#Fase2: l’Italia riparte tra timori sanitari ed economici


Da domani si riparte. La Fase2 entra nel vivo con riaperture quasi totali di molti negozi e servizi.

Dal 18 maggio l’Italia riparte, dopo il lockdown per contenere i contagi da Coronavirus: via libera agli spostamenti all’interno della propria regione senza autocertificazione, si potranno incontrare anche gli amici, ma rimane il divieto di assembramenti, riaprono negozi, bar, ristoranti, parrucchieri ed estetisti. Mentre per spostarsi tra le regioni bisognerà aspettare il 3 giugno. 

Da Open.online

I dati del contagio pervenuti in questi ultimi giorni, a quasi due settimane dalle prime riaperture, sono incoraggianti. Calano nuovi malati e vittime. Sarà determinante però, da oggi in poi, tenere sotto controllo i valori ‘sentinella’ di ogni regione per valutare eventuali chiusure mirate e localizzate al fine di salvaguardare la salute dei cittadini e di limitare i danni economici di nuovi lock down.

Ma qual è la soglia? Il numero da cui iniziare a pensare alla temuta “seconda ondata”?[….]

La prima risposta è che non esiste un indicatore che da solo basti a segnare il ritono alla Fase 1. Esistono piuttosto una serie di alert, lampadine che si accendono su diversi indicatori e che insieme possono spingere regioni e governo a progettare nuovi lockdown. I parametri scelti sono contenuti in un decreto firmato dal ministro della Sanità Roberto Speranza il 30 aprile.

Si va dal numero di casi sintomatici notificati ogni mese alla percentuale di tamponi positivi, passando per il numero di nuovi focolai registrati a quello di accessi in Pronto soccorso con una classificazione riconducibile al Covid-19. Uno di quelli più chiari, e più importanti, è la percentuale di posti in terapia intensiva occupati da pazienti Covid-19. Una percentuale che non deve superare la soglia del 30% sul totale dei letti disponibili in questi reparti.

Da Open.online

L’esempio della Lombardia, regione in cui i numeri dell’epidemia sono ancora importanti, è lampante:

Come si legge nel grafico, quel 30%, che dovrebbe segnare il primo alert per la sospensione della Fase 2, corrisponde in Lombardia all’occupazione di 420 posti di terapia intensiva da parte di pazienti Covid-19. Una soglia sotto cui si è scesi l’8 maggio, quando questo indicatore è arrivato a 400. Al momento la percentuale di posti occupati da pazienti Covid-19 è poco meno del 20%: 19,14%.

Da Open.online
La curva dei nuovi contagi, giorno per giorno, da fine febbraio a ieri

I prossimi giorni saranno decisivi per capire se l’Italia potrà definitivamente uscire dall’emergenza sanitaria. Per l’emergenza economica invece ancora non è quantificabile esattamente la situazione.

Il governo con il DL Rilancio (QUI maggiori dettagli) ha stanziato 55 miliardi per aiutare imprese e lavoratori di tutti i settori. L’impressione però è che non basti ad evitare chiusure generalizzate ed impennata della disoccupazione.

Sullo sfondo le decisioni dell’Europa con MES, SURE, Recovery Fund e BEI come strumenti di tutela ed aiuto ai Paesi in difficoltà.

#Covid19 in Europa: quasi 100mila morti in un solo mese


Nei prossimi mesi scopriremo il vero drammatico bollettino delle morti “dirette o indirette” per Covid_19. I primi dati parziali, su sette Nazioni europee, parlano di quasi 100mila morti in un mese.

(oltre i positivi, anche i pazienti che hanno contratto la malattia ma non sono stati tamponati e quelli deceduti per effetti collaterali del coronavirus: dai pazienti con infarti, ictus, aneurismi, o altre patologie, non visitati e soccorsi in tempo a causa degli ospedali pieni)

Primo grafico:
i dati dei decessi fotografati dagli Istituti di statistica nazionali tra marzo e aprile 2020 rispetto alla media degli ultimi quattro anni (2015-2019)

Secondo grafico:
La distanza che c’è tra le vittime in più che si contano quest’anno e i morti che ci vengono comunicati tutti i giorni dalla Protezione civile e dalle autorità degli altri Paesi. Il confronto fa emergere un numero: quello delle vittime non contemplate dai bollettini Covid-19

Fonte: Corriere della Sera
https://www.corriere.it/…/1c28ca00-88b3-11ea-96e3-c7b28bb4a…

Grandi “vecchi”


La generazione più martoriata dal virus porta sulle spalle il peso della saggezza e della memoria. Nella foto, due grandi “vecchi” che camminano, soli, verso l’altare. Quello religioso, della Fede e della misericordia. Quello laico, della Patria e della Storia.

Immagini che resteranno come simbolo di questo periodo epocale.

Ricostruire l’Italia


Un murale di Banksy modificato per alludere alla pandemia di coronavirus (Naomi Baker/Getty Images)

Domani si festeggiano i 75 dal 25 aprile 1945, la Liberazione. L’Italia di allora di lì a poco sarebbe stata completamente liberata ed avrebbe iniziato il lento ma deciso cammino verso la Ricostruzione.

Sarebbe facile fare dei paragoni tra quei tempi e quelli di oggi. Descrivere questi ultimi mesi come una guerra, con vittime, vinti e vincitori, sino alla liberazione dal virus (o almeno il contenimento) e la ripresa della vita quotidiana, non è opportuno.

Le guerre sono eventi tragici ed unici, che producono devastazione e distruzione mentre noi siamo stati costretti, in buona parte, a rimanere confinati in casa, seduti comodamente sul divano, a guardare la tv. Chi ha perso la vita per un virus non può essere etichettato come ‘battuto’ in un guerra. No. Non abbiamo vissuto un conflitto bellico. Il dramma però è che la fase successiva alla pandemia potrebbe avere un destino simile ed anche più amaro di una fase post-bellica.

Un anziano sulla scalinata di Trinità dei Monti, durante l’emergenza Coronavirus. Roma 13 Aprile 2020. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Alla conclusione di una guerra c’è da ricostruire, fisicamente, non solo edifici, imprese, negozi, abitazioni ma anche strade ed infrastrutture. Vi sono posti di lavoro da occupare, posti di chi non c’è più e mestieri nuovi frutto della grande domanda in tanti settori.

Ecco, la fase post-virus non sarà così. Non ci sarà da “ricostruire” in senso stretto perché il lockdown non ha distrutto ‘fisicamente’ ma ha minato alle fondamenta decine di imprese e compromesso quasi irrimediabilmente settori cruciali per la nostra economia. Il Turismo e la Ristorazione, tanto per citarne due fondamentali, riprenderanno con difficoltà e per mesi, se non anni, avranno il fiato cortissimo.

Nel dopoguerra l’Italia e l’Europa riuscirono a farcela anche grazie alle sovvenzioni americane, il Piano Marshall. Oggi l’Europa prova ad auto-salvarsi stanziando dei fondi comuni che però vedono i Paesi del Nord in conflitto con quelli del Sud. Divisioni che potrebbero, in futuro, dare manforte ai nazionalismi già ben vivi in varie regioni d’Europa.

Tornando a noi, con molti settori in ginocchio, centinaia di imprese che non riapriranno, milioni di futuri disoccupati, fondi limitati e debito pubblico in esplosione, l’Italia ha davanti a sé un percorso estremamente difficoltoso. E’ tempo che lo Stato torni protagonista, aiutando industrie, fornendo sussidi a disoccupati, lavoratori ma non solo. Dovrà anche trovare il modo e le finanze per investire, aiutando e favorendo la riconversione di intere filiere. Una opportunità per “ricostruire” l’Italia, favorendo quel salto di qualità che ne consenta una crescita economica futura.

Dopo la fine dell’emergenza, se e quando finirà completamente, si sta aprendo il periodo della sofferenza, economica e sociale. Se la classe politica non avrà la maturità di mettere da parte i piccoli e meschini interessi di partito, guardando agli interessi della Nazione, la possibilità di farcela sarà fortemente ridotta ed anche lo stesso mondo politico, per non parlare dell’intero sistema democratico della Repubblica, potrebbe uscirne malconcio.

#Covid19: un caffè al bar? Non sarà più come prima…


Fase 2. Prendere un caffè in un bar, con barriera in plexiglass che separa dal barista e clienti (due al max) distanziati di un metro, con annessa fila chilometrica fuori dal negozio.

Prendere un caffè al bar era una operazione per socializzare con amici/conoscenti o un esercizio da compiere velocemente prima di andare al lavoro. Chi avrà la forza e la volontà di aspettare dieci minuti in fila per bere, in solitudine, un caffè o un cappuccino?

Capite bene che il fatturato dei bar, dopo la riapertura, crollerà miseramente e che questi esercizi commerciali andranno ripensati. (Consegna a casa con un pacchetto offerta tipo 2 capuccini e due brioche a 3 euro, oppure recapito direttamente negli uffici per stock di 5-10 caffè a volta). Al tempo stesso aumenteranno a dismisura gli acquisti di macchinette per il caffè espresso da utilizzare a casa.

Tutto questo sino alla creazione del vaccino, alla successiva diffusione su larga scala e di conseguenza alla estinzione del pericolo. Tempi tecnici, almeno un anno.

Quello del bar è un piccolo esempio per dire che la fase 2 non significa tornare alla normalità. Che commercianti, lavoratori, imprese avranno bisogno di sostegno e sussidi per mesi e mesi, se non per anni. Che tanti settori subiranno crisi pesanti, in alcuni casi fatali ma altri settori avranno balzi in avanti poderosi ed addirittura qualcuno nascerà dal nulla, per le nuove esigenze dovute al periodo.

Prepariamoci ad affrontare la più grande incognita della storia recente dalla fine delle guerre mondiali

#Europa ad un bivio, tra solidarietà e sovranismo


Articolo lungo ma vi chiedo di leggerlo e commentarlo, se volete.

L’Italia forse non la spunterà e sarà costretta ad accettare gli strumenti già previsti dalla UE, con una leggera rimodulazione delle condizioni. La Germania e l’Olanda cadranno in piedi, calmando i propri elettorati e respingendo le derive populiste casalinghe, restie a pagare per altre nazioni. Qui da noi invece avranno da leccarsi i baffi i sovranisti che probabilmente otterranno nuovi consensi e prenderanno il potere.

La coperta è corta. Se la tiri verso Italia e Spagna, i governi di Germania e Olanda tremano, se la tiri verso tedeschi e olandesi, tremano i governi di Roma e di Madrid. Una brutale semplificazione per dire che la colpa, alla fine, più che dei leader è dei popoli o meglio di una parte dei popoli. Si perché una buona parte di quelli che più pagano i tagli draconiani fatti al welfare europeo negli ultimi vent’anni fanno oramai squadra con gli estremisti anti sistema, spesso razzisti e nazionalisti.

È questa la più grande sconfitta dell’Europa nata dalle ceneri della Seconda guerra mondiale. Non essere riuscita a tutelare i più deboli. E così crescono i nazionalismi, i populismi di destra. I governi tremano e piantano, uno ad uno, i chiodi nella bara della solidarietà, staccando, a poco a poco, la spina alla Unione. Dalla fine della guerra nacque l’Europa unita, dalla fine della unità europea nasceranno nuove guerre. È inevitabile. È la Storia che lo insegna. E le grandi emergenze di questi anni, crisi economica, migranti ed infine il virus, hanno solo accelerato il processo di disgregazione.

Se solo i governanti mettessero da parte le loro ambizioni di carriera e guardassero oltre forse qualcosa potrebbe essere salvato. È come un comandante con la nave che affonda. Mentre a bordo c’è il panico, il comandante deve avere sangue freddo. Deve mettere in salvo passeggeri ed equipaggio prima di abbandonare.

I leader europei sono su una nave che affonda, l’Europa, ma si comportano da passeggeri più che da comandanti. Pensate ad una nave in difficoltà, senza comandante, magari qualche passeggero si getterà in mare, salvandosi. Ma l’imbarcazione affonderà, portando con se buona parte dei suoi passeggeri.

Ecco, questo sta accadendo alla UE e questo probabilmente accadrà. Lentamente, strappo dopo strappo, rancore dopo rancore. Fino alla guerra tra nazioni un tempo alleate. Guerra per le briciole. Mentre Cina, Russia, Stati Uniti saranno lì a guardare ed a preparare la spartinzione post bellica.

Una citazione famosa recita “Un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione”. Fermarsi, un minuto prima della fine. È ancora possibile.