Se l’Europa muore, con essa muore la ‘pace’


L’Europa sta vivendo uno dei più profondi momenti di crisi. Nulla di sorprendente ed inatteso ovviamente ma, il precipitare della situazione, non fa ben sperare nel futuro.

Riassumendo brevemente. Il cuore della crisi passa da Atene ma in fondo l’affaire Grecia è solo uno dei sintomi del cancro che sta divorando l’UE. Il terzo piano di salvataggio probabilmente rischia di non essere mai effettuato. I perché sono molteplici.

Innanzitutto il brusco stop alle trattative imposto dal premier greco Tsipras con il ricorso al referendum sul piano dei creditori ha interrotto delle consuetudini decennali. Le trattative politiche le fanno i governi, non i popoli. Linea criticabile ma ben rodata, soprattutto in ambito europeo. La consultazione greca ha quindi irritato fortemente le Nazioni già poco inclini ad un accordo ed ha però tolto il velo di ipocrisia che si celava dietro le trattative, facendo uscir fuori il vero pensiero della Germania. Ovvero la cacciata della Grecia dall’Euro.

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I tedeschi vogliono una ‘Grexit per 5 anni’, un piano di solidarietà umanitaria ed una uscita greca dalla moneta unica sino alla ristrutturazione del debito. Piano inapplicabile. Se la Grecia esce non tornerà più. Probabilmente entrerà nell’orbita russa e quindi le tensioni tra l’Occidente e Putin cresceranno ancora.

Sullo scontro Berlino-Atene sono molte le letture politiche. Chi dice che Tsipras abbia avuto in mente sin da subito l’uscita della Grecia dalla moneta unica ed abbia attuato un piano ben strutturato perché ciò si verificasse. Esasperare i toni, provocare gli oppositori in Europa sino a farsi cacciare. Al fine ultimo di entrare in relazioni strette con Mosca. ‘Tsipras il comunista’ diranno i liberali.

Party leader Helmut Kohl with his representitive Angela Merkel and head of the party Wolfgang Schaeuble at a CDU conference, Dezember 21, 1991, Dresden, Germany.  (Photo by Thomas Imo/Photothek via Getty Images)
Party leader Helmut Kohl with his representitive Angela Merkel and head of the party Wolfgang Schaeuble at a CDU conference, Dezember 21, 1991, Dresden, Germany. (Photo by Thomas Imo/Photothek via Getty Images)

Altri vedono dietro la crisi uno scontro di potere ai vertici del governo tedesco. Wolfgang Schäuble vs Angela Merkel. Lui ex delfino di Helmut Kohl, ferito gravemente in un attentato nei primi anni novanta, da sempre con l’ambizione del cancellierato è stato ripetutamente sconfitto da lei, Angela, nata nella DDR e poi arrivata ai vertici del partito a spese proprio di Schäuble . Oggi, che il potere economico è sempre più forte di quello politico, è lui il vero leader della Germania. Popolarità al 70%, pieno appoggio del popolo alla linea dura sulla Grecia. E Merkel, seppur ugualmente portatrice della teoria del rigore, vede ridursi il proprio potere contrattuale a livello politico ed è quasi costretta ad inseguire il proprio ministro delle Finanze pur di non vedere offuscato il proprio consenso interno.

In mezzo alle beghe interne di Grecia e Germania c’è l’Europa. Incapace di reagire. Le cui istituzioni (Commissione Europea in primis) si trovano totalmente impotenti. Vittima del vero ed unico ‘cancro’ che divora il sogno di Unità. La continua ricerca di consenso interno dei Leader dei singoli Paesi. Come è stato per la questione immigrazione. Ogni Premier ha a cuore la propria rielezione e mirando a tenere buona l’opinione pubblica nazionale non fa l’interesse dell’Unione Europea. Questa è la pura e semplice verità. Lo si è visto in tante occasioni. Anche per le decisioni di ‘politica estera’.

L’Europa quindi è impotente di fronte agli egoismi nazionali. Quegli egoismi messi da parte però in altre occasioni. Nel 1953 ad esempio, quando alla Germania furono ‘condonati’ 15 dei 32 miliardi di debiti accumulati tra la prima e la seconda guerra mondiale. Con gli ‘accordi di Londra’ si crearono le basi per la ripartenza economica della Germania Ovest, che avrebbe consentito ai tedeschi di tornare leader nel continente. Quegli egoismi messi da parte anche nel 1990, al momento della riunificazione tra Ovest ed Est, quando il cancelliere Kohl si impose sulla Banca centrale tedesca attuando il cambio 1:1 tra il marco e la moneta della DDR. Quella manovra, con il rialzo dei tassi tedeschi, provocò a cascata una recessione europea con costi economici notevoli per tutti i partner della Germania.

Oggi sembra tutto dimenticato.  Si è vero, la Comunità Europea nacque durante la Guerra Fredda, nell’ambito della politica del due blocchi, quello americano e quello sovietico. Era un modo per gli Stati Uniti di controllare meglio i propri alleati d’oltreoceano. E’ anche vero che la crisi economica odierna, i tagli imposti al welfare nei principali Paesi europei sono frutto della impossibilità di continuare a sostenere un sistema economico ‘misto’, presente nel vecchio continente per una quarantina d’anni dalla fine della IIGM e che era in gran parte finanziato da ‘contributi’ americani in chiave ‘anti-Urss’.

Ciò non toglie che la ricerca di una unità europea nacque ben prima della guerra fredda e delle strategie geopolitiche. Nacque nei cuori di tanti cittadini che speravano di vedere i propri Paesi finalmente pacificati, in armonia tra loro. Il Manifesto di Ventotene ne è un esempio meraviglioso. Un documento “Per un’Europa libera e unita redatto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni con Ursula Hirschmann durante il periodo di confino negli anni quaranta, presso l’isola di Ventotene, nel mar Tirreno”

“L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.”

Così Robert Schuman, ministro degli esteri francese nel secondo dopoguerra, durante il primo discorso ufficiale in cui venivano messe le basi per l’Unione del Continente. Era il 1950. Un anno dopo nacque la Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Nel 1957, con i trattati di Roma, prese vita la Comunità Economica Europea, poi UE.

Ma Schuman, Spinelli, Monnet, Adenauer appartengono ad un’altra era. Quella uscita da un conflitto sanguinoso, che curava le macerie umane e fisiche con la speranza di un futuro di unità e prosperità. Nel periodo storico odierno ci sono Wolfgang Schäuble ed i propri simili.

I paesi ‘rigoristi’, capitanati dai tedeschi, spingono per una Grexit. ‘Punirne uno per educarne cento?’. Forse. O forse il vero disegno è quello di dividere in due la zona monetaria. Una zona costituita dai paesi virtuosi ed una con gli altri. Due monete. Due economie diverse. Probabilmente i più ricchi che investono nei più poveri utilizzando manovalanza a basso costo.

Questo è il futuro dell’Europa? Una spaccatura così netta creerebbe una ferita probabilmente inguaribile. Nutrimento per il risentimento e per l’odio. E l’odio porta ai conflitti tra Nazioni.

Spero e prego la Grecia resti nell’Euro. Una sua uscita provocherebbe effetti devastanti più che nell’immediato, nel futuro. E non si tratta di parametri economici, mi riferisco al rischio concreto di una fine del lungo periodo di pace di cui gode il nostro Continente. Se l’Europa muore, non ci sarà spazio che per la Guerra.

Un giorno nella Storia: 9 novembre 1989, il crollo del #Muro


un giorno nella storia Berlino

«Per accontentare i nostri alleati, è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. (…) Se sono stato informato correttamente quest’ordine diventa efficace immediatamente.»(9 novembre 1989, Günter Schabowski, Membro del Politburo del Partito Socialista Unitario della Germania e Ministro della Propaganda della DDR)

Sono le 18.53 del 9 novembre 1989 ed il funzionario della DDR, in risposta ad un giornalista dell’ANSA durante una conferenza stampa, dà questa notizia. Il Muro di Berlino, di fatto, non esiste più. Entro qualche mese la Germania sarebbe tornata unita.

Il crollo del muro visto dai TG italiani dell’epoca

Le agenzie di stampa batterono queste parole, e il popolo inondò il confine: quel Muro lungo 155 km, eretto in una notte (fra il 12 e il 13 agosto del 1961, per mettere freno all’esodo verso l’ovest), fu cancellato dalla ‘faccia’ della città. Quel che seguì, la riunificazione tedesca, il 3 ottobre del 1990, fu il capolavoro politico del cancelliere Helmut Kohl.

Ma il crollo del muro era iniziato mesi prima. Dall’arrivo di Gorbaciov in Unione Sovietica, le nuove politiche di trasparenza del colosso comunista, stretto tra crisi economica ed esigenze di cambiamento, aveva allentato i legami con i cosiddetti ‘Paesi satelliti’ dell’Est Europa. Proteste e ribellioni, alla fine degli anni 80, stavano abbattendo tutti i regimi comunisti filo-sovietici nell’Europa orientale. Anche a Berlino est la situazione precipita in fretta:

Il 23 agosto 1989, l’Ungheria rimosse le sue restrizioni al confine con l’Austria e a partire dall’11 settembre 1989 più di 13.000 tedeschi dell’Est scapparono verso l’Ungheria; all’annuncio che non sarebbe stato consentito di attraversare la Cortina di ferro ai cittadini non ungheresi, i profughi inondarono le ambasciate tedesco-occidentali a Budapest e Praga[14]. Dopo giorni di sconcerto e l’arrivo del ministro degli esteri di Bonn Hans-Dietrich Genscher, con la mediazione di questi si ottenne che i profughi arrivassero in Occidente, ma con l’obbligo di riattraversare inizialmente la frontiera tedesco-orientale. La scelta si rivelò un boomerang fatale per l’immagine stessa della Germania comunista[15]: i treni contenenti i rimpatriati attraversarono senza fermarsi le stazioni tedesco-orientali, tra lo sconcerto dei concittadini.

Le dimostrazioni di massa contro il governo della Germania Est iniziarono al passaggio dei primi treni provenienti dall’Ungheria e dalla Cecoslovacchia, nell’autunno del 1989. Il leader della DDR Erich Honecker si dimise il 18 ottobre e venne sostituito pochi giorni dopo da Egon Krenz. Honecker aveva predetto nel gennaio dello stesso anno che l’esistenza del muro sarebbe stata assicurata per altri cent’anni. Era invece l’inizio della fine. Il nuovo governo di Krenz decise di concedere ai cittadini dell’Est permessi per viaggiare nella Germania dell’Ovest.

Ma come è nato il lungo muro che divise per 28 anni una città ed una intera Nazione, quella tedesca? Dobbiamo tornare alla fine della II Guerra Mondiale, quando l’intera Germania venne divisa in quattro zone di influenza. Americana, francese, inglese e sovietica. Berlino subì la stessa sorte:

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Nel 1945, poco prima della fine della seconda guerra mondiale, nel corso della conferenza di Jalta venne decisa la divisione di Berlino in quattro settori controllati e amministrati da Unione Sovietica, Stati Uniti d’America, Regno Unito e Francia.

Appena finita la seconda guerra mondiale scoppiò la Guerra Fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti e la Germania fu il territorio di questa guerra che si sarebbe trascinata in forme più o meno aspre fino agli anni ottanta.

Già pochi mesi dopo la fine della guerra la divisione della Germania era diventata praticamente inevitabile, anche se dovevano passare ancora 4 anni fino alla definitiva separazione nel 1949. La Germania era occupata dai vincitori della guerra e divisa in quattro zone. L’Unione Sovietica cominciò immediatamente a ricostruire la “sua” parte della Germania secondo i propri piani. Fin dall’inizio gli americani cercarono di unire la loro zona a quelle occupate da inglesi e francesi, con l’intenzione di rafforzare la propria posizione contro la zona occupata dai russi.

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Nel 1949 nacquero ufficialmente la Germania Federale, frutto della ‘fusione’ delle tre zone sotto il controllo americano, inglese e francese e la Repubblica Democratica Tedesca, nella zona sovietica.

Nel 1948, il “Blocco di Berlino” da parte dell’Unione Sovietica portò all’attuazione del Ponte aereo per Berlino da parte degli Alleati per rifornire di viveri e generi di prima necessità i tre settori occidentali.

Dal 1949 i tre settori controllati da Stati Uniti d’America, Francia e Gran Bretagna (Berlino Ovest), anche se nominalmente indipendenti, erano di fatto una parte di Germania Ovest completamente circondata dalla Germania Est, formandone un’enclave.

La “DDR” (Deutsche Demokratische Republik” – Repubblica Democartica Tedesca) all’est stava sotto l’influenza dell’Unione Sovietica e la “BRD” (“Bundesrepublik Deutschland” – Repubblica Federale della Germania) all’ovest, sotto l’influenza degli Stati Uniti. Sul piano economico la Germania occidentale visse negli anni 50 un fortissimo boom, erano gli anni del cosiddetto “Wirtschaftswunder” (miracolo economico). Aiutata all’inizio dai soldi americani, la Germania Federale riuscì in breve tempo a diventare nuovamente una nazione rispettata per la sua forza economica.

Ma il destino economico delle due Germanie fu molto diverso. Il primo decennio di vita segnò le ampie differenze economiche tra la ‘ricca’ Germania occidentale e la ‘povera’ Repubblica tedesca orientale.

La parte orientale faceva molto più fatica a riprendersi: era svantaggiata all’inizio per le pesanti richieste economiche fatte dall’Unione Sovietica per riparare i danni subiti nella guerra e per la mancanza di aiuti paragonabili a quelli che riceveva la parte occidentale. Inoltre la rigida struttura di pianificazione nazionale dell’economia non favorì lo stesso sviluppo come nella parte occidentale del paese. Più i due paesi si stabilivano al livello politico, più si facevano sentire le differenze per quanto riguarda lo standard di vita.

La differenza tra i due Paesi favorì un vero e proprio ‘esodo’ dei tedeschi orientali verso la Germania federale. Quasi tre milioni di persone.

Inizialmente ai cittadini di Berlino era permesso di circolare liberamente tra tutti i settori, ma con lo sviluppo della Guerra Fredda i movimenti vennero limitati; il confine tra Germania Est e Germania Ovest venne chiuso nel 1952 e l’attrazione dei settori occidentali di Berlino per i cittadini della Germania Est aumentò. Circa 2,5 milioni di tedeschi dell’est passarono ad ovest tra il 1949 e il 1961.

Solo nel 1960 circa 200.000 persone si trasferirono stabilmente nell’Ovest. La RDT era a poca distanza dal collasso sociale ed economico.

Ed ecco la decisione estrema. Il regime comunista tedesco eresse un Muro tra le due zone della città di Berlino.

Nelle prime ore del 13 agosto del 1961 le unità armate della Germania dell’est interruppero tutti i collegamenti tra Berlino est e ovest e iniziavano a costruire, davanti agli occhi esterrefatti degli abitanti di tutte e due le parti, un muro insuperabile che avrebbe attraversato tutta la città, che avrebbe diviso le famiglie in due e tagliato la strada tra casa e posto di lavoro, scuola e università. Non solo a Berlino ma in tutta la Germania il confine tra est ed ovest diventò una trappola mortale. I soldati ricevettero l’ordine di sparare su tutti quelli che cercavano di attraversare la zona di confine che con gli anni fu attrezzata con dei macchinari sempre più terrificanti, con mine anti-uomo, filo spinato alimentato con corrente ad alta tensione, e addirittura con degli impianti che sparavano automaticamente su tutto quello che si muoveva nella cosiddetta “striscia della morte”.

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Il muro all’interno della città, che divideva Berlino Est da Berlino Ovest, aveva una lunghezza di 43,1 chilometri. La parte degli impianti di sbarramento che separava ermeticamente il resto della RDT al confine con Berlino Ovest, aveva una lunghezza di 111,9 chilometri. Oltre 100.000 cittadini della RDT cercarono di fuggire attraverso il confine tra le due Germanie oppure oltre il Muro di Berlino. Più di 600 persone furono uccise dal fuoco dai soldati delle truppe di frontiera della RDT oppure morirono nel corso del tentativo di fuga; solo al Muro di Berlino tra il 1961 und 1989 ci sono stati almeno 136 morti.

Intere famiglie divise per sempre, chi da una parte e chi dall’altra del muro. Un popolo, quello tedesco, separato in due zone, isolate per decenni. Fino a quel giorno di novembre del 1989…

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Noi generazione nata negli anni 70 abbiamo ancora negli occhi la gioia dei cittadini berlinesi in quella notte magica, in quelle giornate di festa, di abbracci, di lacrime. Per un popolo che dopo decenni di divisione finalmente ritrovava l’unità. Una famiglia che si ricomponeva. Un capitolo lungo più di 40 anni si chiudeva. L’ultima pagina della Seconda Guerra Mondiale poteva essere finalmente archiviata. Consiglio due film sul tema: ‘Le vite degli altri’ e ‘Good Bye Lenin!

fonti:

http://www.berlin.de/mauer/geschichte/index.it.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Muro_di_Berlino#La_caduta
http://www.viaggio-in-germania.de/muro-berlino.html