Il discorso di Obama, venti di cambiamento negli USA


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Ieri tutto il mondo è rimasto a guardare. Un uomo solo al comando di una nazione, il Comandante in capo Barack Hussein Obama, ha enunciato i punti cardine del suo programma nel discorso inaugurale. La crisi che attanaglia l’economia americana è gravissima e non accenna a fermarsi, l’esercito americano è impegnato in due guerre dispendiose e difficili da condurre in porto, la credibilità americana è in uno dei momenti piu bassi della sua storia.

Riprendendo pensieri Kennedyani Obama dice chiaramente che  “A partire da oggi, dobbiamo rialzarci, toglierci di dosso la polvere, e ricominciare il lavoro della ricostruzione dell’America“.

Rifacendosi a Roosevelt, afferma che gli americani hanno scelto “la speranza rispetto alla paura“. Egli rifiuta il dogmi bushisti del passato e guarda  ad una “’unità degli intenti rispetto al conflitto e alla discordia“.  E poi annuncia il suo New Deal.

“Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell’assistenza sanitaria e abbassarne i costi”

Il nuovo Presidente parla una lingua nettamente diversa da Bush in riguardo alla politica estera, soffermandosi su come la multiculturalità americana possa essere d’esempio per la ricerca della pace.

“Noi siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e induisti e non credenti. Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra; e poiché abbiamo assaggiato l’amaro sapore della Guerra civile e della segregazione razziale e siamo emersi da quell’oscuro capitolo più forti e più uniti, noi non possiamo far altro che credere che i vecchi odi prima o poi passeranno, che le linee tribali saranno presto dissolte, che se il mondo si è rimpicciolito, la nostra comune umanità dovrà riscoprire se stessa; e che l’America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace.”

Al mondo mussulmano manda un messaggio importante, costruire qualcosa e non distruggere.

“A quei leader in giro per il mondo che cercano di fomentare conflitti o scaricano sull’Occidente i mali delle loro società – sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che sapete costruire, non su quello che distruggete”

Si respira aria nuova alla Casa Bianca e posso dire anche nel mondo intero. Speriamo che la rivoluzione Obamiana abbia successo, l’uomo merita, ha degli ideali e crede in quel che dice, temo però che la “vecchia” politica fatta di compromessi metterà piu di qualche bastone tra le ruote del Presidente.

Chi vuole leggere l’intero discorso puo andare QUI

Obama è Presidente, il giuramento


Ore 18.06, Barack Obama è ufficialmente il nuovo Presidente degli Stati Uniti D’America!

Yes, We Can

 

La squadra di Obama


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Oggi Obama giurerà come 44esimo Presidente. E’ quindi il momento di capire quale sarà la sua squadra di governo. Molti clintoniani (Hillary, Emanuel, Panetta alla direzione della CIA) un repubblicano (Gates) e tanti volti nuovi sono le principali novità della Amministrazione Obama, che si insedierà tra pochi giorni. E si perche i Ministri, che negli Usa sono chiamati “Segretari” , devono essere “approvati” dal Congresso. Hillary ha già passato la prova mentre per esempio il ministro del tesoro Geithner trova delle difficoltà a causa di uno scandalo scoppiato qualche giorno fa. Ma vediamo i membri principali dello staff: 

 

Joe Biden (67 anni)

VicePresidente

In realtà il ruolo del VP si è col tempo radicato e allargato: il Vice può essere un importante consigliere del Presidente, o vedersi deputate intere parti dell’agenda politica. In questo caso, insomma, il suo ruolo dipende dal rapporto che egli ha col “capo”, e quanto quest’ultimo intende considerarlo e valorizzarlo.

Al Gore, ad esempio, era un importante consigliere di Clinton sulla politica estera e l’ambiente; mentre Dick Cheney viene considerato uno dei Vice-Presidenti più centrali e interventisti della storia americana. Lo stesso Cheney, tra l’altro, dovette cambiare la sua residenza dal Texas al nativo Wyoming, perché costituzionalmente i due nomi del ticket non possono provenire dal medesimo Stato.

Il VP è anche Presidente del Senato, anche se lo presiede normalmente solo in caso di sedute particolarmente importanti (come l’elezione ufficiale di Obama). La sua partecipazione al voto, per consuetudine, avviene invece solo nel caso in cui il risultato si sia stabilita una situazione di pareggio 50-50. 

 Hillary Clinton(62 anni)

 Segretario di Stato

 (da polisblog.it) Il Segretario di Stato, all’interno del governo, è sostanzialmente equivalente al nostro Ministro degli Esteri. È considerato il membro di più alto livello del governo, e nella linea costituzionale di successione è per questo dopo il Vice-Presidente, lo Speaker della Camera e il Presidente Pro-tempore del Senato. Curiosamente, un Presidente dimissionario deve in primo luogo avvisare il Segretario di Stato: Nixon, ad esempio, si dimise con una lettera all’allora Segretario Henry Kissinger.

Al di là delle curiosità legali, è ovvio come il ruolo di portavoce della politica estera americana sia fondamentale e di grande peso internazionale. Il Segretario di Stato deve attuare le trattative più spinose, mettere la propria faccia alle posizioni meno popolari o far pesare la minaccia di una mossa militare statunitense.

Recentemente abbiamo visto Condoleezza Rice astenersi per ordine di Bush su un documento che lei stessa aveva contribuito a preparare; mentre tutti ricordiamo un patetico Colin Powell, armato di prove false e fialetta di finta antrace, intento a dimostrare l’esistenza della armi di distruzione di massa in Iraq.

La scelta di Barack Obama e del team che ha condotto la ricerca del candidato VP è caduta su Joe Biden, un Senatore del Delaware di lungo corso politico. Una scelta dettata dall’opportunità politica: esperienza, età, credibilità in politica estera, e – facciamo i politically incorrect – anche un nome assai più “popolare” di Barack Hussein.

Nel numero odierno cercheremo di raccontare alcune curiosità sul ruolo di essere “a un battito cardiaco” dalla Presidenza. Un ruolo spesso sminuito, ma con un’aneddotica interessante.

 

Rahm Emanuel(49 anni)

 Capo dello Staff Presidenziale

 Chi ha visto quel bignami romanzato di politica americana che è The West Wing sa quanto un CoS forte – in quel caso rappresentato dal personaggio di Leo McGarry – sia importante perché l’amministrazione funzioni correttamente e i lavori all’interno della Casa Bianca possano procedere il più fluidamente possibile.

Il CoS si occupa sostanzialmente di selezionare e supervisionare il personale, di gestire il tempo del Presidente (decidendo chi e cosa meriti tempo nell’Ufficio Ovale) e soprattutto di collaborare col Congresso e le varie lobby per far sì che l’agenda politica abbia un corso il più possibile fluido ed efficace. Ovviamente sta al Presidente dare più o meno rilevanza al suo CoS nella gestione della quotidianità politica.

Uno dei CoS più famosi è stato senza dubbio il brusco H.R. Haldeman, che si autodescrisse orgogliosamente come “Richard Nixon’s son of a bitch”. Rahm Emanuel ha senza dubbio ottime referenze per essere l’ “Obama’s son of a bitch”, come vedremo parlando – per strano che sembri – di Tony Blair, coltellate ai nemici e pesci inviati per posta.

Due aneddoti. Il primo riguarda Tony Blair. Durante il suo lavoro come consigliere di Bill Clinton, Emanuel si trovò a gestire la delicata fase dello scandalo Lewinsky. Blair e Clinton, nel pieno del polverone Sexgate, si trovarono ad apparire in un’occasione pubblica: un evento fondamentale per confermare la fiducia e la rispettabilità del profilo pubblico dell’allora Presidente. Rahm si rivolse a Blair con un consiglio amichevole quanto perentorio: “Questo è importante, non fare cazzate”.

Il secondo aneddoto riguarda i nemici. Dopo l’elezione di Clinton nel 1992, ad un pranzo per celebrare la vittoria, Emanuel cominciò a recitare una lista di chi aveva provato a sbarrare la strada al neo-Presidente, per ciascuno gridando “Morto!” e dando potenti coltellate al tavolo. In quella campagna Emanuel aveva raccolto fondi in grandi quantità, arrivando a rifiutare bruscamente offerte da lui ritenute troppo avare, al fine di farle aumentare

 

 

Janet Napolitano (51 anni)

Segretario alla Sicurezza-

 Nata in una famiglia di origine italiana, si laureò alla Santa Clara University per poi ottenere un master in giurisprudenza all’University of Virginia. Dopo aver completato il corso di studi cominciò la sua carriera politica all’interno del Partito Democratico.

Collaboratrice della docente universitaria Anita Hill nel 1991, nel 1993 Bill Clinton la nominò Attorney general del governo per l’Arizona mentre dal 1998 fu consigliere giuridico del governo statale. Nel 2002 si candidò come governatrice dello Stato e con il 46,2% sconfisse il candidato repubblicano Matt Salmon.

Napolitano è una donna molto popolare negli Stati Uniti e nel febbraio del 2006 la rivista Time la inserì nella lista dei cinque migliori governatori americani. Scontata la sua rielezione, che avvenne nel 2006 con il 62,6% dei consensi.

Alle primarie presidenziali democratiche del 2008 ha appoggiato la candidatura di Barack Obama, e venne considerata una possibile candidata vice-presidente del senatore dell’Illinois. Si è vociferato su una sua candidatura al Senato contro l’uscente John McCain, senatore dell’Arizona, ma il neo-eletto presidente l’ha scelta come responsabile del ministero per la Sicurezza interna.

E’ stata nominata ministro della Sicurezza Interna dal presidente Barak Obama il 1 Dicembre 2008.

 Timothy Geithner (48 anni)

Segretario al Tesoro-

 Ex capo della Federal Reserve Bank di New York, Timothy Geithner, è stato determinante nel fornire alcune risposte alla crisi economica recente.

Geithner parla regolarmente la necessità di importanti riforme nel sistema finanziario al fine di evitare ulteriori turbolenze.

Prima di entrare alla Federal Reserve di New York, Timothy Geithner ha lavorato per il Fondo monetario internazionale. E’ stati anche sottosegretario per gli affari internazionali, dal 1999 al 2001.

Robert Gates (65 anni)

Segretario alla Difesa

 Gates ricopre, sotto l’amministrazione di George W. Bush, il ruolo di ventiduesimo segretario alla Difesa, succedendo al dimissionario Donald Rumsfeld. Ha inoltre accettato di coprire lo stesso incarico nell’amministrazione guidata da Barack Obama. È stato direttore della CIA dal 6 novembre del 1991 al 20 gennaio del 1993, culmine di una carriera di 26 anni all’interno della struttura di spionaggio e in precedenza presso il National Security Council. È presidente della Texas A&M University, ed ha il ruolo di National President della National Eagle Scout Association. È padre di due figli.

 

James Jones (65 anni)

Consigliere per la Sicurezza Nazionale

 Il Generale James Jones è stato Comandante supremo delle forze USA e NATO in Europa. 

Jones è stato un critico di alcune scelte sulle strategie di guerra della amministrazione Bush, soprattutto in Afghanistan. Il generale in pensione è un veterano decorato del Vietnam ed è benvoluto sia dai Repubblicani che dai Democratici E’ stato un consulente di pace in Medio Oriente per l’amministrazione Bush.

Staff Casa Bianca

  • National Security Adviser: General James Jones
  • National Economic Council: Lawrence Summers
  • Chief of Staff: Rahm Emanuel
  • Senior adviser: David Axelrod
  • Senior adviser: Valerie Jarrett
  • Transition co-chair: John Podesta
  • Senior adviser: Pete Rouse
  • Press secretary: Robert Gibbs
  • White House counsel: Greg Craig
  • Assistant for legislative affairs: Phil Schiliro
  • VP chief of staff: Ron Klain

Governo:

  • Secretary of State: Hillary Clinton
  • Defence Secretary: Robert Gates
  • Treasury Secretary: Timothy Geithner
  • Health Secretary: Tom Daschle
  • Attorney General (Justice Secretary): Eric Holder
  • Homeland Security Secretary: Janet Napolitano
  • UN ambassador: Susan Rice
  • Energy Secretary: Steven Chu
  • EPA Administrator (Environment Secretary): Lisa Jackson
  • Housing Secretary: Shaun Donovan
  • Education Secretary: Arne Duncan
  • Interior Secretary: Ken Salazar
  • Agriculture Secretary: Tom Vilsack
  • CIA Director: Leon Panetta

Inauguration Day: meno 1


Meno 1. Domani Barack Hussein Obama giurerà come 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, sabato sono iniziate le celebrazioni ufficiali del “cambio della guardia”, Obama è arrivato in treno, come Lincoln. Ieri c’è stato il mega concero a Washington. Domani la cerimonia ufficiale, “l’Inaguration Day” e cioè il giuramento del nuovo Presidente. Di seguito un pò di news sulle celebrazioni (tratte da Repubblica.it):

Bush a cena dalla Rice poi telefona agli “amici”, compreso Berlusconi
Oggi il Luther King Day, dedicato allo “spirito di servizio” nella comunità

Obama, popolarità alle stelle
“Governo efficiente, ma fate la vostra parte”

L’Inauguration Day costerà 170 milioni di dollari, in gran parte offerti dagli sponsor
Tra gli invitati anche il pilota-eroe dell’aereo nell’Hudson

WASHINGTON – Ultime 24 ore per George W. Bush alla Casa Bianca, meno 24 ore per Barack Obama. Alla vigilia dell’Inauguration Day, la popolarità del nuovo presidente non è mai stata così alta: secondo il sondaggio Cnn reso noto oggi, Obama ha il sostegno dell’84% degli intervistato. Sei persone su dieci vedono la cerimonia di domani come una “celebrazione della democrazia” e, ancor più significativamente, per 9 afroamericani su 10 dicono che quel che sta per accadere è “la realizzazione di un sogno”.

Obama ed il vice presidente Joe Biden, insieme alle loro famiglie, hanno partecipato oggi ad una delle iniziative di volontariato tenute nella zona di Washington. Dopo il centro per i ragazzi senza tetto, Barack Obama è andato in una scuola superiore di Washington per incontrare studenti e genitori raccolti per un’altra iniziativa di volontariato. ”Faremo funzionare il governo – ha detto il presidente – faremo
in modo che vi ascolti, che si interessi a voi, che faccia in modo che la gente possa avere l’assistenza sanitaria, possa mandare i figli al college, pagare le bollette, conservare le proprie case”. Ma è necessario, ha ribadito, l’impegno di tutti per migliorare l’America,
”perché il governo può fare solo fino ad un certo punto”. Sempre in maniche di camicia, Obama è poi passato a salutare, fermandosi a scambiare anche qualche battuta, tutti i ragazzi, genitori ed insegnanti.

Ieri il Concerto in onore del nuovo Presidente:

Il  palco è stato eretto nello stesso luogo dove Martin Luther King pronunciò lo storico discorso “I Have a Dream”. Dopo aver reso omaggio al Memorial, presidente e vicepresidente, e rispettive consorti, hanno salutato le migliaia di persone presenti.

Il concerto è stato aperto da una versione di “The Rising” di Bruce Springsteen e dalle immagini dei discorsi storici di Franklin Delano Roosevelt e John Fitzgerald Kennedy. Ricchissimo il programma, con esibizioni di star del calibro di Beyoncè, U2, Bruce Springsteen, Stevie Wonder, e interventi di attori e attrici: da Tom Hanks a Jamie Foxx, che ha fatto un’imitazione del presidente eletto; da Denzel Washington a Laura Linney. Hbo ha comprato per 2,5 milioni di dollari i diritti per l’evento, ma negli Stati Uniti il concerto potrà essere seguito gratis sul sito dell’emittente televisiva.

L’ultima notte di George W. alla Casa Bianca

Dietro la retorica e le danze, nell’ultimo giorno che diventa il primo, la verità è il rito. Sta in quei furgoni bianchi e gialli con la scritta “Security Storage”, l’impresa di traslochi, parcheggiati nelle strade dietro il portico sud della Casa che cambia inquilino (mai padrone) per la 44esima volta. Nei 54 impiegati ancora in servizio e nel 250 soldati comandati al facchinaggio che vanno e vengono, ben contenti di portare scatoloni piuttosto che stare in Iraq. Hanno portato via dalla Casa Bianca finora mille metri cubi, il volume di un discreto appartamento, di carte e documenti, sotto lo sguardo occhiuto della vice direttrice degli Archivi Nazionali, che quattordici camion e due aerei della US Air Force hanno recapitato nella cristianissima Southern Methodist University di Dallas dove George Bush costruirà la propria biblioteca, accanto alla casa da 2,1 milioni di dollari acquistata per la pensione.

Dal mezzogiorno di domani, tutto quel materiale, e quello ancora da scoprire tra le email e i server, non apparterà legalmente più a Bush, ma alla nazione.  Queste sono le ore nelle quali l’uomo più potente del mondo assiste al proprio funerale civile a mezzogiorno e un minuto di domani, il momento fino al quale potrebbe ordinare il bombardamento atomico di Teheran o Mosca, e alle 12.02, neppure un caffè. Senza “rischi per la democrazia”, nelle certezza di una liturgia che tutti, da 209 anni quando fu aperta la Casa Bianca, rispettano anche se dentro di loro si divincolano.