Investitori esteri in fuga e Salvini cerca la rottura prima di essere abbattuto dallo spread


Quattro indizi che ci fanno capire cosa accadrà da qui a qualche mese:

1. Negli ultimi mesi si sta verificando una fuga degli investitori esteri dai titoli di stato italiani
2. Il governo continua a minacciare l’UE senza avere la forza per poterlo fare
3. Giorgetti ha più volte detto che si teme l’avvio di una forte speculazione finanziaria tra settembre ed ottobre, durante il varo della finanziaria
4. Salvini alza sempre più il tiro contro tutto e tutti in merito ai migranti, cercando palesemente la rottura con parte dei 5 stelle e con il capo dello stato

È abbastanza chiaro come il leader della lega stia cercando di mandare in crisi il governo prima che il governo venga abbattuto dalle turbolenze finanziarie o sia costretto ad accantonare le promesse irrealizzabili di flat tax e nazionalizzazioni varie.

Rompere prima di essere sbugiardato. Gli riuscirà? Vedremo.

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Il 2016 tra crisi internazionali, emergenze ed elezioni (USA in primis)


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Nel 2016 vi saranno molti appuntamenti importanti. Iniziando dalla politica.

Europa e resto del Mondo

La Spagna rappresenta una incognita. Germania ed Unione europea spingono per una grande coalizione PP-PSOE. Gli spagnoli però non sono abituati a tale scenario e non è detto che alla fine prevalgano altre scelte. Un governo di minoranza (popolare o di coalizione centro-destra) o un governo di Sinistra (con socialisti e progressisti sostenuti da Podemos). Il ricorso a nuove elezioni entro l’anno sembra non così scontato.

Dodici mesi di consultazioni. Elezioni presidenziali in Portogallo nel mese di gennaio. A Febbraio si darà il via alle primarie presidenziali negli Stati Uniti. Se la candidatura di Clinton appare solida, sul fronte repubblicano non è ancora chiaro chi potrà realmente prevalere tra il populismo di Trump e gli altri candidati. Sempre a febbraio elezioni parlamentari in Iran. Ad aprile tocca all’Irlanda. A giugno le presidenziali in Islanda. Poi due appuntamenti importanti. Le elezioni della Duma russa daranno il quadro della forza di Putin. A novembre infine la sfida delle sfide, le Presidenziali negli Stati Uniti decideranno il Comandante in Capo per i prossimi 4 anni. Duello Trump-Clinton?

In Europa il fronte anti-sistema sarà messo alla prova. Dal Governo Tsipras (di Sinistra) a quelli di Polonia ed Ungheria (di destra),a chi potrà far pesare i propri voti (Podemos). Gli altri (Le Pen, Salvini, Grillo, Farage) staranno a guardare. Il loro consenso sarà pari all’aumento delle emergenze (finanziaria, migratoria, sul terrorismo). E nel 2017 si vota in Francia.  Anche Angela Merkel potrebbe vivere periodi di tensioni interne, soprattutto in merito al tema immigrazione.

Il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, a 'Porta a Porta', il 21 gennaio 2014 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Italia

Anche l’Italia avrà due appuntamenti elettorali importanti. Le comunali in primavera, con al voto città importanti come Roma, Napoli, Milano e Torino. E poi il referendum confermativo sulla Riforma Costituzionale voluta dal governo. Due banchi di prova importanti per Renzi. Se sul quesito referendario è scontato un ampio successo, le sfide locali potrebbero riservare sorprese, soprattutto sul fronte 5 Stelle. Molti guardano a Roma. Milano sarà probabilmente appannaggio di Sala (qualora prevalga nelle primarie). Napoli altra incognita. A Torino Fassino cerca il bis. Qualora il movimento candiderà personaggi credibili, potrebbe anche averla vinta in almeno un capoluogo.

Renzi, oramai etichettato da molti come ‘neoberlusconiano’ per le politiche liberalconservatrici attuate su Lavoro (Jobs Act), Scuola e Fisco (no tasse sulla prima casa per tutti) dovrebbe aggiustare il tiro ‘coprendosi’ a Sinistra. Sarà forse l’anno delle Unione Civili, dello Ius soli e dell’inasprimento dei provvedimenti contro i reati. Chissà se questo gioverà alla sua popolarità. Una cosa è certa. Il 2016 inizia nel segno del Premier, per mancanza di avversari. Forza Italia è in disfacimento, con Verdini che recluta parlamentari ogni giorno. Berlusconi non sembra poter fare nulla per arrestare la caduta ed insegue il nuovo leader del Centrodestra ovvero Matteo Salvini. Il populismo leghista paga ancora ed i temi nazionali ed internazionali (immigrazione, sicurezza, pericolo attentati) saranno determinanti per accrescerne ulteriormente il consenso. I 5 Stelle sono ancora in fase di ‘maturazione politica’ e le amministrative potrebbero far fare loro un importante salto di qualità o arrestarne il consenso. Il resto è nulla. A Sinistra del PD c’è il vuoto. Sel, ora Sinistra Italiana assieme ad ex PD, non sembra impensierire Renzi, così come Possibile di Civati. Anche il Centro è annichilito dal decisionismo renziano. Le scelte ‘progressiste’ sui diritti civili potrebbero però consegnare qualche elettore in più ad Alfano e soci.

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Fronti caldi nel Mondo

Infine l’instabilità sui fronti caldi del Pianeta. Dalla Siria all’Iraq passando per la Libia, lo Yemen (senza dimenticare l’Egitto). L’ISIS nel 2015, aldilà degli attentati organizzati nel Mondo, ha perso terreno in Siria ed Iraq. Curdi e coalizione internazionale hanno recuperato terreno. C’è da capire come si muoverà Al Baghdadi per conquistare consenso e finanziamenti e se il fronte anti-ISIS riuscirà a trovare un accordo duraturo tra i vari attori in gioco (ribelli, Assad, Curdi, Stati Uniti, Russia, Europa, Turchia etc).

In Europa si temono attentati in Italia, Germania e Gran Bretagna. Il Giubileo potrebbe essere una ghiotta occasione anche se la risposta occidentale sarebbe poi inevitabile ed il tutto potrebbe assumere i contorni di una Guerra Santa tra religioni, cosa che l’ISIS non credo abbia intenzione di intraprendere (dichiarazioni di facciata a parte). Bisogna però considerare anche le schegge impazzite del terrorismo, non controllabili.

Cina e Stati Uniti rischiano di scontrarsi ‘economicamente’ nel fronte asiatico. Le manovre cinesi negli arcipelaghi Spratly e Paracel (ricchi di petrolio, gas e snodo commerciale) indispettiscono Washington che cerca alleanze nei paesi vicini (Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia).

Sul fronte russo, se ancora ci sono tensioni per l’Ucraina e si dialoga in chiave ‘soluzione in mediorente’, nuove fonti di scontro sono in Europa. Il Montenegro aderirà alla Nato e Putin è fermamente contrario. Si profilano tensioni e piccole ripicche. Senza trascurare gli scontri con la Turchia, destinate ad inasprirsi.

In Venezuela, dopo la sconfitta di Maduro nelle elezioni parlamentari, la situazione potrebbe precipitare. Anche il Brasile non se la passa bene, con un procedimento di impeachment per la Presidente.

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Crisi umanitarie

Le crisi umanitarie non saranno assenti. Da quelle dei migranti in fuga dalle guerre (dipenderà dalla evoluzione in Libia, Siria, Iraq, Yemen, Sudan, Africa sub-sahariana) ad una possibile nuova emergenza in Nepal, devastato dal recente terremoto. Vi sono poi le emergenze umanitarie ‘dimenticate’ dai media. (El Salvador, Honduras e Guatemala su tutte, secondo Reuters) e quelle pronte ad esplodere (Congo e Burundi) o a riesplodere (Ucraina)

Accordi internazionali (e crisi finanziarie)

Alcuni accordi importanti stipulati nel 2015 (dal TTIP/TTP al nucleare iraniano, fino ad arrivare all’accordo sul clima) potrebbero avere sviluppi nell’anno appena iniziato o essere clamorosamente smentiti dai fatti o superati dagli eventi. Il prezzo del petrolio continuerà a scendere? Altre crisi finanziarie saranno destinate ad esplodere in Europa o nel resto del Pianeta?

Sport e Società

Il 2016 sarà anche un anno di Sport. A giugno gli Europei in Francia, ad agosto le Olimpiadi in Brasile. Ed a maggio si chiude la Serie A. Sarà una sfida a tre tra Inter, Juve e Napoli?

Per finire gli eventi nostrani. Facile prevedere nuovi scandali, arresti più o meno eccellenti. Inchieste più o meno clamorose. (Pensate a grandi eventi ed aspettatevi grandi casini, Giubileo in primis?). Solita cronaca nera e pollaio nei talk politici. E l’Oscar, Sanremo, Masterchef, Amici, X Factor? Chi vincerà le sfide più attese della Tv e del Cinema? Infine i lutti eccellenti. Chi ci lascerà nel 2016? Tra musicisti, attori, scrittori, economisti e politici la lista sarà composita. Nessuna previsione quest’anno però.

Pezzo lungo il mio, tante parole ma in realtà l’anno è tutto da scrivere (e da vivere). Ed il primo capitolo è già iniziato!

 

Il Concerto finale


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La Tv stava trasmettendo la diretta dalla Camera dei Deputati. In sottofondo si udivano gli applausi dell’aula. Il nuovo Presidente, appena eletto, si apprestava al giuramento ed al discorso inaugurale.

Lui invece se ne stava lì, in poltrona, nel suo studio. Molti lo attorniavano. Collaboratori, amici fedeli, vecchi e nuovi cortigiani. Si sperticavano in complimenti e segni di approvazione. Li ascoltava, annuiva, sorrideva ma il suo sguardo era proiettato verso il televisore.

Eccolo, il Capo dello Stato. Arrivato nello scranno della Presidenza della Camera, prendeva la parola e prestava il sacro giuramento. Come da articolo 91 della Carta Costituzionale, il Presidente pronunciava, con voce pacata e sottile, le parole magiche : « Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione ». La pacatezza, il suo marchio di fabbrica. Da sempre. Assieme alle innate capacità strategiche.

“Potevo esserci io al suo posto” pensava tra se, mentre il nuovo Presidente della Repubblica formulava il suo breve discorso. Al Quirinale ora c’era un uomo di sua fiducia. Da sempre fidato consigliere. Mai infedele, anche nei momenti di maggiore distanza. Lo aveva portato con se a Palazzo Chigi, gli aveva affidato la guida dei Servizi segreti. Il suo ruolo era stato spesso determinante per sedare beghe di partito e tra alleati di governo. Adesso avrebbe occupato la poltrona più alta. Ed avrebbe ‘vegliato’ su di lui, sui suoi interessi, sulla sua futura libertà.

Già, la libertà. Quella formale sarebbe tornata tra pochi giorni, allo scadere della pena. Ma non bastava. Alcuni magistrati rischiavano di regalare altri problemi in futuro. Problemi che sabbero stati presto risolti.

Entro poche settimane un nuovo Governo avrebbe visto la luce. Un Governo amico. Un volto nuovo alla guida. Una squadra rinnovata. La coalizione con cui era riuscito a vincere le elezioni, seppur ampia e rissosa, gli aveva assicurato di poter sistemare presto ogni cosa. Leggi, decreti e provvedimenti quasi immediati per bloccare le sentenze in arrivo, ridiscutere la condanna già scontata e modificare i regolamenti per permettere un suo eventuale ritorno a Palazzo Chigi.

Tempo. Era solo questione di tempo. Da sempre suo amico, gli avrebbe presto regalato la riabilitazione finale. Gli si inumidirono gli occhi, per un attimo.

Mentre il Capo dello Stato terminava di parlare ed un nuovo applauso copriva i commenti dei giornalisti presenti alla diretta parlamentare, il suo pensiero volgeva al futuro. Un futuro fatto di rivalse. Verso chi lo aveva dato per ‘finito’. La stampa nazionale ed internazionale, gli avversari politici, persino non pochi dei ‘suoi’.

Nella tv, sempre accesa, veniva ora inquadrato il leader dell’opposizione mentre stringeva la mano del capogruppo del suo partito. Eccolo lì. Giovane, carismatico, mediaticamente spendibile ma puntualmente sconfitto. Dalle beghe interne al proprio partito, dalla ampia ‘offerta politica’ fornita dalla coalizione vincitrice, dalla legge elettorale concordata e che lo aveva rilanciato politicamente.

Si alzò dalla poltrona e si diresse verso la finestra dello studio. La spalancò. Un caldo tepore primaverile lo avvolse. Guardò fuori. La vita caotica procedeva regolarmente. Traffico, persone indaffarate che correvano qua e la verso direzioni ignote. Alzò lo sguardo dalla strada verso il cielo. Il sole illuminava Roma. Ed anche il suo futuro. L’Italia si affidava di nuovo a Lui. Allo chansonnier. Per il concerto finale. Il suo e quello del suo Paese.

Il declino italiano viene da lontano


 

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Il declino italiano, accentuato nel ventennio Berlusconiano, viene da molto lontano:

Nel grafico, per ogni decade dal 1861, sono riportati il paese con la minore (quadrato) e maggiore (triangolo) crescita; la performance dell’Italia e quella della media dei Paesi Ocse. Dalla figura si evince chiaramente come dagli anni ’70 la crescita economica dell’Italia sia avviata su un sentiero di decrescita, per finire, miseramente, nell’ultima decade a essere il paese con la crescita più bassa a livello internazionale. Questa evidenza, più di mille parole e discorsi, deve chiarire in modo definitivo, che i nostri problemi vengono da lontano e che da almeno 30 anni non abbiamo fatto altro che far finta di nulla rinviando ogni iniziativa capace di interrompere il declino. (Linkiesta)

La crisi economica degli ultimi anni ha peggiorato le cose:

Anche i dati del Centro studi Confindustria sono impietosi: tra il 2007 e il 2013, tutti i settori, tranne il farmaceutico, sono andati in crisi, “autoveicoli” in testa (-45%). Seguiti dal “legno” a -42, tessile (-34%), metallurgia (-29), mobili (-26) chimica (-20), o pellame (19,4%). Per capire le cause di un tale disastro occorre risalire a più ragioni.
….
Per un paese in cui la manifattura ha il 50% del proprio valore aggiunto nell’export, la crescita dei paesi emergenti è stata micidiale. L’Italia è stata spiazzata dalla globalizzazione: se nel 1991-‘92 la Cina occupava il 4% nella produzione manifatturiera, oggi è arrivata al 21,4%; gli Usa sono passati, nello stesso periodo, dal 21,8 al 15,4%; la Germania dal 9,1 al 6,1 e l’Italia dal 5,5 al 3,1%. (Il Fatto Quotidiano)

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Il Primo Maggio della speranza


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“Lavoratori
ricordatevi il 1 maggio di far festa.
In quel giorno gli operai di tutto il mondo,
coscienti dei loro diritti,
lasceranno il lavoro per provare ai padroni che,
malgrado la distanza e la differenza di nazionalità,
di razza e di linguaggio,
i proletari sono tutti concordi
nel voler migliorare la propria sorte
e conquistare di fronte agli oziosi
il posto che è dovuto a chi lavora.
Viva la rivoluzione sociale!
Viva l’Internazionale!”.
(1 maggio 1890, il ‘primo’ in assoluto)
__________________________
Da quel primo maggio sono passati 123 anni. Allora si manifestava per ottenere l’orario di lavoro di otto ore, diritto che per noi è ‘ovvio’ ma che in quel tempo era una chimera. Si lavorava anche 12 ore al giorno e non venivano risparmiati neanche i bambini, già in fabbrica in tenera età.

Non esisteva lo stato sociale, non c’erano sanità pubblica, pensioni, cassa integrazione etc. C’era solo un lavoro sottopagato con il quale sopravvivere miseramente.

Da quel disagio e dalle prime lotte operaie nacquero le associazioni dei lavoratori, i partiti di Sinistra e poi i Sindacati e tutte quelle istituzioni sociali e politiche che hanno contribuito all’affermazione dei diritti che regolano la nostra società.

Tali diritti però, lentamente ma inesorabilmente, cominciano ad essere attaccati, ridotti, limitati. Nel nome di cosa? Del progresso? No, del massimo profitto. Di quella distorsione figlia del Capitalismo che sta distruggendo la società occidentale avvicinandola ai sistemi del terzo mondo o dei paesi in via di sviluppo.

Oggi si festeggia un Primo Maggio pieno di incertezze, per il futuro del Paese. La crisi economica si fa sentire, in quasi tutti i settori produttivi. Si respira un clima di pessimismo, la sfiducia è diffusa. Eppure non ci si può abbattere davanti alle difficoltà.

Che sia una Festa di Speranza, quindi. Perchè quella non possono togliercela. Una persona senza sogni e senza speranze non può sopravvivere. E l’Italia, malgrado tutti i limiti ben conosciuti, merita di vivere, non solo di sopravvivere!

Buon Primo Maggio!

PD, come ricominciare? Un nome c’è: Giuseppe Civati


Non ha una corrente politica, era definito un ‘rottamatore’ quando, assieme a Renzi, aveva proposto un cambiamento generazionale (e non solo) all’interno del Partito. Poi il sindaco di Firenze è stato avvolto dall’ambizione e dall’egocentrismo che lo contraddistinguono e le loro strade si sono divise.

Durante la crisi istituzionale post-elezioni ha mantenuto un profilo basso, è suo il suggerimento di eleggere alla Presidenza delle Camere personalità fuori dai partiti come Laura Boldrini e Pietro Grasso.

Ha detto NO a Marini, ha cercato di convincere il proprio partito a votare Stefano Rodotà. Si è astenuto nella elezione di Napolitano per manifestare dissenso contro l’ipotesi di ‘governissimo’.

Altro che Fabrizio Barca o Matteo Renzi. Il Partito Democratico non ha bisogno di ‘tecnici esterni’ filosofeggianti o di egocentrici palloni gonfiati poveri di contenuti. C’è necessità di rinnovamento e di concretezza ma soprattuto di buonenso. Tre caratteristiche di Giuseppe Civati.

Il PD ricominci da lui, per tornare a sperare in un CentroSinistra in grado di cambiare davvero il Paese.

Bersani non rinuncia e chiede a Napolitano di riconsultare i partiti


La non rinuncia di Bersani, secondo me, può avere la seguente motivazione: rinunciando all’incarico, si sarebbe data mano libera a Napolitano per nominare un Saccomanni o simile, un governo tecnico che avrebbe avuto da subito l’appoggio di Pdl e Monti e che quindi avrebbe ‘messo al muro’ il PD, quasi costringendolo ad appoggiarlo.
La non rinuncia di Bersani potrebbe significare “la linea è la nostra, gli otto punti ed un governo senza il Pdl, vedi tu (Napolitano) se riesci a trovare un nome per il Premier che possa avere i numeri al Senato”. Un modo per ‘legare le mani’ al Presidente della Repubblica e costringerlo a portare avanti la linea di un governo di cambiamento (magari Civico) senza i voti di Berlusconi.

L’ultimo anno e mezzo di Napolitano è stato pessimo. Prima la scelta di Monti per il governo tecnico, scelta che si è rivelata sbagliata sotto molti punti di vista, da quello della linea politico-economica a quello puramente strategico (con la discesa in campo del Premier). Poi la caparbietà di volere un governo Pd-Pdl, scelta che regalerà milioni di voti a Beppe Grillo.

Vediamo quanti danni farà negli ultimi 15 giorni di mandato.

Gli 8 punti di Bersani a cui Grillo dirà di NO


I video della direzione del PD

Gli otto punti di Bersani che verranno respinti da Grillo:

1. Fuori dalla gabbia dell’austerità. Il Governo italiano si fa protagonista attivo di una correzione delle politiche europee di stabilità. Una correzione irrinunciabile dato che dopo 5 anni di austerità e di svalutazione del lavoro i debiti pubblici aumentano ovunque nell’eurozona. Si tratta di conciliare la disciplina di bilancio con investimenti pubblici produttivi e di ottenere maggiore elasticità negli obiettivi di medio termine della finanza pubblica. L’avvitamento fra austerità e recessione mette a rischio la democrazia rappresentativa e le leve della governabilità. L’aggiustamento di debito e deficit sono obiettivi di medio termine. L’immediata emergenza sta nell’economia reale e nell’occupazione.

2. Misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro
– Pagamenti della Pubblica Amministrazione alle imprese con emissione di titoli del tesoro dedicati e potenziamento a trecentosessanta gradi degli strumenti di Cassa Depositi e Prestiti per la finanza d’impresa.
– Allentamento del Patto di stabilità degli Enti locali per rafforzare gli sportelli sociali e per un piano di piccole opere a cominciare da scuole e strutture sanitarie.
– Programma per la banda larga e lo sviluppi dell’ICT.
– Riduzione del costo del lavoro stabile per eliminare i vantaggi di costo del lavoro precario e superamento degli automatismi della legge Fornero.
– Salario o compenso minimo per chi non ha copertura contrattuale.
– Avvio della universalizzazione delle indennità di disoccupazione e introduzione di un reddito minimo d’inserimento.
– Salvaguardia esodati.
– Avvio della spending review con il sistema delle autonomie e definizione di piani di riorganizzazione di ogni Pubblica Amministrazione.
– Riduzione e redistribuzione dell’IMU secondo le proposte già avanzate dal PD.
– Misure per la tracciabilità e la fedeltà fiscale, blocco dei condoni e rivisitazione delle procedure di Equitalia.
Ciascun intervento sugli investimenti e il lavoro sarà rafforzato al Sud, anche in coordinamento con i fondi comunitari.

3. Riforma della politica e della vita pubblica
– Norme costituzionali per il dimezzamento dei Parlamentari e per la cancellazione in Costituzione delle Province.
– Revisione degli emolumenti di Parlamentari e Consiglieri Regionali con riferimento al trattamento economico dei Sindaci.
– Norme per il disboscamento di società pubbliche e miste pubblico-private.
– Riduzione costi della burocrazia con revisione dei compensi per doppie funzioni e incarichi professionali.
– Legge sui Partiti con riferimento alla democrazia interna, ai codici etici, all’accesso alle candidature e al finanziamento.
– Legge elettorale con riproposizione della proposta PD sul doppio turno di collegio.

4. Voltare pagina sulla giustizia e sull’equità
– Legge sulla corruzione, sulla revisione della prescrizione, sul reato di autoriciclaggio.
– Norme efficaci sul falso in bilancio, sul voto di scambio e sul voto di scambio mafioso.
– Nuove norme sulle frodi fiscali.

5. Legge sui conflitti di interesse, sull’incandidabilità, l’ineleggibilità e sui doppi incarichi.
Le norme sui conflitti di interesse si propongono sulla falsariga del progetto approvato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera nella XV Legislatura che fa largamente riferimento alla proposta Elia-Onida-Cheli-Bassanini.

6. Economia verde e sviluppo sostenibile
– Estensione del 55% per le ristrutturazioni edilizie a fini di efficienza energetica.
– Programma pubblico-privato per la riqualificazione del costruito e norme a favore del recupero delle aree dismesse e degradate e contro il consumo del suolo.
– Piano bonifiche.
– Piano per lo sviluppo delle smart grid.
– Rivisitazione e ottimizzazione del ciclo rifiuti (da costo a risorsa economica). Conferenza nazionale in autunno.

7. Prime norme sui diritti
– Norme sull’acquisto della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri e per minori nati in Italia.
– Norme sulle unioni civili di coppie omosessuali secondo i principi della legge tedesca che fa discendere effetti analoghi a quelli discendenti dal matrimonio e regola in modo specifico le responsabilità genitoriali.
– Legge sul femminicidio.

8. Istruzione e ricerca
– Contrasto all’abbandono scolastico e potenziamento del diritto allo studio con risorse nazionali e comunitarie.
– Adeguamento e messa in sicurezza delle strutture scolastiche nel programma per le piccole opere.
– Organico funzionale stabile, piano per esaurimento graduatorie dei precari della scuola e reclutamento deiricercatori.

Il CentroSinistra non ha mai avuto un maggioranza stabile, avrebbe potuto averla questa volta ma gli italiani hanno deciso di premiare Grillo. Il risultato è che Grillo dirà di No a Bersani e cosi torneranno in auge i Veltroni/D’Alema/Fioroni.

La ggggente non ha capito che, con tutti i limiti comunicativi che aveva, Bersani era uno dei pochi nel PD ad avere una impronta di Sinistra e scollegata ai burocrati che avevano gestito il PCI-PDS-DS-PD. E’ stato un buon amministratore ed un buon Ministro e con Vendola avrebbe potuto proporre cose interessanti. Ma la ggggente non si è fidata ed ha preferito affidarsi ai pifferai magici.

Fermo restando che a mio avviso il Segretario PD non dovrebbe proporsi come Premier credo a Grillo non convenga dire si a Bersani, perche poi dovrebbe governare davvero e non potrebbe piu strillare come è abituato a fare da tre anni. Gli conviene che PD e PDL si alleino cosicchè potrà aumentare consenso.

A Grillo, dell’Italia, non gliene frega nulla.