#Europa ad un bivio, tra solidarietà e sovranismo


Articolo lungo ma vi chiedo di leggerlo e commentarlo, se volete.

L’Italia forse non la spunterà e sarà costretta ad accettare gli strumenti già previsti dalla UE, con una leggera rimodulazione delle condizioni. La Germania e l’Olanda cadranno in piedi, calmando i propri elettorati e respingendo le derive populiste casalinghe, restie a pagare per altre nazioni. Qui da noi invece avranno da leccarsi i baffi i sovranisti che probabilmente otterranno nuovi consensi e prenderanno il potere.

La coperta è corta. Se la tiri verso Italia e Spagna, i governi di Germania e Olanda tremano, se la tiri verso tedeschi e olandesi, tremano i governi di Roma e di Madrid. Una brutale semplificazione per dire che la colpa, alla fine, più che dei leader è dei popoli o meglio di una parte dei popoli. Si perché una buona parte di quelli che più pagano i tagli draconiani fatti al welfare europeo negli ultimi vent’anni fanno oramai squadra con gli estremisti anti sistema, spesso razzisti e nazionalisti.

È questa la più grande sconfitta dell’Europa nata dalle ceneri della Seconda guerra mondiale. Non essere riuscita a tutelare i più deboli. E così crescono i nazionalismi, i populismi di destra. I governi tremano e piantano, uno ad uno, i chiodi nella bara della solidarietà, staccando, a poco a poco, la spina alla Unione. Dalla fine della guerra nacque l’Europa unita, dalla fine della unità europea nasceranno nuove guerre. È inevitabile. È la Storia che lo insegna. E le grandi emergenze di questi anni, crisi economica, migranti ed infine il virus, hanno solo accelerato il processo di disgregazione.

Se solo i governanti mettessero da parte le loro ambizioni di carriera e guardassero oltre forse qualcosa potrebbe essere salvato. È come un comandante con la nave che affonda. Mentre a bordo c’è il panico, il comandante deve avere sangue freddo. Deve mettere in salvo passeggeri ed equipaggio prima di abbandonare.

I leader europei sono su una nave che affonda, l’Europa, ma si comportano da passeggeri più che da comandanti. Pensate ad una nave in difficoltà, senza comandante, magari qualche passeggero si getterà in mare, salvandosi. Ma l’imbarcazione affonderà, portando con se buona parte dei suoi passeggeri.

Ecco, questo sta accadendo alla UE e questo probabilmente accadrà. Lentamente, strappo dopo strappo, rancore dopo rancore. Fino alla guerra tra nazioni un tempo alleate. Guerra per le briciole. Mentre Cina, Russia, Stati Uniti saranno lì a guardare ed a preparare la spartinzione post bellica.

Una citazione famosa recita “Un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione”. Fermarsi, un minuto prima della fine. È ancora possibile.

AfD, il partito populista che fa paura in Germania


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Frauke Petry. Donna, populista, alla guida del terzo partito di Germania.  Non solo Marine Le Pen, anche nel Paese di Angela Merkel sta prendendo piede l’estremismo di destra. Ed ha il volto di Frauke Petry, giovane chimica tedesca, da luglio 2015 a capo di Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland), un movimento populista euroscettico nato nel 2013 e dal consenso crescente. Tenetela bene a mente perchè se ne se sentirà parlare molto, tra qualche mese.

Malgrado il benessere diffuso, complice la ‘paura’ dell’invasione dei migranti, AfD oggi è il terzo partito, veleggia attorno al 12%, in continua crescita. No all’Euro, controlli severi alle frontiere, no alla spegnimento delle centrali nucleari. Alcuni dei punti salienti del programma del partito.

‘Cerca di mantere una facciata borghese ma ormai non riesce più a limitare l’influenza dell’estrema destra’ scrive Der Spiegel. ‘Usare le armi per respingere i migranti ai confini’ ha detto la stessa Petry. Le dichiarazioni della segretaria sono state criticate anche da molti esponenti del suo partito. Non nel merito però. L’uscita sui profughi è stata ritenuta un errore tattico. Una idea giusta comunicata nel momento sbagliato. Ciò vuol dire che dentro AfD si cerca di ‘mascherare’ la vera anima razzista. Un pericolo per la Germania e per tutta l’Europa, se si pensa che in Francia il Front National è leader del panorama politico nazionale. Tempi bui si affacciano per il nostro Continente.

 

Mondo TV: la Televisione Tedesca


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Dopo aver trattato i sistemi tv di Stati Uniti e Francia, il terzo appuntamento lo dedichiamo alla Germania. Nel Paese di Frau Merkel vi sono due operatori televisivi pubblici (ARD e ZDF) e svariati gruppi privati, tra i quali spicca RTL, principale emittente privata europea. Altri canali, come 3Sat, sono gestiti dai due servizi pubblici ARD e ZDF assieme a quelli austriaci e svizzeri oppure arte, coprodotta dalla tv statale tedesca e francese.

Grazie ad un articolo de il Caffè Europa vediamo brevemente come è strutturato il sistema televisivo teutonico:

Il sistema televisivo tedesco ha un forte carattere federale: sono infatti gli Stati federali e non lo Stato centrale ad avere la responsabilità normativa sulla televisione: ogni cambiamento nel quadro normativo è frutto di un accordo tra i sedici Länder

Il servizio pubblico è finanziato da un canone versato da ogni famiglia con televisore. Non ci sono sussidi diretti. I due canali pubblici sono parzialmente finanziati con la pubblicità, ma all’interno di un vincolo strettissimo di soli 20 minuti al giorno, solo nei giorni feriali e prima delle 20. I broadcaster commerciali sono regolati da un’Authority per la televisione, una in ogni Land, responsabile solo per la tv commerciale.

La media ascolti tv, nel 2009:

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Qui di seguito un breve elenco delle principali emittenti tedesche:

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Il primo gruppo pubblico tedesco è rappresentato dalla ARD, l’acronimo di Arbeitsgemeinschaft der öffentlich-rechtlichen Rundfunkanstalten der Bundesrepublik Deutschland (Consorzio delle emittenti di radiodiffusione pubblica della Repubblica Federale Tedesca o Federazione delle Radiotelevisioni tedesche). Ne fanno parte Das Erste (La Prima), il principale canale pubblico (in sostanza la nostra Rai1),  altri 9 canali regionali, emittenti radiofoniche ed un canale per l’estero, Deutsche Welle.

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Primo Canale pubblico della Germania, fa parte del Gruppo ARD. Nato nel 1952. Dal 1990 ha assorbito la programmazione delle reti tv dell’ex DDR. Per questo canale esiste una rigida legislazione riguardo alla pubblicità (non può essere trasmessa dopo le 20), nella domenica non si possono trasmettere spot pubblicitari. Inoltre non si può trasmettere più di 20 minuti di pubblicità al giorno. La rete manda in onda principalmente fiction e telefilm tedeschi, da segnalare anche la serie inglese Sherlock.

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In Germania non esiste un solo gruppo pubblico, a differenza dell’Italia con la Rai. Oltre alla ARD infatti, il popolo tedesco beneficia di un’altra azienda statale, la ZDF appunto. La Zweites Deutsches Fernsehen (“Seconda Televisione Tedesca”), nata nel 1963 con sede a Magonza, nel Land della Renania-Palatinato. . ZDF è finanziata dal canone e dalla pubblicità ed è, ad oggi, il principale network europeo. Il gruppo, oltre alla ammiraglia, è composto anche da altre reti minori, come ad esempio ZDFneo , che si rivolge ad un target giovane e  ZDFinfo, una rete culturale (la nostra Rai5).

Tra le produzioni ‘storiche’ del canale tv ricordiamo L’Ispettore Derrick e Wetten, dass…? (Da noi conosciuto come ‘Scommettiamo che…?’). Al momento trasmette serie tv come Downton Abbey, Mad Men e Misfits.

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RTL è il primo gruppo televisivo privato. Nato nel 1984 in Lussemburgo, inizialmente fu irradiato in Germania solo via cavo. Nel 1988, trasferitasi a Colonia, ebbe l’autorizzazione a trasmettere per via terrestre.  In quello stesso anno acquistò i diritti televisivi della Bundesliga e di alcuni film con grandi produzioni internazionali. Il definitivo salto di qualità nel 1991 quando acquistò i diritti della Formula 1 proprio quando Michael Schumacher otteneva i primi successi. Da quel momento è diventato il primo operatore privato in Germania. Tra i telefilm trasmessi da segnalare Squadra Speciale Cobra11 .

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Sempre del gruppo RTL, nata nel 1993. Trasmette principalmente documentarie e serie tv americane, CSI, Lie to me, Six Feet Under.  Lo share è attorno al 5-6%

Oltre alla rete principale (RTL) ed a VOX, il gruppo offre altri canali: RTL II, adatta ad un pubblico giovane, trasmette programmi come il Grande Fratello, serie come Stargate SG-1 e nel pomeriggio prevalentemente cartoni (Detective Conan, Pokemon ed altri); SuperRTL, rete pensata per bamnbini e ragazzi, trasmette principalmente cartoni Disney

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E’ il secondo gruppo (privato) radio televisivo europeo, presente in 13 stati, con vari canali televisivi. Ha sede anche a Berlino. Del gruppo, in Germania, fanno parte Sat1, Prosieben, Kabel eins e N24.

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Nata nel 1984, è stata la prima tv tedesca privata ad iniziare trasmissioni regolari. Trasmette serie tv americane come Numb3rs, Criminal Minds e NCIS. Ha un ascolto vicino al 10%.

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ProSieben. In onda dal 1990. L’emittente generalista offre vari programmi come film e serie televisive.

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Kabel1. Ha iniziato le trasmissioni nel 1992. Disponibile sul digitale terrestre, via cavo e via satellite, trasmette principalmente film e show televisivi. Lo share è vicino al 6%

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Lanciata nel 2000, propone ben sette ore di informazione economica.

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Dopo i due operatori pubblici ed il principale gruppo privato, arriviamo alla tv satellitare. Murdoch, con Sky Deutschland AG, è presente anche in Germania:

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Nata delle ceneri della pay tv ‘Premiere’ del Gruppo Kirch, attiva dal 2008 con canali come FOX, trasmette serie tv americane, documentari, programmi per bambini e notiziari. A marzo 2013 il gruppo contava più di 3 milioni di abbonati.

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Infine i due canali in coproduzione con altri Paesi europei ed il canale musicale VIVA:

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3Sat è un canale pubblico in ligua tedesco gestito dai due gruppi pubblici della Germania (ARD e ZDF) e dalle tv pubbliche austriache e svizzere. Senza interruzioni pubblicitarie, trasmette programmi culturali.

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arte (acronimo di Association Relative à la Télévision Européenne, Associazione Relativa alla Televisione Europea) è un canale culturale franco-tedesco a vocazione europea di servizio pubblico, nato nel 1992. La rete è gestita dai due gruppi pubblici tedeschi (ARD e ZDF) e da quello francese (France television). Anche Arte trasmette programmi culturali.

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VIVA. Fondato nel 1993 dal gruppo Viacom (MTV), trasmette per la Germania e l’Austria ma si riceve via satellite in tutta l’Europa. In Italia andò brevemente in onda grazie ad una collaborazione con gruppo Peruzzo, al posto di ReteA . Fu poi sostituito da ALL Music.

Altre tv tedesche:

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Tv pubblica coprodotta da ARD e ZDF. Attiva dal 1997, trasmette documentari, news ed eventi.

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Rete pubblica co-gestita da ARD e ZDF, si occupa di programmi per bambini.

Fonti: wikipedia

La Germania verso la recessione…


Riporto un articolo interessante di Yes, Political! sulla situazione economica tedesca. A quanto sembra anche la locomotiva d’Europa sta per fermarsi. La Germania potrebbe infatti avere presto un Pil negativo.

L’articolo:

I dati sul PIL tedesco relativi al secondo trimestre non lasciano scampo a dubbi: prima della fine dell’anno la Germania conoscerà un trimestre di recessione. Nonostante i titoli dei siti italiani tendano ad enfatizzare il fatto che la Germania abbia un PIL (nelle immagini GDP) positivo, la tendenza di medio periodo non lascia scampo ad altre ulteriori conclusioni, soprattutto in assenza di risposte da parte del governo Merkel.

Questo il grafico del tasso di crescita del GDP della Germania su base annua:

Se poi non ci sarà alcuna reazione da parte del governo tedesco, né ci sarà una inversione di tendenza sul mercato comune – sì, è l’interdipendenza fra i paesi europei, ovvero i legami economici e commerciali e finanziari fra la Germania e l’Italia, la Spagna, la Grecia, il Portogallo, la Francia e così via, a spingere verso il basso il PIL tedesco – allora si verificherà un -1%, fatto che sancirà l’apertura della crisi economica anche in casa Merkel, proprio nel tremendo 2013, anno horribilis delle elezioni italiane e tedesche (si comincia già a gennaio in Bassa Sassonia, 8 milioni di abitanti, con capitale Hannover).

L’unico modo per invertire questa pericolosa tendenza è smetterla con le politiche mortifere della Trojka e della BCE e pompare denaro per finanziare la crescita. Null’altro.

Il ritorno di Berlusconi visto dai tedeschi “Il padrino, parte IV”


"Silvio Berlusconi: Il padrino, parte IV"
Il ritorno del padrino. Così viene definita la ricandidatura alla presidenza del Consiglio da Die Welt, il giornale di punta del gruppo Springer, casa editrice dalle forti tendenze conservatrici. Nella destra tedesca filo Merkel il ritorno di Silvio al centro della scena non evoca bei ricordi. (Giornalettismo)

Germania-Italia, la sfida


Eccoci arrivati alla grande sfida- L’Italia di Prandelli si trova inaspettatamente al cospetto della Germania per una semifinale tanto inattesa quanto desiderata. I tedeschi vengono da 15 vittorie consecutive, hanno uno dei migliori attacchi del torneo, la nostra nazionale è invece asfittica, pur giocando molto bene non riesce a segnare ed il commissario tecnico si ostina a schierare Cassano e Balotelli, i quali hanno dimostrato tutti i loro limiti.

Sulla carta la Germania è sicuramente favorita, a nostro favore giocano le statistiche e la voglia di stupire. Comunque vada, per gli Azzurri, è gia un successo. Le premesse della vigilia del torneo non davano grande fiducia ai nostri che invece sono arrivati tra le prime quattro squadre dell’Europeo.

Tre mesi per salvare l’Euro? Un Dossier per capire che fine faremo


La speculazione non risparmia la Spagna e l’Italia. Tre mesi per salvare l’Euro, ‘grida’ la Presidente del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde:

«Rapidamente, bisogna intervenire rapidamente». Lo ha ripetuto tre volte Christine Lagarde, numero uno del Fondo monetario internazionale, ammettendo che mancano meno di tre mesi per salvare l’euro. Il direttore del Fmi, in una intervista a Christine Amanpour, celebre giornalista della Cnn, ha risposto con queste parole a George Soros, il finanziere americano di origine ungherese per il quale «le autorità europee hanno un margine di tre mesi per correggere i propri errori e invertire l’attuale inerzia»

La situazione generale è pessima e per il futuro si fanno ipotesi raggelanti. Potrebbero bloccare a breve il ritiro di contanti dai bancomat e dagli sportelli bancari? Uno scenario apocalittico quello che avanza la Reuters. Per la Grecia, al momento. Non sono escluse Spagna ed Italia, in futuro:

Severi limiti ai prelievi dai Bancomat, rigorosi controlli valutari alle frontiere, radicali limitazioni alle libertà finanziarie. La storia torna indietro: il peggior incubo per gli europei si materializza, la libera circolazione dei capitali diventa un ricordo. Il piano esiste, studiato in tutti i dettagli ed è pronto a scattare. Lo hanno discusso segretamente i dirigenti dei ministeri del Tesoro e delle banche centrali, probabilmente sotto l’avallo della Bce, analizzandone tutti i particolari e le implicazioni. L’ha rivelato ieri l’attendibile agenzia Reuters, con la precisazione che questo scenario worst-case si applicherebbe “almeno alla Grecia” (ovvero a tutte le transazioni da e per quel territorio) se Atene decidesse di lasciare l’euro (o se a ciò venisse spinta da irrecuperabili situazioni di mercato), lasciando però intendere che progetti segreti di emergenza di questo tipo esistono ormai per tutti i Paesi a rischio, e forse non solo per questi. Chi si sgancerà dalla moneta, Spagna o Italia o chiunque altro, incorrerà nello stesso regime.

Già, Italia e Spagna, sempre loro. I due paesi viaggiano assieme lungo il confine tra salvezza e baratro. Chi corre piu rischi tra Madrid e Roma? Su Repubblica si analizza la situazione:

Chi sta peggio, Italia o Spagna? Dal punto di vista economico, la Spagna; politicamente, invece, l’Italia. Ma la risposta potrebbe anche essere rovesciata.Dal momento che le difficoltà politiche spesso danneggiano l’economia e quelle economiche avvelenano la politica. La situazione politica spagnola si può deteriorare e il vantaggio di cui gode in questo momento l’Italia rispetto alla Spagna può svanire in breve tempo. In ogni caso quello che importa è che sia Roma che Madrid se la passano male e che la situazione è molto instabile. In questi momenti l’emergenza è la necessità di salvare le banche spagnole, ma fino a pochi mesi fa c’era la possibilità concreta che l’Italia perdesse la possibilità di finanziarsi sui mercati internazionali, una minaccia che prima aveva allarmato la Spagna. E ancora prima c’era stata la crisi politica in Italia, che aveva paralizzato il Paese e portato alla sostituzione di Silvio Berlusconi con Mario Monti. Le emergenze rimbalzano da un Paese all’altro, provocando sussulti che trasformano stabilità e prevedibilità in un ricordo remoto.
…..
Come ha sottolineato Uri Dadush, economista del Carnegie Endowment, le radici della crisi europea non nascono dalla situazione dei conti pubblici o dallo stato del settore finanziario, bensì dalla perdita di competitività subita da Paesi come Spagna e Italia, soprattutto in rapporto alla Germania. Dadush ha calcolato che tra il 1997 e il 2007 il tasso di cambio reale in Spagna è cresciuto dell’11 per cento, e del 9 per cento in Italia (significa che le esportazioni di questi due Paesi sono diventate più costose). Nello stesso periodo, in Germania, è calato del 14 per cento (cioè le esportazioni tedesche sono diventate meno costose del 14 per cento). Tutto questo inevitabilmente ha prodotto un calo dell’export di Spagna e Italia e un incremento dell’export tedesco: nel decennio prima della crisi, le esportazioni spagnole sono diminuite (in rapporto al totale dell’economia) del 3,4 per cento e in Italia dell’1 per cento; in Germania invece hanno registrato un aumento spettacolare, del 20 per cento. Nonostante tutto questo l’economia spagnola è cresciuta a un ritmo doppio rispetto a quella italiana: un’espansione economica basata, come sappiamo, sul settore edilizio, il cui peso in Spagna è passato dal 4 al 12 per cento dell’economia fra il 1995 e il 2007. In Italia nello stesso periodo è passato dal 4 al 6 per cento e questo spiega perché le banche spagnole sono più deboli di quelle italiane.
Spagna e Italia devono cercare nuove fonti di crescita economica, e questa crescita non potrà che venire da un settore privato meglio in grado di competere sui mercati mondiali

E la Germania? Alcuni vociferano di una sua possibile uscita dall’Euro per liberarsi della zavorra di una moneta debole, nulla di piu sbagliato. Senza l’Euro la moneta tedesca si rivaluterebbe troppo e ciò impedirebbe le esportazioni facendo piombare l’economia della Germania in una crisi senza ritorno:

Die Welt propone l’ipotesi che il primo luglio del 2012 la Germania possa decidere di abbandonare l’unione monetaria. In questo momento Stato, imprese e cittadini tedeschi hanno crediti in euro per almeno 200 miliardi di euro, secondo i calcoli di un centro studi di politica europea. Da quando il flusso dei capitali ha spostato grandi somme dal Sud Europa verso la Germania, la Bundesbank ha ammassato un’enorme massa di crediti delle altre banche centrali. In questo momento la Buba avrebbe secondo Die Wlet 699 miliardi di crediti Target, una somma pari al doppio del Prodotto interno lordo tedesco. In questo momento praticamente l’export tedesco viene pagato con crediti alla Germania. Se ci fosse un’uscita della Germania dall’euro, gran parte di questa cifra andrebbe polverizzata, perché i crediti Target che sono fatti all’interno del sistema delle banche centrali europee non potrebbero essere rimborsati. Ma anche nel caso in cui quest’operazione fosse possibile, bisognerebbe pensare alla pesante svalutazione dell’euro in caso di addio tedesco. Ecco perché i crediti che ha la Germania in questo momento perderebbero moltissimo valore, con conseguente grave danno per l’economia e i conti pubblici tedeschi.
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La conseguenza più probabile sarebbe dunque un aggravamento della situazione debitoria. Probabilmente la Germania si ritroverebbe in una situazione italiana, con un debito pubblico schizzato al 110 o al 120 per cento, valore che alla lunga diventa insostenibile, come mostra la storia del nostro paese, a meno di avere un’enorme credito con l’estero come ha il Giappone. La forza dell’export tedesco però andrebbe perduta con la nuova moneta, perché vista la situazione attuale, è assai probabile che il marco si apprezzerebbe notevolmente nei confronti dell’euro. Una moneta pesante renderebbe più costose le merci tedesche, così che l’attuale primato mondiale della Germania nell’export, raggiunto anche grazie alla moneta unica, andrebbe sicuramente perduto. Meno export significa meno crescita, meno profitti, salari più bassi, e anche meno entrate per lo Stato, la cui situazione debitoria si farebbe molto preoccupante. Il governo federale rischierebbe di perdere anche i crediti che in questo momento ha nei confronti dei paesi in eurocrisi, concessi con gli aiuti dei mesi scorsi. 330 miliardi che sembrano però noccioline per le perdite che si abbatterebbero su economia reale e finanziaria.

Quindi ‘Schnell, Frau Merkel’, Angela ‘datti una mossa’! Cosi titola oggi un articolo de Il Sole 24 Ore che propone una propria ricetta per uscire dalla crisi speculativa:

Si può sostenere, con un minimo di ragionevolezza, che l’Europa esiste se si consente ai mercati di attaccare e colpire impunemente un Paese dietro l’altro? La risposta è no
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Signora Merkel, così non può andare avanti. Non farà molta strada se continuerà ad essere indifferente alla rabbia dei greci, distante dall’orgoglio ferito degli spagnoli, dalle paure italiane e dalle angosce francesi. Tirare fuori 100 miliardi europei (di cittadini europei, una buona parte italiani) per difendere le banche spagnole e ritrovarsi con lo spread BTp-Bund a 473 punti (rendimento al 6,03%) e quello con i Bonos spagnoli oltre quota 520 (rendimento al 6,51%) è solo l’ultima spia di un allarme rosso che lei si ostina a volere ignorare. Non esistono vie alternative. Lo abbiamo già detto e scritto ripetutamente. Bisogna dare un messaggio forte ai mercati: l’Europa esiste, non salta, punto
….

Il tempo delle parole è finito, con dieci anni di ritardo, il disegno di integrazione politica va portato a compimento attraverso scelte concrete, immediatamente operative. Almeno tre.

1 – Garanzia unica per i depositi bancari europei. A chi solleva problemi morali, non del tutto infondati, sulla sua introduzione, va spiegato che, in assenza di questo strumento, rischia di pagare di più anche chi si è comportato bene.

2 – Accesso diretto al Fondo salva-Stati (Efsf) da parte degli istituti di credito. Potrà sembrare un dettaglio ma non lo è: le turbolenze di ieri sui mercati sono figlie proprio della convinzione che gli aiuti arriveranno da un secondo fondo di stabilità, Esm, non dall’Efsf, e questo incide sulla qualità e il tasso di rischiosità dei titoli di Stato spagnoli.

3 – Unificazione dei debiti pubblici europei distinguendo (Paese per Paese) il carico degli interessi ma neutralizzando così l’azione della speculazione sui tassi dei titoli sovrani dei Paesi del Sud Europa (e non solo) che si è rivelata molto onerosa.

«Signora Merkel, tocca a lei»


“Per favore, adesso possiamo far partire i motori, signora Merkel?”

L’articolo di copertina dell’Economist chiede al cancelliere tedesco di spiegare ai suoi elettori che bisogna scegliere tra un’idea ripugnante e una dura realtà