Presidenziali Francia: Hollande non si ricandiderà


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Hollande getta la spugna ed annuncia in Tv che non si ricandiderà alle Presidenziali. Una scelta quasi obbligata per cercare di salvare il suo partito, i socialisti, da una disfatta già scritta ma ancora più probabile in caso di sua candidatura.

Le primarie del PS si celebreranno tra qualche settimana e Hollande rischiava seriamente di essere sconfitto già in quella sede dai suoi avversari interni. Primo tra tutti il Premier Valls. Nel frattempo i Repubblicani hanno bocciato Sarkozy e Juppè dando fiducia a Fillon, ex Primo ministro ai tempi di Sarkò all’Eliseo. Conservatore nei valori e liberista in economia Fillon sembra il più papabile per la vittoria finale, in un ballottaggio con Marine Le Pen. Più lontani i socialisti, oramai ridotti al lumicino. Chissà che la rinuncia del Presidente possa cambiare il destino segnato della sinistra francese.

Il 2016 tra crisi internazionali, emergenze ed elezioni (USA in primis)


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Nel 2016 vi saranno molti appuntamenti importanti. Iniziando dalla politica.

Europa e resto del Mondo

La Spagna rappresenta una incognita. Germania ed Unione europea spingono per una grande coalizione PP-PSOE. Gli spagnoli però non sono abituati a tale scenario e non è detto che alla fine prevalgano altre scelte. Un governo di minoranza (popolare o di coalizione centro-destra) o un governo di Sinistra (con socialisti e progressisti sostenuti da Podemos). Il ricorso a nuove elezioni entro l’anno sembra non così scontato.

Dodici mesi di consultazioni. Elezioni presidenziali in Portogallo nel mese di gennaio. A Febbraio si darà il via alle primarie presidenziali negli Stati Uniti. Se la candidatura di Clinton appare solida, sul fronte repubblicano non è ancora chiaro chi potrà realmente prevalere tra il populismo di Trump e gli altri candidati. Sempre a febbraio elezioni parlamentari in Iran. Ad aprile tocca all’Irlanda. A giugno le presidenziali in Islanda. Poi due appuntamenti importanti. Le elezioni della Duma russa daranno il quadro della forza di Putin. A novembre infine la sfida delle sfide, le Presidenziali negli Stati Uniti decideranno il Comandante in Capo per i prossimi 4 anni. Duello Trump-Clinton?

In Europa il fronte anti-sistema sarà messo alla prova. Dal Governo Tsipras (di Sinistra) a quelli di Polonia ed Ungheria (di destra),a chi potrà far pesare i propri voti (Podemos). Gli altri (Le Pen, Salvini, Grillo, Farage) staranno a guardare. Il loro consenso sarà pari all’aumento delle emergenze (finanziaria, migratoria, sul terrorismo). E nel 2017 si vota in Francia.  Anche Angela Merkel potrebbe vivere periodi di tensioni interne, soprattutto in merito al tema immigrazione.

Il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, a 'Porta a Porta', il 21 gennaio 2014 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Italia

Anche l’Italia avrà due appuntamenti elettorali importanti. Le comunali in primavera, con al voto città importanti come Roma, Napoli, Milano e Torino. E poi il referendum confermativo sulla Riforma Costituzionale voluta dal governo. Due banchi di prova importanti per Renzi. Se sul quesito referendario è scontato un ampio successo, le sfide locali potrebbero riservare sorprese, soprattutto sul fronte 5 Stelle. Molti guardano a Roma. Milano sarà probabilmente appannaggio di Sala (qualora prevalga nelle primarie). Napoli altra incognita. A Torino Fassino cerca il bis. Qualora il movimento candiderà personaggi credibili, potrebbe anche averla vinta in almeno un capoluogo.

Renzi, oramai etichettato da molti come ‘neoberlusconiano’ per le politiche liberalconservatrici attuate su Lavoro (Jobs Act), Scuola e Fisco (no tasse sulla prima casa per tutti) dovrebbe aggiustare il tiro ‘coprendosi’ a Sinistra. Sarà forse l’anno delle Unione Civili, dello Ius soli e dell’inasprimento dei provvedimenti contro i reati. Chissà se questo gioverà alla sua popolarità. Una cosa è certa. Il 2016 inizia nel segno del Premier, per mancanza di avversari. Forza Italia è in disfacimento, con Verdini che recluta parlamentari ogni giorno. Berlusconi non sembra poter fare nulla per arrestare la caduta ed insegue il nuovo leader del Centrodestra ovvero Matteo Salvini. Il populismo leghista paga ancora ed i temi nazionali ed internazionali (immigrazione, sicurezza, pericolo attentati) saranno determinanti per accrescerne ulteriormente il consenso. I 5 Stelle sono ancora in fase di ‘maturazione politica’ e le amministrative potrebbero far fare loro un importante salto di qualità o arrestarne il consenso. Il resto è nulla. A Sinistra del PD c’è il vuoto. Sel, ora Sinistra Italiana assieme ad ex PD, non sembra impensierire Renzi, così come Possibile di Civati. Anche il Centro è annichilito dal decisionismo renziano. Le scelte ‘progressiste’ sui diritti civili potrebbero però consegnare qualche elettore in più ad Alfano e soci.

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Fronti caldi nel Mondo

Infine l’instabilità sui fronti caldi del Pianeta. Dalla Siria all’Iraq passando per la Libia, lo Yemen (senza dimenticare l’Egitto). L’ISIS nel 2015, aldilà degli attentati organizzati nel Mondo, ha perso terreno in Siria ed Iraq. Curdi e coalizione internazionale hanno recuperato terreno. C’è da capire come si muoverà Al Baghdadi per conquistare consenso e finanziamenti e se il fronte anti-ISIS riuscirà a trovare un accordo duraturo tra i vari attori in gioco (ribelli, Assad, Curdi, Stati Uniti, Russia, Europa, Turchia etc).

In Europa si temono attentati in Italia, Germania e Gran Bretagna. Il Giubileo potrebbe essere una ghiotta occasione anche se la risposta occidentale sarebbe poi inevitabile ed il tutto potrebbe assumere i contorni di una Guerra Santa tra religioni, cosa che l’ISIS non credo abbia intenzione di intraprendere (dichiarazioni di facciata a parte). Bisogna però considerare anche le schegge impazzite del terrorismo, non controllabili.

Cina e Stati Uniti rischiano di scontrarsi ‘economicamente’ nel fronte asiatico. Le manovre cinesi negli arcipelaghi Spratly e Paracel (ricchi di petrolio, gas e snodo commerciale) indispettiscono Washington che cerca alleanze nei paesi vicini (Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia).

Sul fronte russo, se ancora ci sono tensioni per l’Ucraina e si dialoga in chiave ‘soluzione in mediorente’, nuove fonti di scontro sono in Europa. Il Montenegro aderirà alla Nato e Putin è fermamente contrario. Si profilano tensioni e piccole ripicche. Senza trascurare gli scontri con la Turchia, destinate ad inasprirsi.

In Venezuela, dopo la sconfitta di Maduro nelle elezioni parlamentari, la situazione potrebbe precipitare. Anche il Brasile non se la passa bene, con un procedimento di impeachment per la Presidente.

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Crisi umanitarie

Le crisi umanitarie non saranno assenti. Da quelle dei migranti in fuga dalle guerre (dipenderà dalla evoluzione in Libia, Siria, Iraq, Yemen, Sudan, Africa sub-sahariana) ad una possibile nuova emergenza in Nepal, devastato dal recente terremoto. Vi sono poi le emergenze umanitarie ‘dimenticate’ dai media. (El Salvador, Honduras e Guatemala su tutte, secondo Reuters) e quelle pronte ad esplodere (Congo e Burundi) o a riesplodere (Ucraina)

Accordi internazionali (e crisi finanziarie)

Alcuni accordi importanti stipulati nel 2015 (dal TTIP/TTP al nucleare iraniano, fino ad arrivare all’accordo sul clima) potrebbero avere sviluppi nell’anno appena iniziato o essere clamorosamente smentiti dai fatti o superati dagli eventi. Il prezzo del petrolio continuerà a scendere? Altre crisi finanziarie saranno destinate ad esplodere in Europa o nel resto del Pianeta?

Sport e Società

Il 2016 sarà anche un anno di Sport. A giugno gli Europei in Francia, ad agosto le Olimpiadi in Brasile. Ed a maggio si chiude la Serie A. Sarà una sfida a tre tra Inter, Juve e Napoli?

Per finire gli eventi nostrani. Facile prevedere nuovi scandali, arresti più o meno eccellenti. Inchieste più o meno clamorose. (Pensate a grandi eventi ed aspettatevi grandi casini, Giubileo in primis?). Solita cronaca nera e pollaio nei talk politici. E l’Oscar, Sanremo, Masterchef, Amici, X Factor? Chi vincerà le sfide più attese della Tv e del Cinema? Infine i lutti eccellenti. Chi ci lascerà nel 2016? Tra musicisti, attori, scrittori, economisti e politici la lista sarà composita. Nessuna previsione quest’anno però.

Pezzo lungo il mio, tante parole ma in realtà l’anno è tutto da scrivere (e da vivere). Ed il primo capitolo è già iniziato!

 

Inizia l’era di Hollande all’Eliseo, insediamento tra pioggia e fulmini…


Francois Hollande si è insediato all’Eliseo come settimo Presidente della Repubblica francese. Il leader socialista parla di una nuova via per l’Europa.

La cerimonia di insediamento è avvenuta sotto una fitta pioggia. Hollande si è poi messo in viaggio per Berlino per incontrare la Cancelliera Merkel ma l’aereo su cui viaggiava è stato ripetutamente colpito da fulmini, tanto da far tornare indietro il volo con conseguente cambio di velivolo. Un inizio bagnato, il primo volo battezzato dal temporale. Tuoni e Fulmini sulla Francia e non di certo, per chi crede nella scaramanzia, un inizio fortunato per il Capo di Stato francese.

 

Sfida Tv tra Sarkozy ed Hollande


Stasera la grande sfida mediatica tra Nicolas Sarkozy e lo sfidante Francois Hollande. Si prevede una platea tv di circa 20 milioni di spettatori per un dibattito che vedrà il Presidente uscente ‘aggredire’ il meno carismatico leader Socialista.
Riuscirà Sarkozy a ribaltare i pronostici della vigilia?

Il Post. Un caso esemplare in questo senso è stato il dibattito del 1974, quando il candidato di centrodestra Valéry Giscard d’Estaing disse una frase al socialista François Mitterrand da molti ritenuta decisiva per la sua vittoria finale, e cioè: «Lei non ha il monopolio del cuore». Da quell’anno c’è sempre stato almeno un dibattito elettorale televisivo in Francia, ma non nel 2002, quando Jacques Chirac si rifiutò di andare in tv con il leader del partito di estrema destra Fronte Nazionale Jean-Marie Le Pen.

I sondaggi danno ancora in testa Hollande:

Domani si vota per le Presidenziali francesi: candidati, sondaggi e statistiche sul voto


Domani in Francia si vota per il primo turno delle Presidenziali. Sarkozy appare in difficoltà, il candidato socialista Hollande sembra poter prevalere. Alle loro spalle, per la terza posizione, si battono Marine Le Pen, estrema destra; il centrista Bayrou e Mélenchon, una sorta di ‘Vendola’ d’Oltrealpe.

I principali candidati, tratto da Il Post:

I candidati favoriti sono due: il presidente uscente, Nicolas Sarkozy, del partito di centrodestra UMP, e il segretario del Partito Socialista Francois Hollande. Ci sono però almeno altri tre candidati considerati quantomeno insidiosi: Marine Le Pen, di estrema destra; Francois Bayrou, centrista; Jean-Luc Mélenchon, di estrema sinistra.

Nicolas Sarkozy (Unione per un Movimento Popolare, UMP)
Il presidente uscente è anche il candidato per le prossime elezioni per l’UMP, il partito di centrodestra conservatore e liberista, ma non ancora ufficialmente: molto probabilmente annuncerà la sua candidatura il prossimo marzo. La sua popolarità è particolarmente bassa da diversi mesi, stabile intorno a un misero 25 per cento: Sarkozy paga la difficile situazione economica del paese e l’impressione che, in Europa, la Francia non riesca ad avere il peso dell’influenza della Germania, finendo così per subirla. La presidenza di Sarkozy è stata colpita da diversi scandali che hanno riguardato anche molto da vicino il presidente, da ultimo quello che ha coinvolto a gennaio sua moglie Carla Bruni per un presunto utilizzo irregolare di fondi a favore delle sue attività filantropiche. Ma il repertorio è ricco: si va dall’affaire Karachi, una vecchia storia di finanziamenti illeciti durante la campagna elettorale del 1995, al caso Bettencourt, che riguarda i finanziamenti illeciti che sarebbero arrivati all’UMP e a Sarkozy prima della sua elezione nel 2007.

François Hollande (Partito Socialista, PS)
François Hollande, 57 anni, è il candidato dell’opposizione del Partito Socialista, di cui è stato leader dal 1997 al 2008, il periodo dei due risultati abbastanza disastrosi alle presidenziali del 2002 e del 2007. È il candidato più mainstream all’interno del suo partito: gli viene riconosciuta affidabilità sia dall’ala sinistra che dalla parte – piuttosto minoritaria – che ha posizioni più moderate e centriste. I suoi avversari, anche all’interno del partito, lo dipingono invece come eccessivamente incerto e conciliante. Fino al clamoroso arresto a New York nel maggio scorso, il candidato favorito per le primarie (e per la presidenza) era un altro, l’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale Dominique Strauss-Kahn (l’inchiesta si è conclusa con un’archiviazione ad agosto). La candidatura di Hollande, semplicemente, non esisteva, e i sondaggi lo davano intorno al 5 per cento.

Hollande è diventato il candidato ufficiale del PS (e di un suo piccolo alleato, il Partito Radicale della Sinistra, PRG) dopo che lo scandalo Strauss-Kahn ha eliminato il “vincitore annunciato” delle primarie francesi. Con una campagna equilibrata e ben gestita, Hollande ha acquistato a poco a poco punti nei sondaggi e ha vinto le primarie, concluse lo scorso ottobre, superando fin dal primo turno Martine Aubry anche se con un po’ meno voti del previsto (il 39 per cento). Le primarie sono state notevoli soprattutto per il misero risultato di Ségolène Royal (ex compagna di Hollande e già sconfitta da Sarkozy alle elezioni del 2007) e per quello oltre le aspettative di un candidato piuttosto estremista, Arnaud Montebourg. Da quando è diventato il candidato ufficiale, Hollande ha confermato le sue capacità politiche, dimostrando di capire gli umori popolari e non risparmiando neppure lui gli attacchi contro le banche e la finanza, uno dei temi principali di questa campagna elettorale.

Marine Le Pen (Fronte Nazionale, FN)
53 anni e figlia del fondatore del Fronte Nazionale e attuale presidente onorario, l’83enne Jean-Marie Le Pen, Marine Le Pen guida un partito di estrema destra, anti-immigrazione e statalista in politica interna, nazionalista e euroscettico in politica estera. Suo padre si candidò cinque volte alla presidenza e ottenne il risultato migliore nel 2002, quando arrivò fino al ballottaggio perdendo contro Jacques Chirac. Marine Le Pen si è concentrata negli ultimi mesi su temi economici: ha parlato più volte contro la grande finanza internazionale e il liberismo dell’UMP, e si dice favorevole a un forte protezionismo per l’economia francese e a una almeno parziale nazionalizzazione delle banche. Ha dimostrato di aver raccolto bene l’eredità paterna e il suo partito ha ottenuto alcuni risultati importanti in una serie di elezioni locali, soprattutto nel nord della Francia.

François Bayrou (Movimento Democratico, MoDem)
60 anni, Bayrou è già stato candidato alle presidenziali del 2002 e del 2007, quando venne eliminato al primo turno ma ottenne ben il 18 per cento dei voti. È un ex professore di storia che guida un partito moderato ed europeista, da lui fondato nel 2007 dopo le elezioni presidenziali. Si è progressivamente distanziato dalle posizioni di centro-destra dell’UMP, portando avanti il difficile progetto di una “terza via” centrista al solido bipolarismo francese. Nel 2002 e nel 2007, prima rifiutando di confluire nel partito da cui sarebbe nato l’UMP, poi fondando il suo Movimento Democratico, ha provocato spaccature tra gli altri politici di centro, ma si è sempre dimostrato capace di tenere dalla sua parte una solida percentuale di elettori.

Jean-Luc Mélenchon (Fronte di Sinistra)
Tra tutti i candidati «minori» alle Presidenziali 2012, questo deputato europeo sessantenne è senza dubbio quello che suscita più curiosità, dentro e fuori la Francia. Sedicente paladino del popolo, leader del movimento no-global e anti-liberismo economico, bloggher e polarizzatore della scena mediatica. Jean-Luc Mélenchon è stato ministro di Jospin ed esponente di spicco del Partito socialista ma l’ha abbandonato nel 2008 per spostarsi a sinistra e fondare il proprio movimento politico, il Fronte della sinistra. Fervido ammiratore di Mitterrand, nel suo programma – una sorta di libretto rosso dal titolo «Il programma del Fronte della sinistra, l’umano prima di tutto» – i punti di forza sono l’aumento del salario minimo garantito (Smic) a 1700 euro al mese, la riduzione dei poteri del Capo dello Stato, l’aumento della pressione fiscale per i cittadini più facoltosi e la trasformazione di tutti i rapporti di lavoro in contratti a tempo indeterminato. Sognatore populista o rivoluzionario 2.0? I suoi avversari politici lo dipingono come un «personaggio sprezzante e collerico», valido solo come oratore e come mattatore mediatico, ma politicamente inconsistente.

I Sondaggi:

In questo momento Hollande avrebbe il 29 per cento dei consensi, seguito da Sarkozy col 24 per cento. Rispetto ai sondaggi di una settimana fa, il presidente francese uscente ha perso due punti percentuali. Marine Le Pen è data al 17 per cento, Jean-Luc Mélenchon al 15 per cento, Francois Bayrou al 10 per cento. I dati, insomma, confermano la tendenza fin qui: il vantaggio di Hollande su Sarkozy e la capacità di entrambi i principali candidati di tenere a debita distanza – non senza qualche fatica – gli avversari alla loro destra e alla loro sinistra. Hollande in questo momento è in testa anche nei sondaggi sul ballottaggio, dovesse arrivarci insieme a Sarkozy: oggi avrebbe il 58 per cento dei consensi contro il 42 per cento del presidente uscente.

I risultati del primo turno nel 2007:

(da precisare che generalmente chi arriva in testa al primo turno poi vince le Presidenziali. Nel 1981 però Mitterand si classificò alle spalle del Presidente uscente ma poi vinse)

Nicolas Sarkozy Unione per un Movimento Popolare 11.448.663 31,18
Ségolène Royal Partito Socialista 9.500.112 25,87
François Bayrou Unione per la Democrazia Francese 6.820.119 18,57
Jean-Marie Le Pen Fronte Nazionale 3.834.530 10,44
Olivier Besancenot Lega Comunista Rivoluzionaria 1.498.581 4,08
Philippe de Villiers Movimento per la Francia 818.407 2,23
Marie-George Buffet Partito Comunista Francese 707.268 1,93
Dominique Voynet Verdi 576.666 1,57
Arlette Laguiller Lotta Operaia 487.857 1,33
José Bové no-global 483.008 1,32
Frédéric Nihous Caccia, Pesca, Natura e Tradizioni 420.645 1,15
Gérard Schivardi Partito dei Lavoratori 123.540 0,34 

Presidenziali Francia: Marine Le Pen ‘prima’ tra i giovani


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Marine Le Pen fa incetta di voti tra i giovani. Cosi riferisce un sondaggio francese, realizzato a poche settimane dal primo turno Presidenziale.

Fonte:

LE PERCENTUALI – Un sondaggio realizzato dalla francese CSA mostra robusti spostamenti delle intenzioni di voto dei giovani (18-24 anni) per le presidenziali francesi. Spostamenti che premiano Marine Le Pen, ora la preferita da questa classe d’età, e in misura minore Jean-luc Melenchon, che corre per la sinistra.

SU E GIU’ – Una dinamica attesa, non solo perché i giovani tendono a orientarsi verso i candidati che percepiscono meno vicini al sistema. Il tonfo in pochi mesi del partito socialista e del suo candidato Hollane ad esempio non stupisce gli osservatori transalpini. Hollande era partito forte sui giovani ha conquistato fin da subito grossi consensi, poi la sua campagan si è dedicata anche ad altro e i giovani intanto hanno fatto conoscenza anche con gli altri candidati, tr i quale anche madame Le Pen, assai più digeribile del padre, che con l’immagine da paleofascista urlante non aveva grandi speranze.

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Il ‘boicottaggio’ di Hollande nasconde la paura delle Destre Europee: la nascita di una alternativa


Fonte.

BERLINO – Sulla scia di Berlino, c’e’ ora un’intesa fra i 5 principali leader europei, per boicottare il candidato socialista alle presidenziali francesi Francois Hollande. Ne scrive oggi lo Spiegel on line, secondo il quale, in difesa del ‘fiscal compact’, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier italiano Mario Monti, lo spagnolo Mariano Rajoy e addirittura il britannico David Cameron si sarebbero accordati per ”non ricevere l’avversario di Nicolas Sarkozy durante la campagna elettorale”.

Questo ”patto di fiducia” fra i cinque leader nascerebbe ”non tanto dalla simpatia per il presidente Sarkozy”, sottolinea Spiegel, quanto dall’indignazione scattata sulle affermazioni del suo rivale, che ha annunciato l’intenzione di voler ritrattare, in caso di vittoria, il patto europeo, siglato ieri a Bruxelles, contro la crisi, da 25 Paesi dell’Ue.

Merkel ha paura. L’Europa conservatrice teme la vittoria di Hollande. Non credo sia mai accaduto nella storia recente che cinque capi di Stato ‘boicottino’ un altro leader europeo.

Il motivo non è solo politico, è ‘strutturale’. Qualora vincesse il candidato socialista, in Francia si aprirebbe una nuova via alla risoluzione della crisi economica. Una alternativa al rigorismo ‘ammazza welfare’ dei Paesi tuttora in mano alla Destra Europea, destra alla quale appartiene anche Mario Monti, inutile negarlo.

Una nuova proposta, alternativa, piena di speranza e di ‘solidarietà’ potrebbe distruggere il sogno di sfruttare la crisi economica per ‘annichilire’ quel che rimane degli stati sociali della vecchia Europa, desiderio proibito dei liberismo che permea tutti gli istituti economici internazionali (e non solo). E nel 2013 si celebreranno le elezioni in Germania con il socialdemocratico Gabriel in pole per la vittoria.

Dobbiamo davvero sperare che il candidato del PS riesca a sconfiggere Sarkozy. Ne va il bene dell’intero continente europeo.

Merkel in campo per Sarkozy, ma i sondaggi ‘dicono’ Hollande


Angela Merkel ed il suo partito, la CDU, scendono in campo per aiutare l’alleato francese, Nicolas Sarkozy. Le elezioni presidenziali in Francia sono vicine:

La Cdu  –  ha detto Groehe parlando a Parigi al congresso della Ump, il partito conservatore della maggioranza presidenziale  –  “è convinta che Sarkozy sia l’uomo giusto all’Eliseo e lo sarà anche in futuro”. Groehe ha poi continuato lanciando durissime critiche allo sfidante di sinistra di Sarkozy, il leader e candidato del Parti socialiste, François Hollande, che attualmente appare in vantaggio nei sondaggi rispetto al presidente in carica. “Propone concetti vecchi e polverosi e fantasie di sinistra di ridistribuzione della ricchezza”. Repubblica

Peccato che i sondaggi dicano altro: