Sondaggi segreti: c’è il sorpasso?


Ecco qui i dati ‘segreti’:

Lo avevamo anticipato ieri sera sulla nostra pagina Facebook (a proposito, iscrivetevi per restare sempre aggiornati!): le indiscrezioni di stamattina sono clamorose, e ci raccontano uno scenario in cui non solo gli equilibri del Senato pontificio, ma anche l’esito della votazione del Conclave nazionale finora ritenuto saldamente nelle mani del fronte progressista, sembrano appesi a un filo.

(Per chi invece non fosse interessato alle notizie dalle ovattate stanze vaticane ma preferisse le imminenti elezioni politiche, che qui chiaramente non trattiamo, consigliamo invece il nuovissimo Seggiometro e la fantastica mappa elettorale interattiva di YouTrend).

I conteggi di madre Gilda Sleri, superiora delle Suore marcelline di Milano e soprattutto vaticanista di fiducia dell’inaffondabile cardinale di Monza e Brianza, registrano infatti una corsa all’ultimo voto tra le truppe dei due schieramenti principali e grossi rimescolamenti di consenso tra le altre forze. Ma andiamo con ordine.

Il gioviale cardinale di Piacenza non riesce ad andare oltre i 33,5 cardinali (i porporati, come è noto, non sono immuni ai decimali) ed è tallonato dal suo più temibile avversario, il prelato pelato di Monza e Brianza, che sarebbe arrivato a raggranellare, secondo le ultime misurazioni, ben 32 voti nel segreto della Cappella Sistina. Un distacco di appena un cardinale abbondante, all’interno del margine d’errore.

Come spiegare questo riavvicinamento che lascia con il fiato sospeso tutti i partecipanti al Conclave e getta nell’incertezza i porporati riuniti nella Cappella sistina? Forse il merito è dell’ingegnosa proposta-shock, che il cardinale brianzolo ha tirato fuori dallo zuccotto con tanto di missiva episcopale inviata a tutti i cardinali-elettori, di rimborsare le decime versate lo scorso anno per imposizione dell’austero cardinale milanese?

Non meno importanti sono le novità sulle quotazioni degli altri candidati, anch’esse rilevate dall’esperta Gilda Sleri nella giornata di lunedì: il simpatico camerlengo di Genova, in grado di riempire i sagrati di alcune delle principali cattedrali della Penisola, è in forte ascesa e sarebbe giunto addirittura a 19 voti, staccando – e quasi doppiando! – un contendente che giorno dopo giorno appare sempre più appannato: il serio e rigoroso cardinale di Milano, forse apprezzato più nelle assemblee liturgiche internazionali (del resto è stato a lungo nunzio apostolico a Bruxelles) che non nell’italianissima Cappella sistina, è infatti ad appena 10,6 porporati, e rischia seriamente di scendere sotto la soglia che implicherebbe il definitivo «extra omnes» dalla Camera papale per i suoi maggiori alleati (tanto il devotissimo vescovo di Bologna quanto l’asciutto omologo di Montecarlo).

E che dire del temuto grand’inquisitore del Sant’Uffizio di Palermo – già fulmineo delegato pontificio in Centro America –, che balla proprio sul crinale dei 4 voti (indispensabili per non essere esclusi dal prossimo Concistoro)? Secondo questa rilevazione, le prospettive sono tutt’altro che rosee: i cardinali di cui è accreditato sono infatti appena 3,2.

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Elezioni 2013: tre possibili scenari post-voto


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Le elezioni si avvicinano ed il parlamento che uscirà dalle consultazioni eleggerà anche il prossimo Presidente della Repubblica. Partendo dalla elezione del Capo dello Stato, mi sono divertito ad immaginare tre scenari possibili per il futuro dell’Italia. Sperando non se ne avveri neanche uno.

Il Presidente Fo

ROMA 15 maggio 2013. Con 501 voti Dario Fo è stato eletto nuovo Presidente della Repubblica. Il premio Nobel per la Letteratura è stato eletto al quarto scrutinio, con la maggioranza assoluta, votato dal Movimento 5 Stelle, da Rivoluzione Civile e da alcuni deputati di Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà.

Il nuovo Capo dello Stato avrà l’arduo compito di trovare il nome nuovo capace di coagulare attorno a se una maggioranza in grado di poter esprimere un esecutivo. La crisi di governo dura oramai da dicembre, con le dimissioni di Mario Monti e lo scioglimento del Parlamento da parte dell’allora Presidente Napolitano. Le elezioni di febbraio hanno visto il trionfo del Movimento di Beppe Grillo che ha conquistato la Camera dei Deputati ed ha ottenuto più di 125 seggi in Senato. La maggioranza inesistente a Palazzo Madama non ha ancora permesso, ad oggi, la formazione di un governo. Il Presidente Napolitano, prima delle dimissioni, ha effettuato diversi tentativi andati a vuoto. Stefano Rodotà ed Antonio Ingroia hanno dovuto rinunciare dopo essere stati incaricati mentre è ancora fresco il gran rifiuto di Beppe Grillo.

Gli indici economici sono in peggioramento, la borsa ha perso circa il 20% dall’inizio dell’anno ed i vertici europei esprimono preoccupazione per l’empasse venutasi a creare.

In un breve comunicato il nuovo Presidente della Repubblica ha ribadito la necessità di avere un esecutivo ‘nel più breve tempo possibile’ altrimenti, ha affermato Fo, ‘l’unico sbocco saranno nuove elezioni anticipate’ entro la fine di giugno.

Prodi si ritira

ROMA 15 maggio 2013. Romano Prodi ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dalla candidatura per la Presidenza della Repubblica. ‘Non sono più disponibile’ ha affermato l’ex Premier. Sulla decisione ha pesato l’ennesimo voto negativo per l’elezione del Capo dello Stato. Al quinto scrutinio, il secondo con maggioranza assoluta, il nome di Prodi ha ottenuto solo 486 voti sui 505 teoricamente a disposizione della risicata maggioranza del Governo Veltroni.

Le elezioni di febbraio avevano sancito la vittoria del CentroSinistra alla Camera. Al Senato invece la coalizione di Bersani aveva ottenuto solo 140 seggi. Da quel momento era iniziato un periodo di trattative che avevano poi portato ad un accordo Pd-Centristi per la nascita di un governo ‘a tempo’ della durata di un anno con lo scopo di riformare la legge elettorale e prendere alcune decisioni in campo economico per completare le riforme iniziate lo scorso anno dal Governo Monti.

Bersani, dimissioniario dalla segreteria democratica, aveva indicato Walter Veltroni come nome capace di unire Pd e Centristi. Vendola, smarcatosi dal progetto, aveva garantito la nascita del governo uscendo dall’aula di Palazzo Madama al momento del voto di fiducia.

La fallita elezione di Prodi al Quirinale segna la fine definitiva della alleanza tra Partito Democratico e Sinistra ecologia e Libertà. E’ chiaro come i ‘franchi tiratori’ siano arrivati dall’ala destra del Pd e da Udc e Fli. ‘Con questa decisione incredibile il PD ha posto fine alla alleanza politica con noi’ ha tuonato il Governatore della Puglia, primo sostenitore della candidatura del Professore.

Sulle sorti dell’elezione Presidenziale piomba l’incertezza. Sembra farsi largo l’ipotesi Casini ma buona parte del Pd, in primis i ‘turchi’ Fassina ed Orfini, meditano vendetta contro i complotti centristi. Il leader Udc potrebbe però trovare consensi nel campo del Pdl. I prossimi giorni saranno decisivi e c’è chi fa il nome di Monti come extrema ratio.

L’ennesimo colpo di scena del Cavaliere

ROMA 15 maggio 2013. Gianni Letta, il nome unico su cui convergeranno Lega e Pdl. Non vi sono altre ipotesi per il Centrodestra. Berlusconi ha deciso di andare al muro contro muro e non accetterà diktat da Casini o Monti. Il Caimano è il vero stratega delle manovre per il Quirinale ed è intenzionato ad andare avanti. Sulla carta il Centrodestra conta 345 deputati, 127 senatori ed alcuni delegati regionali che fanno salire il numero totale dei ‘grandi elettori’ a 499, qualcuno in meno della maggioranza necessaria per eleggere Gianni Letta nuovo Capo dello Stato dal quarto scrutinio, per il quale è necessaria una maggioranza assoluta e non quella qualificata dei 2/3 del corpo elettorale.

La strategia del Cavaliere è chiarissima. Eleggere Letta al Quirinale per avere un suo uomo nella poltrona più importante del Paese, quella che gli consentirà di nominare anche i giudici della Corte Costituzionale e che quindi potrà facilitare le riforme prodotte dal neonato governo conservatore.

Casini, Fini e Monti , seppur membri dell’esecutivo Alfano, si sono detti indisponibili nel sostenere Letta ed anzi minacciano di ritirare il loro appoggio in Senato. Casini, dal Ministero degli Esteri, ostenta tranquillità ma alcune voci di corridoio lo vedono furioso verso il Cavaliere. L’ennesimo colpo di coda del ‘Caimano’ ha messo sotto scacco i centristi. ‘O votate Letta oppure crolla tutto’ ha fatto sapere Berlusconi agli alleati di governo. Dal massimo scranno della Presidenza del Senato, il Presidente Pdl, ha manipolato la sua coalizione per costringerla a votare la ‘garanzia finale’ su inchieste ed aziende. L’ascesa dell’ex sottosegretario alla Presidenza del consiglio per Berlusconi equivarrà alla impunità permamente per i prossimi sette anni. Anche nel caso in cui, quindi, tra qualche mese si torni alle urne. L’ex Premier è fermo nella sua intenzione ‘Letta sarà l’unico candidato che avrà i voti del Centrodestra, o lui o non sarà eletto nessun’altro al Quirinale’.

La minaccia è chiara, il Cavaliere è pronto ad aprire una crisi istituzionale senza precedenti, in grado di mettere in ginocchio il nostro Paese, facendolo piombare in una crisi di credibilità insostenibile. Il tutto per difendere i suoi interessi, come da copione. Casini e Monti sanno bene che nulla lo fermerà e prima o poi cederanno all’ennesimo ricatto, per evitare il collasso dell’Italia.

Elezioni 2013: candidati e programma del polo Montiano


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Monti è salito in politica e si è portato dietro gente nuova e vecchia. Pezzi di PD (Ichino), PDL (Mauro) ma non solo. Al Senato c’è un listone unico con Casini e Fini mentre alla Camera, per volere dei due leader, Udc e Fli avranno loro liste, cosi come la Scelta Civica di Monti.

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Qui il programma della Lista Civica di Monti.  Tra i punti:

 · Per sostenere il mondo delle imprese ci proponiamo di ridurre progressivamente ma significativamente l’IRAP durante la legislatura. L’obiettivo primario è eliminare il monte salari dalla base imponibile dell’IRAP. La nostra proposta implica che nel 2017 il gettito IRAP sarà circa 11.2 miliardi meno del livello attuale (in pratica un dimezzamento del peso IRAP sul settore privato). Non prevediamo di modificare le aliquote IRES.
 · Per favorire i redditi più bassi, le famiglie e gli anziani, proponiamo di intervenire sull’IMU a partire dal 2013: aumentando la detrazione sulla prima casa da 200 a 400 euro, raddoppiando le detrazioni per figli a carico da 50 a 100 euro per figlio, introducendo una detrazione di 100 euro per anziani soli e persone con disabilità, il tutto fino ad un massimo di 800 euro. Complessivamente la riduzione del gettito IMU sarà di circa 2.5 miliardi di euro. Escludiamo modifiche alla tassazione di altre forme di patrimonio.
Sul lavoro ci sono proposte liberali che tolgono diritti a chi li ha per darne qualcuno a chi non ne ha :
Superamento del dualismo fra protetti e non protetti nel mercato del lavoro: occorre consentire a imprese e lavoratori di sperimentare un contratto di lavoro a tempo indeterminato meno costoso (riduzione del cuneo fiscale e previdenziale) e più flessibile, anche per rendere possibile l’assorbimento nell’area del lavoro dipendente regolare di centinaia di migliaia di collaborazioni autonome continuative irregolari, senza perdite di occupazione dovute ad aumenti di costi e/o di rigidità
Le liste dei candidati:

Gli anni neri della Repubblica: la nascita di Forza Italia e la vittoria di Berlusconi nel 1994


L’articolo di oggi è l’ultimo per la rubrica. Dopo aver parlato di Tangentopoli, dei processi ai corrotti e delle stragi di mafia è arrivato il momento di concentrarci sul mondo politico. Gli scandali nel 1992 avevano decapitato i partiti politici governativi, Craxi, Forlani, Andreotti, Altissimo, Vizzini erano caduti sotto gli avvisi di garanzia e le inchieste del Pool Mani Pulite.

L’elettorato era disorientato, sfiduciato ed aveva punito la politica tramite i referendum della primavera 1993. Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, dei ministeri del Turismo, dell’Agricoltura e delle Partecipazioni Statali e soprattutto la cancellazione del sistema elettorale proporzionale che per quasi cinquanta anni aveva regolato le istituzioni.

seconda repubblica

Il passo successivo per la demolizione della ‘prima repubblica’ fu scritto attraverso le elezioni amministrative del giugno 1993, le prime con la elezione diretta del Sindaco. Il ‘vecchio’ pentapartito composto da democristiani, socialisti, socialdemocratici, liberali e repubblicani era spacciato. La vera battaglia si giocava tra le forze di opposizione ovvero la Sinistra progressista rappresentata da Pds, Rifondazione, Verdi e la Rete da una parte ed il Movimento Sociale dall’altra. Al Nord invece era prevista una ‘valanga’ leghista. E cosi fu:

1993 milano

Milano, da anni roccaforte socialista, passò alla Lega Nord che in città ottenne il 41% dei voti. Torino premiò il Pds e la Sinistra progressista. A Catania prevalse Enzo Bianco, comunque appoggiato dai progressisti. La Lega vinse anche a Novara e Vercelli. Un vero terremoto politico, confermato nel ‘secondo turno’ delle comunali, celebrato nel novembre-dicembre dello stesso anno. Alla ribalta delle cronache la sfida di Roma che vedeva il verde Francesco Rutelli contro il missino Gianfranco Fini. La Sinistra vinse in quasi tutte le grandi città:

1993 roma

Roma, Napoli, Genova, Venezia e Trieste videro eletti Sindaci rappresentanti della coalizione di Sinistra. Le uniche forze sopravvissute allo tsunami elettorale furono la Lega al Nord ed il Movimento Sociale nel CentroSud. I movimenti di Bossi e Fini sembravano però totalmente incompatibili. Le elezioni politiche erano oramai vicine e tutto sembrava prefigurare una vittoria del fronte Progressista.

Ed ecco che entrò in scena Silvio Berlusconi. Senza più ‘protettori’ con la caduta di Craxi ed il dissolvimento dei vecchi partiti di Governo, esposto con le banche per 4.000 miliardi, il Cavaliere aveva poche possibilità di sopravvivere economicamente ad una vittoria della Sinistra. Da qui quindi la necessità di difendere in prima persona i suoi interessi. Nell’estate 1993 i primi passi del suo impegno in politica con la costituzione dei Club ‘Forza Italia‘:

forza italia

Durante la sfida di dicembre tra Rutelli e Fini arrivò la ‘benedizione’ berlusconiana per il candidato missino. Nel frattempo il Parlamento approvò la nuova legge elettorale maggioritaria.  Il 26 gennaio 1994 la discesa in campo ufficiale:

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In otto settimane il Cavaliere riuscì a fare l’impossibile ovvero a cementare una alleanza tra la Lega Nord ed il Movimento Sociale. Forza Italia strinse un accordo nel Nord Italia con il partito di Bossi mentre al CentroSud, dove la Lega non si presentava, si coalizzò con il partito di Gianfranco Fini.

Malgrado i continui screzi tra post fascisti e leghisti, il potere mediatico di Berlusconi riuscì nell’impresa di creare una coalizione ampia. L’appoggio dei volti noti delle tv Fininvest fu determinante nel convincere molti cittadini,  il filmato qui di seguito testimonia la scorrettezza di alcuni personaggi televisivi dell’epoca, da Mike Bongiorno ad Ambra passando per Raimondo Vianello, i quali, durante le loro trasmissioni, fecero dichiarazioni pubbliche di sostegno alla coalizione di destra:

Appoggio mediatico e furbizia del Cavaliere unite alla insipienza politica della Sinistra riuscirono nell’impresa finale: il 28 marzo 1994 l’Italia votò e consegnò il Paese a Berlusconi, Bossi e Fini:

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Da quel momento il Cavaliere divenne il Caimano, pronto a tutto pur di conservare il potere e tutelare i suoi interessi. Cercò di distruggere la Rai, scatenò una guerra infinita con la magistratura, provò ad isolare i suoi detrattori etc etc. Il resto è Storia, quella che oggi lo vede ancora protagonista in prima linea e che, purtroppo, rischia di confermarlo ancora una volta come vincitore.

Grazie a tutti i lettori per aver seguito la rubrica.

Fonti:
http://www.archiviolastampa.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_amministrative_italiane_del_1993
http://cronologia.leonardo.it/ber1352.htm

Numeri precedenti:

Terza Repubblica: la riorganizzazione dei Poli e gli scenari post-voto


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Camere sciolte, elezioni fissate per il 24-25 febbraio. Si marcia spediti verso il nuovo appuntamento elettorale che probabilmente segnerà la fine del ventennio berlusconiano aprendo la via alla ‘cosiddetta’ terza Repubblica. Come si stanno muovendo i partiti? Quali le strategie post-voto? Cerchiamo di vederci più chiaro mettendo in ordine un po’ di cose.

Il CentroSinistra, che oggi celebra le Primarie Parlamentari per scegliere buona parte dei deputati e dei senatori presenti nel prossimo parlamento, e che vede in Pierluigi Bersani il candidato alla Presidenza del Consiglio, si sta organizzando attorno a Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà. Nel partito di Vendola, oltre al nucleo storico dei bertinottiani (il quale però preferisce Ingroia) figurano anche ex esponenti dei Verdi.  Tra Pd e Sel c’è poi il Partito Socialista di Nencini. A ‘destra’ del PD invece è nata l’aggregazione centrista che riporta Rutelli nel centrosinistra (dopo un anno nel terzo polo) assieme a Tabacci ed agli ex dipietristi seguaci di Donadi, Centro Democratico il nome:

La sua Alleanza per l’Italia, fondata appunto nel 2009 quando Rutelli fuggì dal Pd per via della vittoria del “socialdemocratico” Bersani alle primarie e al congresso, è la “struttura portante del nuovo Centro democratico” presentato questa mattina da Bruno Tabacci, che presto lascerà il posto di assessore della giunta Pisapia a Milano per candidarsi al Parlamento, e l’ex Idv Massimo Donadi. Si tratta della “terza punta” della coalizione…

Ad ogni modo, molto probabilmente, le liste del Centro Democratico ripresenteranno per il nuovo Parlamento tutto il nucleo storico dell’Api, compreso lo stesso Rutelli (sei mandati parlamentari alle spalle), più Tabacci, Donadi e i parlamentari dipietristi che l’hanno seguito nella scissione dall’Idv.

A ‘sinistra’ del CentroSinistra è nato oggi il cosiddetto Quarto Polo‘, che aggrega Rifondazione Comunista, Italia dei Valori, Comunisti Italiani, Verdi , ‘Arancioni’ di De Magistris ed altri movimenti della società civile. L’obiettivo è quello di rosicchiare voti al CentroSinistra e magari anche a Grillo. Antonio Igroia sarà il candidato Premier:

Si punta comunque a una lista unitaria alla Camera e al Senato. Obiettivo: superare lo sbarramento del 4 per cento nel primo caso, dell’8 per cento nel secondo caso, ma per entrare a Palazzo Madama basta superare la soglia in qualche regione (pensano di farcela in Campania, Umbria e forse anche Toscana) Direzione: qui la faccenda si complica. Governo o opposizione? Perché in questo nuovo polo ci sono tendenze diverse. Di Pietro continua a sognare un’alleanza con il Pd, dopo il voto. Il cartello di ‘Cambiare si può’ invece si attesta più su una linea di opposizione a chi andrà al governo, che sia Bersani o Monti o loro due insieme. E c’è da dire che la stessa area sta ancora dando battaglia sullo stesso programma di Ingroia, considerato carente nella contestazione delle politiche di austerity europee. Ma nel polo del pm antimafia, non manca anche chi predica “l’unione delle forze con Grillo”, come l’associazione ‘Terza primavera”, vicina allo stesso Ingroia.

Sin qui le novità a Sinistra, non ne mancano però anche al Centro. Con la ‘salita in campo’ di Monti e la riorganizzazione del Terzo Polo . Ne faranno parte l‘Udc di Casini, Futuro e Libertà di Fini, Italia Futura di Montezemolo e poi si parla anche di altri soggetti (il movimento di Giannino, Italia Libera degli ex berlusconiani Isabella Bertolini, Giorgio Stracquadanio e Gaetano Pecorella). Tra i candidati vi saranno anche Ministri del Governo Tecnico nonchè ex Pdl come Frattini e Pisanu ed ex Pd come Pietro Ichino, Linda Lanzillotta e Nicola Rossi. Monti non sarà candidato ad un seggio ne ufficialmente sarà indicato come candidato Premier ma l’obiettivo è quello:

Listone unico al Senato, ma non per la Camera, dove le liste della coalizione che si rifà all’Agenda Monti saranno due o più. E’ lo stesso Mario Monti che nel corso della conferenza stampa a Palazzo Madama chiarisce le modalità della sua “salita in politica” al termine di quello che in un tweet ha definito un pomeriggio impegnativo….

“Il presidente Monti ha definito lo schema della coalizione. Una lista con dentro nomi dell’associazionismo e della società civile e più liste politiche che aderiranno all’Agenda”, spiega Italo Bocchino all’Huffington Post. “Non tutto – aggiunge – è stato definito”. Il principio è un po’ quello che si evince dalle parole dello stesso Monti: “wait and see”. Aspettare per vedere come andrà a finire. Non solo per capire se il professore tornerà a Palazzo Chigi, ma anche per vedere come si svilupperà nel suo complesso la sua “salita in politica”.

La nuova formazione politica, a detta dello stesso Monti “ha una vocazione maggioritaria” e “avrà una evoluzione in futuro”.

Arriviamo infine al Centrodestra Berlusconiano. Il candidato Premier è chiaro, come da ventanni a questa parte. La riorganizzazione politica dell’area è però ancora in alto mare. Non è detto che il Popolo delle Libertà conservi nome e simbolo, si è parlato di riportare in auge il logo di Forza Italia. Il primo alleato del Pdl sarà Fratelli d’Italia, una lista che ingloba ex An come La Russa e Meloni assieme a liberali come Crosetto. In sostanza una lista ‘civetta’ per intercettare i delusi dal Pdl ed i nostalgici di Alleanza Nazionale.

Un fremito d’orgoglio l’ho avuto, non lo nego, con la nascita della “cosa di destra” Crosetto-Meloni.

Non mi dispiaceva affatto l’opportunità di una contaminazione fra una destra liberale e una sociale, priva di sconfinamenti nel nostalgismo, di chiara ispirazione antimontiana. Ci ha pensato La Russa a infilarsi nel progetto per sfruttare l’ingenuità del gigante e della bambina riproponendo, di fatto, Alleanza Nazionale. Con Crosetto che appare sempre più un pesce fuor d’acqua stretto in un vestito che, ovviamente, non è più il suo. Un errore strategico grave che i sostenitori, in primis La Retrovia molto attiva sui social a favore del gigante, non hanno né gradito né compreso. Un errore da game over.

Ben presente l’altro alleato di ferro, ovvero Francesco Storace con La Destra. Previste poi altre listarelle per incrementare il bottino con gli zero virgola raccolti qua e la.

Più problematico l’accordo con la Lega Nord. La base leghista non vuole Berlusconi candidato Premier. Maroni sta cercando un compromesso che consenta di salvare l’alleanza (ed i posti in parlamento). All’interno del movimento vi sono però molte resistenze, capitanate da Matteo Salvini , dal sindaco di Verona Tosi e dal Presidente del Veneto Zaia.

Lontano dai partiti classici c’è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Un’area distinta e distante da tutti i partiti.

Cinque aree diverse, alcune distinte ed alternative, altre più dialoganti tra di loro. Unico obiettivo, ottenere più posti in parlamento possibile. Il Centrosinistra appare in testa ma difficilmente riuscirà ad ottenere la maggioranza in entrambe le Camere. Se a Montecitorio è scontata, a Palazzo Madama sembra impossibile:

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Il sondaggio IPSOS di Ballarò non lascia scampo. Al Senato si riproporrebbe lo scenario 2006, la maggioranza inesistente o ottenuta sul filo di lana grazie al voto dei senatori a vita. A questo giro però non ci saranno Scalfaro, Pininfarina e Cossiga, deceduti; Rita Levi Montalcini e Giulio Andreotti, oramai troppo avanti con l’età e Giorgio Napolitano, che difficilmente appoggerà una ipotesi di autosufficienza risicata del CentroSinistra e che comunque rimarrà Presidente sino a maggio.

L’unica opzione credibile sarà un dialogo serrato tra PD e Polo Montiano. Molte le incognite però. Sel difficilmente si presterà ad un Governo con Casini e Monti. Non è detto che Terzo Polo e PD abbiamo la maggioranza per formare un esecutivo senza Vendola. D’altro canto il CentroSinistra potrebbe avere il ‘soccorso’ del Polo di Ingroia, qualora ottenga qualche senatore. Oppure si dovrà andare a ‘bussare’ alla porta di Berlusconi, pronto ad appoggiare qualsiasi cosa a patto che non si tocchino le sue aziende e la sua libertà.

Spettatori curiosi saranno infine i parlamentari del M5S. Chissà che qualcuno non venga attirato dalle ‘sirene’ bersaniane. Lo scopriremo presto.

Verso una Lista Monti, per impedire al CentroSinistra di vincere


 

Si vocifera negli ultimi giorni che a gennaio Monti potrebbe sciogliere la riserva dando la disponibilità a fare ‘usare’ il suo nome per una Lista centrista di sostegno al Governo. Italia per Monti, o una cosa del genere. I fautori sarebbero Montezemolo e Casini, assieme a Fini, Bonanni, i filo montiani di Pdl e Pd.

L’obiettivo? Impedire al CentroSinistra PD-Sel-Psi di ottenere la maggioranza parlamentare nelle due Camere. Il Premier gode ancora di credito nazionale e quindi una sua sponsorizzazione ad un ‘polo’ probabilmente risucchierebbe voti centristi sia al Partito Democratico che al Popolo delle Libertà. Quel 2-3% tale da evitare il premio di maggioranza per il CentroSinistra.

Il risultato? Un Parlamento frazionato, senza una chiara maggioranza, che produrrebbe come unico effetto un nuovo incarico a Mario Monti per un governo appoggiato da Pd, polo Montiano e (forse) pezzi del Pdl o della Lista che ne prenderà il posto.

Eccola la terza Repubblica. Molto simile alla prima. I Montiani reciterebbero il ruolo che fu della Dc,al Pd toccherebbe il ‘copione’ del Psi, ai pezzi in uscita del Pdl quello del Pli. Il vecchio ‘quadripartito’ riveduto e corretto. Una nuova fase all’insegna del rigore, dell’auterità e della ‘mannaia’ sociale.

Al resto del Pdl, quello più Berlusconiano, non resterebbe che rimanere ‘fuori’ dai giochi, assieme alla Lega, recitando il compitino che fu del Msi. Per Vendola invece si prospetta un futuro simile a quello del vecchio PCI. Opposizione di destra e di sinistra insomma, come è stato per quarantanni.

Ci sono ancora diverse variabili che potrebbero ‘modificare’ l’atroce destino che ci aspetta.

1. Bersani. Quanto e se vincerà le primarie sarà importate per capire la sua forza politica. Maggiormente forte sarà il mandato dato a Bersani, minore sarà la possibilità che i montiani democratici riescano ad imporsi nella linea politica del partito.

2. Berlusconi. L’ex Premier ha un disperato bisogno di rimanere ‘attaccato al potere’, per difendere i suoi interessi a livello di società e di giustizia.

3. Legge elettorale. Se rimarrà il ‘porcellum’ il CentroSinistra potrebbe ottenere una buona maggioranza. In caso contrario sarà una lotteria.

4. Napolitano. La volontà del Presidente della Repubblica di riconfermare Monti è alta. Farà di tutto pur di riuscire nel suo obiettivo.

5. Grillo. Il successo del Movimento5 stelle è fondamentale per capire sotto che segno nascerà la terza Repubblica. I grillini non entreranno nel governo e, dall’opposizione, potrebbero intercettare il dissenso della popolazione, viste le future misure draconiane del prossimo esecutivo.

Ipocriti, TUTTI!


Ipocrita Monti, che continua ad usare tante belle parole ma che, in realtà, non ha fatto altro che ‘prendere’ soldi dai soliti redditi (dipendenti e pensionati) senza colpire caste e corporazioni.

Ipocrita Bersani quando dice di non volere la grande coalizione ma cerca di fare una alleanza solo con Sinistra e Libertà. PD e Sel possono arrivare al massimo al 31-33%, soglia che non permetterà di formare un governo dopo le elezioni e che quindi constingerà il PD ad una grande coalizione con i centristi di Casini e probabilmente anche con il Pdl.

Ipocrita Renzi, che spara a zero sui ‘sepolcri imbiancati’ del PD, su Vendola, su tutta la Sinistra ma poi non propone una vera alleanza politica, non da risposte chiare e nette sui temi scottanti e quindi non fa che imitare Bersani, rimanendo sul ‘vago’ su ogni cosa.

Ipocriti quelli di Sel, della Federazione della Sinistra e dell’Italia dei Valori che presentano un Referendum per abolire la Riforma Fornero sull’Articolo 18 ben sapendo che quelle firme sono inutili visto che la consultazione referendaria non potrà celebrarsi nel 2013 a causa delle elezioni politiche e che quindi sarà rimandata al 2014. Che senso ha organizzare una raccolta firme ora quando la si può fare dopo le elezioni, magari avendo maggiore consenso politico e mediatico? Lo si fa solo per avere un minimo di visibilità, questo è il vero scopo. Alla faccia dei cittadini.

Ipocriti Beppe Grillo ed i suoi sodali, che promettono di rivoluzionare un Paese senza mettere in preventivo che un Paese non si può cancellare in un minuto ma va modificato facendo i conti con tutte le ‘caste’, le ‘corporazioni’ ed i ‘poteri forti’ presenti. Slogan populisti e volgari non aiutano il cambiamento.

Ipocrita Casini che invece di sciogliere l’Udc, rinunciando ai privilegi del suo partito, sta tentando solo di fare una ‘grande Udc’ inglobando qualche disperato o nuovi junior parter (vedi Fini)

Ipocrita Berlusconi che ancora non si espone in prima persona ma che è ben pronto a fare sempre i suoi interessi, acquistando La7 o comunque mandando una truppa notevole in Parlamento per impedire che vengano approvate leggi contro i suoi affari e la sua persona.

Ipocrita Maroni che  a parole  rinnega l’alleanza con il Pdl ma che, nei fatti, sta gia tessendo la tela per un accordo politico. In primis sulla legge elettorale.

Il Centrodestra senza Bossi e Berlusconi…


In soli cinque mesi ci siamo liberati del duo B&B. Berlusconi e Bossi sono usciti di scena, almeno apparentemente.

Se il primo rimane comunque il padre padrone del Pdl,  il destino del secondo è ancora tutto da scrivere. Travolto, forse suo malgrado, dagli scandali finanziari del tesoriere Belsito, il Senatur è stato costretto a lasciare. Dopo piu di ventanni, la Lega si ritrova senza guida. Maroni, Zaia, Tosi ed altri affilano le armi per ‘prendere’ le redini del movimento. Non è dato sapere poi quanti dirigenti rimarranno ‘illesi’ dallo scandalo che sta travolgendo ‘il cerchio magico’ bossiano.

Mentre i militanti protestano e molti elettori appaiono delusi, la Lega si trova davvero difronte ad un bivio. Dopo la tempesta potrebbe paradossalmente uscirne anche rafforzata, magari da una segreteria Maroni, in grado di ricucire con il PDL (ed anche con il  Terzo Polo) da posizioni non subalterne e che potrebbe anche aumentare il proprio bacino elettorale, uscendo dalla nicchia in cui il populismo sguaiato di Bossi ha posto il movimento.

Allo stesso modo però le tensioni e gli scontri interni, senza la presenza del leader carismatico, potrebbero sfociare in una clamorosa scissione, mandando quindi in frantumi i sogni di una Lega in grado di poter incidere nel Governo portando avanti le istanze del Nord.

E’ ancora troppo presto per capire cosa accadrà, come reagirà l’elettorato, quali e quanti dirigenti si ‘salveranno’ dalle inchieste e quale esito avranno le stesse.

Una cosa è certa, senza Berlusconi e Bossi, il CentroDestra è tutto da ridisegnare e non è detto che ciò non possa giovare allo stesso fronte conservatore, mettendo in crisi il polo progressista spiazzato dagli eventi.

Scandali, tesorieri indagati, tangenti in Regione, partiti travolti. Chi ci guadagna al momento? Chi non appartiene al mondo della politica, ovvero i Tecnici. Monti e Fornero saranno contenti.