Sfiducia: e se Berlusconi non si dimettesse?


Lui dice di avere i numeri, dice che i 317 contrari al governo a Montecitorio non ci saranno. E se invece ci fossero? Siamo sicuri che B. si dimetterebbe in caso di sfiducia di una delle due Camere?

La Costituzione dice:

Art. 94.

Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

La nostra Carta dice che il governo DEVE avere la fiducia. Non è scritto però che in caso di sfiducia siano automatiche le dimissioni. O no? E se B. sfruttasse questo “cavillo” per attaccarsi alla poltrona ed intentare uno scontro Istituzionale con il Colle?. Sarebbe una mossa rischiosissima, alcuni dei suoi potrebbero abbandonarlo, l’eventuale “conflitto istituzionale” potrebbe dargli torto e da quel momento sarebbe “finito politicamente”. E’ quindi una soluzione remota, visto il personaggio però…. non la escluderei del tutto.

Governo, riassunto di una settimana di crisi: Fini sfiducia Berlusconi, Casini gli da manforte. Il Cavaliere resiste,Bossi media ma fallisce, Fli ritira i ministri


Riassunto di una settimana di Crisi, verso la fine del Berlusconi IV.

Cinque settimane dopo aver votato la fiducia al governo – a questo governo – su quei cinque punti, il presidente della Camera ha definito quella piattaforma “cinque punticini” e, di fatto, ritirato il suo appoggio al governo: ha chiesto a Berlusconi di dimettersi per formare un nuovo esecutivo, allargato all’UdC, e ha detto che se questo non accadrà i ministri e i sottosegretari di Futuro e Libertà si dimetteranno dai loro incarichi.

Alcuni scenari possibili QUI

Muore il Governo Berlusconi IV, Muore il sistema di Governo Bipolarista:

Ma qualunque cosa avvenga ora, il governo Berlusconi IV è finito. E se la notizia è stata avvizzita dal fatto che se ne parla quotidianamente da mesi, su una prospettiva storica e politica più ampia torna invece a esserlo: è finito quello che fu annunciato (e tutti riconoscemmo) come il governo più solido che si fosse mai formato in Italia, quello con la maggioranza più inattaccabile, destinato a durare cinque anni mentre il paese avrebbe assistito ai suoi successi o insuccessi e le opposizioni avrebbero potuto solo prepararsi per la scadenza elettorale successiva.

Invece quel governo, nato l’8 maggio 2008, muore a due anni e mezzo: e rischia di non sopravvivere neanche quella maggioranza, vedremo. Muore non solo la sua spergiura nutrita rappresentanza di ministri (aumentata a ogni pié sospinto dopo le promesse elettorali), ma anche il diabolico progetto che lo aveva costruito – la creazione del PdL e la legge elettorale ad centrodestram – e l’idea che la sua procurata stravittoria elettorale lo radicasse su fondamenta solidissime e che la longevità tormentata delle precedenti gestioni Berlusconi potesse essere canonizzata e stabilizzata.

Muore l’idea che il sistema politico italiano sappia governare l’Italia stabilmente. In questo ventennio non ci è riuscito il centrosinistra, vittorioso solo con maggioranze fragili e litigiose, e il centrodestra lo ha fatto solo grazie all’accidente berlusconiano – irripetibile variabile nella prospettiva della storia – che mostra oggi tutta la sua precarietà

“Questione di poche settimane, tre al massimo, e si saprà se la legislatura sopravviverà a se stessa, conducendo verso un nuovo governo e il definitivo tramonto dell’era berlusconiana, o se lo scontro porterà a elezioni anticipate, ultima ridotta di un Cavaliere che dice di non voler cedere il passo agli avversari.

  • 11.11 Futuro e Libertà annuncia il ritiro dei Ministri dal Governo. Si va verso la crisi. Berluscconi resiste “Fini mi deve sfiduciare, non mi dimetto”
  • 12.11 Sul Corriere si apre il diario della Crisi, le novità di oggi 12 novembre: 13:57, Pd e Idv battono un colpo. Presentano la mozione di sfiducia al governo. Entrano così al tavolo della crisi, ma per avere i numeri serve anche la mozione (o eventualmente il voto) di Casini e dei finiani. Arriverà?

Governo in crisi, ipotesi future in caso di “crolli”…


Il “Ghe pensi mi” pronunciato da Berlusconi qualche giorno fa, di ritorno dai vertici internazionali, faceva presagire ad una risoluzione dei nodi interni alla maggioranza. In effetti in poche ore Brancher si è dimesso da ministro e sulla manovra è stata chiesta la fiducia. Disinnescate due mine poste lungo il cammino dell’esecutivo. In sostanza il Premier ha fatto retromarcia su tutto. Prima ha nominato Brancher, con il benestare della Lega, poi lo ha “licenziato”. Prima ha chiesto che la manovra non venisse “bloccata” mantenendo un dialogo con Regioni e Confindustria e poi ha cambiato idea imponendo la fiducia. Son tutti buoni a risolvere le situazioni facendo marcia indietro. Non è comunque questo il punto.

Dopo appena due anni di mandato, il quarto esecutivo presieduto da Berlusconi soffre già, logorato dai dissidi interni al Pdl, i quali non si fermano a Brancher o alla manovra ma si manifestano anche nei provvedimenti in agenda proprio in queste settimane. Il ddl intercettazioni prima di tutto ma anche la riforma della giustizia.

Tra Berlusconi e Fini sono volate di nuovo parole grosse ed il PDL, cosi come è nato nel 2008, puo dirsi morto da tempo. Manca solo il “coroner” che fissi la data del decesso ufficiale.

Già  nei prossimi giorni, in Commissione alla Camera, i finiani porranno degli emendamenti al Ddl intercettazioni. Il Pd e l’udc si sono dichiarati pronti a votarli, pur riconoscendo la bruttezza della legge ma cercando di limitarne il piu possibile i danni. Di Pietro, immagino io, voterà contro facendo un favore al Pdl e provocando, forse, la bocciatura degli emendamenti “finiani” lasciando la legge cosi com’è,  un pastrocchio pericoloso per la libertà di informazione.

In condizioni come queste, comunque,  è impensabile che l’esecutivo possa resistere altri tre anni senza scosse.

Cosa accadrà quindi nelle prossime settimane? La stampa avanza alcune ipotesi. C’è chi parla di un Predellino 2 organizzato da Berlusconi per cacciare Fini dal Pdl ma il Presidente della Camera ha detto piu volte che non vuole farsi cacciare e non si muoverà dal partito. Altri ipotizzano una breve crisi di governo con l’entrata di Casini al posto dei finiani. Questa mossa appare “suicida” e del tutto incomprensibile. Berlusconi si era sbarazzato di Casini due anni fa accusandolo di aver remato contro il suo governo ed ora se lo “riprenderebbe” in cambio di un altro alleato recalcitrante? Non ha senso. Come non avrebbe senso per lo stesso leader Udc, il quale ha passato gli ultimi anni a criticare il Premier per poi allearcisi nuovamente dopo che i suoi elettori lo avevano seguito nella corsa solitaria?

Le suddette ipotesi non mi convincono, come non mi convince neanche un “Governo di unità nazionale” tra Pd, Udc, Idv e Finiani. Perche? Le ragioni sono molteplici. Innanzitutto i numeri. Le opposizioni unite, assieme ai finiani, potrebbero contare su una ristretta maggioranza alla Camera (325-335 seggi contro i 300 circa dei Berlusconiani e della Lega) e su una quasi inesistente prevalenza al Senato (160-162 seggi contro i 154-160 seggi di Pdl Berlusconiano e Lega).

Per prima cosa trovo molto difficile che Di Pietro possa appoggiare un governo del genere. Il leader Idv, caduto Berlusconi, avrebbe tutto l’interesse ad andare alle urne per raddoppiare la sua pattuglia in parlamento piuttosto che logorarsi in un governo di “inciucisti”. In seconda battuta penso che Berlusconi, nei prossimi giorni, riuscirà a “erodere” deputati e senatori tra le fila dei finiani. Ha tutti i mezzi per poterlo fare.

Diamo comunque per scontato che si possa formare una maggioranza alternativa a quella esistente oggi.

Ora immaginate voi, anche ripensando alla breve e tribolata vita del Governo Prodi, cosa potrebbe accadere in una situazione simile. Un Governo nato da un ribaltone, che vede Berlusconi all’opposizione. Il leader del Pdl avrebbe buon gioco a gridare al golpe, appoggiato dalla quasi totalità delle televisioni. Proteste di piazza, scioperi, manifestazioni.. abbatterebbero il governo dopo pochissimi giorni. E ciò significherebbe ritorno alle urne e trionfo di Berlusconi con annichilimento di tutti quelli presenti nel governo “del golpe contro la democrazia”.

Da tutto ciò si evince che, in caso di caduta del Governo, l’unica strada percorribile sia quella delle elezioni anticipate con tre poli a confrontarsi. Il Centrodestra fedele a Berlusconi. Il Centrosinistra di Bersani, Di Pietro, Vendola e del resto dei progressisti “compatibili” con un programma di governo. Il Centro di Fini, Rutelli, Casini, Montezemolo etcetc amen.

Con una legge elettorale di questo tipo, ad urne chiuse, potrebbe crearsi un Senato ingovernabile e quindi, a quel punto, la Lega potrebbe barattare il Federalismo in cambio del tramonto politico di Berlusconi. Allora si, dopo le urne, un governo tecnico-politico-istituzionale (o chiamatelo come volete) avrebbe senso. Ed in quel caso si potrebbero fare le riforme tanto auspicate da anni, in primis la legge elettorale e delle leggi serie su conflitto di interessi e riforma del mercato tv.

L’unica alternativa a tale ipotesi, che possa riscuotere un minimo di credibilità è, caduto Berlusconi, la formazione di un Governo del Presidente al solo scopo di varare una legge elettorale nuova. Un Governo della durata di uno-due mesi utile a raggiungere un unico obiettivo per poi ridare la parola agli elettori. Vincolando il tutto a poche settimane la maggioranza risicata potrebbe reggere. Anche se sarebbe molto rischioso perche in caso di insuccesso Berlusconi trascinerebbe nelle accuse di Golpe anche il Quirinale e ciò rappresentarebbe un caso unico nella storia democratica.

Forse, però, tutto questo non servirà. Chissà che il Cavaliere non abbia in mano qualche sorpresa che possa salvare il suo governo facendo venire a piu miti consigli i detrattori….

Un anno di governo Berlusconi, un anno di mancate promesse


Cosa ha fatto il governo per la sanità pubblica?
Smontato il patto per la salute, tagli alla sanità e agli investimenti. Azzerato il fondo per la non autosufficienza, tagliato il fondo sociale.

E’ vero che il governo ha risolto il problema della sicurezza, cavallo di battaglia della destra nella scorsa campagna elettorale?
No, infatti aumentano reati e criminalità, diminuiscono fondi e risorse, tagli al personale per circa 30.000 uomini e donne.

Cosa ha fatto il governo per aiutare i lavoratori in questo periodo di crisi?
Oltre un milione di lavoratori, soprattutto precari, nelle imprese, nella scuola, nella Pubblica Amministrazione, che rischiano di perdere il lavoro e per i quali il governo no ha fatto nulla. La disoccupazione è oltre il 9%.

Quali le azioni prese dal governo per le donne?
Ripristinato il ricatto delle dimissioni in bianco delle donne lavoratrici, nessun sostegno all’occupazione femminile.

Cosa ne è stato della Social Card?
Social bluff, inviata solo a 500.000 persone, e una carta su 3 è vuota.

Cosa ha fatto il governo per salvaguardare il potere d’acquisto?
Nessun sostegno al reddito di lavoratori e pensionati mentre i prezzi di pane, pasta, latte, frutta e verdura, elettricità continuano ad aumentare in media del 10% all’anno

Cosa ha fatto il Governo per la scuola pubblica?

Pesanti tagli alle risorse, senza garantire risposte di qualità per gli studenti, le famiglie, e senza valorizzare gli insegnanti

Quali incentivi ha introdotto il governo per l’ambiente?
Nessuno. E’ stata invece vincolata e ridotta la detrazione Irpef del 55% per le spese di riqualificazione energetica delle abitazioni (pannelli solari, isolamento, caldaie nuove, ecc.)

Cosa ha fatto il governo per sostenere gli enti locali e assicurare un livello adeguato di servizi al cittadino?
Sono stati tagliati i trasferimenti e imposto un blocco delle spesa scapito dei diritti dei cittadini: mense scolastiche, trasporto pubblico locale, servizi per gli anziani, asili nido, opere pubbliche.

Cosa ha fatto il governo per migliorare il sistema economico italiano?
Ha annullato quanto di buono ottenuto dal governo Prodi. Ha cancellate le liberalizzazioni di Bersani per ridurre il costo dei mutui, delle assicurazioni, de servizi professionali, di benzina ed elettricità. Premiate le rendite.

Cosa è stato fatto per investimenti in infrastrutture?

Tagli per decine di miliardi e promesse non mantenute.

Quali azioni sono state prese per il Sud?
Il credito di imposta è stato svuotato e i fondi FAS (Fondi aree sottoutilizzate) depredati (circa 20 miliardi).
Quali misure prese dal governo per la lotta all’evasione? Son state eliminate le misure anti – evasione, di contrasto al lavoro nero e al riciclaggio di denaro sporco.

Quali aiuti per le imprese?
Moltissime piccole e medie imprese italiane rischiano di chiudere perchè sono rimaste senza l’aiuto per l’accesso al credito e senza ammortizzatori sociali

Il piano case del governo è accessibile a tutti?

E’ un piano casa flop, niente diritti per chi non ha una proprietà

Per chi vive in affitto cosa è stato fatto?

Sono stati bloccati gli interventi per le famiglie

E’ stata introdotta la Class Action?
Si ma è stata svuotata di significato perchè è stato tolto il diritto alle associazioni dei consumatori di portare avanti una class action.
fonte:

http://www.mobilitanti.it/dettaglio/109967/domande_e_risposte_le_promesse_mancate_del_governo

Gianni Letta vicepremier unico?


Riporto da Polisblog.it:

Secondo quando riferisce Affaritaliani.it, il Cav ha deciso di giocare una carta pesante: Gianni Letta promosso a vicepremier unico. Berlusconi intende dare più potere politico a Letta, l’unico in grado di tenere in linea la compagine ministeriale, ammortizzandone i contrasti, l’unico soprattutto a poter dialogare con l’opposizione. Il nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio sarà un (forte e autorevole) esponente del Pdl. La mossa di Berlusconi dovrebbe concretizzarsi nelle prossime settimane, comunque entro il 2009. Bossi avrebbe già dato l’ok.

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Affaritaliani non è molto attendibile, quindi la notizia è da prendere con le molle ma se fosse vera potrebbe significare l’inizio del tramonto politico di Berlusconi oppure una “ridipinta” alla credibilità del governo, messa a dura prova dagli scandali che hanno coinvolto il premier in questi mesi.

In Italia le tasse piu alte sul lavoro


dal sito mobilitanti.it:

44%

La percentuale di tasse sul lavoro in Italia. La più alta d’Europa

L’Italia è il Paese Ue dove è più alto il carico fiscale sul lavoro: lo ha reso noto oggi Eurostat in base al confronto effettuato sui dati relativi al 2007. Lo rivela Eurostat. Qui da noi infatti le tasse e i contributi sociali rappresentano il 44% del costo del lavoro, contro la media del 34,3 nella zona euro. I livelli più bassi sono quelli di Malta (20,1%), Cipro (24%) e Irlanda (25,7%), mentre i più dati alti, dopo quelli italiani, sono quelli di Svezia (43,1%) e Belgio (42,3%).

La crisi colpisce soprattutto i lavoratori e il governo Berlusconi sta fermo.
Fallo sapere perchè il governo deve fare i conti con la realtà, come tutti noi.

I 100 giorni di Berlusconi: tante promesse, poche certezze


In questi giorni il Governo Berlusconi festeggia i 100 giorni di attività. Ancora in luna di miele con gli elettori, recentemente “promosso” dall’autorevole settimanale americano Newsweek, il Silvio IV si appresta ad un autunno pieno di sorprese, tra riforme ammazzamagistratura e dialoghi improbabili sul federalismo.

Nel frattempo l’Unità ha pubblicato un interessante Dossier in cui si riassumono le tante promesse fatte dall’esecutivo elencando poi le poche certezze realizzate. Ecco una sintesi:

 La promessa 1, taglio dell’Ici.
Totale eliminazione dell’ICI
sulla prima casa, senza oneri per i Comuni.

I fatti 1. L’Ici è stata tagliata, e da giugno tutti i proprietari non
hanno pagato la tassa sulla prima casa. Ma il governo
Berlusconi ha tolto l’imposta comunale sugli immobili ai più
ricchi. Ai meno abbienti, infatti, l’aveva già levata il governo
Prodi. La scelta di Tremonti, dunque, rischia di privilegiare
anche chi problemi economici non ne ha e di mettere in crisi le
casse dei Comuni che vedono sparire una delle loro principali
fonti di finanziamento. E va a finire che a pagarne le
conseguenze saranno di nuovo i più disagiati che non avranno
più tutti i servizi comunali che l’Ici garantiva.

La promessa 2, imposta per banche e petrolieri. «A profitti
straordinari, prelievi straordinari: qualche sacrificio devono
iniziare a fare anche banche e petrolieri».

I fatti 2, Robin Hood Tax ricade sui consumatori. Il ministro
Tremonti l’ha chiamata Robin Hood Tax: doveva essere
l’imposta che ci avrebbe salvato dalle speculazioni dei
petrolieri, un onere aggiuntivo sui prezzi dei carburanti. Ma,
malgrado il ministro che voleva rubare ai ricchi per dare ai
poveri, non c’è stato un analista economico che abbia
apprezzato la sua proposta: per i consumatori finali,
sostengono gli esperti, anziché la prospettata riduzione, si
determinerebbe un ulteriore aumento del prezzo dei
carburanti. In sostanza, i petrolieri vessati dal fisco, avrebbero
fatto ricadere la tassa sul prezzo al consumo: la trovata di
Tremonti, infatti, non prevede sanzioni nel caso di rincari non
“adeguatamente motivati”. Non a caso, l’Autorità per l’Energia,
con una delibera del 4 luglio 2008, ha adottato una serie di
interventi urgenti per vigilare sul rispetto del divieto di
traslazione della maggiorazione d’imposta. In pratica, l’Autorità
punta così ad evitare che «le imprese possano adottare
condotte idonee ad eludere il divieto e a comprometterne la
finalità di tutela dei consumatori».

La promessa 3, più soldi per tutti. Graduale e progressivo
aumento delle pensioni più basse; rafforzamento della
previdenza complementare e avvio sperimentale di nuove
mutue sociali e sanitarie;

I fatti 3, l’elemosina della social card. Il governo regala una
una card prepagata – per un valore di circa 400 euro l’anno –
che i pensionati potranno spendere per spesa e bollette. Una
tantum, un’elemosina. Come se non bastasse, il governo ha
rischiato di tagliare fuori dall’assegno sociale (la pensione che
riguarda 800 mila anziani a basso reddito) solo per colpire gli
immigrati. Si era infatti inserito tra i requisiti per ricevere
l’assegno il fatto di aver lavorato in Italia per almeno dieci anni
con un reddito almeno pari all’assegno stesso, Venivano così
tagliate fuori, per esempio, le casalinghe, piuttosto che chi ha
lavorato in nero o chi guadagnava meno dei 395 euro stabiliti
dall’assegno. Visto il paradosso, il governo è stato costretto ad
una retromarcia riparatrice. Il requisito lavorativo e di reddito
non c’è più, basta avere la residenza

La promessa 4, nuove strutture ospedaliere. Incentivazione
del rinnovamento tecnologico delle strutture ospedaliere e
della realizzazione di nuove strutture, in particolare al Sud, in
accordo con le Regioni;

I fatti 4, tagli alla spesa sanitaria e reintroduzione del
ticket
. Considerati i tagli alla spesa sanitaria che il governo ha
scelto di varare, si presume che il programma non potrà
essere rispettato. A dirlo, non sono solo i potenziali utenti, ma i
medici stessi: dopo la manovra, avremo un Servizio sanitario
nazionale «più povero e per i poveri», frutto di «tagli
indiscriminati e scriteriati». I camici bianchi della sanità
pubblica annunciano un autunno caldo, tra scioperi e altre
forme di protesta. In particolare tra le misure contenute nella
manovra che più hanno fatto inferocire i camici bianchi c’è
l’aumento, giudicato troppo esiguo, del Fondo sanitario
nazionale e la possibilità, per le regioni più indebitate di
reinserire il ticket sanitario anche per gli esenti. Inoltre, la
manovra mette a rischio anche la professionalità dei medici e
alcuni loro diritti acquisiti. Ad esempio, elimina due articoli a
tutela dei riposi nei turni di lavoro: in parole povere, dopo un
turno di 12 ore di lavoro magari notturno, il riposo non sarà più
garantito e il medico può essere chiamato in servizio, un
«rischio in termini di sicurezza sia per i medici che per i
pazienti», avvertono i sindacati. E poi ai medici non va giù
l’idea di finire nel calderone dei pubblici impiegati, i fannulloni
come li intende Brunetta: i medici ospedalieri ricordano che
«lavorano 14 mesi l’anno, tra straordinari e ore non retribuite».
Tra i primi provvedimenti del governo Berlusconi, c’è la
reintroduzione del ticket sanitario che il governo Prodi aveva
abolito nel 2007. La decisione ha scatenato diverse
polemiche, e così il governo ha pensato di cancellare la
norma. Ma nel nuovo testo si legge che viene abrogato il ticket
di 10 euro sulla specialistica per il 2009, ma anche che lo Stato mette a disposizione soltanto 50 milioni su 834 milioni
necessari. I rimanti 707 milioni sono a carico delle Regioni le
quali, potranno anche ripristinare il ticket medesimo. Tra le
proteste più accese, quella del presidente della Lombardia
Roberto Formigoni

La promessa 5, meritocrazia. Attuazione per la prima volta in
Italia del disposto dell’articolo 34 della Costituzione: “I capaci e
meritevoli anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere
i gradi più alti degli studi”

I fatti 5, tagli alla scuola e all’Università. Nella Manovra i
tagli alla scuola ammontano ad 8 miliardi di euro oltre a 130
mila licenziamenti, tra insegnanti e personale non docente
nelle scuole, altri 500 mila euro di tagli per le Università.

Questo costringerà gli istituti e gli atenei ad aumentare le
tasse di iscrizione, per riuscire a garantire i servizi. Proseguire
negli studi, quindi, non sarà solo questione di merito, ma
anche di possibilità economiche. I docenti delle Università
italiane hanno già minacciato di bloccare lezioni ed esami.

La promessa 6, case per tutti. “Piano casa” per costruire
alloggi per i giovani e per le famiglie che ancora non
dispongono di una casa in proprietà attraverso lo scambio tra
proprietà dei terreni e concessioni di edificabilità. Ogni
Regione determinerà i criteri di assegnazione su cui costruire
le graduatorie;

I fatti 6, si annunciano 20mila case e se ne cancellano
12mila
. Nella manovra economica varata ad agosto, come ha
denunciato il Sunia, spariscono 550 milioni di euro destinati
nel 2007 all’emergenza abitativa ed in particolare alle famiglie
disagiate sottoposte a sfratto, per destinarli ad un fondo
nazionale che dovrà finanziare un “piano casa” da definire
entro il gennaio 2009

Il nuovo che avanza, il ritorno di Scotti


da gennarocarotenuto.com

Cosa non è stato nella vita Vincenzo Scotti (nella foto com’era quando fu eletto deputato per la prima volta, nel fatidico 1968) neo sottosegretario agli esteri di belle speranze? Classe 1933, e quindi 75 anni suonati (solo quattro più di Berlusca si dirà), manco a dirlo democristiano, è stato tra l’altro sindaco di Napoli, la Napoli del secondo sacco della città post-terremoto, quella di Antonio Gava, Giulio Di Donato, Francesco De Lorenzo, e del giovane Elio Vito (proprio lui).

Soprattutto però il compare Scotti è stato Ministro di tutto. Carlo Donat Cattin (e pure lui non scherzava) lo chiamava Tarzan per quella sua capacità di saltare da un ministero all’altro come se interni e lavoro, esteri e ambiente, richiedessero sempre le stesse competenze e lui le avesse tutte.

 

Vediamo di sintetizzare: con Andreotti è Sottosegretario al bilancio e programmazione economica, quindi Ministro del lavoro e della previdenza sociale, riconfermato con il I Governo Cossiga. Poi Cossiga lo manda alle politiche comunitarie dove resta anche con Forlani e sembra di parlare della preistoria. Poi viene Giovanni Spadolini e il nostro passa ai beni culturali e ambientali con Spadolini. Con Fanfani, ritorna Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Passa anche la puzzola aretina e viene Bettino Craxi. Come nella canzone di Giorgio Gaber, Scotti lo mettiamo alla protezione civile. Nel VI e VII Governo Andreotti fa addirittura il Ministro dell’interno sostituendo Antonio Gava. Sta crollando la prima repubblica ma lui fa ancora in tempo a fare un breve giro agli Esteri, nel Governo Amato. Peccato, con quel passo un governo guidato da Tarzan Scotti non ce lo levava nessuno.

Va fuori dal Parlamento per un po’, ma pur schizzato dal fango, si salva da tangentopoli. Per qualcuno è simbolo di un passato trapassato, ma lui non rinuncia e non passa. Ancora un paio d’anni fa si diceva alternativo ad entrambi i poli e prese poche migliaia di voti con un fantomatico Terzo polo. Poi a 75 anni suonati ottiene la grande rivincita. Torna ad essere il ras partenopeo di un altro postdemocristiano, Raffaele Lombardo e dell’appena meno fantomatico MPA. Gli va meglio che a Ciriaco de Mita, del quale è stato sempre avversario. Saranno i cinque anni di differenza ma De Mita prende la liana dell’UDC, si anchilosa e resta fuori. Di terzi poli e di essere alternativo sia a Berlusconi che a Prodi intanto il compare Scotti ha fatto presto a scordarsi. Lui salta di nuovo con l’agilità di Tarzan sul carro del vincitore: Silvio Berlusconi. Non solo torna in parlamento ma, incredibile ma vero, riesce a tornare al governo, come sottosegretario in quella Farnesina dov’era stato ministro nel 1992.

E forse (ed è tragico) la presenza di Vincenzo Scotti è perfino rassicurante alla Farnesina dove il titolare è Franco Frattini che fa collezione di cariche ma non di competenze (velo pietoso) e debutta come sottosegretario quella pazza scatenata di Stefania Craxi (Scotti e Craxi di nuovo nello stesso palazzo, cos’e’pazze!). A salvare la Farnesina restano lui, il redivivo Tarzan e Alfredo Mantica di AN, che almeno sa il mestiere ed è un tipo che studia prima di parlare. L’aggrapparsi a Scotti -o considerate Frattini e Stefania Craxi il nuovo?- fa capire quanto male stiamo e la tragedia di un paese dove i portaborse risultano sempre peggio dei loro predecessori.

A noi comuni mortali resta il diritto a non capire chi glielo fa fare, ad uno che è stato ministro di tutto, tornare in tarda età a fare il sottosegretario. Aveva proprio ragione il divo Giulio, “il potere logora chi non ce l’ha”. Noi intanto non moriremo democristiani, ma solo perchè i democristiani sono degli highlander immortali e quindi moriremo prima noi. Ma, caro Ministro, non ha dei nipotini da portare in Floridiana?