Renzi sfiducia Letta, domani le dimissioni del Governo


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Renzi ha sfiduciato Letta. Vuole un governo per tutta la legislatura. Fino a due mesi fa voleva il voto a breve. Stessa maggioranza di oggi. Nuovo governo.  Una parola sola. Ipocrita.

Come se il problema fosse il nome del Capo del Governo. Il vero grosso drammatico problema è stata la impossibilità del governo uscente di fare cose buone. L’esecutivo di Letta passerà alla storia per i pasticci su Iva ed Imu. Il resto sono dettagli. E’ da due mesi che ‘galleggiava’. Non ha prodotto alcun cambiamento significativo. Non ha dato risposte su Economia e Lavoro. Non ha tolto leggi ingombranti come la Fini-Giovanardi (ci ha dovuto pensare la Consulta), non ha fatto nulla sulla legge elettorale (ha dovuto decidere sempre la Consulta). Le Riforme sono fallite. Ha perso pezzi durante il tragitto. Ha avuto tre ministri (Alfano, Cancellieri, De Girolamo) nella bufera, due dei quali salvati solo da interessi politici.

Un governo fallimentare frutto di una maggioranza eterogenea. La stessa maggioranza avrà il Segretario PD. Renzi vuole cambiare l’Italia? Chi glielo dice che per farlo deve confrontarsi con i suoi alleati Giovanardi, Quagliariello e Schifani?

Detto questo, un Presidente del Consiglio sfiduciato non in Parlamento ma durante la direzione di un partito resterà come uno dei punti più bassi di ventanni di ‘seconda repubblica’.

Una sola opzione può comunque far pensare ad un Renzi Premier. Che Alfano voglia davvero affrancarsi da Berlusconi. Questo vorrebbe dire arrivare sino al 2018. Quattro anni di governo Renzi per seppellire il Cavaliere, tornato ora prepotentemente in pista, sotto i processi Ruby e Ruby-ter e le condanne inflitte (la prima, quella Mediaset, ancora da scontare). Nel frattempo un eventuale patto Renzi-Alfano garantirebbe quelle cosiddette Riforme capaci di fornire consenso popolare. Monti sarebbe accontentato con una poltrona europea prestigiosa. I popolari di Mauro confluirebbero con Alfano, Scelta Civica nel PD.

Se così sarà l’accordo PD-FI sulla legge elettorale naufragherà presto perchè il Cav, fiutato il trappolone nei suoi confronti, cercherà di ‘recuperare’ senatori di Ncd per far saltare la maggioranza ed andare ad elezioni. O forse prima farà approvare la legge elettorale e poi passerà alla campagna acquisti.

Il sindaco ne ha commessi di errori, a soli due mesi dalla presa del potere. Il primo è quello di aver concordato una legge elettorale non con la maggioranza di governo ma con un uomo inaffidabile come Berlusconi. Questo ha provocato frizioni nel suo partito, la legge rischiava di essere affossata e quindi è stato costretto a prendersi la patata bollente del governo. Errore madornale.

Il percorso che inizia il governo nascente è molto pericoloso. Quel che Renzi ed i renziani stanno facendo a Letta oggi, Letta ed i lettiani faranno a Renzi domani. Chi di manovre di palazzo ferisce, di manovre di palazzo perisce. Chi pagherà ? Noi tutti. Chi ne beneficerà? Uno solo, Berlusconi.

Nota finale. Visto che in un mese Renzi è riuscito a cacciare Fassina, Cuperlo e Letta non è che potrebbe aggiungerci anche Napolitano? Così, tanto per completare il tutto.

Sondaggio: quanto durerà il Governo Letta?


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L’ultimo sondaggio del 2013 si è concluso con l’opinione che Berlusconi sia davvero finito politicamente. Più del 58% di voi lettori si è espresso in questo senso. Le ultime notizie raccontano ahimè di un epilogo diverso. Anno nuovo sondaggio nuovo. E’ il momento di Letta. Quanto durerà il suo governo? A voi la parola:

Poll: Quanto durera il governo Letta?

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Crisi, la piroetta di Berlusconi su Letta: farsa o inizio della fine?


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Tutto cambia affinchè nulla cambi, recitava il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Appunto.

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Ecco, questo scrivero verso le nove di ieri sera. Dopodichè mi avventuravo in un ragionamento sulla opportunità o meno per Berlusconi di votare la fiducia a Letta:

Di questa crisi PDL qualcosa non mi convince. Seguitemi:

Berlusconi nelle prossime settimane ha diversi appuntamenti con la giustizia. Il voto di decadenza in commissione prima ed in aula poi. L’esecuzione della sentenza Mediaset, l’interdizione ed infine la possibilità concreta di essere arrestato (se decaduto) per l’inchiesta sulla compravendita senatori. Che senso ha spaccare il PDL in una situazione di questo tipo?

….

Non riesco a capire l’atteggiamento di Berlusconi. Non è logico. Con il governo Letta una piccola speranza di salvarsi ce l’ha. Stando all’opposizione no.

Ed infatti Berlusconi, alla fine, ha scelto per logica ossia votando la fiducia al governo. Sembra non sia stata una decisione indolore:

È davanti alla resa che Denis Verdini ha gli occhi bagnati di pianto: “Se voti la fiducia – dice a Berlusconi – siamo morti. Silvio, fidati, non farti umiliare”. Il più duro, tre ore di sonno, foglio di carta alla mano con i numeri che non tornano più, è in una stanzetta con Berlusconi.
…..

Verdini ha gli occhiali incollati sulla testa. Ha passato la mattinata a “massaggiare” gli indecisi: “Silvio, così è la resa. C’è una maggioranza senza di noi, ma non regge. Se ci accodiamo siamo irrilevanti. Ragiona. Questi il gruppo lo fanno e si portano dietro tutti i ministri. Che ca… votiamo a fare il governo? Come lo spieghiamo al tuo popolo? Perché tu, Silvio un popolo ce l’hai.”Gli occhi di Verdini sono bagnati. Berlusconi compulsa nervosamente il telefonino. Alfano non risponde. Non lo fa da ore. Ogni tentativo a vuoto è una pugnalata. Nell’ora più difficile si sente solo. Angelino sta tradendo. Con “Casini”, Con i centristi. Per la prima volta sente che gli manca la forza della rabbia

Il dato sembra essere tratto. Un gruppo autonomo di ex PDL alla Camera, annunciato da Cicchitto ed uno in probabile formazione al Senato, secondo anticipazioni di Formigoni. Berlusconi, per la prima volta, perde il controllo di una parte notevole del suo partito?

[HP] E si apprende che a far decidere Angelino Alfano a prendere una posizione diversa da quella di Silvio Berlusconi (sino a rompere definitivamente con il suo ‘padre politico’) sarebbe stata proprio la telefonata con la quale, sabato scorso, l’avvocato e deputato Niccolò Ghedini lo aveva avvertito dell’ordine del Cavaliere di dimettersi assieme agli altri ministri dal governo Letta.

Uno sgarbo netto e premeditato, spiegano gli amici di Alfano, che ha fatto decidere l’eterno indeciso e l’eterno ‘delfino’ di Berlusconi a intraprendere la strada del dissenso, “nonostante fosse ben consapevole che la probabile conclusione di questo percorso sarebbe stata la fine politica e personale di un’amicizia e di una collaborazione durata per anni”.

Tra qualche mese sapremo se si è tratta di una farsa nata per salvare Berlusconi dai processi e dalle condanne o se invece oggi è iniziata davvero la fine politica del Cavaliere. L’istinto mi suggerisce la prima ipotesi, la ragione mi fa propendere per la seconda. Lo sapremo con il tempo.

Crisi, il PDL implode: Alfano contro Berlusconi, Letta ce la fa?


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In queste ore forse si sta consumando uno strappo ‘epocale’ all’interno del PDL. Per la prima volta alcuni esponenti politici berlusconiani si ribellano al proprio ‘padre padrone’. Berlusconi giorni fa ha chiesto le dimissioni di Alfano e degli altri ministri pdiellini, poi l’inizio dei malumori nel partito, infine una truppa non scarna guidata dallo stesso Alfano che rinnova la fiducia a Letta e domani si appresta a sostenere il governo in aula. Nelle prossime ore si chiarirà definitivamente se il PDL-Forza italia imploderà o se ‘le colombe’ riusciranno a piegare definitivamente il Capo riconducendolo a più miti consigli.

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In realtà il motivo vero della rottura del Cavaliere non è la questione ‘tasse’ ma la sua salvezza personale. Giovedì si vota in commissione al Senato per la sua decadenza dopodichè toccherà all’aula. Qualora decada, la magistratura di Napoli potrebbe anche chiedere il suo arresto, in relazione alla indagine sulla compravendita di senatori. E’ quella la grande paura del Caimano. Finire in carcere. E farà di tutto per impedirlo.

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Ricapitoliamo i passi che hanno portato alla crisi:

  • 25 settembre. I parlamentari PDL rimettono il loro mandato nelle mani dei capigruppo di Camera e Senato, in polemica con le decisioni del PD di procedere con la votazione di decadenza di Berlusconi in commissione a Palazzo Madama.
  • 27 settembre. Il governo mette a punto una serie di provvedimenti per posticipare l’aumento Iva di ottobre. I Ministri PDL riferiscono al premier Letta che non si tornerà indietro dalle decisioni di dimissioni in massa. Letta congela quindi ogni provvedimento e rimanda ad un chiarimento in Parlamento. L’Iva quindi aumenterà dal 1° ottobre.
  • 28 settembre. Berlusconi, in risposta alle decisioni di Letta, chiede ai ministri di dimettersi ed annuncia la fine delle larghe intese.
  • 29 settembre. Mentre Letta, in concordia con Napolitano, fissa i dibattiti parlamentari per mercoledì 2 ottobre, nel PDL iniziano i distinguo. Dall’ex capogruppo Cicchitto ai ministri Quagliariello, Lupi e Lorenzin, rilasciano dichiarazioni non in sintonia con quelle di Berlusconi. Si vocifera che la decisione di rompere sia stata suggerita al Cavaliere dai cosiddetti ‘falchi’ ovvero Daniela Santanchè, Dennis Verdini e l’avvocato Ghedini.
  • 30 settembre. Mentre la borsa ‘tiene’ e lo spread non si impenna più di tanto, continua a crescere il disagio nel Popolo della Libertà. Si inizia a parlare di ‘dissidenti’, qualcuno parla di scissione tra colombe e falchi.

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Il resto sono notizie di oggi, in aggiornamento di ora in ora. Ecco alcune dichiarazioni sorprendenti:

Alfano: “Rimango fermamente convinto che tutto il nostro partito domani debba votare la fiducia a Letta. Non ci sono gruppi e gruppetti”.

Giovanardi: “Abbiamo i numeri, siamo anche più di 40, e siamo fermi nel voler mantenere l’equilibrio di governo. Per questo voteremo la fiducia. Il problema dei numeri, al massimo, è degli altri”.

Cicchitto: “è un errore far cadere il governo sia per quello che riguarda Berlusconi, sia per il PdL che per l’Italia”.

A mi giudizio, messo alle strette ed in minoranza, il Cavaliere tornerà sui suoi passi e domani voterà la fiducia a Letta. Un partito unito può ancora essere utile alla sua salvezza. Diventare leader di un partito dimezzato potrebbe essere il colpo di grazia per ogni salvacondotto.

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Crisi di Governo: cosa accade ora, tutte le ipotesi in campo


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Il PDL ha ritirato i propri ministri dal Governo. Di fatto è iniziata la crisi. Letta oggi sale da Napolitano e (salvo dimissioni immediate) domani o martedì si presenterà alle Camere per verificare l’esistenza di una maggioranza in suo sostegno. Berlusconi, come probabile, ritirerà la fiducia al governo ed il PDL passerà all’opposizione.

Cosa accade adesso. Le ipotesi sono più di una. Sullo sfondo le elezioni anticipate a novembre-dicembre. Vediamole una per una.

  • Ipotesi 1. Una volta verificata l’indisponibilità del PDL al sostegno, Letta si dimette e Napolitano lo reincarica per provare a mettere assieme una nuova maggioranza. Letta la ottiene grazie a fuoriusciti PDL oppure con il sostegno di ex grillini, Sel e pezzi del centrodestra.
  • Ipotesi 2. Dopo l’uscita dalla maggioranza del PDL, Letta non riesce ad avere i numeri per andare avanti e quindi si dimette. Dopo lunghe consultazioni Napolitano trova la quadra attorno ad un altro Premier, magari tecnico o della società civile. Si forma un nuovo esecutivo con il sostegno di PD, SEL, SC e pezzi di 5Stelle ed ex PDL.

In entrambi i casi ci sono diversi ‘governi’ possibili. Di scopo, per fare due tre cose e tornare alle urne. Di ‘piccole intese’, della durata di almeno un anno e mezzo. Di legislatura, con respiro più ampio. Più grande sarà la maggioranza, più lunga sarà la durata. I renziani puntano ad elezioni entro pochi mesi, tanto per dire.

  • Ipotesi 3. Il PDL, dopo aver fatto dimettere i propri ministri, ritira il sostegno al governo, provoca le dimissioni di Letta ma in seguito alla crisi si dichiara favorevole ad un nuovo esecutivo se non vi saranno ulteriori tasse e se si metterà mano alla giustizia. Sottinteso vi sarebbe un salvacondotto per Berlusconi, garantendo la sua agibilità politica. Napolitano, a mio giudizio, potrebbe essere favorevole, il PD, soprattutto la fronda renziana, molto meno.
  • Ipotesi 4. Letta si dimette, non si trovano altre maggioranze per andare avanti, anche con un altro Premier e Napolitano è costretto a sciogliere le Camere, elezioni fissate attorno a novembre-dicembre.

Dando per scontata una maggioranza alla Camera, dove il PD gode del premio di maggioranza, tutto si gioca a Palazzo Madama, ecco i numeri:

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A tali numeri vanno aggiunti i 4 senatori a vita nominati da Napolitano, maggioranza fissata a 161 quindi.

 

Commenti estivi: Letta ‘balneare’, status pericolosi ed italiani d’Egitto


In questo periodo non mi va molto di scrivere della politica nostrana. Qualche riflessione su facebook e niente di più. Il Governo si barcamena tra i capricci del PDL ed i disagi del PD. In autunno, con la condanna di Berlusconi che sbarca in Parlamento ed il congresso Democratico, sapremo che fine farà Letta. Nel frattempo, vi riporto i miei ultimi commenti su politica italiana ed estera:

Condanna di Berlusconi e Governo Letta
Spesso in tv si sente dire “questo Governo è indispensabile per salvarci dalla crisi, quindi bisogna arrivare ad un compromesso”. Il compromesso è frutto di un accordo tra due idee diverse. Qui stiamo parlando un condannato in via definitiva che ‘ricatta’ il governo minacciando una crisi se non si trova un modo di eludere la condanna.

Compromesso? Questo è un ricatto!!! Chiamiamo le cose come sono, per favore. Tutto da verificare poi che questo governo “sia indispensabile per salvare il paese”

Twitter, Facebook e status ‘pericolosi’
Ma ci vuole tanto a controllarsi quando si scrivono i propri status sui social network? Dai leghisti ci si aspetta di tutto ma anche da sinistra qualche volta arrivano dichiarazioni idiote e ugualmente gravi, anzi forse di più perche pronunciate da chi, in teoria, dovrebbe pensarla diversamente rispetto ai diritti ed alla giustizia.

Immagino siano frasi scritte con leggerezza, senza pensare alle conseguenze. Eppure, in particolar modo chi riveste incarichi politici, dovrebbe avere un minimo di raziocinio diamine!

Perla dell’ anno, ma che dico, del secolo!
Minzolini (da L’Espresso ndr): “Berlusconi in carcere sarà il nostro Nelson Mandela” (Via idea giovani)
Il tramonto repentino di De Magistris
[…]Era il primo giugno 2011: due anni e due mesi dopo, un’amministrazione gravata anche da un’eredità pesante e dai troppi tagli, deve aderire al decreto pre-dissesto che comporterà tasse elevate per i cittadini. La luna di miele lascia il posto a una delusione trasversale. In mezzo, ci sono state: le defenestrazioni dei suoi uomini, una decina tra consulenti, dirigenti o superassessori, come Raphael Rossi o l’ex pm Giuseppe Narducci; le furibonde polemiche sulle Ztl, prima imposte dal sindaco senza dialogo con il territorio, poi in parte ritirate; le promesse di un nuovo stadio per Napoli, poi archiviate; le illusioni sulla differenziata al 70 per cento, ma è inchiodata sotto il 30. Né sono servite due edizioni di Coppa America. Ora tocca al Forum delle culture: l’ennesimo evento, ancora avvolto nella nebbia. […] Via Repubblica.it
Egitto, italiani in vacanza
Ieri, guardando un tg, ascoltavo la testimonianza di una turista italiana di ritorno dall’Egitto. Con fare del tutto distaccato diceva: “Nel resort tutto tranquillo, fuori c’erano problemi ma li dentro no. Certo, i locali erano un po’ agitati”

Sai com’è, erano un po’ agitati perche l’Egitto sta sprofondando nella guerra civile, il Paese è devastato da rivolte e i morti sono migliaia.. però nessuna preoccupazione, nel resort ‘tutto tranquillo’

Cento giorni di nulla, il Governo Letta


Cento giorni di nulla spinto. La sintesi del Governo Letta sino ad oggi. L’Espresso riassume i provvedimenti rimandati e le decisioni non prese:

Riforme istituzionali. Sono il chiodo al quale Letta ha appeso la propria ambizione a durare e a dare un respiro alto alle larghe intese, e anzitutto per questo il loro iter va osservato con particolare attenzione. Quando si insediò, infatti, il premier diede un orizzonte temporale al proprio governo, sul metro della realizzazione di riforme come il superamento del bicameralismo perfetto e federalismo fiscale: 18 mesi. Un anno e mezzo non (come si tende a riassumere) per concludere l’iter delle leggi costituzionali, ma almeno – come disse più accortamente Letta – per “verificare se il progetto è avviato verso un porto sicuro”. Risultato? Sin qui prevedibilmente a rilento, ma ancora nei tempi. Dopo il leggendario periodo della Commissione dei 35, saggi bipartisan reclutati per cominciare a concretizzare modi e priorità delle riforme, il Parlamento è alla prese con la condizione per avviare l’iter delle riforme: la discussione sulla legge costituzionale che deve istituire il Comitato dei 42, saggi anche loro, ma stavolta parlamentari, che saranno incaricati di preparare le varie proposte, che poi il Parlamento voterà. La Camera ha appena finito la discussione generale sul ddl dei 42: incardinato il provvedimento, se ne riparlerà a settembre.

Legge elettorale. Inizialmente facente parte (come è naturale che sia) del pacchetto delle riforme istituzionali, ha tuttavia preso un andazzo e un ritmo sincopati, ed è forse il miglior simbolo dei tempi. La riforma del Porcellum, a parole inviso a tutti, sta infatti stretta in una tenaglia a tre punte: la consapevolezza che vada cambiata; la certezza che dopo si andrà a votare; la difficoltà di trovare un accordo, per via delle infinite sfumature possibili. Ergo, in un primo tempo è prevalsa la tentazione (più comoda e, per certi versi, più logica) di porla al termine del percorso delle riforme: adesso, invece, complice la vicenda giudiziaria di Berlusconi, si è deciso invece di andare avanti spediti – apportando se non altro i correttivi agli aspetti più turpi del Porcellum. Una settimana fa, la conferenza dei capigruppo ha stabilito di esaminarla con procedura d’urgenza, il che vuol dire che il voto sulla legge arriverà a ottobre, vale a dire nel mese successivo all’inzio della discussione. Per la cronaca: le alate discussioni sulle sfumature dei cambiamenti da apportare sono già cominciate.

Soldi ai partiti. Prima di bloccarsi in parlamento, il ddl che abolisce il finanziamento ai partiti entro tre anni è uscito dal consiglio dei ministri a fine maggio, dopo solo un mese di governo. Via il sistema dei rimborsi, si introducono detrazioni e incentivi fiscali per i cittadini che finanziano spontaneamente partiti e movimenti (i quali a loro volta devono avere requisiti minimi di trasparenza e democrazia interna per poterli ricevere). Dopo vari rinvii il ddl è approdato in Aula alla Camera il 2 agosto, senza che la commissione Affari costituzionali avesse finito di esaminarlo.

Imu e Iva. Letta ha proceduto, così come annunciato, allo stop dell’aumento dell’Iva dal 21 al 22 per cento previsto per luglio (per ora, rinviato a ottobre) e alla sospensione della rata di giugno dell’Imu. Il Pdl lo attende adesso al varco della rimodulazione complessiva della politica fiscale sulla casa, promessa anche quella nell’insediamento: il partito di Berlusconi vorrebbe che Letta imponesse al ministro dell’Economia Saccomanni l’abolizione della tassa sulla prima casa, il viceministro Fassina ha spiegato che il decreto arriverà solo alla ripresa. “entro fine agosto”, ha ripetuto Letta nel giorno del voto della mozione di sfiducia su Alfano.

[Fonte L’Espresso]

Il ‘pacco’ di Letta sul Lavoro..


Dopo aver rimandato su Iva, Imu ed F35 il Governo vara il ‘pacchetto lavoro’. Piu che un pacchetto, un vero e proprio ‘pacco’. Provvedimenti davvero poco efficaci per i giovani e per gli ultracinquantenni. Praticamente inutili:

L’Espresso: Gli incentivi alle assunzioni infatti hanno caratteri molto, forse troppo restrittivi: durano soltanto 18 mesi per i neoassunti o 12 mesi per i contratti a termine trasformati in contratti a tempo indeterminato, hanno un tetto massimo mensile di 650 euro a lavoratore e riguardano unicamente i giovani dai 18 ai 29 anni, prevalentemente del Sud, che soddisfino ad almeno una di queste tre condizioni: siano disoccupati da almeno sei mesi, abbiano una o più persone a carico o non abbiano studiato oltre la licenza media. Proprio quest’ultimo requisito appare poco condivisibile. Capiamo la preoccupazione del governo di andare incontro ai più svantaggiati. Ma il modello che inevitabilmente questo genere di provvedimenti favorisce è quello di un Paese che penalizza istruzione e specializzazione. Con il rischio, come sottolineano gli economisti euroscettici, che l’Italia si allontani dal centro dell’Europa, dove la percentuale di laureati è molto più alta, e ne diventi sempre di più la periferia, dove i Paesi “forti” possono pescare manodopera a basso costo.

«Un altro punto debole di questi incentivi», ha sottolineato subito un esperto di mercato del lavoro come Tito Boeri, «è che sono temporanei. Quando si hanno poche risorse da distribuire è meglio che vengano concentrate in pochi provvedimenti di lunga durata, come poteva essere un sussidio permanente per le retribuzioni più basse. Altrimenti c’è il rischio che gli incentivi, distribuiti su troppi interventi e per periodi limitati, si esauriscano senza avere inciso sull’economia reale. Insomma, che siano soldi buttati via». E se per gli under 30 le misure sono timide, per un’altra categoria che sta subendo in modo particolare la recessione, i cinquantenni senza lavoro da almeno 12 mesi, il decreto legge stanzia risorse così modeste (2 milioni di euro annui fino al 2015 per consentire agli enti pubblici di “corrispondere le indennità per la partecipazione ai tirocini formativi”) che si può facilmente prevedere un impatto bassissimo sull’economia.

Che ci fanno con 2 milioni di euro i cinquantenni senza lavoro? Altro che governo del fare…