Il futuro di Renzi, tra un Ministero e l’Opposizione


Il leader di Italia Viva attacca Conte. In molti paventano la crisi di governo. Non avendo altro di meglio da fare in questo pomeriggio primaverile di fine clausura, ho provato ad immedesimarmi nel senatore, cercando di ipotizzare le sue strategie, prevedendone le mosse future.

Riassunto delle puntate precedenti
Dopo aver preso il Partito Democratico al 25% a fine 2013 ed averlo portato, nei mesi iniziali del suo esecutivo, a toccare il 40% a maggio 2014, Renzi, con il proseguire dell’azione di governo, ha visto erodere il consenso, culminato con la sconfitta al referendum costituzionale di dicembre 2016 ed al misero risultato, 18%, delle politiche del 2018.

Nell’estate 2019, dopo un anno vissuto nell’ombra, Renzi è tornato ad avere visibilità durante la crisi del governo gialloverde. Grazie ad una manovra politica audace e spiazzante, ovvero quella di sostenere la necessità di un accordo con i 5 stelle, l’allora senatore PD ha favorito la nascita del governo giallorosso, portando al suo interno due ministre della propria area.

Un retroscena gustoso parla addirittura di un Salvini ancora ministro che, dopo aver avuto garanzie che Renzi non avrebbe mai fatto alleanze con i 5 stelle, ha dato il via libera alla crisi del Conte I.

La sintesi è che, probabilmente, Renzi è stato una delle cause della crisi del governo pentaleghista e successivamente è stato uno dei primi a sostenere un nuovo esecutivo che estromettesse i sovranisti dal governo e riportasse l’Italia sul fronte europeista.

Qualche giorno dopo il giuramento del Conte II, ennesimo colpo di teatro, questo già annunciato da mesi. L‘abbandono del PD e la creazione di nuovo movimento, Italia Viva, futuro ago della bilancia dell’esecutivo nascente.

Quadro politico esistente

Dopo nove mesi di sostegno a Conte (di cui gli ultimi due in emergenza pandemia) mentre il Premier, il PD ed in parte anche i 5 stelle, recuperavano o guadagnavano consensi, Renzi non ha intercettato alcun flusso in entrata. I sondaggi danno oggi Italia Viva tra il 2 ed il 5%. Nessun guadagno, forse una leggera flessione di consensi rispetto a settembre 2019. Per giunta, a livello personale, l’ex sindaco di Firenze continua ad essere in fondo a quasi tutte le classifiche di gradimento dei leader. Dopo aver alzato i toni a fine 2019, l’esplosione del contagio da Coronavirus ha obbligato tutti a fare quadrato intorno al Governo. Adesso che l’Italia sta per tornare, lentamente, ad una normalità apparente e sapendo che il rinvio del referendum ha aperto una lunga finestra ‘senza elezioni’, continuare a sostenere l’esecutivo sino a fine legislatura non ha senso. Non porta a nulla.

Ipotesi future

Premesso tutto ciò, mettendomi nei panni dell’ex Premier, uomo dall’ego importante e anche portatore di un certo fiuto, non vedo che due sbocchi possibili per il futuro, ognuno dei quali passa dalla fine dell’esperienza di governo con Giuseppe Conte.

  1. Al governo con un Ministero importante

Crisi politica, nuovo esecutivo e Ministero importante, capace di garantire quella visibilità avuta da Salvini agli Interni durante il governo giallorosso e che ha portato la Lega a raddoppiare i consensi in pochi mesi. Dallo scranno di ministro, seguire il percorso salviniano fino all’incasso elettorale. Magari muovendosi con maggiore scaltrezza del leader leghista, durante la fase di crisi politica.

2. All’opposizione di Conte o di un governo con dentro Forza Italia

La crisi di governo potrebbe portare ad un nuovo esecutivo con la stessa maggioranza senza Italia Viva e con l’aggiunta di esponenti di Centrodestra ‘responsabili’ vicini a Forza Italia o con Forza Italia stessa. Ben sapendo di non poter ambire a catalizzare voti a sinistra, a quel punto Renzi, dall’opposizione, potrebbe cercare di intercettare il consenso di quel 6-7% di elettorato oggi patrimonio di Forza Italia. Passare dal 3 al 7%, sfondando la barriera del consenso dei moderati, sarebbe già un successo. Un successo capace di orientare l’elezione del futuro Capo dello Stato nel 2022 e magari tornare utile per la composizione di un nuovo governo dopo le elezioni del 2023 o nel caso di elezioni anticipate decise da un sistema proporzionale.

Queste le mie riflessioni e le annesse ipotesi sul futuro del quadro politico italiano. Vi invito a farmi sapere cosa ne pensate e vi rinnovo l’appuntamento a fine estate per capire se gli eventi avranno dato ragione quel che ho ipotizzato.

Aria di crisi per il governo, si guarda oltre Conte


Il governo Conte è oramai arrivato quasi alla fine del suo mandato. Troppe voci e rumors fan capire come ci si stia preparando ad una nuova fase. Probabilmente la caduta avverrà sul campo economico, sul come gestire il proseguo della crisi. Renzi sarà, quasi sicuramente, quello che ritirerà la fiducia aprendo la crisi.

E successivamente buona parte del centrodestra, i renziani e credo anche il PD, assieme forse a settori sparsi dei cinque stelle, daranno vita ad un ‘governo di salute pubblica’ con tutti dentro che possa varare provvedimenti popolari e graditi ai principali settori sociali e economici.

Un anno di governo che logorerà il PD e darà la possibilità al centrodestra di vincere a mani basse le prossime elezioni.

Non è neanche chiaro con quale sistema elettorale si andrà a votare. Proporzionale? Con quale sbarramento?

Un’ultima cosa. Mentre settori della maggioranza pensano a sabotare il governo, indebolendolo anche in Europa, la gente continua ad ammalarsi ed a morire. Sarebbe opportuno preparare la fase 2 invece di tentare di rovesciare l’esecutivo.

2020: anniversari, ricorrenze e possibili scenari futuri


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Siamo entrati da pochi giorni nel 2020. Dibattito a parte su nuovo decennio o meno, il nuovo anno si apre con gravi incognite in riguardo alle crisi internazionali. Alle proteste filo-iraniane davanti l’ambasciata Usa a Baghdad, Donald Trump ha risposto in modo inatteso e dirompente. L’uccisione del più importante comandante iranianoQassem Soleimani, capo della divisione Qods dei Guardiani della Rivoluzione. Iran ed Iraq sono insorte contro l’omicidio e minacciano gravi ritorsioni contro gli Stati Uniti. Un avvenimento tuttora in pieno svolgimento e che non è chiaro ancora quali risultati produrrà nel già infuocato Medioriente.

Non solo Iran. E’ di questi giorni infatti la decisione del Presidente turco Erdogan di entrare in guerra. Il Parlamento di Ankara ha approvato la mozione che autorizza l’invio di militari turchi in Libia, come richiesto dal governo del premier libico Fayez al-Serraj. Il tutto per fermare l’avanzata dell’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, impegnato da aprile in un’offensiva per prendere il controllo di Tripoli. L’Unione Europea esprime preoccupazione ma non ha fatto nulla per evitare ciò che è accaduto. Nessuna azione concreta per risolvere la crisi libica.

Fronti caldi anche in Venezuela, con gli scontri tra Maduro e gli oppositori; in Cile, con le proteste contro le iniziative del Presidente Pinera ed in Israele, chiamato al voto per l’ennesima volta.

Tornando all’Europa, il 31 gennaio la Gran Bretagna uscirà dall’Unione europea. La tanto attesa Brexit, grazie alla vittoria schiacciante di Johnson, si realizzerà a fine mese. Non è chiaro invece quanto durerà il periodo di transizione e se all’uscita dalle istituzioni europee, seguirà a breve una hard Brexit con ritorno dei dazi e delle frontiere.

E mentre i critici cinematografici iniziano a chiedersi chi vincerà l’Oscar (per la cronaca in pole c’è Joker ma seguono piazzati The Irishman, 1917, I due Papi, Piccole Donne, Storia di un matrimonio e Richard Jewell), il mondo della politica si interroga su quanto potrà ancora durare il Governo Conte.

Gennaio, come abbiamo già analizzato qui, sarà un mese cruciale per il Premier. Elezioni in Emilia Romagna, riforma della prescrizione ed altri temi scottanti rischiano di complicare la vita all’esecutivo. In molti hanno scommesso che sarà Renzi a far cadere il governo ma in realtà il vero pericolo viene dal disfacimento del Movimento 5 stelle. Di Maio e Grillo stanno di cercando di tenere insieme i cocci ma la crisi dei pentastellati è evidente. La cacciata di Paragone, seguita alle defezioni di tre senatori. Le dimissioni del Ministro Fioramonti con annessa nascita di nuovo gruppo (Eco) in sostegno di Conte. E’ di oggi la notizia della uscita di altri due deputati dal movimento. L’autodistruzione dei 5 stelle sembra inarrestabile ed alla fine potrebbe essere proprio questo il fattore di capitolazione dell’esecutivo. Interessanti saranno anche le regionali di primavera con Toscana, Ligura e Campania al voto e la concreta possibilità che almeno una delle regioni ‘rosse’ cada in mano leghista. Torneremo a votare per le politiche? A fine 2020 avremo Salvini Premier di un governo sovranista?

Spostandoci all’estero, a febbraio, negli Stati Uniti, inizieranno le elezioni primarie democratiche. Chi sarà l’avversario di Trump alle Presidenziali di novembre? L’ex vice Presidente Biden sembra partire favorito ma Elisabeth Warren e Bernie Sanders non sono lontani. Sullo sfondo l’ex sindaco di NY Bloomberg ed il sindaco di South Bend Pete Buttigieg. Salvo sorprese, possibilissime, tra questi cinque candidati uscirà fuori lo sfidante del Presidente in carica, peraltro sempre più lanciato verso la riconferma, anche grazie ai buoni risultati in economia.

Nuove tecnologie. Mentre noi italiani dovremo fare i conti con la fase 2 del digitale terrestre, comprare nuovi televisori o adattare i vecchi con l’ennesimo dispendioso decoder, il 2020 sarà l’anno del 5G. Dalle reti di quinta generazione si attende una vera rivoluzione: nel decennio che comincia sempre più oggetti, infrastrutture e ambienti urbani saranno connessi alla rete. E chi gestirà tale tecnologia? L’ombra cinese si allunga su tutto il mondo tecnologico.

Il nuovo anno sarà anche pieno di ricorrenze, soprattutto per l’Italia. i 500 anni dalla morte di Raffaello, i 150 anni dalla presa di Roma. I 100 anni dalla nascita di Federico Fellini ed Alberto Sordi. Allargando l’orizzonte fuori dai nostri confini, si festeggeranno i 250 anni dalla nascita di Beethoven, i 150 anni dalla morte di Dickens. 150 dalla nascita di Lenin, 50 anni dallo scioglimento dei Beatles e dalla morte di Jimi Hendrix.

Passando allo sport, nel 2020 si svolgeranno anche i campionati Europei di calcio e le Olimpiadi di Tokyo. Chissà invece chi prevarrà nel campionato di calcio italiano. La solita Juventus, la nuova Inter di Conte, la sorpresa Lazio o l’impossibile riscossa della nuova Roma di Friedkin?

Veniamo infine alle notizie meno piacevoli. Come dimostra l’incendio inarrestabile in Australia, un disastro senza precedenti, anche nei prossimi dodici mesi vi saranno ahimè calamità naturali in tutto il pianeta e saremo chiamati a contare vittime e danni ingenti. Come ogni anno, purtroppo. Perdonatemi il finale macabro ma se dovessi pronosticare “i morti eccellenti” del 2020, farei i nomi del Principe Filippo, Kirk Douglas ed Olivia De Havilland.

#Conte2: le “grane” principali del futuro governo


Rousseau ha detto Sì, ora il governo Conte 2 può nascere. Probabilmente domani sarà diramata la lista dei ministri e salvo psicosi delle ultime ore, sempre possibili, vista la natura instabile dei grillini, si darà il via alla maggioranza giallorossa. Un avvio che presenta tante difficoltà. Qui di seguito ho elencato quelle che secondo me potrebbero essere le principali:

1.Il fattore Renzi
E’ diventato l’azionista di maggioranza del nuovo esecutivo, avendo dato il là, assieme a Beppe Grillo, ad una possibile alleanza pentadem. Fino a quando sosterrà il governo? Le ambizioni dell’ex premier, sulla via della formazione di un suo partito personale, costituiscono la prima grossa mina vagante sulla maggioranza giallorossa.

2.Regionali rischio per il governo
Alcuni analisti e soprattutto molti esponenti dem, parlano di possibili alleanze demogrilline nelle future elezioni amministrative, partendo magari da quelle regionali. Nei prossimi mesi si voterà in Umbria, Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Veneto, Liguria, Puglia e Campania. Credo sia difficile una alleanza politica locale tra 5 Stelle e PD ed i risultati elettorali di queste regioni (e dei comuni) potrebbero far scricchiolare e di molto la maggioranza.

3. Consensi variabili tra PD e 5 Stelle
I primi sondaggi pre-Conte2 danno i 5 stelle in forte recupero (dal 17 al 21) ed il PD in leggero calo. Come cambieranno i rapporti di forza durante l’esecutivo di Giuseppe Conte? Al PD riuscirà ciò che è riuscito alla Lega, ovvero sottrarre elettori al Movimento? Oppure avverrà il contrario? Una cosa è certa, in caso di crollo di uno dei due partiti, gli scossoni si propagheranno sino a Palazzo Chigi.

4.Immigrazione
Salvini ha monopolizzato il tema per anni e su di esso ha costruito gran parte del proprio consenso. Al primo sbarco di una nave ONG, il leader leghista farà fuoco e fiamme, cercando di mettere in difficoltà il nuovo governo. Ogni cedimento ‘ai migranti’, come ad esempio eventuali revisioni dei decreti sicurezza e la discussione di una nuova legge sulla immigrazione, saranno occasioni per la polemica politica, sempre più alta, come piace all’ex ministro dell’interno.

5. Dossier esteri potenzialmente esplosivi
Uno su tutti la Brexit; che sia ad ottobre, a gennaio o comunque nei mesi successivi, una hard Brexit potrebbe creare una forte turbolenza, non solo finanziaria, in tutta Europa ed il governo italiano dovrà farsi trovare pronto.
La crisi ad Hong Kong non promette nulla di buono. I rapporti tesi tra USA e Cina, quelli tra Turchia ed Iran, il crollo economico in Argentina. Questi gli altri temi spinosi.

6. Recessione europea
La locomotiva tedesca sembra essersi fermata e sull’Europa incombe di nuovo la recessione. L’Italia, già in difficoltà con il debito, è a crescita zero e quindi rischia di pagare caro nei prossimi mesi la turbolenza economica. Il nuovo governo conta di avere margini di manovra più ampi per poter stanziare finanziamenti per innovazione, investimenti e politiche sociali. Vedremo quanto BCE e Commissione Europea concederanno.

7. Di Maio medita vendetta
Luigi Di Maio esce sconfitto da questa crisi. Sconfessato da Grillo. Messo all’angolo da Conte. Con l’immagine ‘ammaccata’ dalla caparbietà con cui ha spinto sino all’ultimo per rimanere a Palazzo Chigi come vicepremier. Senza più la carica di vice presidente del Consiglio, anche se con un ministero ‘di peso’, Di Maio è stato ‘commissariato’ dal Movimento ma resta sempre un ‘capobastone’ con proprie truppe. E potrebbe far scontare tutto durante il governo giallorosso.

#Pd5Stelle, si arenano le trattative, rispunta #Salvini, verso #elezionianticipate?


La trattativa tra 5 stelle e PD si arena subito sul nome del premier. Logico che Zingaretti non voglia Conte, essendo stato per 14 mesi il premier gialloverde. Di Maio, spinto da Grillo ed altri, rilancia il bis del premier. Salvini alla finestra per una possibile riedizione del governo appena caduto. Ma davvero i pentastellati potrebbero tornare nelle braccia della Lega, dopo tutto quel che è successo nelle ultime due settimane. E davvero Salvini propone seriamente un bis gialloverde o è solo tattica per dividere 5 stelle e PD? Qualcosa non torna. A mio avviso le elezioni si avvicinano pericolosamente.

#Crisidigoverno: #consultazioni terminate, #Mattarella parla alle ore 20 ?



Fine delle consultazioni. Di Maio non nomina il PD e rilancia dieci punti per l’Italia. In mattinata il PD aveva dettato cinque punti per fare il governo. Non sembrano, al momento, esserci le condizioni per creare una maggioranza giallorossa. Mattarella si è preso due ore per riordinare le idee e sentire bene le parti. Parlerà tra poco. Il barometro della crisi si sposta verso le elezioni. Salvo ulteriori sorprese.

#Crisidigoverno: #Conte al Senato il 20 agosto, possibili scenari


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Ci siamo, la settimana più lunga del Governo Conte sta terminando. Martedì 20 agosto sapremo come finirà tra 5 Stelle e Lega. Sfiducia al governo, dimissioni dei ministri leghisti, dietrofront di Salvini e prosecuzione dell’esecutivo, cambio di maggioranza con l’entrata del PD al posto della Lega? Lo scenario è molto ‘fluido’, non ci sono sceneggiature già scritte e l’esito finale potrebbe cambiare in qualsiasi direzione.

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Qui di seguito i possibili scenari:

Dimissioni senza sfiducia. Dopo le dichiarazioni in Senato e la conferma del ritiro della fiducia da parte della Lega, Conte non attende il voto e sale al Quirinale per rassegnare le dimissioni al Presidente Mattarella. Si apre la crisi. Non avendo ricevuto il voto contrario, Conte si tiene aperta la possibilità per un bis. Nel caso di una ricomposizione della maggioranza gialloverde o del varo di una nuova maggioranza tra 5 stelle e PD.

Dimissioni con sfiducia. Il Senato vota la sfiducia a Conte e qui nasce un problema. Cosa farà il Partito Democratico? I 5 stelle potrebbero accettare un voto di sfiducia del PD a Conte e poi sedersi al tavolo con gli stessi Dem per un esecutivo nuovo? E’ uno scenario poco verosimile perché se la Lega confermerà il voto contrario, il Movimento non farà sfiduciare il proprio premier, complicando l’eventuale rapporto con il Partito democratico. Ma nella vita, tutto è possibile.

Nessuna mozione di sfiducia. Una ipotesi ancora non confermata ma potrebbe verificarsi. In effetti, ad oggi, è stata annunciata ma mai presentata una mozione di sfiducia a Conte da parte della Lega. Nel caso in cui, dopo le dichiarazioni del Premier, non si metta all’ordine del giorno una mozione di sfiducia, sarà il Movimento a presentare una mozione di fiducia al Governo ed il quel momento bisognerà vedere cosa farà la Lega. Se Salvini votasse la fiducia a Conte, si aprirebbe una situazione paradossale. il Governo sarebbe pienamente in carica e la crisi, aperta da Salvini, si chiuderebbe in modo inverosimile. Anche questo scenario è poco probabile ma, viste le mosse leghiste degli ultimi giorni, non da escludere.

L’esito della crisi ha tre o quattro strade possibili, le tre più probabili sono le seguenti:

Ricomposizione della maggioranza gialloverde. Dopo le dimissioni di Conte, viene trovato un nuovo accordo tra 5 stelle e Lega. Conte bis o altro premier con maggior peso per i ministri leghisti, per rispettare l’esito del voto europeo.

Nuova maggioranza giallorossa. PD e 5 stelle raggiungono un accordo per la nascita del nuovo governo. Il PD vota la riforma costituzionale per la riduzione dei parlamentari ed in cambio i 5 stelle votano la nuova legge elettorale proporzionale. Conte difficilmente potrà rimanere a Palazzo Chigi, forse farà parte del nuovo governo, magari agli Esteri oppure potrebbe essere il nuovo commissario europeo.

Nessun accordo, governo ‘elettorale’. Dopo la fine del governo gialloverde non si trovano accordi tra le forze politiche e quindi viene varato un governo ‘istituzionale’ che traghetti il Paese alle elezioni anticipate, da celebrare entro fine ottobre o inizio novembre.

L’ultima strada, è quella delle Maggioranze alternative. Dopo l’apertura formale della crisi di governo potrebbe accadere anche che Salvini riesca a trovare i numeri in Parlamento per varare un governo di Centrodestra, tramite l’appoggio di una piccola parte dei grillini o di altri gruppi. Oppure i 5 stelle potrebbero imbarcare in maggioranza non solo il PD ma anche parte di Forza Italia, una sorta di coalizione ‘Ursula’, dal nome della Presidente della Commissione UE, votata da PD, 5 stelle e Forza Italia. Un esecutivo in carica per pochi mesi, allo scopo di sterilizzare l’aumento IVA e guidare l’Italia al voto nella primavera del 2020. Ipotesi poco probabili ma da tenere comunque presenti.

Dopodomani intanto la prima mossa. Conte al Senato. Il resto è tutto da scrivere.

#Crisidigoverno: l’errore di #Salvini ed il rischio di perdere la partita


E’ successo. Matteo Salvini ha commesso un primo grave errore. La rottura voluta con i grillini, il successivo pressing per il voto, il no alle dimissioni dei ministri leghisti, il listone imposto a Forza Italia, la possibilità di un accordo 5 stelle-PD; le ultime mosse del vicepremier hanno scombussolato il panorama politico italiano e soprattutto hanno messo all’angolo la Lega, che ora sembra cercare una tardiva riconciliazione con Di Maio e soci. Difficile ma non impossibile, vista la schizofrenia politica dei pentastellati.

Di fatto però Salvini ha sbagliato. I sondaggi post-rottura danno ampi segnali in questo senso. La lega scende di qualche punto, salgono i grillini ed il PD. “Chi rompe il patto, pagherà elettoralmente” diceva lo stesso segretario leghista mesi fa. Giorgetti, suo uomo di fiducia, gli rimprovera di aver sbagliato i tempi. La mossa del listone di centrodestra proposta a Forza Italia ha indispettito gli azzurri, spingendo alcuni parlamentari forzisti a sperare nel ‘non voto’ per riciclarsi magari nel nuovo movimento di Renzi. Ed infine, la rottura traumatica del governo sembra spingere i grillini a cercare un accordo, difficile ma anch’esso non impossibile, con il Partito Democratico.

Tornare con i 5 stelle farebbe perdere la faccia (e probabilmente consensi) alla Lega. La nascita di un governo demostellato di legislatura toglierebbe la tribuna d’onore al leader leghista.

Ora Salvini deve solo sperare che gli altri “giocatori” sbaglino le loro mosse e torni il suo turno. Altrimenti la partita sarà persa.

fonti:
Corriere Della Sera
Affari italiani
il Messaggero
Huffington Post