Dossier siriano, punto per punto cosa accade nel Paese


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Cosa accade in Siria? Gli Stati Uniti e parte dell’Occidente accusano Assad di aver usato armi chimiche sui ribelli siriani. E’ di oggi la notizia che la Russia avrebbe prove del contrario, ovvero dell’utilizzo di tali armi da parte dei ribelli. Una cosa è certa, centinaia di persone, nel mese di agosto, sono state sottoposte al contatto di gas e sostanze chimiche nocive.

Obama ha in mente un attacco ‘limitato’ per punire Assad. La Francia appoggia la linea americana. La Gran Bretagna si è invece dovuta ritirare per via del voto contrario del Parlamento alla proposta interventista del Premier Cameron. La Germania è contraria, cosi come l’Italia.

In Siria è in atto una guerra civile che prende il via ai tempi della ‘primavera araba’, quando molti regimi mediorientali e mediterranei crollarono sotto le proteste popolari.  Tensioni si registrano anche ai confini del Paese ovvero in Turchia, in Libano ed in Israele.

Le iniziali vittorie sul campo da parte di ribelli sono state respinte successivamente dalle truppe leali ad Assad. La stessa opposizione al regime è divisa tra laici ed estremisti islamici, questi ultimi sempre piu forti rispetto ai primi.

L‘Onu è bloccato dai veti di Russia e Cina, contrari ad una condanna di Assad. Si sono susseguite conferenze, incontri, piani di pace, senza che nessuno arrivasse a conclusione e venisse attuato, sempre a causa di divisioni tra le nazioni coinvolte. Anche la Lega Araba ha provato, fallendo, a pacificare il Paese. Nel frattempo l’economia siriana è crollata, dal 2011 ad oggi sono state uccise più di 100 mila persone  e più di due milioni di profughi hanno lasciato la Siria per sfuggire alla guerra rifugiandosi nelle nazioni vicine.

Questa una brevissima sintesi. Qui di seguito alcuni approfondimenti divisi per punti.

100 mila morti, 2 miioni di profughi

Più di 100mila morti da quando è iniziata la guerra civile in Siria. I dati sono stati divulgati dall’Onu: ogni mese perdono la vita circa 5mila persone.

L’Osservatorio siriano dei diritti umani (Osdh) indica un bilancio comprendente 36.661 civili, 18.072 combattenti ribelli e 25.407 membri delle forze governative, ha indicato questa ong.

LA MAPPA DEI RIFUGIATI SIRIANI RICOSTRUITA DALLA BBC

Più di 700mila profughi nel solo, piccolo e fragile, Libano. 500 mila in Giordania ed altrettanti in Turchia.

Le fazioni in lotta. Il regime, i ribelli laici e quelli islamisti

Il regime siriano continua a mietere successi militari e recupera nuove parti del territorio, spera di aprire l’incontro dopo aver riconquistato Homs, una forte base sunnita. L’opposizione ritarda perché è divisa su chi deve rappresentarla: se membri del Free Syrian Army (Fsa), laico, o rappresentanti di gruppi islamisti legati ad Al Qaeda. Nelle scorse settimane vi sono state lotte intestine, con l’assassinio di alcuni capi dell’esercito siriano libero da parte di gruppi musulmani radicali.

Lo Fsa combatte per un regime laico e cerca di avere l’appoggio dell’occidente; i jihadisti vogliono distruggere ogni regime laico (“bahatista”) e imporre la legge islamica.

Le divisioni nell’opposizione – e il timore di vedere rafforzata l’ala islamista – sta raffreddando anche le potenze occidentali finora desiderose di applicare uno schema “libico” alla Siria (approntare un “canale umanitario”; colpire l’esercito di Assad; garantire zone di rifugio per profughi e ribelli).

Danni economici, il crollo dell’economia vicino al 40-50%

Due anni di conflitto armato hanno portato l’economia siriana sull’orlo della bancarotta. I danni inflitti alle infrastrutture economiche in Siria arrivano ai 15 miliardi di dollari (secondo altre fonti, arrivano invece a 27,3 miliardi di dollari).

Il PIL è diminuito di oltre un terzo, del 35- 40%. La disoccupazione è aumentata di 5 volte. La moneta si è deprezzata di 6 volte. I prezzi nel paese sono aumentati del 36%.

Le riserve valutarie della Banca Nazionale siriana sono scese da 18 miliardi di dollari a 2 miliardi di dollari.

La perdita di sanzioni internazionali è stata di 4 miliardi di dollari, il che ha portato ad una carenza dei beni essenziali. Senza i crediti dall’Iran, la Russia e la Cina, il governo non ha risorse per acquistare cibo e carburante.

La produzione di petrolio e le entrate dalla sua vendita sono diminuite di tre volte.

Come si è arrivati a tutto questo. Breve cronologia di due anni di guerra civile

Il 24 marzo 2011 il “Giorno della Dignità”, a Damasco si radunano migliaia di manifestanti per chiedere la liberazione dei numerosi detenuti politici. Un mese dopo, il 28 aprile, è il “Giorno della Rabbia”. Proteste si tengono a Dara’a. Le forze dell’ordine sparano sulla folla radunatasi tra le vie della città. Il regime decreta il rilascio di alcuni prigionieri, mentre annuncia misure concilianti per tentare di calmare la protesta.

Due mesi dopo il regime reprime le proteste in modo violento. L’esercito entra con i carri armati a Dara’a, Banyas, Homs e nei sobborghi di Damasco per reprimere le incessanti proteste contro il regime

Tra luglio ed agosto 2011 iniziano i primi veri attacchi dei ribelli verso il regime. Si costituisce una vera e propria opposizione ad Assad.I rappresentanti dei ribelli si ritrovano a Istanbul per creare un organo per unificare la voce delle fazioni di opposizione: è il Consiglio Nazionale Siriano. Parallelamente, viene fondato l’Esercito libero siriano per contrastare militarmente le forze del regime.

Tra ottobre  e novembre mentre all’Onu Russia e Cina bloccano la risoluzione contro le violenze di Assad, la Lega Araba espelle la Siria per ‘incapacità ad elaborare un piano di pace’. La stessa Lega presenta un piano che prevede la deposizione di Assad e decide di sanzionare economicamente Damasco. Nel frattempo migliaia di profughi siriani si dirigono in Turchia.

Ad inizio 2012 la Lega Araba manda suoi osservatori nel Paese per verificare gli accadimenti, si susseguono attentati e scontri tanto che la Lega ritira gli osservatori.

Nei mesi successivi L’esercito siriano riconquista la città di Baba Amr, nel distretto di Homs, precedentemente occupata dai ribelli; in risposta, vengono condotti massacri tra i civili che sostenevano l’opposizione. In molti decidono di rifugiarsi in Libano. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU annuncia di sostenere il piano di pace elaborato dall’inviato delle Nazioni Unite in Siria Kofi Annan.

Maggio-Giugno 2012: Le Nazioni Unite inviano una missione di osservatori. Il Consiglio di Sicurezza condanna la violenza del regime nei confronti degli oppositori politici per il massacro di Hula, vicino Homs. Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Spagna, Canada e Australia espellono in segno di protesta gli ambasciatori siriani presenti nei rispettivi paesi in segno di protesta. La Russia continua a sostenere il regime siriano e il Piano Annan. Sul piano interno assistiamo a un’escalation di violenze: il 6 giugno vi è una nuova strage di civili ad opera dell’artiglieria governativa e delle milizie lealiste alla periferia di Hama.
Parallelamente, sul piano diplomatico, la Francia avanza un’ipotesi – subito rientrata – di intervento armato delle Nazioni Unite; gli Stati Uniti aumentano le pressioni su Mosca affinché cessi di supportare il regime siriano con armamenti ed elicotteri nella repressione dei ribelli: il ministro degli Esteri russo Lavrov, in visita a Teheran, respinge ogni accusa, asserendo che Mosca fornirebbe a Damasco esclusivamente armamenti difensivi, confermando la propria opposizione a ogni ipotesi di ricorso all’intervento armato in Siria e accusando a Washington di fornire armamenti ai ribelli siriani.
Intanto si verificano scontri ai confini tra Turchia e Siria, i due paesi rischiano di precipitare in guerra ma alla fine si riesce ad attuare un cessate il fuoco. Le opposizioni al regime iniziano a compattarsi sotto il cartello della Coalizione Nazionale Siriana che nel dicembre ottiene il riconoscimento ufficiale come “unico e legittimo rappresentante del popolo siriano” da parte di USA, Regno Unito, Francia, Turchia e monarchie del Golfo.
Ad inizio 2013, mentre rimane teso il confine turco-siriano ed Israele torna a colpire la Siria con due raid per distruggere stock di missili iraniani diretti a Hezbollah. Alcuni ‘ribelli’ vengono addestrati in Giordania con la collaborazione degli Stati Uniti.
Maggio Giugno 2013: Le forze armate del regime e gli alleati libanesi di Hezbollah circondano la città di confine di Qusair in mano ai ribelli. Le truppe di Bashar al Assad e i miliziani libanesi di Hezbollah riconquistano il nodo strategico di Quasayr, «la Stalingrado siriana», vincendo una battaglia chiave nella guerra civile. Ora il territorio che va da Damasco al Libano e ai porti siriani sul Mediterraneo è nelle mani delle forze fedeli ai lealisti, i quali si preparano a dare l’assalto ad Aleppo e Homs.
A luglio Intanto il fronte dei ribelli è sempre più diviso: dopo le dimissioni di Moaz al-Khatib, il 6 Luglio scorso è stato eletto il nuovo presidente della coalizione. Esponente della confederazione tribale degli Shammar, e vicino all’Arabia Saudita, Ahmad al-Jarba ha vinto di misura sull’industriale Mustafa Sabbagh, sostenuto dal Qatar. Il primo ministro della Coalizione, Ghassan Hitto rassegna le sue dimissioni l’8 Luglio.Sempre i ribelli chiedono un maggiore supporto di forniture ed equipaggiamento armi alle potenze che appoggiano la loro attività contro il regime di Assad. Ma Stati Uniti e Regno Unito frenano gli insorti temendo che un possibile invio di armi in loro favore possa finire nelle mani degli estremisti islamici. Infatti diventano sempre più temibili e rilevanti militarmente i gruppi jihadisti legati alla galassia qaedista come Jabhat al-Nusra, attivi soprattutto nel nord del paese e autori di numerosi attentati verso gli sciiti e gli stessi ribelli sunnitiAgosto. Ribelli siriani e governi occidentali accusano le forze pro-Assad di aver usato armi chimiche contro i civili. Sotto accusa l’attacco del 21 agosto a Ghouta, periferia est di Damasco, nella quale sarebbero state uccise più di 300 persone.I paesi vicini e le conseguenze della crisi siriana:

Libano, tra emergenza profughi e paure di stabilizzazione

Il ministro degli esteri libanese, simpatizzante di Assad, si dice preoccupato per un possibile attacco alla Siria. n intervento militare contro la Siria, ha avvertito Mansour, inasprirebbe le tensioni in Libano (dove è presente Hezbollah, organizzazione paramilitare sostenuta dal regime siriano) e aumenterebbe in misura drammatica il numero di rifugiati siriani nel Paese dei cedri. Il Libano, che ha una popolazione di 4,5 milioni di abitanti, ospita attualmente quasi un milione di profughi siriani.

Israele, bombardamenti mirati di obiettivi siriani

E’ di oggi il test missilistico congiunto tra Israele e Usa condotto da una base dell’aviazione nel centro di Israele. Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu è tornato  ad ammonire sulle conseguenze di un attacco ad Israele: “La realtà intorno a noi sta cambiando. Voglio dire a chiunque intenda farci del male: non è consigliabile”.

Turchia, un anno di scontri al confine con la Siria

Il 22 giugno 2012 il confine turco-siriano diventa infuocato: un velivolo militare turco viene abbattuto dall’aviazione siriana mentre si trovava in volo, secondo Damasco, nello spazio aereo siriano. Il governo di Ankara dichiara quello siriano un atto ostile e chiede una convocazione d’urgenza della NATO per discutere del caso.

Ottobre. La tensione tra Siria e Turchia sale nuovamente alle stelle quando alcuni colpi di mortaio sparati dal confine siriano colpiscono un villaggio turco di confine uccidendo cinque civili. La Turchia risponde al fuoco e intercetta un aereo siriano che trasportava armi dalla Russia. Entrambi i governi vietano il rispettivo spazio aereo all’avversario.

A luglio 2013 uno degli ultimi episodi di violenza al confine. In Turchia al confine la Siria sono morti due adolescenti che martedì erano stati raggiunti da pallottole vaganti provenienti dal territorio siriano, dove sono in corso combattimenti tra i curdi siriani e le milizie ribelli di matrice islamista. La morte dei due giovani ha innescato la rabbia di familiari e amici delle vittime che hanno attaccato un ospedale turco dove sono ricoverati membri dell’opposizione siriana. E proprio vicino al valico con la Turchia, intanto proseguono i combattimenti tra i comitati di protezione del popolo curdo e gruppi jihadisti affiliati ad al-Qaeda. Al momento si contano almeno 9 vittime

I paesi pro e contro l’intervento.

Stati Uniti e Francia si dicono pronti a varare una coalizione internazionale per bombardare alcuni obiettivi siriani. La Gran Bretagna ha dovuto ritirarsi per il voto contrario del Parlamento alla proposta interventista del Premier Cameron.

La Germania è contraria. La cancelliera Angela Merkel ha ribadito il no tedesco a un eventuale intervento militare in Siria, sottolineando al tempo stesso la necessità di una reazione internazionale di fronte a un impiego di armi chimiche da parte del regime di Damasco. “Faremo il possibile per arrivare a una azione comune” e avviare un “processo politico”, ha detto intervenendo a un dibattito al Bundestag.7

L’Italia dice No alla guerra ma ‘arma’ le fazioni in lotta

L’Italia che ora, nelle parole del premier Letta e del ministro degli Esteri Bonino, caldeggia una soluzione pacifica sotto le insegne dell’Onu ha contribuito ad armare il regime di Damasco e i ribelli che si fronteggiano
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Il meglio, si fa per dire, l’Italia l’ha dato vendendo partite di armi leggere, più facili da piazzare e smerciare ma anche “le più pericolose tra le armi di distruzione di massa”, come ha denunciato Kofi Annan. Siamo tra i primi produttori al mondo. Quante ne abbiamo vendute nella regione del conflitto nei tre anni d’embargo ancora non si sa. Secondo le fonti ufficiali, come le relazioni del governo sull’export, nessuna. Da alcune prove empiriche, su tutte il boom di ordini e fatturati delle aziende italiane verso la regione, la realtà è molto diversa.

Danni alla cultura

Nel 2012 i ribelli hanno usato degli esplosivi per far saltare la fortezza di Aleppo.

Il mercato coperto di Souq el- Medina ad Aleppo era un monumento unico nel suo genere, il più grande mercato coperto del mondo, e dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, è stato semidistrutto da un incendio.

La Moschea degli Omayyadi, una costruzione risalente al 706 d.C., è stata distrutta e saccheggiata. Si trattava di un patrimonio mondiale dell’UNESCO. Sul terreno della moschea si trovavano monumenti storici e religiosi di inestimabile valore.

Fonti: