#ElezioniEuropee2019, considerazioni e guida al voto


Domani l’Italia va al voto per eleggere i deputati europei. 73 seggi in ballo. Il tema è ‘sovranismo vs europeismo’. In molti si attendono una valanga di voti per il fronte sovranista ed una consacrazione di Matteo Salvini come suo leader. In realtà Popolari e Socialisti reggeranno e governeranno assieme ai Liberali. Tra i Popolari però c’è chi guarda ad una alleanza proprio con i sovranisti al posto dei socialisti. Su tutto è piombata la Brexit, con il Regno Unito che avrebbe dovuto già essere uscito dall’UE e che invece partecipa alle elezioni consegnando probabilmente (e di nuovo) la vittoria a Nigel Farage, non più con l’UKIP ma con il Brexit Party. Sarà interessante verificare se a Marine Le Pen riuscirà il sorpasso sul Presidente Macron, se in Spagna e Portogallo la Sinistra batterà un colpo, se la CDU in Germania reggerà o collasserà, come voteranno i Paesi dell’Est, dall’Ungheria di Orban alla Polonia del PiS.

Da queste elezioni nell’Unione dipende anche il futuro del governo italiano. Siamo in campagna elettorale da più di un anno in effetti. Qui di seguito un po’ di considerazioni sulla tornata elettorale italiana.

Il Vincitore scontato

E’ Matteo Salvini ovviamente. Un anno fa la sua Lega ottenne il 17%, oggi veleggia sopra il 30 ed è quindi il sicuro vincitore di queste consultazioni. L’unica incognita è nella portata della vittoria. Sopra il 31-33% si tratterebbe di un vero trionfo che, qualora il duo Salvini-Meloni superasse il 38%, porterebbe probabilmente alla crisi di governo ed a nuove elezioni a fine estate-inizio autunno, prima della finanziaria “lacrime e sangue” che tutti già prevedono. Una affermazione attorno al 27-29% costituirebbe pur sempre un gran risultato qualora i 5 stelle restassero sotto di almeno 2-3 punti. A questo punto il governo potrebbe resistere per qualche altro mese e per Salvini le cose potrebbero mettersi male con l’arrivo della legge di bilancio.

L’asticella di sopravvivenza di Di Maio

Il Movimento 5 stelle viene da un risultato clamoroso alle politiche 2018, impossibile da ripetere ad oggi. Per Di Maio l’asticella di sopravvivenza più che legata ad una percentuale è legata ad un fatto ovvero non essere superato dal PD di Zingaretti. Qualora i 5 stelle finissero terzi, inizierebbe il processo al leader e le divisioni interne, il progressismo di Fico, il movimentismo di Di Battista, il ruolo istituzionale di Conte, potrebbe causare uno smottamento impossibile da fermare. Smottamento verificabile anche in caso di risultato sotto il 20-21%, il quale rappresenterebbe la peggior affermazione del Movimento dalla sua esistenza.

L’incognita PD, tra il nuovo corso di Zingaretti ed il fantasma di Renzi

Veniamo al Partito Democratico. Nicola Zingaretti è segretario da due mesi e mezzo ma il partito, soprattutto in Parlamento, ancora non è propriamente ‘sotto controllo’, la pattuglia ‘renziana’ è ben presente ed il governatore del Lazio è in piena fase di ricerca della legittimazione. Un buon risultato alle elezioni, ad esempio tra il 22 ed il 24%, e magari la vittoria in Piemonte con Chiamparino, potrebbe favorire il consolidamento della leadership. Soprattutto in caso di sorpasso sui 5 stelle. Raggiungere il 20% appare come il minimo per poter ‘cantare vittoria’. Qualora il PD andasse sotto le percentuali del 2018 inizierebbe il processo al segretario e per Renzi sarebbe più facile tentare un clamoroso ritorno. Da osservare anche le mosse del sicuro eurodeputato Calenda. Il duo potrebbe ritrovarsi presto in una nuova formazione politica, frutto del possibile collasso di +Europa.

Meloni Vs Berlusconi

Forza Italia e Fratelli d’Italia si danno battaglia per la leadership del ‘fù centrodestra’. Berlusconi compare in ogni trasmissione per dare l’idea di un partito solido ma Forza Italia è in via di dissoluzione. Dal governatore Toti ad altri, in molti guardano alla Lega di Salvini e l’europeismo di Tajani e fedelissimi berlusconiani non sembra dare grandi risultati. Molto tonico invece il partito di Giorgia Meloni, i sondaggi davano in crescita FDI e c’è chi ipotizza un sorpasso sugli azzurri. Ciò significherebbe un nuovo centro destra targato Salvini-Meloni ed il disfacimento di Forza Italia.

La Sinistra ed il miraggio del 4%

Un 4% per sopravvivere. E’ questo il miraggio a cui si attacca l’ennesimo cartello elettorale che raccoglie varie sigle della galassia ‘a sinistra del Pd’. ‘Dal 2008 della Sinistra Arcobaleno al 2014 de L’Altra Europa con Tsipras, passando per Liberi ed Uguali e chi più ne ha più ne metta. Cartelli elettorali nati solo per superare lo sbarramento elettorale e portare in Parlamento la voce di chi continua a difendere le proprie posizioni senza fare mai un passo indietro favorendo il ricambio generazionale e sopratutto progettuale. Peccato per alcuni candidati europei di valore.

+ Europa ed Europa Verde

Il partito della Bonino, ormai diventato un soggetto liberale è alle ultime battute finali. Il mancato superamento del quorum potrebbe rappresentarne la fine. L’unione con il movimento del sindaco di Parma, Pizzarotti, potrebbe aiutare ad arrivare al 4%. Molto peggio è messa Europa Verde, il cartello elettorale nato dalla collaborazione tra Verdi e Possibile. Microformazioni senza alcuna speranza.

Da verificare poi i risultati di Casapound, in continua ascesa in alcune zone del Paese; Il Popolo della Famiglia, a cui si vocifera saranno dirottati alcuni voti cattolici in uscita dalla Lega; Il Partito Comunista di Rizzo, soggetto anacronistico ma il cui simbolo potrebbe ancora stregare qualcuno.

Augurando un buon voto a tutti voi, vi lascio due link:

Come si vota:

Elezioni europee 2019: come si vota | La guida al voto di TPI

Test, chi votare alle Europee?

I test per capire chi votare alle europee

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AfD, il partito populista che fa paura in Germania


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Frauke Petry. Donna, populista, alla guida del terzo partito di Germania.  Non solo Marine Le Pen, anche nel Paese di Angela Merkel sta prendendo piede l’estremismo di destra. Ed ha il volto di Frauke Petry, giovane chimica tedesca, da luglio 2015 a capo di Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland), un movimento populista euroscettico nato nel 2013 e dal consenso crescente. Tenetela bene a mente perchè se ne se sentirà parlare molto, tra qualche mese.

Malgrado il benessere diffuso, complice la ‘paura’ dell’invasione dei migranti, AfD oggi è il terzo partito, veleggia attorno al 12%, in continua crescita. No all’Euro, controlli severi alle frontiere, no alla spegnimento delle centrali nucleari. Alcuni dei punti salienti del programma del partito.

‘Cerca di mantere una facciata borghese ma ormai non riesce più a limitare l’influenza dell’estrema destra’ scrive Der Spiegel. ‘Usare le armi per respingere i migranti ai confini’ ha detto la stessa Petry. Le dichiarazioni della segretaria sono state criticate anche da molti esponenti del suo partito. Non nel merito però. L’uscita sui profughi è stata ritenuta un errore tattico. Una idea giusta comunicata nel momento sbagliato. Ciò vuol dire che dentro AfD si cerca di ‘mascherare’ la vera anima razzista. Un pericolo per la Germania e per tutta l’Europa, se si pensa che in Francia il Front National è leader del panorama politico nazionale. Tempi bui si affacciano per il nostro Continente.

 

Se l’Europa muore, con essa muore la ‘pace’


L’Europa sta vivendo uno dei più profondi momenti di crisi. Nulla di sorprendente ed inatteso ovviamente ma, il precipitare della situazione, non fa ben sperare nel futuro.

Riassumendo brevemente. Il cuore della crisi passa da Atene ma in fondo l’affaire Grecia è solo uno dei sintomi del cancro che sta divorando l’UE. Il terzo piano di salvataggio probabilmente rischia di non essere mai effettuato. I perché sono molteplici.

Innanzitutto il brusco stop alle trattative imposto dal premier greco Tsipras con il ricorso al referendum sul piano dei creditori ha interrotto delle consuetudini decennali. Le trattative politiche le fanno i governi, non i popoli. Linea criticabile ma ben rodata, soprattutto in ambito europeo. La consultazione greca ha quindi irritato fortemente le Nazioni già poco inclini ad un accordo ed ha però tolto il velo di ipocrisia che si celava dietro le trattative, facendo uscir fuori il vero pensiero della Germania. Ovvero la cacciata della Grecia dall’Euro.

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I tedeschi vogliono una ‘Grexit per 5 anni’, un piano di solidarietà umanitaria ed una uscita greca dalla moneta unica sino alla ristrutturazione del debito. Piano inapplicabile. Se la Grecia esce non tornerà più. Probabilmente entrerà nell’orbita russa e quindi le tensioni tra l’Occidente e Putin cresceranno ancora.

Sullo scontro Berlino-Atene sono molte le letture politiche. Chi dice che Tsipras abbia avuto in mente sin da subito l’uscita della Grecia dalla moneta unica ed abbia attuato un piano ben strutturato perché ciò si verificasse. Esasperare i toni, provocare gli oppositori in Europa sino a farsi cacciare. Al fine ultimo di entrare in relazioni strette con Mosca. ‘Tsipras il comunista’ diranno i liberali.

Party leader Helmut Kohl with his representitive Angela Merkel and head of the party Wolfgang Schaeuble at a CDU conference, Dezember 21, 1991, Dresden, Germany.  (Photo by Thomas Imo/Photothek via Getty Images)
Party leader Helmut Kohl with his representitive Angela Merkel and head of the party Wolfgang Schaeuble at a CDU conference, Dezember 21, 1991, Dresden, Germany. (Photo by Thomas Imo/Photothek via Getty Images)

Altri vedono dietro la crisi uno scontro di potere ai vertici del governo tedesco. Wolfgang Schäuble vs Angela Merkel. Lui ex delfino di Helmut Kohl, ferito gravemente in un attentato nei primi anni novanta, da sempre con l’ambizione del cancellierato è stato ripetutamente sconfitto da lei, Angela, nata nella DDR e poi arrivata ai vertici del partito a spese proprio di Schäuble . Oggi, che il potere economico è sempre più forte di quello politico, è lui il vero leader della Germania. Popolarità al 70%, pieno appoggio del popolo alla linea dura sulla Grecia. E Merkel, seppur ugualmente portatrice della teoria del rigore, vede ridursi il proprio potere contrattuale a livello politico ed è quasi costretta ad inseguire il proprio ministro delle Finanze pur di non vedere offuscato il proprio consenso interno.

In mezzo alle beghe interne di Grecia e Germania c’è l’Europa. Incapace di reagire. Le cui istituzioni (Commissione Europea in primis) si trovano totalmente impotenti. Vittima del vero ed unico ‘cancro’ che divora il sogno di Unità. La continua ricerca di consenso interno dei Leader dei singoli Paesi. Come è stato per la questione immigrazione. Ogni Premier ha a cuore la propria rielezione e mirando a tenere buona l’opinione pubblica nazionale non fa l’interesse dell’Unione Europea. Questa è la pura e semplice verità. Lo si è visto in tante occasioni. Anche per le decisioni di ‘politica estera’.

L’Europa quindi è impotente di fronte agli egoismi nazionali. Quegli egoismi messi da parte però in altre occasioni. Nel 1953 ad esempio, quando alla Germania furono ‘condonati’ 15 dei 32 miliardi di debiti accumulati tra la prima e la seconda guerra mondiale. Con gli ‘accordi di Londra’ si crearono le basi per la ripartenza economica della Germania Ovest, che avrebbe consentito ai tedeschi di tornare leader nel continente. Quegli egoismi messi da parte anche nel 1990, al momento della riunificazione tra Ovest ed Est, quando il cancelliere Kohl si impose sulla Banca centrale tedesca attuando il cambio 1:1 tra il marco e la moneta della DDR. Quella manovra, con il rialzo dei tassi tedeschi, provocò a cascata una recessione europea con costi economici notevoli per tutti i partner della Germania.

Oggi sembra tutto dimenticato.  Si è vero, la Comunità Europea nacque durante la Guerra Fredda, nell’ambito della politica del due blocchi, quello americano e quello sovietico. Era un modo per gli Stati Uniti di controllare meglio i propri alleati d’oltreoceano. E’ anche vero che la crisi economica odierna, i tagli imposti al welfare nei principali Paesi europei sono frutto della impossibilità di continuare a sostenere un sistema economico ‘misto’, presente nel vecchio continente per una quarantina d’anni dalla fine della IIGM e che era in gran parte finanziato da ‘contributi’ americani in chiave ‘anti-Urss’.

Ciò non toglie che la ricerca di una unità europea nacque ben prima della guerra fredda e delle strategie geopolitiche. Nacque nei cuori di tanti cittadini che speravano di vedere i propri Paesi finalmente pacificati, in armonia tra loro. Il Manifesto di Ventotene ne è un esempio meraviglioso. Un documento “Per un’Europa libera e unita redatto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni con Ursula Hirschmann durante il periodo di confino negli anni quaranta, presso l’isola di Ventotene, nel mar Tirreno”

“L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.”

Così Robert Schuman, ministro degli esteri francese nel secondo dopoguerra, durante il primo discorso ufficiale in cui venivano messe le basi per l’Unione del Continente. Era il 1950. Un anno dopo nacque la Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Nel 1957, con i trattati di Roma, prese vita la Comunità Economica Europea, poi UE.

Ma Schuman, Spinelli, Monnet, Adenauer appartengono ad un’altra era. Quella uscita da un conflitto sanguinoso, che curava le macerie umane e fisiche con la speranza di un futuro di unità e prosperità. Nel periodo storico odierno ci sono Wolfgang Schäuble ed i propri simili.

I paesi ‘rigoristi’, capitanati dai tedeschi, spingono per una Grexit. ‘Punirne uno per educarne cento?’. Forse. O forse il vero disegno è quello di dividere in due la zona monetaria. Una zona costituita dai paesi virtuosi ed una con gli altri. Due monete. Due economie diverse. Probabilmente i più ricchi che investono nei più poveri utilizzando manovalanza a basso costo.

Questo è il futuro dell’Europa? Una spaccatura così netta creerebbe una ferita probabilmente inguaribile. Nutrimento per il risentimento e per l’odio. E l’odio porta ai conflitti tra Nazioni.

Spero e prego la Grecia resti nell’Euro. Una sua uscita provocherebbe effetti devastanti più che nell’immediato, nel futuro. E non si tratta di parametri economici, mi riferisco al rischio concreto di una fine del lungo periodo di pace di cui gode il nostro Continente. Se l’Europa muore, non ci sarà spazio che per la Guerra.

Lo spostamento al ‘centro’ del Socialismo Europeo


Ieri un affondo su Tsipras. Oggi l’ipotesi di un’altra moneta se i greci avessero votato No al referendum. Adesso, dopo la vittoria del Premier greco, l’ennesimo attacco paventando crisi immimenti e piani ‘umanitari’ per il popolo ellenico. Questo è Martin Schulz. Questa è la socialdemocrazia tedesca.

Io non capisco più il Socialismo Europeo. Negli ultimi ventanni si sono spostati al centro. In tutti i Paesi d’Europa. Rinnegando diritti sociali conquistati con sacrificio nei decenni passati.

Il mio pensiero è quello di sempre. Il loro è cambiato. Dal PD alla SPD, dal Labour al PSF. Chi più lentamente, chi meno. Uno scivolamento inesorabile verso politiche liberiste.

E poi ci si lamenta se quì e lì nascono movimenti come Podemos, i 5 Stelle, Syriza etc. Non tutti gli elettori ‘cambiano’ opinione in base alla linea del proprio ‘partito storico di riferimento’ e trovandosi ‘spaesati’, delusi e disillusi si gettano nei progetti nuovi, quelli che prendono le distanze da Destra e Sinistra tradizionali.

Sembra quasi che la Sinistra socialista sia rimasta su posizioni di difesa dei deboli solo fino alla caduta dell’URSS. Crollato il comunismo, che faceva da contraltare al Capitalismo, i Socialisti europei si sono accomodati su quest’ultimo diventando quasi uguali ai conservatori liberisti. Calcolando che molti della destra europea sono liberali nei diritti civili, non c’è più molta differenza tra i due.

Dove ci porterà questo annullamento della Socialdemocrazia europea nel mare del liberismo. Dove? Sicuramente non in situazioni piacevoli.

Grecia-Europa: continua lo scontro sul debito, sperando in un accordo


grecia
Tsipras difficilmente cederà alle misure dure che chiede l’Europa. E giustamente aggiungo io. Alla fine troveranno un accordo? Le banche elleniche sono in difficoltà, i cittadini stanno ritirando in massa forti somme di danaro per paura di fallimenti futuri. Il governo greco chiede tempo ed infatto è proprio quello che non ha, al momento.

Europee, scenari futuri per i partiti in lizza


EURO2014

Domani si vota. I risultati segneranno i destini dei singoli partiti. Ho cercato di sintetizzare le mie riflessioni, in base all’esito del voto.

PD

Obiettivo minimo: arrivare prima di Grillo
Vittoria netta: primo partito sopra il 30%Sconfitta: arrivare secondo

Renzi sente il fiato sul collo di Grillo. Lo dimostra la personalizzazione della sfida, il suo ‘spendersi’ in ogni dove nelle ultime settimane. Il Presidente del Consiglio, vinto dal suo ego, ha fatto diventare le Europee un referendum sulla sua legittimazione popolare. Qualora lo perdesse, inizierebbero gli scricchiolii all’interno di partito e coalizione. La ‘sinistra ex comunista’, già ora recalcitrante, rialzerebbe la testa. Gli alleati, da Alfano a Scelta Civica, potrebbero alzare la posta. Lo stesso Berlusconi potrebbe offrire un aiuto ma a caro prezzo. Inizierebbe il logoramento di Renzi. Come accaduto agli altri leader del CentroSinistra.

In caso di vittoria o di affermazione netta, il segretario PD avrebbe la strada spianata per alcuni mesi, se non anni.

M5S

Obiettivo minimo: restare sopra il 20% avvicinandosi alla cifra presa alle politiche
Vittoria netta: primo partito o una % vicina al 30
Sconfitta: scendere sotto il 20%

Grillo, come tutti i populisti che si rispettano, ha catalizzato l’attenzione mediatica a suon di slogan ed insulti, senza proporre davvero una idea credibile di Europa. Gli ultimi sondaggi danno il movimento a ridosso del Partito Democratico. In caso di vittoria netta, il comico genovese avrebbe ancora più attrattiva per l’opinione pubblica ed alzerebbe sempre più il tiro. In caso di sconfitta i maldipancia all’interno dei 5 stelle potrebbero uscire fuori con maggiore facilità.

Forza Italia

Obiettivo minimo: sopra il 20%
Vittoria netta: superare Grillo ed avvicinarsi al PD
Sconfitta: sotto il 18%

Berlusconi, malgrado gli sforzi, non è riuscito a ritagliarsi molto spazio mediatico. Renzi e Grillo l’han fatta da padroni. La sua condizione di condannato non ha giovato alla campagna elettorale. In caso di netta sconfitta Forza Italia potrebbe implodere ed egli stesso potrebbe affidare il partito ad un volto nuovo, forse Marina Berlusconi. In caso di netta vittoria, partirebbe l’assalto al Governo Renzi, per mettere in crisi la legislatura e capitalizzare il prima possibile alle elezioni politiche, ricostruendo il CentroDestra con FDI, Lega ed Alfano-Casini.

NCD-UDC

Obiettivo minimo: arrivare al 5%
Vittoria netta: superare l’8%
Sconfitta: non superare lo sbarramento del 4%

Alfano e Casini puntano ad essere sempre più l’ago della bilancia del governo. Qualora non superassero lo sbarramento Berlusconi li risucchierebbe in un batter di ciglia. E’ quindi fondamentale arrivare al 4%, avvicinandosi almeno al 6. Per poter ‘battere i pugni sul tavolo’ dell’esecutivo e continuare ad avere uno spazio ‘moderato’ oltre Forza Italia.

L’altra Europa con Tsipras

Obiettivo minimo: superare lo sbarramento del 4%
Vittoria netta: superare il 6%
Sconfitta: sotto il 4%

Un progetto politico non chiaro unisce varie sigle della Sinistra, SEL in primis, all’insegna di Alexis Tsipras, il leader greco di Syriza, il partito di Sinistra radicale che ha ereditato i voti del Pasok. L’idea è di un listino per arrivare a superare lo sbarramento del 4%. La partita più importante si gioca all’interno di Sinistra Ecologia e Libertà. Se andrà bene avranno manforte quelli nel partito che vogliono una lista autonoma. Se andrà male il movimento di Vendola rischia lo spappolamento tra chi vuole dialogare con Renzi e chi invece vuole una nuova Sinistra Arcobaleno.

Per Lega e Fratelli d’Italia gli obiettivi sono simili, confermarsi e superare lo sbarramento. Quasi certo per Salvini, meno per Meloni e soci. Quasi nulle invece le chance del ‘listino montiano’ di Scelta Europea che vede assieme il Centro Democratico ex CentroSinistra, Scelta Civica depurata dai casiniani (ora con Alfano) ed i liberali di Fare. Italia dei Valori, Verdi – Green e gli altri avranno % da prefisso telefonico.

 

 

Il ritorno della Mummia, quanto recupererà il Centrodestra?


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I mercati, come ampiamente previsto da tutti, bocciano la crisi di governo. La borsa cede, lo spread risale, i rendimenti dei titoli si impennano. Sono contrario alla ‘dittatura dello spread’, non ritengo giusto che le speculazioni finanziarie debbano condizionare le politiche dei governi ma purtroppo al momento Italia, Spagna, Grecia e gli altri paesi ‘poco virtuosi’ non sembrano essere in grado di riottenere la completa indipendenza politica. I ‘mercati’ speculano, le istituzioni economiche internazionali dettano le condizioni e noi siamo costretti ad eseguire le Riforme.

C’è però modo e modo di Riformare il Paese, lo si può fare da destra, con politiche liberiste che distruggono il restante sistema sociale. Lo si può fare da Sinistra, con politiche di rigore che facciano però pagare di più a chi ha di più, tagliando gli sprechi e salvaguardando il più possibile il welfare.

Una cosa è però imprescindibile, per qualsiasi coalizione politica, la credibilità. Quella che Silvio Berlusconi ha inesorabilmente perso nell’arco degli ultimi 4 anni.

Una credibilità politica, minata dalla instabile coalizione instaurata con la Lega Nord ed incetrata su leggi populiste, utili agli interessi del Premier ed inutili per proteggere il Paese dalla crisi economica nata nel 2008.

Una credibilità personale, distrutta da egli stesso, preso a rincorrere le sottane di questa o quella signorina, senza controllare chi avesse di fronte, salvo poi cercare di coprire gli scandali con telefonate alquanto surreali. Per queste due motivazioni Berlusconi ha dovuto lasciare la carica di Presidente del Consiglio. La dittatura dello spread centrava poco due anni fa.

Tornando all’oggi. Ogni persona con un minimo di cognizione di causa dubiterebbe nel votare chi ci ha portato a questo punto, chi ha costretto Monti a tassare i ceti medio bassi per evitare di tassare le categorie a lui vicine (ovvero i ricchi) per poi staccare la spina al governo gridando alla troppa pressione fiscale. Chi mai si affiderebbe ad un uomo invischiato in guai giudiziari, sempre pronto a difendere solo i suoi interessi? Un pericolo per il Paese e per l’Europa intera, un personaggio senza la minima credibilità politica nazionale ed internazionale. Una vergogna per la nostra Storia insomma.

Eppure uno zoccolo duro c’è. Tra dipendenti delle sue aziende, collaboratori, miracolati ,servitori ed ammiratori viscerali almeno il 15% dell’Italia è con Lui. Se saprà giocare bene le sue carte, unendo tutto il possibile, potrebbe arrivare anche ad avere dietro di se una coalizione dal 30%. Dio (o la Natura) ce ne scampi e liberi.

Vi invito comunque a guardare la tabella qui sotto:

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Il sondaggio di IPSOS per Ballarò del 4 dicembre. Prima della ‘crisi’ voluta da Berlusconi, il CentroSinistra aveva il 42-43% circa. Il Centro ‘montiano’ si attestava attorno all’11-12%. Il Centrodestra raccoglieva più o meno il 21%. Il Movimento 5 stelle era il secondo partito al 19%.

La campagna elettorale è già iniziata. Berlusconi insisterà sulle troppe tasse, sull’Europa che vuole distruggerci, sul disastro del governo Monti. Dimenticherà di aggiungere che Monti è intervenuto dopo la dissennata amministrazione del suo Governo e che ha dovuto mettere maggiori tasse al ceto medio a causa del niet di Berlusconi stesso all’aumento della tassazione per le fasce più ricche. Sarà interessante verificare in che numero il PDL recupererà consenso nell’arco dei due mesi che ci separano dalle elezioni anticipate di febbraio. Io credo che all’ aumento del Partito di Berlusconi (se resterà Pdl o cambierà nome) corrisponderà un calo di quello di Grillo.

Maroni in Lombardia e Storace nel Lazio, i due candidati ‘alleati’ del PDL segneranno il patto Pdl-Lega-Destra per le Regionali e le Politiche. Sul blog cercheremo di monitorare i sondaggi nelle prossime settimane per verificare l’effettivo recupero del Pdl-antieuropeista ed antimontiano. Vedremo poi se Monti scenderà in campo e quanto questo fatto influirà sulle percentuali dei centristi.

Un auspicio personale. Anzi, una richiesta accorata. Gli Italiani che non credono alla Sinistra o ai montiani votino Grillo ma evitino di affidarsi a chi ha gia ampiamente fallito contribuendo a portare sull’orlo del baratro l’intero Paese.