1996, cosa resta a Sinistra vent’anni dopo?


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Oggi, con #Cosmopolitica, alcuni amici di Sinistra tentano una nuova strada per costruire un soggetto unitario capace di proporre un cambiamento, una alternativa credibile al Pd renziano. Sui social si vedono volti felici e si leggono dichiarazioni piene di entusiasmo. Così come mesi fa, tra gli amici che condividono l’esperienza di #Possibile.
Non sono i primi nè saranno gli ultimi ‘afflati pieni di speranza’. Ne abbiamo visti tanti negli ultimi due decenni. La mia mente viaggia indietro nel tempo.
Ripenso a venti anni fa, alla nascita dell’Ulivo, alla vittoria del 1996 che portò la Sinistra al governo. Per la prima volta. Ricordo il mio entusiasmo, quello di un ragazzino che pensava fosse arrivata una nuova stagione politica. I comizi in piazza per sostenere i candidati. La notte elettorale, i salti di gioia per la vittoria. La consapevolezza di poter finalmente contribuire a cambiare pagina.
E poi venne il Governo. Dalle parole si passò ai fatti. Ed il riassunto di ventanni viene da se:
“I compromessi al ribasso. La fine del Pds. La legge Treu. Lo scontro con Rifondazione. La caduta di Prodi. Il governo con Cossiga. CentroSinistra con o senza trattino. Amato. Rutelli. Fassino. Il Correntone. La manifestazione CGIL contro l’abolizione dell’articolo 18. I girotondi. Dall’Ulivo all’Unione. Mastella. I Dico. La seconda pugnalata. Veltroni. I tanti ‘ma anche’. L’involuzione reazionaria di Rifondazione. Vendola e SeL. Bersani. La vittoria arancione di Pisapia. La crescita dei 5 stelle. I Sindaci indagati. Regionopoli. Monti. L’ascesa di Renzi e dei liberali Pd. Il giaguaro non smacchiato. Letta. Il governo Renzi. 40.8% alle Europee. L’involuzione liberale nel PD. Jobs Act. Il Partito della Nazione. Bondi e Verdini renziani. Possibile. Sinistra Italiana. Il killeraggio del DDL Cirinnà”
Eccoci arrivati ai giorni nostri. All’oggi. Come avrete letto non ho mai nominato Berlusconi. E c’è un perché. Il Cavaliere è sempre stato un alibi. Nascondersi dietro di lui ed il suo immenso conflitto di interessi economico/giudiziario ha permesso per un ventennio di dimenticare che oltre al ‘combattere’ il Caimano era necessario guardarsi dentro per capire quale fosse la vera proposta per il CentroSinistra. Ed il risultato è stato un misero fallimento.
Oggi regna Matteo I, democristiano di nascita, democratico di potere. Ha preso il blobbone PD senz’anima (grazie ai fallimenti della dirigenza post comunista dei D’Alema/Veltroni/Bersani etc) e lo ha ridisegnato a propria immagine e somiglianza. Un partito di centro, con idee liberali in economia. E la Sinistra? Non è ancora pervenuta. Tranne i balbettii degli ex PD Civati e Fassina. Usciti dal PD per seguire strade diverse e costruire una alternativa a Sinistra.
E mi ritrovo a guardare le immagini sui social di Sinistra Italiana. Ed insieme a tanti giovani di belle speranze vedo pezzi di dirigenza politica che hanno portato la Sinistra a questo sfacelo. Come può quindi nascere qualcosa di concreto se insieme ai semi fecondi vi sono erbacce e semi marci?
D’altro canto in Possibile, dove il percorso parte dalla base, dai singoli cittadini, leggo spesso dichiarazioni livorose verso altri che tentano un percorso diverso. Vedo voglia di contrapporsi al PD, sempre e comunque. Anche in realtà locali dove il Partito Democratico non è ancora il Partito della Nazione.
Renzi è forte perché ha carisma ed egemonia mediatica ma anche perché non ha avversari credibili. Soprattutto a Sinistra, dove tutti sono impegnati a ‘ridipingere’ il vecchio o a percorrere strade solitarie senza futuro.
Cosa resta quindi ventanni dopo quella primavera del 1996? Disillusione e tanta amarezza. Per aver sprecato due decenni. Mentre la società cambiava e nuovi temi si affacciavano. Il Mondo è andato avanti mentre la Sinistra italiana ha pensato solo a regolare i conti tra bande rivali senza seminare per costruire davvero una alternativa. Un progetto capace di far battere i cuori. Di far sperare, da Sinistra, che un cambiamento sia possibile, praticabile, realizzabile.
Vedo solo cocci. Alcuni tinteggiati a nuovo. Ma sempre di cocci si tratta. E non riesco a vedere oltre una quota percentuale così misera da essere solo di testimonianza. E non può bastare. Ci vogliono anima, cuore, carisma, progetti credibili. Al momento c’è solo tanta voglia di fare di molti. Ma quella c’era anche nel 1996 ed in tutti i momenti cruciali in cui si è visto nascere qualcosa. Sappiamo tutti com’è andata a finire poi. Perché oggi dovrebbe essere diverso se le dinamiche sono sempre quelle?
A voi la risposta….

Su Renzi aleggiano i ‘fantasmi’ di D’Alema e Veltroni


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Letta e Renzi. Il due democristiani che fanno impazzire il Pd. Il Governo, dopo 10 mesi di attività, è in piena crisi. I pasticci su Iva, Imu ed altro, l’uscita di Forza Italia ad ottobre, le dimissioni di Fassina, le fibrillazioni all’interno dei democratici dopo l’elezione di Renzi alla segreteria, lo hanno fortemente indebolito. Letta è alle strette. Si fanno sempre più forti le voci di un avvicendamento a Palazzo Chigi proprio con il Sindaco di Firenze.

Nei prossimi giorni si deciderà il fututo dell’esecutivo. Alla Camera è in votazione la legge elettorale, partorita dal patto tra Democratici e  Berlusconi. Non pochi vedono possibili agguati, nel segreto dell’urna, per affossare la legge. Ciò comporterebbe la fine del Governo e possibili nuove elezioni anticipate.

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Su Renzi aleggiano però due ‘fantasmi’. D’Alema e Veltroni. Il primo salì alla Presidenza del Consiglio tramite manovre di palazzo, senza passare per le urne. In breve fu logorato da beghe di coalizione e la sua stella si eclissò. Il secondo, nel tentativo di riformare la legge elettorale con Berlusconi, accelerò la fine del governo Prodi per essere poi sonoramente sconfitto dal Cavaliere nelle successive elezioni anticipate.

Se Renzi arriverà a Palazzo Chigi nei prossimi mesi, succedendo a Letta, si troverà nel ruolo di D’Alema e dovrà gestire una maggioranza quanto mai eterogenea e poco prevedibile. Cosa potrà mai combinare con Alfano, Casini, Mauro e forse anche Berlusconi? Difficile portare a casa qualche risultato. Più probabile che il Cavaliere, Udc ed alfaniani favoriscano un suo logoramento per poi batterlo alle elezioni.

Nel caso in cui, invece, l’Italicum venisse killerato in Parlamento e si andasse ad elezioni anticipate con la legge vigente, ovvero un sistema proporzionale puro, Renzi non potrà mai vincere e quindi si ritroverà a dover fare un governo di ‘grossa coalizione’ con il Centrodestra berlusconiano, con profonda soddisfazione di Grillo, il quale ne beneficerà sicuramente in termini di consenso.

Un bel dilemma. Napolitano permettendo…

D’Alema, Monti, Renzi, Grillo, Priebke. La settimana ‘vista’ da Candido


  • Democristiani di ritorno. Casini spacca SC, Alfano sta creando un suo gruppo nel PDL, Letta si porta dietro i Dc del PD. Dopo il CAF avremo il CAL (Casini Alfano Letta), stavolta l’obiettivo è chiaro. Creare un agglomerato centrista democristiano in grado di condizionare la vita politica postberlusconiana.  Ventanni di mussolini, quarantanni democristiani, poi ventanni berlusconiani.. ed ora ritocca a loro
  • La Tomba ignota. Su Priebke, una ultima annotazione. Nei prossimi mesi le redazioni di alcuni programmi pseudogiornalistici sguinzaglieranno i loro inviati alla ricerca della ‘tomba segreta’. Dopo lo sgoop i nazi avranno il loro santuario.
  • Monti lascia.Finisce così il bienno folle del Professore. Chiamato a furor di popolo da Napolitano per ‘salvare’ il Paese, lo ha massacrato di tasse, tagli e riforme ammazza-welfare. Epperò, Fini ci ha messo ben 18 anni per essere usato, fagocitato e poi sputato da Berlusconi prima e dai democristiani poi. Monti solo 18 mesi.
  • Il menagramo. “Fra settembre e ottobre allo Stato finiranno i soldi, e sarà difficile pagare pensioni e stipendi”. ”L’Italia in autunno va in bancarotta”, destino che toccherà anche “alle piccole e medie imprese“  (Beppe Grillo, 23 aprile 2013, intervistato da Bild). Caro menagramo, siamo a fine ottobre e noi ancora resistiamo. Alla faccia tua e di tutti i populisti da quattro soldi che speculano sulle nostre difficoltà economiche.
  • Sui 5 Stelle. Grillo è l’antipolitica, vuota e fine a se stessa. Alcuni grillini eletti in Parlamento stanno iniziando a ‘fare’ politica, provando (a volte con risultati imbarazzanti) a legiferare. Saranno i peggiori nemici di Grillo, ed alcuni suoi atteggiamenti lo fanno intuire.
  • Su Renzi. Il cosiddetto ‘effetto Renzi’ sta svanendo. L’attrattiva che il sindaco di Firenze aveva verso elettori centristi e liberali si sta dirottando su Letta. Credo ben presto diventerà uno dei tanti politici nostrani, magari con un pochino di appeal in più della media (appeal che per me equivale ad antipatia cronica).
  • D’Alema e l’uccisione di Prodi. “Lo avvertii (Prodi, ndr) che il modo in cui si era giunti alla sua candidatura, dopo la liquidazione di Franco Marini, rischiava di esporlo a una vera e propria trappola. Non è vero che quella mattina tutti applaudirono Prodi[…] i parlamentari si sono trovati di fronte a quella che è stata da molti vissuta come una scelta imposta, come una decisione contraddittoria, non discussa[…]” (Massimo D’Alema) Ma che c’era da discutere? Prodi era il fondatore dell’Ulivo, l’ispiratore del PD, il Premier del risanamento, uno degli uomini politici più onesti ed integerrimi esistenti. D’Alema vergognoso, come al solito. Uno dei personaggi peggiori del CentroSinistra.
  • Stampa Berluscones in movimento. Valzer di poltrone nella galassia Berlusconi. Il direttore de “Il Giornale”, Sallusti, verso TgCom24, al suo posto Giorgio Mulè e Sechi a “Panorama”. Dal Giornale a TgCom è una promozione. La tv fa molto più presa di un giornale.

Quando D’Alema rottamò Natta e Occhetto, da ‘Pubblico’


Riporto un articolo integrale di Luca Telese su Pubblico. Per chi ‘rimpiange’ Massimo D’Alema:

Gubbio, 30 aprile 1988. Un morso al collo. Una stretta che ti toglie il fiato. Mentre sta per salire sopra un palco per un comizio, Alessandro Natta viene colpito da un dolore. C’è l’asfissìa che gli spezza il respiro.

Quel giorno Alessandro Natta, segretario del partito comunista sta per avere un infarto: «La mia fortuna – mi racconterà molti anni dopo – era una sola: non avevo ancora iniziato a parlare. Altrimenti sarei morto come Enrico Berlinguer». Quella mattina lo ricoverano all’ospedale di Perugia. Poi a Roma. La paura è grandissima. Poi il segretario si riprende, il 10 maggio.

Nel primo giorno di degenza, davanti alla stanza ci sono dei dirigenti, che parlano con tono concitato: «Si deve fare da parte!», sente dire una signora dall’aspetto anonimo, che siede lì davanti che nessuno conosce. La mattina dopo un giovane dirigente toscano, Vannino Chiti lamenta su L’Unità: «C’è una assenza di direzione.

Il 3 giugno Achille Occhetto rilascia allo stesso giornale del partito una intervista- fiume. Una pagina intera . È un’investitura. La sera Massimo D’Alema dice a Italia Radio: «Il rinnovamento è necessario». C’è un problema. La signora che ha assistito a quel dialogo spietato, è la moglie del segretario. Dopo quell’episodio Alessandro Natta si dimetterà amareggiato.

«Esigo rispetto», grida Massimo D’Alema oggi. «Massimo deve essere rispettato», aggiunge Livia Turco. «Renzi divide», diceva ancora ieri D’Alema, quasi furibondo da Lilli Gruber a Otto e mezzo. Sarà pure vero. Ma l’ex ministro degli esteri, forse, dimentica, che lui di rottamazioni ne ha messe in scena almeno due.
Quella di Natta fu la più penosa, la più dolorosa, la più greve.

Il gruppo dei cosiddetti «quarantenni» di Botteghe Oscure all’epoca era tutto unito dietro ad Achille. Occhetto. E nel giorno dei funerali di Enrico Berlinguer, nel 1984, nei sotterranei del Palazzone rosso, lo stesso Occhetto, e un giovane D’Alema, avevano celebrato un accordo che sarebbe passato alla storia come «il patto del garage». Era una sorta di tregua armata, in cui i due si ripromettevano di marciare uniti contro i grandi vecchi del partito. Quel giorno i due avevano perso. Ed infatti, al posto di Occhetto, il candidato giovane, e al posto di Luciano Lama, il candidato della destra «migliorista», aveva prevalso la soluzione di mediazione, quella di Alessandro Natta.

Colto, istruito, benvoluto da tutti, Natta era il contrario dell’ambizione, ed era il rappresentate del gruppo di comando che aveva lavorato con Berlinguer. Natta aveva scelto subito Occhetto come vice. Però tardava, esitava a investirlo come suo successore. Ecco perché, in quel 30 aprile, il giorno dell’infarto di Gubbio, tutto si fa più veloce. E soprattutto feroce.

Il retroscena di quella defenestrazione viene rivelato, con un lungo articolo, da Daniele Protti su l’Europeo. Natta già sa tutto, ma quell’articolo è la goccia che fa traboccare il vaso. Rassegnate le sue dimissioni, con molta meno supponenza di alcuni dinosauri di oggi si dimette da segretario e scrive: «Torno umile frate». Però invia due lettere di fuoco alla direzione del partito.

Una delle due resta «secretata», per tanti anni, dopo un intervento di Aldo Tortorella. Questa lettera verrà rivelata soltanto nel 1999, inclusa nella biografia di D’Alema scritta da Giovanni Fasanella. Le parole di Natta sono di fuoco, e fanno riferimento a quella scena terribile, in ospedale: «Compagni, non vi siete comportati lealmente. C’è stato un tramestio, davanti alla mia stanza di ospedale. Quello che avete fatto per me è stato offensivo, perché erano cose del tutto non necessarie. Alessandro Natta».

L’ex segretario del Pci vuole dire che era già convinto di dover passare la mano, già deciso alla successione. Pochi mesi prima un intero comitato centrale del Pci si era riunito per discutere di una vignetta «Nattango», pubblicata da Tango, il supplemento satirico de l’Unità. In quel finto Forattini, che in realtà è disegnato da Sergio Staino, Natta balla al suono dell’organetto, come una marionetta, il ballo imposto da Craxi e da De Mita.

La battaglia politica, per la prima volta la satira e la sanità, entrano nella battaglia politica. Nel 1991 al successore di Natta, Achille Occhetto, manca il quorum nel giorno dell’elezione a segretario del Pci. È il 5 febbraio del 1991. Occhetto rimane allibito, scosso, ferito. Viene sorpreso dalle telecamere del Tg3, e da un inviato de La Stampa, Fabio Martini, mentre cerca di stordirsi (o di riprendersi) con un Johnnie Walker. Grida in faccia a Walter Veltroni: «Adesso trovatevi un altro segretario», e si ritira a Capalbio, sotto la neve. Dice a tutti, e ha ragione, che quel killeraggio, è avvenuto non solo per le assenze.

Ma perché c’è stata una regia dalemiana. Nel 2009, a venti anni di distanza, Claudio Velardi, all’epoca l’uomo più vicino a Massimo D’Alema, e scrutatore in quella drammatica votazione mi racconta: «Metà del congresso voleva vedere passare il cadavere di Achille Occhetto. Fu come in quel giallo di Agatha Christie in cui tutti i passeggeri del treno hanno un motivo per uccidere e ognuno pianta il suo coltello sul corpo della vittima». Rottamato.

Ma la cosa che più colpisce, oggi, è il viaggio di ritorno in macchina che Velardi fa con D’Alema, e la conversaizone non meno drammatica che mi racconta: «Massimo era carico di adrenalina, e ogni tanto ripeteva ad alta voce: ”È morto, è morto, è morto!”. Chi, gli chiedo. E lui: “Ma come, chi? Il papero». In quel 1991 i cocci vengono rimessi insieme.

Lo stesso D’Alema rifiuta la segreteria che gli viene offerta dai grandi vecchi delle due mozioni congressuali. «Occhetto è troppo amato – dice a Velardi – adesso la base non capirebbe». E’ tempo di aspettare. Ed infatti D’Alema attende la doppia sconfitta del 1994 per chiudere la partita. Si presenta a Botteghe Oscure per chiedere la testa di Occhetto direttamente all’interessato. Lo ha raccontato lo stesso ultimo segre- tario del Pci: «Venne da me un deputato di Gallipoli a dirmi che ero una sorta di obsolescenza della politica».

No, non furono indolori, quelle rottamazioni. E non lo sono mai state le battaglie politiche. Così come sono state cruente tutte le battaglie per il potere nel Pci, Pds Ds Pd dalla scissione di Livorno fino ad oggi. Un altro dirigente del gruppo dei quarantenni, Claudio Petruccioli, Petruccioli racconta benissimo il senso di insofferenza della sua generazione per quei grandi vecchi, che non vogliono mollare la presa. Il futuro presidente della Rai li chiama «i trentenni del 1956».

Avevano fatto il partito nuovo, avevano passato le tempeste dello stalinismo. Per loro, quei ragazzi degli anni Novanta provavano la stesso insofferenza di quelli di oggi. Ma, va detto quella generazione, era meno attaccata alle cariche di quella che l’ha sostituita. È davvero singolare sentire gli sfoghi di Massimo D’Alema di fronte a richieste banali, come quella di fare un passo indietro. Di fare politica in modo diverso. Di fare politica fuori dal Palazzo.

L’unica differenza fra le battaglie politiche di ieri e di oggi, è che uomini come Natta si ritirano senza troppo clamore. E senza andare a gridare la loro rabbia in un programma di Lilli Gruber.

Il PD verso una alleanza con l’Udc… e nel programma non ci sono cenni ai diritti civili!


«Costringere l’Udc a un patto di governo con noi. Mettendo in gioco tutto. Ma proprio tutto». A cominciare dalla leadership e dallo scenario futuribile sul prossimo presidente della Repubblica

La foto di Vasto, che riuniva in una stretta di mano molto criticata Bersani, Vendola e Di Pietro, deve per forza essere stracciata o perlomeno scattata di nuovo con l’ aggiunta di un nuovo convitato. Il segretario del Pd è pronto a rilanciare un’offensiva in grande stile per l’alleanza «tra moderati e progressisti». Se c’è bisogno di un segnale, secondo il lettiano Francesco Boccia, «si può lasciare per strada o l’Idv o Sel, dipende chi sarà più vicino al progetto che abbiamo in mente». Ma l’abbraccio con i centristi è indispensabile. E anche Boccia pensa che sul tavolo si debba gettare anche il futuro assetto istituzionale, in parole povere il Quirinale” (Da Repubblica di oggi, ripreso dal sito dei Radicali)

Quando leggo queste cose non riesco a trattenere la rabbia. D’Alema ed i suoi sodali ancora cercano accordi improbabili con l’Udc. Ora si pensa anche ad abbandonare uno tra Idv e Sel pur di far contenti Casini e Buttiglione. Alchimie politiche di difficile comprensione a tutti i cittadini  che tra maggio e giugno sono andati alle urne per premiare De Magistris, Pisapia e la difesa dell’Acqua Pubblica e delle Energia Pulita. A quegli appuntamenti l’Udc NON C’ERA! Come non c’era, in Parlamento, ogni qual volta si è parlato di temi etici, testamento biologico e legge contro l’omofobia in primis. Anzi, in questi casi i centristi hanno votato con Pdl e Lega per respingere tali provvedimenti.

Eppure Bersani, D’Alema e Veltroni continuano, con tattiche diverse, a voler includere l’Udc in una improbabile armata brancaleone con Di Pietro e Vendola oppure, e questo è davvero impensabile, in alternativa alle due formazione di CentroSinistra.

Da qui alcune domande:

Non entra in testa, ai dirigenti Pd, che se una tra Idv e Sel verrà ‘cacciata’ dalla alleanza farà il pieno di voti alle prossime elezioni?

Non entra in testa ai dirigenti Pd che, proprio per questo, Idv e Sel avranno lo stesso destino e nessuna delle due formazioni accetterà l’esclusione dell’altra?

Non ci arrivano proprio? Oppure lo sanno benissimo ed hanno scelto il Terzo Polo invece della NATURALE ALLEANZA con Idv e Sel? Quella alleanza che riscalda i cuori degli elettori di CentroSinistra e di tanti elettori dello stesso PD? Non hanno ancora capito che molti elettori, ed anche tesserati, del Pd non voteranno una alleanza MOSTRO tra i Democratici e l’Udc?

Sono passati due anni dalla elezione di Bersani. Un anno fa, scrivevo quanto segue:

Bersani vorrebbe l’alleanza con l’Udc, chiaramente incompatibile con Vendola e Di Pietro. Eppure ancora si tenta quella strada, che fa perdere voti non solo al Partito Democratico ma anche al partito di Casini. L’unica alleanza possibile è quella del CentroSinistra, non ci vuole molto a capirlo. Ma se il PD ancora non ha un suo programma come puo essere minimamente attraente per l’elettorato?
….
Ci si chiede perche i sondaggi diano il Pd al 24-25%. Io mi chiedo come faccia a non scendere sotto il 20%. Un partito che non sa proporsi in nulla, che non sà abbracciare un tema (sia esso etico, sociale, politico) farlo suo e proporlo agli elettori come puo davvero pensare di poter mai risultare credibile?

Sono passati 365 giorni e non ci sono grosse novità. Bersani cerca ancora una convergenza con Casini e tutto il CentroSinistra. (Convergenza impossibile). Il Pd, malgrado lo sfaldamento della maggioranza e la crisi di rigetto verso Berlusconi, non aumenta sensibilmente i suoi voti ed è dato attorno al 26%, piu o meno come un anno fa.

L’unica differenza è che, finalmente, il Partito Democratico ha stilato un suo programma di governo. Lo trovate qui. Molto buone le parti relative a Lavoro e Fisco ma non ci sono cenni ai problemi etici ed ai diritti civili. Niente su Testamento Biologico, Unioni Civili, Fecondazione Assistita. NULLA, neanche una parola!

Una assenza pesante. Se fossi maligno dovrei pensare che questo programma è stato modellato per non urtare i principi morali dell’Udc. Il che sarebbe gravissimo.

Stimo Bersani, apprezzo la sua linea sul Lavoro ma ritengo altrettanto importante una seria politica sui diritti Civili. L’Udc rappresenta il MALE assoluto in quanto a temi come questo e una alleanza con personaggi come Buttiglione, Volontè e Binetti non è moralmente sostenibile.

Se il PD riuscirà nell’insano tentativo di alleanza con i conservatori guidati da Casini , abbandonando per strada Vendola e Di Pietro, per molti elettori democratici non resterà che scegliere qualche altra opzione.

PDS, rimpianti per un partito che non c’è più….


In una domenica di inverno come questa, dando uno sguardo al panorama politico odierno, non posso non abbandonarmi allo “spleen”, alla malinconia di chi, seppur da bambino, aveva respirato un clima diverso. Sia nei modi di fare dei politici, sia nei movimenti politici stessi.

Nell’anno in cui si celebrano i 70 anni dalla nascita (1921) ed i ventanni dalla morte (1991) del PCI la mia memoria viaggia all’indietro e mi riporta ai primi personali “istinti” politici. Correva l’anno 1991 appunto e la Sinistra Italiana era in fermento perche, dopo la dipartita del Partito Comunista, tanti uomini e donne potevano finalmente “sognare” lasciandosi alle spalle cinquantanni di opposizione  e sperando per un futuro ruolo di primordine nella vita politica del Paese. Nel 1991 nasceva infatti il Partito Democratico della Sinistra. Sul Congresso che ne sancì la creazione c’è molto da dire e già in quella prima assise potevano essere evidenziate le disgraziate divisioni tra “primedonne” che avrebbero poi caratterizzato tutte le reincarnazioni del principale partito Post-Comunista.

Per quel che mi riguarda invece, da teeneger “innocente” ed ingenuo, vedevo l’avvenimento come una nuova ed entusiasmante avventura, una grande opportunità per poter finalmente aspirare al governo del Paese, contro la vecchia classe politica corrotta del pentapartito guidato da democristiani e socialisti. Negli anni in cui crollava l’Urss, saltavano in aria Falcone e Borsellino e l’Italia veniva sconvolta da Tangentopoli, il progetto del PDS appariva, ai miei occhi, una delle poche sicurezze per il futuro.

Ai tempi non era richiesta una “presenza mediatica” dirompente e quindi anche un “mediocre” come Occhetto poteva “passare” come un leader credibile.

E cosi fu sino alla discesa in campo di Lui, l’Unto. Ricordo i sondaggi di Deaglio a “Milano, Italia” che davano Forza Italia al 6%. Fu la disfatta. Fascisti, Leghisti e Berlusconiani presero il potere. Era il 1994, avevo sedici anni e guardando lo speciale Tg1 condotto da Piero Badaloni avevo le lacrime agli occhi. Non potevo credere che l’Italia avesse scelto Lui, lo sdoganatore dei fascisti e di quelli di “Roma Ladrona”. (Pensate ora a Fini e Bersani che quasi vanno a braccetto…)

Ricordo ancora la battaglia per la segreteria PDS del 1994, il “tifo” per il direttore de L’Unità Walter Veltroni ed invece la vittoria del numero 2 Massimo D’Alema, già da allora da me detestato. (una delle poche certezze che ho ancora oggi).

E poi il crollo del governo Berlusconi, il Governo Dini e la vittoria di Prodi. La felicità di quella notte del 21 aprile 1996, la canzone Popolare di Fossati, le speranze di aver finalmente raggiunto l’obiettivo: il Governo del Paese, per il bene dei cittadini.

Inutile andare avanti parlando dei colpi di mano di Bertinotti, dei Governi D’Alema  e della fine del PDS, confluito nei DS, nel 1998. Oramai ero già piombato nel disincanto, nella disillusione, nella delusione, sentimenti che in parte uso oggi per esprimere il mio giudizio sulla Politica attuata dalla Sinistra del nostro paese.

Quel che invece mi piace ricordare con questo articolo è il periodo piu “bello”, quello della speranza, della illusione di aver finalmente trovato un partito in cui identificarsi. Malgrado tutto, comunque, il PDS rimane il mio partito ideale. Niente a che vedere con quella accozzaglia di idee, personaggi e burocrati che risponde al nome di Partito Democratico.

 

 

Partito Democratico, un anno di Bersani. Ancora “nessun senso a questa storia”


“Un senso a questa storia”. Era il messaggio della campagna elettorale di Bersani per le primarie.  Ad un anno di distanza risulta ancora difficile trovare un “senso” a questo Pd. Le pagelle del segretario democratico sono sotto la sufficienza.

Si comincia a vedere in giro qualche volto nuovo, è vero. I nodi irrisolti però  restano lì. Le commissioni interne sono ancora impegnate nel dare le linee guida su temi scottanti, sempre strette tra compromessi e litigi. Mediaticamente deludente, il segretario Democratico punta sulla nuova politica delle alleanze, politica ancora non del tutto chiara seppur totalmente diversa da quella “isolazionista” di Veltroni. Bersani vorrebbe l’alleanza con l’Udc, chiaramente incompatibile con Vendola e Di Pietro. Eppure ancora si tenta quella strada, che fa perdere voti non solo al Partito Democratico ma anche al partito di Casini. L’unica alleanza possibile è quella del CentroSinistra, non ci vuole molto a capirlo. Ma se il PD ancora non ha un suo programma come puo essere minimamente attraente per l’elettorato? Come puo essere “azionista di maggioranza” di una coalizione se ancora non sà da dove partire per trovare un accordo?

Un chiaro esempio dell’indecisione è il solito “piede in due staffe” del Partito Democratico sul lavoro. In questo caso per quanto riguarda la manifestazione nazionale della FIOM. Non aderisce, come invece hanno fatto tutti gli altri partiti del centrosinistra, ma partecipa con alcuni suoi esponenti mentre il vicepresidente Letta, assieme all’ala moderata, critica  aspramente l’adesione personale dei suoi colleghi di partito. L’ennesimo segnale della debolezza di un partito ancora senza identità.

Eppure il tempo passa, il centrodestra si sfalda…tutto potrebbe precipitare entro poche settimane e se il PD non si farà trovare pronto, con proposte concrete, con la capacità di essere il perno di una coalizione credibile e con un modo fresco di comunicare, non avrà la minima possibilità di vincere e rischierà davvero di essere complice dell’ascesa di Berlusconi al Quirinale e del definitivo addio alla Repubblica nata dal crollo del Fascismo. Complice si, perche lucidamente incapace di proporre una alternativa valida.

A difesa di Bersani c’è la solita guerra intestina che oppone i duellanti storici Veltroni e D’Alema. Se l’ex ministro degli Esteri aveva logorato lentamente la leadership di Veltroni, ora tocca all’ex Sindaco di Roma il ruolo di sabotatore della segreteria Bersani. I due “Tumori” della Sinistra, Veltroni e D’Alema, continuano ad agire indisturbati. E questo è anche colpa di Bersani che non si smarca definitivamente dal “leader maximo“. Sarebbe il caso di invitare i due a farsi da parte, definitivamente.

Ci si chiede perche i sondaggi diano il Pd al 24-25%. Io mi chiedo come faccia a non scendere sotto il 20%. Un partito che non sa proporsi in nulla, che non sà abbracciare un tema (sia esso etico, sociale, politico) farlo suo e proporlo agli elettori come puo davvero pensare di poter mai risultare credibile?

Oramai al Partito Democratico vengono associati aggettivi come “perdente, sfigato, indeciso”. Perche? Basta sentire qualche dichiarazione di certi dirigenti o notare le timide decisioni sui temi caldi per farsi una idea.

C’è da dire che la Sinistra è in crisi in tutta Europa, incapace di rispondere chiaramente ai nuovi temi degli ultimi anni, temi come immigrazione, sicurezza, povertà. Lo stato della Sinistra italiana però è desolante.

Alcuni dicono che è inutile piangersi addosso, criticando in modo quasi ossessivo. Io credo invece che la critica, se costruttiva e finalizzata ad uno scopo, sia utile ed anzi necessaria.

Non si chiede la luna. Si chiede semplicemente di “fare” politica. Prendere decisioni, proporre soluzioni, saperle comunicare chiaramente, senza troppe distinzioni e controcanti interni, il tutto condito da un po’ di sana e genuina incisività.

Quel che non capisco è perche i dirigenti del PD non lo comprendano. Forse il partito non scenderà mai sotto il 20% e questo basterà per conservare una dirigenza logora e oramai lontana dalla società che dovrebbe invece rappresentare.

Sta di fatto che guardando il PD di oggi c’è da avere paura del futuro….Un partito che non da sicurezza, fiducia e prospettive è un partito morto… tenuto in vita artificialmente solo dagli sforzi quotidiani di centinaia di volontari ed iscritti che passano giornate intere tra volantinaggi, iniziative e circoli, raccogliendo gli sfoghi di numerosi cittadini delusi.. fino a quando qualcuno non staccherà la spina. E dopo cosa ci aspetta?

 

 

 

Iniziativa di Candido: “Veltroni e D’Alema, ritiratevi!”


Non se ne può piu degli scontri tra Veltroni e D’Alema. Io sono esasperato e penso come me lo siano svariate migliaia di elettori democratici. Una riflessione, piu che altro una preghiera, rivolta ai due ex:

Veltroni è stato un buon sindaco, D’Alema un buon ministro. A parte questo sono venti anni che si fanno la guerra, prima nel Pci, poi nel Pds, nei Ds ed ora nel PD.
Il risultato è una continua spaccatura del partito. Ne facciamo le spese noi elettori, costretti a vedere spettacoli vergognosi il cui unico risultato è quello di rafforzare ulteriormente gli avversari.

Da qui una preghiera. Veltroni, D’Alema, ritiratevi! Per il bene del Partito Democratico e di tutto il CentroSinistra. Fate un passo indietro cosi che il PD possa farne tanti in avanti verso la costituzione di un vero partito, senza faide ventennali.

Grazie

Chi condivide questo pensiero puo iscriversi al gruppo Facebook creato per l’occasione (qui). Raggiungiamo almeno le 1.000 unità!

Di seguito un video ironico creato da me un paio di anni fa e purtroppo sempre di attualità: