#Usa2018: elezioni di #midterm, #Trump rischia?


Tra qualche giorno negli Stati Uniti si vota per le elezione di medio termine. Verrà rinnovata tutta la Camera dei Rappresentanti ed un terzo del Senato. Si eleggono anche 36 governatori statali su 50.

Trump rischia di perdere la maggioranza al Congresso. Una delle due camere infatti probabilmente avrà una maggioranza democratica. In Senato, dove vengono rinnovati una trentina di seggi eletti nel 2012, i repubblicani possono sperare di mantenere la maggioranza.

Le sfide più interessanti

Avrete sentito parlare della sfida tra Ted Cruz e Beto O’Rourke per il Senato, in Texas, ma le partite interessanti sono davvero tante. Il Guardian ne ha raccolte alcune: ci trovate anche la Florida, dove è apertissima sia per il Senato (con l’uscente democratico Bob Nelson e il governatore in carica Rick Scott) sia per il governatore (lì il candidato democratico è il sindaco progressista di Tallahassee Andrew Gillum).

#Elezioni2018: riflessioni sparse sui risultati


Risultati, alcune riflessioni sparse:

  • I nuovi Partiti della Nazione sono il Movimento 5 stelle e la Lega. O meglio non c’è più un Partito nazionale ma l’Italia è spaccata in due. Al Nord il centrodestra a trazione Lega, al Sud i 5 Stelle.
  • Il successo della Lega nel centro sud conferma la poca memoria degli italiani che non ricordano gli insulti di Salvini ai meridionali. Votare per chi ti insulta è da pazzi. Ma questo è successo.
  • Una prima analisi dice che le regioni rosse non esistono più. Parte dell’elettorato Pd si è spostato sui 5 stelle. Di questo la dirigenza dem che verrà dopo Renzi  dovrà tenerne conto
  • Se sei il più grande partito di centrosinistra e fai politiche economiche di centro o di destra è naturale che molti elettori di sinistra non ti votino più. Se sei un partito di sinistra nato come cartello elettorale per riciclare la dirigenza fallimentare degli ex e post comunisti, è altrettanto naturale che gli elettori di sinistra preferiscano astenersi o votare 5 stelle. Queste elezioni mi sembra abbiano lanciato un messaggio abbastanza chiaro a PD e LeU.
  • Renzi ha annunciato le dimissioni ma le darà tra qualche settimana (o mesi) dopo la formazione del governo, gestendo la fase iniziale della legislatura. Questo per costringere il Pd a non dialogare con i 5 stelle. È sempre lo stesso. Egocentrico fino alla fine.
  • La Serracchiani lascia la segreteria in contrasto con le dimissioni ‘congelate’ del segretario. Calenda prende la tessera Pd per scalare il partito e Renzi, furioso, decide di non andare alle consultazioni future preferendo andare a sciare. Il partito rischia di spaccarsi, malgrado le manovre renziane.
  • Fossi il segretario Pd proporrei al centrodestra di astenersi, facendo nascere il governo 5 stelle. Per dare un segnale alle tante persone che hanno votato per un cambiamento. Dopodiché ogni provvedimento del governo andrà discusso in Parlamento, vista la inesistente maggioranza.
  • Infine nel momento più buio del CentroSinistra, un’unica speranza per il futuro e per una nuova coalizione unitaria, dialogante e progressista: Nicola Zingaretti.

Ed ora qualche ipotesi di sviluppi futuri:

  • Renzi non si ritirerà. Davanti a se ha due strade, secondo me. La prima è far eleggere un segretario ‘manovrabile’ che possa gestire il partito nei prossimi mesi, contando su nuove elezioni a breve e cercando di ritagliare per il Pd il ruolo che avrebbe voluto già adesso, ovvero l’ago della bilancia per futuri governi. Una eminenza grigia, alla Andreotti, questo potrebbe essere il futuro di Renzi, sperando in un nuovo ingresso a Palazzo Chigi qualora se ne crei l’occasione.
  • Seconda ipotesi, qualora nel partito vi fossero resistente, uscire dal PD fondando un nuovo movimento, come fatto da Macron, contando sullo sfaldamento di Forza Italia, così da avere sotto mano un partito di centro liberaldemocratico tale da essere sempre in ballo per il governo.
  • Questa seconda ipotesi ha ragion d’essere con il risultato del centrodestra. Forza Italia è dietro alla Lega e già alcuni colonnelli forzisti si riposizionano verso Salvini. Finirà che l’opa salviniana fagociterà buona parte di Forza Italia, lasciando ciò che resta a Renzi. Non mi stupirei di un Berlusconi futuro sponsor del partito centrista renziano.
  • Ciò che rimarrà del PD potrebbe raccogliere LeU ed altri settori a sinistra, formando un partito progressista, ovviamente minoritario. Un po’ ciò che è rimasto del PS francese nel dopo Macron.
  • Fra un  paio d’anni, potremmo avere tre grandi blocchi, il partito centrista renziano post berlusconiano, una Lega che ha inglobato Forza Italia ed i 5 stelle in mezzo, con a sinistra un piccolo partito democratico progressista. Molto dipenderà dalla piega che prenderà la nuova legislatura da poco iniziata.

 

 

#Elezioni2018: aggiornamenti live sul voto


Da questa mattina alle ore 7 si sono aperti i seggi per il rinnovo del Parlamento italiano e per le elezioni regionali in Lazio e Lombardia. I seggi chiuderanno alle ore 23, da quel momento saranno diffusi gli exit-poll sui risultati e durante la notte vi saranno i primi dati ufficiali.

Alcune riflessioni sulla modalità di votazione:

Il bollino antifrode, allegato alla scheda elettorale per evitare il voto di scambio, rischia di creare caos durante le operazioni di voto. Già da prima mattina si avvertono lunghe file ai seggi, in più zone del Paese. C’è da capire quanto influirà sulla affluenza finale e quanti problemi vi saranno durante le fasce orarie a più ampia affluenza.

++DIRETTA++:

 

  • 19:20  alle 19 (comuni 2.123 su 7.958): 57,7% (al referendum 2016: era 57,2%) sempre più probabile affluenza finale attorno al 68-69%
  • 17.05 le prime analisi sui dati della affluenza dovrebbero far sorridere i 5 stelle e far rabbrividire il PD. “Alle 12, rispetto al Referendum 2016, l’affluenza è salita nel Sud, dove ci si aspetta un buon dato del M5S, e scesa in Emilia-Romagna, tradizionale roccaforte del centrosinistra (youtrend)”
  • 17.02 curiosità, Di Battista sbaglia seggio di voto, dopo il cambio di residenza.
  • 17.00 Protesta ‘Femen’ durante il voto di Silvio Berlusconi28870155_10213922034177424_5968821956859783528_n
  • 14.00 affluenza ore 12 attorno al 19%. Nel 2013 era al 14,9% ma si votava in due giorni,nel referendum 2016 era 20,1, alla fine votò il 68,5. A questo punto possiamo ipotizzare che l’affluenza fnale sarà attorno al 66-69%
  • #Elezioni2018 i risultati del 2013 davano il csx al 29,5, il cdx al 29.2 ed i 5 stelle al 25.5% (Camera). Ad oggi il csx, secondo i sondaggi, perde 2-3 punti, i 5 stelle ne guadagnano 2-3 mentre il cdx è avanti di 7-8 punti.
  • #Elezioni2018 scenari: il più probabile al momento è la vittoria del centrodestra. Qualora ottenga la maggioranza per governare, chi pensate sarà il Premier? E soprattutto la Lega arriverà prima di Forza Italia?
  • #Elezioni2018 i nomi più quotati per la carica di premier sono Tajani, in caso di maggioranza assoluta di centodestra o Gentiloni, se sarà necessario dar vita ad una nuova coalizione. Altri nomi quotati sono quelli di Minniti, Calenda e Maroni.
  • #Elezioni2018 Ancora non sono stati diffusi dati ufficiali ma si teme una bassa affluenza (attorno al 55-60%). Chi potrà essere avvantaggiato da una bassa affluenza?
  • #Elezioni2018, mie previsioni. Lega e M5S sottostimati dai sondaggi. LeU tra il 3 ed il 5%
  • ELEZIONI

#Elezioni2018: tre settimane al voto, ultimi sondaggi ed analisi della situazione


15 febbraio. 20 giorni al voto del 4 marzo, è arrivato il momento di fare il punto della situazione politica. Sondaggi alla mano, il Centrodestra si avvia a vincere nettamente le elezioni politiche. Non è ancora chiaro quanto nettamente. Si parla di 8-10 punti di vantaggio su Centrosinistra e M5Stelle ma il nodo è il numero di seggi totali che Berlusconi, Salvini e Meloni riusciranno a conquistare. Si parla di 290 alla Camera e 150 al Senato, al momento. Non bastano per creare una maggioranza.

Il Partito Democratico continua a cedere punti, in parte compensato dalla crescente fiducia in +Europa di Emma Bonino. Stabili i 5 stelle, su cui pesa però il recente scandalo di ‘rimborsopoli’. Molte le variabili, cerchiamo di analizzarne alcune.

  1. L’affidabilità dei sondaggi.
    In passato le indagini demoscopiche hanno dimostrato tutta la loro fragilità, soprattutto in terra italica. Lo dimostrano le previsioni delle elezioni 2013 e quelle delle Europee 2014, clamorosamente mancate da praticamente tutti gli istituti di sondaggi. Ed oggi, soprattutto con una legge nuova e complicata come il Rosatellum, tutte le analisi fatte lasciano comunque dei dubbi.
  2. Lo scandalo rimborsopoli 5Stelle
    Quel che sta accadendo nel Movimento 5 stelle, con alcuni parlamentari cacciati per via di rimborsi mancati o irregolarità, potrebbe rosicchiare consenso in queste ultime tre settimane di campagna elettorale. Per altro poi probabilmente avremo una decina di parlamentari eletti ma senza gruppo politico, essendo già stati mandati via dai 5 stelle ed impossibilitati alle dimissioni dalla candidatura. Cosa faranno? Correranno in soccorso di maggioranze risicate?
  3. La tenuta del Centrodestra
    Berlusconi e Salvini tecnicamente sono alleati ma praticamente fanno campagne elettorali separate, divergono su molti argomenti e non è chiaro quanto una eventuale maggioranza di centrodestra possa tenere, anche rispetto alle pressioni della UE che già hanno mietuto vittime eccellenti in Spagna e Germania, (il segretario PSOE cacciato per far avere la fiducia al governo del PP Rayoj, la SPD quasi ‘costretta’ a riproporsi come junior partner della Grosse Koalition con la CDU di Merkel). Berlusconi forse bluffa facendo circolare voci che lo vedono pronto ad un governo di larghe intese benedetto dall’Europa. Vedremo il 5 marzo. Una cosa è certa, se Lega e Fratelli d’Italia puntano ad intercettare il dissenso verso Ue e la paura dei migranti, del terrorismo, Berlusconi vuole ritagliarsi un ruolo per poter salvare se stesso e le sue aziende. Non importa chi sarà al governo, basta che non sia contro di lui.
  4. L’ampiezza della sconfitta PD
    Anche questa variabile è importante per capire cosa accadrà dopo il 4 marzo. I dem, secondo i sondaggi, continuano la discesa, oggi attorno al 22% ma anche oltre, quasi vicino alla soglia psicologica del 20%. Renzi ha scommesso molto sulle liste ‘satellite’ di Bonino, Prodiani e Alfaniani per ottenere qualche seggio in più (le liste apparentate che prendono più dell’1% e meno del 3% non ottengono seggi ma girano i propri voti al Partito che supera la soglia, ovvero il PD). Se Bonino, come sembra, arriverà al 3% e le altre due liste saranno sotto l’1%, i Dem potrebbero perdere tra i 15 ed i 20 seggi. L’esito finale del voto dirà anche cosa ne sarà del Partito stesso. In caso di sconfitta netta, Renzi potrebbe finire sotto processo dai dirigenti dem. Renzi ha militarizzato i gruppi parlamentari futuri e questo fa pensare che non abbia alcuna intenzione di lasciare. Semmai potrebbe uscire dal PD fondando una nuova formazione à la En Marche del presidente francese Macron. Oppure tale operazione potrebbe non riuscire ed allora potrebbe tornare in auge l’ipotesi suggestiva di Nicola Zingaretti come federatore di un nuovo centro-sinistra ampio, includendo anche Leu. E se invece il PD avesse un buon risultato? Renzi è stato sottostimato nel 2014. Chissà…
  5. I partiti minori
    LeU continua a perdere consensi, partito al 7% ora viaggia attorno al 5-6 ma da sempre le liste progressiste vengono sovrastimate e la notte del 4 marzo potrebbe esserci un magro bottino per la lista Grasso. Interessante invece il consenso a Potere al Popolo, listino di Sinistra comunista dove sono confluiti Rifondazione ed altri movimenti antagonisti. 1-2%, in crescita. Anche dall’altra parte della barricata, nella destra estrema, c’è chi pensa che Casapound potrebbe avere un exploit superando il 2%. Determinanti saranno anche i centristi, a destra e sinistra. A destra Noi per l’Italia avranno buon gioco a formare un governo di larghe intese o accomodarsi nella maggioranza di centrodestra, magari in compagnia di Lorenzin, Casini e soci, eletti nelle file PD. E poi c’è Emma Bonino, quanto strapperà al PD?

Insomma può accadere ancora di tutto. Da domani niente sondaggi pubblici. Inizieranno le corse clandestine. Appuntamento al prossimo numero!

#Elezioni2018, -50 giorni: liti nel centrodestra ed in LeU, Pd giù nei sondaggi, Calenda boom


Mancano 50 giorni alle elezioni politiche ed ancora non tutto è chiaro per gli elettori. Il Centrodestra litiga sul programma, il PD non indica il candidato Premier ma, parola di Renzi, ‘basta che sia del Pd’. Di Maio va avanti per la sua strada solitaria ammettendo che in caso di non raggiungimento della maggioranza assoluta, si renderà disponibile ad accordi con chi voglia rispettare il programma dei 5 stelle.

Accordi post voto. E’ proprio su questo argomento che in tanti, soprattutto tra gli onorevoli, si interrogano. Ad oggi il Centrodestra è molto avanti nei sondaggi ed è vicino ai ‘magic number’ di 316 deputati e 160 senatori. La sensazione è che si stia però raschiando il fondo del barile e che Berlusconi, Salvini e Meloni potrebbero non farcela a raggiungere la maggioranza assoluta nei due rami del parlamento. Cosa fare allora?

E’ qui che gli scenari si moltiplicano. Molto dipenderà da quanti parlamentari avranno le singole forze politiche. La sensazione è che il centrodestra sia solo una coalizione ‘elettorale’ e non di governo e che il Cavaliere si affrancherà presto da Lega e Fratelli d’Italia per dare vita ad un governo di larghe intese con PD, centristi ed i ‘maroniani’ presenti nel Carroccio. Salvini ha mal digerito la rinuncia alla ricandidatura del Presidente della Lombardia e guarda con sospetto alla amicizia tra Maroni stesso e Berlusconi. Per questo eviterà di avere troppi maroniani nei listini elettorali.

Il varo di un governo Forza Italia- PD dipende molto dalla tenuta di quest’ultimo. I nuovi sondaggi danno i Dem in caduta libera e vicini alla soglia psicologica del 20%. Se il PD renziano capitolasse, potrebbe verificarsi ciò che il Cav teme di più. Una convergenza Pd post renziano, Sinistra di Liberi ed Uguali e Movimento 5 Stelle. Se infatti il partito di Di Maio avesse una buona performance, tutto potrebbe accadere. Ed un governo pentastellato è l’incubo per Berlusconi. 

Ultima notazione, la fine dell’effetto ‘novità’ per Grasso e l’inizio dei dissidi interni a LeU sulle alleanze regionali. No all’appoggio di Gori in Lombardia, trattative per Zingaretti nel Lazio e c’è chi, nel nuovo listone, non vede di buon occhio l’appoggio a quest’ultimo. Divergenze anche sulle alleanze post-voto. Boldrini contraria ad accordi con i 5 Stelle, Grasso possibilista.

Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per indispettire ancora di più gli elettori, già sfiduciati da una politica sempre più lontana dai problemi quotidiani e con un sistema elettorale che non garantisce, salvo sorprese, maggioranze stabili.

Nomi sui possibili premier? Tajani in caso di vittoria del centrodestra, alcuni mettono in lista anche Bobo Maroni. Gentiloni potrebbe rimanere in caso di governo a trazione Pd-FI ma una nuova stella sta nascendo, è il ministro (ex attore nel Libro Cuore) Carlo Calenda. Ha rifiutato una candidatura nel PD per avere le mani libere e poter essere garanzia di autonomia da Renzi. Chissà…