Terza Repubblica: la riorganizzazione dei Poli e gli scenari post-voto


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Camere sciolte, elezioni fissate per il 24-25 febbraio. Si marcia spediti verso il nuovo appuntamento elettorale che probabilmente segnerà la fine del ventennio berlusconiano aprendo la via alla ‘cosiddetta’ terza Repubblica. Come si stanno muovendo i partiti? Quali le strategie post-voto? Cerchiamo di vederci più chiaro mettendo in ordine un po’ di cose.

Il CentroSinistra, che oggi celebra le Primarie Parlamentari per scegliere buona parte dei deputati e dei senatori presenti nel prossimo parlamento, e che vede in Pierluigi Bersani il candidato alla Presidenza del Consiglio, si sta organizzando attorno a Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà. Nel partito di Vendola, oltre al nucleo storico dei bertinottiani (il quale però preferisce Ingroia) figurano anche ex esponenti dei Verdi.  Tra Pd e Sel c’è poi il Partito Socialista di Nencini. A ‘destra’ del PD invece è nata l’aggregazione centrista che riporta Rutelli nel centrosinistra (dopo un anno nel terzo polo) assieme a Tabacci ed agli ex dipietristi seguaci di Donadi, Centro Democratico il nome:

La sua Alleanza per l’Italia, fondata appunto nel 2009 quando Rutelli fuggì dal Pd per via della vittoria del “socialdemocratico” Bersani alle primarie e al congresso, è la “struttura portante del nuovo Centro democratico” presentato questa mattina da Bruno Tabacci, che presto lascerà il posto di assessore della giunta Pisapia a Milano per candidarsi al Parlamento, e l’ex Idv Massimo Donadi. Si tratta della “terza punta” della coalizione…

Ad ogni modo, molto probabilmente, le liste del Centro Democratico ripresenteranno per il nuovo Parlamento tutto il nucleo storico dell’Api, compreso lo stesso Rutelli (sei mandati parlamentari alle spalle), più Tabacci, Donadi e i parlamentari dipietristi che l’hanno seguito nella scissione dall’Idv.

A ‘sinistra’ del CentroSinistra è nato oggi il cosiddetto Quarto Polo‘, che aggrega Rifondazione Comunista, Italia dei Valori, Comunisti Italiani, Verdi , ‘Arancioni’ di De Magistris ed altri movimenti della società civile. L’obiettivo è quello di rosicchiare voti al CentroSinistra e magari anche a Grillo. Antonio Igroia sarà il candidato Premier:

Si punta comunque a una lista unitaria alla Camera e al Senato. Obiettivo: superare lo sbarramento del 4 per cento nel primo caso, dell’8 per cento nel secondo caso, ma per entrare a Palazzo Madama basta superare la soglia in qualche regione (pensano di farcela in Campania, Umbria e forse anche Toscana) Direzione: qui la faccenda si complica. Governo o opposizione? Perché in questo nuovo polo ci sono tendenze diverse. Di Pietro continua a sognare un’alleanza con il Pd, dopo il voto. Il cartello di ‘Cambiare si può’ invece si attesta più su una linea di opposizione a chi andrà al governo, che sia Bersani o Monti o loro due insieme. E c’è da dire che la stessa area sta ancora dando battaglia sullo stesso programma di Ingroia, considerato carente nella contestazione delle politiche di austerity europee. Ma nel polo del pm antimafia, non manca anche chi predica “l’unione delle forze con Grillo”, come l’associazione ‘Terza primavera”, vicina allo stesso Ingroia.

Sin qui le novità a Sinistra, non ne mancano però anche al Centro. Con la ‘salita in campo’ di Monti e la riorganizzazione del Terzo Polo . Ne faranno parte l‘Udc di Casini, Futuro e Libertà di Fini, Italia Futura di Montezemolo e poi si parla anche di altri soggetti (il movimento di Giannino, Italia Libera degli ex berlusconiani Isabella Bertolini, Giorgio Stracquadanio e Gaetano Pecorella). Tra i candidati vi saranno anche Ministri del Governo Tecnico nonchè ex Pdl come Frattini e Pisanu ed ex Pd come Pietro Ichino, Linda Lanzillotta e Nicola Rossi. Monti non sarà candidato ad un seggio ne ufficialmente sarà indicato come candidato Premier ma l’obiettivo è quello:

Listone unico al Senato, ma non per la Camera, dove le liste della coalizione che si rifà all’Agenda Monti saranno due o più. E’ lo stesso Mario Monti che nel corso della conferenza stampa a Palazzo Madama chiarisce le modalità della sua “salita in politica” al termine di quello che in un tweet ha definito un pomeriggio impegnativo….

“Il presidente Monti ha definito lo schema della coalizione. Una lista con dentro nomi dell’associazionismo e della società civile e più liste politiche che aderiranno all’Agenda”, spiega Italo Bocchino all’Huffington Post. “Non tutto – aggiunge – è stato definito”. Il principio è un po’ quello che si evince dalle parole dello stesso Monti: “wait and see”. Aspettare per vedere come andrà a finire. Non solo per capire se il professore tornerà a Palazzo Chigi, ma anche per vedere come si svilupperà nel suo complesso la sua “salita in politica”.

La nuova formazione politica, a detta dello stesso Monti “ha una vocazione maggioritaria” e “avrà una evoluzione in futuro”.

Arriviamo infine al Centrodestra Berlusconiano. Il candidato Premier è chiaro, come da ventanni a questa parte. La riorganizzazione politica dell’area è però ancora in alto mare. Non è detto che il Popolo delle Libertà conservi nome e simbolo, si è parlato di riportare in auge il logo di Forza Italia. Il primo alleato del Pdl sarà Fratelli d’Italia, una lista che ingloba ex An come La Russa e Meloni assieme a liberali come Crosetto. In sostanza una lista ‘civetta’ per intercettare i delusi dal Pdl ed i nostalgici di Alleanza Nazionale.

Un fremito d’orgoglio l’ho avuto, non lo nego, con la nascita della “cosa di destra” Crosetto-Meloni.

Non mi dispiaceva affatto l’opportunità di una contaminazione fra una destra liberale e una sociale, priva di sconfinamenti nel nostalgismo, di chiara ispirazione antimontiana. Ci ha pensato La Russa a infilarsi nel progetto per sfruttare l’ingenuità del gigante e della bambina riproponendo, di fatto, Alleanza Nazionale. Con Crosetto che appare sempre più un pesce fuor d’acqua stretto in un vestito che, ovviamente, non è più il suo. Un errore strategico grave che i sostenitori, in primis La Retrovia molto attiva sui social a favore del gigante, non hanno né gradito né compreso. Un errore da game over.

Ben presente l’altro alleato di ferro, ovvero Francesco Storace con La Destra. Previste poi altre listarelle per incrementare il bottino con gli zero virgola raccolti qua e la.

Più problematico l’accordo con la Lega Nord. La base leghista non vuole Berlusconi candidato Premier. Maroni sta cercando un compromesso che consenta di salvare l’alleanza (ed i posti in parlamento). All’interno del movimento vi sono però molte resistenze, capitanate da Matteo Salvini , dal sindaco di Verona Tosi e dal Presidente del Veneto Zaia.

Lontano dai partiti classici c’è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Un’area distinta e distante da tutti i partiti.

Cinque aree diverse, alcune distinte ed alternative, altre più dialoganti tra di loro. Unico obiettivo, ottenere più posti in parlamento possibile. Il Centrosinistra appare in testa ma difficilmente riuscirà ad ottenere la maggioranza in entrambe le Camere. Se a Montecitorio è scontata, a Palazzo Madama sembra impossibile:

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Il sondaggio IPSOS di Ballarò non lascia scampo. Al Senato si riproporrebbe lo scenario 2006, la maggioranza inesistente o ottenuta sul filo di lana grazie al voto dei senatori a vita. A questo giro però non ci saranno Scalfaro, Pininfarina e Cossiga, deceduti; Rita Levi Montalcini e Giulio Andreotti, oramai troppo avanti con l’età e Giorgio Napolitano, che difficilmente appoggerà una ipotesi di autosufficienza risicata del CentroSinistra e che comunque rimarrà Presidente sino a maggio.

L’unica opzione credibile sarà un dialogo serrato tra PD e Polo Montiano. Molte le incognite però. Sel difficilmente si presterà ad un Governo con Casini e Monti. Non è detto che Terzo Polo e PD abbiamo la maggioranza per formare un esecutivo senza Vendola. D’altro canto il CentroSinistra potrebbe avere il ‘soccorso’ del Polo di Ingroia, qualora ottenga qualche senatore. Oppure si dovrà andare a ‘bussare’ alla porta di Berlusconi, pronto ad appoggiare qualsiasi cosa a patto che non si tocchino le sue aziende e la sua libertà.

Spettatori curiosi saranno infine i parlamentari del M5S. Chissà che qualcuno non venga attirato dalle ‘sirene’ bersaniane. Lo scopriremo presto.

Ingroia si candida, nasce il ‘Polo arancione’ con Di Pietro, De Magistris e Rifondazione


L’ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, al momento in Guatemala per un incarico dell’Onu, ha inviato al Consiglio superiore della magistratura una domanda di collocamento in aspettativa per motivi elettorali. Lo ha comunicato lo stesso Csm. (Corriere.it)

Il dado è tratto. E’ nato il Quarto Polo. Con la discesa in campo di Ingroia (che a mio giudizio avrebbe dovuto dimettersi, o comunque lo dovrebbe fare non appena eletto in Parlamento) il Polo Arancione è presto fatto. Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, Lista Arancione di De Magistris e frattaglie varie tutti uniti per raggiungere il 4% ed arrivare alla Camera. Se guardiamo ai sondaggi (Prc al 2, Idv al 2, Arancioni allo 0,5) potrebbero riuscire.

La crisi dell’Idv e la parabola discendente di Di Pietro


L’Italia dei Valori si sta sciogliendo come neve al sole. Da quando è esplosa l’inchiesta di Report, il partito di Antonio Di Pietro ha subìto un tracollo nelle intenzioni di voto.

L’ex Pm paga le sue scelte scellerate. Aver attaccato duramente PD e Napolitano nei mesi scorsi gli ha inviso ogni possibile alleanza di CentroSinistra. Il suo spostamento graduale verso Grillo è stato rispedito al mittente dal comico genovese. E così il leader Idv, ad inizio ottobre, aveva iniziato una manovra di ‘ritorno’ verso Bersani e soci.

All’improvviso l’Idv gli è esplosa in mano con lo scandalo ‘case’. Da lì le prime defezioni. Donadi, Formisano e poi Pedica, tutti pezzi grossi del partito che hanno lasciato il movimento per crearne un altro, Diritti e Libertà, pronti ad entrare a tutti gli effetti nel CentroSinistra.

Ora Di Pietro si lecca le ferite e tenta di ricucire un legame con quello che fu il ‘modello Vasto‘. Troppo tardi. Il partito è dato sotto il 3% e si dovrà guardare anche dalla nuova probabile formazione ‘arancione’ dell’ex De Magistris, di Emiliano ed Ingroia. L’Idv è spacciata e con lei, politicamente parlando, anche Antonio Di Pietro.

Primarie e legge elettorale, verso la Terza Repubblica


Legge elettorale e Primarie, i due temi politici del momento. Il blitz di Lega-Pdl ed Udc, che hanno modificato la proposta di riforma del sistema elettorale inserendo una soglia del 42.5% per il premio di maggioranza, ha fatto infuriare il Pd. Bersani è furente con Casini. Il segretario Pd accusa il leader Udc :”Morirà di tattica”, la replica: “Non siamo tuoi sudditi.

Bersani si dice contrario all’ipotesi di un Monti bis nel dopo elezioni, obiettivo a cui lavora da mesi il Presidente Napolitano ed a cui guardano anche molti esponenti del Pd, dai cattolici ai veltroniani. I democratici quindi appaiono ancora una volta divisi sul da farsi. L’asse Pdl-Lega-Udc sta spingendo verso il proporzionale per impedire al CentroSinistra di vincere. Quante volte qui su Candido se ne era parlato?

Altro argomento. Le Primarie. Lunedì su SkyTg24 e su Cielo si terrà un dibattito tra i candidati del CentroSinistra. Un confronto in stile ‘americano’. Bersani punta ad una coalizione Pd-Sel-Psi con baricentro attorno al Pd che dialoghi poi con Casini. Vendola vuole la barra a Sinistra. Renzi punta alla vocazione maggioritaria. Chi vincerà deciderà il destino e la composizione della Coalizione.

Nel Pdl invece regna ancora il caos. Berlusconi, ostile alle primarie ed alla attuale leadership del partito, sta pensando di lanciare sua figlia Marina per riproporre l’effetto ’94. Alfano nel frattempo cerca consensi per essere eletto attraverso la consultazione popolare, aperta ai soli iscritti al Pdl. Fini, chiuso da Casini al centro, cerca un dialogo con l’ex delfino del Cavaliere. L’obiettivo? Cercare di ricrerare una sorta di An piu moderata. Alfano, Fini ed altri assieme in un partito (si chiami Pdl o meno poco importa) di centrodestra moderato dialogante con il Centro di Casini, Passera e Montezemolo o con una possibile Lista Berlusconi, avviata invece ad una campagna euroscettica e populista, forse in partnership con la Lega di Maroni.

Poi c’è Grillo e l’universo politico che si sta costituendo attorno a lui. Di Pietro, escluso dal CentroSinistra ed indebolito dalle ultime inchieste, dovrebbe unirsi alla battaglia del comico genovese. E potrebbe non essere il solo. Anche i sindaci Emiliano e De Magistris starebbero  pensando di impegnarsi , tramite la Lista Arancione, assieme al Movimento 5 Stelle, per creare una coalizione in grado di poter vincere il premio di maggioranza o di partito (in base alla futura legge elettorale). Il candidato Premier? Il Pm di Palermo Antonino Ingroia. La struttura mediatica c’è, da il Fatto Quotidiano a Servizio Pubblico di Michele Santoro. Qualche altra inchiesta sui partiti tradizionali e la ‘coalizione civica’ volerà oltre il 30% dei consensi.

Prossima tappa: 25 novembre, elezioni Primarie del CentroSinistra. Verso la terza Repubblica.

Articoli precedenti:

L’Idv nella bufera, Di Pietro contestato, la settimana che ha ‘distrutto’ il partito


In una settimana, per l’Italia dei valori, è cambiato tutto. Il servizio di Report che avanza seri dubbi sull’etica e sulla morale di Antonio Di Pietro ha prodotto un vero e proprio terremoto.

La minoranza ‘governista’ presente nel partito e capitanata da Massimo Donani ha attaccato frontalmente il proprio leader. A sorpresa invece è arrivato l’appoggio di Beppe Grillo che ha difeso l’ex Pm lodandone l’antiberlusconismo. Un vero e proprio ‘bacio della morte‘ quello dato dal comico genovese. Di li a poco il partito è ‘esploso’. Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, già da tempo fuori dall’Idv, e quello di Palermo Leoluca Orlando hanno ‘tuonato‘ contro la gestione familistica del movimento.

In difesa di Tonino arriva Marco Travaglio che minimizza l’inchiesta di Report:

Report ricicla le accuse degli “ex” sui rimborsi e sulle case. […] Cominciamo da Report, programma benemerito da tutti apprezzato: domenica sera Di Pietro è apparso in difficoltà, davanti ai microfoni dell’inviata di Milena Gabanelli. Ma in difficoltà perché? Per scarsa abilità dialettica o perché avesse qualcosa da nascondere, magari di inedito e inconfessabile? A leggere (per noi, rileggere) le carte che l’altroieri ha messo a disposizione sul suo sito, si direbbe di no”

La giornalista che ha realizzato il servizio si difende:

C’è un giornalismo che è fatto essenzialmente di documentazione e verifica delle fonti, il giornalismo e così. Io quando ho trovato i documenti li ho verificati tutti e ci ho impiegato due mesi a controllare tutto. Se Travaglio in un giorno e riuscito a verificare tutto quello che gli ha detto di Pietro è un genio”.

“Questa intervista che ho realizzato e Di Pietro che risponde a se stesso perché si contnraddice continuamente… io credo che il calo di consenso che ha avuto di Pietro non sia solo per le reticenze e per le amnesie che ha mostrato, quando uno vuole fare il moralizzatore dev’essere trasparente e perfetto”.

Report, trasmissione ‘gioiello’ del giornalismo, sempre difesa e portata a modello di buona informazione diventa inspiegabilmente portatrice di falsità? ‘serva’ del sistema?

Di Pietro arriva anche ad accusare Maurizio Crozza che, nella sua trasmissione, ha ironizzato sulle vicende che hanno colpito il leader Idv:

“Non fate come Di Pietro: doveva cambiare il Paese e invece ha cambiato un sacco di case”

Anche Crozza presta il fianco ai ‘complottisti’? In un istante satira e giornalismo di inchiesta assumono un ruolo ‘di parte’?

No, semplicemente Di Pietro si è rivelato per quello che è, uno come tutti gli altri. Un moralizzatore che però non ha esitato a farsi ‘i suoi affari’. Difficile far digerire tale comportamento ai suoi elettori, a chi si era ‘fidato’.

Il risultato comunque al momento è quello del probabile declino politico dell’Italia dei Valori. Fonti ufficiose parlano di una alleanza tra l’ex magistrato ed il Movimento 5 Stelle. Altri ipotizzano la nascita di una nuova lista dipietrista.

Una cosa è certa, di oggi la notizia che il cognato di Di Pietro è indagato, l’accusa : ‘concorso in abuso di ufficio‘.

Pisapia-De Magistris, prime difficoltà per i sindaci ‘innovatori’


La primavera di Milano e Napoli sembra già finita. Pisapia e De Magistris iniziano ad incontrare forti difficoltà. Che sia il segno dell’impossibilità di ‘innovare’ in questo paese?

Milano: Pisapia-Boeri pace, ma senza l’Expo

L’assessore resta, però dimezzato: deleghe a Cultura, Moda e Design.

Pace fatta, ma la ferita ancora si vede. Dopo cinque giorni di polemiche che hanno segnato la ‘rottura’ tra Giuliano Pisapia e Stefano Boeri, i due volti simbolo della riscossa del centrosinistra a Milano e il successivo divorzio, la città si è ritrovata con un assessore ‘dimezzato’.
Per risolvere la questione (leggi i motivi dello screzio) ci è voluto un faccia a faccia tra i due, nella tarda serata del 29 novembre a Palazzo Marino.
RESTANO LE DELEGHE SU CULTURA, MODA E DESIGN.Quindi ricomposizione. Ma a Boeri sono tornate in mano le sole deleghe a Cultura, Moda, Design. Il ‘papà’ del Masterplan di Expo ha perso ogni voce in merito all’evento. Per lui niente delega alla manifestazione del 2015, che viene invece affidato alla ‘collegialità’ di un comitato interassessorile coordinato dallo stesso Pisapia

De Magistris rompe con il suo paladino anti rifiuti

È rottura fra Luigi de Magistris e Raphael Rossi il 37enne eroe della legalità chiamato dal sindaco di Napoli a fare il presidente dell’Asia, l’azienda dei rifiuti cittadina. L’ex magistrato getta acqua sul fuoco ma in realtà la frattura è profonda. E mentre in un video messaggio di fine anno stile Quirinale dice che «l’emergenza rifiuti è finita» la questione degli impianti di smaltimento resta drammatica: una volta chiuse le discariche, Napoli avrà seri problemi, dicono tutti gli esperti e i tecnici del settore.

«Un Consiglio d’amministrazione più forte non poteva esserci, l’azienda sente intorno a sè un sostegno forte e concreto». Così parlava Raphael Rossi il 17 giugno scorso. Sei mesi dopo quel sostegno non c’è più e il giovane presidente dell’Asia, l’azienda rifiuti cittadina, fa fagotto: non sarà più al comando della società del Comune di Napoli. Ieri le indiscrezioni, oggi il sindaco Luigi de Magistris conferma: «Rossi non sarà più il presidente. Ma continuerà a collaborare con Asia».

Quando approda all’ombra del Vesuvio, il torinese è sulla linea del sindaco: no all’inceneritore, raccolta differenziata spinta col porta-a-porta in tutta la città, taglio agli sprechi. Ma il piano teorico di Palazzo San Giacomo fa i conti con la dura realtà: il 70 per cento di differenziata in sei mesi annunciato dal sindaco in agosto è un traguardo impossibile da raggiungere. Le navi cariche di rifiuti da smaltire, da spedire in Olanda «entro Natale» idem. La frattura sostanziale è tra Rossi e il vicesindaco con delega all’Ambiente, Tommaso Sodano: due idee diverse e anche due approcci diversi: più rigido e poco incline alla considerazione dei fattori esterni Rossi, più “politico” invece quello di Sodano.LO SCONTRO.Rossi non ha mai fatto mistero delle difficoltà sulla differenziata, al momento sotto il 25 per cento. I 45 milioni d’euro di ricapitalizzazione per la società dei rifiuti, deliberati a giugno, sono arrivati con ritardo e dopo molto lavoro.Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/de-magistris-rompe-con-il-suo-paladino-anti-rifiuti#ixzz1i75mTVbU

Ballottaggi: corse clandestine ed alte temperature a Milano e Napoli


In tempi di par condicio non si possono divulgare risultati di sondaggi elettorali. Se, però, si va su Google e si digita ‘corse clandestine’ le voci fornite appaiono interessanti:

Da Lettera 43:

La normativa elettorale vieta la diffusione dei sondaggi tra il primo turno elettorale e i ballottaggi, ma non la loro realizzazione.
Come fare, quindi, per sapere l’orientamento dell’elettorato? L’ostacolo è stato aggirato su Internet dove le corse elettorali sono state trasformate in quelle di cavalli e le amministrazioni al voto in ippodromi, nei quali si disputano gare sul filo dei secondi (e dei voti).

Notapolitica dice:

Si scopre così che nell’ippodromo di Milano Fan Pisapie è dato a 53,5 secondi, ben sette in più dell’avversario Moratenne che taglia il traguardo con un misero 46,5′.
Più a Sud, a Napoli precisamente, è il cavallo Galopin du Magistry a conquistare il traguardo con 51 secondi mentre Letterienne lo stacca solo di pochi secondi e si ferma a 49.

Su Studi si parla di Formula Uno:

sul sito Studi, dove le proeizioni elettorali hanno tutte le sembianze di una gare di Formula Uno.
Di nuovo si parla di corse clandestine, osservate dalla fantomatica South Western Generation a Milano, Napoli e Cagliari.
Il risultato, rilevato il 20 maggio, mostra la Red Bull sconfitta in tutte e tre i circuiti con uno scarto piuttosto netto in quello di Milano.
Nella città lombarda infatti la Ferrari taglierebbe il traguardo con 55 chilometri, mentre la Red Bull si dimostra più lenta con soli 45 chilometri.
Stesso ordine di arrivo a Cagliari con la Ferrari a 52 chilometri e la Red Bull a 48. A Napoli cambia il vincitore, tale Toro rosso, che conquista il circuito con 52 chilomentri contro i 48 della sempre perdente Red Bull. Gli animi dei tifosi sono così placati.

Sul Termometro Politico invece si parla di previsioni meteorologiche:

a Milano la situazione sembra in linea con il primo turno, quando le correnti calde avevano spinto il mercurio fin oltre i 48°, lasciando al fresco, a quota 41, il comitato elettorale di Letizia Moratti. Insomma, i 7 gradi di margine sembrerebbero confermati e l’isola di calore sul capoluogo meneghino è piacevolmente accolta in via Pergolesi, sede del Pd milanese, dove si prefigura uno scenario ben oltre i 50 gradi. Dalla Madonnina al Vesuvio, a Napoli nulla sembra essere certo, anche perché occorrerà valutare la disposizione delle varie correnti ascensionali che dieci giorni fa avevano sorprendentemente lasciato a secco la Prefettura, fermandosi sotto i 20 gradi. Stavolta le previsioni del tempo parlano di un confronto serratissimo, con i termometri però leggermente sopra ai 50 gradi in Tribunale:

Elezioni anticipate, l’Italia dei Valori si divide: Di Pietro favorevole, De Magistris si oppone


Mentre il Partito Democratico appare abbastanza deciso, in caso di crollo del governo, ad orientarsi verso un esecutivo di transizione che possa cambiare la legge elettorale ed approvare alcuni provvedimenti su economia e lavoro, l’Italia dei Valori si divide sulla opportunità di chiedere le elezioni anticipate:

Dalle colonne de “Il Fatto Quotidiano” l’europarlamentare Idv Luigi De Magistris, da molti indicato come il capofila di una corrente alternativa a quella del leader Di Pietro, dichiara quanto segue:

Eppure proprio il ricorso alle urne, in via teorica il più giusto, rischia di trasformarsi in un appuntamento svuotato di democraticità. La strada della parola riconsegnata ai cittadini è la migliore se non vivessimo i mala tempora che pure currunt. L’attuale legge elettorale e la depotenziata e mai attuata legge sul conflitto di interessi finirebbero, infatti, per garantire al sire di Arcore, in occasione delle elezioni, una nuova volata verso Palazzo Chigi. Per questo più intelligente e opportuno è impegnarsi a realizzare un governo a tempo, di fedeltà costituzionale, che attui la riforma della legge elettorale per restituire il diritto di scegliere i propri rappresentanti parlamentari ai cittadini, attualmente espropriati di questo stesso diritto conferito alle segreterie dei partiti da una norma liberticida. Così come altrettanto urgente è garantire un sistema di informazione realmente pluralista, anche e soprattutto in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, che vedranno i media ancora una volta esposti al tentativo di ‘occupazione’ del premier.

Dallo stesso quotidiano Di Pietro, rispondendo all’appello di Flores d’Arcais che tendeva a scongiurare le elezioni anticipate privilegiando l’ipotesi di un governo tecnico, risponde indirettanente anche a Luigi De Magistris:

Insomma e in conclusione: è inutile cercare di cambiare da dentro le regole del gioco (legge elettorale, conflitto di interessi o pluralità dell’informazione).  Non lo faranno e non ce lo faranno fare. Meglio attrezzarci da subito con una “coalizione alternativa” di nuovo conio per essere pronti ad affrontare le elezioni quando ci saranno, anche a costo di andarci con le attuali “regole capestro”, piuttosto che sognare coalizioni di “lealtà costituzionale”, come utopisticamente e genuinamente le hai chiamate tu, o di “responsabilità nazionale”, come furbescamente le ha definite Casini con il chiaro scopo di andare lui al governo al posto di Berlusconi, cosa che molti del Pd sembrano già disposti a barattare, come hanno fatto per Vietti al Csm.