibile a ricoprire il ruolo di Premier ‘traghettatore’. In quel caso potrebbe nascere un esecutivo tecnico al solo scopo di guidare il Paese alle urne.

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RENZI

Dato per scontato il rafforzamento della sua leadership se vince il SI, mi soffermo ad analizzare eventuali sviluppi dopo una possibile ampia vittoria del NO.

Decisamente improbabili le dimissioni di Renzi anche da segretario PD. Non penso lo farà mai ed anzi, in caso di rivolta interna futura che riuscisse ad estrometterlo dalla segreteria, egli molto probabilmente provvederà a creare un nuovo movimento incamerando i centristi e chi vorrà collaborare.

Renzi è nato per il potere e non lo lascerà molto facilmente. Ma ha capacità strategiche che i leader del centrosinistra non hanno mai avuto. Silvio è il suo esempio, con la differenza che non ha ‘zavorre’ come aziende o interessi economici personali da difendere. Berlusconi è ‘sceso’ in politica perché obbligato dalla situazione delle sue aziende e dal rischio di problemi giudiziari. Renzi fa politica per il potere. E quindi, forse, è anche più pericoloso del Cavaliere.

#Repubblica70, la storia della Foto simbolo della Festa


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70 anni fa gli italiani si recavano al voto per scegliere tra Monarchia e Repubblica. Le donne votavano per la prima volta. Vinse la Repubblica con il 54% dei voti. La foto simbolo dell’evento, che riporto nel post, portava con se un piccolo mistero. Il bel volto sorridente che sbucava dal giornale era ignoto. Nessuno aveva mai conosciuto il nome della bella ragazza associata per anni alla rinascita dell’Italia.

Adesso sappiamo chi è. Si chiamava Anna Iberti, all’epoca della foto lavorava a L’Avanti, quotidiano socialista. Fotografata da Federico Patellani, Anna non rivelò mai pubblicamente la cosa.

Per conoscere tutta la storia vi invito ad andare qui:

https://medium.com/…/ecco-di-chi-era-il-volto-repubblica-it…

Pur non raccontando molto della sua esperienza di “modella”, Anna Nasi “era orgogliosa di quella storia lì”, ricordano gli amici che la frequentarono molti anni dopo. Un giorno, negli ultimi tempi, passando davanti a un’edicola che riproponeva per l’ennesima volta la vecchia foto su qualche copertina, fece notare alla figlia che la repubblica italiana appariva messa male rispetto alle speranze di tanti anni prima — “Come me, del resto”, aggiunse con un sorriso.

Buona Festa della Repubblica!

Costituzione: Si alla Riforma, ora il Referendum


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Meno senatori, sistema di elezione non chiaro, più poteri al Governo, meno federalismo e maggiore centralismo. Questa in estrema sintesi la Riforma Costituzionale renziana. Ad ottobre il Referendum confermativo (senza quorum). Se verrà bocciata, Renzi ha annunciato le proprie dimissioni. Al momento c’è però un ampio sostegno alla legge.

Da Il Post

Con la riforma il Senato perderebbe molti dei suoi poteri: il grosso del potere legislativo finirebbe in mano alla sola Camera dei Deputati. Il Senato cambierebbe anche composizione: sarebbe formato da 74 consiglieri regionali nominati dai rispettivi consigli regionali, più 21 sindaci e 5 membri nominati dal presidente della Repubblica. Le modalità esatte di elezione dei nuovi senatori/consiglieri saranno definite in seguito attraverso delle leggi ordinarie: nel “ddl Boschi” è scritto solo che i senatori saranno eletti «in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi». Il Senato quindi avrebbe 100 senatori, 215 in meno rispetto a oggi.

La riforma prevede che il governo abbia bisogno solo della fiducia della Camera dei Deputati. Chi è contrario alla riforma teme che in questo modo i futuri governi abbiano troppo potere e l’equilibrio tra governo e Parlamento ne uscirebbe sbilanciato. Chi è a favore della riforma usa più o meno gli stessi argomenti, ma sostenendo che invece è necessario snellire il processo legislativo, evitando che le leggi debbano fare continui passaggi da una camera all’altra – la cosiddetta “navetta” – prima di entrare in vigore.

Oltre alla riforma del Senato, di cui si è molto discusso, il “ddl Boschi” modifica anche altre parti della Costituzione, in particolare per quanto riguarda il titolo V, cioè la parte del testo costituzionale che tratta il rapporto tra Stato e Regioni.

 

Al Grillo ‘secessionista’ rispondo con Piero Calamandrei


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E se domani, alla fine di questa storia, iniziata nel 1861, funestata dalla partecipazione a due guerre mondiali e a guerre coloniali di ogni tipo, dalla Libia all’Etiopia. Una storia brutale, la cui memoria non ci porta a gonfiare il petto, ma ad abbassare la testa. Percorsa da atti terroristici inauditi per una democrazia assistiti premurosamente dai servizi deviati(?) dello Stato. Quale Stato? La parola “Stato” di fronte alla quale ci si alzava in piedi e si salutava la bandiera è diventata un ignobile raccoglitore di interessi privati gestito dalle maitresse dei partiti
…..
Per far funzionare l’Italia è necessario decentralizzare poteri e funzioni a livello di macroregioni, recuperando l’identità di Stati millenari, come la Repubblica di Venezia o il Regno delle due Sicilie. E se domani fosse troppo tardi? Se ci fosse un referendum per l’annessione della Lombardia alla Svizzera, dell’autonomia della Sardegna o del congiungimento della Valle d’Aosta e dell’Alto Adige alla Francia e all’Austria? Ci sarebbe un plebiscito per andarsene. E se domani…

Questo l’inizio e  la conclusione di un post polemico di Beppe Grillo. Analizzando brevemente i numerosi fallimenti dell’Italia unita, facendo leva sul consueto populismo che lo contraddistingue (sono tutti ladri, fa tutto schifo, lo Stato non esiste e se lo è diventa un usurpatore) conclude con un bell‘inno alla secessione, alle macroregioni care ai leghisti.

Come rispondere a cotanta ipocrisia? Ho riflettuto un giorno intero, poi ho avuto l’ispirazione. Rispondo con un nome. Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Costituzione. E con un discorso, quello da lui fatto agli studenti di un liceo milanese il 26 gennaio 1955. Poco prima della sua morte.

Le critiche di Grillo, in parte hanno un fondo di verità, ovvero che l’Italia, sia quella monarchica che quella repubblicana, abbia deluso le aspettative dei propri cittadini. Ed anche di chi ha lottato per l’Indipendenza prima e per la Liberazione poi. E’ un fatto, non una opinione. Non c’era bisogno di Grillo.

Poi c’è la nostra Costituzione. Tanto bistrattata, sempre criticata, continuamente ‘attaccata’. Eppure in quella Carta c’è tanto di buono. Seppure molto di non applicato. E’ che vi voglio portare. Con le parole di Calamandrei. Anche lui conscio dei limiti della politica.

“L’articolo 34 dice: “i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.” E se non hanno mezzi! Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo, che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo; non impegnativo per noi che siamo al desinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
….
E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere!
….
Però vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità; per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, indifferentismo, che è, non qui per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghi strati, in larghe categorie di giovani, un po’ una malattia dei giovani.

Come avete letto anche Calamandrei, ben sessantanni fa, era consapevole dei limiti della Carta. Gli intenti sono buoni ma vanno applicati. Con la secessione, come dice il Grillo leghista del blog? NO, CON L’IMPEGNO E LA VOLONTA’ DI PORTARE AVANTI UNA POLITICA DI VALORI, COMPETENZE E VOGLIA DI FARE.

Perchè la nostra Carta è la nostra Storia. Non fatta di soli eventi brutti ma anche di lotte profonde, di battaglie per la libertà, per la affermazione della indipendenza di una Nazione Italiana che nessuno, nè la decadenza politica e gli scandali nè tantomeno Grillo o Salvini potrà MAI METTERE IN DISCUSSIONE.

Per l’Unità d’Italia sono morte migliaia di persone, per la Liberazione dal giogo nazi-fascista ne sono perite altrettante. E tutti quei sacrifici sono ‘scritti’ nella nostra BELLISSIMA Costituzione. Conclude Calamandrei:

In questa Costituzione di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli.
E a sapere intendere dietro questi articoli, ci si sentono delle voci lontane.
Quando io leggo: nell’articolo 2 “L’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà, politica, economica e sociale” o quando leggo nell’articolo 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli”, “la patria italiana in mezzo alle altre patrie” ma questo è Mazzini! Questa è la voce di Mazzini.
O quando io leggo nell’articolo 8: “Tutte le confessioni religiose, sono ugualmente libere davanti alla legge” ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’articolo 5 ”La Repubblica, una ed indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali” ma questo è Cattaneo!
O quando nell’articolo 52 io leggo, a proposito delle forze armate “L’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”, l’esercito di popolo, e questo è Garibaldi!
O quando leggo all’articolo 27 “Non è ammessa la pena di morte” ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria!! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta

Da qui una riflessione finale. Se il Paese non ‘funziona’ cercare alibi esclusivamente nel mondo della politica (accusando tutti e paventando divisioni) è profondamente ipocrita. La Costituzione non viene rispettata dalla classe dirigente è vero. Ma noi? Cosa possiamo dire di noi?

Quanti italiani affittano le loro case ‘in nero’?

Quanti esercenti non rilasciano lo scontrino fiscale?

Quanti cittadini hanno ottenuto i loro posti di lavoro tramite raccomandazioni politiche o meno?

Quanti hanno costruito le loro case in modo abusivo?

Quanti non pagano le tasse (canone o bollo auto che siano?)

Quanti hanno richiesto favori a questo o quello pur di raggiungere un obiettivo, anche a costo di calpestare chi avrebbe avuto effettivo diritto?

Tutti, o almeno la stragrande maggioranza di noi, siamo COLPEVOLI di ciò che l’Italia è oggi. Quindi diamo le giuste responsabilità prima di scandalizzarci delle inchieste politico-economiche.  La classe politica è il nostro specchio riflesso. Dobbiamo rimboccarci le maniche, a costo di sacrifici, evitare le scorciatoie (a volte quasi inevitabili e attraenti) per rispettare le regole. Solo allora potremo pretendere dai politici comportamenti integerrimi.

Si inizi a fare politica vera quindi, anche andandosi a cercare consensi nelle Camere, quelle deputate a cambiare il Paese attraverso le leggi. Si eviti di scrivere baggianate secessioniste utili solo a solleticare gli istinti fascio-leghisti di chi sull’Italia SPECULA senza mai voler cambiare davvero le cose.

Ricordando l’Unità d’Italia con Piero Calamandrei


http://www.beppegrillo.it/2014/03/e_se_domani.html

In Piazza per difendere la Costituzione dai pasticci di PD, PDL e Napolitano


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Migliaia in Piazza a Roma oggi per difendere la Costituzione dai pasticci di PD e PDL:

“Non c’è da cambiare la Costituzione, c’è da cambiare il Paese e la politica attraverso la Costituzione”. Così il segretario Fiom Maurizio Landini, intervenendo dal palco di piazza del Popolo alla manifestazione in difesa della Costituzione in corso a Roma.

“La Costituzione è stata tradita, se no non saremmo qui” ha detto a sua volta Don Luigi Ciotti nel corso del suo intervento.  “La nostra Costituzione è la legge fondamentale dello Stato, un grimaldello delle coscienze. Noi siamo venuti qui per
costruire un percorso, come atto di responsabilità ha proseguito Don Ciotti e poi ha aggiunto: “sono venuto qui come cittadino, come italiano e anche come sacerdote perchè il Vangelo sta dalla parte degli umiliati, dei poveri, degli esclusi. La Costituzione
è scritta proprio per dire mai più povertà, mai più esclusione, mai più disuguaglianze. Dobbiamo difenderla”.

Dal palco è intervenuto anche l’altro promotore della manifestazione, Stefano Rodotà che ha sottolineato: “Possiamo mettere insieme una coalizione dei vincenti che abbia al centro la Costituzione”

Peccato che il mondo dell’ìnformazione se ne sia un po’ dimenticato, lasciando la notizia nascosta tra le altre. Sono arrivate migliaia di persone da tutto il Paese:

Sono migliaia le persone che hanno preso parte alla manifestazione a difesa della Costituzione. Da Bolzano ad Agrigento, da Aosta a Soverato. Oltre 250 i pullman da tutta Italia.  Alla manifestazione – promossa da Lorenza Carlassare, Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky – hanno aderito singoli cittadini, associazioni, movimenti, esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo. In diverse città sono nati i comitati ‘Per la via maestra’, che nelle scorse settimane hanno organizzato iniziative per promuovere la partecipazione alla manifestazione.

[foto testata by Pasquale Videtta]

Storia della Costituzione, una nuova pagina del Blog


Da molte settimane, guardando le statistiche del blog, ho notato che, tra gli articoli più visitati da voi lettori, ci sono sempre quelli relativi alla Storia della Costituzione.

Storia della Costituzione: Articolo 3, l’Uguaglianza e le Pari Opportunità
More stats
2.218
Storia della Costituzione: Articolo 34, la Scuola (pubblica)                      
More stats
1.402
Storia della Costituzione: Articolo 7 (i rapporti con la Chiesa e la laicità)
More stats
1.063

Il progetto, nato il 21 marzo 2012 per festeggiare l’Unità d’Italia e protrattosi sino alla festa della Repubblica del 2 giugno 2012 , sembra avere avuto molto successo. Ho quindi deciso di unificare tutti gli scritti in un unica nuova Pagina del blog, che trovate nel link in alto.

candido

Buona lettura!

2 Giugno, la Festa della Repubblica


Oggi è il 2 giugno, Festa della Repubblica Italiana. In questi giorni vi sono state polemiche sulla opportunità o meno di effettuare la consueta parata militare, in molti avrebbero voluto sospenderla per rispetto delle vittime del devastante terremoto emiliano. Il Presidente Napolitano ha invece deciso di mantenere i festeggiamenti, seppur in forma ridotta.

Polemiche a parte, come cittadini italiani dobbiamo comunque ricordare questa data. Il 2 giugno 1946 il Referendum post-bellico sanciva la fine della Monarchia e la nascita della Repubblica. Un evento fondamentale per la nostra Democrazia.

Lo scorso anno, per le celebrazioni dei 150 anni dell’Italia, ho creato la rubrica ‘Storia della Costituzione‘ in cui venivano approfonditi ‘storicamente’ alcuni dei piu importanti articoli della Carta.  Oggi mi piace riportare uno degli interventi piu belli di Piero Calamandrei, uno dei padri Costituenti. Il discorso fu pronunciato il 26 gennaio 1955 davanti a tanti giovani.

Leggetelo tutto di un fiato cercando di immaginare, riga dopo riga, la Storia che c’è dietro la Nostra Carta. Dopo averlo letto la prima volta mi sono commosso e tuttora, ogni volta che torno a rileggerlo, provo una forte emozione.

Questa è la Costituzione Italiana!

L’art.34 dice:” I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi.

Dice così:
”E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo- “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro “- corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società.

E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!
E‘ stato detto giustamente che le costituzioni sono anche delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica, di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime.
Se voi leggete la parte della costituzione che si riferisce ai rapporti civili politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute. Quindi, polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino contro il passato.

Ma c’è una parte della nostra costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società presente. Perché quando l’art. 3 vi dice: “ E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce che questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma no è una costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una costituzione che apre le vie verso l’avvenire. Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società n cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anche essa contribuire al progresso della società.

Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente. Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.

Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è -non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani- una malattia dei giovani. ”La politica è una brutta cosa”, “che me ne importa della politica”: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina,, che qualcheduno di voi conoscerà, d quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava: E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: “Ma siamo in pericolo?”, e questo dice: “Se continua questo mare, il bastimento fra mezz’ora affonda”. Allora lui corre nella stiva svegliare il compagno e dice: “Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, il bastimento fra mezz’ora affonda!”. Quello dice: ” Che me ne importa, non è mica mio!”.

Questo è l’indifferentisno alla politica. E’ così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi alla politica. E lo so anch’io! Il mondo è così bello, ci sono tante cose belle da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

La costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. E’ la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità di uomo. Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946, questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di orrori- il caos, la guerra civile, le lotte le guerre, gli incendi. Ricordo- io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui- queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese.

Quindi, voi giovani alla costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto- questa è una delle gioie della vita- rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo. Ora vedete- io ho poco altro da dirvi-, in questa costituzione, di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli. E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane.

Quando io leggo nell’art. 2, ”l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, o quando leggo, nell’art. 11, “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”, la patria italiana in mezzo alle alte patrie, dico: ma questo è Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”, ma questo è Cavour; quando io leggo, nell’art. 5, “la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali”, ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate,”l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica” esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo,
all’art. 27, “non è ammessa la pena di morte”, ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria.

Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro a ogni articolo di questa costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione.

Storia della Costituzione: Articolo 3, l’Uguaglianza e le Pari Opportunità


Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L’articolo 3 è forse il piu bello di tutta la Costituzione. Nelle poche righe che leggete qui sopra è riassunto il massimo compito che la nostra Carta si prefigge: l’uguaglianza, le pari opportunità per tutti i cittadini. Quando, nel 1946, iniziarono i dibattiti alla Assemblea Costituente, l’Italia era appena uscita dalla seconda guerra mondiale, il paese era parzialmente distrutto, il popolo viveva in una situazione difficile, tra la speranza di una rinascita e la paura di non farcela. I diritti erano davvero pochi, cosi come le tutele sociali. Si sentiva quindi il bisogno di affermare, nella Carta Fondamentale, che l’obiettivo ultimo della Repubblica sarebbe stato quello di aiutare i cittadini a raggiungere un regime di vita dignitoso, nel rispetto di tutte le individualità.

La seconda parte dell’articolo è molto importante e segna una discontinuità con la Costituzione del Regno d’Italia, lo Statuto Albertino:

Lo Statuto Albertino garantiva l’uguaglianza, ma lasciava al mercato, alla libertà e volontà del singolo, e in ultimo alla società, il compito di eliminare gli ostacoli che impedivano in concreto l’effettivo raggiungimento del risultato egualitario. Così veniva a verificarsi il paradosso di una società formalmente egualitaria, ma sostanzialmente diseguale.
Il regime fascista, d’altro canto, non attenuò certamente le profonde diseguaglianze sociali, sebbene molte misure adottate dal sistema corporativo avevano (almeno apparentemente) proprio un simile obiettivo. E questo perché il Fascismo partiva da un’ideologia che tendeva ad appiattire il sistema sociale ed economico al princìpio dello Stato Etico. Perciò, comprimendo la libertà e l’iniziativa, comprimendo l’autotutela dei lavoratori e dunque delle classi più deboli, impediva in concreto lo sviluppo di tutti quei meccanismi poi attuati nel più progredito sistema repubblicano, informato al princìpio dello Stato Sociale.

Per sintetizzare il principio cardine dell’Articolo 3 dobbiamo farci aiutare, ancora una volta, da Piero Calamandrei, che nel suo ‘Discorso sulla Costituzione‘ afferma:

Perché quando l’articolo 3 vi dice “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce, con questo, che questi ostacoli oggi ci sono, di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo, contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare, attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma non è una Costituzione immobile, che abbia fissato, un punto fermo. E’ una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire, non voglio dire rivoluzionaria, perché rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente; ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva,che mira alla trasformazione di questa Società, in cui può accadere che, anche quando ci sono le libertà giuridiche e politiche, siano rese inutili, dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità, per molti cittadini, di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della Società. Quindi polemica contro il presente, in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.

A distanza di oltre sessanta anni possiamo senz’altro dire che di progressi verso la piena uguaglianza ce ne sono stati ma che ancora oggi lo spirito guida di questa parte della Costituzione non è del tutto pienamente attuato. Molti sono ancora i cittadini di ‘serie B’, diversi i diritti non pienamente acquisiti. Il cammino è  lungo ed impervio ma nulla è precluso, perche come dice lo stesso articolo “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”

Alla stesura dell’articolo, nelle sottocommissioni, tra il 1946 ed il 1947, lavorarono tra gli altri Togliatti (PCI), Basso (PSIUP), La Pira e Moro (DC)

L’evoluzione dell’Articolo 3:

Evoluzione dell’Articolo

L’11 settembre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva l’articolo nel seguente testo:

«Gli uomini, a prescindere dalla diversità di attitudini, di sesso, di razza, di nazionalità, di classe, di opinione politica e di religione, sono uguali di fronte alla legge e hanno diritto a uguale trattamento sociale.

È compito perciò della società e dello Stato eliminare gli ostacoli di ordine economico-sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza degli individui, impediscono il raggiungimento della piena dignità della persona umana e il completo sviluppo fisico, economico, culturale e spirituale di essa».

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Il 18 ottobre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo:

«Il lavoro e la sua partecipazione concreta negli organismi economici sociali e politici è il fondamento della democrazia italiana».

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Il 28 novembre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo, che sostituisce quello approvato il 18 ottobre 1946:

«Lo Stato italiano è una Repubblica democratica. Essa ha per suo fondamento il lavoro e la partecipazione concreta di tutti i lavoratori all’organizzazione economica, sociale e politica del Paese».

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Il 12 dicembre 1946 la seconda Sezione della seconda Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo:

«Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e possono far valere i loro diritti e interessi innanzi ai Tribunali senza limitazioni o speciali autorizzazioni.

La tutela giurisdizionale, accordata in via generale dalla legge per tutti gli atti della pubblica amministrazione, non può neanche per legge essere soppressa o limitata per determinate categorie di atti.

Nelle controversie di diritto tributario è abolita la limitazione per la quale gli atti di opposizione dei contribuenti non sono ammissibili in giudizio, se non preceduti dal pagamento del tributo».

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Il 24 gennaio 1947 la Commissione per la Costituzione in seduta plenaria approva il seguente articolo:

«L’Italia è Repubblica democratica. Essa ha per fondamento il lavoro e la partecipazione effettiva di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La sovranità emana dal popolo e si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione e delle leggi».

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Testi definitivi del Progetto di Costituzione elaborato dalla Commissione:

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica.

La Repubblica italiana ha per fondamento il lavoro e la partecipazione effettiva di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La sovranità emana dal popolo ed è esercitata nelle forme e nei limiti della Costituzione e delle leggi.

Art. 7.

I cittadini, senza distinzione di sesso, di razza e lingua, di condizioni sociali, di opinioni religiose e politiche, sono eguali di fronte alla legge.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli d’ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’eguaglianza degli individui e impediscono il completo sviluppo della persona umana.

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Il 24 marzo 1947, nella seduta pomeridiana, l’Assemblea Costituente approva l’articolo 7 del progetto e la sua ricollocazione come articolo 3 nel seguente testo:

«I cittadini, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di condizioni sociali, di religione e di opinioni politiche, hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge.

«È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il completo sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale dell’Italia».

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Testo coordinato dal Comitato di redazione prima della votazione finale in Assemblea e distribuito ai Deputati il 20 dicembre 1947:

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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Il 22 dicembre 1947, nella seduta antimeridiana, l’onorevole Ruini comunica che il Comitato di redazione ha accettato di ritornare, nel primo comma, alla formula «pari dignità sociale».

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Testo definitivo dell’articolo:

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Fonti: La nascita della Costituzione; Discorso sulla Costituzione; iljester

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