#Conte2: le “grane” principali del futuro governo


Rousseau ha detto Sì, ora il governo Conte 2 può nascere. Probabilmente domani sarà diramata la lista dei ministri e salvo psicosi delle ultime ore, sempre possibili, vista la natura instabile dei grillini, si darà il via alla maggioranza giallorossa. Un avvio che presenta tante difficoltà. Qui di seguito ho elencato quelle che secondo me potrebbero essere le principali:

1.Il fattore Renzi
E’ diventato l’azionista di maggioranza del nuovo esecutivo, avendo dato il là, assieme a Beppe Grillo, ad una possibile alleanza pentadem. Fino a quando sosterrà il governo? Le ambizioni dell’ex premier, sulla via della formazione di un suo partito personale, costituiscono la prima grossa mina vagante sulla maggioranza giallorossa.

2.Regionali rischio per il governo
Alcuni analisti e soprattutto molti esponenti dem, parlano di possibili alleanze demogrilline nelle future elezioni amministrative, partendo magari da quelle regionali. Nei prossimi mesi si voterà in Umbria, Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Veneto, Liguria, Puglia e Campania. Credo sia difficile una alleanza politica locale tra 5 Stelle e PD ed i risultati elettorali di queste regioni (e dei comuni) potrebbero far scricchiolare e di molto la maggioranza.

3. Consensi variabili tra PD e 5 Stelle
I primi sondaggi pre-Conte2 danno i 5 stelle in forte recupero (dal 17 al 21) ed il PD in leggero calo. Come cambieranno i rapporti di forza durante l’esecutivo di Giuseppe Conte? Al PD riuscirà ciò che è riuscito alla Lega, ovvero sottrarre elettori al Movimento? Oppure avverrà il contrario? Una cosa è certa, in caso di crollo di uno dei due partiti, gli scossoni si propagheranno sino a Palazzo Chigi.

4.Immigrazione
Salvini ha monopolizzato il tema per anni e su di esso ha costruito gran parte del proprio consenso. Al primo sbarco di una nave ONG, il leader leghista farà fuoco e fiamme, cercando di mettere in difficoltà il nuovo governo. Ogni cedimento ‘ai migranti’, come ad esempio eventuali revisioni dei decreti sicurezza e la discussione di una nuova legge sulla immigrazione, saranno occasioni per la polemica politica, sempre più alta, come piace all’ex ministro dell’interno.

5. Dossier esteri potenzialmente esplosivi
Uno su tutti la Brexit; che sia ad ottobre, a gennaio o comunque nei mesi successivi, una hard Brexit potrebbe creare una forte turbolenza, non solo finanziaria, in tutta Europa ed il governo italiano dovrà farsi trovare pronto.
La crisi ad Hong Kong non promette nulla di buono. I rapporti tesi tra USA e Cina, quelli tra Turchia ed Iran, il crollo economico in Argentina. Questi gli altri temi spinosi.

6. Recessione europea
La locomotiva tedesca sembra essersi fermata e sull’Europa incombe di nuovo la recessione. L’Italia, già in difficoltà con il debito, è a crescita zero e quindi rischia di pagare caro nei prossimi mesi la turbolenza economica. Il nuovo governo conta di avere margini di manovra più ampi per poter stanziare finanziamenti per innovazione, investimenti e politiche sociali. Vedremo quanto BCE e Commissione Europea concederanno.

7. Di Maio medita vendetta
Luigi Di Maio esce sconfitto da questa crisi. Sconfessato da Grillo. Messo all’angolo da Conte. Con l’immagine ‘ammaccata’ dalla caparbietà con cui ha spinto sino all’ultimo per rimanere a Palazzo Chigi come vicepremier. Senza più la carica di vice presidente del Consiglio, anche se con un ministero ‘di peso’, Di Maio è stato ‘commissariato’ dal Movimento ma resta sempre un ‘capobastone’ con proprie truppe. E potrebbe far scontare tutto durante il governo giallorosso.

#Crisidigoverno: l’errore di #Salvini ed il rischio di perdere la partita


E’ successo. Matteo Salvini ha commesso un primo grave errore. La rottura voluta con i grillini, il successivo pressing per il voto, il no alle dimissioni dei ministri leghisti, il listone imposto a Forza Italia, la possibilità di un accordo 5 stelle-PD; le ultime mosse del vicepremier hanno scombussolato il panorama politico italiano e soprattutto hanno messo all’angolo la Lega, che ora sembra cercare una tardiva riconciliazione con Di Maio e soci. Difficile ma non impossibile, vista la schizofrenia politica dei pentastellati.

Di fatto però Salvini ha sbagliato. I sondaggi post-rottura danno ampi segnali in questo senso. La lega scende di qualche punto, salgono i grillini ed il PD. “Chi rompe il patto, pagherà elettoralmente” diceva lo stesso segretario leghista mesi fa. Giorgetti, suo uomo di fiducia, gli rimprovera di aver sbagliato i tempi. La mossa del listone di centrodestra proposta a Forza Italia ha indispettito gli azzurri, spingendo alcuni parlamentari forzisti a sperare nel ‘non voto’ per riciclarsi magari nel nuovo movimento di Renzi. Ed infine, la rottura traumatica del governo sembra spingere i grillini a cercare un accordo, difficile ma anch’esso non impossibile, con il Partito Democratico.

Tornare con i 5 stelle farebbe perdere la faccia (e probabilmente consensi) alla Lega. La nascita di un governo demostellato di legislatura toglierebbe la tribuna d’onore al leader leghista.

Ora Salvini deve solo sperare che gli altri “giocatori” sbaglino le loro mosse e torni il suo turno. Altrimenti la partita sarà persa.

fonti:
Corriere Della Sera
Affari italiani
il Messaggero
Huffington Post

L’Italia divisa in due, #PD forte nelle città, #Lega super nella provincia


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L’Italia è divisa in due, le città e la provincia. Basta leggere i numeri. Tramite il sito Eligendo, ho preso in esame i dati delle #Europee nei 20 capoluoghi di regione e la media italiana. Dati totalmente ribaltati. Il #PD è il primo partito ed il Centrosinistra tiene testa al Centrodestra, tanto da arrivare primo. Invariato invece il valore dei 5 stelle.

A voi i commenti

#Salvini,#DiMaio, #Mattarella: strategie per provocare o evitare la crisi di governo


50 miliardi. Il numero magico che fa tremare i polsi alla maggioranza di governo. 50 miliardi è l’ammontare, approssimativo (e con stima in difetto), della prossima manovra finanziaria. Tanto serve per poter finanziare il reddito di Cittadinanza pentastellato (4-8 miliardi), Quota 100 (5-8 miliardi) e flat tax leghiste (12-15 miliardi) a cui vanno aggiunti i 25 miliardi per evitare l’aumento Iva dal 22 al 24%, che scatterebbe in caso di mancate coperture alle clausole di salvaguardia previste ogni anno nella manovra di bilancio.

Riuscirà il governo a far quadrare i conti? Appare molto chiaro che per poter evitare una manovra mostro da decine di miliardi si dovrà rinunciare ad uno o più dei provvedimenti simbolo della maggioranza gialloverde oppure il peso di tali leggi ricadrà su tutti gli italiani grazie all’aumento dell’Iva, costo che graverà principalmente sui redditi medio bassi, quelli teoricamente ‘nei pensieri’ di Salvini e Di Maio.

Come poter uscire da una situazione così difficile? Mandando all’aria il governo, andando ad elezioni entro settembre/ottobre ed evitando di intestarsi una manovra dolorosa.

Salvini, sicuro vincitore alle prossime elezioni, potrà contare su una maggioranza nuova, coesa e pronta ad instaurare una battaglia strategica con Bruxelles, per procrastinare l’inevitabile salasso. Di Maio potrebbe provare a ricostruirsi una ‘verginità’ politica dall’opposizione. Zingaretti infine avrebbe la possibilità di sfruttare il treno elettorale per ripulire il parlamento dai renziani, contribuendo a far eleggere deputati e senatori della sua area politica. Tutti contenti quindi? Forse, tranne uno. Sergio Mattarella.

Il Presidente della Repubblica, che non ha interessi politici in ballo, punta solo alla stabilità finanziaria e politica e possibilmente a cedere lo scranno del Quirinale a Mario Draghi e non ad un rappresentante della futura maggioranza sovranista Salvini-Meloni. Riuscirà nell’intento? Lo scopriremo nelle prossime settimane…Stay tuned

Fonti:

HBRItalia
Panorama
IlSole24Ore
QuiFinanza

#PrimariePD: da non elettore dem ho deciso di votare perché…


Non sono un elettore del Partito Democratico. Il Centrosinistra è morto. Il fronte populista è al 60% e la Lega veleggia verso il 35-40% mentre presto dovremo fare i conti con la crisi economica prodotta dal governo in carica.

C’è bisogno di un segnale, anche piccolo, di un possibile cambiamento. Ecco perché ho votato Nicola Zingaretti alle primarie Pd. I problemi restano tutti, così come la distanza del PD dalle vere esigenze della popolazione in sofferenza. Zingaretti non è la panacea di tutti i mali ma può rappresentare l’inizio di una fase di cambiamento nel centrosinistra.

Tra qualche mese il Paese entrerà in emergenza ed in quel momento, a Sinistra, dovrà esserci qualcosa per evitare che paura, rabbia e disperazione si riversino sul fronte oscurantista, già forte e pericoloso.

#Crisi drammatica: #Conte rinuncia, #Mattarella chiama #Cottarelli, ira #Di Maio- #Salvini


 

Tre giorni tra i più drammatici della Repubblica.

Domenica

Salvini e Di Maio non cedono su Savona all’Economia, Mattarella non cede nel chiedere la sua testa e di conseguenza la lista dei ministri del governo Conte viene respinta. Ira di 5 stelle e Lega, Di Maio evoca l’impeachment per il Capo dello Stato. Mattarella chiama Cottarelli al Quirinale per l’incarico di Premier.

Lunedì

Cottarelli riceve l’incarico mentre borsa e spread sono in sofferenza. Annuncia che se otterrà la fiducia si farà la finanziaria e si voterà ad inizio 2019, in caso si non fiducia al voto tra settembre ed ottobre. Il differenziale schizza sopra i 250 e piazza affari crolla. Continuano le polemiche su Mattarella. Di Maio invita a manifestare per il 2 giugno, giorno della festa della Repubblica. Salvini lo segue, invitando il 2 ed il 3 gli italiani in piazza. Il Pd risponde indicendo una manifestazione di solidarietà con il capo dello Stato per il 1° giugno.

Martedì

Mercati agitati, lo spread in mattinata sopra i 300 punti, Milano in caduta libera. Il PD annuncia astensione sul governo Cottarelli che, quindi, non avrà alcuna forza politica pronta a votare la fiducia. In Senato inizia il ‘processo’ a Mattarella, con i 5 stelle che accusano e la Presidente Casellati che fatica a tenere l’aula. Nel frattempo quasi tutte le forze politiche iniziano a paventare elezioni a fine luglio. Cottarelli arriva al Quirinale ma al contrario di come si attendeva, non scioglie la riserva e prende altro tempo per consegnare la lista dei Ministri. Voci dicono di difficoltà a reperire personalità disposte a fare il ministro solo per poche settimane.

E domani si annuncia un’altra giornata di fuoco, per un fase drammatica che l’Italia non ricordava forse dagli anni di piombo.

#Elezioni2018, come si vota


Domenica si aprono i seggi per le elezioni politiche e regionali. Si vota dalle 7 alle 23. Da Il Post ecco una guida su come esprimere il proprio voto in modo corretto:

Domenica 4 marzo riceverete una scheda elettorale per ciascuna camera, quindi una per la Camera e – se avete almeno 25 anni – una per il Senato. In Lombardia e nel Lazio gli elettori riceveranno anche una scheda per il voto alle regionali, ma qui parliamo solo delle politiche.

….

Riassumendo

– riceve una sola scheda per la Camera e una sola scheda per il Senato.– Si può votare facendo un solo segno, oppure due, basta che entrambi i segni siano fatti nell’area della scheda che spetta a un’unica coalizione.– È possibile votare un candidato all’uninominale e, con un secondo segno, scegliere una delle liste che lo appoggiano.– Si può scegliere anche solo il candidato all’uninominale o solo una delle liste, ma il voto sarà comunque “trascinato” rispettivamente anche sulle liste o sul candidato.– Non si può votare una lista diversa da quelle che appoggiano il candidato che abbiamo scelto.Quindi, se volete votare una coalizione ma non vi piace il candidato che la coalizione ha presentato nel vostro collegio uninominale, l’unico modo che avete per non votarlo è rinunciare e votare un’altra coalizione.Viceversa, se avete deciso di votare per un candidato ma non vi piace uno dei partiti che lo appoggiano, l’unico modo che avete per essere sicuri che il vostro voto non finisca a quel partito è fare due croci, esprimendo anche una scelta per un partito che non sia quello. Attenzione: deve essere parte della stessa coalizione, altrimenti il vostro voto sarà annullato (l’abbiamo già detto?). Infine, non si possono esprimere preferenze sui singoli candidati della lista proporzionale.

– Si può votare facendo un solo segno, oppure due, basta che entrambi i segni siano fatti nell’area della scheda che spetta a un’unica coalizione.– È possibile votare un candidato all’uninominale e, con un secondo segno, scegliere una delle liste che lo appoggiano.– Si può scegliere anche solo il candidato all’uninominale o solo una delle liste, ma il voto sarà comunque “trascinato” rispettivamente anche sulle liste o sul candidato.– Non si può votare una lista diversa da quelle che appoggiano il candidato che abbiamo scelto.Quindi, se volete votare una coalizione ma non vi piace il candidato che la coalizione ha presentato nel vostro collegio uninominale, l’unico modo che avete per non votarlo è rinunciare e votare un’altra coalizione.Viceversa, se avete deciso di votare per un candidato ma non vi piace uno dei partiti che lo appoggiano, l’unico modo che avete per essere sicuri che il vostro voto non finisca a quel partito è fare due croci, esprimendo anche una scelta per un partito che non sia quello. Attenzione: deve essere parte della stessa coalizione, altrimenti il vostro voto sarà annullato (l’abbiamo già detto?). Infine, non si possono esprimere preferenze sui singoli candidati della lista proporzionale.