Francia, attacco ISIS in chiesa: sgozzato parroco


chiesa francia

Ennesimo attacco. Un prete sgozzato. Asticella sempre più alta. A cosa servono ‪#‎Jesuis‬, fiaccolate e manifestazioni di solidarietà? L’Europa è inerme. Non bastano le parole. Possono aiutare ma non possono essere tutto. Servono azioni concrete contro Daesh. Si politica, ok diplomazia ma va pensata anche una azione militare di terra per sradicare il nucleo da dove partono idee, proclami ed esempi per chi, invasato, terrorista o pazzo, è pronto a tutto qui da noi. Prima che il terrore ingenerato dagli attentati produca regimi dispotici qui in Europa.

ISIS sta perdendo in Siria ed Irak. Forse anche per questo, come azione ‘disperata’, è stata lanciata questa campagna di attentati a ripetizione. Ciò però non può impedire una risposta chiara. Non deve essere l’occidente ad intervenire ma un contingente che veda in prima fila i paesi arabi assieme a Ue, Russia ed altre Nazioni. Ovviamente il terrorismo in Europa va trattato come è stato trattato ogni altro tipo di terrorismo. Vanno ripensate le misure per chi è stato già segnalato come eversore, vedi uno dei due aggressori di oggi in Francia. Operazioni di intelligence in Europa e nei Paesi colpiti. Azione militare di ampio respiro per sradicare Daesh. Non si annienterà del tutto ma si darà una risposta ferma. Altrimenti che facciamo? Aspettiamo che tutti questi attacchi mandino al potere governi autoritari in Europa? Che poi è ciò che vuole Daesh per avere un nostro ritiro e quindi piena egemonia nel mondo musulmano?

Si serve maggiore integrazione tra le comunità mussulmane nei paesi europei. I governi possono poco oggi. Avrebbero dovuto farlo nei vent’anni scorsi. Oggi il 70 % dei detenuti in Francia e mussulmano. Sacche di disagio sono presenti in altri paesi, Belgio in testa, nelle periferie etc. Anche da questo punto di vista va fatto qualcosa. Bisogna riconoscere però che si tratta di politiche di medio lungo periodo. Adesso servono risposte concrete. E va anche riconosciuta un’altra cosa. Anche i cittadini di origine europea vivono nel disagio ma non sgozzano o si fanno esplodere. Non basta il disagio e la mancata integrazione per spiegare ‘lupi solitari’ o nuovi adepti pro-ISIS.  Sono i soliti argomenti utilizzati dalla sinistra pacifista ‘senza se e senza ma’ che da sempre dà solo la colpa all’occidente. Ogni singola persona sceglie di essere terrorista. Anche perché hanno un modello che li ispira/ finanzia/ addestra.

Facendo un paragone ‘medico’, in Europa ci sono le metastasi. Li c è il cancro. Se non si estirpa quello e non si fa una bella ‘chemio’, in Europa le metastasi continueranno a comparire.

 

 

Siria, ISIS, Yemen, Al Qaida, un po’ di notizie sul perché è complicato..


yemen

Si vuole combattere lo Stato Islamico? Ottimo, si inizi a capire da dove arrivano armi e finanziamenti. La Stampa di oggi fornisce alcuni dati interessanti che fanno capire come sia complicato: (fonte)

SOLDI
-Il presidente turco Erdogan, intervenendo al summit sull’Energia a Istanbul, ha accusato Bashar al Assad di «acquistare sottobanco petrolio venduto da Isis, pagandolo a peso d’oro». Ciò significa che «Assad sfrutta il terrorismo per rimanere in piedi»

-Vladimir Putin ha consegnato ai leader presenti al G20 una lista di finanziatori privati di Isis: si tratta di cittadini di 40 Paesi, ma spiccano in particolare i turchi, sauditi e qatarini.

ARMI
-Il Centro di ricerche sugli armamenti nei conflitti, di base a Londra, afferma in un rapporto che le armi in possesso di Isis sono prodotte in Cina, Russia, Stati Uniti, Sudan e Iran. Includono almeno 656,4 milioni di equipaggiamento militare che gli Stati Uniti avevano lasciato all’Iraq e Isis ha catturato nelle basi militari così come ingenti forniture russe trovate nelle installazioni del regime di Assad

INTERESSI POLITICI DI SINGOLE NAZIONI
-Fra i diplomatici europei accreditati a Istanbul e Ankara circolano con insistenza sospetti su presunte complicità fra il governo turco e Isis. La tesi prevalente è che Ankara ha consentito a Isis di rafforzarsi al fine di rovesciare il regime di Assad

movimenti iraniani in Iraq: l’offensiva massiccia contro Isis nella provincia di Dyala ha avuto successo grazie al sostegno dei raid aerei di Teheran, ma dopo essere riusciti ad allontanare i jihadisti dalla propria frontiera sono stati sospesi, allentando la pressione militare. Lasciando supporre di voler usare Isis con più obiettivi: spaccare il fronte sunnita, guidato dalla rivale Arabia Saudita, e spingere Washington ad allearsi proprio con Teheran per combattere i jihadisti in Siria.

Ed ancora. Gli Stati Uniti condannano lo Stato Islamico. I Francesi hanno subìto un attentato sanguinoso. Ci sono forti indizi che l’Arabia Saudita finanzi l’ISIS.

Eppure (dati alla mano, fonte Sole24Ore) “Negli ultimi cinque anni i sauditi hanno acquistato sistemi d’arma da Washington per 100 miliardi di dollari, di cui 12 negli ultimi mesi, nonostante il Congresso abbia sottolineato la persistente violazione dei diritti umani e i crimini di guerra in Yemen” (Perché gli Stati Uniti condannano i bombardamenti sauditi in Yemen però poi forniscono le armi ai sauditi per bombardare lo Yemen)

E poi la Francia.La monarchia saudita e la principale cliente degli armamenti francesi che quest’anno, con l’acquisto di reattori nucleari per 12 miliardi di dollari, ha salvato l’Areva dal fallimento”

Capite bene che non se ne esce con il buonsenso se (come sempre) vi sono di mezzo affari ed alleanze.

Ed infine. Si parla molto dello Stato Islamico, della crisi siriana, delle divisioni tra ribelli, fedeli ad Assad e curdi, degli interessi divergenti di Russia e Stati Uniti . Poco si parla della guerra nello Yemen,  ma è determinante anch’essa. Anche lì, come in Siria, si scontrano due ‘fazioni’ e nel mezzo c’è Al Qaida che si rafforza (e sono i qaeidisti yemeniti i responsabili degli attentati francesi di gennaio): (Il Post)

Semplificando parecchio, in Yemen stanno combattendo due schieramenti: da una parte ci sono i ribelli houthi appoggiati dalle forze fedeli all’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh e dall’Iran. Dall’altra c’è una coalizione di paesi guidata dall’Arabia Saudita che appoggia l’attuale presidente yemenita Abed Rabbo Mansour Hadi. Si sta combattendo per il controllo del paese, ma a dei costi molto alti: negli ultimi sei mesi sono rimasti uccisi circa 2mila civili e più di un milione di persone hanno dovuto lasciare le loro case. Sana’a, una delle città più belle di tutto il Medio Oriente, è in buona parte distrutta.
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La guerra in Yemen, hanno scritto diversi analisti nelle ultime settimane, potrebbe anche causare un rafforzamento di al Qaida. Al Qaida in Yemen (il cui nome completo è “al Qaida nella penisola arabica” – AQAP) è la divisione più potente di tutta l’organizzazione, quella che ha rivendicato, tra gli altri, l’attentato alla sede diCharlie Hebdo a Parigi dello scorso gennaio. Attualmente al Qaida controlla diversi territori nel sud-est dello Yemen