Se gli Italiani somigliassero un po’ di più a quelli di Mameli…


Gli inni nazionali rispecchiano spesso il Paese che rappresentano.

Quello inglese è totalmente ‘devoto’ al sovrano, tanto da cambiare le parole del testo a seconda che vi sia un Re o una Regina.

Quello della Germania pone il Paese sopra tutto e tutti ed è intriso di supremazia del popolo tedesco, quella ‘presunta’ supremazia che ci ha portato a due Guerre Mondiali.

Quello della Francia è rivoluzionario, nazionalista e combattivo. Un po’ come sono gli stessi francesi.

Il nostro, forse il più bello, racconta di un popolo orgoglioso della propria Storia e voglioso di battersi per l’Unità ed il prestigio del proprio Paese. Temo che il buon Mameli lo abbia scritto ‘pensando’ ad altri popoli.

Se fossimo un po’ pìù orgogliosi di essere Italiani, non avremmo ridotto l’Italia in questo modo. Perche i colpevoli siamo anche noi, tutti o quasi, con i comportamenti personali e le scelte politiche assunte negli ultimi decenni. Scelte di convenienza, di interesse personale, di ‘furbizia’ che, a lungo andare, ci si sono ritorte contro.

Cambiare si può, basta capire i propri errori e correggerli. Senza però prendersela solo e soltanto con ‘l’altro’ ma facendo anche un esame di coscienza. Serve, credetemi.

Il Canto degli Italiani
(Fratelli d’Italia)

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò

Crisi spagnola, prospettive pessime per l’Italia mentre la Germania ci guadagna…


La Spagna è sotto attacco speculativo e con lei anche l’Italia. Le borse oggi sono crollate, lo spread spagnolo ha toccato quota 600, quello italiano a 499. Pesano le incertezze sulla sostenibilità delle banche spagnole. Malgrado il prestito della Ue non è detto che la Spagna riesca a risollevarsi.

Le parole del Ministro delle Finanze iberico assumono toni drammatici: “nelle casse pubbliche non ci sono più soldi per pagare i servizi”.

Intanto il popolo protesta per le strade di Madrid contestando le misure di austerità prese da Rajoy per poter ottenere il prestito Ue:

Nella notte tra giovedì e venerdì a Madrid ci sono stati alcuni scontri tra la polizia e i manifestanti, in piazza per protestare contro il nuovo piano di duri tagli adottato dal governo per affrontare la crisi economica. Le manifestazioni sono state pacifiche per buona parte della giornata, ma sono degenerate verso sera, costringendo gli agenti a usare anche proiettili di gomma per disperdere i più violenti. Alcuni manifestanti hanno dato fuoco ai bidoni della spazzatura e hanno lanciato oggetti verso la polizia, che ha reagito con alcune cariche nella zona in cui si trova il Parlamento. Almeno sette persone sono state arrestate per i disordini di questa notte e, secondo le autorità spagnole, almeno sei sono rimaste ferite.

Le quotazioni dell’Euro scendono ai minimi degli ultimi mesi. Tale situazione aiuta le esportazioni tedesche. Forse anche per questo Merkel continua ad ostacolare il varo di un reale piano di sostegno per gli stati in crisi al fine di preservarli dalle speculazioni. Mentre noi affondiamo nello spread (con conseguente aumento dell’indebitamento) la Germania, virtuosa nei conti, viene avvantaggiata economicamente dalla moneta debole.

E come farà l’Italia a mettere i conti in ordine (ieri è stato approvato il Fiscal Compact ovvero il pareggio di bilancio obbligatorio) se le speculazioni ed i tassi alti faranno peggiorare sempre di piu i conti stessi? Dovremo arrivare ad un indebitamento del 60% sul pil (oggi siamo attorno al 122%) varando manovre annuali di decine di miliardi (tagliando cosa? tassando cosa? sacrificando cosa?). Ma se gli spread rimangono alti, il debito aumenterà (al 130-140%) e quindi le manovre annuali saranno ancora piu pesanti e ci faranno avvitare in una spirale di depressione da cui difficilmente ci riprenderemo.

Un panorama disastroso. Dopo la Spagna saremo noi a crollare, c’è poco da fare. Quando non è dato sapere ma se Merkel continerà con la sua politica di ‘rottura’ noi andremo a fondo prima o poi.

Per chiudere un articolo di Concita De Gregorio per Repubblica in cui descrive la crisi spagnola, dal punto di vista delle singole persone e delle loro ‘crisi’ personali:

Maria Antonia Ribas ha 48 anni, un figlio matricola all’università e uno al liceo, un ex marito, un lavoro da bibliotecaria alla periferia di Madrid, 1.125 euro al mese, una permanente fatta in casa che le ha bruciato i capelli, una maglietta con il logo del supermercato, una laurea in filologia classica con encomio, un padre militare che la disapprova, una casa di 45 mq in affitto, 650 euro e meno di così in tre non si riesce a spendere.
Ora che passa a 980 di stipendio dovrebbe ritirare i figli da scuola, pensa, e trovare un posto in un alloggio sociale ma non è mica facile, sono tutti pieni e c’è la lista d’attesa, passano prima le donne sole con figli minori e i suoi hanno 16 e 18, non c’è speranza. Si è offerta nel quartiere per fare le pulizie a ore ma nessuno può permettersi più una domestica, quelli che le avevano le hanno già mandate a casa. Sta in piazza con un cartello che dice “se ci volete morti sparateci”, l’ha scritto a pennarello rosso su un cartone della spesa in un momento, chiarisce, “di vero malcontento”.
L’astio e il malcontento di chi sta sottovento. “Per sovrapprezzo – dice – a noi impiegati pubblici ci trattano da profittatori e sfaccendati, gente che ruba lo stipendio dandosi malata, assenteisti perché lo so, certo, ciascuno ha i mente un impiegato delle poste che lascia il cartello “torno subito” per andare a bere il caffè, un’addetta all’anagrafe che manca dal lavoro da due anni, gli aneddoti sono mille. D’altra parte i posti pubblici sono stati usati per decenni dai politici locali come merce di scambio, hanno piazzato figli amici amanti e devoti per generazioni e sicuro che fra questi ce ne saranno parecchi che ne hanno approfittato. Ma siamo quasi tre milioni, e di questi tre milioni la maggioranza, glielo assicuro, è fatta da gente come me: che non è mai mancata un giorno e se necessario ha lavorato fuori orario, che ha aiutato i suoi scolari nei compiti il pomeriggio, ha assistito i malati con pazienza, ha accompagnato a casa l’anziana che non ricordava la strada. Anche di questi episodi potrei raccontarne a centinaia. Noi siamo lo Stato, piaccia o non piaccia. Storto in qualche sua parte, difettoso forse, comunque quello che questo Paese è stato in grado di produrre nei secoli, e gli somiglia. Noi siamo la Spagna, e se ci vogliono morti bisogna chiamare le cose con il loro nome: è una guerra civile”.

Il PD, il nodo delle alleanze ed un Paese da ricostruire…


Un patto con l’Udc? L’alleanza di ‘Vasto’? La vocazione maggioritaria? Da qualche tempo oramai si discute delle alleanze che il PD dovrebbe stipulare per poter vincere le elezioni e governare il Paese. Quale Paese poi? L’Italia è in ginocchio, in declino ed in ginocchio, per la precisione. Come siamo arrivati a questo?

L’Italia si trova in questo stato per tanti motivi, la spesa pubblica gonfiata dai politici per accrescere il proprio potere facendo lievitare il numero dei dipendenti pubblici, scelte folli sulla previdenza con la creazione delle baby pensioni che tuttora paghiamo, il patto politica-criminalità che ad oggi non si è ancora spezzato e che ha consumato chissà quanti danari pubblici, l’evasione fiscale del settore privato (liberi professionisti, imprenditori) unita al lavoro nero (spesso utilizzato anche dai dipendenti statali per ‘arrotondare’), i buoni del tesoro con rendimenti vicini al 10-15% che hanno arricchito i cittadini indebitando inesorabilmente lo Stato, la corruzione della pubblica amministrazione-classe politica-imprenditoria privata con appalti gestiti in modo ‘spregiudicato’ per la costruzione di autostrade nel deserto, ospedali fantasma, ponti mai nati etcetc….

Classe politica, classe imprenditoriale, settore pubblico, settore privato, liberi professionisti. Tutti colpevoli. Tutti hanno avuto delle responsabilità.

Poi è arrivata l’Europa, le normative europee, il controllo dei bilanci, le crisi economiche con seguenti privatizzazioni, liberalizzazioni etc. Le liberalizzazioni hanno creato i cartelli che guadagnano a discapito dei consumatori, le privatizzazioni in alcuni casi hanno creato monopoli privati invece di favorire il mercato per avvantaggiare i consumatori. Potrei continuare…..

Sta di fatto che ad oggi abbiamo raschiato il fondo del barile, ci siamo venduti quasi tutto e rimane ben poco da ‘tagliare’.

Monti però sta ‘mungendo’ i soliti noti. Pensionati, dipendenti, persone a basso reddito. Tasse e tagli.

Monti avrebbe dovuto invece far pagare chi non ha mai pagato o pagato poco. Varare una Irpef maggiorata ed un contributo di solidarietà a chi ha alti redditi. Attuare una seria politica di ‘liberalizzazioni’ anche nelle corporazioni italiche (assicurazioni, notai, banche, avvocati) favorendo l’accesso ai nuovi, abolendo gli ordini professionali cosi come sono fatti ora e cioè come una ‘casta’. Cercare di distruggere i monopoli di settore favorendo la concorrenza (è stato anche Commissario UE, ne dovrebbe sapere qualcosa), tassare chi ha avuto di piu utilizzando una bella ed importante patrimoniale, chiedere un contributo di solidarietà a tutti i baby pensionati (il 5% mensile della pensione) perche appunto privilegiati e titolari di una pensione ‘ingiusta’. E poi aumentare le pene per gli evasori, cercare di rompere il nodo sanità non tagliando come sta facendo ma togliendo ai politici locali il potere di nomina dei dirigenti sanitiari depotenziando il sistema imprenditoria sanitaria-dirigenti-assessori (non è un caso che sono tanti gli assessori alla Sanità indagati in giro per il paese).

Sta facendo questo? No. Perche c’è il PDL a fermarlo? Bene, il PD ne prenda atto, faccia cadere il Governo e si vada ad elezioni anticipate. Se il PD presenta un programma come quello sopraindicato ed IDV e SEL non lo sottoscrivono, che vada da solo e cerchi i voti, potrebbe avere tante belle sorprese.

In realtà il PD non sa che pesci prendere, non vuole e non può cambiare il paese tanto quanto non lo possono e non lo vogliono fare IDV e SEL (l’Udc è un caso a parte perche è eterodiretta da uno stato estero e quindi risponde a logiche sovranazionali che finiscono direttamente in Vaticano).

Basta con l’ipocrisia, diciamo le cose come stanno. La soluzione ideale non esiste, esiste ‘il male minore’ . Bene, restiamo in attesa di capire quale è ‘il male minore’ proposta dal Partito Democratico.

Tre mesi per salvare l’Euro? Un Dossier per capire che fine faremo


La speculazione non risparmia la Spagna e l’Italia. Tre mesi per salvare l’Euro, ‘grida’ la Presidente del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde:

«Rapidamente, bisogna intervenire rapidamente». Lo ha ripetuto tre volte Christine Lagarde, numero uno del Fondo monetario internazionale, ammettendo che mancano meno di tre mesi per salvare l’euro. Il direttore del Fmi, in una intervista a Christine Amanpour, celebre giornalista della Cnn, ha risposto con queste parole a George Soros, il finanziere americano di origine ungherese per il quale «le autorità europee hanno un margine di tre mesi per correggere i propri errori e invertire l’attuale inerzia»

La situazione generale è pessima e per il futuro si fanno ipotesi raggelanti. Potrebbero bloccare a breve il ritiro di contanti dai bancomat e dagli sportelli bancari? Uno scenario apocalittico quello che avanza la Reuters. Per la Grecia, al momento. Non sono escluse Spagna ed Italia, in futuro:

Severi limiti ai prelievi dai Bancomat, rigorosi controlli valutari alle frontiere, radicali limitazioni alle libertà finanziarie. La storia torna indietro: il peggior incubo per gli europei si materializza, la libera circolazione dei capitali diventa un ricordo. Il piano esiste, studiato in tutti i dettagli ed è pronto a scattare. Lo hanno discusso segretamente i dirigenti dei ministeri del Tesoro e delle banche centrali, probabilmente sotto l’avallo della Bce, analizzandone tutti i particolari e le implicazioni. L’ha rivelato ieri l’attendibile agenzia Reuters, con la precisazione che questo scenario worst-case si applicherebbe “almeno alla Grecia” (ovvero a tutte le transazioni da e per quel territorio) se Atene decidesse di lasciare l’euro (o se a ciò venisse spinta da irrecuperabili situazioni di mercato), lasciando però intendere che progetti segreti di emergenza di questo tipo esistono ormai per tutti i Paesi a rischio, e forse non solo per questi. Chi si sgancerà dalla moneta, Spagna o Italia o chiunque altro, incorrerà nello stesso regime.

Già, Italia e Spagna, sempre loro. I due paesi viaggiano assieme lungo il confine tra salvezza e baratro. Chi corre piu rischi tra Madrid e Roma? Su Repubblica si analizza la situazione:

Chi sta peggio, Italia o Spagna? Dal punto di vista economico, la Spagna; politicamente, invece, l’Italia. Ma la risposta potrebbe anche essere rovesciata.Dal momento che le difficoltà politiche spesso danneggiano l’economia e quelle economiche avvelenano la politica. La situazione politica spagnola si può deteriorare e il vantaggio di cui gode in questo momento l’Italia rispetto alla Spagna può svanire in breve tempo. In ogni caso quello che importa è che sia Roma che Madrid se la passano male e che la situazione è molto instabile. In questi momenti l’emergenza è la necessità di salvare le banche spagnole, ma fino a pochi mesi fa c’era la possibilità concreta che l’Italia perdesse la possibilità di finanziarsi sui mercati internazionali, una minaccia che prima aveva allarmato la Spagna. E ancora prima c’era stata la crisi politica in Italia, che aveva paralizzato il Paese e portato alla sostituzione di Silvio Berlusconi con Mario Monti. Le emergenze rimbalzano da un Paese all’altro, provocando sussulti che trasformano stabilità e prevedibilità in un ricordo remoto.
…..
Come ha sottolineato Uri Dadush, economista del Carnegie Endowment, le radici della crisi europea non nascono dalla situazione dei conti pubblici o dallo stato del settore finanziario, bensì dalla perdita di competitività subita da Paesi come Spagna e Italia, soprattutto in rapporto alla Germania. Dadush ha calcolato che tra il 1997 e il 2007 il tasso di cambio reale in Spagna è cresciuto dell’11 per cento, e del 9 per cento in Italia (significa che le esportazioni di questi due Paesi sono diventate più costose). Nello stesso periodo, in Germania, è calato del 14 per cento (cioè le esportazioni tedesche sono diventate meno costose del 14 per cento). Tutto questo inevitabilmente ha prodotto un calo dell’export di Spagna e Italia e un incremento dell’export tedesco: nel decennio prima della crisi, le esportazioni spagnole sono diminuite (in rapporto al totale dell’economia) del 3,4 per cento e in Italia dell’1 per cento; in Germania invece hanno registrato un aumento spettacolare, del 20 per cento. Nonostante tutto questo l’economia spagnola è cresciuta a un ritmo doppio rispetto a quella italiana: un’espansione economica basata, come sappiamo, sul settore edilizio, il cui peso in Spagna è passato dal 4 al 12 per cento dell’economia fra il 1995 e il 2007. In Italia nello stesso periodo è passato dal 4 al 6 per cento e questo spiega perché le banche spagnole sono più deboli di quelle italiane.
Spagna e Italia devono cercare nuove fonti di crescita economica, e questa crescita non potrà che venire da un settore privato meglio in grado di competere sui mercati mondiali

E la Germania? Alcuni vociferano di una sua possibile uscita dall’Euro per liberarsi della zavorra di una moneta debole, nulla di piu sbagliato. Senza l’Euro la moneta tedesca si rivaluterebbe troppo e ciò impedirebbe le esportazioni facendo piombare l’economia della Germania in una crisi senza ritorno:

Die Welt propone l’ipotesi che il primo luglio del 2012 la Germania possa decidere di abbandonare l’unione monetaria. In questo momento Stato, imprese e cittadini tedeschi hanno crediti in euro per almeno 200 miliardi di euro, secondo i calcoli di un centro studi di politica europea. Da quando il flusso dei capitali ha spostato grandi somme dal Sud Europa verso la Germania, la Bundesbank ha ammassato un’enorme massa di crediti delle altre banche centrali. In questo momento la Buba avrebbe secondo Die Wlet 699 miliardi di crediti Target, una somma pari al doppio del Prodotto interno lordo tedesco. In questo momento praticamente l’export tedesco viene pagato con crediti alla Germania. Se ci fosse un’uscita della Germania dall’euro, gran parte di questa cifra andrebbe polverizzata, perché i crediti Target che sono fatti all’interno del sistema delle banche centrali europee non potrebbero essere rimborsati. Ma anche nel caso in cui quest’operazione fosse possibile, bisognerebbe pensare alla pesante svalutazione dell’euro in caso di addio tedesco. Ecco perché i crediti che ha la Germania in questo momento perderebbero moltissimo valore, con conseguente grave danno per l’economia e i conti pubblici tedeschi.
…..
La conseguenza più probabile sarebbe dunque un aggravamento della situazione debitoria. Probabilmente la Germania si ritroverebbe in una situazione italiana, con un debito pubblico schizzato al 110 o al 120 per cento, valore che alla lunga diventa insostenibile, come mostra la storia del nostro paese, a meno di avere un’enorme credito con l’estero come ha il Giappone. La forza dell’export tedesco però andrebbe perduta con la nuova moneta, perché vista la situazione attuale, è assai probabile che il marco si apprezzerebbe notevolmente nei confronti dell’euro. Una moneta pesante renderebbe più costose le merci tedesche, così che l’attuale primato mondiale della Germania nell’export, raggiunto anche grazie alla moneta unica, andrebbe sicuramente perduto. Meno export significa meno crescita, meno profitti, salari più bassi, e anche meno entrate per lo Stato, la cui situazione debitoria si farebbe molto preoccupante. Il governo federale rischierebbe di perdere anche i crediti che in questo momento ha nei confronti dei paesi in eurocrisi, concessi con gli aiuti dei mesi scorsi. 330 miliardi che sembrano però noccioline per le perdite che si abbatterebbero su economia reale e finanziaria.

Quindi ‘Schnell, Frau Merkel’, Angela ‘datti una mossa’! Cosi titola oggi un articolo de Il Sole 24 Ore che propone una propria ricetta per uscire dalla crisi speculativa:

Si può sostenere, con un minimo di ragionevolezza, che l’Europa esiste se si consente ai mercati di attaccare e colpire impunemente un Paese dietro l’altro? La risposta è no
….
Signora Merkel, così non può andare avanti. Non farà molta strada se continuerà ad essere indifferente alla rabbia dei greci, distante dall’orgoglio ferito degli spagnoli, dalle paure italiane e dalle angosce francesi. Tirare fuori 100 miliardi europei (di cittadini europei, una buona parte italiani) per difendere le banche spagnole e ritrovarsi con lo spread BTp-Bund a 473 punti (rendimento al 6,03%) e quello con i Bonos spagnoli oltre quota 520 (rendimento al 6,51%) è solo l’ultima spia di un allarme rosso che lei si ostina a volere ignorare. Non esistono vie alternative. Lo abbiamo già detto e scritto ripetutamente. Bisogna dare un messaggio forte ai mercati: l’Europa esiste, non salta, punto
….

Il tempo delle parole è finito, con dieci anni di ritardo, il disegno di integrazione politica va portato a compimento attraverso scelte concrete, immediatamente operative. Almeno tre.

1 – Garanzia unica per i depositi bancari europei. A chi solleva problemi morali, non del tutto infondati, sulla sua introduzione, va spiegato che, in assenza di questo strumento, rischia di pagare di più anche chi si è comportato bene.

2 – Accesso diretto al Fondo salva-Stati (Efsf) da parte degli istituti di credito. Potrà sembrare un dettaglio ma non lo è: le turbolenze di ieri sui mercati sono figlie proprio della convinzione che gli aiuti arriveranno da un secondo fondo di stabilità, Esm, non dall’Efsf, e questo incide sulla qualità e il tasso di rischiosità dei titoli di Stato spagnoli.

3 – Unificazione dei debiti pubblici europei distinguendo (Paese per Paese) il carico degli interessi ma neutralizzando così l’azione della speculazione sui tassi dei titoli sovrani dei Paesi del Sud Europa (e non solo) che si è rivelata molto onerosa.

Il piano salva-Spagna non convince i mercati che ora puntano l’Italia…


Ok, abbiamo scherzato. Nel weekend si sono susseguiti allarmati vertici europei per mettere appunto un piano salva-Spagna. Una volta varato è stato quasi fagocitato dai mercati che ora puntano il nostro Paese come probabile prossimo malato.

Il salvataggio della Spagna doveva placare il nervosismo dei mercati. Ma sono bastate poche ore per cancellare questa idea. Il piano di aiuti al sistema bancario iberico, valutato in circa 100 miliardi di euro, ha portato più danni che benefici. E a (ri)entrare nel calderone della crisi europea ora è anche l’Italia, già considerata la candidata principale a seguire l’esempio, poco virtuoso, di Madrid. A poco sono servite le parole del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, che in mattinata ha sottolineato che «l’Italia nei mesi scorsi ha fatto quanto doveva per salvarsi». Gli investitori non ci credono.

Non sono ancora chiari i dettagli del piano di salvataggio del sistema bancario spagnolo e già si parla di chi sarà la prossima vittima della crisi europea. Tutti gli indizi lasciano intendere che sarà l’Italia a seguire le sorti della Spagna
Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/italia-bailout-spagna-banche#ixzz1xVVCxLuJ

Dossier: Angela, la donna che distrusse l’Euro


Il 2012 dell’Euro inizia come è finito il 2011, con la parola ‘Crisi’. E’ di questi giorni la notizia che la Spagna dovrà ripianare i debiti delle banche con 50 miliardi di euro e malgrado le smentite si vocifera che  il nuovo governo di Rajoy dovrà chiedere aiuto ad Ue e Fmi per un prestito straordinario. Intanto è stato varato un pacchetto anticrisi molto pesante con tagli ai servizi sociali ed al mondo del lavoro.

Un conto da almeno 50 miliardi di euro. È quanto servirà alle banche spagnole per coprire i crediti inesigibili. Le stime sono del governo di Mariano Rajoy e sono riportate dal Financial Times che cita un’intervista con il neo ministro dell’Economia Luis De Guindos.

L’altro grave malato, la Grecia, si trova in una situazione ancora piu difficile. Ue ed Fmi tengono sulla graticola il governo greco minacciando ritardi nella concessione dei miliardi di euro di prestiti già promessi in base agli accordi dei mesi scorsi:

Il premier greco, infatti, sa che l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale concederanno i loro aiuti solo se vedranno approvate quelle riforme volte alla riduzione della spesa pubblica e quindi del debito. “Senza quest’accordo con la troika per i finanziamenti” ha concluso Papademos “la Grecia rischia il default già a Marzo“.

Adottare le riforme “necessarie”, però, non sarà un gioco da ragazzi per Papademos. Oggi, i principali sindicati greci, infatti, hanno affermato che non sono disponibili ad accettare una riduzione del salario minimo (attualmente poco sopra i 750 euro) e una riduzione o addirittura un’abolizione delle tredicesime e quattordicesime. “Ridurre il salario minimo ignorando il processo di contrattazione tra lavoratori e datori di lavoro è un crimine” ha affermato Dimitris Asimakopoulos, presidente del GSEVEE, uno dei principali sindacati greci.

L’Ungheria, recentemente assurta agli onori della cronaca per il governo illiberale del Premier Orban, oggi ha visto fallire la propria asta di buoni del tesoro, preludio ad una crisi economica già in atto da tempo e sottovalutata da molti:

Fonte. Si aggrava la situazione in Ungheria, con rendimenti dei titoli di Stato ai massimi storici, il fiorino ungherese ai minimi sull’euro e un flop della domanda sull’asta di bond collocati oggi dal governo di Budapest. In questo quadro cresce il rischio di default con il rialzo dello spread tra i titoli ungheresi e quelli britannici a 750 punti. In salita anche i cds, i contratti di riassicurazione in caso di fallimento, a quota 745.

Budapest è finita nel mirino della speculazione finanziaria dopo che il governo di Viktor Orban ha dato l’ok a una legge costituzionale approvata la scorsa settimana dal Parlamento nazionale che minaccerebbe l’indipendenza della banca centrale. Norma che violerebbe il Trattato di Lisbona e per questo motivo ha causato l’interruzione delle trattative per i prestiti da parte del Fmi e dell’Ue al Paese

Ed ora arriviamo all’Italia. Malgrado il cambio di governo ed il varo di un pacchetto di riforme ‘lacrime e sangue’ i tassi di interessi sui nostri buoni rimangono altissimi, cosi come il differenziale (spread) con i titoli di stato tedeschi. Su il Foglio si parla di 6-8 mesi all’insolvenza del nostro paese e 18 per la Francia:

L’Italia è a circa a 6-10 mesi teorici dal dover dichiarare l’insolvenza – per eccesso del costo di rifinanziamento del debito – se non riuscirà a convincere i compratori di titoli che il pareggio di bilancio sarà finanziato con più crescita e non con più tasse. Il rigore finanziato solo con restrizioni, infatti, riduce la crescita, il gettito e quindi non rende credibile il rigore stesso. Per questo il premio di rischio preteso dal mercato per acquistare titoli italiani resta ancora elevato, e perfino cresce, nonostante la manovra strutturale di riequilibrio del bilancio, ottenuto finora solo per mezzo di restrizioni. La Francia – con modello ciofeca peggio dell’Italia, più deficit, ma con minor debito – è a circa 18 mesi teorici dal medesimo evento, ma diventerà sincrona con l’Italia, per contagio, se Roma non riuscirà ad approvare entro 3-4 mesi le riforme di crescita annunciate come fase 2 dal governo Monti.

La principale responsabile del precipitare della crisi è Angela Merkel, che si impuntò all’epoca del primo prestito alla Grecia, facendo aggravare il problema e scatenando le speculazioni finanziarie che poi hanno attaccato anche Spagna, Italia ed in parte la Francia. I virtuosi tedeschi chiedono ‘rigore’ agli altri stati europei eppure, in questi anni, hanno sfruttato l’indebitamento dei paesi vicini a loro favore:

GERMANIA – Può mai esistere un’Europa nella quale un paese esporta e ne trae vantaggi mentre gli altri consumano e si indebitano? I tedeschi sono orgogliosi delle loro esportazioni, che dimostrano quanto sia performante la loro economia. Ma quando un paese vende all’estero più di quanto non compri in patria, nascono problemi per tutti. Quest’anno le esportazioni tedesche verso i paesi dell’Ue hanno prodotto un’eccedenza di 62 miliardi di euro. Questo significa che le merci prodotte in Germania non sono scambiate con merci prodotte all’estero, ma sono per così dire consegnate a credito. L’Europa del sud si indebita nei confronti dei tedeschi per comperare prodotti made in Germany. In altri termini, la ricchezza dei tedeschi dipende interamente dall’indebitamento dei paesi vicini. E chi sono i primi a lamentarsi di tali debiti? Proprio i tedeschi.

Un giorno o l’altro i debitori correranno il rischio di fallire e i creditori dovranno ritoccare al ribasso le loro esigenze di rimborso. In questi ultimi anni la Germania ha accumulato circa mille miliardi di euro in beni esteri, e il giorno in cui il sud d’Europa non sarà più in grado di pagare dovrà dire addio a buona parte di quei soldi.

Da qui nascono le dichiarazioni della cancelliera, che vuole che tutti diventino come i tedeschi. In altre parole, i paesi in questione dovrebbero esportare più di quello che importano, abbassare i loro stipendi e imparare a gestire i consumi. Più facile a dirsi che a farsi. Se tutti quanti si mettessero a vendere soltanto, non ci sarebbe più nessuno che comprerebbe. E l’economia segnerebbe il passo.

Prima la Merkel si convincerà ad accettare una politica economica comune (eurobond, dare alla BCE la capacità di diventare prestatore di ultima istanza che nel linguaggio finanziario, è un’istituzione che presta denaro a chi non riesce più a ricevere prestiti. Di solito è una banca centrale nazionale, che opera da prestatore di ultima istanza per esempio quando va in soccorso di banche in difficoltà, in modo da evitarne il fallimento. La banca centrale di un paese che ha una propria moneta ha un modo a disposizione per poter prestare denaro praticamente all’infinito: battere nuova moneta, e questo aspetto diventerà importante tra poco) prima si riusciranno a depotenziare le speculazioni, altrimenti crolleremo tutti e la principale responsabile sarà proprio Lei, la bundeskanzlerin Frau Merkel.

 

La lunga notte della Repubblica…e di Berlusconi


Mentre Sarkozy, Merkel, Ue e Fmi stanno ‘pressando’ il Premier greco Papandreu in riguardo al futuro greco tra referendum, default e prestito salvezza, in Italia si decidono misure ‘draconiane’ per andare incontro alla ‘lettera’ all’Europa scritta dal Governo qualche giorno fa. Oggi il Presidente Napolitano ha ricevuto tutti i leader dell’opposizione per avere un quadro generale della situazione. Da questa sera è in atto un Consiglio dei Ministri straordinario che dovrà varare delle proposte da ‘presentare’ da presentare in sede di G20 a Cannes. Il Cdm sta procedendo con difficoltà:

Scrive Verderami sul Corriere:

Indebolito dalle piazze finanziarie internazionali, accerchiato dalle manovre nei palazzi romani, e senza un accordo nel vertice d’emergenza convocato in serata, il premier ha trascorso la giornata meditando il varo di «misure choc» per salvare il Paese e il suo governo, entrambi a rischio default. Non c’è dubbio che gli «interventi straordinari» sui quali sta ragionando «mi fanno venire l’orticaria solo a pronunciarli». Dalla patrimoniale al prelievo forzoso, da un piano di dismissioni doloroso fino a una lunga teoria di condoni, Berlusconi valuta i provvedimenti da porre come sacchetti di sabbia sull’argine del fiume che ha già iniziato a tracimare.

Scontro tra Tremonti e Berlusconi:

«Se un ministro dell’Economia si mostra scettico sulle misure che vengono adottate, che segnale trasmette ai mercati»? L’accusa che Berlusconi rivolge all’inquilino di via XX settembre di «tradimento». Per tutta risposta anche ieri sera, al culmine dell’ennesimo alterco al vertice, Tremonti ha invitato il Cavaliere a fare «un passo indietro», in nome «dell’interesse nazionale», delle «aste dei titoli di Stato sul mercato».

Ma il premier non ha intenzione di dimettersi, e ieri mattina aveva studiato una road map per resistere a Palazzo Chigi.

Per questo nella sua road map il Cavaliere ha previsto di presentarsi davanti alle Camere dopo il G20, non prima, come gli hanno chiesto ieri i leader del terzo polo. È evidente il motivo: il premier ha intuito il rischio dell’agguato e non intende andare al vertice di Cannes da «dimissionato». Dopo, invece, potrebbe farsi scudo dei provvedimenti per sfidare il Parlamento ad accettare il piano di risanamento «nell’interesse del Paese» o staccare la spina all’esecutivo. A quel punto – come spiegava in questi giorni il segretario del Pdl Alfano – «tutti dovranno sapere che dopo il governo Berlusconi non potrà esserci il governo dei congiurati, ma solo il voto anticipato».

Berlusconi è oramai squalificato, se ne stanno accorgendo anche i fedelissimi. E’ di ieri la notizia dell’abbandono di Antonione, oggi tocca a Paniz:

20:23 Paniz: Berlusconi passi la mano a Gianni Letta – Un altro ‘fedelissimo’ di Silvio Berlusconi, l’on. Maurizio Paniz, prende le distanze dal premier – accusandolo d’aver sbagliato “a portare una commistione fra pubblico e privato” – e in un’intervista al sito ‘Ilnordest.eu’ candida Gianni Letta alla guida di un governo del centrodestra che traghetti il Paese alle elezioni del 2013. Paniz esclude peraltro che Berlusconi possa essere nuovamente candidabile nel 2013, aggiungendo di aver già espresso questo suo pensiero “a chi di dovere”

Paniz non è il solo a chiedere le dimissioni di Berlusconi, spunta una nuova lettera dei frondisti, questa volta firmata e non anonima:

Crepe sempre più profonde nella maggioranza berlusconiana. Rispunta la lettera di frondisti Pdl di cui si era parlato dieci giorni fa. E questa volta ci sono anche le firme. Secondo quanto riporta l’Agi un gruppo di parlamentari del partito del premier ha preparato un documento per chiedere a Silvio Berlusconi un passo indietro, un nuovo esecutivo e l’allargamento della maggioranza. Nella lettera si fa riferimento alla necessità di approvare subito le misure chieste dall’Europa.


La raccolta firme è ancora in corso. Oggi i ‘frondisti’ si sono incontrati in un albergo della Capitale per valutare le prossime mosse. “E’ chiaro – dice per esempio Giustina Destro – che il governo ha le ore contate. Ora aspettiamo di capire se ci sarà il decreto e attendiamo il confronto al vertice di Cannes, poi noi usciamo per dire ‘basta’. Basta con i tatticismi, con i ricatti, con i personalismi. E’ arrivato il momento di voltare pagina”.

Cosa accadrà domani? Come reagiranno i mercati agli ennesimi tentennamenti del nostro governo? Come prenderanno il tira e molla greco?

Rimaniamo in attesa, ansiosa.

Alcuni editoriali di oggi:

Inseguendo la credibilità perduta EMMOTT
Bugia smascherata da Atene LEPRI
Fermare la deriva DE BORTOLI
La salvezza del Paese di EZIO MAURO
Più poteri all’Europadi BARBARA SPINELLI


‘Times’ ed ‘Economist’ chiedono le dimissioni del Clown Berlusconi


L’articolo de L’Economist di domani parla del Clown.. ops del Premier italiano:

Via NLQB:
Ritratto di due italiani“. Uno, Mario Draghi, nuovo governatore della Banca Centrale Europea, “può salvare l’Euro”. L’altro, Silvio Berlusconi, “il buffone che non ha saputo riformare l’Italia”, l’Euro, potrebbe affossarlo.

Nel frattempo oggi il Times ha pubblicato, in prima pagina, un editoriale che inchioda Silvio Berlusconi alle sue responsabilità:

«Berlusconi si deve dimettere immediatamente ... L‘Europa è nauseata da questo clownesco primo ministro la cui noncuranza, irresponsabilità e codardia politica ha tanto esacerbato la crisi attuale».

«Sono il suo totale fallimento, dopo otto anni di governo, a introdurre riforme significative allo sclerotico sistema politico italiano, la ripetizione di promesse disattese e la cattiva gestione della terza economia europea ad aver distrutto la sua credibilità e a minacciare l’esistenza di tutti i partner dell’Italia nell’eurozona».

«Due mesi fa questo giornale mise in guardia sul fatto che l’incoscienza di Berlusconi stava trasformando un problema locale in un disastro emergente. Quel disastro ha ora inghiottito l’Italia e i suoi vicini. Il miglior servizio per il suo Paese sarebbero ora quello di dimettersi immediatamente».

E saranno comunisti, saranno disinformati, avranno antipatia verso il nostro Paese.. tutto quel che volete ma un attacco cosi esplicito e frontale non si leggeva da tempo.