I socialisti francesi virano a Sinistra: Benoit Hamon candidato all’Eliseo


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Benoit Hamon, ex Ministro ed esponente dell’ala Sinistra del PS, sarà il candidato dei Socialisti e del centrosinistra alle elezioni Presidenziali. Ha vinto il ballottaggio con Valls. 2 milioni i votanti alle primarie.

I sondaggi non gli danno alcuna speranza di poter accedere al secondo turno delle Presidenziali. Molti socialisti sostenitori di Valls infatti si schiereranno con il liberal Macron, ex Ministro di Hollande ed ex socialista, di area centrista. A Sinistra invece Hamon ha la concorrenza di Melenchon e del suo Partito di Sinistra. Il candidato socialista è quindi nel mezzo, posizione scomoda. D’altro canto potrebbe anche recuperare voti di protesta andati a Marine Le Pen. Ed il candidato di centrodestra Fillon è in pieno scandalo. Chissà…

Presidenziali Francia: Hollande non si ricandiderà


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Hollande getta la spugna ed annuncia in Tv che non si ricandiderà alle Presidenziali. Una scelta quasi obbligata per cercare di salvare il suo partito, i socialisti, da una disfatta già scritta ma ancora più probabile in caso di sua candidatura.

Le primarie del PS si celebreranno tra qualche settimana e Hollande rischiava seriamente di essere sconfitto già in quella sede dai suoi avversari interni. Primo tra tutti il Premier Valls. Nel frattempo i Repubblicani hanno bocciato Sarkozy e Juppè dando fiducia a Fillon, ex Primo ministro ai tempi di Sarkò all’Eliseo. Conservatore nei valori e liberista in economia Fillon sembra il più papabile per la vittoria finale, in un ballottaggio con Marine Le Pen. Più lontani i socialisti, oramai ridotti al lumicino. Chissà che la rinuncia del Presidente possa cambiare il destino segnato della sinistra francese.

Nuovo attacco in Francia: tir sulla folla, 84 morti a Nizza


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Il Post:

Giovedì sera intorno alle 22.30 a Nizza, in Francia, un camion ha investito decine di persone che stavano partecipando alle celebrazioni per l’anniversario della presa della Bastiglia, che si festeggia ogni anno il 14 luglio. Nell’attacco sono state uccise 84 persone e altre 18 sono in condizioni critiche: il camion è andato avanti per due chilometri prima di fermarsi, viaggiando a circa 50 chilometri all’ora, accelerando fino a raggiungere gli 80 chilometri orari e facendo zig zag per investire quante più persone possibile mentre l’autista che lo guidava sparava dal finestrino. La persona che guidava il camion è stata poi uccisa dalla polizia, all’interno del camion sono state trovate armi e granate. Le indagini sull’attacco sono state prese in carico dall’antiterrorismo francese. Per il momento non ci sono state rivendicazioni, nonostante sui social media i sostenitori dello Stato Islamico (o ISIS) stiano festeggiando.

Non c’è scampo. Benvenuti nel mondo della paura. Bloccato e sempre più insicuro. Così ci vogliono questi maledetti. Impauriti e pronti a votare partiti populisti contro immigrati. Perché la strategia è distruggere l’Europa da dentro. Iniziando dallo Stato maggiormente multietnico, la Francia.

Nizza

Il FN non vince ma nessuno può esultare, il disagio rimane tutto


Far Right National Front party leader Marine Le Pen delivers her speech after the results of the second round of the regional elections in Henin-Beaumont, northern France, Sunday Dec.13, 2015. Marine Le Pen's far-right National Front collapsed in French regional elections Sunday after dominating the first round of voting, according to pollsters' projections. (AP Photo/Thibault Camus)

Leggo una generale esultanza per la non vittoria del Front National. Onestamente non condivido. Non perché appoggi Le Pen ovviamente. Solo che avrei preferito vederli al governo di una regione piuttosto che all’Eliseo. Perché il destino dei movimenti populisti è e sarà quello. Prendere il potere. Fino a quando destra e sinistra saranno così simili ed intercambiabili.

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Il Post Il partito di estrema destra del Front National guidato da Marine Le Pen, che al primo turno delle elezioni regionali in Francia era risultato in sei regioni su tredici il partito più votato, non è riuscito ad ottenere la maggioranza da nessuna parte. Nella Francia metropolitana, la destra ha vinto in sette regioni, mentre la sinistra in cinque. In Corsica ha vinto una lista nazionalista. L’affluenza è stata intorno al 58 per cento (secondo le prime stime del ministero dell’Interno), contro il 49 per cento del primo turno di domenica scorsa.

Secondo i dati del ministero dell’Interno, le liste Union de la Droite (Les Républicains, nuovo nome del partito UMP di Nicolas Sarkozy, coalizzato con i partiti di centro) hanno ottenuto in totale il 40,24 per cento dei voti, le liste Union de la Gauche (Partito socialista, più altri partiti minori) il 28,86 e il Front National il 27,10.

Siria, ISIS, Yemen, Al Qaida, un po’ di notizie sul perché è complicato..


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Si vuole combattere lo Stato Islamico? Ottimo, si inizi a capire da dove arrivano armi e finanziamenti. La Stampa di oggi fornisce alcuni dati interessanti che fanno capire come sia complicato: (fonte)

SOLDI
-Il presidente turco Erdogan, intervenendo al summit sull’Energia a Istanbul, ha accusato Bashar al Assad di «acquistare sottobanco petrolio venduto da Isis, pagandolo a peso d’oro». Ciò significa che «Assad sfrutta il terrorismo per rimanere in piedi»

-Vladimir Putin ha consegnato ai leader presenti al G20 una lista di finanziatori privati di Isis: si tratta di cittadini di 40 Paesi, ma spiccano in particolare i turchi, sauditi e qatarini.

ARMI
-Il Centro di ricerche sugli armamenti nei conflitti, di base a Londra, afferma in un rapporto che le armi in possesso di Isis sono prodotte in Cina, Russia, Stati Uniti, Sudan e Iran. Includono almeno 656,4 milioni di equipaggiamento militare che gli Stati Uniti avevano lasciato all’Iraq e Isis ha catturato nelle basi militari così come ingenti forniture russe trovate nelle installazioni del regime di Assad

INTERESSI POLITICI DI SINGOLE NAZIONI
-Fra i diplomatici europei accreditati a Istanbul e Ankara circolano con insistenza sospetti su presunte complicità fra il governo turco e Isis. La tesi prevalente è che Ankara ha consentito a Isis di rafforzarsi al fine di rovesciare il regime di Assad

movimenti iraniani in Iraq: l’offensiva massiccia contro Isis nella provincia di Dyala ha avuto successo grazie al sostegno dei raid aerei di Teheran, ma dopo essere riusciti ad allontanare i jihadisti dalla propria frontiera sono stati sospesi, allentando la pressione militare. Lasciando supporre di voler usare Isis con più obiettivi: spaccare il fronte sunnita, guidato dalla rivale Arabia Saudita, e spingere Washington ad allearsi proprio con Teheran per combattere i jihadisti in Siria.

Ed ancora. Gli Stati Uniti condannano lo Stato Islamico. I Francesi hanno subìto un attentato sanguinoso. Ci sono forti indizi che l’Arabia Saudita finanzi l’ISIS.

Eppure (dati alla mano, fonte Sole24Ore) “Negli ultimi cinque anni i sauditi hanno acquistato sistemi d’arma da Washington per 100 miliardi di dollari, di cui 12 negli ultimi mesi, nonostante il Congresso abbia sottolineato la persistente violazione dei diritti umani e i crimini di guerra in Yemen” (Perché gli Stati Uniti condannano i bombardamenti sauditi in Yemen però poi forniscono le armi ai sauditi per bombardare lo Yemen)

E poi la Francia.La monarchia saudita e la principale cliente degli armamenti francesi che quest’anno, con l’acquisto di reattori nucleari per 12 miliardi di dollari, ha salvato l’Areva dal fallimento”

Capite bene che non se ne esce con il buonsenso se (come sempre) vi sono di mezzo affari ed alleanze.

Ed infine. Si parla molto dello Stato Islamico, della crisi siriana, delle divisioni tra ribelli, fedeli ad Assad e curdi, degli interessi divergenti di Russia e Stati Uniti . Poco si parla della guerra nello Yemen,  ma è determinante anch’essa. Anche lì, come in Siria, si scontrano due ‘fazioni’ e nel mezzo c’è Al Qaida che si rafforza (e sono i qaeidisti yemeniti i responsabili degli attentati francesi di gennaio): (Il Post)

Semplificando parecchio, in Yemen stanno combattendo due schieramenti: da una parte ci sono i ribelli houthi appoggiati dalle forze fedeli all’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh e dall’Iran. Dall’altra c’è una coalizione di paesi guidata dall’Arabia Saudita che appoggia l’attuale presidente yemenita Abed Rabbo Mansour Hadi. Si sta combattendo per il controllo del paese, ma a dei costi molto alti: negli ultimi sei mesi sono rimasti uccisi circa 2mila civili e più di un milione di persone hanno dovuto lasciare le loro case. Sana’a, una delle città più belle di tutto il Medio Oriente, è in buona parte distrutta.
…..

La guerra in Yemen, hanno scritto diversi analisti nelle ultime settimane, potrebbe anche causare un rafforzamento di al Qaida. Al Qaida in Yemen (il cui nome completo è “al Qaida nella penisola arabica” – AQAP) è la divisione più potente di tutta l’organizzazione, quella che ha rivendicato, tra gli altri, l’attentato alla sede diCharlie Hebdo a Parigi dello scorso gennaio. Attualmente al Qaida controlla diversi territori nel sud-est dello Yemen

ArTè: Berthe Morisot, la regina dell’impressionismo francese


Edouard Manet, Ritratto di Berthe Morisot distesa, 1873Berthe Morisot ritratta dal cognato, Edouard Manet. 1873

Il numero di oggi è dedicato ad una pittrice, una delle maggiori rappresentanti dell’impressionismo. Berthe Marie Pauline Morisot (Bourges, 1841 – Parigi, 1895)

Berthe, che aveva allora 16 anni, seguì dei corsi di disegno assieme alle due sorelle, Yves e Edma. I genitori, notando le sue capacità, la incoraggiarono a proseguire gli studi artistici e accolsero volentieri i suoi amici pittori, tra cui Edgar Degas.Nel 1868 conobbe Manet, che le chiese di posare per lui. Berthe accettò e nel corso degli anni Manet la ritrasse in 11 opere. nel 1874 Berthe sposò il fratello di Manet, Eugène, dal quale, nel 1879, all’età di 38 anni, ebbe una figlia, Julie.

Nella sua vita, Berthe Morisot, come le altre artiste del periodo, dovette lottare contro chi trovava disdicevole per una donna la professione di pittrice. I pregiudizi del tempo, oltre a darle difficoltà a dipingere all’aperto o in luoghi pubblici, la resero indifferente ed estranea alle questioni sociali che agitavano la vita parigina in quei decenni; Berthe fu quindi portata a dipingere interni e scene domestiche, con donne eleganti della media e alta borghesia ritratte in casa o in giardino, in varie ore della giornata.

Berthe_Morisot_The_Harbor_at_LorientThe Harbor at Lorient

Calvary (after Veronese) 1858Calvary (after Veronese), 1858

english-seascape 1875English seascape, 1875

julie-and-eugene-manet-1883Julie and Eugene Manet,1883

The Cradle 1872The Cradle, 1872

Woman and child on the balcony 1872Woman and child on the balconym, 1872

Biblioteca: Il Conte di Montecristo, Alexandre Dumas


motecristo

Il romanzo, scritto da Alexandre Dumas ed inizialmente pubblicato a puntate su una rivista della metà dell’Ottocento, è ambientato nella Francia della Restaurazione, dopo il periodo Napoleonico e racconta la storia di Edmond Dantes, un giovane marinaio di belle speranze, con una promozione lavorativa in arrivo e con un matrimonio da celebrare con l’amata Mercedes il quale vede in pochi istanti svanire tutti i suoi progetti futuri per via di una denuncia anonina che lo accusa di essere un bonapartista.

I delatori: Danglars, collega geloso e Fernand, rivale in amore. Accusato, con la complicità di Villefort, magistrato che lo ‘incastra’ per salvare il vero traditore, il proprio padre, il giovane viene deportato in un carcere, il Castello d’If, dove passerà ben 14 anni.

Durante la prigionìa Edmond conosce un suo compagno di sventura, l‘Abate Faria, il quale lo erudisce, ne fa un uomo dotto e gli rivela un importante segreto, nascosto nell’isola di Montecristo. Alla morte dell’abate, con uno stratagemma, Dantès riesce a fuggire dalla prigione per poi giungere all’isola di Montecristo e scoprire il mistero di cui aveva parlato Faria.

Da quel momento egli non è più Edmond Dantès ma il Conte di Montecristo ed inizia una nuova vita incentrata nella lenta ricerca della vendetta contro le persone che avevano contribuito a rovinare la sua giovinezza, facendogli perdere affetti e dignità.

« Io sono uno di quegli esseri eccezionali, sì, signore, e credo che fino a oggi nessun uomo si sia trovato in una condizione simile alla mia. […] Il mio regno è grande come il mondo […]: io sono cosmopolita. Nessun paese può dire di avermi visto nascere. Dio solo sa quale contrada mi vedrà morire. Adotto tutti i costumi, parlo tutte le lingue. […] Dunque capirete che non essendo di nessun paese, non chiedendo protezione a nessun governo, non riconoscendo nessun uomo per mio fratello, non uno solo degli scrupoli che fermano i potenti, non uno solo degli ostacoli che paralizzano i deboli, può fermarmi o paralizzarmi. Ho soltanto due avversari, non dirò due vincitori perché riesco a sottometterli con un po’ di tenacia: la distanza e il tempo. Il terzo, e il più terribile, è la mia condizione di uomo mortale. Soltanto questa può fermarmi nel cammino che percorro, e prima che abbia raggiunto il mio obiettivo; tutto il resto, l’ho calcolato. I cosiddetti capricci della fortuna, cioè la rovina, l’imprevisto, l’eventualità, li ho tutti previsti; e se qualcosa può colpirmi, niente può abbattermi. A meno che non muoia, sarò sempre ciò che sono »

Oltre alla vendetta, il tema principe del libro è la Provvidenza, il supremo giudice con il potere di assolvere e condannare gli esseri umani ed a cui Dantès si paragona più volte:

« E ora – disse l’uomo sconosciuto – addio bontà, umanità, riconoscenza… Addio a tutti i sentimenti che allargano il cuore!… Mi sono sostituito alla Provvidenza per ricompensare i buoni… che il Dio vendicatore mi ceda il suo posto per punire i malvagi!  »

Il Conte di Montecristo riesce a vendicare i torti subìti anche se non tutto termina nel modo in cui  aveva previsto ed egli stesso capisce che la sete di giustizia non è il solo faro su cui impostare la propria esistenza, scoprendo infine altri ben più nobili sentimenti.

Il romanzo, che fornisce un importante spaccato della Francia postnapoleonica, è altresì avvincente, sin dai primi capitoli. Grazie ad uno stile agile e incalzante, le piu di mille pagine scorrono velocemente in un fiorire di storie. Un viaggio entusiasmante tra Marsiglia, l’Isola di Montecristo, Roma e Parigi attraverso avvenimenti magistralmente concatenati tra di loro in modo da rendere gradevole ed interessante tutta l’opera, dall’inizio alla fine.

Gli Stati Nazionali: fine dell’Impero Carolingio, il feudalesimo, la nascita della Francia


Nel precedente numero abbiamo visto come dalla dissoluzione dell’Impero romano d’Occidente, via via era emerso il Regno dei Franchi poi ampliato sotto Carlo Magno nell’Impero Carolingio. L’Impero aveva ridato una parvenza di stabilità all’Europa, il tutto finì con la morte di Carlo e con la divisione dei territori tra i suoi figli:

Alla morte di Carlo Magno aspre lotte si scatenarono tra i suoi figli Ludovico I il Pio, cui era stata destinata l’Aquitania, Pipino, cui spettava l’Italia, e Carlo, erede della Germania. Morto Carlo prematuramente, Ludovico il Pio suddivise i suoi territori fra i tre figli: Lotario I, Pipino e Ludovico II il Germanico. Un quarto figlio, Carlo (Carlo II il Calvo), avuto dalla seconda moglie, rivendicava a sua volta parte dell’eredità paterna.

Il trattato di Verdun (843) stabilì una temporanea suddivisione dell’impero, che sancì alla fine la separazione del regno dei franchi occidentali, o Francia (della quale Carlo il Calvo fu il primo re), dal regno dei franchi orientali o Germania (che restò a Ludovico il Germanico). Delle divisioni interne della Francia approfittarono i vichinghi per compiere incursioni e razzie; nel 911 un grande esercito di normanni, guidato da Rollone, ottenne da re Carlo III il Semplice quel territorio nella bassa valle della Senna che divenne noto come ducato di Normandia.

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La suddivisione dell’Impero Carolingio tra i figli di Carlo Magno. Dal crollo dell’Impero nacque il feudalesimo con la suddivisione dei regni in piccoli e medi territori amministrati dai Signori Feudali.

Il crollo dell’Impero Carolingio favorì lo sviluppo dei ‘signori feudali’, nacquero cosi i ducati, i marchesati, le contee, i viscontadi ed i baronati e cioè piccoli e medi territori diretti da un ‘signore’ ed alle cui dipendenze vi erano una sottorete di categorie, dai vassalli ai servi della gleba:

Tra IX e X secolo l’Europa, che aveva conosciuto un momento di prosperità durante la nascita dell’Impero carolingio, era presto ripiombata nell’insicurezza e nella difficoltà indotta dalla mancanza di un potere centrale, causata da una vera e propria destrutturazione dell’organizzazione regia carolingia, senza garanzia della salvaguardia dei cittadini, il tutto aggravato dalle nuove incursioni di Normanni, Saraceni e Ungari.

In questo contesto nacque “dal basso” la richiesta di nuove strutture di potere che andassero a colmare spontaneamente quei vuoti di potere deferiti dalla lontana monarchia imperiale. Ne nacque così il fenomeno dell’incastellamento,[2] con la costruzione di insediamenti fortificati da cinte murarie, dove era presente la dimora del signore locale (“mastio“, “cassero” o torre), i magazzini delle derrate alimentari, degli strumenti di lavoro e delle armi, le abitazioni del personale e, attorno ad esso, le varie unità insediative e produttive. Le persone che gravitavano attorno al castello erano tutte legate da precisi rapporti di dipendenza al signore.

In questa fase storica si assistette al progressivo tramonto delle due Istituzioni che avevano ‘retto’ l’Europa dalla fine del dominio romano, ovvero l’Impero e la Chiesa. Il potere temporale e quello spiriturale persero potere rispetto alla formazione di istituzioni ‘locali’ unite dalla lingua comune, dalla somiglianza culturale, da tradizioni simili. Stavano per nascere le prime aggregazioni ‘nazionali’. Si trattava di monarchie che si consolidarono grazie a:

  • una serie di guerre espansionistiche
  • alla costituzione di un esercito permanente
  • alla creazione di un solido apparato burocratico
  • allo sviluppo di un sistema finanziario statale.

Tutte queste innovazioni poggiano su una base politica ben salda: l’alleanza fra il re e le classi sociali emergenti, e cioè la piccola e media nobiltà terriera e la borghesia, unite intorno al sovrano nella lotta contro l’aristocrazia e i suoi privilegi.

Riassumendo. Attorno al 900 d.c. il territorio francese era diviso in piccoli e medi domini controllati dai vari signori feudali. Il Regno dei Franchi era quindi una entità più formale che sostanziale tanto è vero che il Re doveva sottostare ai signori del feudo, ovvero la nobilità. L’inizio del cambiamento si ebbe con la fine della dinastia carolingia e l’inizio di quella Capetingia:

Alla morte di Luigi V, l’ultimo re carolingio (967-987), la nobiltà si rivolse a Ugo Capeto (figlio di Ugo il Grande, conte di Parigi), che si assicurò consenso distribuendo terre ai suoi elettori. Nonostante i nobili francesi non avessero intenzione di avallare la fondazione di una dinastia dei Capetingi, Ugo, con il sostegno della Chiesa, riuscì ad affermare la sua autorità e a far incoronare coreggente suo figlio Roberto II: i Capetingi si assicurarono la successione alla corona per discendenza maschile per oltre tre secoli (987-1328).

Dapprima la sottomissione ai principi feudali, poi la svolta con Guglielmo il Conquistatore e poi con Luigi VI, che sancì l’indipendenza dai nobili del territorio dell’Ile-de-France (la zona comprendente Parigi):

I primi sovrani capetingi rimasero sottomessi ai principi feudali: su di loro riuscì a imporsi, alla fine dell’XI secolo, Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia e vassallo del re Filippo I. Toccò al successore di Filippo, Luigi VI, consolidare definitivamente il potere nell’Ile-de-France, la regione al cui centro si trova Parigi, reprimendo sistematicamente l’opposizione feudale.

Va comunque precisato che, nei due secoli successivi, il Re dei Francesi continuò ad avere un potere limitato, il vero potere era gestito dai principi feudali, tra i quali vi erano ad esempio gli Angiò (con la dinastia Plantegeneta-angioina) che detenevano territori delle odierne Francia ed Inghilterra :

I plantageneti governarono nei secoli XII e XIII su un'area che si estendeva dai Pirenei all'Irlanda, comprendendo sia metà della Francia medievale che l'Inghilterra e l'Irlanda.
I plantageneti governarono nei secoli XII e XIII su un’area che si estendeva dai Pirenei all’Irlanda, comprendendo sia metà della Francia medievale che l’Inghilterra e l’Irlanda.

Occorre tuttavia sgombrare il campo da equivoci sulla natura di tale dominio. Nel sistema feudale tutti i grandi feudatari del regno sono tenuti all’omaggio nei confronti del sovrano. I vassalli più prestigiosi del re di Francia erano i sovrani di Angiò e d’Inghilterra.Questo cosiddettoImpero plantageneto aveva raggiunto dimensioni ragguardevoli, estendendosi dai Pirenei alla Scozia passando per l’Aquitania, l’Angiò, la Normandia e l’Inghilterra. Considerando i soli domini posti sotto la sua amministrazione diretta il re di Francia era più debole, ma in termini di vassallaggio si trovava effettivamente al vertice del potere feudale. Questa situazione divenne presto intollerabile per i sovrani anglo-angioini, tanto che il contrasto sfociò in non meno di due guerre dei cent’anni. Nonostante ciò, occorre chiarire che i re d’Inghilterra erano vassalli del re di Francia unicamente per i territori che da tale regno dipendevano. Erano invece gli unici signori del regno d’Inghilterra, semplice provincia dell’Impero plantageneto il cui cuore era nell’Angiò; i sovrani d’Inghilterra di questo periodo nascevano, trascorrevano la loro vita e venivano sepolti sul continente.

Gli eventi che cambiarono il volto dell’Europa, modernizzandola, arrivarono attorno al 1200, con la salita al trono del Re dei francesi di Filippo II:

Appena salito sul trono, Filippo II dovette fare i conti con una coalizione ostile che raggruppava la Champagne e la Fiandra, questione che venne risolta nel luglio 1185 con la firma del trattato di Boves. Ciò consentì a Filippo di dedicarsi interamente ai suoi obiettivi primari: la cacciata degli anglo-angioini dal territorio francese e la modernizzazione dello Stato. A quell’epoca, i rappresentanti dei Plantageneti (ovvero gli anglo-angioini) erano Riccardo Cuor di Leone e il fratello Giovanni Senzaterra. Il primo morì nel 1199 lasciando solo al potere il secondo, sul quale si addensarono le nubi di una ventilata invasione dell’Inghilterra (1213), destinata a non avere seguito.

Riccardo Cuor di Leone e Giovanni Senzaterra, val la pena ricordarlo, erano i figli di Eleonora d’Aquitania, la donna ‘due volte Regina’, personaggio già visto in un numero di Viaggi nella Storia:

La duchessa, sovrana del Regno francese di Aquitania, fu dapprima moglie di Luigi VII Re di Francia, poi si separò e sposò il futuro Re d’Inghilterra, Enrico II. Madre di Riccardo Cuor di Leone e di Giovanni Senza Terra, Eleonora ha rappresentato un simbolo della potenza femminile in un periodo, il Medioevo, in cui alle donne era concesso ben poco spazio.

Ed eccoci arrivati alla battaglia cruciale, quella che modificò il volto del Continente per i secoli successivi. Una battaglia che vide coinvolto il Re d’Inghilterra Giovanni Senzaterra (i cui territori si estendevano anche in alcuni possedimenti francesi) alleato ad Ottone IV, sovrano del Sacro Romano Impero (ovvero la parte germanica del disciolto Impero Carolingio, ora unita nella figura di un Imperatore) contro il Re di Francia Filippo II, quest’ultimo intenzionato a cacciare ‘gli inglesi’ dai territori francesi. Chi vinse? questo l’epilogo:

Benché in posizione di debolezza, Giovanni tentò di reagire formando una coalizione con l’imperatore tedesco Ottone IV e il conte di Fiandra, che era anche re del Portogallo. La marina inglese affondò in effetti la flotta francese nel maggio 1213, ma le sorti del conflitto si decisero a terra: il 27 luglio 1214 Filippo II ottenne una decisa vittoria sulla coalizione nella battaglia di Bouvines, segnando una svolta cruciale nella storia dell’Occidente. A partire da quel momento, infatti, mentre la Francia si avviò con decisione sulla via della centralizzazione, in Inghilterra i grandi baroni pretesero e ottennero l’adozione della Magna Carta con una forte limitazione delle prerogative reali e in Germania l’estrema frammentazione dei domini controllati dall’Imperatore si protrasse fino alla metà del XIX secolo.

Nel viaggio di ritorno verso Parigi, il popolo francese rese vivaci omaggi al re vincitore, e l’accoglienza di quest’ultima fu degna dei trionfi della Roma antica. Si tratta della prima espressione di un sentimento nazionale francese. In seguito ai trionfi e alle conquiste territoriali a Filippo II venne tributato l’appellativo romano di Augusto, prendendo quindi il nome Filippo Augusto.

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La cartina mostra come Filippo II Augusto riuscì, nell’arco di pochi anni, a cacciare gli inglesi da quasi tutta la Francia

Filippo II ben presto ampliò i suoi domini, arrivando a coprire quasi l’odierno territorio francese. Era quindi nata la Francia moderna, uno stato che grandualmente smise di essere frammentato in feudi ed il cui potere venne ‘centralizzato’. Il primo Stato Nazionale. Una monarchia moderna, forma di governo che avrebbe retto gran parte delle nazioni europee sino ai moti rivoluzionari di fine ‘700 ed inizio ‘800.

Nel prossimo numero tratteremo della nascita e del consolidamento dell’Inghilterra e delle guerre tra ques’ultima e la Francia per il controllo di vasti territori.

Fonti

http://www.voyagesphotosmanu.com/dinastia_capetingia.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_Francia
http://it.wikipedia.org/wiki/Feudalesimo
http://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_II_Augusto