Riflessioni sul nuovo Governo e sull’OPA di Salvini ai 5 stelle


I 5 stelle:

Ce l’hanno fatta. Dopo quasi un decennio di denunce i 5 stelle arrivano al potere. Presidenza del consiglio, vicepremier, Lavoro e Sivluppo economico, Giustizia, Infrastrutture, Salute, Beni Culturali. Ora hanno il comando del Paese e possono iniziare ad attuare quel cambiamento da sempre chiesto, ponendo fine alla corruzione ed al malgoverno denunciato sino a ieri. Sarà così? Sarà stato un bluff? Lo scopriremo presto, finalmente.

I Ministri:

  • Moavero Milanesi, già ministro per le politiche europee con Ciampi e Monti, già candidato di Monti in Scelta Civica, sarà ministro degli Esteri del governo pentaleghista. Bel salto carpiato
  • Tria, il ministro dell’economia, ha scritto il programma di Forza Italia.
  • Fontana alla Famiglia. Sarà una stagione politica difficile per i diritti civili. Spero non diventi drammatica. Lorenzo Fontana, ministro della Famiglia, è anti abortista e contro le unioni civili. I 5 stelle, con Istruzione e Famiglia, hanno deciso di dare i diritti civili alla lega e quindi di far tornare indietro il paese di decenni. Vedremo quanta libertà di manovra avranno questi signori. Le premesse sono pessime.

 

Strategie, Salvini pronto all’assalto ai voti dei 5 stelle.

Brevi riflessioni a caldo sul quadro politico. Visto ciò che è accaduto in questi giorni, c’è il serio pericolo che il governo si trasformi in un abbraccio mortale della lega ai pentastellati, con Salvini pronto a staccare la spina non appena avrà la sicurezza di aver preso un consenso sufficiente dai 5 stelle.

Prende fiato il Pd che può pensare di riorganizzarsi nei prossimi mesi. Renzi è comunque ingombrante e non si farà da parte facilmente.

PD e Fi faranno opposizione comune a 5 stelle e lega. Qualora il governo proceda bene, non è detto che le coalizioni restino così come sono oggi.

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Politica italiana, chi vincerà le elezioni di marzo?


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Novembre 2017. Mancano poco più di quattro mesi alle elezioni politiche in Italia ed è arrivato il momento di fare il punto della situazione, anche alla luce della approvazione del Rosatellum bis, la legge elettorale che reintroduce i collegi uninominali dopo ben dodici anni.

Di politica scrivo poco ultimamente quindi il primo interrogativo è: dove eravamo rimasti? L’ultima grande novità nel panorama politico italiano è datata dicembre 2016. Un anno fa il governo Renzi veniva abbattuto dalla bocciatura del Referendum costituzionale. La riforma voluta dal Premier veniva chiaramente respinta dai cittadini. Renzi aveva quindi rassegnato le dimissioni ed era nato il governo Gentiloni, un Renzi bis senza il segretario PD.

Oggi Gentiloni governa una maggioranza sempre più rissosa, Bersani ed altri big del PD hanno lasciato il partito mentre ex forzisti come Verdini fanno oramai parte integrante della maggioranza.

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Infografica sul Rosatellum bis, la nuova legge elettorale 1/3 maggioritaria e 2/3 proporzionale

I sondaggi vedono il Centrodestra avanti. Berlusconi, Salvini, Meloni e frattaglie varie raccolgono il 35-36% dei consensi. Mancano 2-3 punti % per avere una maggioranza assoluta nel prossimo parlamento. La nuova legge elettorale assegna 1/3 dei seggi in base maggioritaria e visti gli schieramenti di oggi, il cdx potrebbe vincere buona parte di questi seggi, ottenendo un cospicuo premio di maggioranza. Una coalizione che arrivasse al 39-41% dei voti potrebbe avere quindi i numeri per governare senza altro sostegno. E l’unica parte politica, al momento  in grado di arrivare a tale obiettivo, è appunto il centrodestra a trazione Salvini-Berlusconi.

L’ex Cavaliere ha recuperato un po’ di consenso e viaggia attorno al 14-15%, più o meno quanto la Lega. E Berlusconi non ha calato ancora gli assi nella manica, ovvero la lista Animalista della Brambilla e le decine di liste civetta che si apparenteranno alla coalizione di destra per raccimolare quel 2-3% necessario ad avere più seggi.

Poi ci sono i 5 Stelle. Grillo sempre meno frontman del gruppo. Di Maio, eletto leader e capo politico del Movimento, sarà il volto dei grillini nella campagna elettorale. Malgrado la brutta figura fatta a Roma, i 5 stelle continuano ad avere un consenso stabile che li proietta come primo partito nazionale, un 26-27% che però da solo è politicamente sterile e non garantirà alcuna maggioranza in parlamento. Cosa che, secondo me, è il vero obiettivo dei pentastellati. Continuare a fare opposizione nella prossima legislatura, senza assumersi responsabilità.

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Risultati delle elezioni regionali siciliane. Voto disgiunto del csx su Cancelleri.

Veniamo al CentroSinistra. Una parola fuori luogo, per il momento. Non c’è infatti alcuna coalizione da poter essere definita di centrosinistra. Il PD renziano, sempre più spaccato al proprio interno, appare debole e destinato alla sconfitta. I sondaggi danno i dem attorno al 25%. Renzi continua ad essere ‘silente’, più o meno. Viaggia in treno per fare campagna elettorale ma il consenso del 2014 è oramai un ricordo. Un terzo del PD è fuori dal partito. Da Bersani a D’Alema passando per tanti altri semplici elettori. Circoli chiusi, feste dell’Unità semideserte. La ‘ditta’ è defunta ed anche big come Veltroni, che avevano appoggiato l’ascesa di Renzi, oggi si dimostrano perplessi. L’ultima batosta è arrivata dall’addio del Presidente del Senato Grasso, che si è dimesso dal gruppo PD accusando chiaramente la leadership renziana di aver snaturato il partito. Eppure Renzi tira dritto, convinto di poter risollevare le sorti del partito, anche dopo l’ennesima sconfitta in Sicilia, dove il candidato PD Micari ha perso male contro Cdx e 5 Stelle.

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A sinistra del PD c’è, come sempre, poca chiarezza e scarseggiano le offerte politiche. Pisapia sembra intenzionato a creare una lista con i radicali di Emma Bonino, i socialisti ed i Verdi per allearsi in coalizione con Renzi. Una sorta di ‘stampella’ liberalprogressista che bilanci il centrismo renziano e del probabile alleato Alfano.

MDP, gli ex dem Bersani e soci, flirtano con Sinistra Italiana e Civati per creare un listone progressista, magari guidato da Pietro Grasso, capace di intercettare i delusi del PD e qualche grillino di centrosinistra. Obiettivo superare il 3% di sbarramento, arrivando magari al 5-6%.

Infine c’è la galassia centrista. Dall’Udc di Casini ad Alfano, a Verdini ed altri. Quelli che reggono ancora il governo Gentiloni e che, probabilmente, finiranno alleati di Renzi se non torneranno all’ovile Berlusconiano.

Chi vincerà quindi la sfida di marzo 2018? Forse il centrodestra, forse sarà necessaria l’ennesima ‘grossa coalizione’ o forse saranno i populismi di Salvini, Meloni e Di Maio ad avere una maggioranza post-voto?

Mancano ancora alcuni tasselli nel puzzle elettorale, programmi, candidati, strategie, ‘colpi di scena’. E non è detto che le prossime elezioni diano un parlamento con una maggioranza chiara. Si potrebbe tornare a votare entro poco e forse Renzi conta proprio su quello. Perdere le elezioni di marzo per vincere quelle successive, dopo il caos.

Appuntamento qui su Candido per seguire la prossima campagna elettorale. Stay tuned…

 

Renzi attacca Alfano e ‘minaccia’ Letta: strategia primarie o intenzioni reali?


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Con queste premesse il Governo Letta ha le settimane contate. C’è chi dice però che sia una strategia pre-primarie, per attirare il voto degli antigovernativi evitando convergano su Civati. Vedremo, dal 9 dicembre, salvo ballottaggio, il PD è in mano al Sindaco. Forse.

Parlamento al lavoro ad agosto, finalmente!


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Abolizione finanziamento pubblico, omofobia, decreto del fare, Dl sul lavoro e sull’Iva, Dl sulla diffamazione e poi la legge elettorale. Un Agosto di fuoco per i parlamentari, niente ferie, si lavora! Finalmente, aggiungio io

Nasce il Governo Letta, benedetto da Berlusconi


+++ FLASH +++ LETTA SCIOGLIE LA RISERVA +++ FLASH +++

La Cultura e la Scuola al PD. Le Riforme al PDL. Il Lavoro ad un ‘saggio’ indicato da Napolitano. E poi una sfilza di nomi nuovi, alcuni ottimi, altri pessimi.  E’ nato il governissimo. PDL, PDL e Scelta Civica hanno varato l’esecutivo delle grandi intese, quelle che faranno vincere Berlusconi alle prossime elezioni e che provocheranno la fine anticipata del Partito Democratico. Il primo ed ultimo governo guidato da un Democratico.

Patroni Griffi sottosegretario alla Presidenza
– Bonino gli Esteri
– Cancellieri alla Giustizia
– Mauro alla Difesa
– Saccomanni all’Economia
– Zanonato allo Sviluppo
– Lupi alle Infrastrutture
– De Girolamo all’Agricoltura
– Orlando all’Ambiente –
Giovannini al Lavoro
– Carrozza all’Istruzione
– Bray ai Beni Culturali
– Lorenzin alla Salute –
Moavero agli Affari europei
– Delrio agli Affari regionali
– Carlo Trigilia alla Coesione
– Franceschini ai Rapporti con il Parlamento
– Quagliariello alle Riforme
– Kyenge all’Integrazione
– D’Alia alla Pubblica amministrazione
– Idem alle Pari Opportunità

Berlusconi e Grillo vincitori, sconfitta la linea Bersani


Riflessioni post-voto:

I vincitori delle elezioni sono due. Il primo è Silvio Berlusconi che, con il 30% dei voti, ottiene una buona affermazione risultando determinante al Senato per formare una maggioranza di governo. Per Mediaset ed i Processi del Cav tutto andrà nel verso giusto. Nulla di imprevedibile, a dicembre lo scrivevamo:

Eppure uno zoccolo duro c’è. Tra dipendenti delle sue aziende, collaboratori, miracolati ,servitori ed ammiratori viscerali almeno il 15% dell’Italia è con Lui. Se saprà giocare bene le sue carte, unendo tutto il possibile, potrebbe arrivare anche ad avere dietro di se una coalizione dal 30%. Dio (o la Natura) ce ne scampi e liberi.

Il secondo vincitore è Beppe Grillo. Il Movimento 5 Stelle è il primo partito alla Camera ed ottiene una ottima performance al Senato dove sarà determinante. In tutta Italia i grillini sono vincono in molte regioni surclassando il CentroSinistra.

Bersani è il vero unico grande sconfitto. Il PD cede lo scettro ai grillini, ottiene per un soffio la maggioranza alla Camera e perde in molte regioni al Senato. Pur avendo sempre appoggiato Bersani, più volte avevamo espresso dubbi sulla campagna elettorale dimessa portata avanti dal CentroSinistra. La continua ricerca di convergenze con Monti, altro sconfitto dalle urne, non era gradita a molti ed alla lunga ha penalizzato i progressisti.  Vendola non brilla e si mantiene sul 3%.

Gianfranco Fini esce dal Parlamento dopo svariati decenni. Casini si lecca le ferite consolandosi con un seggio al Senato. Di Pietro rimane fuori da Montecitorio e con lui i comunisti di Ferrero e Diliberto.

Questo lo scenario politico che abbiamo di fronte. A questo punto la classe dirigente democratica dovrebbe trarre le conclusioni. Bersani dovrebbe fare un passo indietro rinunciando a formare un governo ed anticipando il Congresso del PD per cedere la segreteria politica. La sua strategia non ha funzionato purtroppo. La Sinistra Democratica è stata sconfitta, la palla ora passerà probabilmente a Renzi che sposterà al ‘centro’ il partito.

Dal punto di vista del Governo, il PD dovrebbe (e dico dovrebbe) evitare esecutivi bipartisan con montiani e berlusconiani. Dovrebbe presentarsi al Senato con un programma di 6 mesi che preveda una riforma elettorale ed il taglio di parlamentari e sprechi della politica per andare al voto a settembre, dopo le elezioni del Capo dello Stato. Lo dovrà fare cercando una convergenza con le altre forze presenti, grillini compresi, ad iniziare dal dialogo per l’elezione del Presidente della Repubblica. E’ l’unica ipotesi ragionevole per dare una chance al CentroSinistra nel prossimo futuro.

In realtà non andrà così. Il PD sosterrà un governo (Passera?) con parti del Pdl e Monti, cosi facendo porrà fine alla alleanza con Vendola e regalerà l’elettorato di Sinistra a Beppe Grillo. Non hanno coraggio, non lo hanno mai avuto e difficilmente lo tireranno fuori ora.

Buona fortuna a tutti, ne avremo bisogno.

Spending Review, arriva la ‘mannaia’ sulla Sanità con 5 miliardi di tagli


Durante la notte è arrivata finalmente la fantomatica ‘Spending Review‘. Monti ed i ministri interessati hanno snocciolato i provvedimenti per il risparmio della spesa. Si riducono province, tribunali, procure e dipendenti statali. Arriva però la ‘mannaia’ sulla Sanità. Dopo i tagli previsiti nella Riforma delle Pensioni  e nel Provvedimento sul Lavoro ecco che anche  l’ultimo settore del ‘sociale’ riceve la sua dose di tagli. Ben 5 miliardi di  mancate risorse per una settore già in ginocchio e che ha visto, negli anni scorsi, mancati finanziamenti per piu di 15 miliardi. Un attentato alla salute pubblica, iniziato da Tremonti e proseguito con Monti.

Il fatto quotidiano riporta le severe decisioni sul fronte sanitario:

Meno posti letto e taglio sulla spesa farmaceutica territoriale. La mannaia della spending review, approvata dal Consiglio dei ministri, si abbatte anche sulla sanità e crea molti malumori, annunci di sciopero e anche la disapprovazione di Pieluigi Bersani, che questa mattina aveva chiesto di non “dare mazzate” al settore. Il segretario del Pd: “Sulla sanità e sugli enti locali i tagli mi sembrano troppo pesanti. Andiamo oltre il segno e tocchiamo le prestazioni, quindi dobbiamo discuterne. Quando si comincia a toccare la carne viva e i servizi, allora si entra sul problematico per noi. Se le norme hanno oggettività e razionalità, siamo pronti ad affrontarle. Se, invece, ci sono sotto altre cose, dobbiamo guardarle”.  Per il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica la spending non è una “opera di riorganizzazione e riqualificazione della spesa sanitaria ma un’altra manovra di tagli lineari al finanziamento che compromette il diritto dei cittadini alla tutela della salute e alle cure”.

Posti letto. Ed ecco quello che si vede. Entro il 30 novembre si dovrà  raggiungere lo standard di 3,7 posti letto per 1000 abitanti, arrivando a un taglio stimato in circa 18mila letti tra pubblico e privato accreditato, con una quota di pubblico puro che deve essere “non inferiore al 40% del totale”. Nella norma sulla rideterminazionedei posti letto si specifica anche che la riduzione deve avvenire “esclusivamente attraverso la soppressione di unità operative complesse”. Viene confermato il taglio di tre miliardi di euro per il fondo sanitario nazionale nel 2012-2013, con un miliardo in meno quest’anno e due miliardi a decorrere dal 2013: “Il livello del fabbisogno del servizio sanitario nazionale e del correlato finanziamento, previsto dalla vigente legislazione  – si legge nel testo – è ridotto di 1.000 milioni di euro per l’anno 2012 e di 2.000 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013″.

Associazioni di medici e CGIL parlano di ‘colpo di grazia’ alla sanità:

Pessimismo dei medici. Di “colpo di grazia” alla sanità parla anche l’Anaao Assomed, il principale sindacato dei medici, secondo cui “con il taglio di 5 miliardi per il triennio 2012-2014 previsto dal decreto sulla spending review, che vanno ad aggiungersi a quelli delle precedenti manovre economiche per un totale complessivo di 22 miliardi di tagli alla sanità pubblica, il rischio che il Ssn possa chiudere i battenti diventa una certezza“.

Confsalute, a rischio 200mila prestazioni.
“Questo è un vero e proprio taglio con il bisturi sui LEA (livelli essenziali di assistenza) da garantire ai cittadini su tutto il territorio nazionale”, dichiara, in una nota, il presidente di Confsalute – Confcommercio Roma, Maurizio Pigozzi. “A fronte di 8.482.665 ricoveri ospedalieri pubblici – spiega il presidente di Confsalute – e di 2.785.366 ricoveri privati, tagliando anche solo dell’1% e poi del 2% la spesa, oltre 200.000 prestazioni non verrebbero erogate e quindi i cittadini dovrebbero pagarle di tasca propria”.
….
I conti della Cgil. Convinta che la mazzata alla sanità ci sia già stata è lo Spi-Cgil. “Con la spending review si darà il colpo di grazia alla sanità italiana che si rifletterà direttamente sulla condizione di milioni di anziani e pensionati”, denuncia il sindacato dei pensionati. “I 4 miliardi di euro che vengono ora sottratti al fondo sanitario nazionale si aggiungono, infatti, agli oltre 12 miliardi di euro che sono stati già tagliati dal governo Berlusconi”. “In questo modo – aggiunge lo Spi – alla sanità italiana sono state tolte risorse per una cifra complessiva di 16 miliardi di euro nel triennio 2012-2014. Anche la riduzione dei posti letto previsto dalla revisione della spesa targata Monti si somma a quella operata da chi lo ha preceduto. Si arriverà così alla cancellazione di 80 mila posti letto e alla chiusura di centinaia di piccoli presidi sanitari sul territorio”. Per il leader Cgil Susanna Camusso: “Ci pare che sia in corso un’altra manovra di carattere recessivo, nei fatti, che taglia molto lavoro più di quello che non dichiari”, dice Camusso. “Il problema non è il nome: questo è un taglio lineare del welfare ai cittadini”. Ora “lavoriamo per preparare una piattaforma e una mobilitazione generale in risposta”, aggiunge

Il Corriere riassume il DL con una infografica:

Il Post li sintetizza in 22 punti. A mio avviso ce sono alcuni ‘pericolosi’ per la tenuta sociale:

1. Salvo non siano state trovate condizioni più vantaggiose, per la Pubblica Amministrazione sono validi solo i contratti attivati tramite Consip, la società che funziona come “centrale acquisti” del ministero dell’Economia. Il settore sanitario è escluso e ha un suo regolamento.

2. Nel caso dei contratti già in corso, le amministrazioni possono tirarsi indietro se i fornitori non adeguano le loro prestazioni alle migliori condizioni previste da Consip.

3. I ministeri applicano già da quest’anno sistemi di riduzione della spesa per quanto riguarda l’acquisto di beni e servizi.

4. La prevista riduzione del personale nella pubblica amministrazione non riguarda la scuola, la sicurezza, i soccorsi e la magistratura.

5. I ministeri dovranno ridurre del 20 per cento il numero dei dirigenti e del 10 per cento i dipendenti. È previsto anche l’obbligo di razionalizzare le risorse, riordinando le competenze ed eliminando le duplicazioni.

6. Per le Forze armate è prevista una riduzione degli organici di almeno il 10 per cento.

7. I dipendenti in eccesso della pubblica amministrazione potranno usufruire del prepensionamento, a patto di avere maturato i requisiti necessari prima che entrasse in vigore la riforma delle pensioni. In alternativa il dipendente potrà andare in mobilità per due anni con l’80 per cento dello stipendio e rimarrà senza impiego se non sarà stato collocato in un’altra amministrazione.

8. Per le auto della pubblica amministrazione (le cosiddette “auto blu”) è richiesta a partire dal 2013 una riduzione della spesa pari al 50 per cento rispetto a quanto si spendeva nel 2011. La regola non si applica o si applica con eccezioni per i mezzi di soccorso e di sicurezza.

9. I buoni pasto della pubblica amministrazione non potranno superare il valore di 7 euro per buono, anche per i dirigenti.

10. Il personale della pubblica amministrazione deve andare in ferie: non è possibile lavorarle in cambio di trattamenti economici ulteriori.

11. Fino al 2014 non sarà applicato l’aggiornamento dell’indice ISTAT per gli edifici in affitto della pubblica amministrazione, il locatore avrà la facoltà di recedere dal contratto. È inoltre prevista la rinegoziazione dei contratti per ottenere una riduzione del 15 per cento sull’affitto.

12. Gli spazi usati come uffici dalle amministrazioni saranno ridotti: in quelli nuovi sono previsti tra i 12 e i 20 metri quadrati per addetto, in quelli vecchi tra i 20 e i 25 metri quadrati. Saranno anche ridotti gli spazi per gli archivi.

13. Sarà accelerato il sistema per la vendita degli appartamenti di servizio di proprietà dell’Esercito.

14. I consigli di amministrazione delle società a totale controllo pubblico dovranno avere solo tre membri, e due di questi dovranno essere dipendenti dell’amministrazione che detiene la partecipazione nell’azienda (o della società controllante in caso di partecipazione indiretta). Dal 2014 la pubblica amministrazione dovrà procedere all’acquisto di beni e servizi sul mercato tramite sistemi che tutelino la concorrenza, come previsto nel “Codice appalti”.

15. Per ministeri ed enti statali ci sono tagli per 1,5 miliardi quest’anno e per 3 miliardi nel 2013.

16. Sono soppressi numerosi enti e fondazioni, le cui competenze saranno nuovamente trasferite ai ministeri.

17. I trasferimenti dello Stato alle Regioni si riducono di 700 milioni di euro quest’anno e di 1 miliardo di euro nel 2013, fatta eccezione per le risorse necessarie per la sanità.

18. La riduzione delle province è prevista, sulla base della dimensione territoriale e del numero di abitanti, ma sarà affrontata con un provvedimento a parte entro dieci giorni dall’entrata in vigore del decreto sulla spesa. Qui trovate quello che c’è da sapere sull’eterna questione.

19. Le scuole avranno un sistema di tesoreria unica per tutte le risorse finanziarie depositate fino a ora nelle banche private. Il personale docente impiegato nelle scuole italiane all’estero sarà ridotto e razionalizzato. Il trasferimento di 23 milioni di euro alle Regioni eliminerà il problema del costo delle visite fiscali per le scuole.

20. Le università non statali ricevono 10 milioni di euro, la metà di quanto stanziato in passato. Sono previsti 90 milioni di euro in più per il diritto allo studio. 103 milioni di euro sono stanziati per i libri gratuiti nella scuola secondaria di primo grado (le medie, alle elementari ci pensano già i Comuni).

21. I contratti di fornitura nella sanità saranno ridotti del 5 per cento, per quelli già in corso le aziende sanitarie potranno tirarsi indietro nel caso in cui i prezzi applicati siano più alti del 20 per cento rispetto a quelli di riferimento.

22. Lo sconto obbligatorio applicato per la sanità pubblica aumenta già quest’anno: le farmacie dovranno applicarne uno pari al 3,85 per cento (prima era 1,82 per cento) e le aziende farmaceutiche sconteranno del 6,5 per cento (prima era 1,83 per cento).

Nasce il Governo Monti, la lista dei Ministri


Economia: Monti

Esteri: Santagata

Interni: Cancellieri

Giustizia: Severino

Difesa: Di Paola

Sviluppo Economico: Passera

Ambiente: Clini

Lavoro: Fornero

Saluto: Balduzzi

Istruzioni: Profumo

Cultura: Ornaghi

13:26La lista dei ministri62 – Il presidente del Consiglio Mario Monti, ha annunciato la nuova squadra di governo composta esclusivamente da esponenti tecnici. Questa la lista dei nuovi ministri: Corrado Passera, ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture; Giampaolo Di Paola, ministro della Difesa; Anna Maria Cancellieri, ministro dell’Interno; Paola Severino, ministro della Giustizia; Giulio Terzi, ministro degli Esteri; Elsa Fornero, ministro del Welfare con delega alle Pari Opportunità; Francesco Profumo, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca; Lorenzo Ornaghi, ministro per i Beni culturali; Renato Balduzzi, ministro per la Salute; Mario Catania, ministro delle Politiche Agricole e forestali; Corrado Clini, ministro dell’Ambiente. Monti, che mantiene la delega all’Economia e alle Finanze, ha nominato anche cinque ministri senza portafoglio: Enzo Moavero Milanesi (Affari Europei), Piero Gnudi (Turismo e Sport), Fabrizio Barca (Coesione territoriale), Piero Giarda (Rapporti con il Parlamento), Andrea Riccardi (Cooperazione internazionale). Monti proporrà al Cdm la nomina di Antonio Catricalà, attuale presidente dell’Antitrust, a sottosegretario della Presidenza del Consiglio

Signori, dopo svariati anni non sembrano esserci inquisiti, prescritti, indagati o condannati. E questa è gia una vittoria!

Ottime dovrebbero essere le scelte di Cancellieri (commissario del comune di Bologna nel periodo 2010-2011, ancora rimpianta) e Profumo (ex rettore della Università di Torino),