Ricominciare dal Lavoro, unica via per evitare nuovi anni di piombo


Qualche giorno fa mi è capitato di passare in via Caetani, dove fu ritrovato il cadavere di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. Ieri poi ho visto una mostra su ‘gli anni di piombo’, il periodo storico in cui frange estreme della politica si fronteggiavano in una vera e propria guerra. Chi pensa che le BR ed il terrorismo rosso e nero fossero solo opera dell’estremismo e di servizi segreti deviati sbaglia. Il tutto era figlio si di schegge impazzite ma anche del disagio e della crisi economica, politica e sociale del tempo.

Un disagio che sta tornando, in modo diverso naturalmente. Non è un caso che siano già tre i gesti ‘folli’ dall’inizio dell’anno. Due mesi fa a Padova un imprenditore ha sparato al direttore di una banca che non gli concedeva credito. A Perugia un altro titolare di azienda ha ucciso due impiegate della Regione e poi si è suicidato. Il fatto di oggi potrebbe essere annoverato anch’esso nel quadro della degenerazione sociale.

Il Lavoro va messo al centro del programma dell’esecutivo. Il governo non potrà sfuggire ad un tema cosi importante. Il Paese sta ‘cedendo’ e questi tragici avvenimenti sono segnali inequivocabili. Altro che spread.

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‘Monti anche nel 2013’, il ricatto delle Agenzie di rating


Dopo averci tormentato per mesi, declassando banche, titoli ed istituzioni, le agenzie di rating orano ‘dettano legge’ anche a livello politico, direttamente. Moody’s e Fitch fanno capire che per il ‘salvataggio’ dell’Italia è indispensabile che Monti rimanga premier anche dopo le elezioni 2013. Un ricatto vero e proprio. Pronte a declassarci se sceglieremo un governo democraticamente eletto dal popolo ed espressione di una coalizione politica ‘vera’ ?

Fonte. Secondo gli analisti di Moody’s, la crisi del debito europeo è solo a metà strada “nel miglior dei casi” e Paesi come la Grecia e l’Irlanda potrebbero richiedere fino al 2016 per completare il loro programma di risanamento dei conti. Tutt’altro discorso per l’Italia che, al pari di Spagna e Portogallo, potrebbe uscire dall’attuale recessione entro la fine dell’anno prossimo se saprà applicare le riforme messe in cantiere sinora.

Per mesi le agenzie americane hanno ripetutamente declassato e attaccato il sistema Italia contribuendo così alla nostra instabilità economica e politica. Ora che si avvicinano le elezioni politiche, si preparano a scendere in campo e a tirare la volata a un secondo governo guidato dal Prof.

Fitch lo dice chiaramente: Monti deve restare a Palazzo Chigi.

L’attuale governo italiano ha tantissima credibilità e Monti deve fare progressi il più velocemente possibile per creare una certa luce in fondo al tunnel”, ha spiegato il direttore operativo di Fitch David Riley alla televisione di Bloomberg sottolineando come i rischi della fine del suo governo siano maggiori dei problemi dell’economia.

Lo ‘spread’ francese scende, una analisi che spiega il perchè..


Su Il Post c’è un articolo molto interessante in relazione alla crisi finanziaria. Se, sino a qualche settimana fa, si temeva che la Francia potesse fare la stessa fine di Italia e Spagna, ora si nota una inversione di tendenza sui tassi per i buoni del tesoro francesi. Lo ‘spread’ francese sta scendendo. Perche? Ecco l’analisi proposta dal sito:

Pochi giorni fa, il Wall Street Journal notava che, mentre tutti si concentrano sugli spread italiani e spagnoli e sui rendimenti negativi dei titoli tedeschi e olandesi (rendimenti negativi significa che, comprando un titolo di stato, alla sua scadenza si riceve meno dei soldi sborsati per comprarlo), in pochi hanno commentato il crollo nel rendimento dei titoli di stato francesi e belgi.

Fino a qualche mese fa, secondo gli analisti, Francia e Belgio avrebbero dovuto fare la fine di Spagna e Italia. Cioè avrebbero dovuto avere spread in aumento, difficoltà a finanziarsi sui mercati finanziari, aumento delle tasse per pareggiare le entrate e quindi una nuova recessione. Sorprendendo quasi tutti negli ultimi mesi, i titoli di stato francesi e belgi si sono accodati ai rendimenti di quelli di Germania e Olanda.

Ad esempio, i titoli biennali francesi oggi rendono lo 0,12% (e i titoli decennali hanno uno spread su quelli tedeschi stabile intorno ai 100 punti base). I titoli biennali belgi rendono appena di più: lo 0,24%. Per fare un paragone, i titoli biennali spagnoli oggi rendono il 5,75%.

Eppure le economie di Belgio e Francia sono molto lontane da avere i brillanti risultati dell’economia tedesca.

La Francia ha perso sei mesi fa la sua storica tripla A. Per il 2012 si prevede un rapporto deficit/PIL (cioè quanto lo stato spenderà più di quanto incassa in rapporto al PIL) intorno al 4,5% (in Italia le previsioni sono del 2,6%). La Francia nel 2012 sostanzialmente non crescerà, visto che le previsioni, ribassate a luglio, prevedono un aumento del PIL dello 0,4%. La disoccupazione arriverà quasi al 10% a fine 2012 (in Germania è a poco più del 5%) mentre la disoccupazione giovanile ha già oltrepassato la soglia del 20% (in Germania è alla metà). Il nuovo governo di Hollande intanto ha annunciato nuove tasse, soprattutto sui più ricchi. Tasse che, secondo gli analisti, avrebbero dovuto spaventare i mercati.

Il Belgio va ancora peggio. Nel 2012 per la prima volta nella storia il suo debito pubblico arriverà al 100% del PIL (un livello “italiano”, visto che il nostro debito pubblico è al 120% del PIL). La causa principale, scrive il WSJ, è il secondo salvataggio che il governo dovrà effettuare nei confronti della banca franco-belga Dexia, parzialmente nazionalizzata a fine 2011. La crescita del paese è ferma, mentre la disoccupazione arriverà a fine 2012 all’8%.

Il fatto, spiega un analista al WSJ, è che oramai non stiamo più assistendo a un fenomeno di ”fuga verso la sicurezza” (quei momenti di grave incertezza sui mercati in cui ci si rifugia acquistando soltanto obbligazioni di paesi ritenuti invincibili), ma di “fuga verso la sicurezza relativa”. In altre parole, con i titoli tedeschi che praticamente non fanno guadagnare più nulla e con la Banca Centrale Europea che ha abbassato allo 0% il tasso con cui remunera i depositi “overnight” (cioè che durano una notte soltanto), gli investitori stanno cercando nuovi strumenti dove investire il proprio denaro.

Di questa situazione stanno beneficiando i paese semi-core (“quasi al centro”), cioè Francia e Belgio, che assicurano ancora un rendimento ai loro titoli di stato e in più sono percepiti come abbastanza sicuri.

In particolare, gli investitori ritengono che la Francia sia “troppo grande per fallire” e che se fosse nei guai i tedeschi abbandonerebbero ogni resistenza a un massiccio intervento della BCE per salvare il paese (sotto forma, per esempio, di eurobond).

E poi c’è la Svizzera che, secondo alcune ipotesi, starebbe comprando titoli di stato francesi per non far crollare la valutazione dell’euro. Un euro troppo debole renderebbe il franco svizzero troppo forte e gli svizzeri vivono di esportazioni, le quali sarebbero danneggiate da una moneta locale forte.

Qualche settimana fa Mario Seminerio, nel suo blog Phastidio.net, aveva segnalato la strana situazione dei titoli di stato francesi. Seminerio aveva ipotizzato la presenza di una forza distorsiva al centro dell’Europa: la Banca centrale svizzera. A causa della crisi l’euro sta rapidamente calando di valore rispetto alle altre valute. Questo però può rappresentare un vantaggio per le esportazioni (se la moneta di un paese scende di valore i suoi prodotti saranno più economici per quei paesi la cui moneta invece resta stabile).

Questa situazione è potenzialmente dannosa per la Svizzera, un paese per cui le esportazioni sono fondamentali e la cui moneta invece tende ad aumentare di valore. La Banca centrale svizzera sta quindi acquistando moltissimi euro, con lo scopo di tenere il franco svizzero agganciato al cambio di 1,20 euro (le monete infatti rispondo alle leggi della domanda e dell’offerta: se qualcuno compra molti euro con una moneta, in questo caso il franco svizzero, il valore dell’euro rispetto a quella moneta salirà o comunque tenderà a restare stabile se è in un periodo di deprezzamento). Seminerio ipotizza che la Banca centrale svizzera abbia acquistato titoli francesi con gli euro che sta accumulando (perché, come dice il WSJ, sono più convenienti di quelli tedeschi), tenendo così basso il loro rendimento (poiché ovviamente anche i titoli di stato rispondono alle legge della domanda e dell’offerta: più sono richiesti e, tendenzialmente, meno rendono).

Quale che sia la ragione, al momento il governo francese si può finanziare (cioè può emettere debito e raccogliere soldi sui mercati internazionali) a un costo molto basso. Questo potrebbe spingere Hollande a non alzare le tasse sul lavoro e sull’impresa, favorendo una ripresa economica del paese. Allo stesso tempo, scrive il WSJ, “meno pressione per adottare tagli di bilancio in uno dei paesi più forti dell’euro sarebbe un sollievo per quei paesi che stanno subendo un crollo della domanda interna. Dei francesi allegri potrebbero spendere di più in olio d’oliva greco oppure prenotare un vacanza in Spagna se non hanno più paura di perdere il loro lavoro o la loro pensione nell’immediato”.

 

Crisi spagnola, prospettive pessime per l’Italia mentre la Germania ci guadagna…


La Spagna è sotto attacco speculativo e con lei anche l’Italia. Le borse oggi sono crollate, lo spread spagnolo ha toccato quota 600, quello italiano a 499. Pesano le incertezze sulla sostenibilità delle banche spagnole. Malgrado il prestito della Ue non è detto che la Spagna riesca a risollevarsi.

Le parole del Ministro delle Finanze iberico assumono toni drammatici: “nelle casse pubbliche non ci sono più soldi per pagare i servizi”.

Intanto il popolo protesta per le strade di Madrid contestando le misure di austerità prese da Rajoy per poter ottenere il prestito Ue:

Nella notte tra giovedì e venerdì a Madrid ci sono stati alcuni scontri tra la polizia e i manifestanti, in piazza per protestare contro il nuovo piano di duri tagli adottato dal governo per affrontare la crisi economica. Le manifestazioni sono state pacifiche per buona parte della giornata, ma sono degenerate verso sera, costringendo gli agenti a usare anche proiettili di gomma per disperdere i più violenti. Alcuni manifestanti hanno dato fuoco ai bidoni della spazzatura e hanno lanciato oggetti verso la polizia, che ha reagito con alcune cariche nella zona in cui si trova il Parlamento. Almeno sette persone sono state arrestate per i disordini di questa notte e, secondo le autorità spagnole, almeno sei sono rimaste ferite.

Le quotazioni dell’Euro scendono ai minimi degli ultimi mesi. Tale situazione aiuta le esportazioni tedesche. Forse anche per questo Merkel continua ad ostacolare il varo di un reale piano di sostegno per gli stati in crisi al fine di preservarli dalle speculazioni. Mentre noi affondiamo nello spread (con conseguente aumento dell’indebitamento) la Germania, virtuosa nei conti, viene avvantaggiata economicamente dalla moneta debole.

E come farà l’Italia a mettere i conti in ordine (ieri è stato approvato il Fiscal Compact ovvero il pareggio di bilancio obbligatorio) se le speculazioni ed i tassi alti faranno peggiorare sempre di piu i conti stessi? Dovremo arrivare ad un indebitamento del 60% sul pil (oggi siamo attorno al 122%) varando manovre annuali di decine di miliardi (tagliando cosa? tassando cosa? sacrificando cosa?). Ma se gli spread rimangono alti, il debito aumenterà (al 130-140%) e quindi le manovre annuali saranno ancora piu pesanti e ci faranno avvitare in una spirale di depressione da cui difficilmente ci riprenderemo.

Un panorama disastroso. Dopo la Spagna saremo noi a crollare, c’è poco da fare. Quando non è dato sapere ma se Merkel continerà con la sua politica di ‘rottura’ noi andremo a fondo prima o poi.

Per chiudere un articolo di Concita De Gregorio per Repubblica in cui descrive la crisi spagnola, dal punto di vista delle singole persone e delle loro ‘crisi’ personali:

Maria Antonia Ribas ha 48 anni, un figlio matricola all’università e uno al liceo, un ex marito, un lavoro da bibliotecaria alla periferia di Madrid, 1.125 euro al mese, una permanente fatta in casa che le ha bruciato i capelli, una maglietta con il logo del supermercato, una laurea in filologia classica con encomio, un padre militare che la disapprova, una casa di 45 mq in affitto, 650 euro e meno di così in tre non si riesce a spendere.
Ora che passa a 980 di stipendio dovrebbe ritirare i figli da scuola, pensa, e trovare un posto in un alloggio sociale ma non è mica facile, sono tutti pieni e c’è la lista d’attesa, passano prima le donne sole con figli minori e i suoi hanno 16 e 18, non c’è speranza. Si è offerta nel quartiere per fare le pulizie a ore ma nessuno può permettersi più una domestica, quelli che le avevano le hanno già mandate a casa. Sta in piazza con un cartello che dice “se ci volete morti sparateci”, l’ha scritto a pennarello rosso su un cartone della spesa in un momento, chiarisce, “di vero malcontento”.
L’astio e il malcontento di chi sta sottovento. “Per sovrapprezzo – dice – a noi impiegati pubblici ci trattano da profittatori e sfaccendati, gente che ruba lo stipendio dandosi malata, assenteisti perché lo so, certo, ciascuno ha i mente un impiegato delle poste che lascia il cartello “torno subito” per andare a bere il caffè, un’addetta all’anagrafe che manca dal lavoro da due anni, gli aneddoti sono mille. D’altra parte i posti pubblici sono stati usati per decenni dai politici locali come merce di scambio, hanno piazzato figli amici amanti e devoti per generazioni e sicuro che fra questi ce ne saranno parecchi che ne hanno approfittato. Ma siamo quasi tre milioni, e di questi tre milioni la maggioranza, glielo assicuro, è fatta da gente come me: che non è mai mancata un giorno e se necessario ha lavorato fuori orario, che ha aiutato i suoi scolari nei compiti il pomeriggio, ha assistito i malati con pazienza, ha accompagnato a casa l’anziana che non ricordava la strada. Anche di questi episodi potrei raccontarne a centinaia. Noi siamo lo Stato, piaccia o non piaccia. Storto in qualche sua parte, difettoso forse, comunque quello che questo Paese è stato in grado di produrre nei secoli, e gli somiglia. Noi siamo la Spagna, e se ci vogliono morti bisogna chiamare le cose con il loro nome: è una guerra civile”.

Crisi economica e politica: una estate ‘di fuoco’


Una estate di fuoco  e non mi riferisco a Caronte, Minosse o a qualche altro anticiclone. Parlo del nostro futuro, dell’Italia, dell’Europa.

Partiamo dalla possibile bancarotta della Sicilia. Un giorno dopo il declassamento (l’ennesimo) di Moody’s per banche e società italiane, arriva la tegola della crisi siciliana. Una regione lasciata a se stessa, amministrata dalla destra e da qualche mese anche dal Partito Democratico. Assunzioni facili, sprechi nella sanità, criminalità ed il debito si impenna. La Sicilia sarà la Grecia d’Italia?

Intanto il Governo, dopo averi aumentato le tasse, averci bastonato con le Riforme delle Pensioni e del Lavoro, sta pensando bene di toglierci anche le feste laiche. Dove non è riuscito Berlusconi potrebbe riuscire Monti, via il 25 aprile, il Primo Maggio ed il 2 Giugno. Nel nome della Crisi e dell’aumento della produttività. Come se tutto si sistemasse con tre giorni in meno di ferie, un governo incapace di fare VERE riforme per la crescita sta decidendo di usare la solità accetta facile, scaricando tutto sui lavoratori.

Merkel nel frattempo continua a ritardare l’entrata in vigore dello ‘scudo antispread’ ed esprime dubbi sul futuro dell’Europa. Il differenziale cresce e non è escluso che a breve l’Italia sia costretta a chiedere aiuto alla Ue per sostenere i titoli di stato. Quali sacrifici saremo chiamati a fare a causa di questo ‘soccorso’ europeo?

In campo politico non c’è da stare allegri. La nuova discesa in campo di Berlusconi appare come una nuova ‘disgrazia’ tutta italiana, un uomo totalmente screditato a livello internazionale, dalle esternazioni ‘arteriosclerotiche’ , si appresta ad essere ancora una volta il candidato Premier per il Centrodestra. Il Centrosinistra d’altro canto appare frammentato. Lo scontro tra Italia dei valori e Partito Democratico oramai è giunto ad un punto di non ritorno, le due formazioni correranno divise. Resta da verificare cosa farà Vendola. Sinistra ecologia e Libertà non appare in grado di poter sostenere una alleanza con Pd ed Udc. D’altro canto lo stesso Partito Democratico perderebbe una buona fetta di voti qualora si alleasse con il terzo polo senza includere Sel ed Idv. Grillo intanto rimane stabile come secondo o terzo partito italiano.

Lo scontro politico cresce ogni giorno di piu ed ora arriva a coinvolgere la piu alta carica delle Stato, il Presidente della Repubblica. Il duello tra Napolitano e Procura di Palermo tanto inusuale quanto pericoloso per le istituzioni.

Economia, Politica, tagli, tasse, crisi, una estate d’ansia e di apprensione. Per non parlare dell’autunno, che non si annuncia caldo o bollente ma oserei dire.. infernale.

I cinque sintomi della ‘crisi’ cinese


Su Il Post è stato pubblicato un articolo interessante sulla ‘crisi’ della Cina. A quanto pare anche i cinesi stanno attraversando un periodo difficile, l’articolo evidenza i ‘cinque’ segnali della crisi.

Secondo il governo cinese, il PIL nel 2012 crescera del 7,5 per cento, una cifra per la quale tutti gli stati europei metterebbero la firma, ma poco incoraggiante per un paese come la Cina abituato a una crescita molto più sostenuta. Se confermato a fine anno, si tratterebbe del tasso di crescita più basso dal 1990, anno in cui il paese rimase isolato dopo la dura repressione di piazza Tiananmen. Gli indizi di un progressivo cedimento dell’economia cinese sono numerosi e di vario tipo: su Foreign Policy, Trefor Moss ne ha messi insieme cinque, che vi raccontiamo per immagini, dando un’idea di che cosa potrebbe accadere all’economia cinese nei prossimi mesi.

1. Auto

Tra il 2008 e il 2009 il governo cinese ha messo in piedi un piano da 586 miliardi di dollari per stimolare l’economia. Il sistema servì per far superare al paese il momento più grave della crisi internazionale, consentendo alle amministrazioni locali di ottenere in prestito nuovi fondi, che ora devono essere restituiti. Le amministrazioni cittadine dovranno ridimensionare le loro spese, rinunciando per esempio alle auto di servizio e di rappresentanza acquistate qualche anno fa. La città di Wenzhou, che si trova nella parte sud-orientale della provincia dello Zhejiang (a oriente, sulla costa), venderà all’asta l’80 per cento dei propri 1300 veicoli. Analoghe vendite saranno organizzate dalle altre amministrazioni locali intenzionate a risparmiare qualche soldo. Poi potrebbe toccare agli edifici pubblici dove hanno sede uffici e altre organizzazioni locali e statali.

2. Conflitti sociali

Da tempo alcuni funzionari del governo segnalano che un sensibile rallentamento dell’economia potrebbe portare a una forte instabilità sociale. I problemi ci sono già, ma fino a ora sono stati tenuti sotto controllo anche grazie al miglioramento generale delle condizioni di vita delle persone. In assenza di questo meccanismo, si potrebbero verificare tensioni sociali specialmente nei grandi distretti industriali, in cui potrebbero diventare a rischio decine di migliaia di posti di lavoro. Le esportazioni sono diminuite, perché i paesi occidentali in crisi consumano di meno, e molte fabbriche cinesi sono passate da tre turni giornalieri a uno, riducendo la produzione e il numero di impiegati.

3. Meno ricchi

Le vendite dei beni di lusso, che negli ultimi anni andavano molto bene, sono iniziate a diminuire a partire da quest’anno. Questo non significa che i cinesi ricchi hanno smesso di spendere: hanno semplicemente smesso di spendere denaro in Cina. Investono all’estero e, secondo un’analisi di fine 2011, circa la metà dei milionari cinesi vorrebbero tagliare fuori il paese dal loro giro di affari e stabilirsi all’estero. Negli ultimi dodici anni, le autorità cinesi hanno identificato circa 19mila funzionari del paese mentre cercavano di raggiungere l’estero, portandosi via denaro ottenuto illecitamente.

4. Energia

Il consumo di energia elettrica di solito in estate aumenta, quando vengono utilizzati di più i sistemi di raffreddamento come i condizionatori. Eppure i consumi di elettricità in Cina non stanno aumentando. Nei porti cinesi, spiega Foreign Policy, ci sono enormi quantità di carbone inutilizzato perché c’è meno richiesta da parte delle centrali elettriche. Il fenomeno è anche dovuto alla minore produzione industriale, che comporta consumi più ridotti. In pochi mesi, il prezzo nazionale del carbone è sceso del 10 per cento e potrebbero esserci conseguenze anche per le altre economie del mondo.

5. Maiali

La Cina è uno dei più grandi consumatori di carne e la costante domanda ha favorito, nel tempo, un aumento dei prezzi delle carni bovine e suine. Secondo le stime governative, nel 2007 il paese consumava mediamente l’equivalente di 1,7 milioni di maiali al giorno. Lo scorso anno, uno studio dell’Istituto nazionale di statistica cinese ha calcolato che il prezzo della carne suina è aumentato del 57 per cento su base annua. Ma negli ultimi quattro mesi, la domanda per questo tipo di alimento è diminuita notevolmente portando a una sovrapproduzione, che a causa dei costi del mangime non ha reso più redditizio allevare maiali. Il governo è dovuto intervenire acquistando carne di maiale per stabilizzare i prezzi. Parallelamente è aumentato a dismisura il prezzo delle uova e, in seguito a diversi scandali legati alla produzione alimentare, c’è una crescente quota della popolazione che torna a coltivarsi da sola frutta e verdura per non correre rischi.

Il PD, il nodo delle alleanze ed un Paese da ricostruire…


Un patto con l’Udc? L’alleanza di ‘Vasto’? La vocazione maggioritaria? Da qualche tempo oramai si discute delle alleanze che il PD dovrebbe stipulare per poter vincere le elezioni e governare il Paese. Quale Paese poi? L’Italia è in ginocchio, in declino ed in ginocchio, per la precisione. Come siamo arrivati a questo?

L’Italia si trova in questo stato per tanti motivi, la spesa pubblica gonfiata dai politici per accrescere il proprio potere facendo lievitare il numero dei dipendenti pubblici, scelte folli sulla previdenza con la creazione delle baby pensioni che tuttora paghiamo, il patto politica-criminalità che ad oggi non si è ancora spezzato e che ha consumato chissà quanti danari pubblici, l’evasione fiscale del settore privato (liberi professionisti, imprenditori) unita al lavoro nero (spesso utilizzato anche dai dipendenti statali per ‘arrotondare’), i buoni del tesoro con rendimenti vicini al 10-15% che hanno arricchito i cittadini indebitando inesorabilmente lo Stato, la corruzione della pubblica amministrazione-classe politica-imprenditoria privata con appalti gestiti in modo ‘spregiudicato’ per la costruzione di autostrade nel deserto, ospedali fantasma, ponti mai nati etcetc….

Classe politica, classe imprenditoriale, settore pubblico, settore privato, liberi professionisti. Tutti colpevoli. Tutti hanno avuto delle responsabilità.

Poi è arrivata l’Europa, le normative europee, il controllo dei bilanci, le crisi economiche con seguenti privatizzazioni, liberalizzazioni etc. Le liberalizzazioni hanno creato i cartelli che guadagnano a discapito dei consumatori, le privatizzazioni in alcuni casi hanno creato monopoli privati invece di favorire il mercato per avvantaggiare i consumatori. Potrei continuare…..

Sta di fatto che ad oggi abbiamo raschiato il fondo del barile, ci siamo venduti quasi tutto e rimane ben poco da ‘tagliare’.

Monti però sta ‘mungendo’ i soliti noti. Pensionati, dipendenti, persone a basso reddito. Tasse e tagli.

Monti avrebbe dovuto invece far pagare chi non ha mai pagato o pagato poco. Varare una Irpef maggiorata ed un contributo di solidarietà a chi ha alti redditi. Attuare una seria politica di ‘liberalizzazioni’ anche nelle corporazioni italiche (assicurazioni, notai, banche, avvocati) favorendo l’accesso ai nuovi, abolendo gli ordini professionali cosi come sono fatti ora e cioè come una ‘casta’. Cercare di distruggere i monopoli di settore favorendo la concorrenza (è stato anche Commissario UE, ne dovrebbe sapere qualcosa), tassare chi ha avuto di piu utilizzando una bella ed importante patrimoniale, chiedere un contributo di solidarietà a tutti i baby pensionati (il 5% mensile della pensione) perche appunto privilegiati e titolari di una pensione ‘ingiusta’. E poi aumentare le pene per gli evasori, cercare di rompere il nodo sanità non tagliando come sta facendo ma togliendo ai politici locali il potere di nomina dei dirigenti sanitiari depotenziando il sistema imprenditoria sanitaria-dirigenti-assessori (non è un caso che sono tanti gli assessori alla Sanità indagati in giro per il paese).

Sta facendo questo? No. Perche c’è il PDL a fermarlo? Bene, il PD ne prenda atto, faccia cadere il Governo e si vada ad elezioni anticipate. Se il PD presenta un programma come quello sopraindicato ed IDV e SEL non lo sottoscrivono, che vada da solo e cerchi i voti, potrebbe avere tante belle sorprese.

In realtà il PD non sa che pesci prendere, non vuole e non può cambiare il paese tanto quanto non lo possono e non lo vogliono fare IDV e SEL (l’Udc è un caso a parte perche è eterodiretta da uno stato estero e quindi risponde a logiche sovranazionali che finiscono direttamente in Vaticano).

Basta con l’ipocrisia, diciamo le cose come stanno. La soluzione ideale non esiste, esiste ‘il male minore’ . Bene, restiamo in attesa di capire quale è ‘il male minore’ proposta dal Partito Democratico.

Dossier: sta per scoppiare la crisi spagnola, a rischio la tenuta dell’Euro?


Mentre il 17 giugno la Grecia deciderà il proprio futuro tramite le nuove elezioni politiche, l’Europa ed il mondo intero puntano gli occhi su un altro grande ‘malato’, molto piu grande dei greci. La Spagna. La situazione delle banche iberiche è drammatica ed un loro crollo potrebbe coinvolgere a catena tutta la zona Euro, provocando la fine della moneta unica ed una nuova crisi recessiva globale. Obama teme per la sua rielezione. Merkel non vuole cedere ed allargare i cordoni della borsa.

Il dossier di Giornalettismo sulla crisi spagnola e sulle differenti proposte di Merkel e Rajoy:

La Spagna è la vera minaccia dell’euro. Il sistema creditizio iberico è sull’orlo del collasso, e le stremate finanze pubbliche di Madrid non possono fermare il crollo, che avrebbe un fortissimo effetto domino sull’eurozona. La Germania propone l’intervento del fondo salva euro ESM, ma il governo di Rajoy per ora rifiuta.
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CRISI PROFONDA – La Spagna è il nuovo buco nero dove rischia di precipitare l’intera area euro, ed i destini dei politici legati al ciclo economico dei prossimi mesi, come Barack Obama. Le banche iberiche sono sull’orlo del fallimento, a causa dello scoppio della bolla immobiliare, e la susseguente recessione che ha svalutato asset e fatto fallire numerosi creditori. Bankia è il caso più grave, visto che senza l’intervento pubblico la conglomerata che riunisce le casse di risparmio, tra le quali la Caja Madrid, sarebbe già fallita. Il governo di Mariano Rajoy però non ha la dotazione finanziara per poter sostenere il crollo del proprio sistema creditizio, e per questo c’è una corsa febbrile per una soluzione che possa contenere il probabile contagio all’intera eurozona. L’uscita della Grecia dalla moneta unica rischia di diventare un evento minore in caso di collasso spagnolo, che rimane la quarta economia dell’eurozona nonostante abbia dati già ora drammatici, come un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 50%.

SOLUZIONE MERKEL – Per risolvere la crisi delle sue banche la Spagna deve accettare l’aiuto del fondo salvastati Efsf. E’ quanto chiedono a Madrid, secondo Der Spiegel, Angela Merkel ed il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Wolfgang Schäuble(Cdu).
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LA CONTROPROPOSTA DI MADRID – Una nuova autorita’ di bilancio dell’Eurozona che armonizzi le politiche nazionali e gestisca i debiti dell’area. E’ la proposta lanciata dal premier spagnolo, Mariano Rajoy.
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EUROSPACCATURA –Ancora una volta l’Unione Europea si spacca nei momenti di maggiore difficoltà, ed un’eventuale fuga dagli sportelli degli istituti spagnoli assomiglierebbe al suono delle campane a morte per l’intera unione monetaria. La Germania vorrebbe che la Spagna accettasse l’intervento dell’Esm, ma il governo Rajoy non accetta questa soluzione perché significherebbe ammettere il proprio fallimento a soli sei mesi dalla vittoria elettorale. L’arrivo dell’assistenza del fondo salva euro prescrive regole molto severe per gli Stati in difficoltà, che equivalgono ad un sostanziale commissariamento. Madrid segue la linea Draghi ed auspica una maggiore integrazione finanziaria dell’Unione, ma questa proposta, benchè non respinta dal governo Merkel, si scontra con gli interessi del settore creditizio tedesco. La Spagna difficilmente potrà andare avanti per molto tempo con un costo del debito così alto, e l’unica cosa che unisce gli europei in questo momento è la consapevolezza che il crollo della quarta economia dell’area della moneta unica farebbe molte vittime fuori dai confini nazionali.

Da LINKIESTA una analisi ‘spietata’ sulla situazione spagnola:

Per molti analisti è solo questione di tempo.La Spagna, entro la fine dell’anno, entrerà in un programma di monitoraggio come avvenuto per Atene, Dublino e Lisbona. Il più tranchant è Willem Buiter, capo economista di Citigroup, uno dei più autorevoli al mondo, con una lunga esperienza alla Bank of England. In un report dello scorso 28 marzo, senza mezzi termini, ha spiegato come l’abbraccio mortale fra banche e costruttori edili, unito alla situazione debitoria delle pubbliche amministrazioni locali e alle nuove regole di bilancio europee, sta trascinando in fondo all’abisso Madrid.
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Le banche sono il buco nero di Madrid. Secondo Lombard Street Researchle urgenze di ricapitalizzazione per gli istituti di credito sono circa 95 miliardi di euro. Ancora più elevate le stime secondo Citigroup, 140 miliardi di euro. In linea con la casa d’affari londinese è invece Ubs, che parla di 90 miliardi di euro. «Il sistema bancario è in crisi, se non ci fosse stata la Bce non ci sarebbe più stato ossigeno», scrivevano gli analisti della banca elvetica.
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Verso il crollo americano. La bolla immobiliare spagnola simile a quella Usa pre-crisi?
Se il sistema creditizio iberico è così sofferente, le ragioni sono da ricercare soprattutto nel modello di business che hanno tenuto in questi anni. La bolla immobiliare della Spagna, come ha spiegato più volte il Banco de España, non è ancora esplosa. I prezzi delle abitazioni stanno continuando a scendere e per ora non ci sono vie d’uscita. Il General IMIE Index, cioè il principale indice di riferimento del settore immobiliare, è sceso ancora in marzo, segnando un -11,5% su base annua. Ma a stupire sono i dati sui prezzi delle case dal 2007 a oggi, in calo del 28,7 per cento. «Siamo sull’orlo di un collasso generalizzato», dice a Linkiestaun trader di Bankia, una delle prime banche di Spagna. Non c’è da stupirsi. La curva dei prezzi delle unità abitative ricorda infatti quella del mercato statunitense negli anni precedenti al 2007, prima quindi che il settore dei mutui subprime saltasse.
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Il Fondo monetario internazionale continua a ripetere che la Spagna non ha bisogno di aiuti. Ma il sentore è che sia solo un gioco di ruolo. Se Madrid dovesse perdere l’accesso ai mercati obbligazionari, non ci sarebbe altra soluzione. Considerando le sfide che ha di fronte il Tesoro spagnolo e i tassi d’interesse su cui stanno viaggiando i bond iberici su tutta la curva di durata, questa opportunità è sempre meno remota. Del resto, da qui a fine anno la Spagna deve collocare circa 90 miliardi di euro di titoli di Stato, secondo i dati Thomson Reuters Datastream.

Sommando tutte le voci si arriva velocemente a 250 miliardi di euro. Una cifra che però potrebbe non essere sufficiente nel medio-lungo termine. Specie considerando che proprio oggi la Banca dei regolamenti internazionali (Bis) ha ricordato che con l’introduzione delle normative contabili di Basilea III occorreranno nuovi esborsi per le banche mondiali. 485,6 miliardi di euro per le banche con rilevanza internazionale (103) e 32,4 miliardi per quelle minori (109). Nel complesso sono otto le banche spagnole inserite nella ricerca. E sono le stesse, da Bankia a Santander, a essere esposte alla bolla immobiliare iberica. Le stesse che rischiano di portare nell’abisso la Spagna.