Italia tra i leader del debito «sostenibile»


[…](IlSole24Ore) Il debito pubblico italiano è molto più «sostenibile» di quello di Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna e persino Usa. Quella che può sembrare una provocazione è semplicemente un’equazione che calcola il “gap della sosteniblità” sommando il debito pubblico esplicito (il debito/Pil attuale che riflette il passato) con il debito implicito (che tiene conto degli obblighi di spesa futuri tra i quali pensioni e sanità) per arrivare a un debito totale. Ebbene in questa classifica – l’ultima calcolata in questi giorni dal Centro Studi dell’Università di Friburgo sotto la guida del Prof. Raffelhuschen – l’Italia svetta al secondo posto con un debito totale/Pil al 73%, dopo la Lettonia. Al quarto posto la Germania (154%), 16a la Francia (449%), 22a la Gran Bretagna (640%), 24a la Spagna (672%). Gli Usa sarebbero ultimi, al 1.300%[…]

Altro che Grecia. Ora scopriamo che l’Italia è più sana di quel che si pensi. Alla faccia di Grillo. Letta e Napolitano ne prendano atto ed invece di accettare i diktat di Bruxelles, rispondano per le rime a Merkel e soci.

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Fisco: imprenditori ‘più ricchi’ dei dipendenti


fisco

“Il reddito medio dichiarato dai dipendenti è di 20.680 euro, quello degli imprenditori 20.469 euro”

Come può un lavoratore prendere meno di un datore di lavoro? Vi rendete conto perchè questo Paese va a rotoli?

Crisi di governo, c’è poco da esultare


Letta alla frutta. Bene, c’è poco da esultare però.

Sono sempre stato contrario a questo governo, non avrei mai collaborato con il PDL. Non c’erano margini per un esecutivo serio, era solo un tentativo di  Berlusconi di perdere tempo e salvarsi. Una volta appurato che non era possibile una via di uscita ‘soft’ ha rivoltato (come al solito) il tavolo creando il caos, probabilmente per tentare un’ ultima carta, qualora non si riesca a trovare una nuova maggioranza in Parlamento.

Da questi mesi di finte ‘larghe intese’ il PD ne esce a pezzi, in quanto a credibilità. La connivenza avuta con Berlusconi, Brunetta, Santanchè e soci ha dato l’impressione che il partito si sia venduto l’anima per qualche poltrona, per non spaccarsi e perchè non ha avuto il coraggio di verificare la nascita di un VERO governo di cambiamento.

Avere avuto ragione nel combattere ogni giorno contro il Governo Letta non mi rende felice. Non è il momento per esultare. Perche?

Perchè da lunedi gli avvoltoi finanziari ci braccheranno, perchè l’Iva aumenterà di un punto tra tre giorni, perchè il caos creato potrebbe portare di nuovo Berlusconi al governo e magari ad eleggersi pure il Capo dello Stato.

Vedo quel che accade in Grecia. Le persone muoiono per mancanza di cure, le università chiudono, i nazisti ammazzano e riscuotono sempre maggiore successo.

E L’Italia dove sta andando? Con tre blocchi contrapposti di cui due guidati da popopulisti e l’altro probabilmente condotto da un pallone gonfiato senza contenuti.

Ecco. Capite perchè non si può esultare? Chiunque tiene all’Italia non può che essere preoccupato per il futuro. L’unico sbocco possibilie sarebbe un governo di scopo con tre punti in agenda. Legge di Stabilità, provvedimenti per imprese e lavoratori e legge elettorale. 150 giorni per tamponare il possibile e poi tornare al voto. Riuscirà la classe politica italiana a portare a termine la missione? Sono pessimista.

Gli Stati Uniti evitano il ‘fiscal cliff’, grazie a Joe Biden


Gli Stati Uniti hanno scongiurato il ‘baratro fiscale’ all’ultimo minuto:

La Camera degli Stati Uniti ha approvato l’accordo sul fiscal cliff, il cosiddetto baratro fiscale, dopo il voto favorevole espresso il primo gennaio dal Senato. Il voto è avvenuto quando negli Stati Uniti erano le 23 di martedì e in Italia erano le 5 del mattino di mercoledì. Hanno votato a favore dell’accordo 257 deputati, mentre hanno votato contro in 167. Hanno votato a favore 172 democratici e 85 repubblicani, hanno votato contro 151 repubblicani e 16 democratici.

L’accordo evita innanzitutto l’entrata in vigore simultanea di una serie mostruosa di tagli alla spesa, soprattutto al welfare, alla difesa e all’istruzione, e l’annullamento di esenzioni fiscali dirette a tutti gli americani: questi meccanismi andavano incontro il 31 dicembre alla loro scadenza naturale e almeno in una circostanza erano stati resi dal Congresso così radicali e potenzialmente dannosi proprio per incentivare democratici e repubblicani a trovare un compromesso. La famiglia media americana avrebbe pagato 3.000 dollari di tasse in più all’anno e gli Stati Uniti, secondo l’ufficio per il budget del Congresso, sarebbero finiti nuovamente in recessione.

(Che cos’è il fiscal cliff, spiegato bene)

Uno dei principali artefici dell’accordo è stato il Vicepresidente Joe Biden. Non molto conosciuto qui in Italia, Biden è un vero ‘idolo’ per gli americani. La sua storia politica e personale è davvero singolare. (Vi invito a leggerla qui di seguito, grazie ad un interessante articolo de Il Post) Tra gioie e dolori, vittorie politiche e tragedie private, il senatore democratico del Delaware è arrivato alla seconda carica più importante del Stati Uniti d’America:

12  cose da sapere su Joe Biden

1. Biden non ha mai perso un’elezione. È stato eletto al Senato degli Stati Uniti a trent’anni, nel 1973, l’età minima per fare il senatore, diventando il sesto senatore più giovane nella storia del paese e ottenendo un seggio storicamente in mano ai repubblicani. È stato rieletto per sei volte consecutive. Quando ha lasciato il suo seggio, nel 2009, è diventato il più giovane senatore ad arrivare a sette mandati consecutivi.

2. Biden era balbuziente. Ha balbettato per tutta la sua infanzia e fino ai vent’anni. Ma prendiamo la storia da un altro lato. Il 5 settembre del 1994 uno studente americano di nome Branden Brooks partecipò a un incontro pubblico con Biden in Delaware. Alzò la mano, prese la parola, fece la sua domanda balbettando parecchio. Alla fine dell’incontro Biden lo andò a cercare e lo prese da parte: gli disse che anche lui balbettava, da ragazzo, ma che non aveva mai permesso a questo problema di interferire con i suoi sogni e quindi cercava sempre occasioni per parlare in pubblico, così da forzarsi a superare l’imbarazzo e il suo problema. Una settimana dopo Branden Brooks ricevette una lettera di Biden, scritta il giorno successivo al loro incontro. Nella lettera, pubblicata qualche anno fa da Letters of note, Biden scriveva:

Caro Branden —

è stato un piacere conoscerti ieri. Sei un ragazzo bravo e brillante, se continuerai a lavorare sodo ti aspetta un grande futuro. Tieni a mente quello che ti ho detto riguardo la balbuzie. Puoi sconfiggerla così come l’ho sconfitta io. Quando lo farai, sarai una persona più forte: avrai vinto. Un’altra cosa: ogni volta che hai la tentazione di prendere in giro qualcuno per via di un suo problema, ricorda come ti senti quando sei tu a essere preso in giro. Tratta tutti con rispetto e sarai rispettato.

Il tuo amico
Joe Biden

Branden seguì il consiglio di Joe Biden: si candidò all’incarico di rappresentante degli studenti, venne eletto e rieletto tutti gli anni, alle scuole superiori e all’università. Approfittò di ogni occasione possibile per parlare in pubblico. Oggi fa il pubblico ministero in Delaware.

3. Biden ha studiato Giurisprudenza a Syracuse ma ha detto che studiare legge gli sembrava «la cosa più noiosa al mondo» e durante il suo primo anno fu accusato di aver copiato un terzo di un saggio che aveva scritto per un esame. Biden disse che aveva citato un brano di un altro testo ma si era dimenticato di indicarlo, e gli fu consentito di ripetere l’esame. Il particolare è significativo per via di quello che leggerete nel punto 9.

4. La sua prima candidatura al Senato è una gran storia. Nel 1972 Caleb Boggs, senatore repubblicano di lunghissimo corso, voleva andare in pensione ma fu convinto dal presidente Nixon a ricandidarsi. Nessun democratico lo sfidò: erano tutti sicuri di perdere. A parte Biden, che si fece avanti a 29 anni avendo alle spalle solo due anni da rappresentante locale nella sua contea. Si candidò praticamente senza soldi. La campagna elettorale fu diretta da sua sorella Valerie e i suoi principali collaboratori furono i suoi familiari. In estate i sondaggi lo davano in svantaggio di 30 punti. Alla fine vinse di 1,3 punti, secondo molti grazie al suo carisma, le sue innumerevoli iniziative organizzate in giro per il Delaware e la sua capacità di attirare i voti dei giovani.

(il resto lo trovate qui)

Mediaset, primo trimestre in rosso della storia: crollo pubblicità, debiti e tagli in vista


Cosa si inventerà LUI per tutelare la sua ‘robba‘? Lista personale, partito nuovo, patto con i centristi? Non è dato sapere, ancora per poco. Non credo ad una vendita di Mediaset.

La Consulta tedesca dice Si al fondo salva-Stati, l’Europa oramai ‘dipende’ dalla Germania


Sì tedesco al Fondo salva Stati «Da Berlino non oltre 190 miliardi»

Via libera condizionato della Corte costituzionale. Monti: «Ottima notizia, ora meccanismo europeo di stabilità».
Piazza Affari accelera, spread Btp/Bund in forte calo

Come mai Spagna, Italia, Grecia etc devono ‘piegare’ le loro politiche nazionali alle esigenze europee mentre l’Europa deve ‘attendere’ il pronunciamento della Consulta tedesca per poter tirare un sospiro di sollievo? Questa non è Europa, assomiglia di piu ad una sorta di Quarto Reich!

‘Monti anche nel 2013’, il ricatto delle Agenzie di rating


Dopo averci tormentato per mesi, declassando banche, titoli ed istituzioni, le agenzie di rating orano ‘dettano legge’ anche a livello politico, direttamente. Moody’s e Fitch fanno capire che per il ‘salvataggio’ dell’Italia è indispensabile che Monti rimanga premier anche dopo le elezioni 2013. Un ricatto vero e proprio. Pronte a declassarci se sceglieremo un governo democraticamente eletto dal popolo ed espressione di una coalizione politica ‘vera’ ?

Fonte. Secondo gli analisti di Moody’s, la crisi del debito europeo è solo a metà strada “nel miglior dei casi” e Paesi come la Grecia e l’Irlanda potrebbero richiedere fino al 2016 per completare il loro programma di risanamento dei conti. Tutt’altro discorso per l’Italia che, al pari di Spagna e Portogallo, potrebbe uscire dall’attuale recessione entro la fine dell’anno prossimo se saprà applicare le riforme messe in cantiere sinora.

Per mesi le agenzie americane hanno ripetutamente declassato e attaccato il sistema Italia contribuendo così alla nostra instabilità economica e politica. Ora che si avvicinano le elezioni politiche, si preparano a scendere in campo e a tirare la volata a un secondo governo guidato dal Prof.

Fitch lo dice chiaramente: Monti deve restare a Palazzo Chigi.

L’attuale governo italiano ha tantissima credibilità e Monti deve fare progressi il più velocemente possibile per creare una certa luce in fondo al tunnel”, ha spiegato il direttore operativo di Fitch David Riley alla televisione di Bloomberg sottolineando come i rischi della fine del suo governo siano maggiori dei problemi dell’economia.

La Germania verso la recessione…


Riporto un articolo interessante di Yes, Political! sulla situazione economica tedesca. A quanto sembra anche la locomotiva d’Europa sta per fermarsi. La Germania potrebbe infatti avere presto un Pil negativo.

L’articolo:

I dati sul PIL tedesco relativi al secondo trimestre non lasciano scampo a dubbi: prima della fine dell’anno la Germania conoscerà un trimestre di recessione. Nonostante i titoli dei siti italiani tendano ad enfatizzare il fatto che la Germania abbia un PIL (nelle immagini GDP) positivo, la tendenza di medio periodo non lascia scampo ad altre ulteriori conclusioni, soprattutto in assenza di risposte da parte del governo Merkel.

Questo il grafico del tasso di crescita del GDP della Germania su base annua:

Se poi non ci sarà alcuna reazione da parte del governo tedesco, né ci sarà una inversione di tendenza sul mercato comune – sì, è l’interdipendenza fra i paesi europei, ovvero i legami economici e commerciali e finanziari fra la Germania e l’Italia, la Spagna, la Grecia, il Portogallo, la Francia e così via, a spingere verso il basso il PIL tedesco – allora si verificherà un -1%, fatto che sancirà l’apertura della crisi economica anche in casa Merkel, proprio nel tremendo 2013, anno horribilis delle elezioni italiane e tedesche (si comincia già a gennaio in Bassa Sassonia, 8 milioni di abitanti, con capitale Hannover).

L’unico modo per invertire questa pericolosa tendenza è smetterla con le politiche mortifere della Trojka e della BCE e pompare denaro per finanziare la crescita. Null’altro.