La crisi della Spagna fa paura


Leggetevi questo articolo tratto da Giornalettismo. La Spagna rischia di diventare la ‘nuova Grecia’. Migliaia di cittadini in coda agli uffici di collocamento, imprese che falliscono, banche in difficoltà, tasse ed auterità crescenti.

La situazione sembra precipitare e dopo la Spagna ci siamo noi...

Jose Manuel Garcia-Margallo, che ha dichiarato: “I dati sono terribili per tutti e per il governo… la Spagna è in una crisi dalle proporzioni enormi”. Una crisi che ovviamente non aiuta l’Unione Europea e che si rivela dannosa anche per gli altri paesi partner, come nel caso dell’Italia che in seguito alle ultime pessime notizie dalla Spagna ha faticato a piazzare gli ultimi cinque miliardi di bond decennali.

SPREAD E RATING – Lo spread dei titoli spagnoli su quelli tedeschi è risalito a 420 punti-base e  i dati sulla disoccupazione nel primo quadrimestre sono stati un’altra doccia fredda: 24%, record storico per il paese iberico. Inutile dire che la situazione ha provato un abbassamento del rating da parte si Standard and Poor’s (ora BBB+). Come sempre in casi del genere, la spirale degli eventi si tracina verso il basso.

L’ESECUTIVO – Il governo, alla ricerca disperata di soldi, ha annunciato un aumento dell’IVA (ancora bassa rispetto alla media europea) e di alcune tasse indirette, ma il piatto piange, anche perché .. il governo è dovuto intervenire per salvare le banche spagnole nel 2008, quando lo scoppio della bolla immobiliare ne aveva portate molte sull’orlo del fallimento

ANCHE LE BANCHE IN CRISI – Salvataggi che ora non appaiono sufficienti, ma il governo è a secco e ha già stabilito che non impiegherà i fondi europei in ulteriori soccorsi ai banchieri, contribuendo così ad abbassarne ulteriormente il rating.

SPIRALE AL RIBASSO –Con l’esplodere della disoccupazione calano le tasse incassate dal governo e aumentano le richieste di sussidi, l’unica speranza resta quindi quella di far ripartire l’economia.

AUSTERITA’ A OLTRANZA – il premier Rajoy però sembra insensibile alle grandi proteste popolari come alle ricette alternative e ha già fatto sapere che  non intende derogare alla politica di austerità e tagli, che proprio nelle ultime settimane sta finendo ovunque sul banco degli imputati come il miglior modo di deprimere definitivamente l’economia e di ritardare la ripresa e il ritorno alla mitica crescita.

L’EUROPA – L’Unione Europea per parte sua sembra indecisa sul da farsi. Se le società di rating come S&P chiedono una ricapitalizzazione delle banche e interventi più decisi a loro sostegno, i governi nazionali sembrano più inclini alla prudenza e ad allargare i cordoni della borsa solo se e quando si manifestino pericoli imminenti per i singoli istituti.

Baristi, Orafi, Tassisti, Albergatori, tutti sotto i 1.000 euro mensili di reddito: Stiamo scherzando?


istituti di bellezza 5.300 euro annui

tintorie/lavanderie 8.800

esercizi alberghieri/affittacamere 11.900

autosaloni 12.000

orafi 12.300

Tassisti: 14.200

stabilimenti balneari 13.600

baristi 15.800

Capite voi tutti che c’è qualcosa che non va. Come può un barista guadagnare meno di 1.000 euro netti al mese? Un tassista 900 euro? Un orafo 800? E per gli istituti di bellezza meno di 350 euro al mese?

Dopo i blitz di Cortina e di Roma, l’agenzia delle entrate dovrebbe cominciare davvero un’opera di indagine a tutto campo in queste categorie.

 

 

 

 

La fine dell’Europa? I Dieci piccoli indiani….


La crisi economica europea non accenna a passare. Ogni giorno la pagina finanziaria presenta bollettini di guerra. Oggi il 35% dei titoli di stato tedeschi messi all’asta non sono stati acquistati. Il tasso dei Bund (2% circa) è troppo basso e non ha appeal per gli acquirenti magari piu interessati agli alti tassi forniti dai buoni italiani e spagnoli. Le borse sono crollate ancora.

Nel frattempo la Francia potrebbe vedersi ridurre il rating dalle agenzie internazionali vista l’impennata dello spread tra titoli francesi e tedeschi. Italia e Spagna hanno tassi di interessi sui buoni pluriennali vicini al 7% e questo vuol dire che dovranno pagare molti piu interessi sui buoni venduti agli acquirenti, causando un incremento del debito pubblico.

Non c’è niente da fare, siamo finiti in un circolo vizioso. Dalla ‘crisi delle banche’ del 2008-2009 siamo arrivati alla crisi del debito dei singoli stati sovrani. Gli speculatori vendono i buoni cosi fanno alzare ‘lo spread’, il rialzo dello spread indebita gli stati e fa perdere i rating finanziari provocando poi crolli borsistici. I titoli degli stati virtuosi non interessano piu e questo potrebbe privare quegli stati di un sostegno finanziario necessario per adempiere ai propri doveri.

In che mondo siamo finiti? Alcuni stati sono costretti ad indebitarsi perche gia indebitati. Gli stati con i conti in regola rischiano di non avere piu acquirenti per i loro buoni, con annessa crisi finanziaria.

Il capitalismo sta ‘uccidendo’ gli stati occidentali. E’ arrivato il momento di cambiare le regole, modificare il potere delle agenzie di rating, limitare l’effetto dei mercati, rimettere al centro della vita delle Nazioni l’economia ‘reale’ e non quella fatta di numeri e di speculazioni, creare regole per punire severamente chi specula.

L’Europa invece è dilaniata dagli interessi dei singoli Stati e ciò sta accelerando il crollo generale. Le nazioni europee potrebbero davvero fare la fine dei 1o piccoli indiani di Agatha Christie. Uccisi uno per uno, lentamente ed inesorabilmente.

Mi son divertito a riprendere la filastrocca del Libro della Christie e l’ho adattata alla crisi europea.

10 Stati Europei…

“Dieci stati europei
un po troppo ebbero a mangiar:
uno fece bancarotta
solo nove ne restar.

Nove stati europei
una soluzione si misero a cercar:
uno venne declassato
otto soli ne restar.

Otto stati europei
fecero un Summit per parlar:
uno, ahimè, rimase indietro
solo sette ne restar.

Sette stati europei
al Fondo chiesero di aiutar:
un di lor non accettò
e sei soli ne restar.

I sei stati europei
le Banche presero a finanziar:
ma uno di lor non ebbe piu soldi
solo cinque ne restar.

Cinque stati europei
un giudizio avevan da aspettar:
ma uno perse il rating
quattro soli ne restar.

Quattro stati europei
continuavano a litigar:
uno dichiarò fallimento
e tre soli ne restar.

I tre stati europei
gli Eurobond volevan far:
ma uno di lor si oppose
e due soli ne restar.

I due stati europei
credettero di avercela fatta per un po’
poi un fu preso dalla rivolta popolare
e uno solo ne restò.

Solo, l’ultimo stato europeo
con nessuno piu contrattò
fu distrutto dalla guerra
e nessuno ne restò.”

Crisi: il futuro è oggi, perche il domani potrebbe non averlo, un futuro.


Crisi. La parolina magica che sentiamo nominare ogni giorno, da quasi tre anni. Ne hanno cominciato a parlare insistentemente nel 2008, con il crollo delle finanziarie americane e la conseguente recessione mondiale. Da quel momento la Crisi non ci ha piu abbandonato. A cascata sono arrivati i crolli degli istituti di credito, alcuni paesi europei hanno dichiarato bancarotta. Islanda, Irlanda e poi la Grecia. In seguito anche la Spagna è entrata in difficoltà e poi siamo arrivati Noi.

L’Italia sembrava essere al riparo, il nostro governo ha continuato a ripetere che era tutto sotto controllo. Poi un bel giorno ci siamo svegliati con le borse in picchiata, abbiamo cominciato tutti a dare una occhiata preoccupata alle pagine economiche dei giornali, i tg hanno iniziato a martellare snocciolando nozioni a noi in gran parte sconosciute sino a pochi giorni prima. Spread, Bund, differenziali ed altre parole apparentemente vuote ma che dietro nascondono una situazione disastrosa della nostra finanza. Abbiamo compreso che esiste una Banca Centrale Europea che ci aiuterà solo se faremo sacrifici pesantissimi.

Non so voi ma io non riesco a guardare con speranza al futuro. I sacrifici che saremo chiamati a fare produrranno un indebolimento dei diritti sociali dei lavoratori e quindi un conseguente aumento della precarietà. Per altro si prevedono tagli importanti al sistema sanitario che, gia da anni, versa in condizioni pessime. Tutti noi cittadini possiamo appurare come sia sempre piu difficile ricevere un servizio all’altezza nei presidi Asl o negli ospedali pubblici. Lunghe file ai pronto soccorso, tempi lunghissimi per poter effettuare una analisi. I tagli prossimi venturi peggioreranno ancora di piu le cose. Continua ad allargarsi la forbice tra regioni ‘fortunate’ e territori poveri. Non è una notizia che molti cittadini del sud preferiscono curarsi nei presidi del Nord. Andrà sempre peggio.

Se ci aggiungiamo anche i rincari inevitabil dovuti all’aumento dell’Iva e la decurtazione degli stipendi a causa della crescita delle tasse locali (irpef comunali e regionali) non possiamo non essere pessimisti, soprattutto per i giovani, che subiranno anche il decadimento della scuola pubblica.

Il nostro paese, ma in generale la civiltà occidentale, vivrà nei prossimi anni un aumento della disparità sociale, con classi abbienti che continueranno a vivere bene, avendo le cure migliori e maggiori possibilità di svago ed i ceti piu poveri che vedranno sfumare pian piano tutti i diritti sociali  acquisiti con anni di lotte.

Un aumento della povertà produrrà un incremento della criminalità con annesse leggi repressive autorizzate da governi sempre meno liberali. Le colpe verranno distribuite tra immigrati, terroristi ed avversari politici.

Eh… la politica, proprio lei invece è la vera responsabile di tutto quello che sta accadendo. Come si è potuto permettere, ad esempio, che tre agenzie private potessero avere il potere di vita e di morte su Nazioni Sovrane? Come si è potuto appaltare l’economia a singoli privati? Come ha potuto, lo Stato, rinunciare a Governare l’Economia?

Si dirà che stiamo vivendo la fase crepuscolare del Capitalismo. Cosi come ventanni fa era avvenuto il crollo del Comunismo, entro qualche decennio potremmo assistere alla fine del sistema economico di riferimento dell’Occidente? Ed il fallimento del Capitalismo segnerà anche la fine dell’Occidente? Cosa verrà dopo? Il Sistema Cinese (capitalismo economico e dittatura socialista) prenderà il posto dei Sistemi Liberali? Assomiglieremo un po’ piu alla Russia ed un po’ meno alla Gran Bretagna?

Non so davvero cosa pensare, tante domande mi passano per la testa ma una sola convinzione si fa largo. I politici, gli imprenditori, i sindacati e tutti gli attori del ‘teatrino’ del Capitalismo hanno divorato il nostro futuro. Alle generazioni giovani rimane ben poco in cui sperare. Una sanità gratuita, una casa dove vivere, un lavoro stabile, una pensione dignitosa sono diritti di cui hanno beneficiato in parte i nostri nonni ed in toto i nostri genitori. Noi iniziamo la parabola discendente che ci permetterà di avere una parte dei diritti dei nostri padri e delle nostre madri. Il problema rischia di essere ben piu grave per i bimbi nati tra la fine degli anni novanta ed i giorni nostri. Cosa resterà ai trentenni di domani? Se pensate che solo 100 anni fa i bambini lavoravano anche 12 ore al giorno, senza alcun diritto, possiamo immaginare come rischia di essere stato brevissimo il tempo dei diritti per tutti. Meno di cinquantanni, forse.

Ho iniziato questo articolo con la parola Crisi, vorrei finirlo con un’altra, Futuro.

Il futuro, in genere, è sempre stato sinonimo di novità, speranza, crescita, avventura. Mai come ora il Futuro sembra invece essere uno spettro, un qualcosa di indefinito che non ci trasmette nulla di buono.

Meglio quindi vivere alla giornata, giocandosi oggi le poche opportunità ricevute. Prendere ciò che di meglio il nostro destino ha da offrire, senza ragionare troppo sulle conseguenze e su quel che verrà. Mai come ora è valido il motto ‘ Il futuro è oggi‘. Si, il futuro è oggi… perche il domani potrebbe non averlo, un futuro.

Redditi, l’Italia tra le piu basse d’Europa mentre Berlusconi…


I dati nudi e crudi ci riportano alla realtà:

MILANO – Cittadini italiani sempre più poveri e non solo a causa della crisi. Gli italiani incassano ogni anno uno stipendio che è tra i più bassi tra i Paesi Ocse. Con un salario netto di 21.374 dollari, l’Italia si colloca infatti al 23esimo posto della classifica dei 30 paesi dell’organizzazione di Parigi.

AGLI ULTIMI POSTI IN EUROPA – Buste paga più pesanti non solo in Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Francia, ma anche Grecia e Spagna. È quanto risulta dal rapporto Ocse sulla tassazione dei salari, aggiornato al 2008 e appena pubblicato. La classifica riguarda il salario netto annuale di un lavoratore senza carichi di famiglia. È calcolato in dollari a parità di potere d’acquisto. Gli italiani guadagnano mediamente il 17% in meno della media Ocse. Salari italiani penalizzati anche se il raffronto viene fatto con la Ue a 15 (27.793 di media) e con la Ue a 19 (24.552).

Ed il nostro Premier? Beh…anche i “suoi” dati parlano chiaro:

14.532.538 euro di reddito per il 2007. Povero, anche lui sente la crisi ed infatti ha visto diminuire i suoi redditi rispetto al 2006. Peccato che continui a guadagnare grazie anche alle leggi varate dai suoi governi, come quella sul digitale terrestre che ha impedito alla Rai di fare tessere a pagamento ed ha permesso la nascita di Mediaset Premium, altra fonte di reddito per le sue società.

La Crisi investe lo Sport


La Crisi economica mondiale diventa sempre piu “palpabile”. Piu che nei portafogli dei cittadini, lo si vede dalle prime “vittime eccellenti”. In formula uno il team HONDA ha annunciato il ritiro immediato lasciando per strada direttori tecnici, piloti e squadra. Si parla  di un disimpegno Honda per la MOTOGP mentre altre case, Toyota in testa, potrebbero seguire l’esempio della casa giapponese lasciando il Mondiale di automobilismo. Anche il calcio sembra risentire del periodo nero. Si profila una riduzione del totale delle squadre professionistiche e molti club rischiano di trovarsi in rosso.

Di seguito i due articoli:

Fonte: AGI

LA HONDA SI RITIRA DALLA FORMULA UNO

AGI/ITALPRESS) – Tokyo, 5 dic. – E’ arrivata la conferma ufficiale, la Honda si ritira dalla Formula 1. L’annuncio e’ stato dato dal Presidente e Direttore Generale Takeo Fukui in una conferenza stampa questa mattina a Tokyo dopo che la notizia era circolata gia’ nella serata di ieri. “La Honda deve proteggere quelle che sono le sue attivita’ principali – ha spiegato Fukui – ed assicurare un futuro a lungo termine in un momento di crisi globale. La Honda ha deciso di prendere misure rapide e flessibili per contrastare questo indebolimento del mercato in tutti i settori commerciali e quindi e’ stato deciso di ritirarci dalla partecipazione al mondiale di Formula 1″. Il ritiro portera’ alla Honda motors un risparmio di circa 50 miliardi di yen (420 milioni di euro). “Lo scenario dell’auto a livello globale e’ peggiorato e rende la ripresa del settore difficile – ha continuato Fukui – Il team restera’ in piedi fino a marzo dandosi quindi tre mesi di tempo per trovare un nuovo compratore”.

Fonte: RomaNews

CRISI NEL CALCIO, BILANCI A RISCHIO

Inevitabile: il pallone si sgonfia. La crisi economica raggiunge a grandi passi anche il mondo del calcio: ora si percepisce appena, ma nel 2010 potrebbe arrivare davvero l’ondata di piena per il nostro campionato. Figc, Lega e presidenti saranno pronti a fronteggiarla? Ora i club fatturano 1500 milioni di euro all’anno, e l’Italia sta recuperando terreno rispetto a Bundesliga e Liga spagnola (non ancora rispetto alla Premier League). Ma i segnali di scricchiolio preoccupano, eccome.

Non tanto per il 2009, perché i club avranno ancora l'”ammortizzatore” dei diritti tv, che rappresentano il 50% delle entrate. Che succederà dopo? La Infront, advisor della Lega, ha garantito 900 milioni di euro all’anno dai nuovi contratti collettivi (chiaro+criptato), e per 6 anni. Totale: 5 miliardi e 400 milioni. Per la verità i presidenti speravano di portare in cassa un miliardo a stagione: ma forse dovranno “accontentarsi” del minimo garantito dall’Infront. Il problema vero, semmai, arriverà da tutto il resto: incassi ai botteghini, sponsor, merchandising. Lì potrebbe esserci un calo d’entrate, e anche consistente: in tempi di crisi, d’altronde, come si fa ad andare allo stadio, e poi a quei prezzi? E gli sponsor, tolti quelli dei grossi club, dove sono? Lazio e Palermo, per fare un esempio, già adesso ne sono prive.

E le magliette “taroccate” tolgono royalties ai club, e gli stadi non di proprietà in molti casi già adesso sono riempiti solo a metà (anche se gli spettatori rispetto allo scorso anno sono in crescita).

Anche un imprenditore di successo come Diego Della Valle, che pure nel calcio ha investito molto con la sua Fiorentina, fa un’analisi realistica: “Io e mio fratello proviamo imbarazzo nel pagare tutti quei soldi ai calciatori, sapendo che c’è gente che viene allo stadio e che guadagna mille euro e fatica ad arrivare a fine mese”. “Demagogia”, taglia corto Sergio Campana, presidente del sindacato calciatori, Aic, dal lontano 1968. “Demagogia perché già adesso ci sono stati tagli consistenti sugli ingaggi dei giocatori. E molti club, ad esempio in serie B, hanno versato lo stipendio solo sino a luglio. Zero euro da agosto ad oggi. E tanti altri, sempre di B, vorrebbero rateizzare i compensi superiori ai 100.000 euro a stagione mentre noi siamo per spalmarli allungando però la durata dei contratti”. D’accordo, ma la crisi… “Sì, certo che c’è la crisi: me ne rendo conto e so che ci sarà un ridimensionamento notevole a livello di ingaggi”.

Il sindacato calciatori ha fatto i conti e le previsioni dicono che entro due stagioni, gli stipendi dei giocatori potrebbero essere tagliati del 20%. E non è poco. “C’è un abisso, d’altronde, fra i 5-6 club di vertice e tutti gli altri: è chiaro che i calciatori da Pallone d’oro continueranno a guadagnare molto ma i professionisti, lo ricordo, sono 4.000 e molti, lo ricordo, già adesso vengono pagati, quando vengono pagati, con spaventosi ritardi”. Morale? “Le società di calcio dovrebbero imparare a seguire un percorso meno vizioso, e non come adesso che spendono più di quello che incassano. Ma, attenzione: io non sono pessimista. E’ una vita che sento parlare di crac. Così non sarà: il calcio ha una sua forza intrinseca, più forte di qualsiasi crisi. Si salverà anche stavolta, vedrete”.

Si salverà, ma come? Iniziando davvero un percorso virtuoso? Massimo Moratti copre ogni anno il “rosso” dell’Inter: l’ultima volta mettendo di tasca sua 148 milioni. Berlusconi è meno spendaccione: il Milan ha chiuso solo a meno 30 (milioni). La Juventus, tornata in A, è andata sotto di venti milioni. Ma ci sono anche i virtuosi, come no: la Roma ad esempio che ha fatto +19, la Lazio di Lotito, l’Udinese che paga 23 milioni all’anno di stipendi contro i 180 dell’Inter, il Genoa in attivo dopo 38 anni. Resta l’anomalia di un parco professionistico spaventoso: 132 club. Ma ora anche qui si sta preparando il taglio: il blocco ai ripescaggi, fra B e Lega Pro, potrebbe portare a 12 società in meno. “Ma tanti club falliranno, non si riusciranno ad iscrivere al prossimo campionato”, sostiene Mario Macalli, presidente della Lega Pro.

“Noi paghiamo troppo: abbiamo un costo del lavoro elevato e non abbiamo ricavi”. E attacca la Lega Dilettanti e chi (la Covisoc) dovrebbe fare i controlli sui bilanci dei club.

Il presidente della Confindustria del pallone, Antonio Matarrese, è preoccupato. “Per forza. Sono molto preoccupato perché le società di calcio sono degli imprenditori e gli imprenditori avranno sempre più difficoltà negli investimenti visto che le loro aziende dovranno fronteggiare la crisi. Anche lo stesso Berlusconi non potrà più esagerare col calcio: è una questione di moralità. Con la gente in crisi, come si fa? I tifosi potrebbero avere reazioni incontrollabili, bisognerà stare molto attenti”. Il numero 1 della Lega Calcio, in odore di riconferma, lancia l’allarme: “Qui si rischia davvero di mettere il sistema-calcio in crisi: non dico tanto in serie B, dove la situazione è già catastrofica, ma anche in A. Per questo non bisogna farci prendere dal panico di fronte alla recessione e studiare insieme come affrontarla”.

 

Obama vara il New Deal 2.0


Dopo aver varato gran parte della sua squadra di governo (uno speciale di Candido di prossima pubblicazione tratterà piu approfonditamente i membri della nuova Amministrazione) il Presidente Eletto Barack Hussein Obama annuncia un Nuovo Corso, un New Deal del Terzo Millennio, per superare la crisi economico- finanziaria. Il governo americano, non appena insediato, provvederà a varare un programma di investimenti in infrastrutture. Costruire ponti, strade ed edifici per dare lavoro ai milioni di disoccupati e permettere all’economia di tornare a girare. Un programma simile a quello varato da Franklin Delano Roosevelt negli anni 30 per combattere la grande depressione. Ma dove prenderà il danaro necessario per realizzare questo piano? Spero che una parte sia ricavata dalla riduzione delle spese militari. Una America meno “padrona” del mondo puo solo far bene, all’america stessa ed al mondo intero.

WASHINGTON – A poche ore dal suo precedente intervento, in cui ha ribadito che “la crisi sarà lunga”, il presidente eletto degli Stati Uniti torna a parlare di economia. O, meglio, di ricette per uscire dall’attuale emergenza. Nel discorso radiofonico settimanale del partito democratico, annuncia infatti che metterà in atto un maxipiano di investimenti nelle infrastrutture americane.

Secondo Obama, milioni di posti di lavoro verranno dal “maggior singolo nuovo investimento nelle nostre infrastrutture nazionali, dalla creazione della rete federale delle autostrade negli anni Cinquanta”. Sulla base di questo progetto, i singoli Stati perderanno i fondi federali se non agiranno rapidamente per costruire o riparare strade e ponti. Un vero e proprio New Deal, insomma. “Metteremo una regola semplice – spiega – usali o li perdi”.

Il presidente eletto, che entrerà in carica il 20 gennaio, ha chiesto al suo staff un piano per creare almeno 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro nel 2011: una necessità, visto che ieri il governo ha reso noto che in novembre sono stati tagliati 533 mila posti (la riduzione maggiore degli ultimi 34 anni). La recessione negli Stati Uniti ha già spinto il tasso di disoccupazione al 6,7% e potrebbe portarlo sopra l’8% alla fine del prossimo anno.

Sempre oggi, Obama manifesta anche l’impegno ad accrescere le possibilità di ingresso in internet grazie alla banda larga. “Rinnoveremo la nostra autostrada informatica – assicura – è inaccettabile che gli Stati Uniti siano solo al quindicesimo posto nell’adozione della banda larga. Ogni bambino dovrà avere la possibilità di accedervi”. In generale, la modernizzazione della istruzione si baserà infatti su due essenziali punti, l’efficienza energetica e la installazione di computer in ogni aula scolastica.

http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/economia/crisi-5/obama-6dic/obama-6dic.html

Gli Stati Uniti verso il declino, lo dicono i “loro” servizi segreti


USA: RAPPORTO SERVIZI PREVEDE VENT’ANNI DI DECLINO

Gli Stati Uniti hanno davanti vent’anni di declino politico ed economico. Lo sostiene un nuovo rapporto dai servizi segreti Usa. Secondo lo studio, realizzato dal National intelligence council, l’attuale crisi finanziaria di Wall Street portera’ a un riequilibrio delle economie mondiali a sfavore di quella statunitense e il dollaro, da moneta dominante, diventera’ un ‘primus inter pares’. L’indagine, che e’ il risultato delle analisti di esperti e dei rapporti delle agenzie di intelligence, prevede, nei prossimi vent’anni, un aumento degli armamenti, mentre diminuiranno le riserve d’acqua e di cibo.

http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/USA-RAPPORTO-SERVIZI-PREVEDE-VENTANNI-DI-DECLINO/news-dettaglio/3419324