La Storia della TV italiana: anni ’50


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La Storia della Televisione, in Italia. Una rubrica nuova ed anche un progetto ambizioso,  tramite il quale cercherò di trasportarvi indietro nel tempo per capire cosa è stata la Tv nel nostro Paese. Dal 1954, primo anno della Tv italiana, arrivando ai nostri giorni.

Un passo indietro ulteriore è necessario. Anno 1925, l’inventore scozzese John Logie Baird costruì il primo prototipo realmente funzionante di televisore. Negli anni 30 in varie nazioni d’Europa si sperimentarono le prime trasmissioni tv. Dall’Inghilterra alla Francia passando per la Germania nazista. Anche in Italia Mussolini si mosse in tal senso:

venne emanata una legge (9 gennaio 1936) che stabiliva il passaggio dei programmi dell’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) sotto il controllo del Ministero della Stampa e Propaganda del governo fascista. Le prime trasmissioni sperimentali iniziarono nel 1939 a Torino con l’EIAR.

Nel 1944 l’EIAR divenne RAI (Radio Audizioni Italiane, poi Radio Televisione) per proseguire le sperimentazioni rallentate dalla guerra. Arriviamo quindi al 3 gennaio 1954, la data in cui la Tv si ‘accese’ anche in Italia.

Il primo annuncio, dato in diretta da Fulvia Colombo:

L’Italia del 1954 è ‘rurale’, quasi il 40% dei lavoratori è impiegato nel settore agricolo, più del 30% è nell’industria e solo il 28% è nel terziario. Il reddito pro-capite nel 1950 era tornato ai livelli ante guerra.

La TV quindi rappresenta una vera e propria finestra sul mondo. E per molti anche l’occasione per imparare l’italiano.

Il palinsesto del primo giorno di programmazione:

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Inizialmente la Tv non era poi così diffusa. 80.000 televisori ad inizio 1954, soprattutto per via dei prezzi esorbitanti. Il costo di un televisore era proibitivo (250.000 lire per un apparecchio), equivaleva al reddito annuo di una famiglia di ceto medio. Ecco perché si ebbe uno sviluppo nei bar delle “sale tv” dove ci si recava per assistere collettivamente alle trasmissioni.

Inizialmente la tv viene vista solo in Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Umbria e Lazio. Ma già alla fine del ’54 la quota di popolazione servita supera il 48%. Nel ’61 raggiunge il 97% degli italiani. e la rete di trasmissione non copriva tutto il territorio.

La sigla del primo Telegiornale:

Ma cosa trasmetteva la TV nel 1954? Il volto della RAI dei primi anni ’50 non poteva che essere lui. Mike Bongiorno.

Il conduttore italo-americano ha l’onore di aver presentato la prima trasmissione televisiva ovvero Arrivi e partenze. Alle ore 14.30 del 3 gennaio, subito dopo l’inaugurazione ufficiale della nascente televisione italiana.

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Bongiorno, che era stato scelto personalmente dal direttore generale della Rai Vittorio Veltroni (padre del politico Walter Veltroni), intervistava personaggi italiani e stranieri in partenza o in arrivo negli aeroporti e nei porti italiani. L’altro intervistatore del programma era Armando Pizzo giornalista Rai.

La trasmissione segnò il debutto di Antonello Falqui, che ne era il regista.

Inizialmente i programmi duravano quasi 4 ore. Nei primi 10 anni di vita gli abbonamenti crebbero costantemente: dai 24.000 del ’54 a oltre 6 milioni nel ’65. Nello stesso periodo il cinema subì un notevole calo nel numero di biglietti venduti.

E mentre negli Stati Uniti nascevano da subito network privati, per i quali non si pagava canone, nell’Europa post bellica l’unico ente in grado di sostenere le ingenti spese per le trasmissioni risultava essere lo Stato.

E se negli altri Paesi europei la Tv poteva contare su un pubblico mediamente scolarizzato, in Italia il mezzo televisivo, oltre che ‘intrattenere’ venne pensato anche per ‘educare’ la popolazione, dove l’analfabetismo era ancora alto. Nel 1954 parlava correntemente l’italiano solo il 20%della popolazione (quasi il 13% è analfabeta).

Nel 1958 nacque quindi il progetto di Telescuola.

un programma televisivo sperimentale della RAI realizzato con il sostegno del Ministero della Pubblica Istruzione diretto a consentire il completamento del ciclo di istruzione obbligatoria ai ragazzi residenti in località prive di scuole secondarie [..] Telescuola fu un’esperienza umana e didattica straordinaria che in sei anni avrebbe permesso di entrare in contatto con gruppi di ascolto sparsi in piccoli centri di tutta Italia, contribuendo, di fatto, all’alfabetizzazione del Paese. Si possono citare tra i conduttori un giovanissimo Luciano Rispoli

Il progetto fu poi integrato nel 1960 dal programma ‘Non è mai troppo tardi‘. Un ‘Corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta’ condotto dal maestro e pedagogo Alberto Manzi, il cui fine era quello di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che non ne erano ancora in grado, pur avendo superato l’età scolare. Vere e proprie lezioni.

Ma sul Programma Nazionale, ovvero l’unico canale Tv, c’era ben altro. Il teatro al venerdì sera ma anche programmi comici. Un, due, tre ad esempio, condotto da Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi. Andato in onda dal gennaio 1954 al 1959, era strutturato in forma di sketch e parodie.

E poi i quiz con lo ‘storico’ Lascia o Raddoppia, condotto da Mike Bongiorno, in onda dal 1955 al 1959. Successo clamoroso, tanto da essere trasmesso anche nei cinema. Vediamo un piccolo estratto da un video dell’Istituto Luce:

Grande popolarità riscosse anche Il Musichiere, programma musicale che rese famoso il conduttore romano Mario Riva.

I concorrenti, seduti su di una sedia a dondolo, dovevano ascoltare l’attacco di un brano musicale e, una volta riconosciutolo, precipitarsi a suonare una campanella a dieci metri di distanza per avere diritto a dare la propria risposta, accumulando gettoni d’oro per il montepremi finale. Il montepremi si conquistava indovinando il “motivo mascherato”, eseguito all’apertura di una cassaforte che conteneva la vincita.

I motivi musicali erano eseguiti dall’orchestra di Gorni Kramer e da due cantanti: Nuccia Bongiovanni e Johnny Dorelli. Quest’ultimo fu poi sostituito da Paolo Bacilieri.

In onda dal 1957 sino al 1960, quando Riva morì tragicamente in un incidente.

Ma la Tv degli anni 50 visse anche di ‘eventi’. Come il Festival della Canzone Italiana. Sanremo. Nato nel 1951, dal 1954 venne trasmesso anche in Tv, riscuotendo grande successo, sino ad arrivare al record dei 30 milioni di telespettatori incollati davanti al televisore per assistere alla performance di Domenico Modugno, con il suo ‘Nel blu dipinto di blu’, vincitore del Festival 1958.

Sempre nel 1958 ecco lo show per eccellenza. Dalla Radio sbarca in Tv ‘Canzonissima‘, il torneo musicale che vede protagonisti i più importanti cantanti nazionali. La prima edizione condotta da Renato Tagliani con Tognazzi, Agus, Walter Chiari, Lauretta Masiero e Corrado Pani. Rimarrà in onda, anche con nomi diversi, sino al 1976.

Nel 1957 arriva anche la pubblicità. Carosello, il programma composto da brevi filmati seguiti da messaggi pubblicitari. Volti noti della tv e cartoni animati aiutarono gli italiani ad entrare nell’epoca del ‘consumismo’. In onda tutti i giorni per dieci minuti, dalle 20.50 alle 21. E dopo Carosello ‘tutti i bimbi a nanna’.

Non mancava lo Sport, con la Domenica Sportiva, in onda sino dalle prime ore della Tv, nel gennaio 1954. Altro programma di successo fu Campanile sera. In onda dal 1959 per tre stagioni e condotto dall’onnipresente Mike Bongiorno assieme a Renato Tagliani ed Enzo Tortora.

Fu il primo esempio di “gioco collettivo” in quanto veniva data la possibilità di giocare al pubblico che partecipava alla trasmissione e a quello da casa.[…] l meccanismo del gioco era semplice. Si trattava in pratica di un quiz, con domande rivolte a concorrenti di un paese del Nord Italia e di una località del Sud, alle quali venivano abbinate anche prove atletiche. In questo modo il pubblico veniva a conoscenza della realtà dei piccoli paesi italiani ed infatti il filmato che dava inizio alla puntata del quiz descriveva il paesaggio e la realtà produttiva dei comuni in gara.

Successo clamoroso. Il format fu venduto anche all’estero e fu ispirazione per il successivo Giochi senza frontiere.

Infine, la Tv degli anni ’50, in pieno stile democristiano, era anche ricca di censure. Ne ricordiamo due in particolare:

[..] il famoso caso della soppressione del varietà La piazzetta nel 1956 per la ballerina Alba Arnova che, andando in scena in diretta con una calzamaglia color carne diede l’impressione (per via del bianco e nero) di essere nuda, o la sospensione del varietà Un, due, tre e l’allontanamento dei conduttori Raimondo Vianello ed Ugo Tognazzi colpevoli di aver parodiato una caduta di cui era stato protagonista il presidente della repubblica Giovanni Gronchi;

 Termina così il primo numero de La Storia della TV, dedicato agli anni ’50. Il primo decennio vide il vorticoso sviluppo del mezzo televisivo, sia nella distribuzione presso la popolazione, sia nella creatività di autori, conduttori e maestranze.

Gli anni ’60 riserveranno tante sorprese. Dalla nascita di un secondo canale, al varo di nuovi programmi, accompagnando gli italiani in un periodo non facile per il Paese e per il Mondo intero. Ma ne parleremo nel prossimo numero.

Stay tuned…

Fonti
wikipedia, da cui sono tratti gli estratti ed i virgolettati.

Novecento Tv: “Sabato Sera”


SABATO SERA

Il 1967 annovera tra le produzioni piu riuscite della Rai Tv il programma “Sabato Sera“, condotto da Mina. La regia era affidata ad Antonello Falqui, le musiche erano curate da Bruno Canfora. L’edizione , che prendeva in qualche modo il posto di Studio Uno, si componeva di dieci puntate in ognuna delle quali la cantante cremonese veniva affiancata da un conduttore diverso.

Il cast era completato dalla presenza dell’attrice comica Franca Valeri e dalla ballerina Lola Falana.

In ognuna delle puntate , oltre agli spazi comici della Valeri, ai balletti della Falana ed ai medley cantanti da Mina, intervenivano anche alcuni ospiti.

Rimane nella storia del piccolo schermo la puntata in cui si esibirono contemporaneamente i quattro conduttori piu famosi del periodo: Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Enzo Tortora ed il grande Corrado.

Alcuni spezzoni del programma:

Mina- Rascel

Mina-Pavone

Mina-Bramieri

Bongiorno-Mina-Valeri

Novecento Tv: Portobello


Continua la rubrica “Novecento – Quelli che.. era Il Varietà”. In questo appuntamento ci occupiamo di Portobello, trasmissione cult condotta da Enzo Tortora tra il 1977 ed il 1983 con una appendice finale nel 1987.

Portobello segna il ritorno in Rai di Tortora, esiliato per piu di sette anni a causa di una intervista critica nei confronti dei dirigenti della tv di stato. Il programma prende il nome dal mercato londinese sito in Portobello Road e rappresenta appunto un mercatino dove si puo vendere, proporre idee, cercare qualcosa o qualcuno. Il tutto viene diviso in piu rubriche.

Il successo è enorme, la trasmissione arriva ad avere punte di piu di 20 milioni di ascoltatori. Ideata e condotta da Tortora, Portobello creerà un vero e proprio nuovo modo di fare televisione. Una tv dove il pubblico non si limita piu a fare da sfondo al programma ma partecipa in modo attivo.

Non si puo non ricordare come da questo show siano poi derivate molte altre produzioni. Dalle rubriche sentimentali sono nate trasmissioni come “Agenzia Matrimoniale”, “C’è Posta per te”, “Stranamore”, “Carràmba che sorpresa”. Dalla rubrica sulle invenzioni è nato “I Cervelloni”. La rubrica sulle persone scomparse è stata ripresa da “Chi l’ha visto”.

Portobello chiuse i battenti, improvvisamente, nel 1983 a causa dell’ingiusto arresto di Enzo Tortora. Dopo la fine della diatriba giudiziaria, completamente assolto ma già malato, il conduttore tornò nel 1987 con una nuova edizione del programma. Resta famosa la sua prima frase  “Dunque, dove eravamo rimasti….”

Tortora morì l’anno dopo, nel 1988.

Negli ultimi anni si è parlato piu volte di riproporre la trasmissione. Si è fatto il nome di Pippo Baudo come possibile conduttore, ma sino ad oggi nulla di concreto è stato fatto.

Alcuni spezzoni di Portobello:

I numeri delle altre rubriche “vintage”

2010

2009

2007

Enzo Tortora, un uomo per bene


Sono passati piu di 20 anni dalla morte di Enzo Tortora, conduttore tv, uomo di spettacolo, passato alle cronache anche per una lunga vicenda giudiziaria che ne mise a rischio la notorietà e ne minò sicuramente il fisico e lo spirito. Come si possa arrestare una persona per il solo fatto di essere presente in una agenda di un criminale, questo è un mistero. Ma la storia d’Italia è costellata anche di questi fatti. Di seguito alcuni brani tratti dalla biografia di Wikipedia ed un filmato tratto dallo speciale Omnibus La 7 andato in onda il 1 settembre scorso.

Brano tratto da Omnibus speciale

http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=omnibus&video=16266

Brano tratto da “La Storia Siamo Noi”

L’attività lavorativa di Tortora prosegue fino al 1982 in RAI e su Antenna 3 Lombardia; durante quell’anno passa a Retequattro per condurre Cipria. Conduce infine con Pippo Baudo alcune puntate della rubrica Italia parla.

La carriera di Tortora viene bruscamente interrotta il 17 giugno 1983, quando viene arrestato con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico dalla Procura di Napoli.

Le accuse si basano sulle dichiarazioni dei pregiudicati Giovanni Pandico, Giovanni Melluso detto “Gianni il bello”, Pasquale Barra, noto come assassino di galeotti quand’era detenuto e per aver tagliato la gola, squarciato il petto e addentato il cuore di Francis Turatello, ex capo della mala milanese; infine altri 8 imputati nel processo alla cosiddetta Nuova Camorra Organizzata, tra cui Michelangelo D’Agostino pluriomicida, detto “Killer dei cento giorni”, accusarono Tortora. A queste accuse si aggiungeranno quelle, rivelatesi anch’esse in seguito false, del pittore Giuseppe Margutti, già pregiudicato per truffa e calunnia, e di sua moglie Rosalba Castellini, i quali dichiareranno di aver visto Tortora spacciare droga negli studi di Antenna 3.

L’accusa si basava di fatto solo su un’agendina trovata nell’abitazione di un camorrista con sopra scritto a penna un nome che apparve essere all’inizio il suo, con a fianco un numero di telefono.

Seguenti perizie calligrafiche proveranno che il nome non fosse Tortora bensì Tortona. Il recapito telefonico non era quello del presentatore e l’unico contatto che Tortora ebbe con Giovanni Pandico fu per dei centrini provenienti dal carcere in cui era detenuto lo stesso Pandico, che erano stati indirizzati al presentatore perché venissero venduti all’asta del programma Portobello.

Tortora scrisse una lettera a Pandico per scusarsi, in quanto la redazione di Portobello (oberata di materiale inviato da tutta Italia) li aveva smarriti. La vicenda si concluse con un assegno di rimborso del valore di 800.000 lire.

In Pandico, schizofrenico e paranoico, crebbero dei sentimenti di vendetta verso Tortora; Pandico iniziò a scrivere lettere indirizzate al presentatore che pian piano assunsero carattere intimidatorio con scopo di estorsione.

Il presentatore sconta sette mesi di carcere – ottenendo tre colloqui con i magistrati inquirenti Lucio Di Pietro e Felice Di Persia – e continua la sua detenzione agli arresti domiciliari per motivi di salute.

Nel giugno del 1984 Enzo Tortora viene eletto deputato al Parlamento Europeo nelle liste del Partito Radicale, che ne sosterrà le battaglie giudiziarie.

Il 17 settembre 1985 Tortora viene condannato a dieci anni di carcere, principalmente grazie alle accuse di altri pentiti.

Il 31 dicembre 1985 si dimette da europarlamentare e, rinunciando all’immunità parlamentare, resta agli arresti domiciliari.

Il 15 settembre 1986 Enzo Tortora viene assolto con formula piena dalla Corte d’Appello di Napoli e i giudici smontano in tre parti le accuse rivolte dai camorristi, per i quali inizia un processo per calunnia: secondo i giudici, infatti, gli accusatori del presentatore – quelli legati a clan camorristici – hanno dichiarato il falso allo scopo di ottenere una riduzione della loro pena.

Altri, invece, non legati all’ambiente carcerario, avevano il fine di trarre pubblicità dalla vicenda: era, questo, il caso del pittore Giuseppe Margutti, il quale mirava ad acquisire notorietà per vendere i propri quadri.

Così, in una intervista concessa al programma La Storia siamo noi, in una puntata dedicata specificamente al caso Tortora, il giudice Michele Morello racconta il suo lavoro d’indagine che ha portato all’assoluzione del popolare conduttore televisivo:

« Per capire bene come era andata la faccenda, ricostruimmo il processo in ordine cronologico: partimmo dalla prima dichiarazione fino all’ultima e ci rendemmo conto che queste dichiarazioni arrivavano in maniera un po’ sospetta. In base a ciò che aveva detto quello di prima, si accodava poi la dichiarazione dell’altro, che stava assieme alla caserma di Napoli. Andammo a caccia di altri riscontri in Appello, facemmo circa un centinaio di accertamenti: di alcuni non trovammo riscontri, di altri trovammo addirittura riscontri a favore dell’imputato. Anche i giudici, del resto, soffrono di simpatie e antipatie… E Tortora, in aula, fece di tutto per dimostrarsi antipatico, ricusando i giudici napoletani perché non si fidava di loro e concludendo la sua difesa con una frase pungente: «Io grido: “Sono innocente”. Lo grido da tre anni , lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi.» »

Enzo Tortora torna in televisione il 20 febbraio del 1987, quando ricomincia con il suo Portobello.

Il ritorno in video è toccante, il pubblico in studio lo accoglie con una lunga standing ovation. Tortora, leggermente invecchiato e fisicamente molto provato dalla terribile vicenda passata, pronuncia serenamente la famosa frase:

« Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo “grazie” a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L’ho detto, e un’altra cosa aggiungo: io sono qui, e lo so anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi; sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta. »

Tortora sarà assolto definitivamente dalla Corte di Cassazione il 17 giugno 1987, a quattro anni esatti dal suo arresto.

Il caso Tortora porterà, in quello stesso anno, al referendum sulla responsabilità civile dei magistrati: in quella consultazione votò il 65% degli aventi diritto, l’80% dei quali si espresse per l’estensione della responsabilità civile anche ai giudici.

Enzo Tortora.


In questi giorni ricorre il ventennale della morte di un grande uomo di spettacolo, Enzo Tortora. Di seguito vi propongo un articolo che riassume la sua tragedia personale, tragedia che minò per sempre carriera e salute.

Enzo Tortora: La Tragedia di una Persona Perbene

da tvblog.it

Enzo Tortora nel suo PortobelloSono passati vent’anni ma sembra ieri. Sono passati vent’anni dalla scomparsa di Enzo Tortora: grande giornalista e conduttore televisivo, era il 18 maggio del 1988 quando un cancro se lo portò via. Tortora, genovese classe 1928, laurea in giornalismo, carattere spigoloso, è stato il padre di molta televisione di oggi, è stato colui che ha portato la gente comune dentro le trasmissioni, rendendola protagonista a 360 gradi. Ma lo ha fatto non con la tracimante morbosità che molta televisione del giorno d’oggi usa fare, ma bensì con il tocco elegante e mai volgare che gran parte di quei 28 milioni di telespettatori, che si sintonizzavano sulla seconda rete della Rai il venerdì sera, gli riconoscevano.
Già perché il venerdì sera era la serata di “Portobello” , trasmissione che partì in seconda serata nel 1977 sul secondo canale, per poi approdare grazie all’intuizione felice di Massimo Fichera, allora direttore di rete, in prime time dall’anno successivo. Un successo clamoroso che anno dopo anno ha portato la trasmissione ad indici di ascolto davvero enormi, facendo aumentare esponenzialmente la celebrità del suo conduttore. Portobello era la rappresentazione della cara, buona, semplice provincia italiana. Tanta televisione, ha attinto da questo programma, tanto per fare qualche esempio: la rubrica del “Dove Sei” in cui si cercavano persone scomparse, quella dei “Fiori D’arancio” in cui si cercava l’anima gemella, quella degli inventori; in sostanza il primo vero people-show. Poi come non ricordare il mitico pappagallo che non ne voleva sapere di pronunciare il suo nome: Portobello ovviamente, solo l’attrice Paola Borboni riuscì a farglielo dire durante una celebre puntata.
Ma tutto questo in una livida mattina di giugno del 1983, si doveva bruscamente interrompere, infatti quel giorno Tortora fu arrestato mentre era in un albergo romano; in quel periodo stava conducendo su Rete 4, allora di proprietà Mondadori, una trasmissione elettorale con Pippo Baudo dedicata alle imminenti elezioni politiche. In quella occasione fu messo dinnanzi alla gogna mediatica fatta di telecamere e macchine fotografiche con vergognosi primi piani di braccia ammanettate. Tutti coloro che prima lo osannavano ora gli giravano le spalle tranne alcune rare, anche se prestigiose eccezioni come Enzo Biagi, Piero Angela, Giorgio Bocca, che furono fra i pochi giornalisti che non credettero a quel castello d’accuse. Venne poi sbattuto in un carcere con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico dalla Procura di Napoli, sulla base delle dichiarazioni dei pregiudicati Giovanni Pandico, Giovanni Melluso detto “Gianni il bello”, Pasquale Barra, noto come assassino di galeotti quand’era detenuto e per aver tagliato la gola, squarciato il petto e addentato il cuore di Francis Turatello,ex capo della mala milanese; infine da altri 8 imputati nel processo alla cosiddetta Nuova Camorra Organizzata.
Trascorrono anni difficili per Tortora fatti di battaglie durissime per dimostrare la propria totale innocenza, battaglie che passano anche per l’elezione a deputato al Parlamento Europeo nelle liste del Partito Radicale. Ma al termine di tutto questo interminabile terribile percorso che durerà 4 anni e dopo essere stato il 15 settembre 1986 assolto con formula piena dalla Corte d’Appello di Napoli ,c’è finalmente il ritorno in video, proprio da quel palcoscenico che anni prima era stato costretto ad abbandonare. E’ il 20 febbraio del 1987 quando Tortora riappare su RaiDue di nuovo al timone del suo “Portobello” e come aveva promesso riapre il programma con queste celebri parole:
« Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo “grazie” a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L’ho detto, e un’altra cosa aggiungo: io sono qui, e lo so anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi; sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta. »
Tutto però non è più come prima, la salute minata dal dolore che come una bomba atomica gli ha devastato il corpo, lo ha abbandonato; solo il tempo di condurre “Giallo” un programma nuovo su RaiDue e la fine lo coglie il 18 maggio 1988 per colpa di un tumore. Un tumore che ha i mittenti ben scolpiti sopra. Nel video che segue trovate il racconto per immagini di questa storia, una storia che passa attraverso la televisione ed arriva dritta nelle coscienze di tutte le persone perbene, come perbene era il suo protagonista: