Le ‘promesse’ di Renzi, salvezza o suicidio politico?


ITALY-POLITICS-GOVERNMENT

169 Si al Senato. Ampia maggioranza alla Camera dei Deputati. Tra qualche giorno i sottosegretari ed i viceministri. Dalle parole ai fatti, caro Renzi. Qui di seguito le ‘promesse’ fatte durante la presentazione al Parlamento per la fiducia. I prossimi mesi diranno quanta fuffa ci sia dietro. Una cosa è certa, l’ego e l’arroganza del personaggio potrebbero rappresentare la sua condanna, nell’eventuale fallimento della sua missione.

Da Oggi.it

LE TRE PRIORITA’: SBLOCCO DEBITI PA, CREDITO IMPRESE E CUNEO FISCALE– Il premier ha parole anche verso i grillini, con cui volano scintille quasi subito: “Non è facile avere come capo uno che dice di non essere democratico. Allora vogliamo loro bene anche se loro non ce ne vogliono”. E, solo alle 14.38, entra nel vivo sul programma. Elenca: il primo impegno è lo slocco totale dei debiti della Pa. Il secondo elemento,  il credito alle piccole e medie imprese. Il terzo, riduzione a doppia crifra del cuneo fiscale, con la promessa di risultati entro il primo semestre  2014.

LA GIUSTIZIA – “Io credo che sia arrivato il momento (e dà la data di giugno) di un pacchetto organico di revisione della Giustizia che non lasci fuori niente”, spiega Renzi. E fa riferimento alla giustizia amministrativa rispetto agli appalti pubblici, anche se le sue prime parole sono, ovviamente, per il braccio di ferro che in Italia c’è sempre stato sulla questione “(Vent’anni di scontro ideologico, dice”. Parole dure sulla giustizia civile lunghissima. Ma anche su quella penale che rischia di “di arrivare troppo tardi e colpire male”.

LE TASSE E LA LOTTA ALLA BUROCRAZIA –  Tra gli obiettivi di Renzi la riduzione delle tasse: “Nella mia esperienza di amministratore le tasse le ho sempre ridotte. Niente promesse, ma ci proveremo”, così risponde sui social network agli italiani che gli chiedono chiarimenti. Ma, soprattutto, punta ad eliminare la burocrazia: “Quella della burocrazia è la madre di tutte le battaglie. Significa cambiare mentalità, tutti”

LA QUESTIONE LAVORO – Uno scenario sulle future mosse di Renzi, lo disegna il Corriere della Sera. Il quotidiano milanese “svela” le intenzioni di Renzi. Ovvero “un mercato del lavoro più flessibile e il taglio strutturale della spesa pubblica”. Cambiamenti che sarebbero “monete di scambio per ottenere da Bruxelles più ampi margini di spesa in infrastrutture e investimenti per lo sviluppo”. Mentre la nomina a ministro del Lavoro di Giuliano Poletti (che viene dalle cooperative rosse), suggerirebbe una linea morbida da parte di Renzi verso i sindacati. Anche se il neo-premier intende, comunque, far digerire ai sindacati il “boccone” Jobs Act, ovvero un contratto di inserimento per i giovani, che per i primi 2-3 anni non sarebbero coperti dall’articolo 18 e quindi più facilmente licenziabili. In contemporanea ci sarebbero investimenti e incentivi per l’ occupazione. Mentre per  rendere più efficiente la pubblica amministrazione, svela sempre il Corriere, Renzi ipotizza la licenziabilità per i dirigenti («come i manager privati») e mobilità per gli impiegati in eccesso, controbilanciata dallo sblocco delle retribuzioni.

LEGGE ELETTORALE E CUNEO FISCALE –  Tra gli obiettivi del neopremier, e su cui c’è stato un duro scontro con il leader dell’Ncd, c’ è  l”Italicum, la legge elettorale è una assoluta priorità del nuovo governo. Al vaglio del nuovo governo anche una legge sul conflitto di interessi, ma anche l’aumento del taglio del cuneo fiscale. Le risorse sarebbero ricavate in parte dalla spending review, in parte da operazioni industriali e dal rientro dei capitali.

IL NODO DELLE UNIONI CIVILI– Al di là delle difficilissime manovre economiche, che dovranno ridare fiato alla economia italiana, un altro punto sarà oggetto di duri scontri: quello delle unioni civili, con relativi diritti e doveri. Parte del Pd preme, infatti, per una parificazione con il matrimonio, mentre il Ncd punterebbe ai singoli diritti personali.

Sondaggio, quanto durerà il governo Renzi?


renzisondaggio copia

Il 68% di voi aveva visto giusto. Anzi, Letta non è riuscito neanche ad arrivare a primavera.

sondaggioletta

Ed ora tocca a Renzi. Viste le premesse quanto durerà il nuovo esecutivo?

Poll: Quanto dura Renzi?

Risultati:

Anche creare un sondaggio? Fare clic su Qui

Nasce il Governo Renzi, via al ‘triangolo perfetto’


ITALY-POLITIC-GOVERNMENT

16 Ministri, 8 donne, età media 48 anni. Il Premier più giovane di sempre, 39 anni. Non sono il più obiettivo per dirlo, in quanto non l’ho mai ben visto ma Renzi ha sbagliato molto nel costruire la squadra di governo.

Ha pensato a promuovere le sue dilette Mogherini, Madia e Boschi. Orlando alla Giustizia è un ripiego. Alfano ancora lì, agli Interni, malgrado la sfiducia espressa dal Sindaco qualche mese fa, ai tempi del caso ‘kazako’. Ma d’altronde.. a Letta aveva detto ‘Enrico, stai sereno’. L’ex vicepremier resta per dovere di coalizione. Ecco quindi che il Renzi rottamatore, quello che non si piegava agli accordi vecchio stile, sta diventando proprio quello che aveva sempre combattuto. Perchè, al contrario di quel che diceva Andreotti, il potere logora chi ce l’ha.

Ecco una analisi puntuale e condivisibile sullo stato delle cose:

Da: Leonardo
Il triangolo rettangolo. 

La squadra che Enrico Letta presentò in primavera aveva qualche chance di sembrarci simpatica, proprio come certe rose disperate messe assieme con due spicci giusto per sfangare una retrocessione: qualche vecchia gloria, qualche ex giovane promessa mai mantenuta, qualche guizzo buono per attirare l’attenzione dei giornali (la Idem), qualche sconosciuto che magari a metà stagione esplode… non è successo, non è esploso nessuno, anzi molti si sono rivelati indecorosi flop; ma per qualche settimana ci abbiamo anche sperato. E vista la situazione non è stato il peggiore dei governi possibili.

La squadra che ieri ha presentato Renzi non è altrettanto simpatica. Costretto per contratto a mantenere tutti i ministri Ncd, Renzi non poteva che bilanciare la situazione aumentando le poltrone del Pd, facendo anche molta attenzione agli equilibri interni del partito. Naturalmente nessuno è insostituibile, ma è triste che non si sia trovato lo spazio per Cécile Kyenge: la scelta di affidare l’integrazione a un’italiana di origine straniera è stata la più coraggiosa e giusta che Enrico Letta abbia fatto. Dispiace non trovare in Renzi lo stesso coraggio, anche perché la mancata riconferma della Kyenge non potrà non essere interpretata come un segno di distensione nei confronti di quella mezza Italia che alla sola idea di un ministro della repubblica nero è andata in confusione, da Sartori a Salvini. Io avrei preferito che continuassero imperterriti a sbrodolarsi addosso il loro razzismo, ma forse è una visione delle cose puerile. L’importante è che passi la legge: il razzismo si sconfigge estendendo i diritti civili, non creando personaggi. Ma mi dispiace lo stesso.

Se il team Letta poteva affascinarci per la sua fragilità, quello di Renzi ci indispone per la sua pretesa solidità – che poi è tutta da dimostrare. Letta governava con uomini di Berlusconi, è vero, ma era costretto dalla situazione eccezionale: dieci mesi dopo la situazione non è più così eccezionale, gli uomini di Berlusconi sono ancora più o meno tutti lì e ormai puntano al 2018, salvo che dicono di non essere più uomini di Berlusconi. Per quel che importa io continuo a non credere nell’esistenza del Ncd, o meglio nell’esistenza di un Ncd dotato di volontà propria: credo che esista soltanto nel tempo e nello spazio che Berlusconi ha deciso di concedere, un comodo espediente per mantenere in piedi la legislatura e chiamarsi fuori dalle scelte impopolari del governo. Scelte impopolari di cui Berlusconi per primo ha bisogno, sia come azionista Mediaset sia come leader politico abituato a dilapidare i tesoretti accumulati dalle gestioni precedenti.

A questo punto, più che speculare sulla composizione del governo, sarebbe utile cercare di capire se esista un patto Renzi-Berlusconi, e che cosa preveda: in particolare nelle noticine scritte in piccolo a fondo pagina. In teoria c’è una convergenza sulla legge elettorale: e però la legge elettorale era molto urgente soltanto finché si pensava di andare a votare il prima possibile. Adesso che non se ne parla più, c’è tempo per riflettere, mandando avanti una cosina come l’abolizione del Senato, che potrebbe richiedere anni. Nel frattempo, Renzi e Berlusconi si trovano in una situazione paradossale. Finché vanno d’accordo, il governo regge, e la cosa fa comodo a entrambi: ma la legge elettorale che vogliono varare equivale a un divorzio programmato: con l’Italicum le larghe intese non si potranno più fare. Ma a questo punto conviene ancora varare l’Italicum?

Dal punto di vista di Berlusconi: con l’Italicum mi gioco tutto, o la va o la spacca. Se invece manteniamo il mattarellum (porcellum modificato), e il M5S continua a essere refrattario a qualsiasi alleanza, mi basta tenermi il 20% per continuare a fare l’ago della bilancia. Chi me lo fa fare?

Dal punto di vista di Renzi: a me l’Italicum piaceva perché ero convinto che avrei vinto io: poi sono usciti dei sondaggi che devono avermi fatto cambiare un po’ idea, visto che ho fatto dimettere Letta e mi sono messo al suo posto. A questo punto, col mattarellum, il PD è in una posizione centrale che lo rende indispensabile alla formazione di qualsiasi governo futuro, proprio come la Democrazia Cristiana: chi me lo fa fare di cambiare una situazione tanto vantaggiosa? Per passare a un sistema che rischia di consegnare una legislatura ai berlusconiani o ai grillini? Ok, affossare l’Italicum dopo averlo battezzato sarebbe un terribile voltafaccia: proprio come quello che ho fatto la settimana scorsa, e il partito mi ha seguito. Mi seguiranno anche stavolta, del resto conviene anche a loro.

Dal mio punto di vista: l’Italicum mi sembra orribile, sarei il primo a essere contento se smette di essere una priorità. Nei prossimi mesi si tenterà l’abolizione di molte cose, province e senati. Poiché nessuna provincia abolita ci farà recuperare punti di PIL: poiché la trasformazione del senato in un dopolavoro per presidenti di altri enti locali non inciderà particolarmente sulla produttività; poiché in generale nessuna riforma promessa da Renzi può avere risultati percepibili in tempi brevi, è lecito immaginare che il PD non avrà riscontri positivi nelle prossime consultazioni elettorali e in generale nei sondaggi. A quel punto i democratici dovrebbero essere davvero masochisti per continuare a sostenere l’Italicum – e non è detto che non lo siano. Però, alla fine, non è più comodo continuare così? La maggioranza è stabile, Berlusconi garantisce un’opposizione blanda (ha abbastanza pendenze giudiziarie da essere ricattabile), Grillo da parte sua si incarica di assorbire l’elettorato più arrabbiato e impedire che possa trasformarsi in altro che un’opposizione ringhiosa e ininfluente. Le strutture triangolari sono le più stabili di tutte, e questo nei fatti è un triangolo rettangolo: Grillo sta alla base e costringe i due cateti ad appoggiarsi l’uno all’altro. Sta funzionando, molto meglio di tutti gli algoritmi elettorali che avrebbero dovuto garantire questa o quella governabilità. L’Italia si può governare: basta costringere qualche maestranza di centrosinistra e qualche notabile di centrodestra a sopportarsi reciprocamente, mentre la plebe rimasta fuori dal palazzo si sfoga con qualche spettacolo offerto da predicatori e artisti di strada.

Il Governo Renzi, la lista dei Ministri


++ Governo: Napolitano conferisce incarico a Renzi ++

Renzi senza voce. Vuol dire che ha parlato molto, se non discusso, con Napolitano. Probabilmente sul Ministero degli Esteri, vincendo la battaglia e promuovendo la fedelissima Mogherini.

Un governo mediocre. Madia, Boschi, Mogherini sono state promosse solo perchè renziane. Alfano agli Interni grida vendetta. Orlando alla Giustizia poi.

Ecco la squadra:

Economia: Padoan (Presidente Istat, ex Presidente fondazione ‘dalemiana’ Italianieuropei)

Interni: Alfano (Ncd, riconfermato)

Lavoro: Poletti (Presidente Legacoop, che voleva meno tasse su lavoro ed imprese e più tasse su redditi e patrimonio)

Giustizia: Orlando (Pd)

Esteri: Mogherini (Pd, renziana)

Difesa: Pinotti (Pd, sottosegretario uscente)

Istruzione: Giannini (Segretaria Scelta Civica, linguista, ex rettore Università per Stranieri di Perugia)

Sviluppo Economico: Guidi (Presidente giovani Confidustria, si era parlato di lei come volto nuovo per Forza Italia)

Cultura: Franceschini (Pd, Ministro uscente per i Rapporti con il Parlamento)

Salute: (Ncd, riconfermata)

Trasporti: Lupi (Ncd, riconfermato)

Riforme: Boschi (Pd, fedelissima del Premier)

Ambiente:  Galletti (Udc)

Agricoltura: Martina (Pd)

Pubblica Amministrazione: Madia (Pd, renziana)

Affari Regionali: Lanzetta (Pd, ex Sindaco antimafia)

Sottosegretario alla Presidenza: Delrio (Ministro uscente per gli Affari regionali, fedelissimo del Premier)

Renzi da Napolitano per la lista dei Ministri, ‘intoppo’ sugli Esteri


Il Premier incaricato è al Quirinale da ben due ore. Vi sarebbero contrasti sulla lista dei Ministri. Renzi vorrebbe Mogherini, sua fedelissima, agli Esteri. Napolitano spingerebbe per riconfermare Bonino o comunque per un ministro con maggiore esperienza a livello internazionale. Ha ragione il Presidente.

Incontro-scontro tra Renzi e Grillo, il comico fa il suo show senza contenuti


grillorenzi

Incontro #Renzi#Grillo, uno spettacolo. Altro che Sanremo! Grillo a testa bassa. Non ha fatto parlare Renzi. Ha detto che non ha la sua fiducia. Che c’è andato a fare? Ci è andato perché sennò Renzi avrebbe messo in crisi i suoi. Per uno come il sindaco ci voleva l’ego di Grillo. Quindi se con Bersani e Letta hanno partecipato i capigruppo pentastellati, in questo caso c’è voluto ‘il boss’ in persona. Peraltro ‘costretto’ dalla rete, che aveva messo ai voti la partecipazione dei 5 stelle alle consultazioni, contro il parere del comico ligure.

In tutto questo Renzi e Berlusconi dialogano sulle riforme ed il Cavaliere chiede garanzie sulla giustizia. Ma tutti attenti allo show di peppecrillo.

berlusrenzi

Se Matteo diventa il Divo Giulio, muore


7

Renzi è Renzi perchè fa “il Renzi”. Sembra uno scioglilingua ma non è così. Il sindaco di Firenze è diventato popolare proprio per il suo ‘modo di fare’, per la voglia di rottamare la vecchia politica.

Molti immaginavano che non appena ottenuto l’incarico avrebbe presentato subito la lista dei Ministri. Un esecutivo ricco di novità, una squadra snella e pronta a lavorare per  ‘cambiare verso’ al Paese.

La realtà si è dimostrata ben diversa. I dubbi di Napolitano sui Ministeri chiave. Il tira e molla di Alfano, le richieste dei Popolari e di Scelta Civica, i paletti posti dalla minoranza democratica, i no ricevuti da svariate personalità a cui era stato proposto un ministero. Prudenza, quindi. Ci vorranno alcuni giorni per quadrare tutto e proporre un Esecutivo credibile e che regga alla prova del Parlamento. Poltrone. Alla fine quello è il nodo principale.

Il Renzi decisionista lascia spazio al Renzi mediatore. Qui sta il grosso rischio per il Segretario PD. La sua forza era proprio la novità, l’allergia alle vecchie regole della politica. Oggi invece sta entrando a far parte del ‘sistema’. Se Matteo apparirà come il Divo Giulio perderà tutto il credito accumulato in questi anni.

Conoscendo la persona credo comunque che nella lista dei Ministri troveremo dei nomi ‘non previsti’ e ad effetto. Non può davvero affidarsi al discusso amministratore di Trenitalia Moretti o promuovere Pinotti da sottosegretario a Ministro. Se vuole  rappresentare il cambiamento, pur nelle difficoltà di un governo di coalizione, dovrà imporre novità, competenza e freschezza alla sua squadra.

Giovedì o venerdi la presentazione dell’esecutivo. A breve capiremo quindi quanto Renzi sia rimasto Renzi e di conseguenza quanto la sua ‘mission’ possa avere durata.

Governo, incarico a Renzi


Italian president meets Matteo Renzi

Napolitano ha incaricato Renzi di formare il nuovo Governo. Il premier si è riservato di accettare. Appena uscito dal colloquio con il Capo dello Stato l’ex Sindaco ha ribadito ai giornalisti il suo progetto:

«L’impegno che ci siamo prefissi è molto serio e significativo: un allungamento della prospettiva politica di questa legislatura, nell’orizzonte naturale previsto dalla Costituzione. È fondamentale che le forze politiche siano ben consapevoli dei prossimi passaggi: significa avere nelle prossime ore una straordinaria attenzione ai contenuti e alle scelte da fare. La piattaforma su cui lavoreremo prevede entro febbraio un lavoro urgente sulle riforme costituzionali ed elettorali da portare in Parlamento, e da subito dopo immediatamente a marzo il lavoro, ad aprile la pubblica amministrazione, a maggio il fisco”

Subito dopo è tornato a Firenze dove ha nominato Dario Nardella vicesindaco reggente: passaggio di testimone alla guida  della città, in vista delle elezioni di maggio.

Nello stile ‘renziano’, oggi il segretario PD sarebbe dovuto arrivare al Quirinale già munito di lista. In verità sarà difficile coniugare il ‘decisionismo’ del Sindaco con la real politik nostrana. Ncd e Scelta Civica vogliono posti nel governo e punti di programma da poter portare come ‘bandiera’. Palazzo Chigi non è il Nazareno. Renzi non può trattare i suoi alleati come ha fatto con Letta e la minoranza Pd. D’altro canto un Renzi ‘impantanato’ perde tutta la attrattiva avuta sino ad oggi. Il nuovo che si rivela vecchio, come gli altri. Se il Sindaco riuscirà a fare qualcosa di buono senza perdere la sua ‘freschezza’ rispetto all’opinione pubblica sarà il leader di domani. Altrimenti sarà archiviato come un Veltroni qualsiasi.