Elezioni 2013: tre possibili scenari post-voto


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Le elezioni si avvicinano ed il parlamento che uscirà dalle consultazioni eleggerà anche il prossimo Presidente della Repubblica. Partendo dalla elezione del Capo dello Stato, mi sono divertito ad immaginare tre scenari possibili per il futuro dell’Italia. Sperando non se ne avveri neanche uno.

Il Presidente Fo

ROMA 15 maggio 2013. Con 501 voti Dario Fo è stato eletto nuovo Presidente della Repubblica. Il premio Nobel per la Letteratura è stato eletto al quarto scrutinio, con la maggioranza assoluta, votato dal Movimento 5 Stelle, da Rivoluzione Civile e da alcuni deputati di Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà.

Il nuovo Capo dello Stato avrà l’arduo compito di trovare il nome nuovo capace di coagulare attorno a se una maggioranza in grado di poter esprimere un esecutivo. La crisi di governo dura oramai da dicembre, con le dimissioni di Mario Monti e lo scioglimento del Parlamento da parte dell’allora Presidente Napolitano. Le elezioni di febbraio hanno visto il trionfo del Movimento di Beppe Grillo che ha conquistato la Camera dei Deputati ed ha ottenuto più di 125 seggi in Senato. La maggioranza inesistente a Palazzo Madama non ha ancora permesso, ad oggi, la formazione di un governo. Il Presidente Napolitano, prima delle dimissioni, ha effettuato diversi tentativi andati a vuoto. Stefano Rodotà ed Antonio Ingroia hanno dovuto rinunciare dopo essere stati incaricati mentre è ancora fresco il gran rifiuto di Beppe Grillo.

Gli indici economici sono in peggioramento, la borsa ha perso circa il 20% dall’inizio dell’anno ed i vertici europei esprimono preoccupazione per l’empasse venutasi a creare.

In un breve comunicato il nuovo Presidente della Repubblica ha ribadito la necessità di avere un esecutivo ‘nel più breve tempo possibile’ altrimenti, ha affermato Fo, ‘l’unico sbocco saranno nuove elezioni anticipate’ entro la fine di giugno.

Prodi si ritira

ROMA 15 maggio 2013. Romano Prodi ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dalla candidatura per la Presidenza della Repubblica. ‘Non sono più disponibile’ ha affermato l’ex Premier. Sulla decisione ha pesato l’ennesimo voto negativo per l’elezione del Capo dello Stato. Al quinto scrutinio, il secondo con maggioranza assoluta, il nome di Prodi ha ottenuto solo 486 voti sui 505 teoricamente a disposizione della risicata maggioranza del Governo Veltroni.

Le elezioni di febbraio avevano sancito la vittoria del CentroSinistra alla Camera. Al Senato invece la coalizione di Bersani aveva ottenuto solo 140 seggi. Da quel momento era iniziato un periodo di trattative che avevano poi portato ad un accordo Pd-Centristi per la nascita di un governo ‘a tempo’ della durata di un anno con lo scopo di riformare la legge elettorale e prendere alcune decisioni in campo economico per completare le riforme iniziate lo scorso anno dal Governo Monti.

Bersani, dimissioniario dalla segreteria democratica, aveva indicato Walter Veltroni come nome capace di unire Pd e Centristi. Vendola, smarcatosi dal progetto, aveva garantito la nascita del governo uscendo dall’aula di Palazzo Madama al momento del voto di fiducia.

La fallita elezione di Prodi al Quirinale segna la fine definitiva della alleanza tra Partito Democratico e Sinistra ecologia e Libertà. E’ chiaro come i ‘franchi tiratori’ siano arrivati dall’ala destra del Pd e da Udc e Fli. ‘Con questa decisione incredibile il PD ha posto fine alla alleanza politica con noi’ ha tuonato il Governatore della Puglia, primo sostenitore della candidatura del Professore.

Sulle sorti dell’elezione Presidenziale piomba l’incertezza. Sembra farsi largo l’ipotesi Casini ma buona parte del Pd, in primis i ‘turchi’ Fassina ed Orfini, meditano vendetta contro i complotti centristi. Il leader Udc potrebbe però trovare consensi nel campo del Pdl. I prossimi giorni saranno decisivi e c’è chi fa il nome di Monti come extrema ratio.

L’ennesimo colpo di scena del Cavaliere

ROMA 15 maggio 2013. Gianni Letta, il nome unico su cui convergeranno Lega e Pdl. Non vi sono altre ipotesi per il Centrodestra. Berlusconi ha deciso di andare al muro contro muro e non accetterà diktat da Casini o Monti. Il Caimano è il vero stratega delle manovre per il Quirinale ed è intenzionato ad andare avanti. Sulla carta il Centrodestra conta 345 deputati, 127 senatori ed alcuni delegati regionali che fanno salire il numero totale dei ‘grandi elettori’ a 499, qualcuno in meno della maggioranza necessaria per eleggere Gianni Letta nuovo Capo dello Stato dal quarto scrutinio, per il quale è necessaria una maggioranza assoluta e non quella qualificata dei 2/3 del corpo elettorale.

La strategia del Cavaliere è chiarissima. Eleggere Letta al Quirinale per avere un suo uomo nella poltrona più importante del Paese, quella che gli consentirà di nominare anche i giudici della Corte Costituzionale e che quindi potrà facilitare le riforme prodotte dal neonato governo conservatore.

Casini, Fini e Monti , seppur membri dell’esecutivo Alfano, si sono detti indisponibili nel sostenere Letta ed anzi minacciano di ritirare il loro appoggio in Senato. Casini, dal Ministero degli Esteri, ostenta tranquillità ma alcune voci di corridoio lo vedono furioso verso il Cavaliere. L’ennesimo colpo di coda del ‘Caimano’ ha messo sotto scacco i centristi. ‘O votate Letta oppure crolla tutto’ ha fatto sapere Berlusconi agli alleati di governo. Dal massimo scranno della Presidenza del Senato, il Presidente Pdl, ha manipolato la sua coalizione per costringerla a votare la ‘garanzia finale’ su inchieste ed aziende. L’ascesa dell’ex sottosegretario alla Presidenza del consiglio per Berlusconi equivarrà alla impunità permamente per i prossimi sette anni. Anche nel caso in cui, quindi, tra qualche mese si torni alle urne. L’ex Premier è fermo nella sua intenzione ‘Letta sarà l’unico candidato che avrà i voti del Centrodestra, o lui o non sarà eletto nessun’altro al Quirinale’.

La minaccia è chiara, il Cavaliere è pronto ad aprire una crisi istituzionale senza precedenti, in grado di mettere in ginocchio il nostro Paese, facendolo piombare in una crisi di credibilità insostenibile. Il tutto per difendere i suoi interessi, come da copione. Casini e Monti sanno bene che nulla lo fermerà e prima o poi cederanno all’ennesimo ricatto, per evitare il collasso dell’Italia.

Elezioni 2013: liste e programma di Rivoluzione Civile


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Antonio Ingroia riunisce attorno alla sua figura quattro partiti politici ovvero Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi ed Italia dei Valori. Di Pietro è passato dal 9% di un anno fa allo scarso 1-2% odierno e per questo ha dovuto accettare una federazione politica con gli altri movimenti di Sinistra per sperare di raggiungere il quorum del 4% alla Camera e dell’8% in qualche regione per il Senato. Anche la Lista arancione di De Magistris è presente nel ‘cartello elettorale’. Ingroia infine aggiunge quel tocco di ‘civico’ che potrebbe aiutare nell’intento di superare lo sbarramento.

Le liste di Rivoluzione Civile alla Camera dei Deputati e le liste di Rivoluzione Civile al Senato.

Qui trovate il Programma , alcuni punti di seguito:

  • Le  piccole e medie Imprese sono il motore d’Italia, una risorsa fondamentale per uscire dalla crisi. Negli ultimi anni sono state dimenticate, soffocate da corruzione e stretta del credito. Rivoluzione Civile vuole invertire la tendenza e puntare sulle Pmi per far ripartire il Paese. Come? Bloccando i pagamenti della pubblica amministrazione, facilitando l’accesso al credito e snellendo la burocrazia.
  • I candidati di Rivoluzione Civile offrono le loro soluzioni per rivoluzionare la scuola italiana. Pubblica è l’aggettivo più usato, sono necessari maggiori investimenti per motivare studenti ed insegnanti. La scuola è una risorsa, non un costo e come tale va valorizzata.
  • I costi delle grandi opere, in termini ambientali e di peso sul debito pubblico, sono decisamente superiori rispetto ai benefici che ne deriverebbero…..Rivoluzione Civile vuole rivoluzionare questo comparto della spesa pubblica: quello che serve all’Italia non sono poche, grandi opere che facciano un favore alle lobby delle costruzioni e del cemento, ma tante piccole opere che rimettano in sesto il paese, evitando di attivare codice rosso ogni volta che cadono due gocce di pioggia in più: impensabile in un paese avanzato e civile come l’Italia

Berlusconi ‘promette’ e la borsa crolla: il pericolo è Lui e chi vota Ingroia e Grillo fa il suo gioco


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E’ bastata qualche promessa farlocca per affossare la borsa, far impennare lo spread e gettare un’ombra sulla tenuta sociale del nostro Paese. Eccolo il futuro dell’Italia se vincerà Berlusconi.

“Imu, Balotelli, Mussolini.. sono solo slogan necessari per motivare i suoi ex elettori. Gli basta totalizzare il 35% dei voti per vincere alla Camera. (grazie ad una legge elettorale indegna). Non ci vuole poi molto viste le numerose offerte elettorali (Monti, Bersani, Grillo, Ingroia) per gli antiberlusconiani.”

E la missione è quasi compiuta. Rimotivare i suoi contando sulle divisioni del fronte antiberlusconiano sta spingendo il Centrodestra verso una possibile vittoria elettorale.

E’ arrivato quindi il momento che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Chi vota Ingroia o Grillo aiuta Berlusconi a vincere queste elezioni perche nè Ingroia nè Grillo possono vincerle.
Quando Berlusconi avrà eletto il Presidente della Repubblica (a giugno) e messo sotto controllo la Corte Costituzionale (il Capo dello stato nomina 5 giudici su 15), avrà messo in crisi l’economia e costretto l’Italia ad accettare gli aiuti FMI a patto di riformare sanità e welfare tagliando a mani basse; quando tutto questo succederà  qualcuno potrà sempre dire ‘io ho votato Grillo per il cambiamento’, ‘ho votato Ingroia perchè Vendola non è abbastanza di sinistra‘; magra consolazione per un paese al collasso.

 

Ecco perchè Berlusconi può vincere le elezioni


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L’allarme lanciato oggi dal Presidente Napolitano in relazione alle inchieste Mps e l’intervento a gamba tesa dell’Europa contro il Cavaliere fanno capire che si, in molti cominciano a temere una vittoria di Berlusconi alle elezioni politiche.

Sia ben chiaro, al momento il Centrodestra rimane dietro la coalizione di Bersani. Tra 2 e 9 punti percentuali separano le due aree politiche, c’è da dire però che erano più di 15 solo un mese e mezzo fa. Guardate i due sondaggi IPSOS di dicembre e gennaio, il CentroSinistra cala di 5 punti; il polo Montiano, con la discesa in campo del Premier, guadagna circa 5 punti; il Centrodestra recupera quattro punti mentre Grillo ne cede altrettanti.

             11 dicembre 2012                                      31 gennaio 2013

sondaggi

 

Quali sono i fattori che rischiano di far vincere di nuovo il Cavaliere? Proviamo a vederli assieme:

1. Fine dell’effetto primarie

Il Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà hanno visto crescere molto i consensi durante le settimane precedenti e successive alle elezioni primarie. In quel periodo, mentre il PDL era preda di crisi isteriche tra fazioni litigiose, il CentroSinistra beneficiava di una notevole copertura mediatica e soprattutto le due ‘offerte’ politiche di Renzi e Bersani riuscivano a convogliare sul PD consensi prima insperati. Ora, a due mesi di distanza, l’effetto primarie si è quasi del tutto esaurito ed il passaggio di alcuni ‘renziani’ doc nelle fila di Monti non ha fatto altro che far migrare verso il Premier alcuni elettori democratici.

2.Frammentazione a Sinistra

Quando Bersani scelse di ‘estromettere’ l’Italia dei Valori dalla alleanza di CentroSinistra il PD era oltre il 35% e Sel veleggiava stabilmente sopra il 6. Con più del 40% ed un PDL ridotto al 15% la strada verso la vittoria era tutta in discesa. Poi lo scenario politico è cambiato, il Centrosinistra ha perso almeno il 4-6% dei voti ed ora quel 5% di Rivoluzione Civile, cartello che raccoglie Idv, Prc, Pdci e Verdi, rischia di essere determinante per la vittoria al Senato e chissà magari anche alla Camera. Peraltro la continua associazione Monti-Vendola per un possibile accordo di governo post-elettorale non fa altro che indebolire SEL in favore del cartello di Ingroia.

3.Fattore Monti

L’entrata in campo del Premier non ha reso facile la vita al Partito Democratico. Monti, secondo gli auspici di Bersani ed anche di Napolitano, avrebbe dovuto rimanere fuori dai giochi in vista di una possibile elezione al Quirinale. Il Professore ha pensato diversamente e sta riuscendo ad erodere consensi al PD attraendo, come già detto, quegli elettori democratici vicini alle idee centriste.

4. Grillo

Nel periodo 2010-2011 il movimento5Stelle ha ‘rosicchiato’ voti prevalentemente a sinistra, quella più radicale. Nel 2012 ha virato a destra, raccogliendo tanti orfani del Cavaliere. Non è detto che i nuovi scandali finanziari che vedono coinvolti personaggi vicini al Centrosinistra non possano spingere alcuni elettori PD-SEL a votare Grillo come segno di protesta verso la solita politica.

5.Scandalo Mps

Lo scandalo del MontePaschi, soprattutto per le evoluzioni future, sta causando una piccola erosione di consensi alla coalizione Italia Bene Comune. Cosi come fu per l’affaire Unipol nel 2005-2006, la commistione tra Banche e Politica riesplode, casualmente sotto elezioni, e rischia di condizionare la campagna elettorale e l’esito del voto.

6. Promesse Berlusconi

Il Cavaliere lo si conosce bene, promette e non mantiene. Ma quando promette lo fa in modo egregio, da gran ‘venditore’. Già si parla di restituzione IMU o anche di abbassamento al 35% delle aliquote Irpef, per non parlare della battaglia anti-euro ed anti-Germania. Una persona con un minimo di intelletto dovrebbe sapere a quali risultati ci hanno portato le sue promesse e soprattutto le sue mosse in campo economico e politico. Eppure qualcuno disposto a farsi abbindolare c’è. Ci sono sempre elettori che considerano la scheda elettorale come una schedina del totocalcio, ‘non ci credo ma lo voto, chissà mai non mi riduca davvero le tasse’. Uniamo a questo le uscite su Mussolini e la tattica da vincente ottenuta con l’acquisto di Balotelli e capiamo bene che il 30% di voti è un obiettivo facilmente raggiungibile.

Tutti questi fattori, uniti ad una legge elettorale incredibilmente inadeguata, rischiano di regalare la Camera dei Deputati ad una coalizione del 33-34%. Paradossalmente Berlusconi potrebbe vincere pur avendo contro il 65% degli italiani.

Se il Caimano conquisterà la maggioranza nelle Camere potrà eleggere il Presidente della Repubblica e quindi potrà condizionare le nomine della Corte Costituzionale (il Capo dello Stato nomina cinque giudici su quindici). Se a questo aggiungiamo il probabile acquisto de La7 da parte di Urbano Cairo, imprenditore da sempre vicino all’uomo di Arcore, possiamo capire come l’Italia potrebbe ben presto svegliarsi più berlusconiana di quello che sembra.

Lo scandalo MPS rischia di travolgere il PD?


Su facebook il 17 gennaio scrivevo:

magistrati

I magistrati, per ora, c’entrano poco. Lo scandalo però è puntualmente arrivato. Il caso Mussari-Mps sta infatti terremotando la politica. Il Partito Democratico rischia di essere travolto dalle inchieste sulla banca senese.

Per capire qualcosa di più sullo scandalo Monte Paschi vi rinvio ad un articolo de Il Post . In sintesi, la banca sembra aver fatto investimenti sbagliati e spregiudicati, alcuni dei quali all’oscuro delle autorità di vigilanza: “la documentazione relativa non era stata trasmessa alle autorità di controllo, tra cui la società di revisione dei conti di MPS e la Banca d’Italia: quest’ultimo punto è l’ipotesi di reato a cui sta lavorando la procura di Siena.”

Il tutto è venuto fuori con i nuovi vertici Mps ed il grande accusato è  Giuseppe Mussari, l’ex Presidente. Lo scandalo interessa la politica perche Siena è storicamente amministrata dalla sinistra ed i vertici del Monte Paschi sono nominati dal Comune e quindi ‘dalla politica’ locale.

Repubblica parla di ‘allarme’ nella dirigenza democratica. Si teme che l’inchiesta si allarghi e coinvolga personaggi importanti e soprattutto si è aperta l’operazione sciacallaggio da parte degli avversari, da Monti a Grillo passando per Ingroia ed i media berlusconiani:

Ora Bersani inizia davvero a temere per il risultato finale. L’attacco concentrico di Monti, di Ingroia, di Grillo e del Pdl, la rapidità con cui è stata decisa l’audizione del ministro Grilli a Camere sciolte, i rumors di altri clamorosi colpi di scena in arrivo, i sospetti su una maxitangente rilanciati dal Giornale e da Mentana, tutto ciò sta rendendo la vicenda del Monte dei Paschi di Siena ad altissimo rischio. “Si respira di nuovo l’aria avvelenata del 2005”, sospira un dirigente del Nazareno. Il 2005: l’Opa dell’Unipol di Consorte su Bnl
….

Per questo ha fatto scalpore ieri a Largo del Nazareno l’attacco durissimo sferrato da Mario Monti. Non solo perché arrivato da una persona che formalmente sarebbe ancora il premier sostenuto dal Pd e probabile alleato di governo nel futuro.
Bersani e i suoi hanno infatti letto in quell’affondo di Monti un disegno preciso per affossare il centrosinistra
…..

Ma sono tante le “strane coincidenze” che ai piani alti del Pd fanno pensare a un intervento orchestrato per procurare più danni possibili. Anche l’audizione lampo del ministro dell’Economia Grilli, che parlerà dello scandalo Mps martedì prossimo a Montecitorio, rientra tra queste. Un’audizione concordata dal presidente della Camera con Monti su richiesta di un deputato ex Idv, Francesco Barbato, “che normalmente – dicono al Pd – viene considerato da Fini un cavallo pazzo e tenuto in nessuna considerazione”.

Come mai stavolta la domanda di Barbato, uno che ha chiesto l’iscrizione al partito dei Pirati e se l’è vista negare, salvo poi fondare giorni fa un suo movimento personale (“Democrazia liquida”), è stata accolta con tanta solerzia? Questa è una delle domande che si fanno in queste ore al Nazareno

PD-SEL nella ‘tenaglia’ Monti-Ingroia, Berlusconi spera


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Gli ultimi sondaggi lo dimostrano chiaramente. La Coalizione di Centrosinistra è stretta nella tenaglia Monti-Ingroia. Il primo attacca pesantemente Berlusconi mentre esprime apprezzamento per il PD, cosi facendo ‘tenta’ gli elettori democratici centristi, attraendoli. Il secondo preme sulla parte sinistra scontrandosi con SEL, gli elettorati di Vendola e di Ingroia sono simili e la prospettiva di un governo CentroSinistra-Monti potrebbe spingere alcuni elettori di Sinistra Ecologia e Libertà proprio tra le braccia di Rivoluzione Civile, chiaramente ostile al Premier. Allo stesso tempo il martellamento mediatico del Cavaliere sta riportando all’ovile alcuni delusi PDL.

Ed ecco che possiamo ‘leggere’ con maggiore chiarezza le ultime analisi demoscopiche. I centristi montiani hanno recuperato circa 3 punti percentuali nell’ultimo mese, esattamente quelli persi dal PD. Rivoluzione Civile aumenta di un punto, tanto quanto il calo di SEL.  Berlusconi nel frattempo recupera qualcosa a Grillo, che cala leggermente.

La tenaglia Monti-Ingroia rischia di stritolare il CentroSinistra fornendo nuove speranze al Centrodestra

Terza Repubblica: la riorganizzazione dei Poli e gli scenari post-voto


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Camere sciolte, elezioni fissate per il 24-25 febbraio. Si marcia spediti verso il nuovo appuntamento elettorale che probabilmente segnerà la fine del ventennio berlusconiano aprendo la via alla ‘cosiddetta’ terza Repubblica. Come si stanno muovendo i partiti? Quali le strategie post-voto? Cerchiamo di vederci più chiaro mettendo in ordine un po’ di cose.

Il CentroSinistra, che oggi celebra le Primarie Parlamentari per scegliere buona parte dei deputati e dei senatori presenti nel prossimo parlamento, e che vede in Pierluigi Bersani il candidato alla Presidenza del Consiglio, si sta organizzando attorno a Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà. Nel partito di Vendola, oltre al nucleo storico dei bertinottiani (il quale però preferisce Ingroia) figurano anche ex esponenti dei Verdi.  Tra Pd e Sel c’è poi il Partito Socialista di Nencini. A ‘destra’ del PD invece è nata l’aggregazione centrista che riporta Rutelli nel centrosinistra (dopo un anno nel terzo polo) assieme a Tabacci ed agli ex dipietristi seguaci di Donadi, Centro Democratico il nome:

La sua Alleanza per l’Italia, fondata appunto nel 2009 quando Rutelli fuggì dal Pd per via della vittoria del “socialdemocratico” Bersani alle primarie e al congresso, è la “struttura portante del nuovo Centro democratico” presentato questa mattina da Bruno Tabacci, che presto lascerà il posto di assessore della giunta Pisapia a Milano per candidarsi al Parlamento, e l’ex Idv Massimo Donadi. Si tratta della “terza punta” della coalizione…

Ad ogni modo, molto probabilmente, le liste del Centro Democratico ripresenteranno per il nuovo Parlamento tutto il nucleo storico dell’Api, compreso lo stesso Rutelli (sei mandati parlamentari alle spalle), più Tabacci, Donadi e i parlamentari dipietristi che l’hanno seguito nella scissione dall’Idv.

A ‘sinistra’ del CentroSinistra è nato oggi il cosiddetto Quarto Polo‘, che aggrega Rifondazione Comunista, Italia dei Valori, Comunisti Italiani, Verdi , ‘Arancioni’ di De Magistris ed altri movimenti della società civile. L’obiettivo è quello di rosicchiare voti al CentroSinistra e magari anche a Grillo. Antonio Igroia sarà il candidato Premier:

Si punta comunque a una lista unitaria alla Camera e al Senato. Obiettivo: superare lo sbarramento del 4 per cento nel primo caso, dell’8 per cento nel secondo caso, ma per entrare a Palazzo Madama basta superare la soglia in qualche regione (pensano di farcela in Campania, Umbria e forse anche Toscana) Direzione: qui la faccenda si complica. Governo o opposizione? Perché in questo nuovo polo ci sono tendenze diverse. Di Pietro continua a sognare un’alleanza con il Pd, dopo il voto. Il cartello di ‘Cambiare si può’ invece si attesta più su una linea di opposizione a chi andrà al governo, che sia Bersani o Monti o loro due insieme. E c’è da dire che la stessa area sta ancora dando battaglia sullo stesso programma di Ingroia, considerato carente nella contestazione delle politiche di austerity europee. Ma nel polo del pm antimafia, non manca anche chi predica “l’unione delle forze con Grillo”, come l’associazione ‘Terza primavera”, vicina allo stesso Ingroia.

Sin qui le novità a Sinistra, non ne mancano però anche al Centro. Con la ‘salita in campo’ di Monti e la riorganizzazione del Terzo Polo . Ne faranno parte l‘Udc di Casini, Futuro e Libertà di Fini, Italia Futura di Montezemolo e poi si parla anche di altri soggetti (il movimento di Giannino, Italia Libera degli ex berlusconiani Isabella Bertolini, Giorgio Stracquadanio e Gaetano Pecorella). Tra i candidati vi saranno anche Ministri del Governo Tecnico nonchè ex Pdl come Frattini e Pisanu ed ex Pd come Pietro Ichino, Linda Lanzillotta e Nicola Rossi. Monti non sarà candidato ad un seggio ne ufficialmente sarà indicato come candidato Premier ma l’obiettivo è quello:

Listone unico al Senato, ma non per la Camera, dove le liste della coalizione che si rifà all’Agenda Monti saranno due o più. E’ lo stesso Mario Monti che nel corso della conferenza stampa a Palazzo Madama chiarisce le modalità della sua “salita in politica” al termine di quello che in un tweet ha definito un pomeriggio impegnativo….

“Il presidente Monti ha definito lo schema della coalizione. Una lista con dentro nomi dell’associazionismo e della società civile e più liste politiche che aderiranno all’Agenda”, spiega Italo Bocchino all’Huffington Post. “Non tutto – aggiunge – è stato definito”. Il principio è un po’ quello che si evince dalle parole dello stesso Monti: “wait and see”. Aspettare per vedere come andrà a finire. Non solo per capire se il professore tornerà a Palazzo Chigi, ma anche per vedere come si svilupperà nel suo complesso la sua “salita in politica”.

La nuova formazione politica, a detta dello stesso Monti “ha una vocazione maggioritaria” e “avrà una evoluzione in futuro”.

Arriviamo infine al Centrodestra Berlusconiano. Il candidato Premier è chiaro, come da ventanni a questa parte. La riorganizzazione politica dell’area è però ancora in alto mare. Non è detto che il Popolo delle Libertà conservi nome e simbolo, si è parlato di riportare in auge il logo di Forza Italia. Il primo alleato del Pdl sarà Fratelli d’Italia, una lista che ingloba ex An come La Russa e Meloni assieme a liberali come Crosetto. In sostanza una lista ‘civetta’ per intercettare i delusi dal Pdl ed i nostalgici di Alleanza Nazionale.

Un fremito d’orgoglio l’ho avuto, non lo nego, con la nascita della “cosa di destra” Crosetto-Meloni.

Non mi dispiaceva affatto l’opportunità di una contaminazione fra una destra liberale e una sociale, priva di sconfinamenti nel nostalgismo, di chiara ispirazione antimontiana. Ci ha pensato La Russa a infilarsi nel progetto per sfruttare l’ingenuità del gigante e della bambina riproponendo, di fatto, Alleanza Nazionale. Con Crosetto che appare sempre più un pesce fuor d’acqua stretto in un vestito che, ovviamente, non è più il suo. Un errore strategico grave che i sostenitori, in primis La Retrovia molto attiva sui social a favore del gigante, non hanno né gradito né compreso. Un errore da game over.

Ben presente l’altro alleato di ferro, ovvero Francesco Storace con La Destra. Previste poi altre listarelle per incrementare il bottino con gli zero virgola raccolti qua e la.

Più problematico l’accordo con la Lega Nord. La base leghista non vuole Berlusconi candidato Premier. Maroni sta cercando un compromesso che consenta di salvare l’alleanza (ed i posti in parlamento). All’interno del movimento vi sono però molte resistenze, capitanate da Matteo Salvini , dal sindaco di Verona Tosi e dal Presidente del Veneto Zaia.

Lontano dai partiti classici c’è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Un’area distinta e distante da tutti i partiti.

Cinque aree diverse, alcune distinte ed alternative, altre più dialoganti tra di loro. Unico obiettivo, ottenere più posti in parlamento possibile. Il Centrosinistra appare in testa ma difficilmente riuscirà ad ottenere la maggioranza in entrambe le Camere. Se a Montecitorio è scontata, a Palazzo Madama sembra impossibile:

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Il sondaggio IPSOS di Ballarò non lascia scampo. Al Senato si riproporrebbe lo scenario 2006, la maggioranza inesistente o ottenuta sul filo di lana grazie al voto dei senatori a vita. A questo giro però non ci saranno Scalfaro, Pininfarina e Cossiga, deceduti; Rita Levi Montalcini e Giulio Andreotti, oramai troppo avanti con l’età e Giorgio Napolitano, che difficilmente appoggerà una ipotesi di autosufficienza risicata del CentroSinistra e che comunque rimarrà Presidente sino a maggio.

L’unica opzione credibile sarà un dialogo serrato tra PD e Polo Montiano. Molte le incognite però. Sel difficilmente si presterà ad un Governo con Casini e Monti. Non è detto che Terzo Polo e PD abbiamo la maggioranza per formare un esecutivo senza Vendola. D’altro canto il CentroSinistra potrebbe avere il ‘soccorso’ del Polo di Ingroia, qualora ottenga qualche senatore. Oppure si dovrà andare a ‘bussare’ alla porta di Berlusconi, pronto ad appoggiare qualsiasi cosa a patto che non si tocchino le sue aziende e la sua libertà.

Spettatori curiosi saranno infine i parlamentari del M5S. Chissà che qualcuno non venga attirato dalle ‘sirene’ bersaniane. Lo scopriremo presto.

Ingroia scende in campo, il Polo Arancione è nato: ‘scalata’ ai voti di SEL?


Repubblica.it
“Se ci siete tutti, se ci siamo, anche quelli della società civile, io sono disponibile a candidarmi in un movimento unitario”. Così, dal palco del teatro Capranica di Roma, arriva l’annuncio atteso. La platea applaude.  Ingroia invita Antonio Di Pietro (Idv), Olivero Diliberto (Pdci), Paolo Ferrero (Prc), Angelo Bonelli (Verdi) a fare “un passo indietro”. “Il modo migliore per far fare un passo avanti alla società civile è fare un passo indietro”, dice l’ex pm, specificando che ciò “non significa sparire, perché vi vogliamo con noi nella battaglia”. Ingroia, come preciserà dopo, chiede in realtà ai leader di rinunciare ai simboli di partito, non di escludersi dalla prossima competizione elettorale.

Aggiunge che il ‘nuovo polo’ non deve essere “un collage, un’accozzaglia di colori, un arcobaleno, ma una nuova identità che nasce e che dobbiamo portare a sintesi unitaria”. Solo “se riusciamo a realizzare tutto questo, sono disponibile a candidarmi per portare questa battaglia avanti anche in parlamento”.

Poi Ingroia lancia un appello a Bersani e a Grillo: “Da questa assemblea di oggi io chiedo un confronto con il segretario del Pd Bersani e chiedo un confronto senza pregiudizi. Lo chiedo perché conosco molte personalità del Pd che hanno le mie idee. E lo faccio con l’orgoglio della nostra autonomia come polo politico in costruzione”

….

Chiede di fare “un passo avanti” a diverse personalità: “Il primo a cui mi rivolgo è Maurizio Landini. E con lui Salvatore Borsellino, don Luigi Ciotti, le donne di ‘Se non ora quando’, Michele Santoro, Sandro Ruotolo. Non è un invito a candidarsi, l’invito ad accompagnarci al nostro fianco”, dice Ingroia. “Se poi volete candidarvi, ancora meglio”.

Il dado è tratto. Ingroia si è candidato come leader del Polo Arancione. Idv, Comunisti e Sindaci ‘arancioni’ tutti insieme per la giustizia, la legalità ed il lavoro.

Polo Arancione, considerazioni: sarebbe interessante se davvero si candidassero persone come Landini, Don Ciotti e Salvatore Borsellino. Li stimo tutti e tre. Non mi dispiacerebbe affatto poi se Di Pietro, Diliberto e Ferrero sparissero. Su Ingroia, potrà anche essere ‘politicamente vicino’ alle mie idee ma sbaglia su un punto: per candidarsi dovrebbe DIMETTERSI dalla Magistratura, l’aspettativa non basta. Il potere giudiziario e quello legislativo non devono mischiarsi.

Vendola trema, la scalata ai voti di Sel è iniziata.