#Smartphone: dal boom degli ultimi dieci anni alle ipotesi sul futuro


L’approfondimento di oggi è dedicato al mondo degli smartphone ed a come, nel medio periodo, sia cambiato totalmente il mercato relativo alla vendita dei dispositivi mobili. Dieci anni che hanno modificato radicalmente il settore.

L’anno cruciale è stato il 2008, un anno rivoluzionario per la telefonia: iPhone ed Android, ‘lanciando’ gli smartphone,  tolsero le tastiere dai telefonini e diedero inizio al mondo delle App, che hanno generato un mercato miliardario in pochissimi anni e che hanno mandato in pensione colossi della telefonia del calibro di NOKIA, BlackBerry e Motorola.

Nel grafico qui sotto potete vedere come dal 2008 in poi vi sia stato un vero e proprio boom della vendita di dispositivi mobili ( da 100 milioni di unità del 2007 al miliardo e mezzo odierno) ed è interessante osservare la crescita esponenziale di brand come Apple e Samsung ed il conseguente crollo di NOKIA. Dal 2010 si osserva poi lo sviluppo crescente di Huawei.

Analizzando le vendite del terzo trimestre 2018 possiamo vedere come le compagnie Cinesi siano le vere e proprie dominatrici del mercato:

Se la coreana Samsung guida ancora il mercato con una quota del 19% e gli americani di Apple mantengono il terzo posto al 12%, la Cina con Huawei, Xiaomi, Oppo, Vivo e Lenovo, arriva al 43%! 

Il mercato in Europa è un leggermente diverso, con Samsung ed Apple al 50% contro i cinesi attorno al 30%:

In Italia è la Cina a farla da padrone, con Huawei leader delle vendite (aprile 2018) rispetto alle coreane Samsung ed LG, agli americani di Apple ed alla francese Wiko:

Negli Stati Uniti invece Apple e Samsung sono i padroni assoluti con il 72% (36% a testa, dati di giugno 2018):

Dando uno sguardo al mercato relativo ai sistemi operativi è impressionante vedere come in pochi anni Android ed Apple (iOS) abbiano ‘divorato’ tutti gli altri operatori (Windows e BlackBerry in testa)

Confronto tra le vendite del 2010 e del 2017

Negli ultimi anni le vendite di smartphone stanno rallentando, anche a causa dell’aumento dei prezzi e dell’aumento della vita media dei dispositivi ma c’è da dire che si sono aperti nuovi mercati e quindi Samsung non dormirà sogni tranquilli nel prossimo futuro, soprattutto a causa del boom delle cinesi Huawei, Xiaomi e Oppo:

Anche se le vendite di smartphone stanno rallentando per la maggior parte dei produttori di cellulari, Huawei ha visto la domanda crescere del 43%  (come si può vedere nella tabella che pubblichiamo). Huawei rimane il marchio di smartphone numero uno nella Grande Cina e tra i primi tre nella maggior parte dei mercati europei. “Il divario tra Samsung e Huawei continua a ridursi, in quanto Huawei si espande aggressivamente investendo in brand e distribuzione nei mercati emergenti del Medio Oriente, Asia/Pacifico e Africa”, ha affermato Gupta. “Huawei sta, per esempio, posizionando i suoi smartphone della serie Honor a prezzi accessibili per guidare il passaggio dai telefoni cellulari agli smartphone in quei mercati“. (Cellulare Magazine)

«Le future opportunità di crescita per Huawei risiederanno nella conquista di maggiori quote di mercato nei paesi Apac emergenti e negli Stati Uniti», ha affermato ancora Gupta. «Il più grande mercato di Xiaomi al di fuori della Cina è l’India, dove è presumibile che si continuerà a vedere crescita elevata. L’aumento delle vendite in Indonesia e in altri mercati emergenti della zona Apac dovrebbe posizionare Xiaomi come un marchio forte a livello globale». (Dagospia)

Il calo delle vendite dei nuovi dispositivi è anche frutto della notevole crescita del mercato relativo agli smartphone ‘ricondizionati’: 

Quella dei ricondizionati è la fetta di mercato che sta crescendo più in fretta nel mondo smartphone, conta circa il 10% dei nuovi telefoni venduti secondo i numeri di Counterpoint Technology. (IlSole24Ore)

Senza contare che nella fascia più ‘bassa’ del mercato si stanno sviluppando i feature phone, telefoni che possono fare tante cose ma non sono veri e propri smartphone:

In molti, a Barcellona, hanno ascoltato con sorpresa annunciare da Florian Seiche, ceo di Hdm Global, il marchio finlandese che ha ottenuto le licenze per vendere telefoni con marchio Nokia «oggi siamo i numeri uno nei feature phone». Vuol dire che l’ex leader Nokia oggi per far parlare di sé deve puntare sull’operazione nostalgia di rimettere sul mercato modelli celebri, come il 3310 e l’8810, riaggiornandoli. E andando a favorire la sua presenza sulla fascia più “povera” del mercato. (IlSole24Ore)

Il futuro degli smartphone, ad oggi, sembra essere quello delle nuove tecnologie come il 5G e delle nuove tipologie di dispositivi, come i pieghevoli:

“Mentre il 2019 segnerà un anno importante per ulteriori attività di ricerca e sviluppo e per i test sul 5G, è improbabile che il 5G arrivi con volumi significativi prima del 2020“, ha affermato Roberta Cozza, research director di Gartner. “Prevediamo che le vendite di telefoni cellulari 5G raggiungeranno 65 milioni di unità nel 2020“.

Inoltre, diversi fornitori, come Samsung, Huawei e LG, dovrebbero lanciare nuovi smartphone pieghevoli nel 2019. “Questi dispositivi saranno inizialmente costosi e dovranno cedere a qualche compromesso sul fronte dell’usabilità”, continua Cozza. “Ci vorrà del tempo perché i vendor costruiscano un forte ecosistema di software e gli sviluppatori generino esperienze utente attraenti e innovative“. (Cellulare Magazine)

Spero l’articolo vi abbia interessato, appuntamento al prossimo approfondimento!

Fonti:
Telefonino.net
Mobileworld.it
Infodata de IlSole24Ore.it
IlSole24Ore
Cellulare Magazine
Dagospia
Corriere.it
Macitynet.it

Collasso energetico in India, al buio mezzo miliardo di persone


Più di mezzo miliardo di persone sono senza luce. Chissà quante violenze, rapine e problemi si verificheranno in India in queste ore. E tra nove mesi… una truppa di bambini vedranno la luce. I figli del ‘blackout’!

Il Post. Centinaia di milioni di persone, 600 milioni secondo la BBC, sono rimaste senza elettricità nel nord e nell’est dell’India. Un guasto a tre centrali elettriche ha costretto più della metà del paese a bloccarsi: centinaia di treni sono fermi e gli ospedali funzionano solo grazie ai generatori di emergenza. A Delhi le stazioni della metropolitana sono state evacuate e chiuse. Sono spenti anche moltissimi semafori, e questo ha creato ulteriore caos nelle strade già trafficatissime per il blocco dei treni.

A Burdwan, 180 chilometri a nord ovest di Calcutta, capitale del Bengala occidentale, circa 200 minatori sono rimasti intrappolati sottoterra a causa del blocco degli ascensori di risalita. Funzionari delle amministrazioni locali hanno fatto sapere che le operazioni di recupero sono già iniziate.

Attentati in India, 80 morti, forse in ostaggio alcuni italiani


FLASH ORE 21.00

MUMBAI – La violenza è esplosa all’improvviso. Nel mirino gli stranieri. Una serie di attentati simultanei sta colpendo Mumbai in India. Tuttora si odono “spari ed esplosioni” in diversi luoghi della città indiana. Nel mirino il quartiere turistico della città e la sala d’aspetto della stazione dei treni. Sul terreno sono rimaste decine di vittime, almeno 80 morti e 250 feriti

Mentre la Farnesina sta verificando se ci sono nostri connazionali coinvolti. In particolare due italiane, una donna e una bambina di sei mesi, si trovano ancora nell’hotel ‘Oberoi’ preso d’assalto dai terroristi. E dentro al Taj Mahal alcune persone sono tenute in ostaggio.

Gli attacchi sono iniziati alle 22.30 locali e hanno preso di mira anche gli alberghi di lusso e i locali frequentati dai turisti. Secondo il direttore generale della polizia, A.N. Roy, almeno due terroristi hanno preso d’assedio l’hotel Oberoi. La tv ha mostrato le immagini delle fiamme che invadono la hall del Taj Mahal, dove tre impiegati sono morti. Altre tre persone sono rimaste uccise da una bomba che ha investito un taxi nella vicinanze. Secondo i media indiani, vi sono sparatorie ancora in corso vicino ad alcuni edifici dell’area di Colaba-Nariman Point, dove si trovano l’Oberoi, il Taj Mahal e altre luoghi frequentati dai turisti come il pub Leopold’s. Esplosioni e spari sono stati avvertiti anche a Mazgaon, la stazione di scambio della metropolitana e nell’area di Crawford market.
http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/esteri/india-attentato/india-attentato/india-attentato.html

Biografie: Gandhi


« Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo » 

Nel giorno del 60° anniversario della uccisione del Mahatma, mi sembra opportuno riportare una breve biografia per capire meglio chi è stato uno dei massimi esponenti politici del secolo scorso. Politica e Pace, due parole che possono convivere e che Gandhi ha “usato” nel modo migliore.

Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma (in sanscrito significa Grande Anima, soprannome datogli dal poeta indiano R. Tagore), è il fondatore della nonviolenza e il padre dell’indipendenza indiana.
Il nome Gandhi in lingua indiana significa ‘droghiere’: la sua famiglia dovette esercitare per un breve periodo un piccolo commercio di spezie.
Nato il 2 ottobre 1869 a Portbandar in India, dopo aver studiato nelle università di Ahmrdabad e Londra ed essersi laureato in giurisprudenza, esercita brevemente l’avvocatura a Bombay.
Di origini benestanti, nelle ultime generazioni la sua famiglia ricoprì alcune cariche importanti nelle corti del Kathiawar, tanto che il padre Mohandas Kaba Gandhi era stato primo ministro del principe Rajkot. I Gandhi tradizionalmente erano di religione Vaishnava; appartenevano cioè ad una setta Hindù con particolare devozione per Vishnù.

Nel 1893 si reca in Sud Africa con l’incarico di consulente legale per una ditta indiana: vi rimarrà per ventuno anni. Qui si scontra con una realtà terribile, in cui migliaia di immigrati indiani sono vittime della segregazione razziale. L’indignazione per le discriminazioni razziali subite dai suoi connazionali (e da lui stesso) da parte delle autorità britanniche, lo spingono alla lotta politica.

Il Mahatma si batte per il riconoscimento dei diritti dei suoi compatrioti e dal 1906 lancia, a livello di massa, il suo metodo di lotta basato sulla resistenza nonviolenta, denominato anche Satyagraha: una forma di non-collaborazione radicale con il governo britannico, concepita come mezzo di pressione di massa.
Gandhi giunge all’uguaglianza sociale e politica tramite le ribellioni pacifiche e le marce.
Alla fine il governo sudafricano attua importanti riforme a favore dei lavoratori indiani: eliminazione di parte delle vecchie leggi discriminatorie, riconoscimento ai nuovi immigrati della parità dei diritti e validità dei matrimoni religiosi.

Nel 1915 Gandhi torna in India dove circolano già da tempo fermenti di ribellione contro l’arroganza del dominio britannico, in particolare per la nuova legislazione agraria, che prevedeva il sequestro delle terre ai contadini in caso di scarso o mancato raccolto, e per la crisi dell’artigianato.
Diventa il leader del Partito del Congresso, partito che si batte per la liberazione dal colonialismo britannico.

Nel 1919 prende il via la prima grande campagna satyagraha di disobbedienza civile, che prevede il boicottaggio delle merci inglesi e il non-pagamento delle imposte. Il Mahatma subisce un processo ed è arrestato. Viene tenuto in carcere pochi mesi, ma una volta uscito riprende la sua battaglia con altri satyagraha. Nuovamente incarcerato e poi rilasciato, Gandhi partecipa alla Conferenza di Londra sul problema indiano, chiedendo l’indipendenza del suo paese.

Del 1930 è la terza campagna di resistenza. Organizza la marcia del sale: disobbedienza contro la tassa sul sale, la più iniqua perché colpiva soprattutto le classi povere. La campagna si allarga con il boicottaggio dei tessuti provenienti dall’estero. Gli inglesi arrestano Gandhi, sua moglie e altre 50.000 persone. Spesso incarcerato anche negli anni successivi, la “Grande Anima” risponde agli arresti con lunghissimi scioperi della fame (importante è quello che egli intraprende per richiamare l’attenzione sul problema della condizione degli intoccabili, la casta più bassa della società indiana).

All’inizio della Seconda Guerra Mondiale Gandhi decide di non sostenere l’Inghilterra se questa non garantirà all’India l’indipendenza. Il governo britannico reagisce con l’arresto di oltre 60.000 oppositori e dello stesso Mahatma, che è rilasciato dopo due anni.

Il 15 agosto 1947 l’India conquista l’indipendenza. Gandhi vive questo momento con dolore, pregando e digiunando. Il subcontinente indiano è diviso in due stati, India e Pakistan, la cui creazione sancisce la separazione fra indù e musulmani e culmina in una violenta guerra civile che costa, alla fine del 1947, quasi un milione di morti e sei milioni di profughi.

L’atteggiamento moderato di Gandhi sul problema della divisione del paese suscita l’odio di un fanatico indù che lo uccide il 30 gennaio 1948, durante un incontro di preghiera.

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