Quirinale: chi dopo Napolitano?


Dimissioni di Giorgio Napolitano

Da oggi il Quirinale è ‘Sede Vacante’. Alle 10.36 di questa mattina Giorgio Napolitano ha rassegnato le dimissioni dopo quasi nove anni di mandato. Ed ora?

Dimissioni di Giorgio Napolitano

Chi sarà eletto al suo posto?

Difficile dirlo, tre settimane fa avevamo fatto dei nomi, nel frattempo alcuni sono tramontati ed altri ne sono spuntati. Le quotazioni di Padoan sono scese anche per via del pasticciaccio del provvedimento fiscale ‘salva-Berlusconi’ . Salgono invece le speranze per Franceschini. New entry, l’ex Ministro Sergio Mattarella, Castagnetti ed il Sindaco di Torino Piero Fassino. Il primo soprattutto. Ancora in ballo i nomi di Prodi, Bersani, Finocchiaro e Veltroni. Meno probabile quello di Pinotti.  Mario Draghi si è defilato. Pietro Grasso, da oggi Presidente provvisorio, potrebbe tornare in gioco in caso di mancata elezione del candidato ‘di Renzi’. Perchè il Premier ha detto chiaro e tondo che il Presidente sarà eletto entro gennaio. La prima votazione è attesa per il 29. Ma il voto è segreto e tutto può accadere.

Con quale numeri sarà eletto?
Dipende. Berlusconi probabilmente si accorderà con Renzi, se non lo ha già fatto. Si punta ad eleggere il Capo dello Stato con una ampia maggioranza, dalla quarta votazione (quella a maggioranza semplice). Cosà faranno però le minoranze PD e FI? L’Ncd convergerà probabilmente sul nome scelto dal Patto Renzi-Berlusconi. La Lega, per bocca di Salvini, farà dei nomi della ‘società civile’. SEL non ancora pervenuta. M5S punta alle Quirinarie 2.0?

Perchè hanno senso le dimissioni di #Napolitano


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Da un paio di gi0rni alcune fonti stampa parlano di dimissioni di Napolitano entro fine anno. Oggi il Quirinale, con un comunicato, non ha nè confermato nè tantomento smentito.

Al momento della sua rielezione il Capo dello Stato aveva legato la prosecuzione del suo secondo mandato alla approvazione delle Riforme istituzionali. A distanza di un anno e mezzo ben poco è stato fatto. Le riforme Costituzionali sono in alto mare. La legge elettorale, approvata alla Camera, si appresta ad essere modificata in Senato e quindi è lontana dall’approvazione. Sembrerebbe quindi strano che Napolitano scegliesse questo momento per lasciare. Eppure la sua scelta potrebbe avere un senso.

Nel momento in cui i pricipali partiti presenti in Parlamento chiesero al Presidente della Repubblica di sacrificarsi, accettando la rielezione, l’Italia era senza guida. Le elezioni non avevano fornito un vincitore. Il PD, in maggioranza relativa, era distrutto da faide interne che avevano sabotato l’elezione di Marini prima e Prodi poi alla Presidenza. I 5 stelle non intendevano dialogare con nessuno. Il Centrodestra era anch’esso spaccato. Napolitano rappresentava quindi l’unica ancora di salvezza per la classe politica dell’epoca.

700_dettaglio2_Napolitano-e-Renzi-AgfOggi, a quasi due anni da quel momento, lo scenario politico è nettamente cambiato. Il PD veleggia oltre il 40% e la guida del Governo è saldamente in mano a Matteo Renzi, capace di defenestrare Letta ed imporre un nuovo esecutivo ‘indipendente’ dal Quirinale, cosi come non erano stati quelli di Monti prima e soprattutto di Enrico Letta successivamente. Le mosse ‘populiste’ del Premier hanno assicurato consenso elettorale e legittimato la sua leadership nel Paese. Allo stesso tempo il movimento5Stelle è più debole rispetto a prima, ondivago, non avendo ancora trovato la propria ‘strada’ politica. A destra una parte è stata ‘risucchiata’ da Renzi ed un’altra è divisa in mille faide per assicurarsi l’eredità del dopo-Berlusconi.

Ora c’è un solo leader, con capacità decisionale chiara e forte. Un buon momento quindi per lasciare. Malgrado non siano state compiute le Riforme. Malgrado Renzi non sia del tutto benvisto da Giorgio Napolitano. Dando a Renzi il compito di sfruttare la debolezza delle opposizioni per eleggere un Capo dello Stato in grado di traghettare il Paese verso le Riforme tanto auspicate, il Presidente uscente è consapevole che la gestione del delicato momento di transizione istituzionale potrà passare in modo tranquillo. Cosa non possibile nel 2013, a causa della non vittoria del PD e della inesistente leadership di Bersani.

Vedremo se le valutazioni del Capo dello Stato andranno in questo senso oppure rimarranno ancorate alla approvazione della legge elettorale e delle Riforme costituzionali. L’accelerazione del Premier sulla riforma del sistema elettorale, mettendo alle strette Berlusconi e paventando un dialogo con i 5 Stelle, potrebbe essere letta proprio come la voglia di dare un segnale a Napolitano , segnale magari richiesto dal Presidente stesso al Capo dello Stato nelle passate settimane. Chissà..

Messaggio di fine anno: Napolitano annuncerà le dimissioni?


E’ un’indiscrezione clamorosa quella che riguarda il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, filtrata a poche ore dalla vigilia di Capodanno: il Capo dello Stato potrebbe lasciare il Quirinale annunciando le sue dimissioni nel consueto messaggio di fine anno agli italiani. I rumors sul possibile passo indietro del Presidente della Repubblica sono stati lanciati dalle pagine del Corriere della Sera: una decisione che scatenerebbe un terremoto politico proprio a ridosso del nuovo anno. Fonte

Sarebbe una mossa incomprensibile, ragionando per logica. A gennaio dovrebbe essere varato un nuovo patto di maggioranza per riformare la Legge elettorale ed avviare le riforme costituzionali e del lavoro.

Il secondo mandato di Napolitano era si legato alle larghe intese con Berlusconi, fallite qualche settimana fa. Ciò non toglie che il Governo Letta riceverebbe un colpo quasi mortale qualora venisse a mancare lo ‘scudo Presidenziale’. Una decisione del genere ha quindi poco senso.

In caso di nuova elezione spero si converga sul nome di Romano Prodi.

Napolitano si dimetta, anche per favorire la nascita di un governo


Oggi le consultazioni lampo al Quirinale, l’incarico di Bersani ‘congelato’, in attesa che il Capo dello Stato riesca a sbloccare le cose. Il PDL è favorevole ad un governo con PD e Scelta Civica, il PD no. I 5 Stelle sono contrari a qualsiasi governo espressione dei partiti. Cosa fare?

Dimissioni, di Napolitano. L’unica ipotesi logica e giusta. Un Presidente ‘con le mani legate’, alla cui scadenza mancano due settimane, che non può sciogliere le Camere perche non è più in possesso di tutti i suoi poteri, non dovrebbe poter scegliere il prossimo Presidente del Consiglio in una situazione cosi complicata come quella in atto.

L’elezione del nuovo Capo dello Stato, infatti, è tuttora materia di veti e controveti che coinvolgono i partiti  (e/o impediscono) la nascita di un esecutivo.

Da qui l’unica scelta saggia, dimissioni anticipate di Napolitano, cosicchè si avviino le procedure per l’elezione del nuovo Presidente. Chissà mai che, attorno ad un nome condiviso tra i vari schieramenti per il Quirinale, non possa anche nascere una collaborazione per l’espressione di un Governo.