1996, cosa resta a Sinistra vent’anni dopo?


ulivo
Oggi, con #Cosmopolitica, alcuni amici di Sinistra tentano una nuova strada per costruire un soggetto unitario capace di proporre un cambiamento, una alternativa credibile al Pd renziano. Sui social si vedono volti felici e si leggono dichiarazioni piene di entusiasmo. Così come mesi fa, tra gli amici che condividono l’esperienza di #Possibile.
Non sono i primi nè saranno gli ultimi ‘afflati pieni di speranza’. Ne abbiamo visti tanti negli ultimi due decenni. La mia mente viaggia indietro nel tempo.
Ripenso a venti anni fa, alla nascita dell’Ulivo, alla vittoria del 1996 che portò la Sinistra al governo. Per la prima volta. Ricordo il mio entusiasmo, quello di un ragazzino che pensava fosse arrivata una nuova stagione politica. I comizi in piazza per sostenere i candidati. La notte elettorale, i salti di gioia per la vittoria. La consapevolezza di poter finalmente contribuire a cambiare pagina.
E poi venne il Governo. Dalle parole si passò ai fatti. Ed il riassunto di ventanni viene da se:
“I compromessi al ribasso. La fine del Pds. La legge Treu. Lo scontro con Rifondazione. La caduta di Prodi. Il governo con Cossiga. CentroSinistra con o senza trattino. Amato. Rutelli. Fassino. Il Correntone. La manifestazione CGIL contro l’abolizione dell’articolo 18. I girotondi. Dall’Ulivo all’Unione. Mastella. I Dico. La seconda pugnalata. Veltroni. I tanti ‘ma anche’. L’involuzione reazionaria di Rifondazione. Vendola e SeL. Bersani. La vittoria arancione di Pisapia. La crescita dei 5 stelle. I Sindaci indagati. Regionopoli. Monti. L’ascesa di Renzi e dei liberali Pd. Il giaguaro non smacchiato. Letta. Il governo Renzi. 40.8% alle Europee. L’involuzione liberale nel PD. Jobs Act. Il Partito della Nazione. Bondi e Verdini renziani. Possibile. Sinistra Italiana. Il killeraggio del DDL Cirinnà”
Eccoci arrivati ai giorni nostri. All’oggi. Come avrete letto non ho mai nominato Berlusconi. E c’è un perché. Il Cavaliere è sempre stato un alibi. Nascondersi dietro di lui ed il suo immenso conflitto di interessi economico/giudiziario ha permesso per un ventennio di dimenticare che oltre al ‘combattere’ il Caimano era necessario guardarsi dentro per capire quale fosse la vera proposta per il CentroSinistra. Ed il risultato è stato un misero fallimento.
Oggi regna Matteo I, democristiano di nascita, democratico di potere. Ha preso il blobbone PD senz’anima (grazie ai fallimenti della dirigenza post comunista dei D’Alema/Veltroni/Bersani etc) e lo ha ridisegnato a propria immagine e somiglianza. Un partito di centro, con idee liberali in economia. E la Sinistra? Non è ancora pervenuta. Tranne i balbettii degli ex PD Civati e Fassina. Usciti dal PD per seguire strade diverse e costruire una alternativa a Sinistra.
E mi ritrovo a guardare le immagini sui social di Sinistra Italiana. Ed insieme a tanti giovani di belle speranze vedo pezzi di dirigenza politica che hanno portato la Sinistra a questo sfacelo. Come può quindi nascere qualcosa di concreto se insieme ai semi fecondi vi sono erbacce e semi marci?
D’altro canto in Possibile, dove il percorso parte dalla base, dai singoli cittadini, leggo spesso dichiarazioni livorose verso altri che tentano un percorso diverso. Vedo voglia di contrapporsi al PD, sempre e comunque. Anche in realtà locali dove il Partito Democratico non è ancora il Partito della Nazione.
Renzi è forte perché ha carisma ed egemonia mediatica ma anche perché non ha avversari credibili. Soprattutto a Sinistra, dove tutti sono impegnati a ‘ridipingere’ il vecchio o a percorrere strade solitarie senza futuro.
Cosa resta quindi ventanni dopo quella primavera del 1996? Disillusione e tanta amarezza. Per aver sprecato due decenni. Mentre la società cambiava e nuovi temi si affacciavano. Il Mondo è andato avanti mentre la Sinistra italiana ha pensato solo a regolare i conti tra bande rivali senza seminare per costruire davvero una alternativa. Un progetto capace di far battere i cuori. Di far sperare, da Sinistra, che un cambiamento sia possibile, praticabile, realizzabile.
Vedo solo cocci. Alcuni tinteggiati a nuovo. Ma sempre di cocci si tratta. E non riesco a vedere oltre una quota percentuale così misera da essere solo di testimonianza. E non può bastare. Ci vogliono anima, cuore, carisma, progetti credibili. Al momento c’è solo tanta voglia di fare di molti. Ma quella c’era anche nel 1996 ed in tutti i momenti cruciali in cui si è visto nascere qualcosa. Sappiamo tutti com’è andata a finire poi. Perché oggi dovrebbe essere diverso se le dinamiche sono sempre quelle?
A voi la risposta….

Nasce #SinistraItaliana, ex PD e SEL insieme


SIIeri è nata ‪#‎SinistraItaliana‬, un nuovo gruppo parlamentare a Sinistra del Pd. Spero presto si tramuti in qualcosa di concreto e soprattutto credibile, con un progetto politico chiaro. Per ritrovarsi tutti assieme, anche con il movimento ‪#‎Possibile‬. Perché avere due realtà progressiste sarebbe dannoso e vanificherebbe ogni possibilità di riuscita. Io sono per l’unità ma non ad ogni costo. Inseguire ideologie passate e fallimentari non porta da nessuna parte. Si deve guardare al futuro, con le emergenze di oggi per trovare soluzioni concrete per il domani.

E comunque, al netto di simpatie o antipatie, ‪#‎Possibile‬ sta nascendo dal basso, comitato per comitato, proposta per proposta, consultando gli iscritti, rendendoli parte attiva del progetto di creazione di un nuovo soggetto politico.

‪#‎SinistraItaliana‬ sono un gruppo di parlamentari che hanno deciso di formare una entità politica in Parlamento. Spero poi inizino anche loro a coinvolgere i cittadini nel processo di formazione del movimento.

Lo dico perché credo sia importante far partire le cose nel ‘modo giusto’. Dalle persone comuni. Altrimenti il tutto potrebbe ridursi ad un semplice riciclo di classe dirigente

Su Fassina e l’evasione fiscale


Malgrado le condanne di buona parte della Sinistra io continuo a difendere Fassina per le sue affermazioni sull’evasione :

esiste un’evasione di sopravvivenza. Senza voler strizzare l’occhio a nessuno, senza ambiguità nel contrastare l’evasione ci sono ragioni profonde e strutturali che spingono molti soggetti a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno”

Una frase non scandalosa ma solo rappresentativa della realtà italiana. L’evasione si combatte e chi evade deve pagare ma negare un fatto non aiuta a risolverlo alla radice.

Oggi su La Stampa un interessante articolo di Luca Ricolfi. Non condivisibile del tutto ma in alcuni passaggi rivelatore della cultura negazionista di una certa sinistra:

“Specie chi ha ferme convinzioni etiche, morali o politiche, ha difficoltà a riconoscere, talora addirittura a «vedere», i fatti che potrebbero insidiarle. Se mi batto per i diritti degli immigrati, mi è molto difficile accettare una statistica che dimostri che il loro tasso di criminalità è più alto di quello degli italiani. Se sono un fervente meridionalista, mi è molto difficile accettare un’indagine in cui si mostra che evasione e falsi invalidi sono concentrati in alcune regioni del Sud. Se sono un nemico giurato dell’evasione fiscale non riesco ad accettare che esista l’evasione per sopravvivenza

Ma è un errore logico. Il piano dei valori e quello dei fatti sono separati. Si può restare difensori dei diritti umani, meridionalisti, o amanti della tasse (viste come «cosa bellissima», secondo l’audace definizione di Tommaso Padoa Schioppa) anche in presenza di fatti che rendono più complessa la difesa dei nostri valori. Anzi, dovremmo renderci conto che – proprio per promuovere i nostri ideali – ci serve sapere come stanno le cose. Conoscere per deliberare, diceva Einaudi, ma forse oggi dovremmo dire, più precisamente, non aver paura di conoscere se si vuole cambiare la realtà”

[Fonte La Stampa]

Progressisti nelle idee, conservatori nei Diritti!


Secondo l’ex Premier Fassina, Vendola e Camusso sarebbero conservatori. Forse perchè non vogliono smantellare le poche tutele esistenti su Sanità e Lavoro?  Non si tratta di essere conservatori ma di essere Difensori di un Bene Comune, lo Stato Sociale. Questo, Rigor-Monti , se lo deve mettere bene in testa.

E comunque Si, anche io sono un conservatore! Perche voglio che siano preservati e conservati i diritti Sociali presenti nel nostro Paese.

Monti è molto furbo, furbissimo. Attacca Vendola e la Sinistra ‘fassiniana’ per spaccare il PD e spaventare gli elettori centristi che ora votano Democratico.

A proposito del Professore, Bersani farebbe bene a fare delle precisazioni. Con la ‘salita’ in politica, Monti non dovrebbe essere più tenuto in considerazione per guidare il prossimo Governo o per l’elezione al Quirinale. Non essendo più una figura di garanzia. Dovrebbe dirlo chiaro e tondo, Bersani.

Sostengo Fassina, si vada al voto con una ricetta ‘progressista’


E’ di questi giorni la polemica nel PD aperta dal Responsabile Economia del partito Stefano Fassina. L’esponente democratico sostiene l’idea di andare al voto ad ottobre. Bersani ha negato questa ipotesi confermando la fiducia a Monti sino al 2013.

Ragazzi, fatevi un giro nelle sezioni e nei circoli e poi mi dite quanti la pensano come Fassina e quanti con il ‘sostegno senza se e senza ma’. In realtà Monti, riforma delle pensioni a parte, non ha fatto granchè. Ed ora sta finendo anche l’effetto ‘spread’. La Spagna ci tirerà in mezzo prima o poi, Monti o non Monti. A questo punto, se le cose continuano cosi, meglio andare al voto il prima possibile e cercare di mettere su un governo in grado di fronteggiare la crisi proponendo una ricetta ‘progressista’. Hollande lo ha fatto ed ha vinto. Perche in Italia non sarebbe possibile tale situazione?

Mi permetto di segnalare l’articolo di Concetto Vecchio per Repubblica.it:

Fassina e il nervo scoperto

Ha ragione l’ala sinistra del Pd Stefano Fassina (nella foto con Bersani ) a evocare le elezioni ad ottobre considerato che la spinta propulsiva del governo Monti sembra esaurita? Alla luce delle vivaci reazioni che ha suscitato l’economista ha toccato un nervo scoperto: il bilancio, dopo sette mesi a guida Prof, è di un’unica vera riforma: quella delle pensioni. Sul lavoro e sulla giustizia si è in mezzo al guado; le liberalizzazioni sono state un bluff; il Parlamento non ha nessuna intenzione di approvare una nuova legge elettorale: si voterà con il Porcellum. L’astensionismo è dato al 35-40 per cento. Soprattutto Monti dà l’impressione di essere stanco. È la palude.

Fassina, romano, 45 anni, responsabile lavoro del Pd, è stato critico sin da subito con questo governo, a febbraio voleva marciare persino con la Fiom, ha scritto un libro Il lavoro prima di tutto, dove auspica “un nuovo umanesimo laburista” in contrapposizione all’algido dominio dei tecnici. Magari la sua voglia di elezioni è profondamente sbagliata, visto il contesto economico internazionale, però gli va riconosciuta, non da ora, una dote che è merce rara nella classe dirigente pd: il carattere.

In sostegno di Stefano Fassina!


I liberal del Pd chiedono le dimissioni di Fassina dalla carica di responsabile LAvoro. Una richiesta inaccettabile. Sono loro, Ichino in testa, A doversene andare .

Dall’Ansa:

‘Criticare aspramente la linea di rigore e sviluppo assunta prima dalla Banca d’Italia e poi dalla BCE – insiste la lettera – bollare come liberiste posizioni ‘liberal’ come quella del senatore Ichino, prospettare soluzioni ispirate alle vecchie culture politiche del secolo passato, non e’ compatibile con il dovere di rappresentare il complesso delle posizioni assunte dal PD”.

”I Liberal PD – conclude la lettera – chiedono a Stefano Fassina di fare un passo indietro, e di sostenere le sue idee liberamente, senza il vincolo della responsabilita’ politica che gli e’ stata affidata”. Il testo e’ firmato da Enzo Bianco, Ludina Barzini, Andrea Marcucci, Pietro Ichino e Luigi De Sena