#Usa2020: #KamalaHarris vice di #JoeBiden


Usa, Kamala Harris si ritira dalla corsa alla Casa Bianca

Kamala Harris sarà la vice di Joe Biden alle Presidenziali di novembre. Senatrice, ex procuratrice distrettuale, ha mantenuto un profilo mediano tra i moderati ed i progressisti nel Partito Democratico. Si era candidata alla Presidenza ma ha dato forfait alla vigilia delle primarie di inizio anno, sostenendo poi Biden.

Per un Biden che ha quasi confermato, in caso di vittoria, di voler fare un solo mandato, Harris potrebbe rappresentare in futuro la prima candidata donna alla Casa Bianca.

Qui di seguito una breve biografia della senatrice dem:

La senatrice californiana Kamala Harris è stata scelta come candidata alla vice presidenza degli Stati Uniti da Joe Biden, il candidato del Partito Democratico. È una decisione storica: Harris è la prima donna non bianca candidata alla vicepresidenza nella storia degli Stati Uniti, e la terza donna in generale. Nessuna donna è mai stata eletta alla vicepresidenza degli Stati Uniti, così come alla presidenza.
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Harris, che prima di essere senatrice era stata procuratrice distrettuale di San Francisco e poi procuratrice generale della California, è una delle persone più note e popolari del Partito Democratico, e aveva sfidato Biden nelle primarie. La sua candidatura era partita molto bene, ed era stata considerata per un po’ una delle favorite: ma col tempo si era sgonfiata, principalmente per alcuni grossi errori organizzativi e di strategia. Harris si era ritirata lo scorso dicembre, dando poi il proprio sostegno a Biden a marzo.
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Harris ha 55 anni ed è nata a Oakland, vicino a San Francisco. Sua madre era un’endocrinologa emigrata dall’India negli anni Sessanta, mentre suo padre era un professore di economia emigrato nello stesso periodo dalla Giamaica. Le sue origini non sono quindi strettamente afroamericane, anche se è così che viene normalmente definita (lei ha detto talvolta di preferire semplicemente “americana”).

(Il post. https://www.ilpost.it/2020/08/11/kamala-harris-vice-presidente/)

Barack, Michelle e Joe. Ci mancheranno.


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Barack, Michelle e Joe. In questi ultimi giorni di Presidenza, Obama sta rendendo omaggio a chi gli è stato più vicino in questi anni. Sua moglie Michelle, non una first lady ‘classica’ ma una combattente, forse più dura del marito a volte. E poi il suo vice, Biden. Una storia personale degna di un film. Esperienza, affidabilità, competenza. Un VicePresidente attivo ed utile. E soprattutto un amico. Alcuni dicono che Michelle Obama in futuro potrà ambire alla Casa Bianca. Quel che è certo è che Joe Biden avrebbe di sicuro ricoperto in modo eccellente il ruolo di Presidente.

Purtroppo però i Democratici hanno dovuto pagare un ‘prezzo’ ai Clinton, alle loro ambizioni, alla voglia di rivalsa di Hillary, sconfitta nel 2008 e poi alleata di Obama a patto di essere Lei la candidata alla fine del mandato del Presidente. Quel prezzo non è stato pagato solo da Obama e dai Democratici. Sarà pagato da tutti gli americani e forse dal resto del Mondo.

Tra sette giorni esatti inizia l’era Trump. Basta leggere i nomi dei membri del suo governo per inorridire. Sotto ogni aspetto e tema.
Trump non è un folle. Non porterà gli Stati Uniti alla terza guerra mondiale. Ma Trump non è un uomo politico e soprattutto è un egocentrico misogino con manie di persecuzione e nessuno stile. L’immagine dell’America ne risentirà, questo è certo. Alcuni dicono che prima poi l’establishment si sbarazzerà di lui affidando le sorti del Paese al suo vice Mike Pence. Potrebbe essere ma non è affatto detto. Di sicuro c’è solo il totale cambio di faccia della Casa Bianca e “dell’essere” Presidente degli Stati Uniti. Se Clinton rischiò di essere cacciato per un pompino, oggi a Trump sarà permesso tutto. Ma proprio tutto. Vista la sua storia e la vittoria alle elezioni suo malgrado.
Negli otto anni di governo, Obama ha commesso molti errori, soprattutto in politica estera. Ma al netto di ogni recriminazione e delusione, credo sarà presto rimpianto. Barack, Michelle e Joe. Ci mancheranno.

Gli Stati Uniti evitano il ‘fiscal cliff’, grazie a Joe Biden


Gli Stati Uniti hanno scongiurato il ‘baratro fiscale’ all’ultimo minuto:

La Camera degli Stati Uniti ha approvato l’accordo sul fiscal cliff, il cosiddetto baratro fiscale, dopo il voto favorevole espresso il primo gennaio dal Senato. Il voto è avvenuto quando negli Stati Uniti erano le 23 di martedì e in Italia erano le 5 del mattino di mercoledì. Hanno votato a favore dell’accordo 257 deputati, mentre hanno votato contro in 167. Hanno votato a favore 172 democratici e 85 repubblicani, hanno votato contro 151 repubblicani e 16 democratici.

L’accordo evita innanzitutto l’entrata in vigore simultanea di una serie mostruosa di tagli alla spesa, soprattutto al welfare, alla difesa e all’istruzione, e l’annullamento di esenzioni fiscali dirette a tutti gli americani: questi meccanismi andavano incontro il 31 dicembre alla loro scadenza naturale e almeno in una circostanza erano stati resi dal Congresso così radicali e potenzialmente dannosi proprio per incentivare democratici e repubblicani a trovare un compromesso. La famiglia media americana avrebbe pagato 3.000 dollari di tasse in più all’anno e gli Stati Uniti, secondo l’ufficio per il budget del Congresso, sarebbero finiti nuovamente in recessione.

(Che cos’è il fiscal cliff, spiegato bene)

Uno dei principali artefici dell’accordo è stato il Vicepresidente Joe Biden. Non molto conosciuto qui in Italia, Biden è un vero ‘idolo’ per gli americani. La sua storia politica e personale è davvero singolare. (Vi invito a leggerla qui di seguito, grazie ad un interessante articolo de Il Post) Tra gioie e dolori, vittorie politiche e tragedie private, il senatore democratico del Delaware è arrivato alla seconda carica più importante del Stati Uniti d’America:

12  cose da sapere su Joe Biden

1. Biden non ha mai perso un’elezione. È stato eletto al Senato degli Stati Uniti a trent’anni, nel 1973, l’età minima per fare il senatore, diventando il sesto senatore più giovane nella storia del paese e ottenendo un seggio storicamente in mano ai repubblicani. È stato rieletto per sei volte consecutive. Quando ha lasciato il suo seggio, nel 2009, è diventato il più giovane senatore ad arrivare a sette mandati consecutivi.

2. Biden era balbuziente. Ha balbettato per tutta la sua infanzia e fino ai vent’anni. Ma prendiamo la storia da un altro lato. Il 5 settembre del 1994 uno studente americano di nome Branden Brooks partecipò a un incontro pubblico con Biden in Delaware. Alzò la mano, prese la parola, fece la sua domanda balbettando parecchio. Alla fine dell’incontro Biden lo andò a cercare e lo prese da parte: gli disse che anche lui balbettava, da ragazzo, ma che non aveva mai permesso a questo problema di interferire con i suoi sogni e quindi cercava sempre occasioni per parlare in pubblico, così da forzarsi a superare l’imbarazzo e il suo problema. Una settimana dopo Branden Brooks ricevette una lettera di Biden, scritta il giorno successivo al loro incontro. Nella lettera, pubblicata qualche anno fa da Letters of note, Biden scriveva:

Caro Branden —

è stato un piacere conoscerti ieri. Sei un ragazzo bravo e brillante, se continuerai a lavorare sodo ti aspetta un grande futuro. Tieni a mente quello che ti ho detto riguardo la balbuzie. Puoi sconfiggerla così come l’ho sconfitta io. Quando lo farai, sarai una persona più forte: avrai vinto. Un’altra cosa: ogni volta che hai la tentazione di prendere in giro qualcuno per via di un suo problema, ricorda come ti senti quando sei tu a essere preso in giro. Tratta tutti con rispetto e sarai rispettato.

Il tuo amico
Joe Biden

Branden seguì il consiglio di Joe Biden: si candidò all’incarico di rappresentante degli studenti, venne eletto e rieletto tutti gli anni, alle scuole superiori e all’università. Approfittò di ogni occasione possibile per parlare in pubblico. Oggi fa il pubblico ministero in Delaware.

3. Biden ha studiato Giurisprudenza a Syracuse ma ha detto che studiare legge gli sembrava «la cosa più noiosa al mondo» e durante il suo primo anno fu accusato di aver copiato un terzo di un saggio che aveva scritto per un esame. Biden disse che aveva citato un brano di un altro testo ma si era dimenticato di indicarlo, e gli fu consentito di ripetere l’esame. Il particolare è significativo per via di quello che leggerete nel punto 9.

4. La sua prima candidatura al Senato è una gran storia. Nel 1972 Caleb Boggs, senatore repubblicano di lunghissimo corso, voleva andare in pensione ma fu convinto dal presidente Nixon a ricandidarsi. Nessun democratico lo sfidò: erano tutti sicuri di perdere. A parte Biden, che si fece avanti a 29 anni avendo alle spalle solo due anni da rappresentante locale nella sua contea. Si candidò praticamente senza soldi. La campagna elettorale fu diretta da sua sorella Valerie e i suoi principali collaboratori furono i suoi familiari. In estate i sondaggi lo davano in svantaggio di 30 punti. Alla fine vinse di 1,3 punti, secondo molti grazie al suo carisma, le sue innumerevoli iniziative organizzate in giro per il Delaware e la sua capacità di attirare i voti dei giovani.

(il resto lo trovate qui)

Elezioni Usa: questa notte il dibattito tra i ‘vice’, Obama è indietro e rischia


Obama è in difficoltà. Partito in vantaggio, il Presidente ha mancato ‘alla grande’ il primo dibattito televisivo venendo surclassato dal rivale, il repubblicano Romney. Alcuni hanno legato la performance deludente di Obama ad una strategia per conquistare il voto moderato. In realtà il tutto gli si è ritorto conto. Se prima del confronto di Denver il democratico era davanti di 3-4 punti, ora i sondaggi danno un risultato invertito con Mitt Romney davanti di qualche punto e soprattutto in rimonta negli stati chiave, quelli che decideranno davvero il vincitore.

Questa sera quindi, un dibattito ‘minore’ come quello dei candidati Vice-Presidente assume un valore totalmente diverso. Se il gaffeur Biden non riuscirà a tenere testa al giovane e rampante repubblicano Ryan, per Obama si metterà male:

Da Huffington Post:

Il dibattito al Centre College di Danville, in Kentucky, metterà di fronte due stili e visioni politiche completamente diverse: il 69enne democratico, aggressivo, a volte un po’ avventato, ma con una navigata esperienza di vice-presidente; e il rampante, telegenico deputato del Wisconsin, con 14 anni di esperienza in Congresso.

Il dibattito avviene in un momento cruciale della corsa. Gli ultimi sondaggi, infatti, danno Obama e Romney sostanzialmente appaiati a livello nazionale (in qualche rilevazione Romney è in vantaggio) e il candidato repubblicano in rimonta in molti Stati-chiave, compreso l’Ohio dove adesso Obama è avanti solo di 4 punti percentuali.

Per Biden, che ha trascorso l’ultima settimana a prepararsi nella sua casa nel Delaware, sarà un compito delicatissimo: non solo non fare gaffe, ma frenare o almeno rallentare la rincorsa repubblicana, prima che Obama e Romney tornino a confrontarsi martedì prossimo.

Obama è Presidente, il giuramento


Ore 18.06, Barack Obama è ufficialmente il nuovo Presidente degli Stati Uniti D’America!

Yes, We Can