Letta in bilico, Renzi a Palazzo Chigi?


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Ma davvero Renzi va a Palazzo Chigi senza passare dalle elezioni? Davvero sta per commettere l’errore fatale che lo porterà alla sconfitta? Vuole fare la fine di D’Alema? Pensa sinceramente di far approvare qualcosa di ‘suo‘ da una maggioranza Alfano-Monti-Pd bersanian-delamian-lettiano? Vuol farsi ‘incastrare’ sul serio dal progetto di Napolitano?

I giornali spingono per quella ipotesi, io non voglio crederci. Non sostengo Renzi e mai credo lo sosterrò ma penso sia una persona intelligente. Se accetta si rivela uno stupido come tanti

Dialoghi di fine legislatura


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Renzi: “Ho già in tasca un accordo con Berlusconi sul sistema spagnolo. Voi che volete fare?

Letta: “Fattelo da solo” ” Se vai avanti con Berlusconi e senza la maggioranza, io domenica mi dimetto”

D’Attore (bersaniano): “Renzi sta facendo un regalo gigante a Berlusconi. Tira via il doppio turno e le preferenze, quello che non vuole il Cavaliere. È un suicidio”

Franceschini, Letta, Alfano: “Ti rendi conto Matteo che se salta tutto, vai a votare con il proporzionale e non fai il governo”

Renzi: “E voi vi rendete conto che se non si fa la legge elettorale io vi sputtano davanti al Paese? Siete voi a suicidarvi non io”.

Alfano: “Il mio obiettivo è che questo governo duri un anno. Ma se Matteo mantiene le liste bloccate, lo sbarramento alto, è chiaro che vuole buttare giù il governo”. “Matteo non mi può mettere nelle condizioni di tornare con Berlusconi.Perché io con Berlusconi non voglio tornare, chiaro?”

(Repubblica.it)

Renzi-Berlusconi, fibrillazioni per Letta


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Renzi sta rischiando molto. Il suo voler vedere Berlusconi per trovare un accordo per la legge elettorale potrebbe danneggiarlo molto, a livello mediatico.

Non è la prima volta che i leader del CentroSinistra trattano con il Cavaliere sulle ‘regole del gioco’ salvo poi pentirsene amaramente quando quest’ultimo rovescia il tavolo a suo favore. Lo fece D’Alema con la bicamerale nel 97. Lo fece Veltroni, nel 2007. Ora è il turno di Renzi.

Molti dicono, non con tutti i torti, che sulla legge elettorale dovrebbe prima essere trovato un accordo tra i partiti della maggioranza (PD-Scelta Civica-Popolari e Nuovo Centrodestra) per poi allargare il cerchio al resto del Parlamento. Va però precisato che questa maggioranza non è frutto di elezioni ma di ‘intese’ post-elettorali tra partiti avversari. Altri sostengono che il segretario PD voglia ‘vedere le carte’ di Berlusconi, provando a sminare le bombe preparate dal Cavaliere.renzi letta

Infine c’è chi parla di crollo dell’esecutivo in caso di accordo PD-Forza Italia. Alfano non vede di buon occhio il sistema spagnolo, sul quale sembrano possibili convergenze tra i primi due partiti italiani. Letta poi viene incalzato ogni giorno dal segretario democratico. Non solo sulla legge elettorale. “In 10 mesi non avete fatto nulla, se non il pasticcio sull’Imu” accusa Renzi e Letta risponde piccato. I due si sono visti ieri sera, la tensione rimane alta. Due modi di essere ‘democristiani’ si stanno per scontrare. L’andreottismo lettiano contro il populismo renziano. Su tutto pesa anche l’affaire De Girolamo, la ministra oggi ha chiarito in aula ma non sono pochi quelli insoddisfatti.

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Una cosa è certa, le proteste della minoranza democratica sul possibile incontro Renzi-Cavaliere sono fuori luogo. “Non riceva un pregiudicato nella sede del PD” tuonano Cuperlo, Fassina e bersaniani vari. Quindi, per questi personaggi, eleggere un Presidente della Repubblica con Berlusconi, fare un Governo assieme e non dimettersi dopo la sua condanna si può fare ma incontrarlo per discutere di legge elettorale no. Coerenza zero.

Renzi attacca Letta: ‘non si fida di me’


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Come volevasi dimostrare. Anno nuovo, tensioni in arrivo per il governo. Renzi incalza Letta, sulla legge elettorale, sulla riforma del lavoro e non solo. Il ‘patto’ 2014 dovrebbe essere siglato a breve e potrebbe prevedere un nuovo governo Letta. Alcuni ministri rischiano il posto:

A scamparla sarebbero quasi certamente i centristi Lupi e Mauro, così come Cancellieri, blindata più dal Colle che dalla fiducia del Parlamento. I due tecnici, Giovannini e Saccomanni, potrebbero invece essere destinati ad altro incarico (ancor oggi Renzi ripeteva: “Compito dei ministri però non è dare giudizi o opinioni, come i professori o gli ospiti dei talk show. Compito dei ministri è fare le cose. Che abbiamo fatto in questi mesi? Perché la disoccupazione è cresciuta? Giovannini dovrebbe rispondere su questo“); fuori anche la De Girolamo, non tanto (non solo) per l’inchiesta Asl di Benevento (non è indagata), quanto per la considerazione della necessità di un riequilibrio numerico dopo l’uscita di Forza Italia dalla maggioranza; a casa anche Zanonato e Carrozza, che pagherebbero la loro distanza dagli ambienti renziani. Mosse che però non garantirebbero il futuro di un esecutivo che resta sempre in bilico. O meglio, aggrappato alle strategie di Renzi. (Fanpage)

Intanto il segretario PD ‘flirta’ con Verdini. Renzi fa lo stesso errore di Veltroni e di D’Alema. Berlusconi non ha intenzione di trattare per il bene del Paese, vuol solo perdere tempo per salvarsi dalla esecuzione della sentenza e poi rovescerà il tavolo al primo momento utile

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La legge di stabilità riassunta in 20 punti


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da Il Post

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1. La legge di stabilità prevede interventi per 11,6 miliardi di euro nel 2014, complessivamente per 27,3 miliardi di euro nel triennio che termina nel 2016.

 

2. Il governo prevede per il 2014 sgravi fiscali complessivi per 3,7 miliardi di euro.

 

3. È previsto il recupero di circa 8,6 miliardi di euro attraverso tagli alla spesa e nuovi interventi fiscali.

 

4. Non sono previsti tagli alla sanità.

 

5. Taglio del cuneo fiscale a partire dal 2014 con 2,5 miliardi di euro: 1,5 miliardi attraverso la riduzione dell’IRPEF per le fasce medie e basse, 40 milioni per la riduzione dell’IRAP e 1 miliardo per ridurre i contributi sociali aziendali. Le detrazioni IRPEF per i lavoratori si fermano a 1.510 euro e non più al previsto aumento di 1.600 euro.

 

6. TARES (Tassa Rifiuti e Servizi) e IMU (Imposta Municipale Unica) sulle prime case non di lusso sono sostituite con la TRISE (Tributo sui Servizi), che a sua volta si divide in due parti e cioè la TARI per i rifiuti e la TASI sui cosiddetti “servizi indivisibili” (le attività comunali offerte a tutti e non individualmente, come la polizia locale, gli uffici tecnici, l’anagrafe, eccetera).

 

7. L’importo della TARI sarà determinato sulla base della superficie delle proprietà come avveniva già per la TARSU, la TASI avrà un’aliquota di partenza pari all’1 per mille con stessa base imponibile dell’IMU.

 

8. Tra il 2014 e il 2016 riduzione delle tasse per le imprese di 5,6 miliardi di euro e di 5 miliardi per i lavoratori.

 

9. L’imposta di bollo per le comunicazioni relative ai prodotti finanziari aumenta, passando dall’1,5 per mille di quest’anno al 2 per mille per il 2014. Il bollo non si paga per le comunicazioni legate ai fondi sanitari e a quelli pensionistici. In questo modo il governo confida di recuperare 900 milioni di euro.

 

10. Sono prorogati di un anno gli incentivi per le ristrutturazioni che prevedono un bonus del 65 per cento sulle spese per il risparmio energetico (“ecobonus”) e del 50 per cento per quelle semplici. Dal 2015 le aliquote scenderanno.

 

11. Entro fine anno saranno venduti a Cassa Depositi e Prestiti Spa, la società finanziaria partecipata al 70 per cento dal ministero dell’Economia, immobili per circa 500 milioni di euro. L’operazione servirà per ridurre in parte il debito pubblico, ritoccando il rapporto tra deficit e Prodotto Interno Lordo (PIL) per il 2013. L’operazione sarà ripetuta nei prossimi due anni e le dismissioni dovrebbero fruttare 1,5 miliardi di euro.

 

12. Viene rivisto il sistema di calcolo del “patto di stabilità” interno degli enti locali, quello che devono rispettare i comuni e che è stato spesso criticato dai sindaci per essere rigido al punto da impedire nuovi investimenti. Ai comuni dovrebbero arrivare circa 1,5 miliardi di euro in seguito allo sblocco di diverse risorse.

 

13. Saranno aumentate le deduzioni dell’ACE (Aiuto alla Crescita Economica), il meccanismo introdotto dal governo Monti per incentivare la capitalizzazione delle società. Nel 2014 la deduzione passerà dal 3 per cento al 4,2 per cento.

 

14. Sono messi a disposizione 250 milioni di euro per la social card, che potrà essere usata anche dagli immigrati con permesso di soggiorno per lungo periodo. Previsti 250 milioni di euro per il fondo per i non autosufficienti.

 

15. È previsto un “contributo di solidarietà” per gli esodati, che sarà ottenuto attraverso un prelievo (ripetuto per tre anni) del 5 per cento dalle pensioni nella fascia tra i 100mila e i 150mila euro lordi l’anno, del 10 per cento per le pensioni sopra i 150mila euro lordi e del 15 per cento per le pensioni sopra i 200mila euro.

 

16. Blocco della contrattazione per gli impiegati pubblici per tutto il prossimo anno. Viene progressivamente modificato il turn over (la sostituzione degli impiegati che vanno in pensione con nuovi assunti): nel 2015 ci saranno assunzioni per il 40 per cento dei ritiri, nel 2016 per il 60 per cento e nel 2017 per l’80 per cento.

 

17. Al Piano nazionale per la banda larga sono destinati 20,75 milioni di euro.

 

18. Il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, quello che serve per ottenere con meno difficoltà un prestito, prevede fondi per 1,6 miliardi di euro spalmati sui prossimi tre anni.

 

19. Per trasporti e infrastrutture sono previsti 400 milioni per le Ferrovie, 335 milioni per l’ANAS e 400 milioni di finanziamento per il MOSE, il sistema di paratie per proteggere Venezia dall’acqua alta.

 

20. Alle università andranno 230 milioni di euro ed è previsto per il 2014 un aggiustamento della spesa per le scuole paritarie con nuove risorse per 220 milioni di euro.

 

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Crisi, la piroetta di Berlusconi su Letta: farsa o inizio della fine?


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Tutto cambia affinchè nulla cambi, recitava il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Appunto.

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Ecco, questo scrivero verso le nove di ieri sera. Dopodichè mi avventuravo in un ragionamento sulla opportunità o meno per Berlusconi di votare la fiducia a Letta:

Di questa crisi PDL qualcosa non mi convince. Seguitemi:

Berlusconi nelle prossime settimane ha diversi appuntamenti con la giustizia. Il voto di decadenza in commissione prima ed in aula poi. L’esecuzione della sentenza Mediaset, l’interdizione ed infine la possibilità concreta di essere arrestato (se decaduto) per l’inchiesta sulla compravendita senatori. Che senso ha spaccare il PDL in una situazione di questo tipo?

….

Non riesco a capire l’atteggiamento di Berlusconi. Non è logico. Con il governo Letta una piccola speranza di salvarsi ce l’ha. Stando all’opposizione no.

Ed infatti Berlusconi, alla fine, ha scelto per logica ossia votando la fiducia al governo. Sembra non sia stata una decisione indolore:

È davanti alla resa che Denis Verdini ha gli occhi bagnati di pianto: “Se voti la fiducia – dice a Berlusconi – siamo morti. Silvio, fidati, non farti umiliare”. Il più duro, tre ore di sonno, foglio di carta alla mano con i numeri che non tornano più, è in una stanzetta con Berlusconi.
…..

Verdini ha gli occhiali incollati sulla testa. Ha passato la mattinata a “massaggiare” gli indecisi: “Silvio, così è la resa. C’è una maggioranza senza di noi, ma non regge. Se ci accodiamo siamo irrilevanti. Ragiona. Questi il gruppo lo fanno e si portano dietro tutti i ministri. Che ca… votiamo a fare il governo? Come lo spieghiamo al tuo popolo? Perché tu, Silvio un popolo ce l’hai.”Gli occhi di Verdini sono bagnati. Berlusconi compulsa nervosamente il telefonino. Alfano non risponde. Non lo fa da ore. Ogni tentativo a vuoto è una pugnalata. Nell’ora più difficile si sente solo. Angelino sta tradendo. Con “Casini”, Con i centristi. Per la prima volta sente che gli manca la forza della rabbia

Il dato sembra essere tratto. Un gruppo autonomo di ex PDL alla Camera, annunciato da Cicchitto ed uno in probabile formazione al Senato, secondo anticipazioni di Formigoni. Berlusconi, per la prima volta, perde il controllo di una parte notevole del suo partito?

[HP] E si apprende che a far decidere Angelino Alfano a prendere una posizione diversa da quella di Silvio Berlusconi (sino a rompere definitivamente con il suo ‘padre politico’) sarebbe stata proprio la telefonata con la quale, sabato scorso, l’avvocato e deputato Niccolò Ghedini lo aveva avvertito dell’ordine del Cavaliere di dimettersi assieme agli altri ministri dal governo Letta.

Uno sgarbo netto e premeditato, spiegano gli amici di Alfano, che ha fatto decidere l’eterno indeciso e l’eterno ‘delfino’ di Berlusconi a intraprendere la strada del dissenso, “nonostante fosse ben consapevole che la probabile conclusione di questo percorso sarebbe stata la fine politica e personale di un’amicizia e di una collaborazione durata per anni”.

Tra qualche mese sapremo se si è tratta di una farsa nata per salvare Berlusconi dai processi e dalle condanne o se invece oggi è iniziata davvero la fine politica del Cavaliere. L’istinto mi suggerisce la prima ipotesi, la ragione mi fa propendere per la seconda. Lo sapremo con il tempo.