Lodo Alfano, gli italiani d’accordo con la Consulta, mentre il centrodestra…


A pochi giorni dalla bocciatura del Lodo, l’istituto demoscopico SWG ha pubblicato alcuni sondaggi in merito alla vicenda:

Ed il governo prepara il contrattacco verso la Magistratura. Leggiamo da Polisblog:

La prima proposta di legge patrocinata dal Ministro Alfano, dopo la sentenza della Consulta sul “lodo”, è una riforma del Consiglio Superiore della Magistratura intesa soprattutto a modificare il sistema di composizione dell’organo. La novità più importante? L’elezione dei consiglieri dovrà essere preceduta da un sorteggio.. I fortunati estratti vinceranno il diritto all’elettorato passivo! Potranno essere eletti. Gli altri a casa. Magari ritenteranno la prossima volta!…..

La proposta di legge intenderebbe introdurre un sorteggio preventivo all’elezione dei membri eletti dai magistrati. Una misura probabilmente incostituzionale, in quanto lesiva del diritto all’elettorato passivo dei magistrati stessi (e, dunque, dell’articolo 104 della Costituzione). L’intento sarebbe quello di combattere il tanto vituperato fenomeno del “correntismo”, ritenuto causa e manifestazione di un’ormai dilagante “politicizzazione” della magistratura. La legge dovrebbe essere promulgata dal Capo dello Stato, rappresentante dell’unità nazionale, garante politico della Costituzione, nonché Presidente del C.S.M. stesso.

C0s’altro dire, prosegue il conflitto istituzionale tra Berlusconi e le altre cariche dello stato. In difesa dei suoi interessi naturalmente.

Di Pietro attacca Napolitano


Di Pietro di nuovo su tutti i media in prima pagina, per il suo attacco a Napolitano, contro il lodo Alfano e la sospensione dei magistrati di Salerno. Veltroni ci mette una settimana per “bucare” un pochino il video mentre all’ex PM basta una giornata per andare su tutti i tg nazionali e far “notizia”.

Di Pietro: “Giudizio poco da arbitro”. Dal palco, Antonio Di Pietro ha stigmatizzato la rimozione dello striscione e si è rivolto direttamente al capo dello Stato: “Lei dovrebbe essere l’arbitro, a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzi. Noi la rispettiamo – ha aggiunto il leader Idv – ma lo possiamo dire o no, rispettosamente, che non siamo d’accordo che si lasci passare il Lodo Alfano, che non siamo d’accordo nel vedere i terroristi che fanno i sapientoni mentre le vittime vengono dimenticate?”. “Il silenzio è mafioso, e per questo non voglio rimanere in silenzio”, ha detto ancora Di Pietro, che poi si è di nuovo rivolto a Napolitano: “Dica che i mercanti devono andare fuori dal tempio, dal Parlamento e noi lo approveremo”.

I motivi della protesta. Al centro della protesta la sospensione, decisa dal Csm, del procuratore capo di Salerno Luigi Apicella, un provvedimento che, secondo un volantino diffuso dai promotori, sarebbe segnale di “grave ingerenza del potere politico nei confronti dell’autonomia della magistratura”. Tra i protagonisti della giornata, che si alternano sul palco allestito di fronte al palazzo dell’ambasciata francese, Salvatore Borsellino, Beppe Grillo, Marco Travaglio e Antonio Di Pietro.

La replica del Quirinale. La Presidenza della Repubblica – si legge in un comunicato – è totalmente estranea alla vicenda dello striscione nella manifestazione svoltasi oggi in piazza Farnese a cui fa riferimento l’onerevole Di Pietro. Del tutto pretestuose sono comunque da considerare le offensive espressioni usate per contestare presunti “silenzi” del capo dello Stato, le cui prese di posizione avvengono nella scrupolosa osservanza delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce.

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/giustizia-8/manifestazione-di-pietro/manifestazione-di-pietro.html

Scontro tra Procure, un riassunto della vicenda.


In questi giorni la giustizia italiana è sconvolta dalla “Guerra delle Procure” scoppiata tra Salerno e Catanzaro. Napolitano, presidente CSM, si dice preoccupato. Mai nella storia della Repubblica si è vista una situazione simile. Il CentroDestra coglie l’occasione per spingere sull’acceleratore di una Riforma complessiva del sistema giudiziario.

Ma cosa sta accadendo? Molti di voi se lo staranno chiedendo. Da cosa nasce questo scontro? Usufruendo del sito “La Repubblica” cerchiamo di ricostruire la vicenza. Tutto ebbe inizio nell’ottobre 2007. Si era in piena polemica per le indagini svolte dal PM della Procura di Catanzaro Luigi De Magistris. L’inchiesta era denominata WHY NOT e vedeva coinvolti anche il Premier Prodi ed il Ministro della Giustizia Mastella: queste le accuse mosse da De Magistris

CATANZARO – Il ministro della Giustizia Clemente Mastella risulterebbe iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Catanzaro fin dallo scorso 14 ottobre nell’ambito dell’inchiesta “Why Not”. “Lo apprendo da notizie giornalistiche – dice il Guardasigilli – se così è, dichiaro di attendere serenamente gli sviluppi di questa situazione”.

………

Le ipotesi di reato. Abuso di ufficio e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete: queste le ipotesi di reato per cui Mastella risulterebbe indagato.

L’indagine. Il 18 giugno scorso l’indagine era sfociata nell’emissione di 24 avvisi di garanzia ad esponenti politici del centrosinistra e del centrodestra, al capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza e ad alcuni imprenditori. Al centro dell’inchiesta, gli intrecci fra un presunto comitato d’affari che gestiva fondi europei ed una loggia massonica con sede a San Marino.

……

Il coinvolgimento di Mastella. Il coinvolgimento del Guardasigilli nell’inchiesta sarebbe motivato dai suoi presunti rapporti con l’imprenditore Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria e personaggio centrale dell’inchiesta. L’indagine, infatti, ruoterebbe attorno alla vasta attività imprenditoriale di Saladino, titolare in passato di una società di lavoro interinale denominata “Why Not”. Agli atti figurano, tra l’altro, intercettazioni di colloqui telefonici tra Mastella e Saladino.

Da notare che un mese prima, nel settembre 2007, dopo una estate rovente in cui si era parlato dell’iscrizione di Prodi nel registro degli indagati in seguito alle inchieste di De Magistris, lo stesso Ministro Mastella, sfruttando la nuova riforma varata da tutto il CentroSinistra,  aveva chiesto il trasferimento del PM di Catanzaro. Ecco la notizia:

Il ministro della giustizia Mastella ha chiesto al Csm il trasferimento cautelare di ufficio per il pm di Catanzaro Luigi De Magistris e del procuratore Capo Mariano Lombardi. La richiesta – secondo quanto si è appreso – è arrivata a conclusione dell’istruttoria condotta dagli ispettori del ministero negli uffici giudiziari di Catanzaro. L’iniziativa di Mastella si riferisce alla inchiesta amministrativa avviata dai suoi ispettori presso gli uffici giudiziari di Potenza, quella su Catanzaro è in fase conclusiva.

La relazione di 300 pagine è stata inviata alla prima commissione del Csm e riguarda l’inchiesta sulle “toghe lucane”, vale a dire il presunto comitato di affari che avrebbe agito in Basilicata e sul quale ha indagato De Magistris. L’indagine era già partita nel mese di maggio.

Gli ispettori di Mastella avrebbero rilevato “gravi anomalie” nella gestione del fascicolo, contestando a De Magistris il suo rifiuto a riferire gli sviluppi dell’inchiesta al procuratore capo Lombardi, mentre quest’ultimo sarebbe “incolpato” per non aver esercitato alcun controllo sul suo sostituto.

Ricapitolando, De Magistris indaga su un presunto  comitato d’affari. L’inchiesta denominata “Why not”, il 18 giugno 2007 era sfociata nell’emissione di 24 avvisi di garanzia ad esponenti politici del centrosinistra e del centrodestra, al capo di stato maggiore della Guardia di Finanza, e ad alcuni imprenditori, più una serie di sequestri di documenti e materiale informatico. Al centro delle indagini gli intrecci fra un presunto comitato d’affari che gestiva fondi europei ed una loggia massonica con sede a San Marino.  In questa inchiesta si parlava anche di un coinvolgimento di Prodi. Mastella prende quindi dei provvedimenti chiedendo il trasferimento di De Magistris, intanto il magistrato rilascia interviste tv.

Il 20 ottobre 2007 la Procura di Catanzaro decide di togliere l’inchiesta Why Not a De Magistris, vista anche la richiesta di trasferimento inoltrata da Mastella:

CATANZARO La Procura generale di Catanzaro ha avocato l’inchiesta “Why Not” sul presunto uso illecito di finanziamenti pubblici di cui era titolare il pm Luigi De Magistris. Nell’inchiesta sono coinvolti, tra gli altri, il presidente del consiglio Romano Prodi e il ministro della Giustizia Clemente Mastella – iscritto nel registro degli indagati – che ha chiesto il trasferimento di De Magistris. Il pm ribatte battagliero: “Ci avviamo al crollo dello stato di diritto, registrandosi la fine dell’indipendenza e dell’autonomia dei magistrati quale potere diffuso. E’ un fatto di una gravità inaudita.

De Magistris: “Motivazione inconsistente”. Il magistrato ha detto di essere in attesa di conoscere le motivazioni formali, “ma se la motivizione è quella dell’incompatibilità perché risulta indagato il ministro Mastella, è assolutamente inconsistente in fatto e in diritto, perché non esiste che con questo tipo di motivazione si possa togliere un’indagine di questo tipo, ci sono precedenti a pioggia nella giurisprudenza italiana. Aspetto che il provvedimento mi venga notificato per esercitare tutti i diritti previsti dall’ordinamento democratico ed attendo di sapere se ci sono ancora le condizioni per fare il lavoro di magistrato in Calabria e nel Paese”.

Dopo la sottrazione dell’inchiesta, la richiesta di trasferimento viene accolta dal CSM e quindi De Magistris è costretto a lasciare Catanzaro, viene trasferito a Napoli:

ROMA (….) La toga che ha inviato avvisi di garanzia a Prodi e Mastella ha perso la battaglia per restare pm a Catanzaro. Hanno vinto l’ ex Guardasigilli, gli ispettori del ministero, il pg della Cassazione. La sezione disciplinare del Csm non solo lo ha censurato, ma ha deciso che non può più fare il pm e deve andarsene dalla Calabria. In una parola, lo ha condannato per non aver rispettato la legge in una serie di episodi. Lo ha assolto per i suoi rapporti con la stampa. Il vice presidente del Csm Nicola Mancino parla di «discussione serena e condivisione unanime». De Magistris se ne va turbatissimo e pronto a dare battaglia: «Il Csm ha scritto una pagina profondamente ingiusta e inaccettabile su un magistrato che non ha fatto altro che esercitare il proprio dovere per cui i cittadini sono uguali davanti alla legge». Ancora: «Userò ogni strumento previsto dall’ ordinamento democratico per dimostrare la correttezza del mio operato».

Ma non finisce qui. La Procura di Salerno infatti ha dato ragione all’ex PM e pochi giorni fa ha inviato avvisi di garanzia alla Procura di Catanzaro. La Procura sospetta che i colleghi calabresi abbiamo commesso degli illeciti nel sottrarre all’indagine dell’ex pm De Magistris:

CATANZAROPerquisizioni e avvisi di garanzia ai magistrati di Catanzaro. La procura di Salerno sospetta che i colleghi calabresi abbiamo commesso degli illeciti nel sottrarre all’indagine dell’ex pm De Magistris l’inchiesta Why not in cui erano coinvolti l’ex premier Romano Prodi e l’ex Guardasigilli Clemente Mastella.richiesta di trasferimento presentata dall’allora ministro della giustizia Clementa Mastella, il magistrato era stato spostato al tribunale di Napoli, e il caso sembrava chiuso.un illecito sottrarre all’ex pm le inchieste “Poseidone”, sulla presunta cattiva gestione in Calabria dei processi di depurazione, e “Why not”, sul sospetto uso improprio di finanziamenti pubblici, inchiesta in cui erano rimasti coinvolti anche l’ex premier Romano Prodi e l’ex Guardasigilli Mastella.richiesta di archiviazione al termine dell’indagine sull’operato dell’ex pm scrissero che il colega aveva agito in maniera “assolutamente legittima e corretta” durante le sue indagini a Catanzaro. Accogliendo le denunce dell’ex pm, i colleghi della procura salernitana confermarono che De Magistris “fu vittima di pressioni e interferenze”. Trasformarono di fatto il giudice “scomodo”, in vittima di quel sistema di interessi che erano l’oggetto delle sue indagini.

E’ più di un anno che l’ex sostituto di Catanzaro Luigi De Magistris va ripetendo di essere stato vittima di un piano architettato per delegittimare il suo lavoro e screditare la sua immagine. Ma il Csm aveva accolto la

Stamane invece il procuratore capo di Salerno e due sostituti, insieme ad una squadra di agenti e carabinieri, sono entranti nel Palazzo di giustizia di Catanzaro per perquisire i colleghi della Procura e della Procura generale. I magistrati sospettano che fu

C’era stato già un pronunciamento dei magistrati di Salerno sull’operato di Luigi De Magistris ed era stato del tutto positivo. Nel giugno scorso nella

Guerra tra Procure quindi. Una Guerra stoppata pochi minuti fa dal CSM che è intervenuto sulla vicenda avviando la procedura di trasferimento nei confronti di Enzo Jannelli, procuratore generale di Catanzaro, e di Luigi Apicella, procuratore della Repubblica di Salerno. Ecco la notizia:

ROMA – Un lunghissimo prologo poi il presidente della prima commissione del Csm dà la stoccata: “All’unanimità abbiamo avviato procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale nei confronti di Enzo Jannelli, procuratore generale di Catanzaro, e di Luigi Apicella, procuratore della Repubblica di Salerno”.

Martedì saranno ascoltati altri pubblici ministeri dei due uffici requirenti. Sono stati invitati a Palazzo dei Marescialli i pm di Catanzaro Salvatore Curcio, Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo, titolari dell’inchiesta Why not e firmatari del controsequestro del fascicolo ordinato dopo l’identico ordine impartito dalla procura salernitana. Per la procura di Salerno saranno invece ascoltati i pm Gabriella Nuzzi, Dionigo Verasani, titolari del procedimento a carico dei magistrati di Catanzaro, e ancora Antonio Centore, Fabrizio Gambardella, Roberto Penna e Vincenzo Senatore. Tutti magistrati che hanno partecipato al sequestro e alle perquisizioni che si sono svolte alla procura di Catanzaro e nelle abitazioni dei pubblici ministeri di quell’ufficio. “La conclusione dell’istruttoria – ha spiegato il presidente della prima Commissione Ugo Bergamo – è prevista subito dopo Natale”.

Alcune dichiarazioni di peso:

Mancino: “Cose sconcertanti”. Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino commenta così le indiscrezioni emerse dalle audizioni dei magistrati di Salerno e Catanzaro. Nel pomeriggio, infatti, è trapelata l’inquietante denuncia portata di fronte alla Prima commissione del Csm dal procuratore generale della città calabrese Enzo Jannelli. Che racconta di pubblici ministeri denudati durante le perquisizioni ordinate dalla Procura di Salerno nelle abitazioni dei pm di Catanzaro. Intanto, le audizioni sono terminate e i consiglieri si sono riuniti per prendere una decisione.

IL pg di Catanzaro: “Coscienza a posto”. Prima di entrare a Palazzo dei Marescialli il Procuratore capo di Catanzaro Antonio Lombardo si è detto tranquillo: “Noi abbiamo la coscienza a posto – ha dichiarato – e speriamo con oggi di spegnere l’incendio”.

Il pm di Salerno: “Mai violato le norme”. Stamattina anche il procuratore di Salerno Apicella ha parlato della decisione di sequestrare a Catanzaro gli atti della vicenda De Magistris: “Quando si ha la coscienza tranquilla si è sereni – ha detto Apicella – Non abbiamo violato alcuna norma né aperto alcun conflitto con la procura generale di Catanzaro”. Il pm ha spiegato che “la decisione di effettuare il sequestro dei documenti delle inchieste Poseidon e Why Not con il blitz alla procura di Catanzaro è stata fatta dopo tante inutili richieste di acquisizione di documenti”.

Mi permetto di esprimere un breve commento su questo grave scontro istituzionale. Non c’è, secondo me, nessun vincitori ma solo tanti perdenti. Perdono in credibilità le due Procure, impegnate in uno scontro destabilizzante; perde in autorevolezza il CSM, che non da ragione a nessuno dei due lasciando quindi aperta la ferita. Gli unici vincitori sono quelli che, sfruttando questa situazione, chiederanno una riforma del sistema giudiziario. Molte voci si leveranno dal CentroDestra, la cui visione del sistema giudiziario appare molto preoccupante.

 

Assordanti silenzi ed inopportune celerità.


Una settimana fà il capogruppo del Pdl Gasparri aveva definito il CSM una “Cloaca”. Nel week-end il ministro delle Riforme Umberto Bossi ha duramente attaccato l’inno d’Italia. Ieri il Capo dello Stato ha denunciato la spettacolarizzazione dei processi, alludendo con molta probabilità anche alle ultime intercettazioni Saccà-Berlusconi o alle fantomatiche rivelazioni sul ministro Carfagna. Oggi, ad un solo giorno dalla approvazione del Lodo Alfano, ecco la tempestiva promulgazione del provvedimento da parte del Presidente della Repubblica.

Personalmente condivido le riserve espresse da Napolitano in relazione alla divulgazione di atti che dovrebbero rimanere secretati. Sono però molto perplesso, direi anche dispiaciuto, dall’assordante silenzio Presidenziale seguito agli attacchi di Gasparri e Bossi. Il Capo dello Stato è anche il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura,  o meglio  della “Cloaca” come ama definirla il capogruppo Pdl Gasparri. Il Capo dello Stato è garante della Costituzione e difensore dell’unità Nazionale, unità nuovamente minata dal Ministro della Repubblica Bossi. Sarebbe stato opportuno intervenire anche in queste occasioni e non solo per sindacare sul comportamento della magistratura, che sicuramente in alcuni casi si è resa responsabile di mancanze ma che è tuttora sotto attacco da parte della maggioranza di governo.

Cosi come sembra essere quantomeno frettolosa la pubblicazione del Lodo Alfano, senza neanche attendere ventiquattro ore dalla approvazione parlamentare. Un provvedimento discutibile, a rischio di costituzionalità e che rimane pur sempre una “anomalia” presente in pochissimi paesi del mondo. Sarebbe stato piu opportuno prendersi maggior tempo per esaminare la legge.

La stagione delle Riforme condivise, signor Presidente, nasce anche dal rispetto reciproco e dalla condivisione di alcuni valori. Eludere alcuni problemi, assecondare le mire di chi governa, a prescindere dalla giustezza delle stesse, non faciliterà il processo di dialogo tra le varie forze politiche, al contrario rischia solo di dare maggiore forza a chi ha intenzione di “ridisegnare” il paese a sua immagine e somiglianza. Una immagine aberrante, da contrastare con tutti i mezzi che la democrazia ci consente.

Gasparri: «Il Csm è una cloaca»


Gasparri: «Il Csm è una cloaca»

Bufera per la frase del leader dei senatori del Pdl. L’opposizione: «Attacchi volgari contro magistrati»

 

ROMA – «La cloaca del Csm correntizzato, partitizzato e parcellizzato è uno scandalo che offende gli italiani». Lo dichiara a Radio Radicale il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri e scoppia subito una nuova bagarre sul tema già bollente della giustizia. «Come presidente dei senatori del Pdl – spiega Gasparri – reputo prioritaria una equilibrata riforma della giustizia. L’obbligatorietà dell’azione penale è un feticcio teorico perchè poi sono i magistrati a decidere quali processi fare e quali non fare. La separazione delle carriere è un’esigenza prioritaria per restituire maggiore trasparenza alla giustizia, la depoliticizzazione della magistratura è un’emergenza democratica. La magistratura seria e laboriosa composta dalla maggioranza dei magistrati è la prima vittima di quattro guitti che usano le toghe per un’azione di militanza politica, che occupano militarmente il Csm e che non giovano ad un’immagine della magistratura fortemente incrinata come si vede dai sondaggi, una reputazione che la magistratura non merita. La riforma deve esaltare la funzione della giustizia e noi la faremo sicuramente».

LA REPLICA DELLA FINOCCHIARO (PD) – La replica dell’opposizione alle parole di Gasparri non si è fatta attendere. Il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro denuncia come «offensive e gravissime le parole venute da Gasparri contro il Csm «presieduto, lo ricordo, dal Capo dello Stato». «Io credo che – ammette Finocchiaro – sia sotto gli occhi di tutti la necessità di una riforma complessiva della giustizia. È evidente che il nostro Paese vive urgenze economiche drammatiche e su questo dovrebbe concentrarsi l’attività del governo italiano. Ma il Pd non vuole certo sottrarsi ad una discussione sulla giustizia. Ma l’obiettivo di questa riforma deve essere quello di garantire al sistema una maggiore efficacia ed efficienza: è necessario, in ogni caso, tutelare gli interessi del Paese e dei cittadini italiani». Ma, evidenzia il dirigente Pd, «una riforma contro la magistratura, o peggio ancora, per garantire immunità o tutelare una cerchia ristretta di persone sarebbe dannosa per tutti». È quindi, «assolutamente necessario che la maggioranza abbassi i toni e smetta di attaccare quotidianamente i magistrati. Altrimenti è altrettanto quotidiana la sgradevole percezione che si vogliano solo difendere gli interessi di qualcuno ed alzare un polverone mediatico che non aiuta certo a trovare quel terreno di confronto per affrontare i reali problemi della giustizia che non sono solo quelli di un processo al premier».

http://www.corriere.it/politica/08_luglio_18/csm_gasparri_f4a16aa4-54c2-11dd-92de-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano

CSM e Politica


Di seguito una scheda elaborata dal sito www.polisblog.it e relativa alla composizione del Consiglio Superiore della Magistratura. A voi lettori la capacità di giudicare.

I membri del Csm sono 24, eletti per due terzi dagli stessi magistrati e per un terzo dal Parlamento. Se quest’ultimo tende tuttavia a inserirvi rappresentanti di ogni forza politica (a seconda anche della sua composizione), meno scontata dovrebbe essere l’appartenenza a un’area politica dei 16 eletti dai propri colleghi. Tuttavia il sistema elettivo stesso si basa sulle cosiddette correnti, affini in tutto e per tutto a partiti, cui i singoli rappresentanti devono rispondere.

Ciò appare ancora più sorprendente se si pensa che i compiti che la Costituzione assegna al Csm sono di autoregolamentare il proprio ordine, che sempre secondo la Carta risponde naturalmente solo alla legge, in ossequio alla tripartizione e indipendenza dei poteri. E’ vero che la legge n. 194 del 1958 citata ieri dal Presidente Napolitano ribadisce il diritto dell’organo di esprimere pareri, ma questi devono riflettere cionondimeno l’equidistanza politica di cui è proprio il mestiere di giudice.

Vediamo dunque (dopo il salto) com’è composto il Csm.

 

 

 

 

 

 

Annunci Google

PUBBLICITÀ

Le correnti presenti sono quattro, dividiamo quindi i consiglieri per corrente di appartenenza.

Unità per la Costituzione 6 (Giuseppe Berruti, Francesco Saverio Mannino, Luisa Napolitano, Fabio Roia, Roberto Carrelli Palombi, Alfredo Viola)
Magistratura Democratica 4 (Livio Pepino, Vincenza Maccora, Elisabetta Cesqui, Fiorella Pilato)
Movimento per la Giustizia 3 (Bernardo Petralia, Ciro Riviezzo, Mario Fresa)
Magistratura Indipendente 3 (Giulio Romano, Antonio Patrono, Cosimo Ferri)

A questi vanno aggiunti gli otto componenti laici, che sono Nicola Mancino (vicepresidente – Margherita); Gianfranco Anedda (Alleanza Nazionale); Michele Saponara (Forza Italia); Ugo Bergamo (Udc), Vincenzo Siniscalchi (Democratici di Sinistra), Celestina Tinelli (Ulivo), Mauro Volpi (Prc) e Letizia Vacca (Pdci). Tra parentesi è indicata l’appartenenza politica all’epoca della nomina (2006).

Tornando alle correnti, Movimento per la Giustizia si colloca all’estrema sinistra, Magistratura Democratica a sinistra, Unità per la Costituzione al centro-sinistra, Magistratura Indipendente al centro. Quest’ultima è l’ala conservatrice, ma di fatto non esistono correnti di destra rappresentate in Consiglio. Ecco quindi la distribuzione finale del Csm:

Sinistra (Md, Mpg, Prc, Pdci): 9 membri
Centro-sinistra (Unicost, Ulivo, Ds, Margherita): 9 membri
Centro (Mi, Udc): 4 membri
Centro-destra (An, Fi): 2 membri

Ricordo che il voto di ieri sul parere espresso dal Csm ha visto un risultato di 21-2, con l’astensione di Ugo Bergamo (Udc). Ai lettori le conclusioni.

Unipo/Bnl, assolta la Forleo


Unipo/Bnl, assolta la Forleo:
“Il fatto non sussiste”
La sezione disciplinare del Csm
fa cadere le accuse al gip di Milano
ROMA
La sezione disciplinare del Csm ha assolto il gip di Milano Clementina Forleo nel processo che la vedeva coinvolta per l’ordinanza con cui aveva chiesto alle Camere l’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni riguardanti alcuni parlamentari, tra i quali Piero Fassino e Massimo D’Alema nell’ambito dell’inchiesta Unipol-Bnl. La sezione disciplinare ha assolto la Forleo dalle incolpazioni «perchè il fatto non sussiste».

Il giudice per le indagini preliminari di Milano non appena assolta, ha rivolto un pensiero al collega Luigi De Magistris: «Siccome il tempo è galantuomo – ha detto – spero che anche De Magistris abbia giustizia».

Il dibattimento: le accuse e la difesa
Nel corso del dibattimento la Procura generale del Csm, rappresentata da Federico Sorrentino, aveva chiesto la sanzione della censura e, come pena accessoria, il trasferimento da Milano ad altro ufficio.

L’accusa aveva sottolineato nella sua arringa che il gip Forleo, nell’ordinanza in questione, avrebbe «valutato ed espresso profili di responsabilità nei confronti di persone che non erano indagate, con un atto abnorme adottato con negligenza e dando un giudizio anticipato e non richiesto con accenti stigmatizzatori».

Inoltre, sempre secondo il pg, era evidente la «palese contraddizione, logica prima che di diritto, in cui incorse la Forleo nell’ordinanza nei confronti di parlamentari che neppure erano iscritti sul registro degli indagati». Sorrentino aveva sottolineato anche una «grave violazione sulla ripartizione delle normali funzioni tra pm e giudice; un magistrato -ha aggiunto- non può cercare soluzioni del tutto personali». Infine l’accusa sottolineava lo «scarso equilibrio» dimostrato dal gip milanese nel valutare parlamentari non indagati definendoli «consapevoli complici di un disegno criminoso che si stava compiendo ai danni dei risparmiatori».

«Il gip Forleo è un magistrato che ha sempre onorato il suo mestiere e riteniamo un’ingiustizia non meritata essere qui oggi». Così si era espresso il procuratore di Asti Maurizio Laudi, nel ruolo di difensore del gip di Milano Clementina Forleo. aveva parlato anche di «insussistenza degli addebiti».

Laudi aveva chiesto il proscioglimento pieno della Forleo di cui si è diffusa, ha sottolineato «una falsa immagine rilevata dalle incolpazioni per un’ordinanza che ha fatto discutere. È curioso che la Forleo che è per tutti un ottimo magistrato, sia un magistrato bravissimo a tempo, fino a che non scoppia il caso». Riguardo l’accusa che gli veniva mossa di un giudizio anticipato contenuto nell’ordinanza, Laudi aveva sottolinea che «tutti i gip fanno giudizi anticipati prendendo provvedimenti o decidendo sulle misure cautelari». Inoltre il difensore sottolineava che nel trasmettere la richiesta di autorizzazione al Parlamento la Forleo aveva l’obbligo costituzionale di motivare tale richiesta; un «eventuale diniego del Parlamento -ha precisato Laudi- avrebbe travolto la posizione anche dei soggetti non parlamentari coinvolti e ne sarebbe derivata un’inutilizzabilità ai fini dell’indagine».

La difesa del gip ha poi sottolineato che la Forleo, in questo caso, aveva seguito la linea di impostazione della Procura di Milano, ossia che nessuna iscrizione sul registro degli indagati ci può essere finchè le Camere non diano l’autorizzazione a utilizzare il contenuto delle intercettazioni. Una linea tra l’altro confermata dai pubblici ministeri di Milano titolari dell’indagine Unipol-Bnl che oggi hanno sfilato come testimoni davanti alla sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli. I pm Luigi Orsi, Eugenio Fusco e Francesco Greco hanno confermato questa impostazione in particolare il pm Greco, mettendo in evidenza la difficoltà di una materia non completamente disciplinata ha sottolineato che come ufficio, quello di Milano ha «adottato una linea iper-garantista. Una linea non solo della Procura di Milano, ma anche dell’ufficio gip che ha fatto trascrivere le intercettazioni per una sua migliore comprensione».

E facendo riferimento alla diffusione sempre crescente del contenuto di intercettazioni sugli organi di stampa, Greco ha dichiarato: «Non so se le altre Procure sono così garantiste». Anche gli altri due magistrati impegnati nell’inchiesta Unipol-Bnl hanno confermato questa versione sottolineando che la Corte Costituzionale non ha risolto ancora appieno il delicato tema delle intercettazioni in questo ambito.