#GovernoGiallorosso: si parte, tra timori iniziali e buoni auspici futuri


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Il secondo Governo Conte ha giurato ed è formalmente in carica. Lunedì e martedì la fiducia alle due Camere. Se è ancora da calcolare il totale di deputati e senatori favorevoli all’esecutivo, i primi provvedimenti del governo fanno sperare in una discontinuità vera e non solo a parole:

La strada sarà comunque lunga e lastricata di ostacoli. Soprattutto perché l’accordo tra Movimento e Democratici nasce dopo sei anni e mezzo di insulti reciproci, alcuni anche gravi. La convergenza ‘giallorossa’ viene da lontano o meglio avrebbe dovuto nascere anni fa. Ne scrissi, proprio su questo blog, subito dopo le elezioni del febbraio 2013, che videro la non-vittoria del CentroSinistra di Bersani:

Nel 2013 avrebbe dovuto nascere un governo civico di CentroSinistra con appoggio grillino ma allora Grillo ed i suoi non vollero. Il PD si alleò con il Centrodestra, Renzi scalzò Letta da Palazzo Chigi e le politiche ‘moderate’ dei Dem in economia e lavoro portarono il partito dal 25% del 2013 al 18% del 2018.

La coalizione giallorossa avrebbe potuto nascere dopo le elezioni del 4 marzo del 2018 ma i tempi non erano ancora maturi. Renzi era fermamente contrario e non se ne fece nulla.

Oggi, dopo un anno e mezzo di governo gialloverde, dopo l’imbarbarimento della nostra società, si arriva ad un patto politico. I dubbi sono molti anche se, almeno il sottoscritto, avrebbe preferito questo epilogo già nel 2013. E non solo. A giugno di quest’anno ho scritto:


Ed ancora:

Insomma, ho scommesso anche io sui giallorossi (e non solo per fede calcistica) sperando in Conte più che in Di Maio. Il primo viene dal Centrosinistra, il secondo da una famiglia storicamente di Destra. E’ normale quindi che l’ex vicepremier abbia stretto legami con la Lega, naturale che il Premier tenti le convergenze con il Partito Democratico. Oggi Conte è più forte, non solo per le discussioni con Salvini ma anche e soprattutto per la benedizione di Beppe Grillo. Di Maio è all’angolo. Ridimensionato. Rancoroso. E quindi in cerca di vendetta. E già la prima uscita da ministro, dopo la querelle sul sottosegretario a Palazzo Chigi, rischia di far inasprire i rapporti con il Presidente del Consiglio:

L’ex vicepremier ha subìto il governo con i Dem e non sembra voler essere elemento di pacificazione. Il periodo di assestamento del nuovo esecutivo quindi non sarà breve ma Conte, Di Maio e Zingaretti devono tener presente una cosa. L’opinione pubblica poco tollera i governi ‘rissosi’. Meno mugugni e più proposte. La manovra finanziaria incombe ed il programma giallorosso sembra essere, almeno in linea generale, ambizioso:

Molti gli ostacoli, interni (rapporti nel Movimento e tra Movimento e PD) ed esterni (crisi internazionali, migranti, Salvini, recessione, Renzi).

Per la prima volta dopo tredici anni mi sento, almeno in parte, rappresentato da un governo. E voglio anche essere ottimista, per una volta. Al contrario del governo gialloverde, che iniziò con una navigazione tranquilla e poi fu travolto dalle onde, credo che il patto demogrillino presenti una alta dose di rischio nella fase iniziale ma se, come spero, verranno superate le diffidenze e si inizierà a lavorare sul serio, forse il PD zingarettiano, la Sinistra ed i 5 Stelle capiranno di non avere una visione così diversa dell’Italia e del futuro.

Sino ad oggi quasi tutte le fosche previsioni scritte in questo blog si sono via via avverate, voglio pensare che sia tempo di una svolta anche qui e che i timidi buoni presupposti si realizzino nei prossimi mesi e nei prossimi anni.

A presto cari lettori!

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Investitori esteri in fuga e Salvini cerca la rottura prima di essere abbattuto dallo spread


Quattro indizi che ci fanno capire cosa accadrà da qui a qualche mese:

1. Negli ultimi mesi si sta verificando una fuga degli investitori esteri dai titoli di stato italiani
2. Il governo continua a minacciare l’UE senza avere la forza per poterlo fare
3. Giorgetti ha più volte detto che si teme l’avvio di una forte speculazione finanziaria tra settembre ed ottobre, durante il varo della finanziaria
4. Salvini alza sempre più il tiro contro tutto e tutti in merito ai migranti, cercando palesemente la rottura con parte dei 5 stelle e con il capo dello stato

È abbastanza chiaro come il leader della lega stia cercando di mandare in crisi il governo prima che il governo venga abbattuto dalle turbolenze finanziarie o sia costretto ad accantonare le promesse irrealizzabili di flat tax e nazionalizzazioni varie.

Rompere prima di essere sbugiardato. Gli riuscirà? Vedremo.

Il 2016 tra crisi internazionali, emergenze ed elezioni (USA in primis)


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Nel 2016 vi saranno molti appuntamenti importanti. Iniziando dalla politica.

Europa e resto del Mondo

La Spagna rappresenta una incognita. Germania ed Unione europea spingono per una grande coalizione PP-PSOE. Gli spagnoli però non sono abituati a tale scenario e non è detto che alla fine prevalgano altre scelte. Un governo di minoranza (popolare o di coalizione centro-destra) o un governo di Sinistra (con socialisti e progressisti sostenuti da Podemos). Il ricorso a nuove elezioni entro l’anno sembra non così scontato.

Dodici mesi di consultazioni. Elezioni presidenziali in Portogallo nel mese di gennaio. A Febbraio si darà il via alle primarie presidenziali negli Stati Uniti. Se la candidatura di Clinton appare solida, sul fronte repubblicano non è ancora chiaro chi potrà realmente prevalere tra il populismo di Trump e gli altri candidati. Sempre a febbraio elezioni parlamentari in Iran. Ad aprile tocca all’Irlanda. A giugno le presidenziali in Islanda. Poi due appuntamenti importanti. Le elezioni della Duma russa daranno il quadro della forza di Putin. A novembre infine la sfida delle sfide, le Presidenziali negli Stati Uniti decideranno il Comandante in Capo per i prossimi 4 anni. Duello Trump-Clinton?

In Europa il fronte anti-sistema sarà messo alla prova. Dal Governo Tsipras (di Sinistra) a quelli di Polonia ed Ungheria (di destra),a chi potrà far pesare i propri voti (Podemos). Gli altri (Le Pen, Salvini, Grillo, Farage) staranno a guardare. Il loro consenso sarà pari all’aumento delle emergenze (finanziaria, migratoria, sul terrorismo). E nel 2017 si vota in Francia.  Anche Angela Merkel potrebbe vivere periodi di tensioni interne, soprattutto in merito al tema immigrazione.

Il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, a 'Porta a Porta', il 21 gennaio 2014 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Italia

Anche l’Italia avrà due appuntamenti elettorali importanti. Le comunali in primavera, con al voto città importanti come Roma, Napoli, Milano e Torino. E poi il referendum confermativo sulla Riforma Costituzionale voluta dal governo. Due banchi di prova importanti per Renzi. Se sul quesito referendario è scontato un ampio successo, le sfide locali potrebbero riservare sorprese, soprattutto sul fronte 5 Stelle. Molti guardano a Roma. Milano sarà probabilmente appannaggio di Sala (qualora prevalga nelle primarie). Napoli altra incognita. A Torino Fassino cerca il bis. Qualora il movimento candiderà personaggi credibili, potrebbe anche averla vinta in almeno un capoluogo.

Renzi, oramai etichettato da molti come ‘neoberlusconiano’ per le politiche liberalconservatrici attuate su Lavoro (Jobs Act), Scuola e Fisco (no tasse sulla prima casa per tutti) dovrebbe aggiustare il tiro ‘coprendosi’ a Sinistra. Sarà forse l’anno delle Unione Civili, dello Ius soli e dell’inasprimento dei provvedimenti contro i reati. Chissà se questo gioverà alla sua popolarità. Una cosa è certa. Il 2016 inizia nel segno del Premier, per mancanza di avversari. Forza Italia è in disfacimento, con Verdini che recluta parlamentari ogni giorno. Berlusconi non sembra poter fare nulla per arrestare la caduta ed insegue il nuovo leader del Centrodestra ovvero Matteo Salvini. Il populismo leghista paga ancora ed i temi nazionali ed internazionali (immigrazione, sicurezza, pericolo attentati) saranno determinanti per accrescerne ulteriormente il consenso. I 5 Stelle sono ancora in fase di ‘maturazione politica’ e le amministrative potrebbero far fare loro un importante salto di qualità o arrestarne il consenso. Il resto è nulla. A Sinistra del PD c’è il vuoto. Sel, ora Sinistra Italiana assieme ad ex PD, non sembra impensierire Renzi, così come Possibile di Civati. Anche il Centro è annichilito dal decisionismo renziano. Le scelte ‘progressiste’ sui diritti civili potrebbero però consegnare qualche elettore in più ad Alfano e soci.

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Fronti caldi nel Mondo

Infine l’instabilità sui fronti caldi del Pianeta. Dalla Siria all’Iraq passando per la Libia, lo Yemen (senza dimenticare l’Egitto). L’ISIS nel 2015, aldilà degli attentati organizzati nel Mondo, ha perso terreno in Siria ed Iraq. Curdi e coalizione internazionale hanno recuperato terreno. C’è da capire come si muoverà Al Baghdadi per conquistare consenso e finanziamenti e se il fronte anti-ISIS riuscirà a trovare un accordo duraturo tra i vari attori in gioco (ribelli, Assad, Curdi, Stati Uniti, Russia, Europa, Turchia etc).

In Europa si temono attentati in Italia, Germania e Gran Bretagna. Il Giubileo potrebbe essere una ghiotta occasione anche se la risposta occidentale sarebbe poi inevitabile ed il tutto potrebbe assumere i contorni di una Guerra Santa tra religioni, cosa che l’ISIS non credo abbia intenzione di intraprendere (dichiarazioni di facciata a parte). Bisogna però considerare anche le schegge impazzite del terrorismo, non controllabili.

Cina e Stati Uniti rischiano di scontrarsi ‘economicamente’ nel fronte asiatico. Le manovre cinesi negli arcipelaghi Spratly e Paracel (ricchi di petrolio, gas e snodo commerciale) indispettiscono Washington che cerca alleanze nei paesi vicini (Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia).

Sul fronte russo, se ancora ci sono tensioni per l’Ucraina e si dialoga in chiave ‘soluzione in mediorente’, nuove fonti di scontro sono in Europa. Il Montenegro aderirà alla Nato e Putin è fermamente contrario. Si profilano tensioni e piccole ripicche. Senza trascurare gli scontri con la Turchia, destinate ad inasprirsi.

In Venezuela, dopo la sconfitta di Maduro nelle elezioni parlamentari, la situazione potrebbe precipitare. Anche il Brasile non se la passa bene, con un procedimento di impeachment per la Presidente.

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Crisi umanitarie

Le crisi umanitarie non saranno assenti. Da quelle dei migranti in fuga dalle guerre (dipenderà dalla evoluzione in Libia, Siria, Iraq, Yemen, Sudan, Africa sub-sahariana) ad una possibile nuova emergenza in Nepal, devastato dal recente terremoto. Vi sono poi le emergenze umanitarie ‘dimenticate’ dai media. (El Salvador, Honduras e Guatemala su tutte, secondo Reuters) e quelle pronte ad esplodere (Congo e Burundi) o a riesplodere (Ucraina)

Accordi internazionali (e crisi finanziarie)

Alcuni accordi importanti stipulati nel 2015 (dal TTIP/TTP al nucleare iraniano, fino ad arrivare all’accordo sul clima) potrebbero avere sviluppi nell’anno appena iniziato o essere clamorosamente smentiti dai fatti o superati dagli eventi. Il prezzo del petrolio continuerà a scendere? Altre crisi finanziarie saranno destinate ad esplodere in Europa o nel resto del Pianeta?

Sport e Società

Il 2016 sarà anche un anno di Sport. A giugno gli Europei in Francia, ad agosto le Olimpiadi in Brasile. Ed a maggio si chiude la Serie A. Sarà una sfida a tre tra Inter, Juve e Napoli?

Per finire gli eventi nostrani. Facile prevedere nuovi scandali, arresti più o meno eccellenti. Inchieste più o meno clamorose. (Pensate a grandi eventi ed aspettatevi grandi casini, Giubileo in primis?). Solita cronaca nera e pollaio nei talk politici. E l’Oscar, Sanremo, Masterchef, Amici, X Factor? Chi vincerà le sfide più attese della Tv e del Cinema? Infine i lutti eccellenti. Chi ci lascerà nel 2016? Tra musicisti, attori, scrittori, economisti e politici la lista sarà composita. Nessuna previsione quest’anno però.

Pezzo lungo il mio, tante parole ma in realtà l’anno è tutto da scrivere (e da vivere). Ed il primo capitolo è già iniziato!

 

Il Concerto finale


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La Tv stava trasmettendo la diretta dalla Camera dei Deputati. In sottofondo si udivano gli applausi dell’aula. Il nuovo Presidente, appena eletto, si apprestava al giuramento ed al discorso inaugurale.

Lui invece se ne stava lì, in poltrona, nel suo studio. Molti lo attorniavano. Collaboratori, amici fedeli, vecchi e nuovi cortigiani. Si sperticavano in complimenti e segni di approvazione. Li ascoltava, annuiva, sorrideva ma il suo sguardo era proiettato verso il televisore.

Eccolo, il Capo dello Stato. Arrivato nello scranno della Presidenza della Camera, prendeva la parola e prestava il sacro giuramento. Come da articolo 91 della Carta Costituzionale, il Presidente pronunciava, con voce pacata e sottile, le parole magiche : « Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione ». La pacatezza, il suo marchio di fabbrica. Da sempre. Assieme alle innate capacità strategiche.

“Potevo esserci io al suo posto” pensava tra se, mentre il nuovo Presidente della Repubblica formulava il suo breve discorso. Al Quirinale ora c’era un uomo di sua fiducia. Da sempre fidato consigliere. Mai infedele, anche nei momenti di maggiore distanza. Lo aveva portato con se a Palazzo Chigi, gli aveva affidato la guida dei Servizi segreti. Il suo ruolo era stato spesso determinante per sedare beghe di partito e tra alleati di governo. Adesso avrebbe occupato la poltrona più alta. Ed avrebbe ‘vegliato’ su di lui, sui suoi interessi, sulla sua futura libertà.

Già, la libertà. Quella formale sarebbe tornata tra pochi giorni, allo scadere della pena. Ma non bastava. Alcuni magistrati rischiavano di regalare altri problemi in futuro. Problemi che sabbero stati presto risolti.

Entro poche settimane un nuovo Governo avrebbe visto la luce. Un Governo amico. Un volto nuovo alla guida. Una squadra rinnovata. La coalizione con cui era riuscito a vincere le elezioni, seppur ampia e rissosa, gli aveva assicurato di poter sistemare presto ogni cosa. Leggi, decreti e provvedimenti quasi immediati per bloccare le sentenze in arrivo, ridiscutere la condanna già scontata e modificare i regolamenti per permettere un suo eventuale ritorno a Palazzo Chigi.

Tempo. Era solo questione di tempo. Da sempre suo amico, gli avrebbe presto regalato la riabilitazione finale. Gli si inumidirono gli occhi, per un attimo.

Mentre il Capo dello Stato terminava di parlare ed un nuovo applauso copriva i commenti dei giornalisti presenti alla diretta parlamentare, il suo pensiero volgeva al futuro. Un futuro fatto di rivalse. Verso chi lo aveva dato per ‘finito’. La stampa nazionale ed internazionale, gli avversari politici, persino non pochi dei ‘suoi’.

Nella tv, sempre accesa, veniva ora inquadrato il leader dell’opposizione mentre stringeva la mano del capogruppo del suo partito. Eccolo lì. Giovane, carismatico, mediaticamente spendibile ma puntualmente sconfitto. Dalle beghe interne al proprio partito, dalla ampia ‘offerta politica’ fornita dalla coalizione vincitrice, dalla legge elettorale concordata e che lo aveva rilanciato politicamente.

Si alzò dalla poltrona e si diresse verso la finestra dello studio. La spalancò. Un caldo tepore primaverile lo avvolse. Guardò fuori. La vita caotica procedeva regolarmente. Traffico, persone indaffarate che correvano qua e la verso direzioni ignote. Alzò lo sguardo dalla strada verso il cielo. Il sole illuminava Roma. Ed anche il suo futuro. L’Italia si affidava di nuovo a Lui. Allo chansonnier. Per il concerto finale. Il suo e quello del suo Paese.

Il declino italiano viene da lontano


 

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Il declino italiano, accentuato nel ventennio Berlusconiano, viene da molto lontano:

Nel grafico, per ogni decade dal 1861, sono riportati il paese con la minore (quadrato) e maggiore (triangolo) crescita; la performance dell’Italia e quella della media dei Paesi Ocse. Dalla figura si evince chiaramente come dagli anni ’70 la crescita economica dell’Italia sia avviata su un sentiero di decrescita, per finire, miseramente, nell’ultima decade a essere il paese con la crescita più bassa a livello internazionale. Questa evidenza, più di mille parole e discorsi, deve chiarire in modo definitivo, che i nostri problemi vengono da lontano e che da almeno 30 anni non abbiamo fatto altro che far finta di nulla rinviando ogni iniziativa capace di interrompere il declino. (Linkiesta)

La crisi economica degli ultimi anni ha peggiorato le cose:

Anche i dati del Centro studi Confindustria sono impietosi: tra il 2007 e il 2013, tutti i settori, tranne il farmaceutico, sono andati in crisi, “autoveicoli” in testa (-45%). Seguiti dal “legno” a -42, tessile (-34%), metallurgia (-29), mobili (-26) chimica (-20), o pellame (19,4%). Per capire le cause di un tale disastro occorre risalire a più ragioni.
….
Per un paese in cui la manifattura ha il 50% del proprio valore aggiunto nell’export, la crescita dei paesi emergenti è stata micidiale. L’Italia è stata spiazzata dalla globalizzazione: se nel 1991-‘92 la Cina occupava il 4% nella produzione manifatturiera, oggi è arrivata al 21,4%; gli Usa sono passati, nello stesso periodo, dal 21,8 al 15,4%; la Germania dal 9,1 al 6,1 e l’Italia dal 5,5 al 3,1%. (Il Fatto Quotidiano)

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Il Primo Maggio della speranza


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“Lavoratori
ricordatevi il 1 maggio di far festa.
In quel giorno gli operai di tutto il mondo,
coscienti dei loro diritti,
lasceranno il lavoro per provare ai padroni che,
malgrado la distanza e la differenza di nazionalità,
di razza e di linguaggio,
i proletari sono tutti concordi
nel voler migliorare la propria sorte
e conquistare di fronte agli oziosi
il posto che è dovuto a chi lavora.
Viva la rivoluzione sociale!
Viva l’Internazionale!”.
(1 maggio 1890, il ‘primo’ in assoluto)
__________________________
Da quel primo maggio sono passati 123 anni. Allora si manifestava per ottenere l’orario di lavoro di otto ore, diritto che per noi è ‘ovvio’ ma che in quel tempo era una chimera. Si lavorava anche 12 ore al giorno e non venivano risparmiati neanche i bambini, già in fabbrica in tenera età.

Non esisteva lo stato sociale, non c’erano sanità pubblica, pensioni, cassa integrazione etc. C’era solo un lavoro sottopagato con il quale sopravvivere miseramente.

Da quel disagio e dalle prime lotte operaie nacquero le associazioni dei lavoratori, i partiti di Sinistra e poi i Sindacati e tutte quelle istituzioni sociali e politiche che hanno contribuito all’affermazione dei diritti che regolano la nostra società.

Tali diritti però, lentamente ma inesorabilmente, cominciano ad essere attaccati, ridotti, limitati. Nel nome di cosa? Del progresso? No, del massimo profitto. Di quella distorsione figlia del Capitalismo che sta distruggendo la società occidentale avvicinandola ai sistemi del terzo mondo o dei paesi in via di sviluppo.

Oggi si festeggia un Primo Maggio pieno di incertezze, per il futuro del Paese. La crisi economica si fa sentire, in quasi tutti i settori produttivi. Si respira un clima di pessimismo, la sfiducia è diffusa. Eppure non ci si può abbattere davanti alle difficoltà.

Che sia una Festa di Speranza, quindi. Perchè quella non possono togliercela. Una persona senza sogni e senza speranze non può sopravvivere. E l’Italia, malgrado tutti i limiti ben conosciuti, merita di vivere, non solo di sopravvivere!

Buon Primo Maggio!

PD, come ricominciare? Un nome c’è: Giuseppe Civati


Non ha una corrente politica, era definito un ‘rottamatore’ quando, assieme a Renzi, aveva proposto un cambiamento generazionale (e non solo) all’interno del Partito. Poi il sindaco di Firenze è stato avvolto dall’ambizione e dall’egocentrismo che lo contraddistinguono e le loro strade si sono divise.

Durante la crisi istituzionale post-elezioni ha mantenuto un profilo basso, è suo il suggerimento di eleggere alla Presidenza delle Camere personalità fuori dai partiti come Laura Boldrini e Pietro Grasso.

Ha detto NO a Marini, ha cercato di convincere il proprio partito a votare Stefano Rodotà. Si è astenuto nella elezione di Napolitano per manifestare dissenso contro l’ipotesi di ‘governissimo’.

Altro che Fabrizio Barca o Matteo Renzi. Il Partito Democratico non ha bisogno di ‘tecnici esterni’ filosofeggianti o di egocentrici palloni gonfiati poveri di contenuti. C’è necessità di rinnovamento e di concretezza ma soprattuto di buonenso. Tre caratteristiche di Giuseppe Civati.

Il PD ricominci da lui, per tornare a sperare in un CentroSinistra in grado di cambiare davvero il Paese.