Il PDL si divide in due, se ne parlava già un anno fa…


pdl2Il PDL domani verrà ‘spacchettato’, ovvero Berlusconi darà vita a Forza Italia, Alfano ed altri formeranno un nuovo movimento politico, sempre di CentroDestra, sempre alleato a Forza Italia. Un modo per aumenare la platea elettorale nelle elezioni prossime venture. Un coalizione che probabilmente vedrà anche Casini e gli ex centristi di Scelta Civica, sempre più vicini ai ‘governativi’ Pdl.

Della divisione del PDL se ne parlava anche un anno fa. In un contesto diverso ma comunque sempre simile. Qui di seguito un articolo del 5 dicembre 2012

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Pronto lo spacchettamento del PDL? Ieri  sera, a Porta a Porta, un sondaggio interessante proponeva tre ipotesi diverse per la coalizione di centrodestra. Il solo Pdl oggi vale circa il 15%. Se Berlusconi creasse una sua lista (Nuova Forza Italia)lasciando in vita il PDL diretto da Alfano la somma dei due partiti arriverebbe al 20%. Un Pdl con Alfano e Berlusconi con gli ex An riuniti in un altro movimento totalizzerebbe circa il 18%.

E’ chiaro quindi che lo ‘spacchettamento’ del Popolo delle Libertà potrebbe far aumentare la platea elettorale del CentroDestra.

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Crisi, la piroetta di Berlusconi su Letta: farsa o inizio della fine?


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Tutto cambia affinchè nulla cambi, recitava il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Appunto.

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Ecco, questo scrivero verso le nove di ieri sera. Dopodichè mi avventuravo in un ragionamento sulla opportunità o meno per Berlusconi di votare la fiducia a Letta:

Di questa crisi PDL qualcosa non mi convince. Seguitemi:

Berlusconi nelle prossime settimane ha diversi appuntamenti con la giustizia. Il voto di decadenza in commissione prima ed in aula poi. L’esecuzione della sentenza Mediaset, l’interdizione ed infine la possibilità concreta di essere arrestato (se decaduto) per l’inchiesta sulla compravendita senatori. Che senso ha spaccare il PDL in una situazione di questo tipo?

….

Non riesco a capire l’atteggiamento di Berlusconi. Non è logico. Con il governo Letta una piccola speranza di salvarsi ce l’ha. Stando all’opposizione no.

Ed infatti Berlusconi, alla fine, ha scelto per logica ossia votando la fiducia al governo. Sembra non sia stata una decisione indolore:

È davanti alla resa che Denis Verdini ha gli occhi bagnati di pianto: “Se voti la fiducia – dice a Berlusconi – siamo morti. Silvio, fidati, non farti umiliare”. Il più duro, tre ore di sonno, foglio di carta alla mano con i numeri che non tornano più, è in una stanzetta con Berlusconi.
…..

Verdini ha gli occhiali incollati sulla testa. Ha passato la mattinata a “massaggiare” gli indecisi: “Silvio, così è la resa. C’è una maggioranza senza di noi, ma non regge. Se ci accodiamo siamo irrilevanti. Ragiona. Questi il gruppo lo fanno e si portano dietro tutti i ministri. Che ca… votiamo a fare il governo? Come lo spieghiamo al tuo popolo? Perché tu, Silvio un popolo ce l’hai.”Gli occhi di Verdini sono bagnati. Berlusconi compulsa nervosamente il telefonino. Alfano non risponde. Non lo fa da ore. Ogni tentativo a vuoto è una pugnalata. Nell’ora più difficile si sente solo. Angelino sta tradendo. Con “Casini”, Con i centristi. Per la prima volta sente che gli manca la forza della rabbia

Il dato sembra essere tratto. Un gruppo autonomo di ex PDL alla Camera, annunciato da Cicchitto ed uno in probabile formazione al Senato, secondo anticipazioni di Formigoni. Berlusconi, per la prima volta, perde il controllo di una parte notevole del suo partito?

[HP] E si apprende che a far decidere Angelino Alfano a prendere una posizione diversa da quella di Silvio Berlusconi (sino a rompere definitivamente con il suo ‘padre politico’) sarebbe stata proprio la telefonata con la quale, sabato scorso, l’avvocato e deputato Niccolò Ghedini lo aveva avvertito dell’ordine del Cavaliere di dimettersi assieme agli altri ministri dal governo Letta.

Uno sgarbo netto e premeditato, spiegano gli amici di Alfano, che ha fatto decidere l’eterno indeciso e l’eterno ‘delfino’ di Berlusconi a intraprendere la strada del dissenso, “nonostante fosse ben consapevole che la probabile conclusione di questo percorso sarebbe stata la fine politica e personale di un’amicizia e di una collaborazione durata per anni”.

Tra qualche mese sapremo se si è tratta di una farsa nata per salvare Berlusconi dai processi e dalle condanne o se invece oggi è iniziata davvero la fine politica del Cavaliere. L’istinto mi suggerisce la prima ipotesi, la ragione mi fa propendere per la seconda. Lo sapremo con il tempo.

Crisi, il PDL implode: Alfano contro Berlusconi, Letta ce la fa?


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In queste ore forse si sta consumando uno strappo ‘epocale’ all’interno del PDL. Per la prima volta alcuni esponenti politici berlusconiani si ribellano al proprio ‘padre padrone’. Berlusconi giorni fa ha chiesto le dimissioni di Alfano e degli altri ministri pdiellini, poi l’inizio dei malumori nel partito, infine una truppa non scarna guidata dallo stesso Alfano che rinnova la fiducia a Letta e domani si appresta a sostenere il governo in aula. Nelle prossime ore si chiarirà definitivamente se il PDL-Forza italia imploderà o se ‘le colombe’ riusciranno a piegare definitivamente il Capo riconducendolo a più miti consigli.

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In realtà il motivo vero della rottura del Cavaliere non è la questione ‘tasse’ ma la sua salvezza personale. Giovedì si vota in commissione al Senato per la sua decadenza dopodichè toccherà all’aula. Qualora decada, la magistratura di Napoli potrebbe anche chiedere il suo arresto, in relazione alla indagine sulla compravendita di senatori. E’ quella la grande paura del Caimano. Finire in carcere. E farà di tutto per impedirlo.

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Ricapitoliamo i passi che hanno portato alla crisi:

  • 25 settembre. I parlamentari PDL rimettono il loro mandato nelle mani dei capigruppo di Camera e Senato, in polemica con le decisioni del PD di procedere con la votazione di decadenza di Berlusconi in commissione a Palazzo Madama.
  • 27 settembre. Il governo mette a punto una serie di provvedimenti per posticipare l’aumento Iva di ottobre. I Ministri PDL riferiscono al premier Letta che non si tornerà indietro dalle decisioni di dimissioni in massa. Letta congela quindi ogni provvedimento e rimanda ad un chiarimento in Parlamento. L’Iva quindi aumenterà dal 1° ottobre.
  • 28 settembre. Berlusconi, in risposta alle decisioni di Letta, chiede ai ministri di dimettersi ed annuncia la fine delle larghe intese.
  • 29 settembre. Mentre Letta, in concordia con Napolitano, fissa i dibattiti parlamentari per mercoledì 2 ottobre, nel PDL iniziano i distinguo. Dall’ex capogruppo Cicchitto ai ministri Quagliariello, Lupi e Lorenzin, rilasciano dichiarazioni non in sintonia con quelle di Berlusconi. Si vocifera che la decisione di rompere sia stata suggerita al Cavaliere dai cosiddetti ‘falchi’ ovvero Daniela Santanchè, Dennis Verdini e l’avvocato Ghedini.
  • 30 settembre. Mentre la borsa ‘tiene’ e lo spread non si impenna più di tanto, continua a crescere il disagio nel Popolo della Libertà. Si inizia a parlare di ‘dissidenti’, qualcuno parla di scissione tra colombe e falchi.

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Il resto sono notizie di oggi, in aggiornamento di ora in ora. Ecco alcune dichiarazioni sorprendenti:

Alfano: “Rimango fermamente convinto che tutto il nostro partito domani debba votare la fiducia a Letta. Non ci sono gruppi e gruppetti”.

Giovanardi: “Abbiamo i numeri, siamo anche più di 40, e siamo fermi nel voler mantenere l’equilibrio di governo. Per questo voteremo la fiducia. Il problema dei numeri, al massimo, è degli altri”.

Cicchitto: “è un errore far cadere il governo sia per quello che riguarda Berlusconi, sia per il PdL che per l’Italia”.

A mi giudizio, messo alle strette ed in minoranza, il Cavaliere tornerà sui suoi passi e domani voterà la fiducia a Letta. Un partito unito può ancora essere utile alla sua salvezza. Diventare leader di un partito dimezzato potrebbe essere il colpo di grazia per ogni salvacondotto.

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Crisi di Governo: cosa accade ora, tutte le ipotesi in campo


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Il PDL ha ritirato i propri ministri dal Governo. Di fatto è iniziata la crisi. Letta oggi sale da Napolitano e (salvo dimissioni immediate) domani o martedì si presenterà alle Camere per verificare l’esistenza di una maggioranza in suo sostegno. Berlusconi, come probabile, ritirerà la fiducia al governo ed il PDL passerà all’opposizione.

Cosa accade adesso. Le ipotesi sono più di una. Sullo sfondo le elezioni anticipate a novembre-dicembre. Vediamole una per una.

  • Ipotesi 1. Una volta verificata l’indisponibilità del PDL al sostegno, Letta si dimette e Napolitano lo reincarica per provare a mettere assieme una nuova maggioranza. Letta la ottiene grazie a fuoriusciti PDL oppure con il sostegno di ex grillini, Sel e pezzi del centrodestra.
  • Ipotesi 2. Dopo l’uscita dalla maggioranza del PDL, Letta non riesce ad avere i numeri per andare avanti e quindi si dimette. Dopo lunghe consultazioni Napolitano trova la quadra attorno ad un altro Premier, magari tecnico o della società civile. Si forma un nuovo esecutivo con il sostegno di PD, SEL, SC e pezzi di 5Stelle ed ex PDL.

In entrambi i casi ci sono diversi ‘governi’ possibili. Di scopo, per fare due tre cose e tornare alle urne. Di ‘piccole intese’, della durata di almeno un anno e mezzo. Di legislatura, con respiro più ampio. Più grande sarà la maggioranza, più lunga sarà la durata. I renziani puntano ad elezioni entro pochi mesi, tanto per dire.

  • Ipotesi 3. Il PDL, dopo aver fatto dimettere i propri ministri, ritira il sostegno al governo, provoca le dimissioni di Letta ma in seguito alla crisi si dichiara favorevole ad un nuovo esecutivo se non vi saranno ulteriori tasse e se si metterà mano alla giustizia. Sottinteso vi sarebbe un salvacondotto per Berlusconi, garantendo la sua agibilità politica. Napolitano, a mio giudizio, potrebbe essere favorevole, il PD, soprattutto la fronda renziana, molto meno.
  • Ipotesi 4. Letta si dimette, non si trovano altre maggioranze per andare avanti, anche con un altro Premier e Napolitano è costretto a sciogliere le Camere, elezioni fissate attorno a novembre-dicembre.

Dando per scontata una maggioranza alla Camera, dove il PD gode del premio di maggioranza, tutto si gioca a Palazzo Madama, ecco i numeri:

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A tali numeri vanno aggiunti i 4 senatori a vita nominati da Napolitano, maggioranza fissata a 161 quindi.

 

Silvio è tornato in tv, il PDL risale nei sondaggi


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Il tour de force del Caimano è iniziato. Domenica Live, Porta a Porta, Pomeriggio Cinque e Servizio Pubblico. Berlusconi torna in televisione e non si schioda da li, almeno per le prossime settimane. L’obiettivo è quello di rimobilitare il suo popolo aiutando il Pdl in difficoltà. I sondaggi sembrano, come al solito, dargli ragione:

Sondaggio del 4 dicembre                                          Sondaggio del 18 dicembre

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Come potete vedere, il PDL recupera ben 4 punti, andandoli a prendere tutti dal Movimento 5 stelle. I due elettorati sono quanto mai contigui.

Un altro paio di settimane di sovraesposizione mediatica ed il Pdl potrà sfondare quota 20%. L’alleanza con la Lega e la Destra garantirà una base di partenza della coalizione vicina al 30%. Il Centrosinistra sembra ancora lontano ma non si sa mai.

Briatore, Maldini, Doris: in arrivo la nuova ‘Forza Italia’


Scontri tra nuovi e vecchi adepti berlusconiani:

Flavio Briatore:
“Gasparri e Cicchitto in tv fanno perdere 3-4 punti al Pdl…non si rendono conto”

Fabrizio Cicchitto:
“Briatore è un personaggio pittoresco dalle competenze interdisciplinari che si è occupato di automobilismo, di night, di ristoranti e di altro ancora. Il fatto che sia diventato anche l’albergatore di Berlusconi gli ha evidentemente dato alla testa. Speriamo che la sbornia gli passi presto”

Come mai questi scontri a destra? Semplice, il Cavaliere ha deciso di ringiovanire il suo partito candidando facce nuove. Nuove mica tanto, comunque. Maldini, Baresi, Braida, Ennio Doris, Cesare Paciotti, Flavio Briatore.. Molto Milan, qualche spruzzatina di Mediolanum e Mediaset assieme ad imprenditori vincenti. La nuova Forza Italia.

Qualunque persona sana di mente avrebbe come minimo dei dubbi nel votare una accozzaglia di questo genere eppure state sicuri che almeno il 18-20% arriverà. Contate i dipendenti della Associazione Calcio Milan, di Mediolanum, di Mediaset, Fininvest, Mondadori e poi i tanti imprenditori amici, le associazioni vicine. Senza contare i fan sfegatati del Cavaliere. Arriveranno, ritorneranno, lo vedremo presto. Già nei prossimi sondaggi.

 

Il ritorno di Berlusconi, verso la ‘battaglia finale’ per la sopravvivenza


Ok signori, abbiamo scherzato. Il Pdl, che ha approvato tutti i provvedimenti del governo Monti dal novembre 2011 ad oggi, ha deciso improvvisamente che è arrivato il momento di ‘ribaltare’ il tavolo mandando a casa il Premier.

Mandare a casa Monti, sicuri che sia questo il vero obiettivo di Berlusconi? Naturalmente No. In realtà le elezioni sono in programma per aprile e, visti i tempi tecnici, potranno essere anticipate al massimo di una ventina di giorni, a metà marzo. Di cosa stiamo parlando quindi?

Parliamo ovviamente degli interessi del Cavaliere. Il Governo dovrebbe votare il provvedimento sulla incandidabilità dei condannati, il ministro Passera avrebbe dovuto procedere con l’assegnazione delle frequenze tv, il processo Ruby sta andando avanti ed alcuni ipotizzano di una sentenza (di condanna) già a gennaio. Gustizia ed affari economici. Eccoli i veri motivi che spingono Berlusconi ad accellerare la fine della legislatura.

La scommessa dell’ex Premier? Recuperare un po’ di consenso perso nei mesi scorsi, tanto basta per evitare al CentroSinistra di ottenere una maggioranza netta nel prossimo Parlamento.

Come fare? Sfruttando l’antimontismo che si respira da tempo nel paese. Dopo un anno di governo, i fondamentali economici manifestano la grave crisi in cui si trova l’Italia. Lo spread si è abbassato, lo stato incassa più tasse ma l’impoverimento generale aumenta, la disoccupazione giovanile tocca punte del 35%, il settore sanitario è al collasso in molte regioni, le difficoltà non risparmiano neanche le grandi imprese. Aggiungiamoci il salasso che tanti italiani saranno chiamati a pagare a dicembre con le rate dell’Imu ed ecco spiegato il ‘golpe’ politico di Berlusconi.

Andare ad elezioni cavalcando il malcontento verso Monti e le manovre lacrime e sangue. Un Berlusconi ridisceso in campo dopo ventanni per risollevare l’Italia dalla crisi a cui è stata portata nell’ultimo anno da un governo che ha solamente tassato e tagliato, senza mai investire nello sviluppo, nella crescita e nell’equità.

Tutto giusto, se un ragionamento di questo tipo venisse da Di Pietro , da Rifondazione Comunista o da Beppe Grillo. Peccato che in quest’anno il Pdl abbia approvato tutti i provvedimenti draconiani di Monti, senza dimenticare che tali provvedimenti si sono resi necessari a causa della totale inaffidabilità ed inettitudine del Governo Berlusconi, il quale per anni ha sottovalutato la crisi economica troppo preso a sfornare le solite leggi ad personam.

Non importa, non fa niente. La coerenza non è di questo mondo, tantomeno del Caimano. Poi, si sà, gli italiani hanno la memoria corta. Insistendo sulla deriva anti-Monti forse il Pdl riuscirà a recuperare qualche indeciso o deluso. Vincere le elezioni è impossibile, impedire a Bersani e soci di vincere è fattibile. Bastano pochi punti percentuali in più per il Centrodestra e qualcuno in meno per il CentroSinistra e probabilmente il prossimo Parlamento non avrà una maggioranza chiara. Il centro di Casini, Fini e Montezemolo potrebbe ottenere pochi senatori, tali da far tornare il pallino in mano al Cavaliere, pronto a barattare un eventuale sostegno al prossimo esecutivo (Monti bis, Passera o chissà chi altro) in cambio delle solite garanzie su Giustizia e Televisione.

Siam sempre lì, Lui ed i suoi interessi. Nel 1994 scese in campo per evitare il fallimento delle sue aziende e la galera per lui e per i suoi accoliti. Nel 2013 accadrà di nuovo. «Vogliono farci finire in galera» si vocifera abbia detto ieri l’ex Premier. Frase non molto diversa da quella udita da Montanelli e Biagi nel lontano 1993 «Se non vado in politica, mi mandano in galera e mi fanno fallire».

Nei talk show spariranno i tecnici e torneranno i politici, anzi i ‘falchi’. Brunetta e Santanchè la faranno da padrone. In pochi giorni siamo tornati indietro di un anno.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano tutti quei giornalisti che solamente un anno fa si dicevano sicuri del tramonto politico di Berlusconi.  Lo sò, non dovrei riprorre ancora una volta alcuni brani di miei articoli passati. Però lo faccio lo stesso. Alla faccia di quelli che negavano l’evidenza. Ovvero l’impossibilità del ‘ritiro’ del Caimano.

20 novembre 2011: (una settimana dopo le dimissioni)

Il Caimano sembra un ricordo eh? Tutti i commentatori politici si affrettano ad archiviare l’esperienza del berlusconismo. Repubblica stampa addirittura uno dei suoi Atlanti per mettere la parola fine ai diciotto anni di ‘regno’ del Cavaliere.

Ma voi ci credete veramente? Davvero siete convinti che l’uomo piu potente d’Italia lasci l’unico mezzo che gli ha permesso di proteggere e sviluppare i suoi interessi economici e personali? Berlusconi potrà anche decidere di ‘farsi da parte’ per un po’ ma nessuno mi potrà mai convincere che un uomo dall’ego cosi sviluppato come il suo sia davvero convinto di abbandonare. Alfano candidato Premier? Forse. Berlusconi rimarrà comunque un leader potente e pronto a ritornare ‘direttamente’ in campo quando l’occasione sarà propizia.

Un nuovo partito? Una lista personale? Tutto è possibile, l’unica cosa impensabile è che il Cavaliere esca di scena. Non avrebbe piu protezioni per i processi ed appoggi per i suoi interessi economici.

29 marzo:

Nei prossimi mesi Berlusconi, sempre nell’ombra, cercherà di ricostruirsi una nuova verginità politica mentre Monti ed i Professori affronteranno le ire e le insidie del Parlamento e delle turbolenze politiche.

Dopodichè, ad inizio 2013, Silvio tornerà in prima linea. Rimane ancora da capire in che modo. Da leader del Centrodestra, da leader di una nuova lista  o da padre nobile in attesa di accomodarsi al Quirinale

Come annunciato da noi mesi fa, Lui è tornato. Più agguerrito che mai. Ed è per questo che ‘riapre’ la nostra rubrica. ‘La Battaglia Finale’ è iniziata da dove era terminata poco più di un anno fa. E’ cambiato solo l’obiettivo. Non più il Quirinale ma la mera sopravvivenza. E sappiamo tutti che un animale braccato è molto, molto pericoloso. Nei prossimi mesi scopriremo quanto.

Qui trovate gli altri numeri della rubrica.

L’ultimo ricatto di Berlusconi, è rivolta nel PDL


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Sembra che dietro l’indecisione del Cavaliere vi sia, come sempre, un affare personale. Si tratta della sentenza di primo grado per il processo Ruby. A gennaio potrebbe essere emessa la sentenza, probabile la condanna. Berlusconi quindi vuole le elezioni a febbraio per posticipare la sentenza:

Huffington Post:

C’è un motivo se Silvio Berlusconi ha annullato la sua presenza alla presentazione del libro di Bruno Vespa, Il Palazzo e la Piazza, inizialmente prevista per oggi. Che va oltre la sua indecisione “esistenziale” sull’annuncio della ridiscesa in campo, o il calcolo legato all’opportunità mediatica. La verità è che dietro il grande ritorno si sta consumando un doppio ricatto: Berlusconi che minaccia le elezioni, la nomenklatura del Pdl che minaccia di non seguire Berlusconi al buio. Un doppio ricatto che si sta sviluppando all’ombra del processo Ruby. Perché ormai è chiaro – sono giorni che i suoi avvocati studiano il dossier – che la sentenza arriverà a fine gennaio. È già scritta, per il Cavaliere: condanna per concussione e prostituzione minorile. Il rischio è una condanna in primo grado di sei anni, con tanto di interdizione dai pubblici uffici. Certo, è solo il primo grado, ma la sentenza avrebbe l’effetto dello sfregio definitivo. E taglierebbe le gambe alla candidatura a premier, se non fosse stata già decisa.

Ecco perché Berlusconi vuole già essere in campo a gennaio, costringendo la procura a rinviare la sentenza, e utilizzando il legittimo impedimento di parlamentare e candidato premier. Per ragioni di opportunità, è la tesi dei legali dell’ex premier, i giudici emetterebbero la sentenza chiusa la campagna elettorale. Per questo il Cavaliere, raccontano i pochi che hanno parlato con lui, è pronto a far cadere il governo se non gli verrà concesso l’election day il prossimo 10 febbraio: “La data – dice chi ha parlato col Cavaliere – dipende da Monti, se non si fa l’election day Berlusconi annuncia la fine dell’appoggio al governo. È sufficiente per far salire Monti al Quirinale con le dimissioni”.

I suoi però stavolta non sembrano essere così pronti ad assecondarlo, sanno bene che il Cavaliere sta affondando e loro vorrebbero sopravvivere all’onda lunga che probabilmente spazzerà via gran parte del Pdl.

“Berlusconi – dicono nella cerchia ristretta – è accerchiato”. Stavolta tutto il gruppo dirigente del suo partito non è disposto a immolarsi nell’ordalia finale: l’ex premier in campo, l’offensiva delle procure, un clima da guerra civile. Col rischio di rimanere sotto le ceneri di una condanna e di una sconfitta elettorale. Stavolta, è il ragionamento di Alfano&Co, Berlusconi deve trattare pure coi suoi. La fedeltà non è gratis. Perché non si può pretendere di dividere il Pdl, rifare Forza Italia, rinnovare le liste in nome di una crociata personale sul Rubygate e chiedere alla nomenklatura di suicidarsi politicamente avallando tutto questo.